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Che bella #società


Cogito ergo dubitoMi guardo in giro, osservo, considero, analizzo, penso e…

Cantieri stradali pressoché permanenti.

Buche in perenne (ri)formazione.

Si costruiscono sempre più strade senza minimamente incidere sul tracollo del traffico.

Strade ad alto scorrimento con un limite di velocità di 90 o addirittura 70 chilometri all’ora.

Strade a 90, 11o o più chilometri all’ora dove, però, la massiccia presenza di camion comporta una velocità massima di 70 chilometri all’ora.

Case nuove bruciano il verde e abbandonate case vecchie vanno in rovina.

Persone che abitano in zona A e vanno a lavorare in zona B, persone che abitano in zona B e vanno in zona A a fare gli stessi lavori delle precedenti.

Soldi che mancano, prezzi che crescono.

Lo stato pubblicizza la mortalità delle sigarette e poi continua a produrle.

Lo stato impone l’obbligo di vaccinazione ai bambini con la motivazione che serve a proteggere la società dalle malattie e poi alimenta abitudini (ad esempio fumare), produzioni (sigarette in primis) e sistemi (cure chemioterapiche, termovalorizzatori, congestione del traffico, eccetera) che ammalano la società anche più delle malattie gestite dai suddetti vaccini.

Gazze che danno del ladro alle volpi, volpi che danno del furbo alle gazze.

Comici che fanno i politici, politici che fanno i comici.

Sulla strada molti si comportano come se le regole fossero state scritte solo per gli altri.

Soste in seconda, terza, quarta fila.

Sorpassi delle code.

Improvvisi stop e lunghe fermate in piena corsia di marcia.

Vetture lente che non badano alla coda che si forma dietro a loro.

Chi, per non fare la coda, finge di non conoscere la corsie che vanno a morire o approfitta degli svincoli per uscire qui e rientrare poco più avanti.

Motocrossisti e ciclisti danneggiano senza remore i sentieri che sono costati soldi e sudore agli escursionisti.

Esaltazione della furbizia, denigrazione dell’onestà.

Cure vendute come prevenzione, prevenzione venduta come imbroglio.

Invito alla diagnosi precoce, distruzione del processo di mantenimento in salubrità.

Invito (all’eccesso) igienico, uso indiscriminato di medicinali indebolenti e leganti.

Si ragiona per stereotipi e poi ci si offende per le generalizzazioni.

Ci si lamenta di tante cose ma se qualcuno propone delle possibili soluzioni se ne contestano le virgole e se proprio non si trova nulla da ridire si passa al “tanto non verranno mai approvate / adottate” oppure al “ci sono cose più importanti a cui pensare”.

Si contestano i discorsi di parte attraverso discorsi altrettanto di parte.

Si giudica le altrui idee non per i loro contenuti ma per la fede politica di chi le manifesta: se è la stessa sono sempre giuste, se è diversa sono sempre sbagliate.

Si contestano i cementifici ma non si rinuncia alla casa in cemento.

Si contestano le cave di marmo ma non si rinuncia ai marmi in casa.

Si vorrebbero spogliare le donne mussulmane dei loro veli ma ci si rifiuta di spogliarsi dei propri costumi da bagno.

Si ritiene pericoloso chi nudo mostra evidenza dell’essere disarmato, si pretende che miliardi di persone girino vestite potendo così nascondere armi proprie e improprie.

Si offende chi sceglie di vivere nella normalità del nudo, si osanna chi veste in modo provocante.

Si censura chi nel nudo risulta pienamente rispettoso della dignità degli altri, si pubblicano e si apprezzano foto e commenti irrispettosi verso il genere femminile o verso gli altri in genere.

Le istituzioni continuano a parlare di ecologia e natura poi manifestano dissenso verso il nudo sociale.

Eh sì, viviamo proprio in una bella società!

P.S.

Per chiudere con una giusta nota di positività, cambiare, quantomeno avviare il processo di cambiamento, è facile, molte soluzioni sono già esistenti (telelavoro, telescuola, nudo sociale, chilometro zero, eccetera), basta volerlo, volerlo tutti insieme: persone, società, istituzioni!

Uscita a Sant’Emiliano: tanti colori in una natura florida e avvolgente


Anche la quinta uscita di VivAlpe 2017 è andata, il gruppo è tornato a rinsaldare le proprie file anche se molti, sfruttando i vari ponti consecutivi, erano volati in lidi oceanici dove il nudo è assai più semplice e apprezzato anche a livello urbano. Noi pochi rimasti, con la piacevole graditissima aggiunta di un nuovo amico, ci siamo ritrovati per questa ennesima escursione con la quale diffondere, nel limite del fattibile, il verbo della natura.

Alle otto e mezza siamo in cammino da quel di Gardone Val Trompia, l’aria è pungente ma poco sopra il sole già illumina il bosco dandoci, insieme alle favorevoli previsioni, speranza di una salita presto resa confortevole. Così infatti avviene e dopo una mezz’ora qualcuno si leva il qui inutile fardello degli abiti. Il sole, però, è oggi in vena di scherzi e dopo un’altra mezz’ora va a celarsi dietro una coltre di nuvole sempre più spessa e predominante, la temperatura crolla e le vesti tornano a fare il loro vero (e pressoché unico) servizio: proteggere dal freddo (anche se, invero, uno di noi, più intrepido degli altri, indossa solo la maglia pesante).

Essendo pochi. pur osservando le varie essenze floreali che contornano il sentiero (tra le quali delle bellissime orchidee ed estese macchie di fragoline selvatiche), pur fermandoci a raccogliere delle erbe commestibili (i Verzulì), saliamo abbastanza veloci e, dopo aver lasciato il passo ad un escursionista che già era di ritorno, con largo anticipo sulla tabella siamo alla località Paer dove il sentiero sfocia sulla sterrata che porta al santuario. Ci concediamo una breve pausa per osservare il panorama che si apre dalla sella che sovrasta di pochi metri la strada. Gli scorci panoramici ci accompagnano per tutto il resto della salita, prima sulla Val Trompia, poi sulla Valle di Lumezzane e il monte Palosso, infine verso la Corna di Sonclino, a questo punto siamo arrivati a Sant’Emilaino che troviamo ben affollato. Un intenso profumo di salamine grigliate pervade le nostre nari e intensifica il senso di fame che da una decina di minuti aveva già preso alcuni di noi, decidiamo comunque di scendere un poco per poterci accomodare in zona più tranquilla e silenziosa.

Uscendo un poco dal sentiero principale troviamo un punto riparato dal gelido venticello e, incitati dal sole che qui infuoca l’aria, ci liberiamo degli abiti accomodandoci sull’erba per gustarci un’ora di naturalezza. Prima rifocilliamo il corpo con il poco cibo presente nei nostri zaini, poi diamo gratificazione allo spirito ascoltando il nostro abile lettore Vittorio che ci inebria con tre bellicismi racconti, due dei quali sono stati inviati (e accettai) per un concorso letterario (“Racconti nella Rete” di LuccAutori).

Giunta l’ora di ripartire siamo costretti a forzare su di noi quantomeno i pantaloncini che però presto torneranno a dormire nello zaino concedendoci una discesa inebriante nella verdissima e splendida Val Vandeno. Lungo è il cammino e con tutta calma lo percorriamo con alcune brevi fermate per guardarci attorno e fissare nella mente le immagini che la natura ci sta offrendo. Ad un bivio sbaglio direzione e conduco gli amici in una fortunatamente breve digressione. Presto mi accorgo dell’errore e recupero la retta via che in poco ci porta sul fondo valle nei pressi dell’abitato di Marcheno. Da qui il ritorno alle auto è segnato da un affollato percorso pianeggiante dove dobbiamo purtroppo camminare nella pudica corazza creata dalla censoria società alcuni secoli addietro e contraddittoriamente ancora richiesta in molti contesti: cosa c’è di più sacro e santo del corpo umano? può bastare l’invenzione (umana e per molti secoli ignorata) del peccato originale a obbligarci in questo? che fastidio reale, irrisolvibile, fisico può dare la vista di un corpo nudo, anzi, gran parte del corpo è oggi quasi ovunque accettato, indi la vista di due glutei, un paio di mammelle e/o un pene? è indubbiamente ora di evolversi e tornare alla primigenia visione del corpo per quello che è: semplice e spontanea natura!

Grazie Amedeo, Angelo, Attilio, Paola e Vittorio, grazie per questa ennesima splendida giornata, grazie per il supporto che date all’azione rieducativa di Mondo Nudo e di VivAlpe, grazie.

Alla prossima.

Vestiti è bello, nudi è meglio!


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Per cinquant’anni ho vissuto vestito e per i successivi dieci ho comunque suddiviso il mio tempo tra una parte vestita e una nuda. Come me lo stesso hanno fatto tante altre persone e una cosa ci accomuna tutti: il desiderio di estendere quanto più possibile, magari alla totalità del nostro tempo, la parte nuda. Cosa se ne può dedurre? Facile: nudo è più bello che vestito!

Attenzione, più bello, solo più bello, non voglio assolutamente affermare che solo da nudi sia bello, anche vestiti le cose sono belle, c’è però un qualcosa che si può percepire solo dopo aver provato la nudità. Dopo pochi minuti ci si sente a proprio pieno agio, dopo qualche ora s’inizia a sentirsi diversi senza avere percezione del perché, dopo alcuni giorni si può iniziare a percepire che da vestiti non manca nulla, c’è solo qualcosa di troppo: i vestiti, per quanto pochi e leggeri.

Vestiti è bello, nudi è meglio! Sperimenta con noi questo motto (anche senza spogliarti).

Vestiti è bello, nudi è meglioClicca sull’immagine sopra per visionare l’album fotografico in Flickr

#TappaUnica3V: è primavera :)


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Slalomando tra gli alti bianchi macigni esco dal piazzale e m’incammino tra le mille sottili increspature del nero asfalto, attorno a me dall’alto m’osservano le gialle corolle delle simpatiche primule che, discretamente, s’informano sulle mie intenzioni. Piegando leggermente il capo mi mostrano visi sorridenti, mentre con vocina sottile e stridula formulano graditi consigli: “modula il passo, la strada che vuoi fare è lunga assai” mi dice la prima più accosta a me, gli fa eco la compagna appresso “mantieniti idratato e stai attento al fiato”, in coro le altre aggiungono “è una bella giornata, fa freddo ma il sole presto riscalderà l’aria, divertiti”.

Ringrazio le primule e, senza sosta, imbocco la ripida salita, verdi fili d’erba si piegano a proteggermi dal vento, secche bruciate foglie si discostano per rendermi più leggero l’incedere. Lassù in alto, quasi a toccare il cielo, maestosi alberi fanno fremere le loro fronde per salutarmi e incitarmi. Il pendio si fa ancor più ripido, pervengo ad un giardino dorato dove ben più numerose primule abbandonano il loro lavoro per osservarmi, incuneandomi sotto l’ombrello delle loro foglie ne percepisco l’abbraccio formale. Macchie bianche appaiono poco innanzi, violette esultanti stanno festeggiando il loro risveglio dopo il lungo letargo invernale, per un breve attimo mi unisco a loro e insieme brindiamo alzando i calici ricolmi di rugiada.

IMG_8839Mi piacerebbe potermi fermare più a lungo, sdraiarmi sotto gli steli di questi magnifici fiori, farmi cullare dall’ondeggiare delle amache erbose, chiacchierare con le operose formiche e giocare con l’ape dorata che inizia a ronzare alla ricerca del nettare prelibato. Sono tentato ma una lucertola sbarazzina mi distoglie dal sogno ricordandomi del mio obiettivo odierno e allora avanti, in marcia, riprendiamo il faticoso cammino.

Bianco rugoso cemento solcato da mille canaloni, difficile scegliere quale imboccare, difficile sapere quale è il meno tortuoso, quale mi possa portare dall’altra parte in modo più diretto e meno faticoso. “Ehi amico!”, vocina sottile si alza alle mie spalle, “seguimi, vieni con me, ti guido io dall’altra parte”. Formichina gentile, parliamo del più e del meno, il suo nome è Lizzi e abita poco distante, ai piedi di Trulli, un maestoso faggio che per tutti in zona è l’anziano maestro, rispettato e onorato. Chiacchierando nemmeno m’accorgo della strada che scorre, nemmeno percepisco che da tempo sto camminando su un morbido seppur rigido fondo marrone, la terra ha preso il posto del cemento. Lizzi deve tornare sui suoi passi, le compagne attendono le granaglie che lei ha promesso di raccogliere, ci salutiamo e ognuno va per la sua strada.

Violacee pervinche applaudono al mio passaggio, verdi praterie si alternano a intricate selve di foglie secche, qualche bucaneve mi solletica la testa presto imitato dai più aggressivi denti di cane. Bianche rocce sconvolgono un cupo bosco, accecanti riflessi m’illuminano la strada. Inizia la prima discesa, piccoli cristalli di ghiaccio la rendono insidiosa, necessita un attimo di prudenza, ma presto il suolo ritorna tenero e gradevole, riallungo il passo e lesto raggiungo la seconda salita, mille piccole voci si alzano dal bosco, freschi sorrisi e parole d’incitazione: una folla di bucaneve si è raccolta attorno al mio percorso, li ringrazio, stringo loro la mano, alcuni mi abbracciano e ricambio con affetto: “purtroppo non posso fermarmi, vi prometto di tornare a trovarvi in altra occasione e ci faremo un pranzetto coi fiocchi”.

IMG_8848Su, ancora su, irsuti pungitopo mi guardano con sguardo truce: “suvvia miei cari, unitevi al coro festoso, allargate le vostre labbra e sorridete al sole che fa capolino da dietro il monte”, “si, si, hai ragione” mi risponde quello che sembra il capo della compagine “forza ragazzi, allegria!”. Nel sole continua la mia marcia, un sole splendente che rende radioso l’incedere, lo sguardo volge lontano, mille monti nudi si mostrano al mondo intero, semplici e sinceri, antichissimi custodi del sapere infinito. Giù, su, ancora giù e di nuovo su, altalena di salite e discese, terreno vario, a tratti reso rude dalla rigida vegetazione delle zone secche, in altri addolcito dai coloratissimi fiori compagni di quelli già incontrati. Chilometri si sommano ai chilometri, metri ai metri, ore alle ore, sempre più vicina appare la meta, le gambe ormai dure, crampi che spezzano il ritmo: “dai, dai, non cedere, siamo con te”, milioni di fievoli voci, primule, violette, pervinche, denti di leone, denti di cane, pratoline, tutti m’attorniano e mi danno forza e coraggio, il passo torna ad allungarsi, svaniscono i dolori, la fatica è solo un ricordo e… eccolo, ecco il piazzale della partenza, sono arrivato. Grazie amici, grazie fiori, piante, monti, grazie animaletti del bosco, il vostro sostegno è stato essenziale, grazie.

Per la cronaca…

L’itinerario: Cariadeghe (parcheggio degli Alpini), Boca del Zuf, Ucia, Sella di Casina Ecia, Dragoncello, San Vito, Monte Salena, Costa di Monte Denno, Maddalena, Crinale del Monte Poffa, Forte di Sant’Eufemia, Caionvico, Sella della Poffa, Pareti di Santa Lucia, San Vito, Castello di Serle, Val Piana, Cariadeghe.

In totale circa quaranta chilometri per duemila metri di dislivello e otto ore di cammino.

Tanti, tanti fiori, tantissimi, quasi ovunque, una natura esaltante ed esplosiva che mi ha reso piccolo, molto piccolo. La primavera mi ha accompagnato per gran parte del tragitto e… sebbene non nudo come i monti, non nudo come i fiori, non nudo come tutti gli altri animali, non nudo come semplicità chiede, non nudo come il corpo vorrebbe, finalmente ho dato parziale respiro al corpo, a presto quello totale!

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“Contro natura”


Ritengo inutile fare degli esempi pratici, tutti sappiamo benissimo quanto spesso e quando venga utilizzata l’affermazione di “contro natura”, così come ben sappiamo che il suo utilizzo sia sempre indotto dalla volontà di contrastare pensieri e scelte altrui, di negare il diritto all’esistenza a cose, situazioni e pensieri.

Qualche giorno addietro stavo camminando nel bosco quando ho visto qualcosa che mi ha fatto pensare, mi ha indotto ha ragionare proprio su questo argomento.

Esiste davvero un “contro natura” o piuttosto esiste solo quello che noi, alcuni di noi, hanno stabilito debba essere “in natura”?

Su tutti i testi di botanica trovate che le primule fioriscono a primavera, orbene, proprio in questi giorni ne ho viste tantissime che allietavano coi loro fulgidi colori il bosco. Che forse le primule, queste primule, sono “contro natura”?

Le regole della meteorologia affermano che in una situazione di bel tempo l’improvvisa formazione di cirrocumoli, il famoso cielo a pecorelle, preannuncia l’arrivo di una perturbazione, eppure più volte mi è capitato che al contrario tali nuvole si dissolvessero e il bel tempo perdurasse ancora a lungo. Che forse erano cirrocumuli “contro natura”?

In natura gli animali si dividono in predatori e prede, eppure ci sono esseri umani (e l’essere umano, non dimentichiamolo, appartiene al regno animale) che contrastano e negano la loro natura predatoria. Sono forse costoro “contro natura”?

Ecco, facciamo ben attenzione a parlare di “contro natura”: la natura è estranea alle regole, la natura è in perenne mutamento per adattarsi alle situazioni contingenti senza preoccuparsi se sta o meno comportandosi così come l’uomo ha scritto debba comportarsi. Insomma, la natura non ha regole certe e immutabili, non dimentichiamolo mai.

P.S.

Strano che coloro che tanto amano usare l’alibi del “contro natura” siano spesso gli stessi che si ritengono offesi e contrastano fortemente il modo di vita più naturale che possa esistere: la nudità. Opportunismo? Cinismo? Condizionamento? Beh, di certo netta contraddizione!

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ON2015: 12 luglio, escursione al Dosso Alto


IMG_3836Avevo qualche titubanza in merito a questo evento: Maniva, Cima Caldoline e anche lo stesso Dosso Alto sono luoghi molto frequentati ed è ancora presto per proporre la nudità anche sui sentieri affollati. D’altra parte ho scelto un itinerario atipico, un percorso che ho individuato e ipotizzato tanti anni addietro, un sentiero di cui nessuno mi ha mai parlato, sebbene ne abbia trovato in Internet una relazione (ma una sola e questo mi lascia comunque un bello spiraglio di fiducia).

Al ritrovo al Gioco del Maniva le facce di alcuni dei miei compagni sono perplesse: in zona ci saranno un migliaio di persone. Perplessità che si rinforza arrivati al Passo del Dosso Alto, dove lasciamo le vetture: molte le auto già presenti in zona e c’è un continuo via vai di persone che, a piedi, arrivano dal Maniva; con una giornata come quella di oggi, cielo sereno e caldo, i sentieri della zona saranno tutti super affollati.

IMG_3841Per imboccare il nostro sentiero dovremmo scendere circa un chilometro lungo la strada asfaltata con certo dispiacere per le piante dei piedi, allora m’invento un traversone sui prati con ripida discesa per un canalino erboso che ci permette di tagliere fuori tutta la strada e il passaggio dalla Malga del Dosso Alto. A poche centinaia di metri dal passo possiamo già spogliarci.

Il sentiero, contrariamente a quanto avevo rilevato da Internet, è senza segnaletica, comunque molto evidente: i tracciati creati dagli alpini per la prima guerra mondiale sono ampi e ben lavorati, il recupero allo stato brado è lento e molto lungo. S’inizia con un comodo traversone a mezza costa che ci porta man mano ad alzarci sulla Valle della Berga che scende ripida sotto di noi in direzione di Bagolino. Qui il gruppo si allunga sensibilmente: siamo in tanti oggi, diciotto persone più un cane, record assoluto per le escursioni di Mondo Nudo.

IMG_7683Parliamo del gruppo, un bel gruppo di persone provenienti da tutta l’alta Italia: tre dal Piemonte, uno dal Veneto, quattro dall’Alto Adige, dieci dalla Lombardia e di questi ultimi quattro arrivano da fuori provincia. Invero doveva esserci anche un amico da Trieste, ma all’ultimo ha dovuto rinunciare per contrarietà familiari: i coniugi sono spesso il freno più forte alla pratica della libertà del corpo, comprensibile che per amor di famiglia una persona preferisca rinunciare piuttosto che litigare, c’è però da chiedersi perché sia quasi sempre chi agogna alla nudità a doverlo fare, c’è da chiedersi perché il coniuge tessile raramente accetti o proponga un compromesso, perché quasi sempre pretenda che sia l’altro a prostrarsi e cedere, e, badate bene, non è questione di uomo o donna che le cose si ripetono identiche sia in una direzione che nell’altra. Matureremo? Vista in senso generale e generico la vedo dura, anzi negli ultimi quindici anni ho notato un forte peggioramento nel rapporto di coppia, una volta c’era sì la gelosia che forse oggi tende a calare, ma una volta c’era anche un senso di reciproco rispetto, di comunione e accordo, di mutua ammissione degli spazi personali, oggi vedo solo possesso, rigido e totalizzante possesso: le cose si fanno solo insieme. Purtroppo lo scotto da pagare è che al primo litigio ci si lascia, anziché affrontare la questione e trovare l’accordo (che poi può benissimo essere nel cedimento dell’uno verso l’altro, mutuo cedimento, una volta l’uno, l’altra volta l’altro) ognuno per la propria strada. Beh, si, tendenzialmente è anche legato all’altra brutta abitudine che ho visto diffondersi a macchia d’olio: la spasmodica ricerca delle scappatoie, di trucchi per aggirare le difficoltà, di strade traverse, irrilevante quanto poco edificanti esse siano, che permettano di evitare d’affrontare i problemi della vita.

IMG_3868Torniamo a noi, torniamo al gruppo. Dicevamo un bel gruppo, numeroso, interregionale, possiamo anche aggiungerci eterogeneo: sei donne e dodici uomini; età dai trenta ai sessant’anni, con una bambina di quattro anni; due vestiti, un topless, quindici nudi. Un gruppo siffatto crea di suo un ambiente protetto, invita a restare liberi anche nell’incontro con altre persone: le odierne forti perplessità iniziali vengono quasi subito attenuate e ben presto annegate.

Bene, eravamo rimasti al lungo traversone iniziale. Ad un certo punto il sentiero quasi svanisce e si biforca, con occhio critico e la relazione in mente è facile comprendere che bisogna seguire il ramo in salita, una salita leggera, tipica delle mulattiere militari, resa però più complesso dal franamento di alcune parti e dalle alte erbe che ricoprono per intero questo tratto. Dopo una decina di tornanti si perviene alla linea di crinale affacciandosi su un ampio e verdissimo pendio, che la traccia, ora più evidente, traversa in piano. Alcune piccole frane complicano sensibilmente il cammino. A metà di questo traversone Franca, una nuova amica arrivata dall’estremo confine italo francese e abituata alle facili camminate della Provenza, si sente troppo affaticata per continuare: si ferma e con lei si fermano Alberto (suo mentore per l’occasione) e Stefano (amico di Alberto e in macchina con loro). Faccio la spola tra il grosso del gruppo, già ben più avanti, e questo gruppetto bloccato, alla fine si decide che loro rientrino alla vettura e gli altri, sebbene profondamente dispiaciuti, proseguano nella loro escursione.

IMG_3885Dopo i tratti franati il sentiero torna a farsi bello ed evidente, passiamo ciò che resta di una postazione di guardia e il pensiero viaggia spontaneo a quei tempi: questa era una terza linea ma il lavoro di allestimento è stato pur sempre duro e talvolta anche pericoloso. Poco dopo si aggira una costola della montagna, poi una piccola valletta, altra costola con muro di confine delle malghe e… un ambiente affascinate appare al nostro sguardo: in basso la piccola malga di Ciumela, tutt’attorno dolci declivi di verde pascolo formanti serie di dossi che come onde nel mare smuovono il terreno, sopra di noi un cielo terso dall’azzurro profondo si contrappone mirabilmente alle mille tonalità di verde del pascolo, un profondo silenzio copre col suo rumoroso mantello l’intero areale, all’orizzonte si distinguono monti noti e altri meno noti o addirittura ignoti, come bambini felicemente proviamo a individuarli e dargli nome: Cima Ora, il forte di Cima Ora, Monte Suello, il Monte Baldo, il Pizzoccolo, Cima Meghè, il Baremone, Monte Telegrafo, il Bruffione, e via dicendo.

IMG_3898Ripreso fiato, con gli occhi pieni di colori e immagini, riprendiamo il cammino oltrepassando la malga. Icontriamo un primo segnavia in vernice, indica di seguire nell’erba una traccia che scende, scende troppo però, per cui decidiamo di abbandonarla e puntare direttamente al crinale che ci sovrasta. Giunti sul crinale ritroviamo l’evidente traccia e una buona segnaletica: si segue più o meno fedelmente il crinale, tratti piani si alternano ad altri di salita, lo sguardo cade a capofitto sulla valle del Caffaro e sull’abitato di Bagolino, ora appare il Cornone del Blumone, in fianco ad esso la Cime del Listino, più lontano il Re di Castello e il Monte Fumo.

Risaliamo un piccolo dosso con alcuni mughi e d’improvviso incontriamo lui, l’emblema della montagna, il fiore forse più conosciuto tra gli escursionisti, lei, la magica, bellissima, evocativa Stella Alpina. Sono anni che non ne vedevo, ora a distanza di pochi giorni le incontro ben due volte: stupendo! Se la prima volta erano poche e striminzite, oggi sono più vigorose, non grandi, che poi veramente grandi le si vedono solo se coltivate, ma robuste e sode, soprattutto oggi sono tante, a decine, forse superano anche il centinaio. Alcune isolate, altre in coppia, altre ancora a formare più o meno ricchi gruppetti, impossibile passare senza fermarsi ad ammirarle, impossibile esimersi dal fotografarle, siamo in forte ritardo sulla tabella di marcia ma che importa, il tempo è stupendo, al buio mancano ancora parecchie ore, godersi la montagna e i suoi piccoli tesori è, a tali condizioni, piacere irrinunciabile.

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L’ultima balza, quella della vetta, appare piuttosto ripida, il sentiero l’affronta con alcuni intelligenti diagonali e, quasi senza accorgersene, ecco che ci si trova sulla cresta sommitale, una sottile traccia in bilico tra i ripidi pendii erbosi del versante orientale e le scoscese rupi di quello occidentale. Sotto di noi il Giogo del Maniva con il suo ampio piazzale e i tre alberghi, distintamente si nota l’intenso affollamento sebbene le voci e i rumori quassù arrivino molto attenuati, appena percettibili. Alzando lo sguardo ecco il Rifugio Bonardi, poi i prati del Dasdana, le Colombine, Il Crestoso, il Muffetto e la montagna dei bresciani, il Monte Guglielmo.

IMG_7687Alla base di quest’ultima salita Mara manifesta evidente l’effetto della fatica e sale molto lentamente con dolori e crampi. Attesa e assistita da Emanuele e Pierangelo procede con calma e frequenti pause, inutilmente i compagni, che non si erano avveduti del problema, li attendono sulla vetta del monte: i pochi metri finali richiedono a Mara e ai suo due “infermieri” una buona mezz’ora. Il gruppo di testa, dopo la rituale foto di vetta, decide così di scendere un poco e trovare un posto riparato al vento che sta battendo la cresta sommitale. Vento amico del cammino, piacevole sollievo in una giornata torrida come quella odierna, al contempo possibile fastidio durante la lunga sosta del pranzo.

Il gruppo finalmente si riunisce, appollaiati su un dosso erboso, costantemente visitati da miriade di piccoli insetti abitanti dei pascoli alpini, consumiamo il nostro meritatissimo seppur frugale pasto. Al termine Vittorio ci intrattiene con l’ormai abituale lettura, oggi ha deciso ci incantarci misurandosi in una prova esemplare: ben ventitré pagine. Ovviamente prova largamente superata!

Si riparte e in breve siamo alle macchine, lungo la discesa l’unico incontro, come sempre tranquillo e cordiale, di oggi con altro escursionista: un giovane infermiere che sta velocissimo (sarà di ritorno al parcheggio ancor prima che noi si riparta) salendo alla vetta.

IMG_3940Una sosta al bar del Maniva per salutarci dinnanzi a una bibita e poi via, ognuno a casa propria. Io con gli occhi e la mente pieni di immagini meravigliose, di momenti incommensurabili, della voglia di ripetersi al più presto, della speranza di rivedere un gruppo tanto numeroso ed eterogeneo, della certezza che potremo presto assaporare senza limiti la gioia del nostro doppio stile di vita: montagna e nudo. Penso di poter affermare che gli stessi sentimenti erano nello spirito dei miei compagni di giornata: Vittorio, Marco, Francesca, Luise, Angelo, Alberto, Franca, Alessandro, Mara, Pierangelo, Riccardo, Aurora, Stefan, Attilio, Paola, Stefano, Riccardo. Grazie a tutti voi amici carissimi, grazie alla montagna, grazie agli altri amanti dell’alpe, grazie a coloro che vorranno prossimamente unirsi a noi, vestiti o nudi che siano. Grazie!


12 luglio 2015, Dosso Alto, Collio Val Trompia (BS), sesta escursione di questa stagione nell’ambito del programma “Orgogliosamente Nudi”. Trecento novanta metri di dislivello, partenza dai 1764 metri del Passo del Dosso Alto e arrivo ai 2064 metri del Dosso Alto. Partiti all’incirca alle 11, rientrati alle macchine attorno alle 16.30. 7 ore e mezza in giro per il monte, 7 ore nel più piacevole e più confortevole abbigliamento: la nostra sola pelle.

Album fotografico

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Il parco della Rocca di #Manerba


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Ci sono posti belli e altri meno, ci sono luoghi che ricordi piacevolmente e altri che preferisci dimenticare, ci sono località in cui torni volentieri e altre in cui non torni più, poi ci sono quei posti che ti restano impressi non solo negli occhi ma anche nel cuore, posti che ti ammaliano e dei quali non sapresti più farne a meno. Certo è una questione molto soggettiva, ma poco importa, per me il Parco Naturale della Rocca e del Sasso, sito in quel di Manerba del (lago di) Garda, in provincia di Brescia, è uno di questi ultimi.

Lago da Rocca 043Verde, tanto verde, mille tonalità di verde che, intersecandosi ai margini, si alternano fra loro creando un armonico e rilassante patchwork naturale. Prati frammisti a tratti di bosco, nel mezzo qualche piccola casetta. Una collina delinea per intero il margine nord occidentale e su di essa, nel punto di massima elevazione, le rovine di un antico maniero: la Rocca di Manerba. Da qui la collina crolla quasi verticalmente sul bosco sottostante per poi risalire dolcemente al vicino Sasso, punto di massima elevazione della lunga e alta falesia di rocce sedimentarie che contorna a nord e a ovest il parco. Sotto di essa le azzurre acque del lago, un lago grande, che si vede estendersi lungamente in ogni direzione.

IMG_0350Diverse più o meno nascoste linee di chiaro marrone identificano le comode stradine e i bei sentieri che s’insinuano all’interno di questo bucolico paesaggio, tracciati che permettendo al turista pedestre o ciclista splendide passeggiate buone per ogni stagione.

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Tre comodi parcheggi, quelli gratuiti di Montinelle e di Pisenze e quello a pagamento detto della Rocca, con annesso bar, sono la base di partenza per le passeggiate o le spiagge. Volendo si può parcheggiare, a pagamento, anche a Porto Dusano da dove un bel sentiero, a tratti magari un po’ troppo abbandonato alla vegetazione, in un quarto d’ora permette di risalire alla zona del parco.

Lago da Rocca 032Dalla vetta della Rocca lo sguardo oltre che, come già detto, navigare libero sulle acque del lago, si libra a trecentosessanta gradi mostrandoci il Monte Baldo, la valle del Sarca, i monti di Tignale, il Castello di Gaino, Il Pizzoccolo, il monte Spino, i monti di Salò e di Villanuova, le colline moreniche che cingono a sud il lago e sulle quali pregiati vigneti ci donano vini conosciuti in tutto il mondo. Abbassando lo sguardo subito sotto di noi la splendida baia di Pisenze con la Lago da Rocca 018sua affollatissima spiaggia, appena dietro a questa la punta Belvedere e la limitrofa isola di San Biagio (anche conosciuta come isola dei Conigli), segue l’ampia baia di San Felice con il Porto Torchio, la Romantica e la Punta di San Fermo con l’ampia isola del Garda, dietro si può intuire la piccola e simpatica Baia del Vento, seguita dalla ben più ampia Baia di Salò. Salendo verso nord ecco gli abitati di Gardone Riviera, Maderno, Toscolano, Gargnano, poi una punta Lago da Rocca 020rocciosa copre la vista della restante costa settentrionale bresciana. Sulla sponda opposta da nord s’individuano i paesi di Malcesine, Brenzone, Torri del Benaco, Garda con la sua inconfondibile baia racchiusa tra la Punta di San Vigilio e la Rocca di Garda, Bardolino, Lazise, Pacengo. A sud s’intravvede Peschiera, a seguire man mano più visibili Lugana, Sirmione con la sua tipica penisola e le Grotte di Catullo, Rivoltella, Desenzano, la baia di Lonato e Padenghe, indi Moniga.

IMG_0427Alla vetta della Rocca ci si può arrivare a piedi per un ripido sentiero che sale, aggirando per cengia il salto roccioso che lo caratterizza, lungo il versante settentrionale. Ad esso possiamo arrivare con uno qualsiasi dei sentieri del parco, sia partendo dal paese di Manerba, che dalla baia di Pisenze. Al maniero possiamo arrivarci anche in auto, seguendo le indicazioni reperibili nei pressi di Montinelle: dall’ampio parcheggio ci vogliono solo cinque minuti di cammino lungo ripidissima strada asfaltata chiusa al traffico. Nei pressi del parcheggio è sita la Casa del Visitatore dove un’area picnic e un bar consentono un opportuno punto di fermata e ristoro. All’interno della Casa troviamo il museo, assolutamente meritevole di una poco frettolosa visita: al primo piano il percorso archeologico, al secondo il percorso naturalistico. Al servizio del visitatore anche delle guide professioniste per una visita accompagnata alle bellezze del parco, che oltre ai già decantati paesaggi ci offre una ricca varietà di piante, variopinti fiori, un piccolo laghetto dal quale parte un’antica galleria artificiale costruita per evitare l’inondazione della campagna circostante scaricando a lago l’eventuale eccesso di acqua.

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Per quanto riguarda le attività balneari tre sono le spiagge direttamente annesse al parco: Pisenze, Rocca e Dusano.

Spiaggia di Dusano

Piccola e spesso molto affollata per la sua vicinanza al parcheggio e a diversi ristoranti. È formata da grossi ciottoli che degradano velocemente in acqua: ad una ventina di metri da riva la profondità già si aggira intorno ai tre metri per poi degradare più dolcemente. Il fondale inizialmente a ciottoli diviene quasi subito fangoso con zone ricoperte da campi di alte piante subacquee fra le quali girano persici reali, persici sole e tinche.

Spiaggia di Pisenze

Lago da Rocca 023Molto più lunga, seppur sempre di limitata larghezza e sempre a ciottoli, altrettanto affollata e pure servita da un comodo parcheggio. Come bar e per mangiare ci si può appoggiare al buon omonimo ristorante che si trova alla fine del parcheggio, proprio a fianco della stradina che porta in spiaggia. In acqua la profondità aumenta un poco più dolcemente e il fondale è, così come la spiaggia, nettamente distinto in due zone: sul lato occidentale dopo una prima fascia di ciottoli diventa sabbioso e lo resta fino alle boe (300 metri da riva) che delimitano la zona balneare e tengono le barche lontane da chi nuota; sull’altro lato una vasta zona di scogli si prolunga anche in acqua determinando un fondale roccioso che resta tale fin oltre le dette boe e, pur senza potersi aspettare la varietà e quantità di pesce osservabile al mare, permette di praticare lo snorkeling con discreta soddisfazione.

Spiaggia della Rocca

IMG_0365Arriviamo alla mitica e splendida spiaggia della Rocca: molto meno frequentata delle altre due, ci si arriva dal lato sud orientale del parco seguendo, a partire dall’omonimo parcheggio (bar), prima una stradina sterrata e poi un evidente sentierino. Oltrepassato un boschetto si supera, per apposito varco, un vecchio muro di cinta e con un aereo passaggio lungo una cengia si rientra nel bosco dove il sentiero si biforca: a destra si scende ripidamente alla parte meridionale della spiaggia, a sinistra si prosegue più dolcemente portandosi sul lato settentrionale della spiaggia. Improvvisamente il bosco lascia lo spazio ad alcune piccole e strette spiagge di ciottoli alternate a tratti di lisci scogli. A pochi metri (20) da riva già troviamo acqua molto alta (5 e più metri), ci sono comunque, specie se il livello del lago è attorno al suo zero idrometrico, ampi tratti che consentono una tranquilla nuotata anche a bambini e neofiti del nuoto. Nuotare qui è un poco come farlo lungo le scogliere della Sardegna, non avremo la stessa limpidezza delle acque, anzi, ma il fondale roccioso e i tanti grossi massi ricreano la stessa conformazione e danno le stesse emozioni, se siete fortunati potreste osservare grossi cavedani o essere avvolti da nuvole di piccoli persici reali. In zona anche alcuni spot d’immersione spesso frequentati dai diving del lago.

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IMG_0703Ho definito per me incantevole questo luogo anche se gli manca qualcosa che lo renderebbe addirittura magico e che mi ci farebbe ritornare con maggiore frequenza e assiduità, un qualcosa che farebbe qui arrivare sicuramente molti altri che come me preferiscono immergersi nella natura così come natura chiama: nudi.

Camminare e nuotare vestiti è bello, farlo nudi è molto meglio! Anche solo un paio di leggerissimi pantaloncini o un micro costume da bagno sono di troppo e fanno emotivamente, sensitivamente, fisiologicamente mancare qualcosa (e c’è spiegazione scientifica). Purtroppo è difficile comprenderlo senza provarlo, posso solo invitarvi caldamente a provarci, invito Sindaco e Assessori di Manerba ad accompagnarmi in una escursione e in una nuotata senza vestiti, alla fine ne sarete assolutamente convinti, così come lo sono io e tanti altri, tutti coloro che ci hanno provato.

IMG_0701Comprendo che per un sindaco, un assessore, un partito possa sussistere la paura che la gente del posto abbia da recriminare. Tutti? No, no di certo: fino ai primi anni del duemila la zona della spiaggia era da tempo (almeno 20 anni) luogo abitualmente frequentato da nudisti e nessuno se ne lamentava, anzi, ho potuto personalmente osservare che le persone vestite condividevano tranquillamente il posto con quelle nude, tranquillamente!

Qualcuno comunque ci sarà, verissimo, ma ci furono anche coloro che si ribellarono all’istituzione del parco, eppure è stato fatto, allora perché non questo? La gente si abitua alle cose e così come si è abituata al bikini, alle minigonne, ai tatuaggi, al piercing, ecco che inevitabilmente, se messa a contatto continuo con la nudità, si abituerebbe anche a questo. Ineluttabile, inevitabile, sicurissimo. Se poi consideriamo che la zona è per la maggior parte frequentata da turisti tedeschi per i quali il nudo è stato naturale e normale, possiamo facilmente presupporre che la scelta incontrerebbe il bene placito e l’adesione di tantissimi turisti già in loco, ai quali nel breve termine si unirebbero altri.

IMG_0356Paura di chi possa vedere la nudità come occasione per atteggiamenti inopportuni o fastidiosi? Beh, intanto costoro ci sono proprio per effetto dei tabù del nudo per cui eliminandoli è quantomeno palese che nel tempo costoro sparirebbero, poi appare altrettanto chiaro che opponendovi un’ampia frequentazione nudista con l’aggiunta di quei tantissimi tessili che amerebbero l’opportunità di potersi ogni tanto totalmente liberare dalle vesti, possiamo essere certi che tali personaggi svanirebbero: in parte perché, come detto, guarirebbero del male che li attanaglia, per altra parte perché se in mezzo a una decina di persone nude qualcuno può anche permettersi di fare il gradasso, lo stesso di sicuro non avvererebbe in mezzo a centinaia di persone (nude e vestite).

Rendere vestiti opzionali un’area del genere, con una tale estensione, sarebbe un episodio ad oggi unico in Italia, il primo del genere e certo porterebbe economia alla zona e prestigio all’amministrazione comunale che decidesse in tal senso.

Si, si, sarebbe sicuramente una grandiosa, magnifica, strepitosa idea quella di rendere vestiti facoltativi l’intero areale del Parco della Rocca di Manerba. Idea vincente!

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Link utili

Parco archeologico naturalistico Rocca di Manerba del Garda

Comune di Manerba

Orgogliosamente Nudi 2015


Vestito è bello ma…

NUDO E’ MEGLIO

vieni con noi e te ne convincerai da solo!

Attivi come sempre eccoci con adeguato anticipo a presentare il programma 2015, un programma con uscite leggermente più dilazionate nel tempo rispetto al 2014, ma nel contempo con una maggiore copertura sull’anno per un numero di eventi invariato.

Dando seguito alle richieste di molti partecipanti effettivi e potenziali, si sono ridimensionati i dislivelli e le ore di cammino per quasi tutte le uscite, rendendole, così, fattibili a chiunque: nostro obiettivo non è tanto quello di farci delle grandi camminate nudi tra noi, bensì quello di coinvolgere il maggior numero di escursionisti e far loro conoscere un diverso modo di andare in montagna, un modo che nasce da uno stile di vita basato sulla nudità e che ad esso si estende.

Camminare in montagna in nudità può apparire poco sensato o addirittura pericoloso, in realtà ha molto senso e, se fatto coscientemente e coscienziosamente, ha gli stessi identici pericoli dell’escursionismo praticato vestiti.

Molte parole si potrebbero usare per dimostrare la bellezza dell’escursionismo fatto in nudità, d’altra parte per ognuna di esse ci potrebbero essere delle reticenze e delle difficoltà di accettazione e/ comprensione visto che è assai difficile poter far capire una sensazione attraverso le sole parole, si deve provare e il programma esiste proprio per questo: permettere di sperimentare in prima persona. Ovviamente nessuno verrà obbligato a mettersi nudo, ognuno potrà farlo se e quando lo riterrà opportuno, noi sappiamo che può per tutti avvenire e speriamo possa avvenire alla svelta perchè… se vestiti può essere bello, nudi è decisamente meglio, vieni con noi e te ne convincerai da solo!

Per l’elenco completo delle uscite e una loro sommaria descrizione vedi la pagina eventi accessibile attraverso il menù del blog o cliccando sulla locandina qua sotto.

Orgogliosamente Nudi 2014: relazione del soggiorno al Rifugio Prandini


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Foto di Emanuele Cinelli

Pendulo, cotonoso, bianco, il piccolo batuffolo si confonde con gli altri mille suoi simili formando una sfilacciosa, informe, discontinua massa bianca che si staglia nel verde intenso dell’acquitrinoso prato da torbiera. Grigie e dure placche rocciose dolcemente o imperiosamente dal prato s’innalzano perdendosi nell’azzurro intenso del cielo terso. Lontano, sopra balconate rocciose solcate da bianche lingue di candita neve, svetta solitaria una nera rocciosa cuspide triangolare.

Sulla sinistra brillano con il loro verde intenso ripidi pendii erbosi, contornati alla loro base da contorti cespugli d’ontano tra i quali qua è la s’intravvedono isolati e timidi larici. Anche qui rupi rocciose s’incuneano tra la vegetazione, alcune grigie e compatte, altre rosse e franose cadono nel profondo e cupo valloncello scavato dal millenario scorrere del torrente.

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Foto di Emanuele Cinelli

Al di qua, ancora verdi prati cosparsi dalle mille gocce di gialli fiori. Rossi rododendri aumentano il contrasto di colori e ad essi s’aggiunge il marrone intenso di tronchi mirabilmente tagliati e, altrettanto mirabilmente, assemblati fra loro a formare quattro pareti che s’ergono da muri di grigia pietra. Marrone pure il tetto di lamiera sul quale sventolano una bandiera italiana, i cui colori ripercorrono quelli naturali visti tutt’attorno, e una rossa manica a vento. Piccoli quadri intagli interrompono la continuità del muro sul lato torrente: finestre deliziosamente contornate da tendine a quadrettini rossi e bianchi, un insieme armonico che crea un senso di dolce accoglienza e familiarità.

Foto di Emanuele Cinelli

Foto di Emanuele Cinelli

Sul lato montagna una porta, varcata la quale ci si trova in una prima ampia stanza arredata con tre armadi, tre panche e un bel tavolo di legno massiccio. Da questa un’altra porta adduce alla seconda stanza: la cucina. Per riscaldare l’ambiente una stufa a legna, di quelle stufe in ghisa che evocano antichi ricordi, un fornello a gas per cucinare, il lavello, tre capienti armadi, un lungo tavolo di legno massiccio contornato da due panche e due sgabelli sempre in legno. Ancora una porta e dietro a questa la terza stanza dove trovano collocazione cinque letti a castello per un totale di dieci posti a dormire: rigide e intatte le reti, buoni i materassi, ottime le tante coperte ripiegate e raccolte in un armadio. Altri venti posti letto sono collocati in un edificio separato, ma limitrofo al primo, ristrutturato in data più recente rispetto a quello principale. Il piano terreno dell’edifico principale è utilizzato ancora dal pastore, ma potrebbe, in futuro, diventare un comodo e importante ricovero d’emergenza, con cucina e quattro posti letto.

Un piccolo servizio igienico è situato vicino all’ingresso dell’edificio principale. Di fronte, all’aperto, contornato dal verde dei prati, dal giallo dei fiori e dal marrone delle panche, un tavolo in granito con scolpito un grande cappello d’alpino a ricordare, insieme all’altro cappello, stavolta scultoreo, posto sulla rupe che sovrasta questa zona, chi ha voluto questo rifugio e lo gestisce con cura e amore: gli Alpini di Braone!

Foto di Emanuele Cinelli

Foto di Emanuele Cinelli

Siamo alla Malga Foppe di Sopra, ora Rifugio Prandini (non custodito, bisogna chiedere le chiavi), collocata nella media Valle di Braone, in posizione strategica e panoramica: a ovest il lariceto che, frammisto alle rupi, cade sulla verdissima e bellissima piana della Malga Foppe di Sotto; a est le già decantate dolci placche rocciose, frammiste a dossi erbosi e a un mare di incantevoli cuscini verdi e rossi di Rododendro, che conducono alla piana delle Foppe di Braone e, con essa, alla parte alta della Valle di Braone, sopra la quale svettano la Cima Galliner e la Cima Terre Fredde; alla sinistra orografica una fascia di ontani e poi ancora placconate rocciose cosparse di rododendri che nascono da un fondo di torbiera alpina e salgono alla base di una cima senza nome per poi condurre alla base della Cima di Stabio, all’omonima Porta e al limitrofo Corno Frerone; alla destra orografica le verdi Somale di Braone sulle quali si notano le tracce di diverse mulattiere della Grane Guerra.

In questo incantevole luogo arriviamo, noi di “Orgogliosamente Nudi” 2014, nel tardo pomeriggio di sabato 5 luglio con l’intenzione di restarci, almeno alcuni di noi, fino al successivo sabato 12 luglio. L’idea originaria era quella di salire dal rifugio Tassara in Bazena attraverso il Passo del Frerone, ma la tanta neve ancora presente in quota ci ha suggerito prudenzialmente di cambiare percorso e salire, come lo scorso anno, dall’abitato di Braone. La variazione ci comporta due ore in più di cammino e, soprattutto, mille metri di dislivello aggiuntivi, cosa che, visti i corposi e pesanti zaini, non si presenta certamente facile. Fortunatamente il custode del rifugio, il gentilissimo e sincero Piero, si mette a disposizione per portarci gli zaini fino all’inizio della mulattiera vera e propria.

Foto di Emanuele Cinelli

Foto di Emanuele Cinelli

Leggeri percorriamo il tratto di strada e in un’ora e mezza siamo alle Case di Scalassone, il punto d’incontro con Piero e Francesca, una di noi che è salita in macchina insieme agli zaini. Ci carichiamo dei pesanti fardelli e, salutato Piero, ci incamminiamo verso la nostra lontana meta.

La mulattiera inizia dolcemente e sale, nel fitto bosco, con frequenti tornanti. Dopo un’ora, aggravato da uno zaino che ammonta a venti chili, inizio ad accusare la fatica e necessito di frequenti brevi soste per alleviare i muscoli delle gambe contratti dai primi sintomi di acidosi. Dopo due ore, comunque, in perfetta tabella di marcia perveniamo alla piana di Malga Foppe di Sotto e qui ci fermiamo per mangiare qualcosa e riposare spalle e gambe.

Ripartiti, velocemente si percorre la piana per poi affrontare l’ultima balza, meno erta della prima e più corta, eppure più faticosa, vuoi per il sentiero che l’affronta a tratti più direttamente, vuoi per l’irregolarità del fondo su cui si cammina: entro in crisi profonda e medito di lasciare qui metà del carico per ritornare a prenderlo più tardi, dopo essermi ben riposato. Scatta così quel meccanismo di solidarietà che ben conoscono tutti coloro che praticano seriamente l’alpinismo: Francesca avendo lo zaino più leggero di tutti mi offre a più riprese lo scambio di zaini, finché mi decido ad accettarlo. Il cammino può procedere più spedito e in breve perveniamo al rifugio, dove, ancor prima di sistemarci, recuperiamo le forze con pane e salame e una bella birra fresca.

Apriamo il rifugio, depositiamo i viveri sistemando quelli non deperibili in cucina e quelli deperibili nella prima stanza dove l’assenza di riscaldamento ovvierà all’assenza di un frigorifero, prendiamo possesso delle brande e ci prepariamo per la cena: chi apparecchia il tavolo, chi si occupa di cucinare, chi si riserva di sparecchiare e lavare i piatti dopo mangiato, una equa e spontanea suddivisone dei ruoli dove tutti fanno qualcosa e nessuno resta inerme ad osservare gli altri che lavorano anche per lui.

Foto di Emanuele Cinelli

Foto di Emanuele Cinelli

Dopo cena, mentre il fuoco scoppietta nella stufa e riscalda il locale, le solite chiacchiere da rifugio, nel nostro caso condite da qualche argomento in più: il nudismo e il piacere di vivere nudi, di assaporare la montagna senza barriere, avvicinandosi ad essa in tutta naturalità, per percepirne il suo minimo alito vitale, il suo più sottile respiro, la sua anima ribelle, per assorbirne con ogni millimetro della nostra pelle le sue tante essenze profumate e corroboranti. Presto, però, la stanchezza prende il sopravvento ed entro le ventidue siamo tutti stesi in branda e scendiamo più o meno velocemente nel mondo di Morfeo.

Domenica mattina, ore 6, sono già in piedi, gli altri ancora dormono alla grande, dopo una lunga attesa, visto che ancora nessuno si alza, decido di farmi un giro attorno, visitando la torbiera antistante il rifugio e il dosso che lo sovrasta. Rientrato al rifugio scopro che qualcuno, alzatosi per andare in bagno (poi si scoprirà essere Stefano), m’ha chiuso fuori, che fare? La temperatura non è rigida ma fa comunque abbastanza fresco e anche se vestito dopo un poco sento il bisogno di riscaldarmi: il versante di fronte già sta prendendo il sole, bisogna solo salire all’incirca duecento metri di dislivello, così riparto e mi porto velocemente verso il sole e il caldo.

Ridiscendo dopo circa un’ora, finalmente qualcuno si è alzato e posso rientrare nel rifugio a prepararmi la colazione insieme a Marco, marito di Francesca. Nel frattempo uno ad uno si alzano anche tutti gli altri: prima l’altro Marco (che scenderà immediatamente a valle: il suo soggiorno poteva durare solo questi due giorni), poi Stefano e infine Francesca. Per le nove e mezza siamo pronti a partire per effettuare la prima delle escursioni previste: si punta al Forcellino di Mare e poi vedremo cosa fare.

Foto di Emanuele Cinelli

Foto di Emanuele Cinelli

A causa della temperatura non confortevole per via di densi nuvoloni che si sono alzati a coprire il sole, il primo tratto di salita lo facciamo da vestiti. Breve sosta al Rifugio Gheza dove scambiamo due parole con i volontari del CAI di Darfo, saliti a preparare il rifugio per la festa che si terrà nel prossimo fine settimana, poi ripartiamo alla ricerca del sole che si vede illuminare i prati delle Somale di Braone. Poco dopo possiamo finalmente spogliarci e fruire della libertà data dalla nudità: nel giro di pochi minuti le nostre membra si rilassano assorbendo intimamente il dolce calore del sole, il sudore non più trattenuto dalle vesti si volatizza velocemente nell’aeree concedendo respiro e freschezza alla pelle, il sistema di termoregolazione non più condizionato e ingannato dall’ingabbiamento dei genitali riprende a funzionare al meglio, camminiamo velocemente e senza soste lungo il ripido pendio.

In venti minuti scarsi siamo al forcellino dal quale il nostro sguardo può spaziare a trecentosessanta gradi: prima di tutto notiamo il sottostante occhio azzurro del Laghetto di Mare, piccolo bacino d’acqua a picco sulla Valle Listino, poi la vista si allunga verso i costoni e le cime più lontane che, da profondo conoscitore dell’Adamello, provvedo a identificare e illustrare ai miei compagni.

Foto di Emanuele Cinelli

Foto di Emanuele Cinelli

Finito di osservare la meraviglia del luogo e del paesaggio ci rimettiamo in camino per salire il primo dosso delle Somale di Braone. Da qui, per cresta, si continua con mirabile visione a picco sulla Val Paghera e le Case di Paghera: molte le essenze floreali che incontriamo, poi una postazione di guerra collocata proprio sul filo di cresta e la relativa trincea di avvicinamento scavata sul versante meridionale della montagna. Procedendo sempre per cresta miriamo alla Cima del Vallone, ma il percorso si fa impervio e la traccia di sentiero svanisce completamente in mezzo a cespugli e rocce, per cui decido di abbassarmi ad una traccia più evidente e per questa ritornare al Forcellino di Mare.

Pervenuti al detto forcellino, visto che la metà giornata ancora non è giunta, su sollecitazione di Francesca decidiamo di salire un poco verso la cima Galliner. Seguendo la vecchia e qui molto visibile mulattiera di guerra saliamo per circa mezz’ora e poi ci fermiamo a mangiare. Marco ne approfitta per controllare le previsioni del tempo: domani sarà ancora bello, ma martedì pioggia tutto il giorno, qualcuno comincia a premeditare un’interruzione anticipata del suo soggiorno.

Foto di Emanuele Cinelli

Foto di Emanuele Cinelli

In discesa ancora una, stavolta più lunga, sosta al Rifugio Gheza dove quelli del CAI di Darfo ci raccontano la storia di questo rifugio, poi giù al nostro campo base, dove pensiamo sia ad attenderci Antoine, l’amico che deve arrivare oggi, venuto fin quassù dall’Olanda. Invece non è ancora arrivato, rifacciamo i conti e in effetti è presto: arriverà non prima delle cinque. Alle cinque di Antoine non c’è segno, mi abbarbico su di una rupe teso a scrutare la valle nella speranza di vederne la figura che risale il sentiero. Quando ormai le preoccupazioni iniziano a farsi serie ecco che, dal bosco sottostante, sbuca una nuda figura: “Antoine! Antoine!” sollevato mi lancio giù per il sentiero correndogli incontro per aiutarlo a portare lo zaino negli ultimi terribili metri di cammino. Ora ci siamo tutti, facciamo le debite presentazioni visto che Antoine lo conoscevo solo io, poi prepariamo la cena che sarà accompagnata e seguita da tante chiacchiere per informarci sul nudismo in Olanda e confrontarne la situazione con quello italiano. Alle ventitré tutti a nanna.

La mattina di lunedì si presenta solare, sebbene le solite nubi girino attorno alle creste che ci sovrastano coprendo fastidiosamente il sole. Francesca, intimidita dalle previsione del martedì e non volendo scendere a valle sotto la pioggia, convince il marito a scendere in giornata, Stefano, che è in auto con loro, non può fare altro che adeguarsi: preparano i loro zaini mentre io sviluppo i piani per la giornata. Come fare per allungare la condivisione della stessa anche con i tre amici che hanno deciso di scendere? Come far fare loro ancora una piacevole escursione in zona? Presto fatto: percorreremo tutti assieme la vecchia mulattiera di guerra lungo le pendici delle Somale di Braone e della Cime del Vallone!

Partenza! Velocemente risaliamo al rifugio Gheza, stavolta spogliandoci quasi subito visto la giornata maggiormente assolata. Il rifugio oggi è vuoto e possiamo tranquillamente passare senza coprirci. Saliamo ancora un poco fino alla freccia che indica l’inizio della mulattiera: sarà l’unica indicazione di questo percorso. La prima parte è ben visibile e tranquilla, ma ben presto le cose mutano: la traccia si fa più stretta, l’esposizione aumenta vertiginosamente e l’erba invade gran parte del sentiero. Entriamo in un canalone scavato dall’acqua, qui il passaggio, anche se breve, si fa particolarmente delicato per la presenza di una frana. Poco oltre, con mio sollievo (io non ho problemi e apparentemente non ne hanno nemmeno i miei compagni, ma, da ideatore e conduttore dell’evento, nonché da ex Istruttore Nazionale di Alpinismo, sento pur sempre il peso della responsabilità), l’esposizione si ridimensiona. Dopo un lungo traverso nei prati, ci avviciniamo a delle rupi rocciose ed è evidente che la mulattiera non può passare attraverso queste, guardando verso il basso individuo i debolissimi segni della mulattiera che qui scende con alcuni stretti tornanti. Segue un nuovo diagonale, poi ancora tornanti a scendere portano in una radura con le classiche alte erbe di malga, apparentemente sembra non esserci modo di passare oltre ma senza esitazione mi lancio attraverso le alte erbe: ho percepito, al di là delle stesse, uno spianamento del terreno, non può essere altro che il residuo dei lavori militari. Infatti la mulattiera si evidenzia poco sotto.

Foto di Emanuele Cinelli

Foto di Emanuele Cinelli

Il tracciato continua in lievissima discesa, a tratti è pressoché totalmente nascosto dalla vegetazione, anche se inequivocabili lastre di granito ne segnano il lato a valle, a tratti è più evidente. Dopo un lungo traverso siamo vicinissimi alla Cima del Vallone e sulle sue pendici, netto, il segno di una larga mulattiera. Ci separa una tutto sommato tranquilla cengia terrosa che taglia un ripidissimo canalone erboso. Tranquilla? Eh no, all’improvviso un pastore che ci osserva dall’altro lato della cengia si mette a urlare: “Sassooooo, sbrigatevi, non fermatevi!” Io, già arrivato da lui, mi giro e vedo immediatamente che in alto nel canalone ci sono numerose pecore al pascolo le quali, incuranti di chi sta sotto, non si fanno la premura di non far cadere sassi: già poco prima, ci riferisce il pastore, una pecora è stata uccisa, colpita in testa da uno di questi massi. “Va beh, è andata, il sasso è scivolato a valle lentamente passando per un canalino secondario senza colpire nessuno di noi, però” penso “poteva anche avvisarci prima che passassimo sotto il canalone, quando eravamo ancora in punto sicuro, invece di aspettare che ci fossimo in mezzo e in pericolo!”

Ancora due chiacchiere con il pastore e poi riprendiamo la discesa ora più tranquilla e semplice. In breve siamo sulla mulattiera principale, risaliamo alla piana della Malga Foppe di Sotto dove pranziamo tutti insieme, poi la sofferta separazione: Marco, Francesca e Stefano scendono a valle, io e Antoine risaliamo al Prandini con l’intenzione di rimanerci fino a sabato.

La sera inizia a piovere e continua ininterrottamente per ventiquattr’ore costringendoci a restarcene nel rifugio per tutta la giornata di martedì. Antoine la passa prevalentemente a letto o studiando per un libro che sta scrivendo, io in parte mi occupo della stufa, in parte del taglio della legna, in parte delle pulizie, in parte di scrivere le bozze per le relazioni del soggiorno e dei percorsi fatti.

Foto di Emanuele Cinelli

Foto di Emanuele Cinelli

Nella notte il cielo si rasserena e mercoledì mattina la giornata si presenta calda e soleggiata. In attesa del risveglio di Antoine, che se la dorme alla grande fino alle nove, riparto a perlustrare il territorio antistante il rifugio e che adduce alla Porta di Stabio: ci si può sicuramente tracciare un percorso alternativo (poi la cosa mi viene confermata da Piero che già più volte ha seguito questa via di salita) e creare un interessante anello, ma, non conoscendo bene Antoine, per maggiore sicurezza decido di salire per il sentiero segnato.

Alle nove e mezza ci mettiamo in cammino e, nudi, velocemente risaliamo la parte mediana della Val di Braone pervenendo al bivio per la Porta di Stabio. Qui il sentiero sale direttamente per l’erto pendio, la segnaletica a volte è ben visibile, altre volte stinta e difficile da individuare, ma il percorso è evidente e senza esitazioni porto il compagno alla meta, seguendo, verso la fine, un percorso che ci permette di evitare quasi tutta la neve. Magica la sensazione di solitudine che si prova: intorno a noi chilometri di montagna senza altre presenze, nemmeno quelle dei camosci che, viste le tante loro cacche qui presenti, speravo di vedere. Assordante l’immenso silenzio che pervade questi luoghi. Stupendo il panorama: a nord la vista spazia sui monti dell’Aprica e su quelli del settore meridionale dell’Adamello; a sud si vedono nettamente i radar del Dasdana e la lunga cresta che da questi porta a Monte Campione, dietro il quale evidente l’inconfondibile sagoma del Guglielmo, più a destra i monti della bergamasca, poi il più vicino Monte Altissimo di Borno e dietro altri monti non ben definibili, in lontananza la sagoma bluastra delle Alpi Liguri e degli appennini bolognesi; sotto di noi l’iride blu di uno splendido laghetto alpino e, a seguire, tutta la Val di Stabio, dolce e verde, molto invitante.

Foto di Emanuele Cinelli

Foto di Emanuele Cinelli

Vorrei scendere al laghetto sottostante ma il percorso complicato (ripido terreno franoso con un bel tratto di catene di sicurezza) e le nuvole nere che sempre più minacciose arrivano dal Cornone del Blumone, noto catalizzatore di maltempo, mi convincono a rinunciare e a sollecitare il ritorno a valle. Giusto il tempo di oltrepassare la conca innevata sottostante il valico che inizia a grandinare! Prima sono piccoli chicchi simili a palline di polistirolo, poi pian piano la dimensione degli stessi cresce diventando dolorosa per mani e testa, infine cresce anche l’intensità della grandine e nel giro di pochi minuti il paesaggio da verde diventa bianco. Fortunatamente, nonostante alcuni tuoni, non c’è né vento né pioggia e la temperatura rimane confortevole: il nostro cammino procede tranquillo e regolare, senza problemi rientriamo al rifugio dove abbiamo la base.

La sera, sfruttando un momento di calma tra le piogge che hanno ripreso con intensità, riesco a collegarmi telefonicamente con mia moglie e vengo a sapere che le previsioni per i giorni successivi non sono buone (mattina bella ma pomeriggio temporali) e che lei non sta tanto bene: suggerisco ad Antoine di ridiscendere a valle venerdì, lui rilancia proponendo di scendere ancora giovedì stesso e questo decidiamo di fare. In attesa della cena preparo lo zaino ed effettuo le pulizie del rifugio, la mattina successiva, visto il bel tempo, di buon ora sveglio il mio compagno, rapida colazione, ultime pulizia e poi giù senza sosta fino a Braone: Antoine fatica alquanto a camminare sul terreno sconnesso e la sua discesa è piuttosto lenta, ci mettiamo ben quattro ore e mezza per arrivare alla macchina.

Foto di Emanuele Cinelli

Foto di Emanuele Cinelli

Ultimi sguardi verso l’alto, un saluto malinconico a questa valle meravigliosa, una valle che mi ha stregato già nel lontano 1988 quando l’ho risalita in pieno inverno, una valle che mi rivedrà sicuramente: anche se questo potrebbe per me comportare il perdere un luogo selvaggio e solitario dove poter vivere esperienze di montagna piene e appassionanti, ho deciso di scrivere non solo le relazioni dettagliate sui percorsi effettuati e sugli altri possibili, non solo di redigere articoli da inviare alle principali riviste di montagna, ma anche di realizzare un opuscolo su di essa dato che merita d’essere meglio conosciuta e frequentata, lo merita davvero.

La riconsegna delle chiavi, il pagamento di quanto dovuto per il soggiorno e i saluti a Piero concludono questo magico, per quanto sofferto, soggiorno. A Piero formulo la mia disponibilità a collaborare per la rimessa in funzione della mulattiera di guerra percorsa tre giorni prima, ma anche per altri lavori che possano essere necessari, quali il ripristino della segnalazione sul percorso della Porta di Stabio o la manutenzione del rifugio Prandini: se vuoi partecipare agli eventuali lavori segnalami nominativo, indirizzo e-mail e numero di telefono (modulo di contatto), grazie.

Per concludere devo e voglio ringraziare innanzitutto Piero, il custode del rifugio, per la sua estrema gentilezza e l’enorme diponibilità, poi gli Alpini di Braone per la costruzione e l’ottima gestione del rifugio Prandini, indi il Sindaco, gli Assessori e gli abitanti di Braone che ben ci hanno accolti nella loro valle, infine i miei compagni di soggiorno: Antoine l’olandese, Francesca dall’Alto Adige, Marco pure dall’Alto Adige, l’altro Marco da Milano, Stefano da Chioggia. Grazie, grazie mille a tutti!

Clicca qui per vedere l’album fotografico

“Centenarians”: i ritratti ai corpi degli ultracentenari

Quarta Giornata dell’Orgoglio Nudista


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Manifestare il diritto alla nudità in ogni contesto, in ogni luogo, in ogni situazione; recuperare il rispetto per la nudità quale condizione basilare dell’essere umano; educare alla normalità del corpo nudo. Tre obiettivi e tre azioni fondamentali per la causa nudista, nel contempo aspetti sociali di ampio respiro la cui acquisizione è indiscutibilmente essenziale per ripristinare una società sana e corretta, una società dove l’essere prevalga sull’apparire, dove le esigenze degli uni non vengano surclassate dai condizionamenti degli altri, dove la logica prevalga sul fanatismo e la tifoseria siano essi sociali, religiosi e politici.

Vestiti può anche essere bello, nudi, però, è decisamente meglio. Sono obiettive sensazioni emotive, fisiche e psicologiche che, come tutte le sensazioni, si manifestano in modo del tutto soggettivo rendendole differenti da persona a persona. Impossibile definirle e farle comprendere attraverso le sole parole, difficile persino combinando alle parole delle immagini, è necessario che ognuno provi di per sé stesso. “Nudo è meglio” uno slogan che accompagna gli eventi del programma “Orgogliosamente Nudi”, un programma che nasce e si manifesta proprio in ragione degli obiettivi e delle azioni elencate in apertura, perseguendoli non attraverso la mera (e inutile) comunicazione grafico-verbale, ma scendendo sul campo della comunicazione sensoriale: a disposizione di tutti, nudisti e non nudisti, una nutrita serie di escursioni in montagna dove ogni partecipante è libero di scegliere se, quanto e, nell’ambito della parte nudista dei percorsi, quando spogliarsi.

IMG_6892La “Giornata dell’Orgoglio Nudista” è parte di questo programma (invero il programma nasce ad ampliamento della giornata) e si sviluppa secondo lo stesso identico protocollo esperienziale. Trattasi di un evento che non vuole contrapporsi alla tradizionale e istituzionale “Giornata Mondiale del Naturismo”, bensì ad essa affiancarsi per coprire quelli che, ad oggi, secondo lo staff di Mondo Nudo sono i suoi grossi deficit comunicativi: rivolgersi pressoché esclusivamente ai naturisti, ignorando il mondo esterno; attivare iniziative esclusivamente da spiaggia, ignorando tutte le altre mille forme possibili di nudismo; nascondere la nudità dietro un termine più neutro e così facendo diffondere la sensazione che i nudisti stessi si vergognino di essere nudi; esibire il naturismo come contenitore del nudismo quando la verità storica e logica è ben diversa e cioè che il naturismo usa il nudismo ma non è il nudismo, il nudismo è il contenitore, il naturismo solo uno dei suoi contenuti.

La Giornata, partita subito con un discreto successo, presumibilmente proprio grazie alla sua formulazione pratico esperienziale, ma lasciateci pensare che sia anche grazie all’uso di una terminologia più ampia, chiara ed esplicita, è oggi giunta alla sua quarta edizione, un’edizione che ci ha visti espatriare delle solite zone del bresciano per sconfinare nel vicino Trentino. Non è stato facile definire e organizzare tale sconfinamento, il lavoro di studio preliminare è stato ampio e lungo lasciandoci alla fine con alcuni dubbi che solo la perlustrazione preliminare in loco hanno potuto chiarire e portarci alla scelta definitiva dell’itinerario da proporre: il sentiero che da Sarche porta al Rifugio Don Zio e alla limitrofa vetta del Monte Casale, un sentiero usato, in discesa, quasi esclusivamente da chi sale al Casale per l’impegnativa ferrata “Che Guevara” sull’ampia e alta parete est.

Trattasi di percorso agevole ma piuttosto lungo (quattro ore) e in parte faticoso, l’abbiamo quindi proditoriamente addomesticato spostando il punto di partenza ad un parcheggio sulla statale del Caffaro 200 metri più in alto del paese e definendo come punto terminale dell’escursione la Dorsale Godesi, evidente sella sul lungo crinale che dalla vetta del Casale scende a ovest verso Ponte Arche.

Impazientemente abbiamo atteso questa giornata, riscaldando l’ambiente con due incontri preparatori: l’escursione a Malga Piombino per la selvaggia e poco praticata omonima valle (cinque i partecipanti: Emanuele, Angelo, Stefan, Antonio e Giovanni) effettuato per i due terzi in nudità; il periplo di Monte Isola (sette i partecipanti: Emanuele, Maria, Marco, Francesca, Luise, Angelo e Mara) dove la nudità non era ovviamente (e purtroppo) possibile.

IMG_6903A questa escursione partecipano otto persone: due, Emanuele e Angelo, da Brescia; due, Marco e Francesca, da Bolzano; una, Maria Grazia, da Feltre; Gian Arnaldo da Verona; Stefano da Vicenza; Filippo da Mestre. Qualche persona in meno rispetto alle precedenti edizioni, ma c’è da registrare ben cinque rinunce dell’ultimo momento, possiamo pertanto essere comunque soddisfatti del risultato. D’altra parte la qualità del risultato non è sempre e solo determinata dal numero dei partecipanti, conta anche, se non più, quello che gli stessi hanno ottenuto dalla loro partecipazione e, in questa quarta edizione della “Giornata dell’Orgoglio Nudista”, abbiamo ottenuto effetti mai avuti prima. Torniamo però all’escursione.

Si parte dal parcheggio appena fuori della seconda galleria dove una tabella segnaletica indica l’inizio della stradina sterrata che prima porta al Romitorio del Casale, antico eremo brillantemente restaurato dal quale la vista spazia sull’alta Valle del Sarca, e poi alla bellissima Casa della Forestale circondata da un ampio e verde prato.

Fin qui procediamo vestiti, anche se, vista la calura, limitatamente al minimo indispensabile. Poco oltre un tratto di sentiero nella magnifica faggeta permette di tagliare un lungo tornante della strada e arrivare a imboccare la deviazione per la Dorsale Godesi, dove possiamo finalmente liberarci dagli ultimi residui di corazzamento tessile. Ancora un breve tratto di strada sterrata (di servizio al taglio del bosco) e poi inizia il sentiero. La pendenza aumenta e le chiacchiere che fino ad ora avevano accompagnato il cammino si fanno decisamente più flebili, anche se non scompaiono del tutto. Cadenzando il passo su quello di chi più sta faticando di modo da restare tutti piacevolmente vicini, si risale nel bosco qui più fitto e che ai faggi mescola altre essenze, ivi comprese le conifere. All’improvviso, dopo un lungo traverso a mezza costa, ecco che si sbuca sulla sella della Dorsale Godesi, poco oltre la quale una tabella ben indica il punto raggiungo.

IMG_6894Ci si trova all’interno del fitto bosco e alcuni chiedono di provare a salire ancora un poco per trovare un punto da cui poter osservare il panorama. Ci alziamo così di circa cento cinquanta metri ma di prati non c’è ombra e si decide di rientrale alla Godesi dove si è intravisto un dosso che potrebbe risultare panoramico. Detto fatto ci si gira e s’inizia a scendere.

Sono in coda intento ad osservare la natura che mi circonda quando sento la voce di Francesca, subito seguita da altre voci, alcune conosciute altre no: “Buongiorno” e subito dopo “Ciao”. Due ragazze stanno salendo e, inevitabilmente, ci si parano davanti incrociandoci. Evento tanto temutamente evocato nelle relazioni dei pochi escursionisti nudisti, eppure ogni nostra esperienza ha dimostrato quello che sta succedendo anche in questo momento: niente! Le due ragazze scorrono a nostro fianco guardandoci in viso e salutandoci cordialmente uno ad uno, ovviamente contraccambiate da noi, la seconda ha anche una particolare luce negli occhi e un’espressione del viso che mi fa pensare si stia dicendo “beh, perché non farlo anch’io?”. Non passano due minuti che dall’alto arriva di corsa un ragazzo e si ripete la scena: saluti cordiali e nessunissima strana reazione. Escursionisti che incontrano altri escursionisti, stop! Questo è anche obiettivo di queste escursioni, dimostrare che non c’è ostilità a priori verso chi cammina nudo: la montagna e la fatica accomunano e annullano le barriere del condizionamento. In me si rinforza la convinzione che sia giunta l’ora di parlare solo di escursionismo senza aggiungerci aggettivi che ne specificano il carattere tessile o nudista (cosa che ho già in parte iniziato a fare).

IMG_6893Dopo aver osservato tre splendide Peonie, raggiungiamo il poggio panoramico dove la visione a picco sulla valle è veramente favolosa, si decide che è il luogo adatto per fermarsi a mangiare.

Stiamo fermi circa un’ora, il passaggio, sul discosto ma non nascosto sentiero, di altri quattro escursionisti non ci disturba se non per la fallace impressione di uno di noi che improvvisamente segnala “stanno arrivando due forestali”! In ragione della non chiara situazione legislativa, l’avviso ci induce a un parziale e temporaneo rivestimento: va bene manifestare i propri diritti, va bene essere coscienti del proprio essere nella ragione, ma perché rischiare di rovinare una splendida giornata?

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Verso le due si riparte per la discesa che, non essendoci alternative, effettuiamo sullo stesso identico percorso di salita. Rapidamente ritorniamo alla strada sterrata e qui da dietro ci raggiunge una coppia di ragazzi tedeschi di ritorno dalla ferrata: noi uomini ci siamo già rivestiti, le due nostre compagne, rimaste poco più indietro a chiacchierare, invece no e di nuovo … nessun problema, ma che lo dico a fare, ormai non fa più notizia, è da dare per scontato.

Ancora qualche decina di minuti e siamo al parcheggio. Le ultime chiacchiere, le impressioni sulla giornata, si saluta chi deve partire e gli altri si spostano poco più sotto dove un barettino mobile permette di dissetarsi e salutarsi convenientemente prima di darsi appuntamento alla prossima occasione che, nel caso specifico, per molti si tratta dell’imminente Raduno Nazionale de iNudisti, per tutti i prossimi fantastici, invitanti eventi di Mondo Nudo: vi aspettiamo sempre più numerosi, nudi o vestiti che vogliate essere, nudisti o tessili poco ci importa, anche perché siamo convinti che l’esempio sia la strada migliore e ben pochi potranno resistere alla visione di persone che camminano sanamente e orgogliosamente nude.

Due testimonianze importanti.

Riporto la testimonianza di due dei partecipanti a questa giornata: Stefano, un nudista navigato ma che vedeva con molto scetticismo le mie proposte di nudità nell’escursionismo; Filippo, un ragazzo non nudista fortemente preoccupato delle sue reazioni alla nudità pubblica.

Stefano

<<L’escursione in montagna mi è sempre piaciuta, l’essere in mezzo al verde, gli scarponi ai piedi, lo sforzo fisico, lo zaino sulle spalle, il sudore… Ma non avevo mai preso seriamente in considerazione la possibilità di farlo da nudo, anzi leggevo le uscite organizzate da Cinelli un po’ con scetticismo. Ma stavolta l’occasione era troppo ghiotta per un curioso di natura come lo sono io, un’uscita nella zona di Rovereto, dovevo provare! Partito con l’idea del piacere dell’escursione, non mi interessava farla da nudo, i miei propositi erano quelli di farla comunque da vestito anche se gli altri si fossero spogliati. Ed invece arrivati al punto X dove Cinelli ha dato la possibilità di spogliarci, mi è venuto spontaneo ed automatico togliermi i vestiti. E devo dire che camminare nudo nella natura, nonostante il caldo e lo zaino sulle spalle (avevo paura di sfregamenti elevati degli spallacci sulle spalle) è davvero una sensazione fantastica di comodità e naturalezza. Mi sentivo totalmente a mio agio e non mi sentivo assolutamente nudo mentre camminavo, nonostante fossi stato in un ambiente nuovo per me. Durante la nostra escursione abbiamo incrociato altre due escursioniste (vestite), praticamente me le sono ritrovate davanti, ci siamo salutati come si fa di solito ed il primo pensiero è stato: “Ma avete visto che siamo nudi?” quindi quasi nello stesso momento siamo stati sorpassati da un escursionista frettoloso di ritorno dalla ferrata, che ci ha salutati mentre se ne andava veloce. A riprova che in un ambiente come quello il nudo non scandalizza. In conclusione un’esperienza davvero positiva, merito anche degli altri miei compagni di escursione, davvero simpatici e divertenti. Quindi se vi capita, partecipate anche voi, datemi retta, anche se non siete escursionisti, basta poco un paio di scarpe da montagna ed uno zaino ed il divertimento è assicurato. Ora un piccolo pensiero al nostro nuovo compagno di escursione Filippo, totalmente a digiuno di nudismo, che nello zaino oltre che la merenda si portava le solite paure da neofita. Paure che sono svanite quando anche lui insieme a tutti si è spogliato, arrivando a capire al volo che quelle paure erano solamente nella sua testa e che nella realtà nudista non esistono. Un plauso ad un ragazzo che non ha messo annunci cercando amici che vadano al mare con lui o coppie che lo iniziassero al nudismo, ma ha fatto quello che dovrebbero fare tutti, cioè si è aggregato ad un evento già organizzato con persone “esperte” scoprendo così un nuovo mondo. Bravo Filippo, così si fa! Ora vorremmo vederti tutti al raduno insieme alla tua famiglia.>>

Filippo

<<Leggo sempre testimonianze del tipo “ho iniziato a fare naturismo per caso trovandomi in una spiaggia dove erano tutti nudi”. Io posso dire di essere uno dei pochi che il naturismo l’ha provato per la prima volta in montagna! E l’esperienza è stata assolutamente positiva! Confesso che appena incamminati il pensiero che a breve mi sarei dovuto spogliare mi spaventava, ma poi mi son detto “ormai sei qui, non ci si tira più indietro”. Al momento di metterci nudi ho fatto un bel respiro e via! Tutti i timori e le preoccupazioni portate dentro per tanto tempo si sono dissolti nell’arco di pochi minuti. Questo grazie agli amici e compagni di cammino presenti! Quindi un grande ringraziamento va a Emanuele e tutti gli altri! Ora basta parlare di me, torniamo alla gita. Il bosco che abbiamo risalito è stupendo, starci dentro nudi davvero ti fa sentire parte di esso. La salita, a tratti faticosa, è stata molto piacevole grazie allo spirito di gruppo instauratosi da subito. La vista dalla terrazza naturale sulla valle – dove abbiamo pranzato – è mozzafiato. Non avrei potuto sperare in un “prima volta” naturista più autentica e appagante. Ciao! >>

L’uomo nel bosco


Un picchio solitario
cercando una dimora
nudo vola
nel nudo bosco
rosso di fiori
verde di foglie.

Nudo il camoscio
dall’alto di una nuda rupe
osserva la piana
dove
sotto l’azzurro
del cielo
vicino al bianco
dell’acque
nudi lupacchiotti
giocano innanzi alla tana
dalla madre trovata
nella terra nuda.

Nuda l’erba rigogliosa
offre riparo ai piccoli ricci
irti di spine
simpatici musetti
nudi pancini.

Osserva la scena
seduto tra le possenti radici
di un albero secolare
un uomo silente
nudo.

Natura vuole
rispetto
sincerità
silenzio
fiducia

e…

nudità!

 Emanuele Cinelli – 1 marzo 2014

Nudità aurorale


Occhieggia Venere in cielo: ogni giorno comincia e finisce così.
Prendo il guinzaglio ed esco col cane per un giro al vigneto.
Han già vendemmiato, i filari son spogli: han già dato.

Mi metto libero e subito mi sento rotondo, completo, perfetto.
Una brezza scirocca in velluto tutto m’avvolge e rinfresca.

Il cane segue sua usta; liberi, lascio vagare i pensieri.
Un momento d’incanto: entrambi stralunati e presenti,
ancorati alla terra, allo spazio d’intorno, persino col cielo.

Stringo i pugni, trattengo questo momento contento.
Si leva da solo un mio canto al sole che sorge
commosse le corde del petto, consonanti enarmoniche.

Son tutto di carne, son tutto di pelle, son tutto al presente.
Che più? Considero me: alluci, cosce, petto e fusello:
è tutto un sol corpo risonante di bronzo, d’argento, e boemia.

L’armonia delle sfere che ruotano in cielo, così come in terra,
e così nel corpo mio nudo: il bacio del tutto e del vero.

In giardino


Al ritorno dal giro col cane,
sempre mi faccio una doccia in giardino;
come ho fatto anche stamane:
è tempo franco, le sette al mattino:
piccoli fatti, il quotidiano mio pane,
dica che vuole l’occhiuto vicino.

Riprendo appieno il mio spazio privato,
non m’importa del pubblico che mi tiene guardato.
Mi scoppian di dosso i vestiti,
pudori e vergogne come mai esistiti.
Sono nudo e sincero all’acqua ed al sole,
alla brezza m’asciugo, del pudore eversore.
Nulla da fare col sesso, come bimbi siam casti;
puri e innocenti da quando siam nati… e rimasti.
Si gonfia nel petto un inno alla vita ed al mondo,
incrocio le mani dietro la nuca, felice e ritondo.
Mi veda pur anco la gente che passa,
ho la mente disgombra, sbrogliata matassa.
Mi sento docile e buono, come bianco agnellino:
Natura mi ha fatto e vestito, mi sento tornato bambino.
Non velerei le penne d’un’ara, i colori d’un fiore
mi ferisce quell’ingrato cupo grigiore,
ma questo abbiam fatto inventando il pudore.
Un verme superbo ci rode dentro la testa…
Liberi al sole, all’aria, alla pioggia facciamo gran festa.

Sia pur solo una doccia, un’anguria in giardino, un caffè:
mille piccoli gesti a riprender quel che Natura ci diè.

La grazia del corpo nudo


Ebbene, sì: la carne è proclive al peccato!

Uscendo stamattina col cane (ore 6:10 – dov’eran le turbe cui recherei turbamento?), col sole che alle spalle proiettava la mia prima ombra sull’erba, vòltomi a salutarlo, constato d’un tratto nell’animo il gran torto che gli faccio vestito. Un cartiglio è nel frattempo comparso sullo schermo della mente, ed è quello che qui ho messo per titolo.

La luce dorata del sole all’intorno, la brezza che spirava dal lago, il gran verde dei lunghi filari, delle pendici dei monti, della terra che vive erano mille miglia lontane dalla famosa sentenza. E anch’io… tanto da non sentirmela addosso efficace. E non avevo più nemmeno la “rete” dell’avviso inviato al comandante dei vigili. A sbalzo sul rischio, per essere all’altezza di me, di quel che mi sentivo ruggir/suggerir dentro. Con l’orgoglio smisurato e pur ponderato di essere e sentirmi perfetto e sublime, così come Natura m’ha fatto.

Sentendomi fuori da canoni estetici artefatti ed effimeri, mi son messo libero.

Grazia vuol dir consonanza, armonia, accordo, un fluire continuo d’un dialogo che precede la parola, l’intelligenza, la ragione, ma che mi fa sentire rotondo, nella forma semplice e perfetta del mio corpo di carne. Forse esagero, mistifico, trascendo. Il senso di pienezza, così tranquilla, ovvia e pacata, la ragione, la fantasia, la creatività letteraria non erano in grado di suggerirmela. Eppure, di questa consapevolezza si vive; questo appiombo che abbiamo nella pancia che ci consente di oscillare e poi sempre ci riporta in piedi è la forza del nostro equilibrio, della nostra perfetta misura.

Nudità è disincrostarsi dalla ruggine, dal calcare che ci è concresciuto con gli anni, discioglier l’artrite che ci deforma aspetto e intelletto.

Non ce l’ho con nessuno: semplicemente io faccio così, io sono così.

I turbamenti di Madre Natura


Mi offendete, figli miei,
con le vostre vergogne,
coi veli d’improvviso rossore per come v’ho fatto.
Vi ho fatti nudi e puliti, persin profumati!
Che verme vi baca la testa a pensar disonore e coprirvi.

Ho impiegato mill’anni per farvi belli e perfetti,
io non so contare le foglie degli alberi, le gocce di pioggia:
mi basta che siano tutte diverse, … di semplice acqua.
Mi dicono che siete miliardi anche voi.
Tutto sommato non vi ho fatto dei Frankenstein.

Mutate ogni giorno le fasce come sotto ci fosse cancrena fetente.
Quella stretta vi ha fatto ammalare, vi ha infettato anche la mente.
Aria e sole tutto risana. Siam tanti fratelli, ci diamo una mano:
sole, aria, luna, acqua, mare, vento; rocce, piante, animali.

Solo tu mi fai tribolare, son preoccupata per te.
Ti sei messo in testa che sei il padrone, e io la tua schiava.
È un gioco? Dici che hai capito tutto e puoi fare di meglio?
Hai perso il senso della misura, il senso della natura.

Dici di conoscere gli arcani della vita, i misteri della generazione.
Bella scoperta! Io vi ho fatto fecondi:
Non capisco perché fate tutto in segreto, come fosse un illecito.
Siete dei gran pasticcioni, anche in camice bianco, da gran dottoroni.

Vedo tanti che nudi si prendono il sole, che sciorinano all’aria la mente,
che si chinano a baciare una foglia come fosse una figlia,
che crescon ragazzi robusti e spartani, contenti di vivere insieme.

Che avete in testa bacucchi ermellini, gottosi e malinconici, tristi gufi
malestri.
Vi rode forse l’ìnvida rogna senile di non aver più turbamenti?

Vittorio Volpi – 20 luglio 2012

Offerta


Come Madre Natura insegna, ignudo mi sono offerto all’ignudo sole e sono così stato calorosamente accolto tra le sue dorate braccia, assorbendone per intero l’energia e la piacevolezza; ignudo mi sono immerso nell’ignudo mare o lago o torrente e questi m’hanno accolto familiarmente come acqua nelle acque; ignudo mi sono offerto all’ignudo bosco, il quale m’ha amorevolmente ricoperto di frescura e mille fraganze!

Ignudo mi sono offerto...

Ignudo mi sono offerto…

Conta…dino, conta!


Come sempre, anche in campo alimentare c’è chi pretende d’imporre agli altri la propria scelta e la vende, con argomentazioni spesso pretestuose se non faziose, come la migliore. Come sempre io, al contrario, affermo che ognuno è e dev’essere assolutamente libero di comportarsi come desidera, che nessuno può porsi sopra gli altri e imporre al mondo la propria visione delle cose. Il brano che segue vuole essere una provocazione ma anche uno spunto a voler vedere le cose da una diversa direzione e non ragionare sempre e solo a “Senso unico”: che forse i vegetali non sono elementi della natura? non sono esseri viventi pure loro?
Perché condannare chi mangia carne e elevare chi mangia verdura? A voler essere coerenti con certi discorsi dovremmo invero mangiare solo ed esclusivamente cibi artificiali!

Che fatica curare e coltivare questi esseri compagni di vita,
prima devi preparare con cura l’ambiente adatto,
poi ne aspetti con impazienza la nascita,
indi ne segui con trepidazione le varie fasi della crescita
e, a questo punto ….

zacchete

un terrorista strappa impunemente la rossa carota dal suo terreno,
un impavido accoltellatore fa a pezzi un bellissimo broccolo,
quell’altro senz’anima mangia le fragoline senza nemmeno dare loro il colpo di grazie,
e non parliamo di quello che, incensandosi come difensore della vita, non mangia carne
ma 5 volte tanto delle innocenti verdure.

Voglio, fortissimamente voglio che venga fermato questo scempio assassino,
io amo le mie verdure e mi dispiace vederle trattare come esseri senza diritto e senza sentimento
solo perché non hanno voce udibile,
solo perché non si muovono,
solo perché apparentemente non reagiscono allo strappo o al taglio crudele,
solo perché non versano il rosso liquido.

Amo le mie verdure,
quando le colgo ringrazio Madre Terra per il dono che mi sta facendo,
e così, da pescatore in apnea,
ringrazio Madre Acqua quando mi permette di catturare un pesce.

Amo la vita e la rispetto,
la rispetto rinunciando a strappargli quello che non mi serve,
la rispetto usufruendo di quello che Madre Natura ha messo a nostra disposizione,
la rispetto predicando il ritorno all’autosostentamento.

Basta con lo sfruttamento industriale delle risorse,
basta con lo spreco delle cose solo per tenerne alto il prezzo di vendita,
basta con le ipocrisie di chi vuol far credere che le bistecche crescano sugli alberi,
basta con l’animalismo da cartoni animati;
basta con il considerare l’uomo un intruso.

Torniamo all’orto personale,
torniamo alla piccola caccia,
torniamo alla piccola pesca,
torniamo alle piccole comunità produttive autonome!

L’uomo nudo, il mondo nudo è anche questo:
restare integrati nella natura,
farne parte senza false regole e ideologie,
saper fruire della natura in modo corretto seppur completo.

Retroevoluzione, qui è il futuro dell’uomo e della terra.

Stone Nudes


Dean Fidelman un fotografo che ha messo assieme tre arti bellissime:
1) la fotografia, con mirabili scatti in bianco e nero
2) l’arrampicata, con plastiche movenze e armoniose posizioni aggrappati a minuscoli appigli su rocce a strapiombo
3) la naturalezza, l’essere totalmente se stessi mostrando al mondo il proprio corpo senza inutili orpelli e stupide barriere, il sentirsi completamente a posto con se stessi e in sintonia con la natura che ci circonda.

La home page

La galleria fotografica

Il progetto “Stone Nudes”

Le immagini nel blog


Un blog di solo testo è certamente pensabile, ma sarebbe probabilmente piuttosto freddo. Leggere testi non illustrati potrebbe risultare noioso o addirittura fastidioso, è sicuramente più accattivante una pagina con, anche poche, belle immagini. Palese che le immagini debbano avere un collegamento preciso con il tema del blog e dell’articolo in questione, meglio ancora se le immagini combaciano esattamente con la parte di scritto che le affianca. Se per argomenti come lo sport o la natura il tutto può essere abbastanza facile, per un argomento quale il nudismo la cosa diventa assai più complessa.

In primo luogo esiste il problema dei soggetti: per documentare adeguatamente articoli sul nudismo è evidente che non possono bastare le foto di spiagge vuote o altre similari, nelle foto devono esserci necessariamente delle persone, nude ovviamente. Le foto di nudo non sono certo una novità assoluta dato che oggi, tra calendari e pubblicità, il nudo è abbastanza usuale, ma rarissimamente si tratta di nudo integrale, vuoi perchè quest’ultimo è meno intrigante del “vedo – non vedo”, vuoi per tutta un’altra serie di implicazioni che il nudo integrale si porta ancora appresso.
In un ambiente pubblico, tipo una spiaggia, il diritto alla privacy impone (non limitatamente al nudo) di pubblicare le foto altrui solo con l’esplicita autorizzazione e, purtroppo, per evidenti ragioni, non tutti concedono tale autorizzazione, specie per una pubblicazione su Internet (erroneamente intesa come unico veicolo di furto delle immagini) e ancora più in specifico se l’immagine ritrae le persone in stato di nudità. Allora posso ricorrere a modelli e modelle, ma se non si è fotografi di grido non è facile trovare chi lo voglia fare, a gratis per giunta. L’autoscatto è una comoda soluzione, ma spesso diventa difficile da gestire e, comunque, può dare l’impressione di volersi autoincensare. Poi non è detto che si sia abili a mettersi nella dovuta posa con la conseguenza di foto poco naturali, se non addirittura inguardabili.

In secondo luogo, dato per risolto il problema precedente, per fare foto di nudo senza essere dei fotografi di grido (e a volte anche questi rischiano) bisogna trovarsi dei luoghi in cui il nudo sia quantomeno tollerato e in Italia questi sono pochissimi. Scatta allora la ricerca di luoghi solitari e reconditi dove sussista la speranza di non venire sorpresi, ma bisogna trovarli adeguati alle esigenze dell’articolo che si vuole documentare, cosa il più delle volte assai ardua.
In casa si possono certo scattare tutte le foto che si vuole: nel chiuso delle proprie mura nessuno può venire a disturbare o obiettare, ma quanto si può documentare con fotografie fatte in casa? Poco!

Mettiamo di aver risolto anche questa seconda difficoltà, ne resta ancora una: come pubblicarle?
Alcuni censurano le foto con dei rettangolini neri sulle parti “problematiche”, ma, sinceramente, l’estetica della fotografia ne viene a risentire enormemente, piuttosto meglio proprio rinunciare alla foto in stato di totale nudità, soluzione però non accettabile per un sito che parla specificatamente di nudismo. Altri censurano mediante sistemi meno evidenti, tipo sfocatura o storpiatura, certamente più gradevoli all’estetica della foto ma ancora incoerenti alla filosofia di un sito che parla di nudismo. Si possono inserire oggetti che vadano a coprire le parti “scomode”, se ben fatto questo può risultare anche esteticamente valido, resta comunque il fatto che si tratta pur sempre d’una censura e la censura si scontra, specie se fatta metodicamente, con l’idea base del nudismo: naturalezza e non turbativa del corpo nudo. In alcuni casi si può evitare la visione delle parti “problematiche” attraverso l’opportuno posizionamento del soggetto o adeguati tagli all’immagine, ma si torna al punto di cui sopra: negli ambienti nudisti non esistono parti “scomode” e non ci si preoccupa di evitare le posizioni o i movimenti che le possano rendere visibili; sarebbe innaturale, sarebbe artificioso e, pertanto, non sarebbe più nudismo.
Un sito di nudismo deve pubblicare foto di nudo integrale, che di per se stesse nulla hanno a che vedere con la pornografia, se non nella mente di chi vuole a tutti i costi vedercela, forse perchè la pornografia è parte rilevante della sua vita o dei suoi desideri più o meno reconditi: la psicologia insegna che chi vede sempre e solo il male è perchè potrebbe avere il male dentro di sè.

In considerazione di quanto sopra, per quanto ci riguarda e riguarda questo blog le problematiche più complesse sono le prime due e pertanto non possiamo garantire che tutti gli articoli saranno sempre illustrati o adeguatamente illustrati. Detto questo, le immagini di nudo, che mai saranno pornografiche, non verranno artificiosamente censurate e non si seguirà la metodica di celare costantemente mammelle e genitali, come detto ambedue soluzioni contrarie all’ideale nudista e non conformi a quanto avviene nella realtà del nudismo. Una realtà che vede tantissime persone e tante famiglie condividere pacificamente e tranquillamente la nudità pubblica, una realtà che vede il nudo assolutamente distinto e diverso dalla pornografia, una realtà che questo blog vuole assolutamente rappresentare, raccontare, evidenziare e far conoscere.

I contenuti del blog


Più volte ho incontrato affermazioni del tipo “ma con tutte le cose importanti che ci sono da discutere, di nudismo venite a parlare?” o “ma che volete, la società ha ben altre cose da fare che pensare al nudismo!”. Vista in un certo modo sono anche osservazioni corrette, ma vista in questo modo allora le cose di cui parlare, le cose per cui “lottare” sarebbero veramente poche, invece di persone che parlano ce ne sono tante, di argomenti che vengono trattati ce ne sono una marea, di “lotte” se ne contano assai. Spesso coloro che fanno le dette affermazioni sono anche loro impegnati in una qualche “battaglia” sociale e sovente questa non appare poi essere tanto più importante di quella del nudismo.

Palese e, se vogliamo, anche comprensibile che si tenda a dare priorità alle proprie argomentazioni, alle proprie “battaglie”, ai propri interessi, ma non può esssere altresì comprensibile che per questo si debba tentare di affossare gli argomenti, le “battaglie” e gli interessi altrui: tutti devono poter avere il loro spazio per argomentare e a tutti è dovuto dare un minimo di attenzione, ascoltando e leggendo ci si potrebbe accorgere che le argomentazioni non sono poi così superficiali e banali come appariva, che ci sono dei cardini comuni a tutte.

Così è per il nudismo! Se superiamo i condizionamenti verso l’argomento, se andiamo nel profondo delle cose, se non ci soffermiamo alle apparenze, possiamo scoprire che esso coinvolge inevitabilmente tanti aspetti inerenti la vita di tutti i giorni, alcuni certamente futili, ma altri meno e altri ancora decisamente di rilievo. Parlare di nudismo, infatti, implica necessariamente l’affrontare temi quali la libertà, il rispetto, l’ecologia, la dignità, quindi temi tutt’altro che leggeri o secondari, bensì fondamenti necessari ad ogni comunità, piccola o grande che sia, ed essenza strutturale delle principali “battaglie” sociali che la storia del mondo, e dell’Italia, abbia visto: schiavismo, razzismo, maschilismo, homofobia, eccetera.

Ecco, i contenuti del blog in buona parte gireranno attorno a queste “grandi argomentazioni”, contenuti importanti, quindi, da affrontare con serietà e attenzione. Il blog, però, non vuole essere un mattone filosofico o politico, bensì un canale d’informazione da potersi leggere in tranquillità e rilassatezza, pertanto il tema “nudismo” e tutte le sue implicazioni anche complesse e profonde verranno trattati a piccole gocce e mescolati con argomenti meno pesanti, quali la cucina, il divertimento, le letture, eccetera. Cercheremo, insomma, d’essere dinamici, evitando di monopolizzare i nostri interventi, di cadere nell’ossessione e l’esclusività. Useremo il blog per quello che un blog è stato pensato: un diario personale scritto per essere letto anche dagli altri.

Sarà un diario di viaggio, il viaggio verso un mondo apparentemente diverso e strano, un mondo che si fatica a comprendere perchè ci si lascia dominare dai condizionamenti più o meno inconsci, ma un mondo in realtà semplice, naturale, sano, corretto: il … Mondo Nudo!

Le premesse al blog


Dato lo specifico argomento di base attorno al quale si costruisce e gira questo blog sono opportune alcune precisazioni di partenza, al fine di chiarire con esattezza i limiti dell’argomentare ed evitare che possano esserci fraintendimenti fastidiosi.

Ovvio che per ora mi limiterò a dare sommarie indicazioni, parlerò più ampiamente di queste cose nel corso del tempo. Altrettanto ovvio è che al momento dovrete credermi sulla parola, scriverò nei futuri articoli le argomentazioni necessarie a suffragare quanto andrò qui ad affermare. D’altra parte perchè mai non dovreste credermi? Così come un qualsiasi discente da piena fiducia al proprio docente, così come gli allievi di un corso di arrampicata si fidavano ciecamente delle istruzioni che impartivo loro anche quando le stesse potevano apparire illogiche, così come chiunque non conosca un argomento o una materia si affida alle parole di chi, al contrario, possiede le adeguate conoscenze e competenze, ecco, così come in tutte queste situazioni e in tantissime altre, dove qualcuno deve necessariamente dipendere dalle parole di altri e a queste concedere, almeno in via provvisoria, lo status di verità, anche qui, ora, chi mi legge deve inevitabilmente concedermi la sua provvisoria massima fiducia.

Perché mai dovrei imbrogliare? Perché mai dovrei dire cose false o comunque non del tutto vere? Non farei altro che danneggiare la causa per la quale ho creato questo blog, la causa alla quale sto dedicando una buona parte del mio tempo libero. Le bugie, dice un vecchio detto, hanno le gambe corte, non potrei certo portarle avanti a lungo. La sintesi qui necessaria può far apparire alcune affermazioni forse un po’ troppo superficiali, forse un po’ troppo di parte, forse un poco avventate e categoriche, ma date tempo al tempo e il tutto verrà adeguatamente motivato, verranno meglio specificati i contorni delle cose, verrà messo sul piatto della bilancia tutto quanto ci vada messo, pro e contro il nudismo. Pazienza, tutto verrà esaminato e a tutto verranno date le necessarie e opportune risposte.

Tenendo in debito conto quanto detto, veniamo alle questioni che voglio qui mettere in buona evidenza…

Iniziamo precisando che il blog non parlerà di sesso e pornografia. Il nudismo non è un preludio alle attività sessuali, lo sarà la nudità ma non il nudismo. Chi pratica il nudismo non lo fa per mettere in mostra la propria mercanzia e la propria virilità; certo può benissimo essere che in una spiaggia nudista, o in altri luoghi dove si pratica il nudismo, nascano delle amicizie anche intime e che il tutto possa quindi portare a successivi incontri con finalità sessuali, ma questo è quanto avviene, e viene considerato assolutamente normale, in qualsiasi ambito non nudista.

In secondo luogo il blog non vuole fare esibizionismo o invitare all’esibizionismo. E’ un errore un po’ troppo diffuso il guardare al nudista come ad un esibizionista. Il nudismo non è di certo finalizzato all’esibizione, d’altra parte che esibizione può esserci dove nessuno bada alla nudità altrui? E’ vero che qualcuno possa anche iniziare spinto da questo più o meno inconscio desiderio, ma la frequentazione dell’ambito nudista tende inevitabilmente a spegnerlo, visto che, come già accennato, di certo non ottiene l’ammirazione desiderata, non ottiene quello che per un esibizionista è indispensabile: la reazione degli altri, sia essa di compiacimento che di fastidio.

Poi andiamo a chiarire che il blog si rivolge a tutti, nudisti e, soprattutto, non nudisti, senza nessuna distinzione. Il nudismo è pratica aperta e indicata a chicchessia, senza differenze di età, di sesso, di costituzione fisica e di qualsiasi altra natura. Non esistono controindicazioni allo stare nudi, ovviamente nei limiti concessi dalla temperatura, ma soprattutto nessuno giudica l’aspetto degli altri. E’ questa una regola basilare e storica del nudismo, resa fattibile proprio dagli obiettivi del nudismo e alla quale facilmente tutti arrivano ad adeguarsi. Non c’è motivo di preoccuparsi del proprio “apparire”: i nudisti badano solo all’essere!

Infine altra piccola precisazione assai importante, dal momento che esiste un’obiezione spesso messa in campo per dire no al nudismo: i bambini. L’accesso al sito è libero, cioè non è vincolato alla dichiarazione di maggiore età, intanto perché è possibile creare solo barriere ideali, nulla impedisce ai minori di procedere ugualmente, poi perché in questo blog i minori non troveranno nulla di turbativo. La questione “minori”, infatti, è un’opposizione che non tiene conto della realtà pratica del nudismo, una realtà dove si vede che una discreta parte dei praticanti sono intere famiglie: nonni, genitori e figli tutti insieme, tutti nudi, tutti tranquilli e sereni. I minori non hanno motivo d’essere turbati dalla nudità altrui, anzi, specie per i più piccoli, non ancora condizionati dalla società e dagli amici, la nudità viene vissuta in modo molto naturale e proprio non badano alla nudità delle altre persone. Ad essere turbati dal nudismo sono piuttosto gli adulti, alcuni adulti, questi non sapendo come giustificarsi tirano in ballo la questione dei minori, ben sapendo che possono con questa avere facile presa sull’opinione pubblica.

La “Missione” del blog!


Partiamo da un concetto importante: “tutto è opinabile”! Qualsiasi cosa si possa dire su qualsiasi argomento può essere obiettata, compreso quello che sto dicendo e che verrà scritto in questo blog. Se però ci fermiamo su questo assunto non dovremmo, nessuno dovrebbe più esporre niente: nessuna idea, nessun concetto, nessuna tesi, nessuna teoria. Dal momento che non si può ammettere un mondo di muti, dobbiamo pertanto accettare che esistano le opinioni diverse e dobbiamo permettere ad ognuno di esprimersi e di vivere secondo propria ragione, scienza e coscienza.
Accettare le diverse opinioni e permettere ad ognuno di vivere secondo propria ragione, però, non vuol dire che si sia tutti liberi di fare e dire quello che si vuole, ci sono dei limiti all’applicazione del concetto di libertà personale, intanto perché non posso certo compiere azioni che causino dei danni materiali agli altri, ad esempio prendere a pugni qualcuno o rubargli qualcosa, poi perché non posso nemmeno calunniare, infine perché sovente, per non dire quasi sempre, l’applicazione della libertà di uno viene a scontrarsi con l’applicazione della libertà di un altro o di altri. Ecco che molto spesso è necessario trovare una mediazione tra libertà, un compromesso che permetta a tutte le parti di ottenere adeguata soddisfazione, senza che nessuno venga però prevaricato e annullato.

Non è certo facile trovare il giusto compromesso, la matematica non può aiutare dato che raramente le due posizioni si possono semplicemente tradurre in numeri dai quali ricavare la media aritmetica. Si deve piuttosto ricorrere alla logica, dare un peso in percentuale ad ogni possibile limitazione, ovviamente di ambo le parti, e da questa base definire il punto intermedio, cioè la mediazione ideale, quella che permette a tutte le parti di cedere e ottenere in pari misura.
Facciamo un esempio.
Marito e moglie, l’uno vorrebbe fare le vacanze in un albergo di montagna dove potersi mettere al sole sul terrazzo osservando i boschi e le rocce dei monti, l’altra vorrebbe invece stendersi al sole vedendo davanti a se un’azzurra distesa marina. Andare in montagna significherebbe esaudire al 100% il desiderio del marito ma limitare al 100% quello della moglie. Andare al mare vorrebbe dire l’esatto opposto: 100% di soddisfazione alla moglie e 100% di limitazione al marito. Trovando un posto dove le montagne si tuffano direttamente nel mare e trovando un albergo in cui ci sia una terrazza che da un lato dia sulle montagne e dall’altro sul mare, darebbe la possibilità di risolvere la situazione con un 50% di soddisfazione (metà perché di fatto nessuno andrebbe esattamente nel posto desiderato) e un 50% di limitazione (perché alla fine l’uno per vedere le montagne dovrebbe restare sempre girato da una parte e l’altra per vedere il mare avrebbe la stessa imposizione) di ambedue le parti.

Altro esempio un poco più complesso e che coinvolge il tema di fondo di questo blog.
Immaginate una piccola caletta, in questa due persone, una che pratica il nudismo e l’altra a cui da fastidio vedere persone nude. Andiamo a fare il peso delle limitazioni: per il nudista dover stare in costume corrisponderebbe a limitare totalmente il suo proposito, cioè 100% di limitazione; al non nudista tutto sommato basterebbe non guardare in direzione del nudista e questo corrisponderebbe a una limitazione parziale della sua libertà d’azione, indi una limitazione percentualmente minore, per non dire assai minore, a quella della controparte.
In breve, rispettare totalmente il volere del secondo vorrebbe dire ledere totalmente la libertà del primo; rispettare totalmente il volere del primo vorrebbe dire ledere parzialmente la libertà del secondo.
E’ pertanto evidente che la mediazione, il giusto compromesso sia una scelta in apparenza a favore del nudista, ma in realtà equa e assolutamente rispettosa della libertà di entrambe le parti: concedere al nudista di stare nudo ma al contempo imporgli di starsene in un angolo della caletta, mentre il non nudista starà nell’angolo opposto. Ambedue hanno analoga limitazione nel muoversi, il non nudista sarà anche limitato nell’area d’osservazione, ma si può trovare giusta soluzione anche a quest’ultimo aspetto senza impedire al nudista di stare nudo.

Arrivare al compromesso, però, richiede sempre e comunque che tutte le parti del contendere siano disposte alla mediazione: se una delle parti si arrocca sulle proprie posizioni e pretende di dettare legge, beh allora sarà difficile addivenire alla giusta soluzione anche perché, presumibilmente, l’altra parte si sentirà autorizzata a fare lo stesso. Giusta soluzione non ci sarà nemmeno se una delle due parti cede totalmente all’altra, perché in tal caso si sarà avuta la lesione totale della sua libertà a favore della libertà dell’altro, soluzione forse buona per evitare litigi, ma di certo non moralmente e logicamente corretta.

La situazione del nudismo, in particolare in Italia, è proprio quella riportata qui sopra: i nudisti rinunciano al loro diritto di stare nudi a favore del diritto di chi è contrario al nudismo e non vuole accettare compromessi. Una soluzione, come detto, che evita lo scontro diretto tra le parti ma di certo non è equa.
Talvolta chi si oppone al nudismo afferma di non avere nulla contro i nudisti, di rispettarli e di rispettare la loro scelta, ma lui non è d’accordo e quindi dove c’è lui non ci devono essere nudisti. A parte l’evidente incoerenza tra l’affermazione di partenza (non sono contro il nudismo) e quella di arrivo (non sono d’accordo con il nudismo), è chiaro che al lato pratico non c’è nulla di diverso rispetto al caso precedente, non è che il dirmi “non ce l’ho con te” possa essere la giusta mediazione con il fatto che non mi posso mettere nudo, è solo un’incoerenza o addirittura una presa in giro!

Nel contesto di questa situazione, il presente blog vuole aiutare le parti, entrambe le parti, alla corretta mediazione. A questa, infatti, è possibile arrivare solo conoscendo adeguatamente le cose, che i sentito dire o l’immaginazione non possono di certo aiutare.

Non vogliamo, ovviamente, imporre a nessuno la scelta nudista, ma vogliamo informare apertamente e correttamente su tale scelta. Noi di Mondo Nudo siamo convinti che mediante l’informazione precisa sul mondo del nudismo si possa innanzitutto facilitare la convivenza tra chi nudista non è e chi lo è; altresì siamo certi che arrivando a conoscere il mondo del nudismo sempre più persone arriveranno, in modo del tutto naturale e spontaneo, ad accettare l’ideale nudista e magari, perché no, decideranno di avvicinarsi allo stesso e provare almeno per un giorno, quantomeno al sicuro delle mura di casa, cosa voglia dire starsene semplicemente nudi.

La “Visione” del blog!


Un nuovo blog, prima di iniziare a parlare, è opportuno che si presenti adeguatamente. La pagina Info e l’articolo di apertura già hanno dato delle sommarie indicazioni, ma vorrei approfondire di più i vari punti, iniziando, logicamente, dalla “Visione” (dall’inglese “Vision”, ma io, quando possibile, preferisco usare l’italiano).

Più o meno intorno all’anno 100 d.C., un poeta e retore romano, Decimo Giunio Giovenale, scriveva in una delle sue Satire, per la precisione la decima, la frase poi diventata famosa “Mens sana in corpore sano”. L’intenzione del poeta era quella di evidenziare la vanità dei valori e dei beni a cui l’uomo tendeva, secondo Giovenale, infatti, le uniche cose di cui l’uomo avrebbe dovuto occuparsi e preoccuparsi erano la salute del corpo e la sanità dell’anima, che a tutto il resto già ci pensava la divinità.
Nel corso dei secoli il significato originale della frase è stato traslato e oggi lo si usa, spesso per meri interessi commerciali, per intendere che una mente (anima) sana la si può avere solo in un corpo sano.
Molte sono le obiezioni che vengono mosse a tale visione, sia intesa nel suo senso originale, sia intesa nel senso moderno; a mio parere le cose assumono un senso più realistico e meno opinabile andando ad invertire i parametri e modificandoli leggermente: un corpo può essere integralmente sano solo se sana è anche la mente della persona.

Cosa intendo per “corpo integralmente sano”? Ovviamente non mi riferisco alla gravi malattie, che chiunque può ammalarsi come chiunque può non ammalarsi indipendentemente dallo stile di vita che segue, le eccezioni sono sempre possibili e tanti possono essere gli esempi da addurre, tipico quello del fumatore incallito che campa senza problemi di nessun genere messo a confronto con il salutista che, ancora giovane, muore per cancro al polmone. Trattasi per l’appunto di eccezioni e le statistiche non si basano sulle eccezioni, ma sarebbero comunque filosoficamente sufficienti per poter obiettare alla frase che sto andando a costruire: “corpore sano in mens sana”. Non mi riferisco nemmeno all’estetica corporale, specie a quella contemporanea che nulla ha a che fare con la sanità ma trattasi solo di mera induzione commerciale necessaria per vendere i prodotti di bellezza e limitare la quantità delle taglie in cui produrre il vestiario, con il coseguente risparmio, per chi produce, di lavoro e di denaro; un valore, per altro, molto variabile nel tempo, indi molto effimero. Il mio “corpo integralmente sano” è quel corpo che ha in se tutte le principali caratteristiche originarie del corpo di un essere vivente: massima capacità di termoregolazione, facilità di adattamento alle diverse condizioni climatiche, tolleranza verso gli agenti patogeni minori quali i virus delle malattie da raffreddamento, buon livello di agilità ed equilibrio e via dicendo.

La ricerca del “corpo integralmente sano” passa attraverso alcuni cardini essenziali, cardini che possono ruotare solo se montati sul giusto perno, cioè solo se si è sani mentalmente. Anche qui, ovviamente, non mi riferisco in particolare o solo all’assenza di malattie mentali, ma alla facoltà di saper usare la propria mente secondo ragione propria e non in funzione di dogmi indotti, alla facoltà di usare la mente in modo aperto, alla capacità di non giudicare senza conoscere, alla facoltà di saper riconoscere e, quindi, superare i condizionamenti, qualsiasi sia la loro natura, eccetera. In particolare ci sono tre parole chiave che identificano, in tale accezione, una mente sana: armonia, rispetto e libertà. Una mente sana è in grado di riconoscere il pieno significato di questi tre termini e di saperli conciliare tra di loro, riconoscendo ad ognuno il suo spazio e il suo tempo.

L’Armonia è ciò che ci consente di vivere in natura, per la natura, con la natura, senza introdurre mezzi e sistemi artificiosi che hanno il solo effetto di spezzare il legame tra uomo e natura, di rendere più difficile sentire e seguire le melodie della natura, di complicare la vita e i rapporti uomo-natura e uomo-uomo.

Il Rispetto è ciò che ci consente di non prevaricare il mondo che ci circonda, ciò che ci induce a non mettere “noi” davanti al resto del mondo, ciò che ci permette di confrontarci con la natura e con gli altri esseri umani, ciò che ci porta a cercare ed accettare in ogni situazione il compromesso più giusto e ragionevole.

La Libertà è un concetto supremo, un diritto naturale e inalienabile di ogni, e sottolineo ogni, persona al mondo. Lo scontro tra Libertà è il conflitto più difficile a risolversi quando vengono a mancare il Rispetto e l’Armonia, quando, al loro posto, avanzano l’egoismo, il dogmatismo, il pragmatismo, la, in sintesi, scarsa apertura, alias sanità, mentale.

Ritorniamo così al punto di partenza e alla riformulazione della visione che guida e guiderà questo blog: “Corpore sano in mens sana, un corpo sano in una mente sana, una mente che conosca e sappia conciliare tra loro i tre cardini fondamentali della società civile (e del nudismo): armonia, rispetto e libertà!”

Buon giorno, 2011


Inizia un nuovo anno e nasce questo nuovo blog che, pur già avendo un mio sito, ho voluto creare per dare maggiore evidenza e specificità ad una scelta di vita che è totalizzante e non può essere relegata in una angolino più o meno nascosto di una casa più ampia.

Questo blog non vuole costringere nessuno ad abbracciare lo stile di vita nudista, non vuole imporre una scelta, ma vuole informare apertamente e correttamente su tale scelta, nella speranza che questo possa servire per:

  1. facilitare la convivenza tra chi nudista non è e chi lo è;
  2. allargare la già ampia accettazione del nudismo (per chi non lo sapesse, sondaggi non di parte hanno stabilito che l’80% degli italiani non è contrario al nudismo e una buona parte di questi diverrebbe praticante se il nudismo venisse in qualche modo riconosciuto ufficialmente e tutelato legalmente);
  3. magari, perchè no, invogliare il lettore ad abbracciare o, quantomeno, ad avvicinarsi (che poi vuol dire abbracciare, visto che chi prova difficilmente fa marcia indietro) a questo fantastico stile di vita.

Come detto, nel corso del tempo andrò ad approfondire il tema del nudismo, voglio però qui anticipare alcune cose importanti a comprendere la struttura e la finalità del blog:

  • il nudismo non è preludio alle attività sessuali, se non nella stessa identica misura di tutte le attività sociali attuate stando vestiti;
  • il nudismo non è in nessun modo finalizzato all’esibizione e il nudista non è assolutamente un esibizionista, d’altra parte che esibizione può esserci dove nessuno bada alla nudità altrui?
  • il nudismo è pratica aperta e indicata a chichessia, senza differenze di età, di sesso, di costituzione fisica e di qualsiasi altra natura;
  • il nudismo è praticato anche dalle famiglie e i minori non hanno motivo d’esserne turbati, anzi, l’esperienza pratica e qualche specifico studio socio-psicologico effettuato negli USA (dove esistono comunità che vivono costantemente in nudità), dimostrano che è proprio l’esatto opposto e che possono averne dei vantaggi; ad essere turbati dal nudismo sono piuttosto gli adulti, alcuni adulti, e non sapendo questi come giustificarsi tirano in ballo la questione dei minori.

In funzione di quanto sopra detto, il blog è aperto ai commenti di tutti coloro che vogliano informarsi, conoscere, apprendere, avvicinare, condividere.

Nell’assoluta convinzione che le persone sappiano essere civili e che quanto sopra sia più che esplicito e chiaro, il blog non viene moderato, in ogni caso se si riceveranno segnalazioni di commenti “spiritosi”, volgari, inutili, non aperti al libero e sereno confronto, previa verifica questi verrano irrevocabilmente rimossi.

Per finire, l’aspetto grafico e la struttura del blog non sono ancora definitivi, in questo primo mese di vita ci saranno sicuramente diversi aggiustamenti e aggiunte, di conseguenza non aspettatevi una quotidianità delle pubblicazioni.

Buon 2011 al nudismo!

Buon 2011 a tutti!

nude races

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