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Di tutto di più contro la nudità sociale, ma…


Quanto segue è una non mediata raccolta di affermazioni relative al nudismo. Per qaunto in alcuni casi possa sembrare incredibile, sono tutte reali, cioè le ho io stesso sentite pronunciare o le ho personalmente lette sui forum e sulle reti sociali. Per ognuna ho inserito un mio commento, non tanto per rispondere alle palesi falsità o alle stupide offese, non ce n’è bisogno, ma per aiutare chi non è nudista a comprendere la realtà del nudismo e chi è nudista a rafforzarsi nella propria verità.

Bella immagine di felicità, ma dovevano essere vestiti.

Si tratta di un commento su Youtube al video di una mamma che, coperta dall’acqua fin quasi alle spalle, danza nella piscina di un villaggio nudista tenendo in braccio la figlia.

Perchè mai dovevano essere vestiti? Evidente la volontà di non accettare l’evidenza (il nudo rende felici genitori e figli di certo quanto ma magari anche più dei vestiti) o/e di trovare a tutti i costi qualcosa da ridire.

Poveri bambini costretti a vedere tutti quei cosi ciondolanti.

Altro commento su Youtube a un video su una festa nudista, ma ne ho letti altri anche sulle reti sociali.

Il fatto di usare termini aspecifici per fare riferimento al pene o alle mammelle la dice lunga sul cattivo rapporto che ha costui e hanno costoro con il corpo proprio e altrui, detto questo è facile osservare che i bambini, finché non vengono diversamente e forzatamente condizionati dai genitori, si trovano a loro pieno agio nella nudità e proprio non badano alla nudità altrui, ivi comprese le parti ciondolanti.

I documentari sugli animali sono sempre istruttivi.

Commento a un video che illustra un villaggio nudista francese e che vorrebbe chiaramente risultare offensivo verso i nudisti, mentre dimostra solo l’ignoranza di chi l’ha scritto o di chi la pensa allo stesso modo.

Evidentemente costui si crede un vegetale o un minerale, oppure, più probabilmente, ha studiato poco o nulla le scienze naturali: in natura esistono solo tre regni (animale, vegetale e minerale) e gli esseri umani, volenti o nolenti, nudi o vestiti che siano, appartengono al regno animale.

I vecchi, i ciccioni, i brutti dovrebbero avere la decenza di stare vestiti.

Ho raggruppato vari commenti in uno solo.

Affermazione discriminatoria generata da una visione sesso centrica del corpo (tramite le reti sociali è abbastanza facile appurare che costoro siano abituali frequentatori dei siti pornografici) e palese l’intenzione di offendere chi pratica il nudismo. Le due cose portano a suggerire a costoro innanzitutto di applicare a se stessi la decenza (pornografia e offese sono sempre indecenti, stare nudi no) e poi di regalarsi una lunga e altamente istruttiva, nonchè salubre, immersione nel nudo sociale.

Le spiagge nudiste attirano guardoni.

Vero, ma non per volontà dei nudisti che, al contrario, li allontanano. Per altro i guardoni sono presenti anche in luoghi frequentati solo da persone in costume da bagno o vestite dove spesso nessuno li allontana. Bisogna però chiedersi cosa ha generato le turbe sessuali che spingono alcune persone a diventare guardoni ed è facile capire che sono stati i tabù del corpo. L’esposizione alla nudità, annullando tali tabù e rieducando alla corretta sessualità, porterà inevitabilmente alla sparizione (guarigione) dei guardoni.

I nudisti sono per metà esibizionisti e per metà guardoni.

Assolutamente falso dato che in un ambito dove tutti sono completamente nudi si vede ma, inevitabilmente, non si guarda e dove nessuno guarda l’esibizionista si sente fuori posto e si allontana, o perde la sua tendenza esibizionistica: il nudismo è medicina per questi e altri mali sociali.

Tutti scambisti.

Innanzitutto l’utilizzo di “tutti” è sempre sbagliato: tutti non li puoi conoscere. Detto questo, inutile negarlo, vero che anche tra i nudisti ci sono scambisti e che alcuni scambisti amano la nudità sociale, d’altro canto non tutti gli scambisti sono nudisti. Per altro gli scambisti sono ovunque, magari anche tra i vostri colleghi, amici o famigliari.

Pervertiti e pedofili.

Sinceramente questi sono molto più numerosi fuori dagli ambiti nudisti: il nudismo è prevenzione e cura delle devianze sessuali.

Quelli che ce l'hanno corto possono fare a meno di mostrarlo, nessuna se li fila.

Visione sessocentrica e, comunque, non ci si mette nudi per trovare compagnia sessuale.

La gente scappa da quel posto per colpa dei nudisti.

Classica scusa addotta, anche dalle istituzioni, per agire contro il nudismo; viene però sconfessata dall’alto numero di presenze vestite nei luoghi dove i vestiti sono facoltativi e anche nelle spiagge nudiste pubbliche: essendo, per legge, aperte a tutti tantissimi sono i non nudisti che, senza nessunissimo problema, vi transitarvi o vi si fermano.

Maledetti nudisti, m'impediscono di frequentare quella spiaggia che a me piace tanto.

Nei luoghi nudisti privati, villaggi e qualche spiaggia, come meccanismo di autoprotezione e autodifesa dalla forzata e talvolta violenta invasione dei vestiti, spesso vige l’obbligo alla nudità e questo in effetti risuona come una limitazione d’uso a chi nudo non vuole stare, ma la stragrande maggioranza delle spiagge nudiste pubbliche, ufficiali o no, è liberamente fruibile da chiunque, nudo o vestito che sia. Consideriamo anche che i luoghi nudisti sono molto pochi e sempre di limitata estensione, chi non vuole stare nudo o non vuole vedere persone nude ha, ovunque, a disposizione una grande estensione di spiagge e di territorio. La vera limitazione della libertà personale è che, con un trattamento “due pesi, due misure”, il nudo non è ammesso o è addirittura palesemente vietato fuori dai luoghi ad esso specificatamente dedicati. Appare così chiaro essere vero il contrario di quanto espresso dall’affermazioe in esame: per colpa dei non nudisti la stragrande maggioranza del territorio risulta indisponibile a chi vuole starsene tranquillamente, semplicemente e salubremente nudo.

Per colpa dei nudisti non posso portare i miei figli in quella spiaggia.

Già detto, i bambini non hanno nessunissimo problema con la nudità, casomai sono i genitori ad averne, ad aver timore che i figli possano desiderare di mettersi a loro volta nudi (estremamente probabile per bimbi sotto i sei anni), ad aver paura di eventuali domande scomode da parte dei figli.

Vergogna, mostrare il proprio corpo ad altri.

Ci rendiamo conto di dove alcune correnti di pensiero ci hanno portati? Aver vergogna del proprio naturale corpo? Vergogna, piuttosto, di aver vergogna del corpo.

Ci sono stati nudisti, non posso più andarci io.

Perché? Qual’è il problema?

Mi dovete pagare pulizie supplementari: dovrò pulire a vapore tavoli, sedie e pavimenti, lavare più volte le tovaglie.

Richiesta che mi è stata fatta da un ristoratore quando gli ho chiesto se ci concedeva la sala per una cena nudista: chissà cosa pensava facessimo! In ogni caso, il corpo nudo è sicuramente più pulito e igienico dei vestiti, non sono necessarie pulizie straordinarie.

Mi fate scappare i clienti.

Questione tutta da provare, stando alle esperienze fatte nessuno dei locali che ci ha accolto o che ha accolto altri nudisti ha poi dovuto lamentare un calo di presenze, anzi, ha trovato nuova clientela nei nudisti che sono tornati anche da vestiti.

Questo è un luogo di cultura non potete mettervi nudi.

Frase che ci è stata rivolta come motivazione per negarci la nudità durante una nostra esclusiva visita a un museo. Invero, come testimoniato dai sempre più numerosi eventi nudisti tenuti presso musei o teatri, la nudità è cultura: la cultura di un sano rapporto con il corpo.

Questo è un luogo sacro bisogna dargli rispetto.

Affermazione che si trova sempre più spesso appesa fuori da chiese e santuari con evidente riferimento alle minigonne, ai top, ai torsi nudi, figuriamoci cosa potrebbe succedere per un nudo integrale. Questi parroci dimenticano la sacralità del corpo che fa peccato del suo celare non del suo mostrare, dimenticano che Gesù si mise nudo per farsi battezzare e che, per molti secoli, il battezzo si faceva stando nudi, dimenticano che la nudità era, e sarebbe ancora, forma di devozione e rispetto (vedi episodio di San Francesco), trascurano le tante statue e i tanti dipinti presenti nelle chiese dove domina la nudità.

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Gli verranno tette e scroto flaccidi.

Mi spiace dirvelo ma vengono anche stando vestiti.

Non è igienico.

Tutt’altro, è molto più igienico che stare vestiti e lo hanno dimostrato vari studi scientifici.

Che fastidio la sabbia dappertutto.

Invero da nudi la sabbia, non compressa e strisciata dal costume, non provoca assolutamente nessun fastidio. Poi asciuga molto più rapidamente e, quindi, resta attaccata alla pelle per molto meno tempo.

Ti si infila la sabbia negli orifizi.

Questo può succedere solo per bocca, occhi, orecchie e naso, che sono scoperti anche per i non nudisti. Nell’ano, nell’uretra e nella vagina la sabbia può arrivarci solo se ve la si spinge dentro a forza, e questo è caso mai provocato dalla pressione del costume.

Dulcis in fundo, l’affermazione più balzana che abbia letto. Giuro, letta su Youtube a commento di un video su un villaggio nudista nell’ interno della Francia che ha la spiaggia lungo un fiume, ma letto e sentito anche in altre occasioni….

A fare il bagno nudi gli si infilano pesciolini, serpentelli e vermi su per la fica e l'ano.

Ma dai, non è possibile credere a cose di questo tipo: narici, orecchie, occhi e, orifizio più grande in assoluto, bocca sono decisamente più accessibili e in posizione meno protetta eppure non ricevono tali sgradite visite.

Sconvolgente rivelazione


Eh si, vi devo dare una notizia sconvolgente, l’affermazione che dagli oppositori viene usata per screditarli, per convincere le persone ad averne ribrezzo e per istigare le istituzioni a contrastarne l’esistenza è assolutamente vera: i nudisti fanno sesso.

Toh, guarda, evidentemente per costoro i non nudisti sono tutti e tutte casti e caste vergini? Eh, no, non è così, altrimenti ci saremmo estinti da secoli, non esisterebbero gli articoli e le consulenze sessuali, non ci sarebbero prostituzione, riviste di sesso e siti pornografici.

Emanuele, guarda che ad essere puri verginelli e verginelle sono quelli e quelle che con tale argomento danno addosso ai nudisti! Uhm, ne siamo sicuri? Qui è forse meno semplice dimostrare il contrario, però è quantomeno probabile che in maggioranza non lo siano: molti degli oppositori (ne conosco alcuni dal vivo e altri ho avuto modo di conoscerli tramite le reti sociali) hanno figli e i figli, salvo non siate ancora convinti che vengono portati dalla cicogna, derivano dalla copulazione che, penso siate tutti d’accordo, è atto sessuale.

Beh, qualcuno osserverà, con quella frase intendono dire che i nudisti sono dedidi al libertinaggio sessuale, ovvero si intende che fanno sesso in pubblico, con forme esibizionistiche e praticando lo scambismo. Uhm, innegabile che i luoghi nudisti siano talvolta frequentati da persone dedite al libertinaggio sessuale, così come del resto succede, in maggiore misura, in ogni altro luogo del pianeta, ma come fanno i nostri oppositori a saperlo? Sono forse loro stessi abituali frequentatori di luoghi nudisti e se si perché li frequentano? Che forse sono essi stessi a essere quei guardoni o quegli smanettatori o quegli scambisti che usano come arma per denigrare i nudisti? La loro è magari solo una ritorsione per essere stati cacciati (eh, si perché è questo che succede a tali personaggi) dai luoghi nudisti?

Qui possiamo fare solo ipotesi, comunque è certo che alcuni, con lo scopo di difendere la loro obsoleta mentalità e/o il loro brutto rapporto con il corpo, mentano spudoratamente e altri, per la stessa ragione, vadano a ruota parlando solo per sentito dire. Però in effetti, per quanto detto sopra, in qualche caso potrebbero anche parlare per esperienza diretta: il nudismo è parte della società di conseguenza ne raccoglie in debita percentuale parte delle abitudini, ovvero una certa percentuale di esibizionisti e scambisti sono anche nudisti e viceversa. Eh, si, magari non si sono accorti che inibizione sessuale, esibizionismo e scambismo sono presenti in società distintamente dal nudismo: i numeri del libertinaggio sessuale vanno ben oltre i numeri del nudismo e le strutture appositamente create per ospitare guardoni, esibizionisti e scambisti sono ben più numerose di quelle dedicate al nudismo. D’altra parte, come è facile verificare attraverso le reti sociali, alcuni degli oppositori al nudismo sono frequentatori di ambienti pornografici e/o (qui mi rifaccio anche a conoscenze personali) si pronunciano spesso in commenti entusiastici sotto i post e le foto (queste si esibizionistiche) che mostrano sederi, mammelle e peni coperti, si fa per dire, da attillatissimi e sottilissimi tessuti.

Insomma, prima di (s)parlare è sempre bene conoscere ciò di cui si vuole parlare, è sempre opportuno accertarsi di non avere scheletri nel cassetto, è sempre necessario chiedersi se le cose sentite siano vere o quale reale impatto abbiano sulla società e prima di dare credito a chi sparla chiedersi sempre perché lo faccia, chi esso sia, quali interessi abbia, se siano o meno affidabile.

La verità sulla promozione del nudo, in Italia e non solo


Premessa

Quanto segue deriva da anni e anni di lettura di forum e di reti sociali, dall’aver letto e sentito migliaia di lamentele verso la mancanza di opportunità per stare nudi, dall’aver letto messaggi di nudisti contrari alle immagini di nudo, dall’analisi puntuale della situazione, dal confronto pseudo statistico tra i numeri delle parti in gioco, il tutto mediato da vent’anni di nudismo attivo, partecipativo e propositivo.

Certo la libertà d’azione e di pensiero è diritto naturale di ogni persona, d’altra parte bisogna anche avere coscienza che, in un mondo sociale il nostro pensiero e il nostro agire, volenti o nolenti, trasmettono messaggi e, quindi, determinano risposte. La comunicazione corretta e vantaggiosa è solo quella che si preoccupa di gestire non solo i messaggi ma anche le risposte.


Non è vero che in Italia la legge è contro il nudismo, casomai esiste un vuoto legislativo e nel vuoto ci si può navigare comodamente (purtroppo persiste una ottusa convenzione giuridica oppostiva, ma molte, comunque, sono le sentenze a favore della nudità pubblica).

Non c’è vera opposizione alla nudità sociale, più che altro ci sono nudisti paranoici che vedono opposizione ovunque.

Le reazioni di chi, girando la curva di un sentiero o lo spigolo di una rupe, si trova davanti qualcuno nudo sono assolutamente comprensibili e, per il novantanove per cento delle volte, sono solo reazioni di stupore, non di fastidio o di opposizione, tant’è che durano giusto un attimo e si risolvono in pacifica indifferenza o, addirittura, in domande interessate: al momento non è comune vedere persone nude fuori dagli specifici contesti nudisti.

Non mancano le opportunità di stare nudi, mancano le persone che vogliano sfruttarle a pieno.

Non è pensabile che le persone si spoglino quando gli si ventila loro conseguenze nefaste come il dover vivere nella vergogna o addirittura nella paura.

I principali nemici della nudità sociale sono quei nudisti che professano una nudità nascosta e silenziosa.

Non sono corretti, ma (comprensibilmente) sottomessi (e negativamente timorosi) quei nudisti che all’arrivo di altri si rivestono ancor prima che questi altri abbiano manifestato fastidio.

Professare lo spogliarsi solo all’interno dei villaggi all’uopo dedicati ha come unico effetto quello di rinforzare l’idea che il nudo sia cosa sporca assolutamente da chiudere in opportuni recinti.

Appoggiare l’oscuramento delle aree nudiste da sostegno a chi afferma che queste siano solo dei luoghi di svago sessuale, tali e quali ai club privè del sesso.

Insensato che, da nudisti, anche quando la situazione consente una nudità agevole si debba sentire il bisogno di vestirsi, vedi ad esempio in un villaggio nudista lo spostarsi dalla tenda alla spiaggia, il passare la sera d’innanzi alla propria casetta, il ballare tutti insieme, eccetera.

Il nudismo può essere compreso solo spogliandosi in un contesto sociale.

Pretendere la nudità obbligatoria nei villaggi nudisti nega a molti la possibilità di capire e spogliarsi.

Pretendere anche nei luoghi nudisti non privati la nudità obbligatoria provoca solo la rivalsa di chi, da non nudista, vorrebbe comunque poter frequentare quei luoghi (spesso sono i più belli di una costiera o di un fiume o di un torrente o di una montagna).

La nudità non sarà mai vista come normale finché negli ambienti nudi saranno imposte limitazioni comportamentali aggiuntive a quelle esistenti negli ambienti vestiti, ad esempio (e prima fra tutte visto che è cosa fortemente desiderata da chiunque vada in vacanza o a fare una gita) il divieto di fare fotografie e riprese video.

Impossibile trasmettere un valido messaggio nudista senza usare immagini di nudo.

Per avere bisogna dare: non è la silenziosa sottomissione che ci può portare rispetto, bensì la rumorosa manifestazione di presenza, di diritto e… si, anche di pacifica ribellione.

Il nudismo può crescere solo se…


Diciamocelo apertamente, affinché un movimento, qualsiasi esso sia, possa crescere è necessario che nessuno si vergogni di farne parte, che nessuno ne nasconda l’appartenenza, che tutti gli appartenenti ne siano, direttamente o indirettamente, dei divulgatori. Non c’è verso, la rinormalizzazione del nudo mai verrà perseguita se gli stessi che già l’hanno guadagnata tengono, come succede troppo frequentemente, comportamenti controproducenti:

  1. non ne parlo;
  2. non lo comunico a nessuno, nemmeno a familiari, parenti e amici stretti;
  3. lo pratico solo nei villaggi nudisti o, quantomeno, nei luoghi all’uopo allestiti e ufficialmente riconosciuti;
  4. lo pratico solo all’estero;
  5. sono sempre guardingo;
  6. mi rivesto non appena appare l’ombra di qualcuno, anche se costui si è già accorto che sono nudo;
  7. non voglio apparire nelle foto (salvo poi piazzarsi sempre nel mezzo dei gruppi).

Questi e altri sono tutti messaggi che portano chi li percepisce a dirsi: “perché devo mettermi nudo se poi devo vergognarmene o devo vivere nella costante paura?”

Signori naturisti e nudisti, invece di lamentarsi, invece di dare colpa ai tessili e alle istituzioni, dovete cambiare voi, bisogna mettersi in gioco, tutti nessuno escluso. Certo con (non troppo) oculata moderazione, con (non eccessivamente) cauta progressività, ma bisogna tutti uscire allo scoperto, bisogna tutti aggredire la società, bisogna tutti manifestare il proprio orgoglioso diritto alla normalità.

Non c’è altro modo!

A tutti i costi nudo?


Sarà l’età, sarà che già devo soffrire ogni volta che esco ad allenarmi, sarà la ridotta presenza di massa grassa, fatto sta che, a differenza di altri, nudo mi ci metto solo quando posso starci confortevolmente: che senso ha avere la pelle d’oca, sopportare il tremore del freddo, accettare la sofferenza personale e le nefaste conseguenze sulla salute solo per mettersi nudi anche quando sarebbe meglio non farlo?

Se la questione si fermasse qui, tutto sommato sarebbe inutile farcene un articolo, però ci sono altre considerazioni da fare, considerazioni che ci portano dal libero arbitrio alla comunicazione sociale, creando un discorso importante.

Il voler stare nudi a tutti i costi appare (ed è) un irrefrenabile desiderio che, giorno dopo giorno, mina la nostra salute psichica e, alla fine, sconfina nella fobia (per i vestiti), nell’atteggiamento compulsivo e persino nella psicosi. Già al primo livello, quello dell’irrefrenabile desiderio, l’alterazione comportamentale si percepisce benissimo, la percepiscono tutti coloro che stanno attorno, tutti coloro che, anche per breve tempo, passano vicino e la conseguenza è la comunicazione di un messaggio tutt’altro che favorevole alla rinormalizzazione del corpo e della sua nudità.

Per invogliare le persone a provare la nudità sociale, per convincere la società che il nudo è normale, per indurre le istituzioni a interrompere la loro fobia per il nudo, per pervenire a una rinormalizzazione sociale che permetta a chi lo desidera di vivere nella nudità ovunque e ogni qual volta le temperture lo consantano, il nudo è necessario viverlo in modo normale e non è normale mettersi nudi ad ogni costo!

Rinormalizza il mondo


Quando un’attività è considerata normale? Semplice, quando c’è, si fa e si mostra senza che nessuno senta l’esigenza di citarla specificatamente e continuamente, in pratica quando viene ignorata da chiunque ne venga a contatto.

Per rinormalizzare l’esposizione del corpo nudo bisogna portare e mostrare la nudità senza espressamente citarla di continuo.

Ecco che…

Non esiste l’escursionismo nudo o nudista o naturista, esiste l’escursionismo e stop! Stesso dicasi per la ginnastica, le feste, il lavoro, insomma per ogni altra nostra attività.

Non esistono le spiagge nude o nudiste o naturiste, esistono le spiagge e stop! Stesso dicasi per le piscine, le palestre, i ristoranti, le saune, insomma per ogni altra struttura.

Anche e soprattutto da qui deve passare la rinormalizzazione del corpo!

#rinormalizzailmondo





Naturismo: storia completa alias quello che pochi dicono (e sanno)


Da sempre ne parlo, purtroppo inascoltato persino dagli amici più vicini, finanche da coloro che partecipano alle mie attività di VivAlpe. Però sapevo esserci in giro almeno un documento che potesse dare sostegno alla mia idea, del resto mica nata per caso ma leggendo, ma non lo trovavo.

Ora l’ho trovato: è l’articolo sul blog di una persona che da tempo conosco ma con la quale, dopo la mia cacciata da Facebook, avevo perso i contatti: Nico Valerio, scrittore e voce estremamente competente nel settore, vedi la sua biografia su Wikipedia.

L’articolo è lungo, la parte che riguarda espressamente il mio discorso è l’ultimo terzo (da –QUANTI FINTI “NATURISTI”, IN REALTÀ SOLO NUDISTI !– in avanti), ma consiglio vivamente di leggere anche i primi due terzi che vi daranno la conoscenza completa sul vero Naturismo, quello storico e antico, ben diverso da quello attualmente pubblicizzato e venduto. Ci troverete i motivi etimologico-culturali per i quali da sempre preferisco definirmi nudista invece che naturista (quelli socio-comunicativi se mi avete letto con attenzione dovreste conoscerli ormai bene, altrimenti vedete qui).

Scritto nel 2008 nella parte relativa al naturismo come oggi inteso (l’ultimo terzo) ci sono affermazioni su situazioni che invero sono nel frattempo in parte cambiate (alcune in meglio), ma questo nulla toglie alla qualità del testo.

Nico Valerio
"NATURISMO. Storia del movimento che ha inventato la vita sana e la Natura."

Rieducare al nudo? Ci vogliono le parole giuste!


Si potrebbero vendere lavatrici facendo pubblicità al sapone? Direi proprio di no.

Così non è possibile rieducare alla nudità parlando di naturismo, certo il naturismo contempla il nudo ma non è un suo sinonimo (l’idea originaria di Naturismo risale al Romanticismo e non contemplava la nudità, che è stata inserita solo di recente, per altro come aspetto rilevante ma non dominante).

Sarebbe corretto attribuire all’auto i pregi derivanti dai pneumatici montati? Certo che no.

Così non è corretto attribuire al naturismo i tanti positivi effetti della nudità, siano essi individuali che sociali.

Parlando con se stessi o con chi già partecipa al naturismo e al nudismo si utilizzi pure il termine preferito per definire il proprio stile di vita, il proprio pensiero, la propria visione, ma se si vuole rieducare la società al nudo è necessario comunicare usando le parole giuste (e il più chiare possibile): nudismo, ma soprattutto (e meglio) nudo e nudità!

Naturismo, nudismo e paure


Non è un’esclusiva del naturismo, ovviamente, ma è in questo contesto che, nonostante qualcosa stia cambiando, si rileva più forte e presente la tendenza a farsi dominare dalla paura, in particolare dalla paura di osare: l’ostinazione a usare una parola (talvolta appropriata ma spesso no) che fa pensare alla natura (naturismo) e non al nudo (nudismo), l’ostinazione ad accettare l’esilio in piccole isole di spazio, l’ostinazione a giustificare e sopportare recinti e limitazioni, l’ostinazione a vedere impedimenti legislativi anche dove invero ci sono solo convenzioni giuridiche e sociali (e le convenzioni cambiano, si possono cambiare, si devono far evolvere), l’ostinazione a preoccuparsi dei pochi che manifestano fastidio ignorando i tanti che si dimostrano indifferenti (ovvero ben disposti a condividere gli spazi e gli ambienti con chi è nudo), l’ostinazione ad attendere che siano gli altri a cambiare opinione sul nudo, l’ostinazione ad addebitare ad altri le difficoltà di accettazione del nudo.

“Il naturismo è rispetto degli altri” è scritto nella sua definizione, si certo, ma quando gli altri non rispettano te, quando gli altri si oppongono alla manifestazione dei tuoi diritti, quando gli altri seppur pochi pretendono che sia tu ad adeguarti alle loro vergogne, quando gli altri impongono alla società la loro malattia, beh, allora forse è opportuno reagire: il rispetto dev’essere bidirezionale, altrimenti non funziona.

Non esiste cambiamento sociale senza pressioni, senza forzature, senza discesa in campo dei diretti interessati, senza… coraggio!

Un falso problema


Chi non vive la realtà del nudo sociale ha talvolta un dubbio che, appena possibile, si trasforma in una domanda: “e se ho un’erezione spontanea?” Similare questione, scorrendo nelle reti sociali e sui blog, appare essere un argomento alquanto dibattuto anche tra coloro che si dicono nudisti o naturisti.

Se per i primi ci può stare, per i secondi mi sovviene il dubbio che, invero, frequentino ben poco l’ambito realmente nudista o abbiano delle perversioni o stiano solo cercando una scusa per pubblicare fotografie di peni eretti: in vent’anni di nudo sociale portato in vari contesti, da quelli espressamente nudisti a quelli di abbigliamento facoltativo, dai raduni con diverse centinaia di persone a quelli di poche persone, dalle spiagge alle escursioni in montagna, dalle saune alle cene o pranzi, e via dicendo mai, e ribadisco mai, mi è capitato di vedere un’erezione, MAI!

P.S.
Qualcuno a questo punto sarà subito pronto a rilevare la cosa, quindi diciamolo ben chiaro… Le pubbliche erezioni non spontanee sono state escluse dal contesto in quanto appartengono ad ambienti e ambiti che con la filosofia del nudo sociale hanno nulla a che fare, a personaggi che non sono assolutamente iscrivibili nella schiera di coloro che hanno abbandonato le vesti per una sana educazione al nudo: dei vili infiltrati diseducati alla normalità del corpo proprio da una società che rifugge dal nudo.

Naturismo, nudismo, nudo, quale termine?


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Il lessico è avulso alla volontà di differenziare, ovvero alla tanta temuta e deprecata etichetizzazione delle cose e delle persone: le parole non hanno volontà, la volontà è propria delle persone e sono queste ultime, caso mai, a dare etichette e attraverso queste compiere atti di differenziazione e discriminazione.

Il lessico è questione tutt’altro che accademica: attraverso il lessico possiamo comprenderci, possiamo trasmettere messaggi comprensibili, fare in modo che gli altri possano capire con precisione quello che vogliamo dire. Insomma, attraverso il lessico comunichiamo e:

  • un lessico errato comporta una comunicazione fallimentare;
  • per una comunicazione efficiente è necessario usare un lessico corretto.

Ai fini della corretta comunicazione usare le parole corrette è, quindi, una necessità irrinunciabile: ve lo immaginate un mondo senza parole, o un mondo dove ognuno dia il significato che vuole alle parole che utilizza?

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Nell’ambito del nudo si sono nel tempo formati due termini (che in inglese sono anche tre o quattro) e che oggi vengono utilizzati spesso in modo ormai dislocato, ovvero dissociato dalla loro origine terminologica, e totalmente arbitrario, creando una confusione immensa e così assolutamente deleteria al mondo stesso del nudo sano, educativo e lecito: naturismo e nudismo.

Ho già scritto molto a proposito, c’è anche in questo blog un glossario apposito per chiarire la questione, eppure l’ostinatezza umana, l’abitudine, l’individualismo, l’ignoranza comunicativa fanno si che la cattiva abitudine perseveri e, con l’aumentare delle persone che si aprono al nudo come aspetto fondante del loro modo di vivere, vada aumentando la confusione, specie in coloro che sono lontani da questo elemento sociale.

Pur nella considerazione che la soluzione ottimale, quella in assoluto più corretta, sarebbe il non dover fare specificazioni di sorta (il nudo, esattamente come l’essere vestiti di rosso piuttosto che di nero o di blu, è, sarebbe e dovrebbe essere uno stato di normalità e pertanto non dovrebbe essere necessario qualificarlo e specificarlo) allo stato attuale delle cose è comunque importante fare chiarezza e sperare che ci si voglia rendere conto del male che, utilizzando in modo improprio i tre termini di cui sto disquisendo, si fa a ciò che si vorrebbe proteggere e, possibilmente, diffondere.

Con le semplificazioni necessarie al contenimento delle righe di testo, ecco un sunto di quanto già scritto in precedenza e che, insieme al Glossario Nudo, invito a leggere per farsi un’idea più completa e precisa della questione.

Se vogliamo fare riferimento al nudo di per se stesso o a un momentaneo stato nel nudo dobbiamo parlare di nudità (invero nudo e nudità sono termini spesso invertibili tra loro, solo il costrutto logico grammaticale della frase può a volte richiederne un utilizzo più preciso).

Se vogliamo fare riferimento alla nudità come attitudine quotidiana o come desiderio di pervenire alla rinormalizzazione del nudo dobbiamo parlare di nudismo.

Il naturismo esiste solo in combinazione con altri aspetti: ecologia, rispetto ambientale, immersione nella natura ed eventualmente anche alimentazione vegetariana o vegana. Quindi il termine naturismo lo dovremmo utilizzare solo ed unicamente per fare riferimento a…

  • quella particolare forma di nudismo dove la nudità non è l’aspetto unico e predominante, bensì una strada (una tra le altre possibili, anche se certamente la più efficiente) per arrivare al contatto con la natura; lo stare nudi, ad esempio, in casa, in una piscina, in un villaggio o in resort non sono da definirsi come naturismo, bensì come nudismo;
  • quella specifica concezione di vita dove allo stare in nudità si abbina indissolubilmente e costantemente il rispetto per l’ambiente e il desiderio di viverlo quanto più integralmente possibile; se non sono ecologico e non rispetto l’ambiente (certo qui si pone un problema di definizione visto che ad oggi è pressoché impossibile esserlo sempre e costantemente, ma questo esula dagli obiettivi di questo articoletto) posso essere un nudista ma non sono un naturista;
  • quegli ambienti dove il rispetto per la natura e l’ecologia sono caratteristiche fondamentali, quindi ogni struttura diversa da grotte, capanne di paglia o altri elementi naturali (non tagliati) sarebbe esclusa dal contesto (invero essendo il naturismo un concetto mentale umano non avrebbe senso attribuire il termine ad oggetti inanimati e, quindi, non pensanti, ma diamo per buona l’estensione semantica).

Alcuni esempi:

  • piscina (hotel, resort, villaggio, ristorante, eccetera) a nudità consentita, al limite piscina (hotel, resort, villaggio, ristorante, eccetera) nudista, non ha senso piscina (hotel, resort, villaggio, ristorante, eccetera) naturista (struttura artificiale e magari al chiuso, quindi non in contatto con la natura), sarebbe come definire ecologista un ristorante vegetariano;
  • ha senso ma è poco efficiente (in quanto indiretto) affermare che il naturismo è positivo ai fini dell’accettazione di se stessi e del proprio corpo, è il nudo che apporta tale preziosissimo cambiamento psicologico, quindi è più corretto parlare di nudità e di nudismo;
  • di logica in sauna ci si dovrebbe stare nudi e, pertanto, non avrebbe senso aggettivare la sauna con i termini in questione, allo stato di fatto delle cose (poche sono le saune dove ci si può stare correttamente nudi) e volendo specificare che il nudo è esteso anche fuori dalle cabine sauna (visto che è raro trovare tali strutture) il termine da utilizzare è quello di “nudità consentita” (invero sarebbe più corretto apostrofare le altre strutture con “obbligo di costume”).

Nessuna volontà di etichettare o di voler differenziare in modo critico e giudicante cose, persone e azioni, solo l’esigenza di comunicare in modo efficiente e, quindi, costruttivo, corretto, positivo e premiante, unica strada per arrivare a far comprendere i tanti e importanti valori della (ri)normalizzazione della nudità!

Per abitudine preferisco evitare di supportare i miei pareri riportando voci altrui, lo ritengo come un segno di insicurezza verso se stessi, come incapacità d’essere logici ed efficientemente comunicativi, troppi usano solo citazioni, molti scrivono poco di loro e condiscono quel poco con varie citazioni. In questo caso, però, avendolo trovato molto interessante, voglio invitarvi a leggere questo articolo di un blogger americano che ha fatto il mio stesso percorso mentale, comunicativo e lessicale, anche se abbinandolo ad una certa paura per le etichette (paura che io ritengo di base sbagliata: come comunicheremmo senza le etichette).

Riflessioni sulla terminologia della nudità sociale di Naked Wanderings

Una semplice questione di logica (linguistica, comunicativa e altro)


Finché per fare riferimento alla nudità si userà erroneamente la parola naturismo anziché quella corretta di nudismo, il nudo non potrà mai essere rinormalizzato.

Segnali di rinormalizzazione del nudo


Ottimo, L’Associazione dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori si prende carico di pubblicare sul proprio sito, e senza avanzare critiche o inopportune considerazioni, un articolo che riguarda il nudo e il nudismo. Direi un importante segno di normalizzazione del nudo e del vivere nella normalità del nudo. Ora servono altri importanti segnali, serve l’apertura delle istituzioni, il coinvolgimento degli impresari, l’applicazione negli ambiti lavorativi dove è stato ormai palesemente dimostrato che l’abbattimento delle barriere psicologiche date dall’abbigliamento comporta notevoli vantaggi sia per il lavoratore che per l’azienda., Per ottenere questi ulteriori segnali è necessario che il maggior numero possibile di persone si attivino per informare, per diffondere, per segnalare, per divulgare la normalità del nudo e di ogni articolo che in normalità ne parli. Grazie!

ADUC > Perchè il nudismo/naturismo è positivo per i bambini

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Divulgare il nudismo: aspettare o andare?


Foto di archivio


Ricordate il mio articolo “Sono stato a una festa”? Bene, dopo quella bellissima esperienza, dopo che lo scorso anno all’ultimo avevo dovuto rinunciare, quest’anno volevo fortemente ritornarci per rivivere quel sentimento di amicizia, quell’apertura che, per ora, solo poche comunità hanno materialmente mostrato nei confronti del mio modo di vivere che si estende al camminare in montagna. Qui, nel comune di Braone, ormai, se non proprio tutti, molti mi conoscono quantomeno di nome, sanno che i vestiti li indosso solo quando proprio non ne posso fare a meno, alcuni mi hanno anche incontrato durante le mie uscite sui monti della zona, e sanno che annualmente ci porto un gruppo di amici, a parte i gruppi dell’oratorio e di Campo Tres, uno dei pochissimi gruppi che qui salgono a fruire dei servizi dell’ottimo rifugio, hanno ben presente anche questo e lo considerano un bel punto di forza. Così desideravo anche che queste magnifiche persone potessero conoscere alcuni dei miei amici ed ho di conseguenza inserito questa uscita nel programma 2017 di VivAlpe, il programma nato e cresciuto per far conoscere, e magari provare, la normalità del camminare nudi.

Sebbene dovessero salire per conto loro essendo io impegnato in una perlustrazione alquanto impegnativa e lunga, tre amici hanno aderito e mi hanno raggiunto al Prandini. L’accoglienza è stata quella che mi aspettavo, la stessa che avevo ricevuto io due anni addietro, un’accoglienza sincera, assolutamente priva di finzioni, ma, come speravo (e pensavo), le cose sono andate anche oltre, quest’anno si è manifestato un certo interesse. Mi sono state formulate alcune domande, circostanziate, mirate, ma pur sempre importanti e rivelatrici. Il tutto è partito dall’affermazione pubblica di una signora “loro sono quelli che girano nudi qui sui nostri monti”, al che subito uno ha risposto “nudi, ma va, no, se incontrano i guardaparco?”, riprende il pallino la signora e: “che differenza c’è tra nudisti e naturalisti?” (beh si proprio così, come ho avuto modo di scrivere molti confondo naturisti e naturalisti, ancora prima che potessi farlo io qualcuno più informato ha corretto la domanda e spiegato la differenza tra naturisti e naturalisti), “ho sempre pensato che i naturisti fossero coloro che amano la natura!” (eh, eh, la signora ha perfettamente ragione e lo dico ormai da anni: questo è il vero senso etimologico della parola e, volenti o nolenti, non possiamo alterarlo a nostro discernimento, per altro il suffisso ista va applicato al carattere prettamente distintivo di un’attività, ti piace andare in moto sei motociclista, ti piace costruire modellini sei modellista, ti piace scalare le Alpi sei un alpinista, ami la natura sei un naturista, ti piace stare nudo sei un nudista, non ci si scappa).

Altre faccende spostano l’attenzione e il discorso cade, riprende un’ora dopo quando l’arrivo degli altri miei compagni riattiva l’interesse: “scusate qui si chiedono alcune cose ed essendo io quella che fa le figure mi faccio avanti, perché camminate nudi?”, “c’è dietro una particolare filosofia?”, “che cosa avete voi di differente da noi?”. Qui, a parte la logica e perfetta, anche se un poco destabilizzante (per l’interlocutore), risposta di Cristina “niente”, si stava per avviare un discorso che poteva darci l’appiglio giusto per arrivare alla formulazione dell’invito: “venite, partecipate, osservate, percepite e, quando vorrete, provate”. Purtroppo le prime avvisaglie del temporale e lo spostamento dell’attenzione dell’interlocutrice verso altre questioni ci hanno interrotti, ma il seme è gettato, il primo aggancio è stata generato, sarà poi facile riattivarlo, sarà addirittura facile che si possa riattivare da solo.

Il resto della mattinata passa all’interno del rifugio ascoltando il rumore degli scrosci d’acqua, alternando chiacchiere di diverso genere e mangiando. Sul finire del pranzo una persona conosciuta in mattinata e con la quale già avevo parlato ma solo di montagna e trail, viene catturata da Riccardo che gli parla del mio lungo viaggio di TappaUnica3V, da qui nasce una richiesta di maggiori dettagli alla quale faccio seguire l’ovvio invito di venirmi a leggere sul mio blog. Nel frattempo il temporale si esaurisce e lascia il passo ad un debole sprazzo di luce e di sole, di comune accordo si decide di approfittarne per rientrare a valle prima che possa arrivare nuova pioggia. Io devo muovermi in direzione opposta a quella di tutti gli altri per cui ci salutiamo con il sottinteso augurio di vederci nuovamente, magari riprendendo il discorso rimasto in sospeso, per ora la certezza che qui possiamo continuare a venirci, che qui possiamo muoverci in libertà con meno attenzioni e preoccupazioni di quelle che, purtroppo, ad oggi dobbiamo comunque sempre avere.

Qualcuno potrà osservare che siamo dovuti rimanere vestiti e che così abbiamo ceduto alla forza dei tessili, niente di più sbagliato: noi non abbiamo ceduto nulla a nessuno, abbiamo, così come tutti spesso fanno, solo volontariamente deciso di partecipare ad una festa in un contesto non nudista, a differenza di quanto molti fanno noi, però, ci siamo andati senza nasconderci dietro le nostre vesti, ci siamo andati con il preciso intento di farci individuare per “quelli che vengono nudi”, di poter parlare del nostro andare nudi, d’essere vestiti nel corpo ma nudi nell’animo e nelle parole. Così è stato e i risultati sono incontestabili, sono quei risultati che da almeno due anni ho capito essere raggiungibili solo smettendola di vivere nel terrore d’essere identificati come “quelli che stanno nudi”, smettendola di nascondersi, smettendola di predicare l’autodifesa del territorio attraverso l’obbligo assoluto della nudità, smettendola di aspettare che gli altri comprendano e abbraccino la scelta nudista, bisogna manifestarsi, accettare e promuovere la promiscuità (brutta parola che spesso viene utilizzata in modo negativo ma che qui devo necessariamente utilizzare nella sua positiva valenza), capire che solo la condivisione degli spazi può darci spazio, capire che se io obbligo gli altri avranno paura di perdere spazio, capire che non c’è la paura di vedere persone nude ma quella di doversi per forza mettere a nudo, comprendere che se io attivo un forte meccanismo di difesa gli altri a loro volta faranno lo stesso e saranno solo i grossi numeri, quelli che noi per ora non abbiamo, a fare la differenza e decretare il vincitore.

Dobbiamo muoverci, spostarci, alzare il nudo culo dalla salvietta, e portarlo, vestito ma nudo, tra quegli altri che, così come pretendiamo facciano loro, dovremmo smettere di chiamare “altri”. Sono persone, solo persone, persone che ancora devono scoprire quello che noi abbiamo già scoperto, così come noi potremmo dover scoprire cose che loro hanno già scoperto: tutti abbiamo sempre qualcosa da imparare da tutti, tutti abbiamo sempre limiti e paure, tutti abbiamo da comprendere e capire, tutti!

“Ne abbiamo piene le… sentenze”


Come tutti ormai dovrebbero ben sapere, in merito al nudo pubblico (perché in privato, almeno in Italia, ognuno può fare quello che vuole) la legislazione italiana si mantiene assai vaga lasciando a chi gestisce l’ordine pubblico e ai giudici l’onere di decidere caso per caso. Una situazione per certi versi ideale potendosi così adattare all’evoluzione dei tempi, per altri invece negativa visto che in Italia le sentenze non fanno legge, che i giudici non sono tenuti a conformarsi alle scelte di un loro collega e nemmeno della Cassazione, che è ben evidente quanto anche in giurisprudenza spesso le convinzioni personali prendano il sopravvento sulla realtà dei fatti, che mancando un principio preciso su cui fondare la discussione il tutto diviene un azzardo, che in italia le istituzioni sono assai lente ad adeguarsi al cambiamento sociale, che gli amministratori comunali (Sindaci in primis) sono assai più attenti alle voci degli “amici di partito” che a quelle della gente nel suo insieme, eccetera, eccetera. Nonostante tutto, però, a partire da una prima sentenza favorevole ai nudisti (anno duemila) ne sono seguite diverse altre similari di giudici di ogni ordine e grado, si è così inquadrata una nuova convenzione giuridica che, osservando e facendo proprio l’evidente cambiamento dell’opinione comune nei confronti del nudo, lo ritiene accettabile in una larga tipologia di situazioni, di sicuro in tutti quei luoghi dove da tempo è consuetudine stare nudi, in diversi casi anche in contesti dove il nudo non è tipico, ad esempio zone isolate e difficili da raggiungere come le calette delle scogliere di mare e certi reconditi pascoli alpini, ma anche zone meno isolate e più frequentate qualora comunque periferiche ai grandi centri e al momento desertiche, vedasi certi sentieri di montagna. Materialmente possiamo dire che, entro certi limiti, il nudo pubblico è oggi giuridicamente legittimo.

Ehm, oggi? Purtroppo il “recente” decreto legge sulla depenalizzazione dei reati minori ha un poco rimescolato le carte in tavola e… sebbene siffatto decreto legge non dovrebbe invero avere influenza sulla predetta convenzione giuridica favorevole al nudismo, succede che, visto l’importo a tre e persino quattro zeri (si osservi che, per fare un solo esempio, chi guidando un natante in modo irresponsabile travolge e uccide un subacqueo rischia al massimo un’ammenda a due zeri) delle sanzioni corrispondenti e con la complicità di altra, più vecchia, variazione legislativa che rende assai complesso e gravoso opporsi alle sanzioni, le amministrazioni comunali, non dovendo più fare necessariamente ricorso ai giudici (che, come detto, andrebbero ad annullare le denunce), magari nemmeno ai Prefetti (che, assimilando le decisioni dei giudici, pure avevano iniziato a stralciare le denunce), ed essendo sempre alla caccia di introiti economici, ne hanno approfittato per ridare vigore alla caccia al nudista e sono così fioccate a destra e a manca le contravvenzioni. Vero che qualcuno, l’onorevole Luigi Lacquaniti, si è mosso per chiedere una rivalutazione legislativa dell’importo di tali sanzioni, ma vero anche che la risposta del diretto responsabile è stata molto più che evasiva come si evince da un pdf ufficiale della Camera: la risposta del ministro non prende affatto posizione sul punto del nudismo, ma si limita a un lungo sproloquio sulla depenalizzazione e ricorda che entro 18 mesi sono possibili interventi correttivi, ma dice anche che “non sono allo studio da parte di questo ufficio iniziative normative nella materia oggetto di doglianza” e che anzi “nessuna osservazione, in punto di adeguatezza [delle sanzioni], è stata comunque sollevata dalle altre amministrazioni interessate alla delega”, insomma una chiara e forte, sebbene subdolamente celata con le solite formule tanto care ai politici, affermazione di diniego. Per altro, per quanto riguarda il nudo l’intervento più corretto sarebbe ben diverso dalla semplice riduzione delle sanzioni (che equivale a ribadire quell’illiceità del nudo che ormai la convenzione giuridica aveva invece annullato): un’esplicita dichiarazione di esclusione del nudo dal contesto degli atti contrari alla pubblica decenza (e anche da quello, invero assolutamente inapplicabile ma che spesso veniva e viene utilizzato dalle forze dell’ordine, degli atti osceni in luogo pubblico), stop! Poche parole chiare, semplici e inequivocabili.

Purtroppo siamo ben lontani dal poterci aspettare questa semplice e chiara azione e le sanzioni fioccheranno ancora a lungo, così… così qualcuno, l’Associazione Naturista Italiana (ANITA), si è mosso e al grido di “ne abbiamo piene le sentenze” ha dato i natali ad un Fondo di Solidarietà Naturista grazie al quale intanto poter dare assistenza legale a tutti coloro (associati e, cosa assai rilevante, praticamente una gradita rivoluzione rispetto alle consuetudini associative, non associati) che incapperanno in dette opportunistiche e ufficiosamente illecite sanzioni amministrative, e poi (che è forse il punto di maggior forza dell’iniziativa) poter intraprendere azioni giuridiche verso quelle amministrazioni pubbliche che, andando in controcorrente rispetto alla convenzione giuridica e all’opinione comune, continuino a molestare chi se ne sta semplicemente e pacificamente nudo. A tal ragione l’ANITA ha avviato una raccolta fondi aperta ovviamente a tutti, nudisti e non nudisti, soci e non soci, italiani e stranieri. Insomma, chiunque abbia a cuore il concetto di libertà, chiunque pensi che le persone quando non provocano ad altri reali danni materiali debbano essere libere d’agire secondo propria coscienza, chiunque ritenga doveroso il reciproco rispetto dove reciproco sta a indicare la bilateralità dell’azione e rispetto sta a indicare la considerazione dell’effettiva limitazione in carico alle due parti (raramente simmetrica), chiunque abbia a cuore l’oggettività delle azioni istituzionali, chiunque ritenga che il politico non debba governare solo in ragione di chi lo ha eletto ma anche in ragione di tutti gli altri, del bene comune all’interno della comunità che amministra, ecco chiunque sia per la democraticità delle cose e delle istituzioni è invitato a partecipare, qui (pagina News sul sito di ANITA) trovate tutte le informazioni necessarie all’effettuazione del versamento e qui (pagina Verbali e Bilanci di ANITA), ai fini della massima trasparenza, trovate l’evidenza materiale dei versamenti fatti.

Finalmente una bella vera iniziativa pro nudismo e pro democrazia, sosteniamola, visto quante sono le istituzioni che si approfittano della situazione per rimpinguare le proprie casse è assai importante la partecipazione del maggior numero possibile di “amici della democrazia e della libertà”.

Grazie ANITA, grazie!

Raduno Nazionale 2017 de iNudisti


Dopo due anni di giustificata assenza, io e mia moglie siamo tornati a questo importante raduno ritrovandovi una piccola parte di conoscenze e tante persone nuove, in particolare si nota una sensibile diminuzione dell’età media, con la presenza di almeno quattro bambini (dai pochi mesi ai sei anni), e un bell’incremento delle presenze femminili, due inequivocabili segni di quanto il nudismo stia educativamente (ri)allargandosi nel tessuto sociale italiano.

Partiti da casa nel primissimo pomeriggio del venerdì, seppure infastiditi dal forte calore di una giornata afosa, il viaggio andava svolgendosi nel migliore dei modi finché, approssimandosi a Carpi, compaiono le segnalazioni di coda: la solita coda che qui si forma a causa (mannaggia a chi s’inventa certe cose) di una strozzatura da due corsie di marcia ad una sola, oggi per giunta complicata dalla presenza di un cantiere (ma perché in Italia non si riesce mai e ripeto mai, a fare un viaggio superiore ai cento chilometri senza trovare cantieri?). Finalmente eccoci in A1, qui le quattro corsie permettono di viaggiare agevolmente nonostante un traffico abbastanza sostenuto e la presenza dei soliti intelligentoni che viaggiano a bassa velocità mantenendosi, nonostante le corsie più a destra perfettamente libere, costantemente in terza o quarta corsia (ma lo conoscono il Codice della Strada?). A fronte di tutto siamo comunque quasi a Bologna e, vedendoci ormai a destinazione, felicemente imbocchiamo l’Adriatica. A destinazione? Giammai! Eccoci incolonnati in otto chilometri di coda causati da un incidente (scopriremo poi che si tratta di un camion rimasto in panne nel bel mezzo della prima corsia di marcia), alla fine il superamento del tratto che aggira la città di Bologna ci porta via quasi quanto il ben più lungo tratto da Desenzano a Carpi. Passata anche questa, velocemente perveniamo all’uscita di Castel San Pietro Terme (che bello avere il Telepass, fuori in pochi secondi), mancano solo una trentina di chilometri all’arrivo, possiamo dirci arrivati. Nuovamente la realtà è ben diversa dall’immaginato: quasi subito mi trovo davanti uno scuola bus che viaggia a passo d’uomo, impossibile il sorpasso, poco dopo un altro scuola bus esce da un piazzale e s’infila davanti: devo restare dietro per una decina di chilometri. Quando i due scuola bus finalmente cambiano strada, pochi metri e un trattore mi si piazza davanti: cavolo, mica poteva aspettare che passassi? Un paio di chilometri e finalmente ho strada libera. Faccio sfogare il motore affrontando il bel tratto di collina in modo sportivo e velocemente mi avvicino sempre più alla meta odierna: l’agriturismo Cà del Becco, collocato sulla sommità di una rotondeggiante collina dalla quale lo sguardo naviga su e giù per le altre colline tagliate da varie variazioni di colori e cosparse di isolati cascinali. Piantiamo la tendina e attendiamo l’orario di cena. Nel frattempo arrivano altri radunanti e l’attesa diviene più movimentata, saluti e chiacchiere si sommano uno all’altro. Vengono aperte le danze: un saporitissimo antipasto a base di salumi, tra i quali un inusuale e buonissimo salame di capriolo, e formaggio di capra insaporito con erbette, il tutto accompagnato dal gustoso e morbido gnocco fritto; un doppio primo altrettanto gustoso; un più classico roast-beef all’inglese ci conduce con leggerezza alla dolcezza finale. Si paga e tutti a dormire.

Sabato mattina ore sei, dopo una notte tranquilla, anche se per me in parte insonne e dolorosa (nonostante la tenda piccola ho scelto di usare i materassini gonfiabili alti e ho dovuto dormire rannicchiato), in attesa della colazione io e mia moglie percorriamo il sentiero che, discendendo la collina e passando tra diversi biotipi, porta al Santuario della Madonna del Rio: sono, tra andata e ritorno, tre chilometri di strada con un duecento metri di dislivello (andata in discesa, ritorno in salita), abituati a camminare li percorriamo in meno di un’ora, compreso il tempo per leggere i vari cartelloni descrittivi, quello perso per individuare la strada corretta ad un primo bivio dove un cancello appariva non apribile, altra breve digressione per attendere l’allontanamento di un toro e la brevissima sosta in fondo al percorso. Rientrati all’agriturismo facciamo la colazione condita da ottimi pasticcini fatti in casa e da una saporitissima frutta (invero c’erano anche latte di capra fresco e caldo e diversi tipi di yogurt, in ottemperanza al nome della struttura sempre di capra, che noi, però, non abbiamo assaggiato). Si parte per il luogo del raduno che raggiungiamo senza problemi in meno di mezz’ora, siamo tra i primi e possiamo parcheggiare sul lato del piazzale che resterà all’ombra per tutto il giorno. Tolti tutti i vestiti e preso quanto ci serve, ci incamminiamo per il breve sentierino che adduce all’Oasi di Zello, piccolo cascinale circondato da prati e boschi quasi incontaminati destinato dai suoi proprietari, quelli del Villaggio della Salute Più, alla nuda frequentazione. Maria, mia moglie, individua subito due sdraio piazzate in posizione strategica sotto le ampie e ombrose fronde di un grosso castagno, mentre io pago l’ingresso lei le raggiunge e le occupa: qui, salvo brevi allontanamenti per salutare gli amici che man mano arrivano, passeremo comodamente sdraiati l’intera mattinata, prima soli poi in compagnia di alcuni compagni di escursione: quest’anno ho ufficialmente coinvolto anche gli Amici di Mondo Nudo e nella mattinata qui ci ragigungono Angelo, Daniela, Pier e infine Vittorio. Nel pomeriggio prepariamo la zona per la prima parte del momento dedicato a Mondo Nudo, purtroppo l’unico punto dove poter appendere i pannelli fotografici creati da Vittorio è in pendenza e quando chiamiamo a raccolta le persone ci viene richiesto di spostarci finendo, con disappunto di Vittorio, il nostro magnifico lettore, col fare la presentazione e la lettura lontani dallo scenario faticosamente allestito. Mi aspettavo una bella partecipazione a questo momento, invece solo una dozzina di persone seguono la mirabolante “esibizione” di Vittorio che, con fare altamente professionale, esegue le letture e, nonostante non abbia potuto usufruire di microfono e casse, sebbene un paio di persone presenti nei dintorni non si facciano riguardo e continuino rumorosamente a chiacchierare tra di loro, ci dona un piacevolissimo susseguirsi di sensazioni.

Risuonano nel prato i meritati applausi, pian piano usciamo dal limbo emotivo in cui Vittorio ci aveva condotti: è ora di passare al momento dedicato all’escursionismo! Prendo le fila del discorso, anticipo quello che andremo a fare e invito le persone interessate a indossare calzature più adeguate delle ciabatte. Alcuni di coloro che hanno seguito la lettura si allontanano, sostituiti da pochi altri: deludente il limitato numero di persone che mi seguono per il prato in direzione del sentiero che sale la collina, soprattutto considerando che ci troviamo in un’oasi definita naturista, che la maggioranza dei presenti amano definirsi naturisti piuttosto che nudisti, uhm evidentemente il naturismo non è amare e praticare la natura ma piuttosto osservarla da lontano restandosene immobili sulle sdraio! Approfitto d’una zona ombreggiata per fare il primo punto didattico: quali scarpe usare? come allacciarle? Ripartiamo e ci portiamo alla base di una salita più sostenuta, secondo punto didattico: come si mettono i piedi? come ci si muove? come si affronta una salita? Nasce qualche domanda, in particolare attorno al camminare a piedi nudi. Percorriamo la salita, ci prolunghiamo oltre i limiti dell’oasi per allungare un poco il breve anello disponibile e per disporre di una prima discesa non particolarmente accentuata. Come si affronta una discesa? Spiegazione e sperimentazione, inizia la parte più delicata del momento didattico: se in salita più o meno tutti assumono un atteggiamento sostanzialmente corretto, in discesa avviene l’esatto opposto, i più assumono un atteggiamento scorretto. Nel traverso che porta alla seconda e ben più ripida discesa spiego l’atteggiamento da usare camminando sui diagonali, purtroppo alcuni si stanno perdendo in chiacchiere diverse: già, le cose che sto dicendo appaiono scontate e molti, spesso proprio quelli che più ne avrebbero bisogno, le considerano banali e inutili. Eccoci al lungo discesone finale ed eccoci alla cosa più difficile da farsi eppure la più utile e necessaria: alcuni ci provano e alcuni ci riescono, tutti dovranno comunque lavorarci sopra, qui l’obiettivo non è quello d’insegnare ma solo di far capire che esistono delle tecniche di cammino e che non sono scontate. Al secondo più breve giro una buona parte si dilegua: fa troppo caldo è vero, ma… l’escursionista si vede in questi frangenti! Comunque mi sembra che il segnale sia arrivato a destinazione, verificheremo nelle prossime uscite di VivAlpe e, per i discoli, saranno bastonate eheheh. Ancora un’oretta, Vittorio deve ripartire per casa, lo aiutiamo a caricare i bagagli, lo salutiamo e poi ci appropinquiamo alla semplice cena (piadina e salsiccia) organizzata dallo staff de iNudisti con l’aiuto dello staff dell’oasi. Arriva Cristina, reduce da un matrimonio gli mancano molte cose, innanzitutto i viveri, poi materassino e sacco a pelo, rimediamo alla meglio. Inizia il momento serale, parte la musica e iniziano le danze: chissà mai perché, seppure la temperatura sia decisamente confortevole, a questo punto saltano fuori, in particolare per le donne, ma anche per diversi uomini, parei o addirittura vestiti interi, è un condizionato atteggiamento che, insieme a quello analogo che si osserva ai pasti, sconfessa alcune delle affermazioni tipicamente fatte a sostegno della nudità e rende assai più difficile sostenere il confronto con quei pochi che si oppongono strenuamente alla diffusione del nudo sociale!

Domenica mattina, come mio solito mi sveglio prima delle sei, poco dopo si sveglia anche Maria seguita a breve da Pier e Cristina. La sera prima Pier era uscito per un giretto e aveva incontrato diversi caprioli, quindi si arma di tutto punto e parte per una caccia fotografica, noi la prendiamo un poco più comoda e ci avviamo poco più tardi su per la collina. Incrociamo Pier che ridiscende dopo aver incontrato e filmato tre caprioli che pascolavano in un prato più in alto, proviamo ad andarci anche noi ma dei caprioli non c’è più segno, peccato. Ridiscendiamo e a un certo punto incappiamo nell’istruttivo segnale della natura: a lato del sentiero, troviamo un piccolo di capriolo, il ventre aperto mostra le costole e l’assenza d’interiora, ancora il sangue è rosso e poco rappreso, il fatto è successo da poche ore, alcuni piccoli fori sulla gola, certamente è stato ucciso da una volpe. Giunti a valle Pier ci mostra le riprese di un piccolo di capriolo che gli ha attraversato la strada poco dopo il nostro incontro.

Facciamo colazione e smontiamo la tenda, riprendiamo la nostra postazione strategica e, alternando dormitine a chiacchiere, facciamo passare la giornata. Nel pomeriggio, su sollecito di Francesca (già partita a metà mattinata insieme al marito e alla figlia), avrei dovuto ripetere il momento didattico escursionistico per altri tre radunanti, più volte mi porto alla loro collocazione ma non li trovo o non li riconosco, ma nemmeno loro mi contattano: forse non ne sono veramente interessati? Mi faccio il giro in solitaria provando la corsa che, salvo due brevi pause all’inizio e alla fine del tratto di più ripida salita, riesco a portare per l’intero anello. Si approssimano le sei della sera, è ora di prepararsi alla partenza, una bella doccia, si recuperano tutte le cose, si salutano gli amici, si carica l’auto e… partenza per un viaggio di ritorno assai più sereno di quello dell’andata: temperatura più confortevole, traffico meno intenso e nessuna coda. Siamo a casa, restano solo i ricordi di questo ennesimo bel raduno, meno intenso dei precedenti (quando ero parte dell’organizzazione) ma proprio per questo più rilassante e goduto.

Raduno Nazionale de iNudisti, un’esperienza da fare, un’esperienza da ripetere, un’ottima occasione per chi, anche temendo di non essere subito in grado di spogliarsi, volesse avvicinarsi al nudo sociale, una splendida opportunità per chi non comprende il motivo del mettersi a nudo. Raduno Nazionale de iNudisti, non una legenda bensì una realtà, una grande, magnifica realtà!

Due pesi due misure


Ormai sono discorsi che ho fatto più volte, discorsi sui quali avevo deciso di non ritornare più, ma l’evidenza dei fatti, nella fattispecie l’ultimo articolo di Lacquaniti “Messaggio in occasione del Festival nazionale naturista”, m’induce a riscriverci sopra.

Prendiamo certamente nota dell’impegno di Lacquaniti in relazione alla causa nudista, ho anche avuto modo di parlarne personalmente con lui in passato, e lo ringraziamo vivamente per questo. Siamo dispiaciuti del suo abbandono ma ne comprendiamo benissimo le motivazioni. Nel contempo rileviamo alcuni passaggi che, insieme a tanti altri segnali, dimostrano quanto ancora ci sia da lavorare affinché si formi una vera cultura nudista, affinché si torni a quella semplice visione del nudo propria della natura e propria delle genti fino a non molti secoli addietro.

  • Naturismo uguale amore per la natura, poco importa quello che abbia deciso una certa piccola comunità di persone pochi decenni fa, per molte persone il naturismo è e rimane l’amore per la natura e non il mettersi a nudo, che per loro è invece nudismo. Usare il termine di naturismo equivale ad una mancata consegna del messaggio o, peggio, a trasmettere un messaggio di vergogna e… “se persino loro hanno vergogna di parlarne, perché mai dovremmo noi anche solo interessarci alla cosa?”.
  • Naturismo e nudismo sono termini che evocano l’esistenza di una contrapposizione tra abitudini, quella dello stare vestiti (tessilismo) e quella dello stare nudi (naturismo o nudismo), evocare una contrapposizione significa alzare o far alzare delle barriere, sarebbe opportuno andare oltre e parlare delle attività che si fanno (nuotare, camminare, escursionismo, immersione, giocare a pallavolo, eccetera) senza ribadirne lo stato in cui si fanno se non attraverso piccoli riferimenti interni ai discorsi e/o le immagini delle stesse (e qui si facciano esame coloro che promuovono la necessità di non pubblicare immagini di nudo: stanno solo danneggiando la salubrità del nudo).
  • È incongruente palare di “naturismo è un movimento nato in opposizione al degrado della vita urbana, che persegue la vita all’aria aperta in armonia con la natura, quasi in sua simbiosi, nel rispetto della persona e dell’ambiente circostante, dove la nudità condivisa permette un sano sviluppo della salute fisica e mentale” e poi aggiungere “a favorire, mediante l’adozione di apposite iniziative di competenza, la pratica del naturismo disciplinando l’individuazione di apposite aree da destinare a campi naturisti per un utilizzo di tipo turistico-ricettivo: se una cosa è sana ed educativa non può essere contemporaneamente isolata in specifici e limitati contesti ambienti; se una cosa va limitata all’interno di aree e campi è evidente che la si ritiene malsana e poco educativa. Insomma il classico colpo al cerchio e uno alla botta e il mettere il piede in due scarpe sono atteggiamenti che soddisfano nessuno.
  • Siamo sicuri che basti una legge per convincere gli imprenditori ad aprire centri nudisti? Se osserviamo quanto avvenuto nelle regioni che la legge l’hanno già approvata e promulgata direi che la risposta dev’essere senz’ombra di dubbio un bel no! Materialmente in Italia nulla vieta di aprire un contesto privato (perchè tale è e sarebbe un villaggio nudista) dove sia possibile stare nudi eppure pochissimi l’hanno fatto e tra questi pochi ultimamente alcuni hanno fatto marcia indietro, perché? Cosa mai possiamo offrire al turista che vuole stare nudo? Possiamo essere competitivi coi vicini paesi dove il nudo può essere portato ben oltre le pochissime centinaia di metri di un’area nudista italiana? Sono stato in Corsica e avevo 4 km di spiaggia su cui camminare nudo, amici sono stati in Spagna e nudi potevano starci pressoché ovunque. Il turista nudista vuol stare a nudo il più a lungo possibile, mai accetterà di doversi continuamente rivestire per potersi spostare dall’alloggio alla spiaggia, dalla spiaggia al bar, dal bar al negozio e via dicendo!
  • Come sempre appare che in Italia senza leggi ad hoc nulla possa essere fatto, siamo in assoluto il paese al monto che ha più leggi e, nel contempo, quello in cui più manca la certezza legislativa e giuridica, che forse sia questo il problema? Ci sta bene che le leggi debbano essere il più generiche possibile, ma deve seguire che le sentenze facciano legge, troppo comodo che i giudici, in particolare quelli della Cassazione, possano sconfessarsi palesemente e giustificarsi con “ogni caso fa a sé”: i casi faranno a sè, ma la logica no, la regola (e la logica) del diritto non può fare a sé!
  • Bene, benissimo parlare di turismo, ma il nudismo va ben oltre, il nudismo è uno stile di vita e a questo ad oggi nessuno ancora ha pensato, anzi, si propongono leggi che, più o meno esplicitamente, più o meno volutamente, negano la possibilità di vivere nudi fuori dal limitatissimo contesto privato.
  • Concludiamo con la classica chicca presente in tutte le proposte di legge in merito al nudismo, portata avanti da tutti i proponenti di tali leggi, utilizzata come il prezzemolo da tutti coloro che avanzano netta opposizione al nudo sociale, purtroppo propagandata anche da molti nudisti e, ancora peggio, da certi rappresentanti del nudismo, oops, naturismo visto che questi ultimi così amano dire… “Nel rispetto di coloro che la pensano diversamente”. È la solita manfrina, una manfrina che pare esistere solo per il nudo: nessuna legge chiede il rispetto di chi non sopporta il crocifisso appeso in ogni dove; nessuna legge chiede il rispetto di chi desidera non essere costretto a sentire le messe trasmesse da potenti casse audio appese fuori dalle chiese; nessuna legge chiede il rispetto di chi non sopporta la vista dei tatuaggi o dei piercing; tanto per fare solo alcuni esempi, ma si potrebbe andare avanti molto a lungo. È innegabile: logica vuole che se un qualcosa infastidisce qualcuno, ma non gli apporta lesioni fisiche o danni economici, sia questo qualcuno a risolversi il suo problema, vuoi abituandosi a quanto lo infastidisce, vuoi evitando di mettersi nelle condizioni di dover subire il fastidio; mai, però, costui può pretendere che sia l’altro a doversi adeguare al suo fastidio. Così, infatti, seppur tra difficoltà e opposizioni più o meno grandi, è avvenuto o sta avvenendo per l’omosessualità e i matrimoni tra pari sesso, per l’emancipazione femminile, le minigonne e la contraccezione, per la sessualità e la convivenza, per gli uomini rasati a zero o/e depilati, per i tatuaggi e i piercing, per i diritti dei cani e degli altri animali in genere, per l’ecologia e il rispetto ambientale, per la società globale e l’integrazione razziale, per tante, tantissime altre cose. Così hanno ragionato gli amministratori della metropoli di New York: le donne possono stare a petto nudo ogni dove lo possano fare gli uomini, senza limiti, senza restrizioni, senza preoccuparsi del fastidio che i presenti possano più o meno provare. Così, però, non è avvenuto e non sta avvenendo per il nudismo: nonostante l’indubbia accettazione della maggioranza, la società, nei suoi rappresentanti e nelle sue istituzioni, eleva il fastidio del nudo, documentato disturbo psicologico (“gymnofobia” o “nudofobia”), a status sociale di norma, vietando il nudismo o imponendone la ghettizzazione.

Secondo ragione le cose andrebbero sempre pesate nello stesso identico modo e le valutazioni dovrebbero sempre essere concordanti. In pratica, invece, dobbiamo rilevare che si tende a pesare con più pesi e più misure, adottando di volta in volta quelli più consoni alla propria opportunità e/ o ai propri condizionamenti. Questo se è accettabile, pur restando comunque non condivisibile, nella gente per così dire comune, non lo è per chi rappresenta a livello istituzionale la società.

Nudo libero sempre, comunque e ovunque, questa è l’unica legge che serve e che si può onestamente promuovere e accettare, tutto il resto è fuffa!

#nudièmeglio

 

Intervistato da #RadioPopolare @radiopopmilano


Finalmente, dopo due settimane di attesa a causa di miei impedimenti e un rinvio per problemi loro, stamattina alle sei e quaranta sono stato intervistato da quelli di Radio Popolare nell’ambito del programma giornaliero Snooze. In origine l’intervista doveva andare in onda nell’ambito del programma sportivo “Olio di Canfora” che ha luogo una volta alla settimana al lunedì a cavallo delle dieci, poi è stata spostata e forse è anche meglio: pare che la mattina presto ci sia più gente in ascolto e probabilmente anche intenta a mansioni che rubano meno spazio alla concentrazione e alla successiva rielaborazione di quanto ascoltato.

Non sapevo che domande mi avrebbero fatto, d’altra parte era abbastanza semplice prevederle. Solo una, la prima, quella sulla differenza tra naturismo e nudismo, non l’avevo messa in conto e mi hanno preso un poco alla sprovvista, anche perchè l’emozione un poco si è fatta sentire. Mi ci sono perso via un attimo e solo pochi secondi dopo la chiusura del collegamento mi sono ricordato che avevo coniato una frase semplice e chiara che ho utilizzato più volte e che, ora, ho pensato bene (seguendo un vecchio consiglio di mia sorella) di scrivere in un punto del blog che la tenga sempre in visione. La riporto anche qua sotto:

Naturismo: corrente letteraria del romanticismo che scriveva di natura; in ambito nudista stile di vita che usa il nudo come mezzo per avvicinarsi alla natura.
Nudismo: stile di vita che ha il nudo come fine.

Va beh, è andata, per il resto, tenendo sotto controllo un leggero tremore e sfruttando al meglio il poco tempo disponibile, mi sembra d’essere riuscito a dire quello che c’era da dire. Alcune domande che speravo mi venissero fatte sono mancate, qualcosa sono comunque riuscito a inserire , altro no, ma… da cosa nasce cosa, potrebbero seguire altre opportunità, magari con più tempo. Nel frattempo chi vuole può trovare tantissime cose qui sul blog oppure, meglio ancora, partecipare alle nostre escursioni e ottenere le risposte dal vivo: non c’è obbligo alla nudità, ognuno segue la propria confortevolezza e nel gruppo ci sono anche amici che preferiscono stare vestiti o che si spogliano solo parzialmente.

Ringrazio Dario Falcini che è stato il primo a contattarmi per conto di Radio Popolare, poi tutti i conduttori della trasmissione, in particolare Alessandro Braga che ha gestito l’intervista: è stato gentilissimo e mi ha fatto belle domande. Grazie!

(Ri)Ascolta l’intervista, tramite il sito di Radio Popolare, cliccando sull’immagine sottostante.

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Una lezione di stile


Foto Carla Cinelli

Come volevasi dimostrare, gli articoli recentemente apparsi su alcuni media e che parlavano, tutto sommato in modo neutro e per alcuni aspetti anche positivo, di Mondo Nudo e delle sue escursioni in montagna hanno provocato reazioni che sono eccellenti lezioni di stile.

Ecco quello che mi scrive attraverso il modulo di contatto un coraggioso xx dd con indirizzo e-mail fff@gg.hh e indirizzo IP… ehm, no, questo non lo posso pubblicare:

A FROCIONI SUCCHIACAZZI

Grazie, grazie carissimo, difficile capire come tu possa collegare così indissolubilmente il nudismo all’omosessualità, però comprendiamo benissimo la dura lotta interiore che si sta attanagliando: da un lato la condizionata parte cosciente che vuole imporre una sessualità conformistica (etero), dall’altro l’incondizionato io profondo che, stando a diversi esperti della psiche, è naturalmente improntato alla bisessualità. Ecco, così, l’inconscia (o magari anche conscia) paura di poter cambiare che scatena la negazione di tutto ciò che, come la nudità altrui e nostra, ti pone di fronte allo specchio, del fisico e, soprattutto, dell’anima. Ovviamente non è possibile incolpare te stesso di tale perversa situazione, vorrebbe dire ammetterla, pertanto aggredisci gli altri, in particolare quelli che hanno superato le perversioni e vivono in pace con sé stessi e con le predette e altre parti di sé stessi, veicolando su di loro quello che il tuo io profondo pensa su di te e che solo l’iracondia riesce a far emergere. Grazie, ben lungi dall’offenderci, ci ha solo dato modo di spiegare a te e ad altri come te quali siano le reali ragioni della vostra paura.

Altri, quegli altri che mi hanno riferito essersi volenterosamente applicati nel scrivere commenti sulla comunità Facebook del Val Brembana. Anche qui noi, a differenza vostra, siamo capaci di comprendere: comprendiamo la grande fatica che facciano alcuni a vivere in una società che ha rinnegato molto di quello in cui credevano, dal militarismo al (falso) pudore, purtroppo è così, i tempi cambiano, per fortuna cambiano, quale noia sarebbe vivere nel piattume di un eterno piattismo e conformismo; comprendiamo la rabbia di coloro che, chiusi nelle loro piccole certezze e dalle stesse costantemente oppressi, vorrebbero alleviare la loro sofferenza imponendosi sugli altri e trovano chi non ci sta e riesce a non farsi opprimere; comprendiamo l’incosciente invidia di coloro che, avendo da sempre vissuto in funzione della convenzione, improvvisamente scoprono l’esistenza di chi, diversamente da loro, riesce a dare seguito a quelle esigenze naturali e sane che il nostro corpo nel suo profondo esprime; comprendiamo questi e anche tutti gli altri piccoli importanti problemi umani e sociali, problemi ai quali, attraverso la nudità personale e sociale, noi, purtroppo per taluni per fortuna per alti, abbiamo dato e diamo una sincera e sicura soluzione.

Grazie, grazie a tutti, impariamo molto da voi, soprattutto dalle vostre interessanti lezioni di stile.

Grazie, siete tutti invitati alle nostre escursioni: non è forse meglio parlare con coscienza piuttosto che parlare a sproposito? Vi assicuro che non vi trovereste a disagio: con noi ci sono già diversi amici che preferiscono non spogliarsi. Ah, sappiate però che sono già molti coloro che partendo dalle vostre stesse posizioni e dai vostri stessi atteggiamenti, dopo averci conosciuti, hanno cambiato idea e comportamento, molti sono.

Grazie!

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