Archivio mensile:agosto 2013

Aforismi e disequazioni


img_0835.jpgIl vestito demonizza il corpo, il nudo gli rende gloria

Il vestito può nascondere un pericolo, la nudità no

Rispetta il tuo corpo, non impedirgli di respirare

L’avere una mela rossa non implica il possesso di una sola mela

La banana è gialla, ma il giallo non è la banana

Per fare sesso ci si mette nudi, ma anche per fare la doccia

Il sesso è nudo, ma il nudo non è sesso

Tutti nudi … nessuno nudo

L’esibizionismo può essere nudo, ma il nudo non è esibizionismo

L’occhio vede, ma la mente comanda

Pensa male chi è abituato ad agir male

Tutto è esibizione, non per questo tutto è esibizionismo

L’esibizionista ha necessità di qualcuno che osservi in modo quantomeno interessato

L’esibizionismo è nella mente di chi guarda

L’esibizionismo del corpo è frutto dei tabu del corpo

Che lo facciano tutti non significa che sia giusto

Se ti infastidisce ignoralo, non sei obbligato a guardare, leggere, commentare

Le fobie si curano, tutte, ivi compresa quella per il nudo

Un dogma è tale solo per volontà delle persone

Le regole si possono cambiare

Che una cosa si faccia da secoli non implica che sia giusta

“Si è sempre fatto così” … affermazione sempre errata

Tanti non vuol dire tutti

I diritti naturali sono tali perché sono diritti a prescindere

I diritti naturali non si possono concedere, si possono solo negare

La mia libertà finisce dove inizia la tua? No, la mia e la tua libertà sono parallele!

Due libertà non necessariamente si sovrappongono

Quando due libertà si sovrappongono l’equilibrio raramente è nel mezzo

L’equilibrio di due libertà non si ottiene matematicamente, bensì algebricamente

Il fatto che tu non comprenda non implica il fatto che io debba cambiare

Ciò che non si comprende non è necessariamente sbagliato

Parlare senza conoscere è parlare a vanvera

La conoscenza non è “ho sentito dire che…” e nemmeno “ho letto che…”

citta_confusaUn’esile linea di confine è comunque una linea di confine

Qualsiasi odierna cultura è stata preceduta da un’altra cultura

Una religione può essere cultura, ma la cultura non è la religione

Una sola religione non può mai rappresentare uno Stato

Mai ascoltare una voce sola, fa sragionare

Nessuno dice sempre il giusto, così come nessuno dice sempre sbagliato

Nessuno ha accesso a informazioni incondizionate, nemmeno riguardo a se stesso

Non esistono parti che non siano di parte

La verità raramente è tutta da una parte sola

Solo lo stolto giudica le cose sulla base di chi le dice

Ragiona con la tua testa, non con la bocca di altri

Ciò che non viene detto raramente può essere desunto

Tacere non è mentire

L’errore si può comprendere ma non si può giustificare

Troppo comodo sbagliare e poi chiedere scusa

Non impedire, rendi più conveniente fare quello che andrebbe fatto

L’uso spasmodico dei divieti dimostra solo l’incapacità amministrativa o educativa

Si e no non vanno usati in modo esclusivo

Le offese sono nella bocca di chi le pronuncia

La sottomissione raramente è produttiva, la violenza non lo è mai

Se c’è il sole può venire la pioggia, se c’è la pioggia può venire il sole, ma le cose possono anche restare come sono

La testardaggine si mostra solo quando si incontra con altra testardaggine

Generalizzare non vuol dire ignorare le eccezioni

Troppo può essere sia tanto che poco

Ciao 🙂

Fotografare il nudismo


IMG_0635Tema assai dibattuto quello del rapporto tra nudismo e fotografie, le posizioni vanno dall’assolutismo negazionale al libertismo totalizzante. Come sempre rifuggo dalle posizioni estremistiche e preferisco usare la logica e l’intelletto.

Dobbiamo necessariamente partire da alcune premesse…

  1. Il nudismo è mettersi nudi per il solo ed esclusivo piacere di esserlo, una fine esigenza conseguenziale al recupero della elevata sensibilità epidermica propria dell’infante e che ci viene poi estirpata mediante la costrizione famigliare, scolastica e sociale all’abbigliamento.
  2. Per un nudista tutte le parti del corpo hanno la stessa identica nobiltà, sono analogamente pulite, tutte meritano la stessa attenzione e tutte hanno il diritto di fruire dello stesso livello di libertà ed esposizione ai quattro elementi naturali: aria, terra, acqua e fuoco (questo ovviamente da intendersi come sole, luce e calore).
  3. Vivendo nudi si scopre che, fatte salve pochissime eccezioni, qualsiasi attività umana può essere svolta in nudità, al massimo ricorrendo solo ad alcune protezioni, i così detti Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), come d’altra parte è in questi casi necessario fare anche da vestiti.
  4. Come tutte le persone anche il nudista gradisce fissare ricordi ed emozioni; come tutti anche il nudista gioisce nel condividere con altri i propri ricordi e le proprie emozioni.
  5. Un nudista è una persona normale, che vive normalmente come qualsiasi altra persona, che pensa e agisce come fanno tutti, fatto salvo che preferisce abbigliarsi con la sola sua pelle.

Normale… Normalmente … Normalità.

montagna_nuda2Normalità, ecco la parola chiave che deve incardinare tutti i nostri ragionamenti, anche quelli che riguardano il nudismo, anche il rapporto tra nudismo e fotografia. Allora: si fotografa il nudismo?

Certo che si!

Avete mai visto un sito di motociclismo senza foto di motociclisti? Avete mai visto un sito di alpinismo senza foto di alpinisti? Avete mai visto un sito di cucina senza foto di cuochi? Chi segue, ammesso che esista, regolarmente un sito senza immagini? Le regole stesse della comunicazione indicano che le immagini sono, se non proprio indispensabili, comunque fondamentali: il successo di una comunicazione, di un articolo, di un libro, di un sito, sono direttamente proporzionali alla quantità di immagini che li accompagnano.

Chi entra in un sito palesemente nudista, vuoi per il nome del sito, vuoi per le dichiarazioni presenti nella home page, vuoi per ambedue le cose, non può poi lamentarsi se incappa in immagini di persone nude.

Palesato che non ha senso, né dal punto di vista logico né da quello tecnico, un sito nudista senza foto di nudismo e, quindi, di nudisti, la domanda che ora ci facciamo è: come si fotografa il nudismo?

IMG_3769Normalmente!

L’unica risposta possibile è proprio questa: il nudismo va fotografato così come si fotografa qualsiasi altra attività sociale, il nudista si fotografa così come fanno tutte le altre persone.

Avete mai visto un album fotografico di persone in costume che si mettono le mani davanti ai genitali per nasconderne il bozzo? Avete mai visto fotografie di pallavoliste che giocano tenendo le gambe strette per non far vedere il solco della vulva ricalcato dai braghini? Avete mai visto, sempre con riferimento all’ambito tessile, delle foto prese dal basso in qualche modo mascherate per non mostrare i segni esteriori dei genitali? Avete mai percepito in un qualunque album fotografico tessile la rinuncia ad alcune direzioni nell’inquadratura o ad alcune posizioni del soggetto?

Normalità!

Un nudismo senza normalità assume le parvenze del bambino che ruba la marmellata dalla credenza. La foto di nudismo senza normalità esprime quello che esprime il bambino di cui sopra quando viene colto in fallo. Un sito nudista senza normalità appare come il reo che confessa la sua colpa.

Normalità!

Normalità è la parola chiave per tutto e per tutti, nudismo compreso.

Normalità! In tutto e per tutto.

Normalità!

Poesie di gioventù: Pensieri d’amore


232_6Cibo del mio cuore.

***

Sostanza della mia vita.

***

Stella del mio cielo.

***

Come la luna brilla nel cielo,
tu brilli nel mio cuore.

***

Fonte d’amore.

***

Divina bellezza.

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Mio angelo custode.

***

Come il sole illumina il giorno,
tu illumini il mio cammino.

***

La mia più grande felicità sei tu.

***

Ingegno del mio cuore.

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Ispirazione del mio animo.

***

Dardo infuocato è il tuo sguardo,
profondo penetra nel mio cuore.

***

Meta della mia vita.

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Usignolo dell’anima.

***

Grande amore.

***

Elettrica corrente è il fluido amoroso che sgorga dal tuo cuore,
la scossa io prendo quando ti guardo,
una scossa d’amore, d’amore giocondo.

***

Gentil creatura celeste.

***

Viso bello e incantevole.

***

Mia compagna del cuore.

***

Maria, Amore,
t’amo, t’amo immensamente,
t’amo con tutto il mio corpo,
t’amo con tutto il mio spirito,
t’amo per sempre,
t’amo nell’eternità,
t’amo.

Emanuele Cinelli – 28 marzo 1974

Statua si, persona no: perchè?


statua-personaTG2 dell’altro ieri, parlano del David di Michelangelo e l’inquadratura scorre la statua a distanza ravvicinata: prima i piedi poi pian piano sale lungo le gambe e arriva alla testa, non viene saltato nulla, anche i genitali vengono (giustamente) mostrati senza nessuna reticenza, anzi su questi l’immagine si ferma anche una decina di secondi permettendo di rilevare come gli stessi siano ben definiti fin nei minimi dettagli.

Allora, quale è la differenza tra i genitali di una statua e quelli di una persona in carne ed ossa? Perché le statue possono stare nude e le persone no?

Non è di certo la nudità a rappresentare una minaccia sessuale: violentatori ed esibizionisti girano vestiti e agiscono sulle persone vestite, i vestiti non limitano in alcun modo le loro violenze! Al contrario la nudità sociale è la cura, la soluzione al problema della violenza sessuale.

E allora… perché?

P.S.
Precisiamo che subito dopo il filmato la giornalista non ha sprecato gli ottimi commenti sulla statua in questione e sull’armonia delle sue forme.

Poesie di gioventù: Maria


Ti guardo,
ti osservo,
ti scruto da vicino,
ti studio in ogni particolare.

Belli e ben segnati i tuoi dolci occhi,
rosse e invitanti le tue morbide labbra,
bianco e smagliante il tuo fulgido sorriso.

Sembra un sogno, ma è realtà,
ti guardo e vedo uno splendido quadro.

I tuoi occhi mi ricordano il mare,
le tue labbra mi ricordano il fuoco,
il tuo sorriso mi ricorda la neve.

In te tutta la natura è rinchiusa,
in te la suprema bellezza dimora,
in te il grande Amor vivere vuole.

Ti mormoro parole d’amore,
tu rispondi con altre parole d’amore,
parole bellissime,
parole del cuore.

Ti bacio la bocca bella,
tu rispondi con altro bacio,
bacio soave,
bacio d’amore.

Ti sorrido guardandoti in viso,
tu rispondi con altro sorriso,
sorriso smagliante,
sorriso dell’anima.

Maria,
Amore,
o mio angelico custode,
o mia grande felicità.

Ti amo,
ti amo,
ti… amo!

Emanuele Cinelli – 27 marzo 1974

La meraviglia che resiste alla censura


Se la vista del corpo nella sua sana e naturale nudità infastidisce c’è di sicuro qualcosa che non va come dovrebbe, ma non di certo nel corpo nudo e in chi, essendo perfettamente a suo agio negli abiti che la natura gli ha donato, lo indossa pubblicamente!

La meraviglia che resiste alla censura < BUULB!.

At the Temple of Books


Grandi, grandi, grandi! Il coraggio di vivere le proprie scelte fino in fondo, senza sottomettersi al pregiudizi e agli stereotipi sociali. Grandiiiii!

At the Temple of Books < The Outdoor Co-ed Topless Pulp Fiction Appreciation Societys.

Scarpe da montagna La Sportiva Raptor GTX


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Come le ho provate le ho sentite giuste per i miei piedi e non c’è stato più spazio per le altre: ho provato altre sei scarpe da escursionismo, alcune di tipo classico, altre più vicine alle scarpe da corsa in montagna, ma nessuna mi dava le stesse sensazioni, alcune mi facevano male da qualche parte, una era troppo stretta all’attaccatura delle dita, in quasi tutte c’erano dei vuoti tra calzatura e piedi.

Dopo un’ora di prove e verifiche alla fine la scelta è stata inevitabile e le ho comprate, intenzionato a provarle a fondo quanto prima possibile.

IMG_3858L’occasione non si è fatta attendere (ma già lo sapevo) e pochi giorni dopo, durante il Campo d’Agosto del programma “Orgogliosamente Nudi 2013”, eccomi in cammino con le mie nuovissime e fiammanti scarpe da escursionismo (invero sarebbero scarpe da corsa in montagna di penultima generazione, ovvero non troppo estreme). Il primo test avviene sul ripidissimo prato dietro la tenda: il giorno prima, ad erba asciutta e calzando le scarpe da ginnastica, ci ero scivolato inesorabilmente, oggi, invece, con l’erba bagnata e le nuove scarpe, lo salgo e lo discendo sulla linea di massima pendenza senza la minima esitazione. Uhm, un buon inizio non c’è che dire, ma fra poco le potrò mettere alla prova più seriamente: oggi un’escursione di 5 ore su diversi tipi di terreno, domani una di sette ore che completerà il test aggiungendovi anche rocce, ganda e neve.

Arrivano gli amici e ci mettiamo in marcia…. Ehm, no, non sto a raccontarvi per filo e per segno tutto quello che ho fatto, d’altra parte ci sono già le relative relazioni (Laghetto di Mignolo Basso per il sentiero 418 e Giro diretto del Blumone), tagliamo corto e passiamo ai risultati.

Prima rilevazione: ti mettono le ali! La leggerezza della scarpa, la sicurezza dell’appoggio, data da una suola con un grip veramente fantastico e costante su tutti i tipi di terreno, e la curvatura della parte anteriore permettono una camminata sciolta e forniscono una spinta che si fa prepotentemente sentire, specie sulle salite ripide.

IMG_3895Seconda rilevazione: che bello recuperare il piacere di camminare! Dove lo metti il piede sta, anche sulle pietre lucidate dal passaggio, anche sulle lame affilate o sulle minime punte (e senza dolore); ogni minimo movimento della scarpa viene rilevato da piede e, viceversa, ogni minimo movimento del piede viene trasmesso alla scarpa, azzerando i passi falsi e le storte di caviglia: contrariamente a quanto i più credono, non è la scarpa alta a contenerle, salvo non sia rigida come uno scarpone da sci, ma piuttosto la perfetta aderenza della calzatura in ogni punto del piede e l’assenza di vuoti, in particolare nella zona dell’arcata interna.

Terza rilevazione: tengono l’acqua in modo perfetto! L’erba bagnata non è più un fastidio e nemmeno le pozzanghere: sono casualmente entrato in una pozzanghera di fango, sprofondando fin sopra il colletto della scarpa, avevo la gamba bagnata e sporca ma l’interno della scarpa e il piede erano perfettamente asciutti.

Quarta rilevazione: nessuna vescica e nessun friggitura della pianta camminando su terreno duro, ivi compreso l’asfalto! Nonostante avessi la pelle sul lato inferiore degli alluci ancora indebolita da due recenti vescicone, anche dopo le otto ore del Giro del Blumone i mie alluci e i miei piedi in genere erano in perfette condizioni, grazie anche all’ottima traspirabilità che ha reso la sudorazione del piedi praticamente inesistente. Preciso che le ho usate con dei calzini corti molto sottili, non le ho provate senza calze ma credo che lo farò presto: ad impressione dovrebbero andare altrettanto bene, se non meglio.

IMG_3769Quinta rilevazione: dopo anni per la prima volta ritorno a valle senza dolori alle ginocchia! Eppure ci ho fatto di tutto: camminato normale, camminato veloce, camminato in equilibrio di sasso in sasso, corso, saltato.

È troppo presto per poter valutare la resistenza e la durata di questa scarpa, ma dopo 20 ore di utilizzo intenso non si rilevano segni o taglietti su nessun punto, né della tomaia, né della suola, né dei rinforzi rigidi. Insomma all’apparenza pare che sia una scarpa molto resistente.

Per finire un appunto contrario: sarebbe apprezzabile un sistema di frenatura dell’allacciatura (quantomeno sui passanti a metà scarpa), così come è risulta difficile tenderla per bene e finisce col restare sempre un po’ troppo lenta in punta.

Voto: 9 e ½ – Gradimento: 10 e lode – Consigliabilissime, ovviamente sono comunque da provare per bene prima dell’acquisto che i piedi sono tutti diversi tra loro.

Come ho detto ai miei compagni di campo: uno dei migliori acquisti che abbia mai fatto!

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Al laghetto di Mignolo Basso per il sentiero 418 (Bagolino – BS)


Panoramica dell'itinerario (Foto Emanuele Cinelli)

Panoramica dell’itinerario; a sinistra il Monte Molter, al centro il Dosso Pozzarotonda e il crinale che da questo scende verso Val Sanguinera, a destra il Monte Mignolo (Foto Emanuele Cinelli)

Escursione, di media lunghezza (5 ore) e poco faticosa, sul fianco destro orografico della Val Sanguinera. Trattandosi di un percorso poco frequentato, risulta percorribile quasi interamente in nudità.

Sosta a Malga Mignolo (Foto Marco)

Sosta a Malga Mignolo (Foto Marco)

Partenza e arrivo in Val Dorizzo, caratteristico agglomerato di case e alberghi sito nella Valle del Caffaro qualche chilometro a monte di Bagolino, in provincia di Brescia. Si possono individuare quattro parti con caratteristiche morfologico sentieristiche differenziate: la prima, da Val Dorizzo ad una cascina a quota mille ottocento trenta metri, alterna tratti su strada sterrata ad altri su sentiero largo ed evidente e ci porta in quota con una pendenza mai eccessiva ma costante; la seconda, che porta da detta cascina al Lago Mignolo Basso, è in gran parte pianeggiante, se non in lieve discesa, risulta quasi completamente invasa dalla vegetazione; la terza ci riporta, con una bella e mai ripidissima mulattiera, sul fondo della Val Sanguinera per poi risalire brevemente, ma ripidamente, sul fianco opposto; l’ultima segue la strada sterrata della Val Sanguinera e ci riporta al punto di partenza.

Buona parte della salita e l’intera discesa fruiscono dell’ombra e della frescura del bosco, rendendo l’itinerario percorribile anche nelle più calde giornate estive. Ampia, nella parte alta del percorso, la visuale sul Monte Misa, sull’alta Valle del Caffaro e sul Cornone del Blumone.

Attenzione: alcune cartine riportano un percorso per buona parte errato!

Vista sul Cornone di Blumone da Malga Mignolo (Foto Marco)

Vista sul Cornone di Blumone da Malga Mignolo (Foto Marco)

L’itinerario

Si parte dall’ampio parcheggio che si trova all’inizio dell’abitato, tra il Campeggio Remal e il Ristorante Stella Alpina (1183 m). Seguendo, in direzione Bagolino, la strada asfaltata della Valle del Caffaro per un centinaio di metri, lasciamo a destra una prima derivazione che sale ad un complesso residenziale e imbocchiamo la seconda che entra in Val Sanguinera. Prima su asfalto, poi su sterrato, la seguiamo fedelmente costeggiando diverse cascine e alcuni bei prati, finché, dopo una ventina di minuti di cammino, sulla sinistra si stacca un sentiero appena percettibile (palina segnaletica): il 418.

Cascina Bromino di Fondo (Foto Emanuele Cinelli)

Cascina Bromino di Fondo (Foto Emanuele Cinelli)

Attraversato, in piano, un prato con alte erbe, si scende al vicino torrente Sanguinera; un ponticello ne consente l’attraversamento e possiamo liberarci dai vestiti. Ora il sentiero diviene più evidente e pulito e, con alcuni tornanti, ripidamente sale in un pulito bosco di conifere, fino a sbucare sulla strada sterrata di servizio alle Cascina Bromino. Si segue la strada fino a quando, in corrispondenza di un tornante, sulla sinistra un evidente sentiero entra nel bosco. In breve si esce sul pascolo della Cascina Bromino di Fondo (1541 m). Lasciandola un centinaio di metri alla nostra sinistra, si risale tendendo lievemente verso il limite destro dello stesso prato, dove si ritorna sulla strada sterrata (1 ora dall’inizio del sentiero).

Con moderata salita intercalata a un lungo tratto pressoché pianeggiante, seguire fedelmente la strada fino alla Cascina Bromino di Mezzo (1697), che raggiungiamo in circa dieci minuti. Passando appena a sinistra della casa, si sale una cinquantina di metri per poi traversare orizzontalmente verso destra il prato, puntando prima alla evidente fontana, poi in lievissima salita al bosco che delimita il pascolo (volendo evitare il passaggio dalla cascina, che potrebbe richiedere un momentaneo rivestimento, qui ci si può arrivare abbandonando la strada nei pressi del suo ultimo tornante e salendo, senza sentiero e senza percorso obbligato, tenendosi nel bosco al suo confine con il prato). In mezza costa si continua lungo l’evidente sentiero. Segue un tratto in salita per poi uscire dal bosco e portarsi al centro di una piccola valletta dal fondo arrotondato.

Cascina a quota 1830 metri (Foto Emanuele Cinelli)

Cascina a quota 1830 metri (Foto Emanuele Cinelli)

In alto, alla nostra sinistra, si vedono i verdi e ripidi pascoli del Monte Molter, mentre sulla destra incombe il Dosso Pozzarotonda, dal quale, da qui poco visibile, verso nord si sviluppa un crinale parzialmente roccioso che il nostro itinerario andrà a costeggiare alla sua base, aggirandolo al suo estremo occidentale. Si risale dolcemente al centro della valletta, quando questa si allarga perdendosi nei pendii del Monte Molter si gira a destra puntando direttamente ad una vicina e ben visibile cascina (1830 m; 30 minuti per un totale di 2 ore).

Nel selvaggio tratto mediano (Foto Emanuele Cinelli)

Nel selvaggio tratto mediano (Foto Emanuele Cinelli)

Costeggiando a sinistra la cascina, poco sopra la stessa si perviene ad un bivio con palina segnaletica. Qui prendiamo nettamente a destra ridiscendendo verso la costruzione, la oltrepassiamo e ci inoltriamo nel fitto bosco cespuglioso. Il sentiero, sempre in lieve discesa, si fa stretto, la segnaletica è comunque visibile senza problemi, ma l’incedere è ostacolato da alberi caduti e zolle erbose che nascondono un sentiero dal fondo irregolare e in parte franato, con alcuni pericolosi buchi. Dopo una quindicina di minuti il sentiero migliora e procede in piano o lievissima salita passando per una meravigliosa conca ai piedi di una bancata rocciosa. Passate le pareti il sentiero gira a sinistra e riprende a salire. Per prati si costeggia un muro a secco e si perviene alla conca che ospita il Laghetto di Mignolo Basso (1848 m; 1 ora, totale 3 ore), nei cui pressi sorge la Cascina Mignolo (1859 m). Qui la sosta è d’obbligo.

Lago Mignolo Basso (Foto Emanuele Cinelli)

Lago Mignolo Basso (Foto Emanuele Cinelli)

Discesa in Val Mignolo (Foto Marco)

Discesa in Val Mignolo (Foto Marco)

Chiare, dolci, fresche acque (Foto Marco)

Chiare, dolci, fresche acque (Foto Marco)

Dalla cascina prendiamo il sentiero 415 (palina) in direzione nord che subito inizia a scendere nella boscosa Valle Mignolo. Seguendo la bella e larga mulattiera, con diverse svolte si perde velocemente quota. Lascato a destra un sentiero apparentemente non segnato (possibile variante, alcune cartine lo indicano come il 415, ma sul terreno le segnalazioni invece danno come 415 quello che verrà di seguito descritto), in breve si perviene ad una sorgente di fresca acqua e poco dopo al fondo della Val Sanguinera, dove il torrente forma alcune pozze d’acqua che permettono di rinfrescarsi e meritano una sosta (1476 m, 1 ora dalla Cascina Mignolo).

Guadato il torrente, si risale a sinistra verso la Cascina Tovaioli (1491 m). Si passa a destra di questa e, continuando a salire verso destra, si perviene alla mulattiera segnata con il 424 e 431. Tenendo a destra ci si alza ancora un poco per poi scendere ad un bel prato e attraversare (ponte in legno; 1522 m; 10 minuti dal torrente) il ramo sinistro orografico del Torrente Sanguinera (quello che scende dalla Valle di Cadino). Poco oltre si ritrova la strada sterrata dalla Val Sanguinera, per la quale, dopo essersi rivestiti, in altri quaranta minuti di cammino si rientra al parcheggio in Val Dorizzo.

Come arrivare a Val Dorizzo

Natura (Foto Emanuele Cinelli)

Natura (Foto Emanuele Cinelli)

Dal casello autostradale di Brescia Est, seguendo le indicazioni per Brescia, superare una grossa rotonda e uscire a destra in direzione Brescia, Verona, Lago di Garda, immettendosi così sulla tangenziale est di Brescia.

Per detta tangenziale proseguire seguendo le indicazioni per Salò (SS45bis) e, passati gli svincoli di Mazzano, Virle, Nuvolera, Prevalle (subito dopo una prima breve galleria) e Gavardo, si giunge, dopo altre tre gallerie, all’altezza dell’abitato di Villanuova sul Clisi. Qui, seguendo le indicazioni per Val Sabbia, Lago d’Idro, Trento, Madonna di Campiglio, subito dopo una quarta galleria, uscire a destra e immettersi sulla superstrada della Val Sabbia (SS237) che si segue fino al suo termine.

Si passano Nozza, Vestone e Lavenone, arrivando a Idro. Si procede costeggiando, con varie curve, il Lago d’Idro, si passa l’abitato di Anfo e, dopo circa cinque chilometri, si perviene ad un’ampia rotonda, qui evidenti segnalazioni indicano a sinistra la strada per Bagolino. La prendiamo risalendo con ampio panorama sul lago appena costeggiato.

Dopo una ripida e tortuosa discesa, attraversato il ponte sul Caffaro, quando la strada riprende a salire, sulla sinistra, seguendo le indicazioni per il Maniva, si prende la strada che aggira il paese di Bagolino. Seguendola fedelmente, ignorando la deviazione a sinistra per il Monte Maniva, si arriva in cinque chilometri al piccolo centro turistico della Val Dorizzo. Proprio al suo inizio, subito dopo la colonnina verde di un rilevatore di velocità, sulla destra vediamo le indicazioni del parcheggio e sotto a queste il piazzale dove lasciare le autovetture.

Libertà è partecipazione


Un collega, di ritorno da Fuerteventura (Canarie, comunità autonoma della Spagna), mi parla delle sue ferie colaggiù.

Dopo cinque minuti, non riesce a trattenersi dal raccontarmi di una “pecca” che ha visto: una coppia di una certa età che prendeva il sole sulla spiaggia, nudi lui e lei, e persino passavano in mezzo a tutti con indifferente disinvoltura per entrare in acqua. “Niente di più normale”, penso tra me.
– Ti sbattevano la loro nudità sotto gli occhi con arroganza, con supponente spavalderia, senza nessun rispetto, con una superbia che sapeva di vanteria e risultava persino offensiva, – e imitava l’incedere altero e pettoruto della signora. Aggiungeva poi che tale atteggiamento l’aveva fatto sentire a disagio, come se lui, in costume, fosse quello fuori posto.

Da qui, come si può ben immaginare è nata una discussione molto serrata, con argomenti e controargomenti, che riassumo alla meglio:
1) i corpi dei due anziani non erano belli da vedere (e nemmeno il suo, a dire il vero, di un cinquantenne in sovrappeso e col ventre debordante dal costume) – Allora sei razzista, valuti le persone in base a canoni estetici, o peggio in base alla possibilità di trarne un tornaconto in termini di… non importa quali siano questi termini, è il tuo ego che sceglie per te?
2) non avevano rispetto degli altri, e per questo solo motivo non erano persone degne di stare in società, persone civili. Centri per gente come loro, con i loro gusti, ci sono e ci si possono rinchiudere – Da quando sei diventato sceriffo? chi stai difendendo? Vivi e lascia vivere. Chiediti piuttosto che cos’è che ti ruga vedendo persone nude in spiaggia. Non ce l’hanno con te, non ti stavano facendo proprio nulla.
3) avevano un concetto aberrante ed egoistico della libertà. E citava una canzone di Giorgio Gaber «Libertà non è star sopra un albero… libertà è partecipazione», sostenendo che agendo così, in modo egoistico, mostravano di aver qualcosa contro la società nel suo complesso, usavano la libertà come pretesto per sentirsi diversi, superiori, privilegiati. – A queste parole mi è subito scattato il collegamento alla famosa definizione di Naturismo adottata dalla Federazione Naturista Internazionale (14° Congresso naturista mondiale – 1974): «Il naturismo è un modo di vivere in armonia con la natura, caratterizzato dalla pratica della nudità in comune, allo scopo di favorire il rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente.»

Già fin dalle prime battute avevo cercato di arginare la sua totale riprovazione e il suo “scandalo” col suggerirgli:

– Ti converrebbe provare una volta: in un attimo ti si dissolverebbero tutte le domande, capiresti perché lo fanno, perché ne hanno persino piacere… E non pensare sempre al sesso: sentirsi liberi e sinceri, senza dover sempre controllarsi e sentirsi impeccabili.

– Sì, con la pancia che mi ritrovo!

– È una scusa. Può essere un’occasione per conoscerti meglio, per esplorare le tue reazioni, per veder chiaro in quel che senti come “pudore”: tutti capaci di stare nudi in bagno, a casa propria! O pensi che sia un fatto troppo privato… Da qui a ritenere di esser segretamente “più uguali” degli altri il passo è breve. Forse è di queste costruzioni mentali che dovresti spogliarti. Spogliarti dei vestiti potrebbe solo aiutarti.

– Hai capito male: è proprio tutto il contrario. La signora si sentiva speciale, con l’aria da regina, come ci sfidasse, ci faceva pesare la sua nudità come una conquista che noi poveri idioti non saremo mai in grado di raggiungere.

– La signora, con la sua alterigia ti avrebbe disturbato anche da vestita. Avresti dovuto chiedere direttamente a loro che cosa li spingeva, alla loro età, a mettersi nudi sulla spiaggia, perché “osavano sfidare il comune senso del pudore, le abitudini dei comuni mortali”.

Sentivo che il collega stava friggendo sulle braci che egli stesso si era acceso; intuivo con tutta chiarezza che le sue ultime resistenze stavano bruciando come leggere carte d’arance.

Sarà anche per “tenermi botta”, fatto sta che ha parlato più di questo fatto “scandalistico” che del resto della sua vacanza.
A proposito di “scandalistico”: scandalo deriva da una parola greca che vuol dire “inciampo” e poi, per metafora, anche “ostacolo, tentazione, insidia”. Ed è anche il perno di certa morale gesuitica, fatta di apparenze e rispettabilità pubblica: tutto è ammesso, purché non si sappia all’esterno, ne andrebbe dell’immagine dell’istituzione. Immediatamente la memoria mi richiama Alain Boilevin, il naturista francese che il 1° luglio scorso è stato portato in tribunale dalla denuncia di una signora che l’ha visto passeggiare nudo lungo un sentiero di un bosco; l’uomo rischia di essere allontanato dall’insegnamento, oltre a esser condannato a un anno di prigione e/o una multa salata (fino a 15 mila euro).

Libertà vuol dire non aver paura di esprimere e mettere in pratica le proprie idee, finché ciò non lede nessuno. Forti della convinzione che l’esser nudi è legittimo “a priori”, come è stato riconosciuto anche dalla recente legge regionale dell’Abruzzo sul naturismo, «riconoscendolo come stile di vita sano, naturale ed educativo.»

Ho fatto notare al collega che lo stare nudi in pubblico era perfettamente legale, sia alle Canarie che altrove in tutta la Spagna, che i due anziani non stavano contravvenendo a nessuna legge.

– Però ci sono dei limiti…
– Vorresti che fosse stabilito per legge che vestiti portare? Come è successo a Battiato, richiamato dal presidente del Consiglio regionale siciliano perché nella seduta inaugurale non aveva la cravatta?!

Il collega, facendo un paragone, diceva che camminando in un parco o lungo un marciapiedi, non voleva esser costretto ad evitare le cacche dei cani…
Replico prontamente:
– Il rispetto che tu pretendi dalla coppia nudista, sei tu il primo a negarglielo! E li equipari a cacca di cane solo perché a te dà fastidio, mentre essi non possono sapere come la pensano tutti gli altri, cioè se sono accettati, tollerati, osteggiati, stigmatizzati…
– Ma la maggioranza… la libertà non è che tu te ne stai in spiaggia per conto tuo, come se gli altri non esistessero, baciato nudo dal sole, asciugato dalla brezza del mare e degli altri te ne freghi altamente! “Libertà è partecipazione”, accorgersi degli altri!
– Ti accorgi solo delle belle donne, quelle le lasceresti correre libere e nude lungo la spiaggia! Hai giudicato molto severamente l’aspetto fisico della signora… e anche il tuo.
– L’occhio vuole la sua parte.
– Se la nudità fosse abitudine, non ci tortureremmo il corpo per essere presentabili in spiaggia. Facendo così la società si involve, si avvita ogni giorno su se stessa, restringendo via via gli spazi di libertà, e aumentiamo i centimetri di stoffa che siamo costretti a portare.

Per finire. Alla mia proposta “dovresti provare!” mi sarei aspettato che il collega mi chiedesse:

– E tu? Hai provato?

L’avrei scandalizzato davvero!

Giro diretto del Blumone (Breno – BS)


Cornone del Blumone e parte del percorso (Foto Emanuele Cinelli)

Cornone del Blumone e parte del percorso (Foto Emanuele Cinelli)

Se siete sufficientemente allenati da poter camminare senza problemi per sei / sette ore e superare, nel contempo, un dislivello superiore ai mille e cento metri (1120 per la precisione), questo magnifico giro fa giusto per voi.

Tundra e ganda (Foto Marco)

Pascoli, tundra e ganda (Foto Marco)

Sia in salita che in discesa, solo per brevissimo tratto si gode dell’ombreggiatura del bosco, per il resto si attraversano scoperti pascoli e tundra alpina, nonché, nelle parti più alte del percorso, tratti di ganda e, a seconda della stagione, chiazze più o meno estese di neve. Lungo la discesa troviamo l’unico vero punto di appoggio (e rifornimento idrico), il rifugio Tita Secchi, per il resto solo abbandonati casinetti e qualche malga, di cui una sola (quasi a fine cammino) ancora in funzione e abitata.

Splendidi i panorami che si possono godere, specie nella parte alta della salita dove lo sguardo scavalca il crinale del Termine per allungarsi verso le altre e più alte cime dell’Adamello e del Brenta, ma ancor più in là, girandosi più a est, si possono intravvedere le cime dolomitiche, il lungo crinale del Monte Baldo e le montagne che separano il lago di Garda da quello d’Idro. Dal passo di Blumone, punto di massima elevazione raggiunto dal giro, o poco sotto lo stesso invece lo sguardo si può allungare verso ovest per inquadrare il Bernina, Il Rosa e il Gran Paradiso, mentre verso sud si possono vedere, dietro i monti del Maniva, Crestoso, Muffetto e Guglielmo, quelli degli Appennini; ciliegina sulla torta l’iride blu del Lago della Vacca, bacino artificiale che si colloca proprio sotto il detto passo e nei cui pressi sorge il già citato rifugio Tita Secchi.

Panorama dal Passo di Blumone verso sud (Foto Emanuele Cinelli)

Panorama dal Passo di Blumone verso sud (Foto Emanuele Cinelli)

Due sono i possibili percorsi, qui vi propongo quello indicato con il numero 27, che sale con percorso più diretto e ripido, ma anche più breve e molto meno frequentato per cui più adatto ad essere percorso in nudità. Purtroppo la discesa avviene in zona molto frequentata per cui, in alta e media stagione, la possibilità di stare nudi è decisamente vicina allo zero!

L’itinerario

Segnaletica (Foto Emanuele Cinelli)

Segnaletica (Foto Emanuele Cinelli)

Si parte dal parcheggio in fondo alla strada della piana del Gaver (1513 m, vedi istruzioni di accesso sotto la descrizione dell’itinerario). Da questo si segue la strada sterrata in direzione opposta a quella di arrivo e, dopo un centinaio di metri (palina segnaletica), a sinistra si prende la larga mulattiera che porta al passo del Termine (segnavia numero 26). Immediatamente ci si alza con ripidi tratti e alcuni tornanti in fianco destro orografico della Valle del Caffaro, scavalcata la condotta forzata la mulattiera si spiana e taglia a mezza costa entrando nella testata della Valle del Caffaro; sul lato opposto della valle si vede la piccola costruzione di Malga Blumone di Mezzo. A seconda della stagione, del giorno e dell’orario potrebbe essere possibile liberarsi dai vestiti in un punto più o meno vicino al parcheggio.

Malga Blumone di Sopra (Foto Emanuele Cinelli)

Malga Blumone di Sopra (Foto Emanuele Cinelli)

Giusto il tempo di riprendere fiato e si ricomincia a salire con ampi tornanti fino a uscire dal bosco ed entrare nell’ampia e verde conca della Malga Blumone di Sopra (1801 m, 1 ora; probabilmente qui giunti potrete liberarvi dai vestiti). Una breve discesa e un altrettanto breve tratto pianeggiante e poi nuovamente salita, sempre in fianco destro orografico e sempre per la comoda mulattiera, residuato della Grande Guerra. Superati altri trecento metri di dislivello, in mezz’ora si perviene al Casinetto di Blumone (2100 m), oltre e sotto il quale si estende una verdissima e piana vallata, per la quale prosegue il sentiero 26. Dietro di noi, imponente ed evidente, svetta il Cornone del Blumone, che, da questo momento in poi, ci farà da costante riferimento e compagnia.

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Casinetto di Blumone (Foto Emanuele Cinelli)

Casinetto di Blumone (Foto Emanuele Cinelli)

Dieci metri prima del suddetto casinetto prendiamo a sinistra il sentiero 27 (palina segnaletica; qui è sicuro che ci si può liberare dalla costrizione delle ultime vesti ancora rimaste), che inizialmente ritorna verso sud per aggirare un primo dosso erboso. In una decina di minuti, continuando a girare fra i vari ondulati dossi erbosi, si perviene ad una vecchia strada selciata ormai invasa dalle erbe, per questa in breve ad una solitaria conca erbosa, dominata da un ponte in legno. Poco prima del ponte l’ottima segnaletica ci indirizza a sinistra per prendere un sentierino nell’erba che, in pochi metri, ci conduce alla base del vasto pendio di erbe e rocce compreso tra il versante nord del Cornone di Blumone e quello sud dello Scoglio di Laione. Coperto ma intuibile, a destra della cresta nord del Cornone di Blumone, il Passo di Blumone. Sull’opposto versante, lungo la mulattiera che sale al passo del Termine, evidenti sono i segni della Grande Guerra, tra i quali i ruderi dell’Ospedale Militare.

Inizio del sentiero 27 (Foto Marco)

Inizio del sentiero 27 (Foto Marco)

Il ponte di legno (Foto Emanuele Cinelli)

Il ponte di legno (Foto Emanuele Cinelli)

I ruderi dell'Ospedale Militare (Foto Emanuele Cinelli)

I ruderi dell’Ospedale Militare (Foto Emanuele Cinelli)

I ripidi pendii verso il passo (Foto Marco)

I ripidi pendii verso il passo (Foto Marco)

Ora la salita si fa decisamente più faticosa, il sentiero sale ripidissimo con varie svolte trovando i passaggi più agevoli fra le molte placche rocciose che rivestono questi pendii. Alla nostra destra il passo del Termine si fa man mano più basso, aprendoci la visione prima sul Re di Castello, poi, più lontano, sul Monte Fumo e, subito dietro ad esso, Dosson di Genova, Cresta Croce e Lobbia Alta, infine anche sul Carè Alto e tutto il crinale che lo unisce al Corno di Cavento (Gobbe del Folletto, Monte Folletto, Denti del Folletto), appena a sinistra di questo il bianco candore della vedretta della Lobbia e, sul suo sfondo, la caratteristica piramide rocciosa del Crozzon di Lares. Dopo un’ora di cammino, una brevissima spianata permette di riprendere un poco di fiato, prima di affrontare un ultimo ripidissimo dosso di erbe e rocce.

Quasi in cima ai ripidi pendii (Foto Marco)

Quasi in cima ai ripidi pendii (Foto Marco)

Passo Termine e Re di Castello

Passo del Termine e Re di Castello (Foto Emanuele Cinelli)

Carè Alto e cime limitrofe (Foto Emanuele Cinelli)

Carè Alto e cime limitrofe (Foto Emanuele Cinelli)

Passo del Blumone (Foto Marco)

Passo del Blumone (Foto Marco)

Netta, da qui, si vede la sella del Passo di Blumone, a cui puntiamo. Sempre seguendo le ottime segnalazioni bianco-rosse, si scende in una piana acquitrinosa, tenendosi sul suo lato sinistro, per poi salire al centro della ganda, dove la stessa è meno ripida e assume la forma di un valloncello. Cento metri sotto il passo, il sentiero devia nettamente a destra e sale per ripidi pendii di erbe e rocce, portandoci in una decina di minuti al crinale che unisce il Cornone di Blumone con la Cima di Laione, poco sotto il quale sarà probabilmente necessario rivestirsi, quantomeno in periodo di alta stagione. Qui troviamo la segnaletica dell’Alta Via dell’Adamello (segnavia numero 1), che seguiamo a sinistra per scendere, in un paio di minuti, al Passo di Blumone (2633 m, 4 ore dal parcheggio).

Scendendo al rifugio (Foto Emanuele Cinelli)

Scendendo al rifugio (Foto Emanuele Cinelli)

Dal Passo, a destra, si attraversa, prima a mezza costa, poi in lieve discesa, il pendio di ganda sul versante ovest della cresta nord del Cornone di Blumone e si perviene in breve all’inizio della mulattiera di guerra, seguendo la quale, con comodo cammino, in mezz’ora si perviene al rifugio Tita Secchi (2350 m).

Dal rifugio, fruendo di una intaglio tra le rocce, a destra si raggiunge la sponda orientale del lago della Vacca proprio nei pressi della diga che lo delimita e forma. A sinistra una breve scala in cemento ci permette di scendere sotto la diga. Segue un sentierino che, aggirando ad ovest la casa dei guardiani della diga, ci porta ad un ponticello metallico con il quale si supera il canale di regolazione della diga. Subito dopo il ponticello, lasciando a destra il sentiero che sale al Passo della Vacca (numero 18), a sinistra si prende il sentiero numero 17. Ad un primo tratto in dolce discesa segue una breve salita, indi un lungo traverso sotto il versante nordest della Cresta di Laione, infine una ripida discesa ci conduce sul fondo della Conca del Laione: mirabile la visione sul Dito di Laione, sul Cornone di Blumone e sul Monte Bruffione.

Casinetto di Laione (Foto Emanuele Cinelli)

Casinetto di Laione (Foto Emanuele Cinelli)

Un ultimo ripido salto ci porta ai ruderi del Casinetto di Laione (1948 m, 1 ora dal rifugio) dal quale una strada sterrata conduce in pochi minuti alla Malga di Laione di Mezzo (1825 m, vendita prodotti caseari). Continuando per la strada sterrata ci si sposta verso ovest sotto il versante est della Corna Bianca, finché un tornante inverte la direzione di marcia e ci porta nel bosco. Dopo una decina di minuti uscendo dal bosco un tornante ci apre la visione sull’intera piana del Gaver, poco sotto perveniamo a Malga Laione di Sotto (1602 m) dove lasciamo la strada per prendere, proprio in corrispondenza dell’angolo destro (nel senso di marcia) della malga, un sentiero che, in direzione opposta a quella della strada, prima scende nelle alte erbe (occhio alle ortiche) del pascolo, poi rientra nel bosco e, infine, con ultima breve ripidissima e sconnessa discesa ci porta ai prati del fondo valle e, attraversando questi, in due minuti siamo al parcheggio e alle auto (2 ore dal rifugio).

Malga Laione di Sotto e Piana del Gaver (Foto Emanuele Cinelli)

Malga Laione di Sotto e Piana del Gaver (Foto Emanuele Cinelli)

Come si arriva al parcheggio in fondo alla Piana del Gaver

Dal casello autostradale di Brescia Est, seguendo le indicazioni per Brescia, superare una grossa rotonda e uscire a destra in direzione Brescia, Verona, Lago di Garda, immettendosi così sulla tangenziale est di Brescia.

Per detta tangenziale proseguire seguendo le indicazioni per Salò (SS45bis) e, passati gli svincoli di Mazzano, Virle, Nuvolera, Prevalle (subito dopo una prima breve galleria) e Gavardo, si giunge, dopo altre tre gallerie, all’altezza dell’abitato di Villanuova sul Clisi. Qui, seguendo le indicazioni per Val Sabbia, Lago d’Idro, Trento, Madonna di Campiglio, subito dopo una quarta galleria, uscire a destra e immettersi sulla superstrada della Val Sabbia (SS237) che si segue fino al suo termine.

Si passano Nozza, Vestone e Lavenone, arrivando a Idro. Si procede costeggiando, con varie curve, il Lago d’Idro, si passa l’abitato di Anfo e, dopo circa cinque chilometri, si perviene ad un’ampia rotonda, qui evidenti segnalazioni indicano a sinistra la strada per Bagolino. La prendiamo risalendo con ampio panorama sul lago appena costeggiato.

Dopo una ripida e tortuosa discesa, attraversato il ponte sul Caffaro, quando la strada riprende a salire, sulla sinistra, seguendo le indicazioni per il Maniva, si prende la strada che aggira il paese di Bagolino. Seguendola fedelmente si arriva in cinque chilometri al piccolo centro turistico della Val Dorizzo (alberghi e bar), lo si oltrepassa e dopo altri due tornanti si accede alla piana dell’Alpe Grisa.

Superata la piana la strada riprende a salire e in breve si perviene al rifugio Campras e annessi impianti di risalita (in funzione solo d’inverno) che si lasciano sulla sinistra. Dopo alcune curve si oltrepassa, sulla destra, il bar Bruffione (con emporio alimentari e fermata autobus di linea), segue un ponticello e subito dopo, seguendo le indicazioni della locanda Gaver, si prende a destra una strada sterrata che scende sul fondo della piana del Gaver (o Gavero). Si continua per detta strada, oltrepassando la locanda Gaver e arrivando in breve al parcheggio che è situato, sulla destra della strada, appena prima di una casa in muratura. Poco più avanti la strada termina: non è possibile sbagliare.

Campo d’Agosto: relazione del terzo evento di “Orgogliosamente Nudi” 2013


Anche il terzo evento del programma “Orgogliosamente Nudi” 2013 è ormai passato, non ne restano che i ricordi: piacevoli e intensi ricordi delle escursioni fatte, dei verdi pascoli, delle vaste conifere, delle più o meno dirupate montagne, delle ore passate chiacchierando, delle fresche notti, delle caldissime giornate.

Valle Dorizzo, piccolo agglomerato di case e alberghi sito nella media Valle del Caffaro (Bagolino – Brescia), è stato il luogo del campo base. Si sarebbe dovuto usufruire del Campeggio Remal, purtroppo allo stesso è venuto a mancare il campo che solitamente usavano per le tende, per cui si sono gentilmente prodigati per trovarci una collocazione alternativa: un prato all’altro lato dell’abitato, a seicento metri dal campeggio stesso, presso il quale ci siamo comunque potuti appoggiare per le docce. Bella questa nuova collocazione: sufficientemente distante dalla strada che sale la valle da affievolirne sensibilmente i rumori del traffico, attorniata da alcune abitazioni a dare un senso di protezione e sicurezza, a poca distanza dalle tende una fontana garantiva tutta la riserva idrica necessaria, infine la posizione sollevata donava un’ampia visuale sulla valle e sui monti che la circondano.

Giovedì 1 agosto

Campo in Valle Dorizzo (Foto Emanuele Cinelli)

Campo in Valle Dorizzo (Foto Emanuele Cinelli)

Per una serie di fattori sfavorevoli il campo parte con la presenza di una sola persona: Emanuele, l’organizzatore del programma e degli eventi. Arriva in valle alle sedici e mezza, prende i contatti con i responsabili del campeggio, individua la collocazione del campo e lo allestisce montando la sua tenda e i servizi comuni: cucina (fornello, bombola, tavolino e pentolame) e mensa (tavolo e sedie).

La serata passa in solitaria contemplazione del paesaggio, mangiando nel contempo i duecentocinquanta grammi di radicchio e il grosso melone improvvidamente comprati: non aveva tenuto conto dell’assenza di un frigorifero per poter conservare il cibo, chi sbaglia paga e… ottiene una pancia che scoppia!

La notte passa tranquilla, sebbene con frequenti risvegli in parte dovuti al rumoroso torrente che scorre a un centinaio di metri, in altra parte al freddo e all’umidità che iniziano a formarsi attorno alle due, ma infin giunge la mattina.

Venerdì 2 agosto

Lago Mignolo Basso (Foto Emanuele Cinelli)

Lago Mignolo Basso (Foto Emanuele Cinelli)

Appuntamento alle nove con Marco, Francesca, Gino e un amico di quest’ultimo presso l’ampio piazzale antistante il campeggio Remal; obiettivo della giornata l’escursione al Lago Mignolo Basso per il sentiero 418 e successivo rientro per il sentiero 415 e la Val Sanguinera.

Pressoché puntuali giungono Marco e Francesca, quasi contemporaneamente Gino chiama per segnalare d’essere rimasto a piedi e dover così rinunciare all’escursione. Si pensa di andarli a prendere, ma sono troppo lontani e si deve, con profondo dispiacere, rinunciare.

Alle nove e quarantacinque i superstiti partecipanti si mettono in cammino. I primi venti minuti sono lungo la carrozzabile della Val Sanguinera che sale subito piuttosto ripidamente, inoltrandosi in un ombroso bosco. Quando la strada spiana, sulla sinistra si stacca la poco evidente traccia del sentiero 418, che, in poche decine di metri, porta sul lato opposto della valle: spariscono negli zaini gli ultimi residui di abbigliamento e il cammino riprende in splendida e rinfrescante nudità, nudità che, salvo una brevissima interruzione, potrà essere mantenuta fino al rientro sulla strada della Val Sanguinera, ivi compresa la lunga pausa per il pranzo fatta nei pressi della Cascina Mignolo. Tirando le somme, sei ore di escursione, di cui 5 in nudità!

Leggi la relazione dettagliata dell’escursione

Valle Mignolo (Foto Emanuele Cinelli)

Valle Mignolo (Foto Emanuele Cinelli)

Rientrati a valle Marco e Francesca montano la loro tenda e poi si passa la serata prima preparando la cena, poi chiacchierando. Alle 10 tutti a nanna: domani ci si deve svegliare presto che l’escursione sarà lunga e impegnativa: il famosissimo giro del Blumone, un minimo di sette ore di cammino per mille centoventi metri di dislivello.

Sabato 3 agosto

Cornone di Blumone - Versante nord (Foto Emanuele Cinelli)

Cornone di Blumone – Versante nord (Foto Emanuele Cinelli)

Alle sei tutti in piedi, colazione e poi in macchina si sale alla piana del Gaver, da dove parte il sentiero che dobbiamo seguire.

Nonostante siano le sette e mezza già non siamo i primi e, davanti a noi, intravvediamo una coppia di escursionisti che sale lungo i primi ripidi tornanti del sentiero: noi siamo decisamente più veloci pertanto dobbiamo attendere di averli superati prima di poterci spogliare. Finalmente nudi, saliamo velocemente fino alla deviazione per il sentiero diretto (il numero 27), che sale per ripide balze erbose a qualche centinaio di metri dalla base del versante nord del Cornone di Blumone. Alla nostra destra ampia la visuale sul sentiero che sale al Passo Termine, lungo il quale si vedono i ruderi dell’Ospedale Militare e di altre strutture della Grande Guerra.

A tre quarti di salita improvvisamente ci troviamo davanti un escursionista che già sta scendendo: ci si saluta cordialmente, lui ci guarda in viso e nessun problema viene suscitato dalla nostra nudità.

Passo di Blumone (Foto Emanuele Cinelli)

Passo di Blumone (Foto Emanuele Cinelli)

Finalmente si giunge alla sommità delle balze erbose, ma, sorpresa, la salita non è finita: ancora duecento metri di dislivello ci separano dal Passo di Blumone al quale si perviene dopo aver superato un breve ma ripidissimo dosso erboso frammisto a rocce rotte, una piana conca lacustre circondata da un’estesa ganda adamellina che in parte si deve risalire superando alcune chiazze di neve e un ultimo salto di rocce ed erba. Nel frattempo si è aperta verso nordest la visione su altre più o meno imponenti cime dell’Adamello e del Brenta: Monte Re di Castello, Monte Fumo, Dosson di Genova, Cresta Croce, Lobbia Alta, Carè Alto, Gobbe del Folletto, Monte Folletto, Denti del Folletto, Corno di Cavento, Crosson di Lares, Cima Tosa.

Carè Alto e cime limitrofe (Foto Emanuele Cinelli)

Tra Scoglio di Laione e Cima di Blumone, attraverso il Passo del Termine si vedono Carè Alto, Folletto, Corno di Cavento e Crozzon di Lares (Foto Emanuele Cinelli)

Poco prima del Passo di Blumone calziamo i pantaloncini visto che la zona e i sentieri a cui ci approssimiamo sono sempre molto frequentati e già si vedono diverse persone.

Al passo reperiamo una posizione riparata dal vento e alla vista per permetterci il pranzo in nuda libertà.

La discesa, essendo un sabato d’agosto, dovrà necessariamente farsi vestita e avviene prima lungo la comoda mulattiera di guerra che dal Passo del Blumone scende al Lago della Vacca e al limitrofo Rifugio Tita Secchi, poi per il più ripido e sconnesso sentiero della Valle di Laione, pervenendo esattamente al parcheggio delle auto.

In totale, comprese le soste, sono state 8 ore e mezza di escursione di cui 5 in nudità.

Leggi la relazione dettagliata dell’escursione

Domenica 4 agosto

Malga Balotto Alta (Foto Emanuele Cinelli)

Malga Balotto Alta (Foto Emanuele Cinelli)

Siamo tutti un poco provati e ci si limita ad un breve giro fino a Malga Balotto Alta, una facile e breve (90 minuti) camminata lungo strada sterrata, che, casualmente e fortunosamente, all’andata riusciamo a fare in nudità.

A mezzogiorno siamo all’Albergo Stella Alpina dove abbiamo appuntamento con Vittorio, il quale doveva essere con coi per tutte le cinque giornate del campo, ma ha dovuto rinunciare per via di un’infiammazione al ginocchio. Ci raggiunge al pranzo della domenica, portando con se una torta e un’ottima bottiglia di bollicine di Franciacorta, per festeggiare il suo ennesimo compleanno.

Lunedì 5 agosto.

Sveglia con tutto comodo e poi pian piano si smonta il campo. Alle 9 l’ultimo saluto alle case di Val Dorizzo e alle montagne che la circondano, montagne che ci hanno donato tre splendide escursioni e che ci lasciano negli occhi immagini memorabili e indimenticabili.

Visuale dal Passo di Bluome verso sudovest

Visuale dal Passo di Bluome verso sudovest: in primo piano a destra Lago della Vacca e Monte Frerone, sullo sfondo a sinistra Dasdana, al centro Crestoso, Muffetto e Guglielmo (Foto Emanuele Cinelli)

Alla prossima! Con la speranza che presto si possa parlare di escursioni senza dover più sottolineare se queste siano state fatte vestiti o nudi, che presto diventi implicito l’averle potute fare secondo proprio desiderio, abitudine ed esigenza, che presto, così come già avviene in Austria e Germania,  si possano vedere con regolarità e ovunque degli escursionisti nudi e non sia più necessario selezionare i sentieri da poter fare in nudità.

Naturali come la natura (Foto Emanuele Cinelli)

Naturali come la natura (Foto Emanuele Cinelli)

Difficile spiegare le sensazioni che si sperimentano camminando nudi nei vari ambienti montani, dal bosco di latifoglie a quello di conifere, dal prato fiorito alla tundra alpina, dal greto di un torrente alle rocce di gande e morene. Difficile far capire con le sole parole quanto sia entusiasmante e coinvolgente la sensazione di totale immersione nella natura che solo attraverso la nudità si può ottenere e percepire. Difficile trasmettere la sicurezza che si ottiene offrendosi alla montagna senza nessuna artificiosa protezione, fatte salve le calzature che, purtroppo, risulta troppo complesso, lungo e doloroso poter abbandonare. Posso solo evidenziare la fisiologia umana che, in ragione della loro delicatezza all’aumento di temperatura, vede i genitali come la principale collocazione dei nostri sensori del caldo. Posso solo invitarvi a provare, fruendo delle due rimanenti escursioni del programma “Orgogliosamente Nudi” (Lago di Bos a settembre e Periplo del Tigaldine a ottobre), un programma ideato e sviluppato proprio per rivolgersi a chi non è nudista (la nudità non è obbligatoria), permettendogli di avvicinarsi secondo i propri tempi all’esperienza del nudismo come momento fine a se stesso, ma anche come scelta di vita.

Vi aspetto! Ti aspetto!

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