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#TappaUnica3V tutti i numeri


Come già avevo riferito, negli ultimi allenamenti si è evidenziato un dolore al ginocchio sinistro, dolore che si manifestava solo in discesa e solo sui tratti più scabrosi per poi mantenersi per un giorno o due nella discesa di scale. Presupponendo un sovraccarico, in attesa della visita medica specialistica, pur senza interromperli del tutto, ho comunque ridimensionato gli allenamenti riducendo le uscite e la velocità.

Fatti i primi accertamenti medici (radiografia e visita ortopedica) non si è potuto stabilire le precise cause del problema: apparentemente è tutto a posto, pertanto, in attesa della risonanza magnetica, onde anticipare il recupero totale, sulla base di possibili ipotesi (sovraccarico, giusto come avevo già ipotizzato io stesso) sto facendo una cura antinfiammatoria alla quale se necessario potrebbe seguire una terapia TECAR o/e magnetica.

In attesa di poter riprendere gli allenamenti più intensi, ho fatto, con la miglior precisione possibile (comunque non assoluta: confrontando guide e carte topografiche ho rilevato differenze anche importanti tra le quote, e anche le piattaforme web per la tracciatura dei percorsi sono imprecise), un poco di conti per individuare tutti i numeri di TappaUnica3V… eccoli!

  • Quattro i punti di rifornimento.
  • Cinque, di conseguenza, le tratte di cammino ininterrotto.
  • Tratta 1 – Brescia (Piazza Loggia) / Lodrino (B&B Isdola Verde)
    • 38,681km di lunghezza
    • 2675m D+ (dislivello positivo)
    • 2080m D- (dislivello negativo)
    • quota minima 161m
    • quota massima 1352m
    • 9 vette principali
    • 11 valichi principali
    • 11,45 ore di cammino effettivo
    • 3,29km/h la velocità di cammino
    • 6 litri di liquidi per l’idratazione
    • 9kg di zaino alla partenza
  • Tratta 2 – Lçodrino / Giogo del Maniva (Albergo Dosso Alto)
    • 27,683km di lunghezza
    • 2279m D+ (dislivello positivo)
    • 1296m D- (dislivello negativo)
    • quota minima 725m
    • quota massima 2064m
    • 7 vette principali
    • 12 valichi principali
    • 8,35 ore di cammino effettivo
    • 3,23km/h la velocità di cammino
    • 5 litri di liquidi per l’idratazione
    • 8kg di zaino alla partenza
  • Tratta 3 – Maniva / Colle di San Zeno
    • 24,190km di lunghezza
    • 1158m D+ (dislivello positivo)
    • 1492m D- (dislivello negativo)
    • quota minima 1418m
    • quota massima 2217m
    • 16 vette principali
    • 9 valichi principali
    • 7,10 ore di cammino effettivo
    • 3,38km/h la velocità di cammino
    • 4 litri di liquidi per l’idratazione
    • 7kg di zaino alla partenza
  • Tratta 4 –
    • 21,459km di lunghezza
    • 1169m D+ (dislivello positivo)
    • 1926m D- (dislivello negativo)
    • quota minima 665m
    • quota massima 1948m
    • 3 vette principali
    • 6 valichi principali
    • 6,40 ore di cammino effettivo
    • 3,22km/h la velocità di cammino
    • 4 litri di liquidi per l’idratazione
    • 7kg di zaino alla partenza
  • Tratta 5 – Zoadello Alto / Brescia (Urago Mella)
    • 23,516km di lunghezza
    • 1008m D+ (dislivello positivo)
    • 1502m D- (dislivello negativo)
    • quota minima 165m
    • quota massima 1035m
    • 8 vette principali
    • 5 valichi principali
    • 5,50 ore di cammino effettivo
    • 4,03km/h la velocità di cammino
    • 5 litri di liquidi per l’idratazione
    • 8kg di zaino alla partenza
  • Totali
    • 135,529km di lunghezza
    • 8289m D+ (dislivello positivo)
    • 8296m D- (dislivello negativo)
    • quota minima 161m
    • quota massima 2217m
    • 43 vette principali
    • 43 valichi principali
    • 40,00 ore di cammino effettivo
    • 5,00 ore di sosta programmata (ai punti di rifornimento): 1+2+1+1
    • 3,39km/h la velocità media di cammino
    • 24 litri di liquidi per l’idratazione

#VivAlpe emula #TappaUnica3V con una bella cinquanta chilometri


Sabato 1 aprile, stamattina, al risveglio, le ginocchia m’hanno fatto un bel pesce d’aprile: dolori ovunque, mannaggia, proprio oggi che c’è la partenza della cinquanta chilometri di VivAlpe: l’Anello Bassissimo del 3V. Massaggione con Arnica in gel e poi faccio scorrere il tempo facendo alcuni lavoretti al computer e alcuni mestieri di casa. Con attenzione preparo l’equipaggiamento e allestisco lo zaino, piccolo, per giunta stretto a metà dal variatore di carico, eppure capace di contenere tutto quello che mi serve: eccezionale. Arriva l’ora della partenza, visto che sarò solo Maria mi accompagna a Brescia e mi verrà a riprendere domani.

Le ultime luci del giorno mi accompagnano nella risalita verso la vetta del Monte Maddalena, rumori della città che man mano si fanno più fievoli, una bellissima upupa dalla cresta marrone mi svolazza attorno per alcuni minuti, nel cielo le poche nuvole lasciano intendere un tempo clemente, il caldo man mano lascia il posto alla frescura, poi un fortissimo vento. Freddo, freddo pungente, dinnanzi all’ex rifugio una provvidenziale panchina m’offre comoda base per una prima sosta alimentare, nel mentre la notte velocemente si sovrappone al giorno. Lunga notte, segnata da una piccolissima falce di luna, nuvole sparse a tratti più dense, uno scroscio d’acqua, fruscii nel bosco, sbattiti d’ala improvvisi e altrettanto improvvisi fruscii d’animali in fuga, versi d’uccelli, un fascio di luce che fende l’oscurità illuminando il sentiero e la continua teoria di gialle primule, odori più o meno noti, lontane luci. Salite e discese che si susseguono, un’alternanza di strade e sentieri, per stavolta lento è l’incedere, intercalato da brevi pause contemplative e da lunghe soste alimentari, il caldo e il freddo che si mescolano di continuo, tremori e sudori, sudori e tremori, maglie che si sovrappongono o tornano nello zaino.

Luce del mattino, Villa Carcina, discreto anticipo, riposo ad una panchina, l’acqua d’una fontanina, colazione al bar, l’attesa di eventuali compagni, ripartenza solitaria. Una dura salita, un passo forzato, un tempo dimezzato, eccomi in cresta, eccomi nuovamente sul sentiero 3V.  È praticamente fatta anche se inverò mancano ancora una ventina di chilometri: da qui solo la lunghissima altalenante discesa verso l’arrivo. Ancora fiori, tantissimi fiori, soprattutto primule. Ora lo sguardo spazia lontano, ora s’incontrano persone, i rumori della valle si sono svegliati, il sole prima timidamente poi con maggior decisione squarcia le nuvole e riscalda l’aria. Passo dopo passo scorrono i monti, chilometri che si sommano ai chilometri, metri ai metri, nessuna stanchezza. Magnoli, Sella dell’Oca, Quarone, Passo della Forcella, Santuario della Stella. Forte anticipo sui tempi previsti, lunga sosta per pranzo, goduria del sole sulla pelle, l’incontro gradito con una collega, l’acqua fresca di una fontanella. Di nuovo in cammino, lentissimo cammino, tempo da far scorrere, osservazioni, pensieri, visioni. Penultima vetta, ancora una sosta. Via verso l’arrivo ormai vicino, c’è ancora tempo, sull’ultima discesa una piana radura erbosa offre comodo giaciglio per un’oretta di riposo steso e leggero. Suona il telefono, sono arrivate, stanno venendomi incontro, posso scendere, posso dare fine a questa lunga entusiasmante escursione. Baci, abbracci, informazioni, il beverone di recupero e un gelido crodino (che fantastica moglie), ancora pochi minuti di cammino e poi la macchina, il cambio, ancora qualcosa di fresco da bere.

È finita, anche questa è fatta, fatta nonostante tutto, fatta pur essendo rimasto solo, solo all’inizio, solo a metà, solo nella notte, solo nel giorno, solo. Fatta nonostante il ginocchio dolorante, nonostante la sofferenza nelle discese della seconda parte, un dolore forte, ma anche un dolore circoscritto, circoscritto ai punti scalinati, circoscritto ad una zona specifica del ginocchio, circoscritto e pertanto facilmente gestibile: opportune tecniche conservative mi hanno permesso di mantenere una velocità apprezzabile senza troppo sollecitare la parte dolente.

È finita, anche questa quarta uscita di VivAlpe 2017 si è conclusa, dignitosamente conclusa, conclusa integrandovi un per me importante test in funzione di TappaUnica3V:

  • cinquantaquattro chilometri e tremila duecento metri di dislivello;
  • un totale di circa venti ore (quattordici per il tratto da Brescia a Villa Carcina e sei per il ritorno a Brescia sulla sponda opposta della Val Trompia), delle quali al massimo sedici di cammino;
  • piena soddisfazione del nuovo zaino, scalda un po’ troppo la schiena (cosa comunque apprezzabile con il freddo) facendola sudare in abbondanza, ma è comodo sia nell’uso che nel portamento;
  • adeguatissimo l’abbigliamento selezionato;
  • perfetto il nuovo calcolo della quantità di liquidi;
  • giusto il nuovo rapporto tra acqua pura e acqua integrata (1 a 1);
  • ottimi i nuovi gel e ottimale il loro ritmo di utilizzo;
  • fantastica la mia preparazione fisica di base, andrebbero solo rinforzati i quadricipiti che si fanno facilmente e velocemente dolenti quando forzo il cammino, comunque a una velocità di molto superiore a quella che dovrò tenere nel giro finale;
  • forse troppo soft ma per nulla fastidiose le ginocchiere, indossate per quasi l’intero percorso;
  • grandiose le fasce rotulee, nei precedenti utilizzi non mi avevano invece particolarmente soddisfatto, qui, invece, indossate verso la fine in pochi minuti hanno azzerato tutti i dolori del ginocchio destro e quasi tutti di quello sinistro;
  • resta preoccupante il doloroso problema al ginocchio sinistro che, sebbene si risolva spontaneamente, necessita di tempi di riposo troppo numerosi e troppo lunghi rispetto a quello che potrò permettermi nel giro finale… già prenotate radiografia e visita specialistica.

Alla prossima!

#TappaUnica3V: Invito


Estendo a tutti i lettori e amici del blog l’invito a presenziare la mia partenza o il mio arrivo per questa riedizione del mio appassionante viaggio tra i monti della Val Trompia.

Un viaggio ideato e compiuto con varie motivazioni:

  • dare risalto e visibilità alle splendide tracce del Sentiero 3V “Silvano Cinelli”;
  • manifestare dissenso verso la dilagante dipendenza escursionistica (e non solo escursionistica) dai mezzi tecnici (già molti sono coloro che non si muovono da casa senza aver prima consultato per più giorni le previsioni meteorologiche, senza poter contare sull’assistenza di un navigatore GPS, senza aver comprato in sovrabbondanza e senza reale necessità costosi materiali tecnici, eccetera);
  • dimostrare che, attraverso l’esperienza e la conoscenza (e la testa), in montagna ci si può andare anche con il minimo del supporto tecnologico;
  • dimostrare che anche un diabetico può permettersi delle “imprese” sportive;
  • invitare a supportare la ricerca sul diabete;
  • evidenziare che se in montagna incontrate una persona nuda potreste compiere un grave errore nel ritenerla sprovveduta, fuori luogo, esibizionista;
  • dissentire con quei sindaci e con tutti coloro che oppongono resistenza alla diffusione del nudo;
  • supportare i Sindaci e tutti coloro che non ostacolano la diffusione del nudo;
  • incitare a manifestare pubblica voce i Sindaci e tutti coloro che supportano, praticano o vivono il nudo;
  • protestare contro la convenzione giuridica che ritiene il nudo opportuno solo in contesti specifici o in ambienti isolati e solitari;
  • ribadire che il nudo è la nostra normale condizione e va pertanto inteso normale in qualsiasi contesto e ambiente.

Grazie già da ora a tutti coloro che saranno presenti alla mia partenza o al mio arrivo, a tutti coloro che mi supporteranno durante il viaggio ed anche a tutti coloro che mi penseranno per un sostegno morale.

Grazie!

#TappaUnica3V tabella di marcia 2017


Ci eravamo lasciati con un doloroso allenamento: dieci chilometri con il ginocchio sinistro sempre più dolorante. Il giorno dopo il dolore era ancora presente e il successivo le cose erano ulteriormente peggiorate: in discesa dovevo fare le scale un gradino alla volta. Il martedì pomeriggio, all’improvviso, i dolori si attenuano notevolmente fin quasi a scomparire. Felice ma comunque previdente: acquisto lo stesso ginocchiere e fasce rotulee (già che ci sono, visto che anche il destro ogni tanto duole, ne prendo una coppia cadauna) che utilizzo tutta la settimana. Arriva il sabato e, per testare il ginocchio, programmo un breve giro esplorativo: quindici chilometri per mille metri di dislivello. Parto senza ausili ortopedici e, pur forzando parecchio, le cose vanno alla grande tanto che a metà della prima leggera discesa provo ad abbozzare la corsa: per un poco tutto bene poi si ripresentano i primi dolori, mi rimetto al passo e questo basta per farli svanire, bene ma per oggi niente corsa. Per un bel tratto non ho problemi poi con la seconda ripida discesa riecco i dolori, sono leggeri ma per evitarne l’aggravarsi indosso la ginocchiera che mantengo fino alla fine del giro alla quale arrivo senza particolari problemi, se non per il caldo soffocante del primo pomeriggio. Contento del risultato mi avvio sulla strada del ritorno, prima di tornare a casa mi fermo al supermercato per fare la spesa e ne esco con il ginocchio nuovamente dolorante a causa degli sforzi fatti per girare il carrello appesantito da quattro confezioni di acqua. Sebbene questo mi abbia permesso di localizzare esattamente la sede del dolore (punta anteriore sinistra della testa del Perone), inizio ad essere seriamente preoccupato: forse conviene prenotare un controllo specialistico, suggerimenti per un buon ortopedico, meglio se pratico di problematiche sportive, a Brescia o dintorni?

Nel frattempo ho concluso la revisione della tabella di marcia dello scorso anno integrandovi i nuovi tempi di sosta ai cinque rifornimenti che, stavolta, invece d’esservi integrati si aggiungono alle quaranta ore di cammino. I calcoli sono stati rivisti fruendo di uno strumento cartografico on-line (GPSies) che permette un più semplice e accurato (anche se l’impressione è che sia ben lontano dalla precisione) calcolo delle distanze e dei dislivelli, ho anche determinato le velocità più adatte per ogni tratta e sulla base di queste, con una lunga serie di aggiustamenti, definito i tempi di cammino.

Quest’anno effettuerò il giro due settimane prima nella speranza di trovare meno caldo inoltre, al fine di rendere più facile la partecipazione a chi desiderasse seguirmi dal vivo (partenza e arrivo sono stati abbinati a due eventi Mondo Nudo per un accompagnamento e numerosi sono i passaggi da punti raggiungibili in auto o con un breve cammino) e per permettermi un più semplice reperimento dello staff logistico (chi volesse darmi la sua disponibilità è pregato di farmelo sapere il più presto possibile e comunque entro la metà di maggio al fine di darmi tempo per una diversa organizzazione logistica nel caso nessuno o pochi si facessero avanti), ho scelto un fine settimana. Dal punto di vista del percorso rimane la decisione di seguire tutte le varianti alte (qui puoi vedere il percorso completo), mentre, ricalcando quanto fatto nell’inaugurazione del sentiero 3V, la partenza avverrà dalla piazza principale di Brescia (Piazza della Loggia) dove penso di allestire un punto di incontro che possa richiamare l’attenzione.

Detto questo ecco qui di seguito la mia definitiva tabella di marcia; ovviamente l’unico orario certo è quello di partenza, farò di tutto perché lo sia anche quello di arrivo ma non posso prometterlo, mentre gli altri vanno intesi come approssimativi: per diverse ragioni potrei, come successo lo scorso anno, subire dei ritardi oppure in alcuni tratti tentare delle accelerazioni. Anche i tempi di sosta ai rifornimenti sono indicativi: in caso di ritardo potrei ridurli per recuperare, in caso di anticipo potrei aumentarli.

7 luglio
· Partenza – Brescia, Piazza della Loggia ore 20.00
· Brescia, inizio via San Gaetanino ore 20.30
· Ex Rifugio Monte Maddalena ore 22.05
· Chiesa di San Roco a Nave ore 23.30
8 luglio
· Santuario di Conche ore 01.10
· Passo del Cavallo ore 02.40
· Passate Brutte ore 04.55
· Corna di Sonclino ore 05.30
· Punta di Reai ore 06.55
· Lodrino – Agriturismo Isola Verde (sponsor) ore 07.45
.     sosta e rifornimento 1: ripartenza ore 08.45
· Passo della Cavada ore 09.40
· Passo del Termine ore 10.40
· Piani di Vaghezza (parcheggio basso vicino al chiosco bibite) ore 11.25
· Monte Ario ore 12.55
· Passo di Prael ore 13.50
· Corna Blacca ore 14.50
· Passo delle Portole ore 15.25
· Cima del Dosso Alto ore 16.05
· Giogo del Maniva – Albergo Dosso Alto (sponsor) ore 17.20
·     sosta e rifornimento 2: ripartenza ore 19.20
· Monte Dasdana ore 20.35
· Goletto di Cludona ore 21.05
· Monte Crestoso ore 22.00
· Foppa del Mercato ore 22.55
9 luglio
· Monte Muffetto ore 00.20
· Colle di San Zeno – piazzale del Rif. Piardi ore 02.30
·     sosta e rifornimento 3: ripartenza ore 03.30
· Monte Guglielmo ore 05.05
· Croce di Marone ore 06.00
· Punta Almana ore 07.30
· Santa Maria del Giogo (trattoria) ore 09.05
· Zoadello Alto – Vineria Zoadello ore 10.10
·     sosta e rifornimento 4: ripartenza ore 11.10
· Uccellanda della Colmetta ore 13.00
· Monte Magnoli ore 14.00
· Sella del Quarone di Sotto ore 14.30
· Monte Selva (Santuario della Stella) ore 15.15
· Monte Peso ore 15.55
· Monte Picastello ore 16.40
· Arrivo – Urago Mella, inizio via della Piazza da via Interna ore 17.00

Sole e fiori per l’uscita al Monte Magnoli


Si avvicina la primavera, le temperature si fanno meno gelide, mentre le foglie dal marrone iniziano ad assumere le tonalità del verde e il terreno si macchia con il giallo delle primule, il viola delle pervinche, viola e bianco delle violette, bianco e giallo delle margheritine. Grazie ad un sole che è riuscito a farsi spazio nella copertura nuvolosa della prima mattina, un’inondazione di suoni, colori e sensazioni ha così accompagnato la nostra terza uscita di VivAlpe 2017 durante la quale, partendo da Villa Carcina, attraverso la Sella dell’Oca siamo saliti al Monte Magnoli per poi ridiscendere seguendo l’opposto crinale, quello di San Rocco.

Undici coloro che si erano registrati, tra questi un nuovo amico che, purtroppo, non ha potuto raggiungerci: un incontro solo rimandato di qualche settimana. I dieci presenti, cinque maschi (Attilio, Angelo, Emanuele, Marco e Vittorio) e cinque femmine (Cristina, Francesca, Luise, Maria e Paola), dai sette ai sessanta quattro anni, seppur disturbati dal passaggio di numerosi ciclisti e anche di un nutrito gruppo di più chiassosi motociclisti, hanno gioiosamente goduto della camminata, del sole e dei fiori, percorrendo l’anello esattamente nelle sei ore previste. Grazie ad una salita fatta un poco più celermente di quanto programmato, è stato possibile prolungare un poco la pausa pranzo, fatta nei pressi della Sella Magnoli anziché della vetta del monte omonimo, vuoi perché in quest’ultima sede s’udiva il fastidioso rumore di motoseghe, vuoi per trovare una collocazione meno esposta al fresco venticello che batteva il crinale sommitale. Qui il temerario Vittorio, stimolato dalla posizione leggermente defilata dall’ipotetico passaggio delle persone, ha sfidato la temperatura non ancora ottimale levandosi tutti i vestiti: la nuda pelle risulta fortemente recettiva, basta un sottile raggio di sole per piacevolmente percepirne il forte calore, soprattutto se anche i genitali ne sono interessati.

Nella discesa ci siamo potuti permettere un’altra lunga sosta al Dosso dei Camosci, bellissimo poggio panoramico popolato da grossi alberi di castagno con ampia visuale sulla bassa Val Trompia, su Marcheno e Lumezzane, su Concesio e la parte alta di Brescia, sui monti del Maniva e la costiera a nord di Lumezzane, sul Monte Palosso e il Monte Maddalena. Qui due di noi (l’inarrestabile Vittorio e l’intraprendente Angelo) non resistono all’invito del sole ora ben caldo anche per la totale assenza di vento e, semplici immagini nude nell’accogliente splendida nuda natura, si fanno immortalare dell’amico Attilio, fotografo sempre alla ricerca di nuovi ritratti per il suo libro in lavorazione o per futuri utilizzi.

Più in basso facciamo la conoscenza con un signore del posto che c’intrattiene mostrandoci le sue interessantissime pietre dalle sembianze di visi umani e di animali, personalmente sono rimasto affascinato da un pezzo di ramo che riproduceva con grande fedeltà la forma di una lepre al pascolo. Anche questa è montagna, anche questo è escursione, anche questa è integrazione con l’ambiente.

Giunti a valle ci apprestiamo al consueto post escursione con il miglior integratore del mondo: la bionda birra. Purtroppo, a parte una gelateria, i bar risultano tutti chiusi (almeno quelli che individuiamo sul nostro percorso) e dobbiamo spostarci di diversi chilometri verso la città per dar seguito al nostro desiderio, esaudito il quale gli ultimi saluti e l’arrivederci alla prossima escursione: per alcuni la cinquanta chilometri dell’Anello Bassissimo del 3V in programma ai primi di aprile, per molti, il ben più corto Anello dell’Eremo di Sant’Emiliano in programma per la fine dello stesso mese.

Grazie carissimi amici, grazie per la vostra presenza, grazie per l’ennesima splendida giornata di montagna.

#TappaUnica3V 2016, l’album fotografico


Come ogni buon evento merita ecco l’album fotografico di TappaUnica3V 2016, un sentito ringraziamento ai fotografi: Carla Cinelli, Maria Cinelli, Fabio Corradini e Alberto Quaresmini. Clicca sulla locandina sottostante per visualizzarlo.

TappaUnica3V 2016

A luglio per la nuova entusiasmante TappaUnica3V 2017!

locandina-tappaunica3v-600

#TappaUnica3V un poco di stasi ma anche duri test


locandina-tappaunica3v-600Ci eravamo lasciati a fine gennaio con una piccola delusione per un giro non completato come nelle previsioni, anche se più per un errore di percorso che per cedimento fisico. È passato un mese e, visto il passato, ci si aspetterebbe una relazione densa, invece no, invece febbraio è stato un mese povero, una stasi che sta inibendo il potenziamento a cui anelavo. Comunque qualcosa ho fatto e in un paio di occasioni la prova è stata particolarmente dura.

Parto per un breve giro di perlustrazione, devo studiare un tratto di un ben più lungo anello, in parte perché non lo conosco e in altra parte perché vorrei trovare un modo per tagliare tre lunghi tornanti di strada asfaltata. A mattina avanzata parcheggio l’auto in quel di Nave e, di corsa, mi avvio lungo via San Giuseppe, il cielo è bigio, minaccia pioggia ma le previsioni la danno solo per il primo pomeriggio quando dovrei essere già rientrato. Purtroppo così non sarà: dopo mezz’ora dalla partenza la pioggia s’è fatta più importante e dopo un’ora e mezza diviene una cascata. Devo dire che fino a quel punto la cosa mi stava risultando anche gradita: per qualche strana circostanza nei precedenti allenamenti ho sempre imbroccato le giornate di bel tempo ma non è detto che lo stesso mi ricapiti nel giro finale per cui trovarmi qui a camminare e correre sotto la pioggia è pur sempre un importante e utilissimo allenamento. Cosi, dopo una salita a ritmo sostenuto e una velocissima discesa correndo senza sosta lungo sentieri ripidi e scabrosi che a tratti sembravano torrenti, eccomi di nuovo a Nave: non mi resta che chiudere l’anello attraversando il paese per raggiungere l’auto che si trova a due chilometri. “Non mi resta!” Mannaggia, nel tentativo di tagliare un largo giro della strada asfaltata prendo una sterrata che passa per i campi e… investito da un forte vento gelido, sotto lo scroscio continuo delle cascate d’acqua, prima m’infango per bene in una carrareccia, poi mi sembra d’essere finito in un punto cieco da cui non c’è modo d’uscirne senza infilarsi nel mezzo dei campi (scoprirò poi che invece ero a soli cinque metri da una strada asfaltata, sic!) e decido di ritornare sui miei passi per seguire l’originario asfalto attorno alla stazione elettrica. Arrivo all’auto, la giacca da pioggia ha fatto il suo bel dovere e sotto sono più che altro sudato, i pantacollant sono fradici ma non mi danno fastidio e mi stanno comunque tenendo calde le gambe, l’unico problema sono le mani, i guanti bagnati sono pressoché diventati inutili e le dita sono inabili a stringere adeguatamente gli oggetti: solo dopo vari tentativi riesco a staccare la chiave dell’auto dall’apposito gancio nella tasca dello zaino, fatico persino a togliermi la maglia sudata e infilarmene una asciutta, ma alla fine sono pronto a ripartire, orgoglioso di me e della mia attrezzatura (lo zaino nuovo ha tenuto l’acqua alla grande), solo i guanti non hanno superato l’esame.

È passata una settimana dall’allenamento sotto la pioggia, oggi danno bel tempo così, nonostante le recenti nevicate, ho programmato un bel giro: una quarantadue chilometri con duemila e ottocento metri di dislivello con l’intendo di percorrerla nel mio minor tempo possibile, programmate sette ore. Ore sei e cinquantotto, mi metto in cammino, una partenza strategicamente lenta eppure senza nemmeno accorgermene sono in vetta al Monte Sete: forse non sono andato così lento come mi sembrava! Inizia la discesa verso la Val Bertone, per un tratto ancora lungo il bel sentiero di cresta, poi per un esile sentierino con tratti ingombri di radici. Scendo senza foga e, di nuovo, rapidamente mi trovo sul fondo valle, così come in un baleno risalgo l’opposto versante e arrivo alla Cascina di Boatica: oggi ho il fuoco nelle gambe, se vado avanti così il giro lo faccio anche in meno di sette ore. Mai vedersi già all’arrivo, prima perdo un poco di tempo a risalire il tratto generalmente non difficile che porta alla vetta del monte Doppo (oggi neve e ghiaccio lo ricoprono rendendolo particolarmente insidioso, devo salire con moltissima attenzione), poi le gambe spingono male e non riesco a correre sul lungo falsopiano che porta a Conche, infine nel risalire la ripida pala del Monte Conche i quadricipiti cedono e mi trovo in preda ai crampi. Mi reidrato abbondantemente e, indeciso sul da farsi, imbocco la discesa mangiando una barretta. Sono al bivio a sinistra posso scendere a Caino e rientrare all’auto senza grossi problemi, le mie gambe vanno a destra: vogliono provarci, la mente è ovviamente con loro e allora… che sia destra. Mettendo in campo tutte le finezze tecniche, sfrutto la discesa, qui comoda, per tentare di sciogliere i quadricipiti. La velocità è comunque buona e l’assenza di dure salite gioca a mio favore: in poco sono al santuario di Sant’Onofrio. Senza sosta mi getto lungo la sconosciuta discesa verso Nave, dopo un primo facile tratto diviene ripida e rovinata, i quadricipiti si fanno un poco risentire, normalmente un tratto così l’avrei fatto di corsa, oggi devo scendere al passo e con attenzione. Il sentiero torna agevole ma qualcosa mi dice di continuare al passo. Da tempo vedo le case di Nave sotto di me ma sembrano irraggiungibili: “sarò io ad essere particolarmente lento o è proprio la distanza notevole?” Meglio non chiederselo e andare avanti. Giù, giù, sbaglio un bivio e perdo altri quindici minuti intozzando le gambe su una risalita particolarmente ripida. Ecco, ecco, le prime case, sono in fondo, in fondo! Sono passate più di cinque ore dalla partenza, prendo dallo zaino il panino e, senza fermarmi, me lo gusto con enorme soddisfazione, peccato doverlo accompagnare con la dolciastra soluzione di acqua e integratore, un bicchierotto di vino ci sarebbe stato decisamente meglio.

Eccomi sull’altro lato della larga valle di Nave, riprende la salita e le gambe brontolano, non ne vogliono più sapere, bene lievi salitelle, ma per quanto riguarda i più duri strappi no, niente da fare, riesco a procedere, riesco a non fermarmi troppo spesso ma la velocità è bassa, molto bassa, troppo bassa: nonostante abbia rinunciato a salire il Monte San Giuseppe le sei ore sono andate. Stringo i denti, tutto sommato il fisico tiene bene, il fiato c’è e la mente pure, solo le gambe si rifiutano di spingere ma solo in salita: arrivo alla strada di Muratello e decido di evitare anche la dura salita al Monte Salena, così taglio per la sterrata che, con facile mezzacosta, porta direttamente alla Sella di San Vito dove arrivo alle quattordici precise. Che fare? Davanti a me altri mille metri di dislivello e dieci chilometri di montagna, quasi tutti sentieri e a tratti anche piuttosto complicati… che fare? “Maria, sono a San Vito, sono distrutto, vienimi a prendere alla chiesa di San Gallo!” Così finisce questo test, con una chiamata a casa.

Deluso eppur contento, tutto sommato in sette ore ho comunque coperto trentadue chilometri e quasi duemila metri di dislivello arrivo a martedì, le gambe sono ancora leggermente indolenzite ma neanche più di tanto, decido di farmi una corsetta di scarico in Gavardina. Corsetta? Scarico? Vattelapesca, mi faccio ancora i dieci chilometri e li copro in due minuti meno della precedente volta!

Dopo una settimana ancora corsa in Gavardina a provare le scarpe nuove, sempre da trail ma una marca diversa dalle solite e un modello leggero, più adatto alla corsa su strada e sulle brevi distanze: quattro minuti meno del solito, lasciatemi pensare non sia tutto merito delle scarpe nuove.


Ogni settimana da uno a tre allenamenti a secco: equilibrio, propiocettività, squat e stretching.

4 febbraio – Giro esplorativo all’Anello di San Giuseppe con Monte Salena: 20km, 800m, 2h 40’, dei quali quaranta minuti persi in pianura girovagando per campi sotto la pioggia battente.

12 febbraio – Tentativo al Giro delle Creste di Nave e Caino: fatti 32km, 1851m+, 1952m-, 7h 2’.

14 febbraio – Corsa piana in Gavardina: 10,5km, 38m, 1h 7’.

19 febbraio – Gita con gli amici di Mondo Nudo, le Cime di Cariadeghe: 11,46km, 591m, 6h 30’ compresi 30’ di sosta pranzo.

22 febbraio – Corsa piana in Gavardina: 10,5km, 38m, 1h 3’.

26 febbraio – Giretto con la moglie alla Rocca di Manerba: 10,5km, 126m, 3h 20’ comprese due soste (30’).

VivAlpe 2017 e anche la seconda è andata


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Un inaspettato sole ha riscaldato questa seconda uscita del nostro programma escursionistico VivAlpe 2017 dandoci quel quanto di tepore necessario a produrre il desiderio di dare giusta libertà alla pelle, desiderio purtroppo rimasto inascoltata vuoi per un’incostanza della temperatura con un poco di aria fredda che comunque sempre spirava, vuoi per la presenza di molte persone (anche se invero solo su una minima parte del percorso), vuoi per la pervenuta “minaccia” di un’intervento delle forze dell’ordine.

img_0488Tra malanni e infortuni alla fine eravamo comunque in dieci alla partenza, sei dei quali hanno brillantemente completato l’intero anello. Come sempre eccezionale la piccola Luise che sempre più dimostra d’avere nelle gambe e nello spirito le potenzialità di una grande alpinista; intrepida la sua mamma Francesca che si è messa in cammino dopo tanti mesi di forzato fermo; mitico Vittorio che ne ha combinata un’altra delle sue arrivando al ritrovo dopo aver seguito la strada più lunga e tortuosa. Grosso il dispiacere che questi amici, insieme a Marco, ci abbiano dovuto abbandonare a due terzi del percorso, d’altra parte meglio rinunciare che rischiare di mettere a repentaglio le prossime ancor più belle uscite. A loro comunque un grosso ringraziamento per essere stati presenti a questa ennesima giornata di cammino.

Sincero ringraziamento anche agli altri carissimi amici presenti e che con me hanno completato il percorso: Paola, Attilio, Alessandro, Angelo e Pierangelo. Oggi non ci siamo spogliati ma il solo fatto di esserci stati, di aver presenziato a questa uscita, un’uscita con la spada di Damocle, è dimostrazione del loro impegno alla difesa dei diritti del nudo, un nudo semplice e naturale, quel nudo che è stato di norma di ogni essere vivente, quel nudo che solo la mente umana e l’artifizio di certi poteri hanno saputo e potuto deformare in qualcosa di vergognoso.

Grazie!

Vestiti è bello, Nudi è meglio!

Come Madre Natura insegna, ignudo mi sono offerto all’ignudo sole e sono così stato calorosamente accolto tra le sue dorate braccia, assorbendone per intero l’energia e la piacevolezza; ignudo mi sono immerso nell’ignudo mare o lago o torrente e questi m’hanno accolto familiarmente come acqua nelle acque; ignudo mi sono offerto all’ignudo bosco, il quale m’ha amorevolmente ricoperto di frescura e mille fragranze!

Vivere in natura, per la natura, con la natura e… di natura!

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Nudo Elleboro nella nuda Natura

Inaugurato #VivAlpe 2017


(Fotografie di Vittorio Volpi)

img_4595Benevolmente accolti da un cielo sereno domenica 22 gennaio 2017 siamo partiti per il nuovo viaggio di VivAlpe, il programma escursionistico ideato da Mondo Nudo al fine di glorificare il pianeta montagna con il piacere del cammino abbinato a quello della più intensa e radicale immersione nella natura. Cielo sereno, dicevo, con un bel sole che prepotentemente, quanto inutilmente, cercava di scalfire la rigida corolla di gelo di temperature sotto lo zero: solo nel pomeriggio e per poche ore si è formato un poco di tepore. Sette sono le persone che si sono registrate, cinque quelle che si presentano alla partenza, purtroppo sono venuti a mancare proprio i due nuovi ingressi, coi quali avremmo veramente desiderato poter parlare, anche per capire cosa li avesse portati da noi: l’articolo che Brescia Today ha fatto su Mondo Nudo e le sue escurisoni, la scheda evento pubblicata sullo stesso media, un altro degli articoli recentemente pubblicati su altri media, l’intervista di Radio Popolare, amici o quant’altro.

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img_4610Con lievissimo ritardo si parte, la salita che si fa subito ripida consente un veloce adeguato riscaldamento per poter poi procedere abbastanza confortevolmente sul lungo ombroso e ghiacciato diagonale che segue, dove le poche salite sono troppo brevi per riscaldare muscoli e corpo. Già alla partenza notiamo un altro gruppetto che si incammina sul nostro stesso percorso, giunti al San Gottardo le presenze estranee si fanno più corpose e ci accompagnano fin quasi alla Cascina Margherita, un pensiero inizia a farsi strada nella mente: che forse abbiano letto il già citato articolo di Brescia Today e siano qui per veder passare i nudisti? Oppure, che dall’articolo siano incappati nel blog e quindi nella relazione dettagliata del Periplo basso della Maddalena, trovandosi così un bel suggerimento per un’escursione domenicale vicina alla città eppur tanto diversa dalle solite? Sarebbe bello, bellissimo se così fosse, ma quando tutte queste persone cambiano strada la speranza svanisce, peccato. Noi si procede per la nostra gelida strada e, rincorrendo man mano le lame di sole che scavalcano il crinale soprastante e scendono verso Nave, raggiungiamo la Cascina di San Vito dove finalmente possiamo levarci una parte degli abiti, si, si, purtroppo solo una parte, e, mentre mangiamo, goderci l’effetto rigenerante del calore solare per poi ripartire con quel nuovo vigore necessario ad incamminarsi sul lungo ritorno verso le macchine.

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img_4631img_4638Salendo e scendendo al cospetto delle pareti rocciose che formano il versante orientale della Maddalena, tra boschi, parti e campi coltivati, allietati dall’incontro di primizie floreali quali le gialle primule, le violacee pervinche, un cespo di bianchi bucaneve, qualche intrepida viola e tantissimi crochi multicolore, eccoci alle pareti di Santa Lucia dove una ripida salita ci riporta in quota per farci scavalcare i due crinali meridionali della Maddalena, quello delle Poffe e il Triinal. Fiato di calore soffia magistrale sui prati del Trinale, ne approfitta l’amico Vittorio per immolare il suo ritorno al cammino dopo un lungo anno di stasi totale: spogliatosi di tutte le vesti si fa scattare una fotografia, nudo nella nuda natura, felice come solo l’infante quando viene liberato dal cilicio delle vesti, pannolino compreso. Riprendiamo il cammino che per alcuni inizia a farsi pesante e, senz’altre interruzioni, ci avviciniamo sempre più alla città. L’ultima discesa sul ciottolato dell’antica via San Gaetanino ed eccoci all’arrivo, chi più stanco chi meno, ma tutti ugualmente contenti per la giornata passata nel calore dell’amicizia, un calore che, più di quello solare, ha saputo oltrepassare le gelide temperature e scaldaci l’animo.

img_4652Siamo partiti, vestiti e non nudi, ma, come dicevo nell’intervista di Radio Popolare, ci spogliamo quando la situazione lo permette e oggi i sentieri erano tropo frequentati, ci spogliamo quando la temperatura lo consente e oggi era decisamente improponibile: il nudo non è un obbligo, il nudo non è una divisa, il nudo non è un’ostentazione, il nudo è solo una scelta, la normale scelta di normali persone per un normale modo di camminare!

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Alla prossima: 19 febbraio per il più corto e panoramico anello de “le cime di Cariadeghe” in quel di Serle.

#TappaUnica3V tutti gli errori del 2016


“Sbagliare è umano, perseverare è diabolico!”

Detto molto noto ma, onestamente, anche uno dei meno seguiti. Sbagliare è facile, al contrario, evitarne la reiterazione è assai più complicato, richiede l’umiltà necessaria per analizzare oggettivamente le proprie azioni, l’onesta nell’individuarne gli errori, la forza di rinunciare all’autogiustificazione e, infine, la volontà di ragionare serenamente e seriamente per individuare le dovute soluzioni.

In qualità di Istruttore Nazionale di Alpinismo ho sempre insegnato a fare questo importantissimo lavoro, non solo, l’ho sempre applicato anche a me stesso e continuo a farlo: TappaUnica3V non ne è uscita indenne.

Partiamo dalle questioni puramente di metodo: gli errori organizzativi.

Tempi di sosta ai punti di rifornimento integrati nelle ore di percorrenza

Una delle condizioni che avevo posto a TappaUnica3V erano le quaranta ore di percorrenza, un tempo circa il venti percento inferiore allo standard dato dalla sommatoria dei tempi delle tabelle. Di conseguenza con questo valore di riduzione impostai i miei allenamenti, senza tener conto che, nel giro finale, ci sarebbero state delle soste per i necessari rifornimenti di acqua e barrette. Quando elaborai la tabella di marcia del giro era ormai troppo tardi per fare potenziamenti e verifiche per cui diedi per scontato di poter togliere qualcosa ai tempi di cammino per dedicarlo ai rifornimenti. Furono si piccole erosioni, ma che al lato pratico si dimostrarono pur sempre eccessive e mi fecero accumulare una prima dose di ritardo.

Soluzione 1

Eliminare i rifornimenti.

Durante gli allenamenti 2016 ho fatto un giro di cinquanta chilometri basandomi solo ed esclusivamente su quello che potevo mettere nello zaino, ma in quello da settanta mi ero visto costretto a fruire di qualche rinforzo esterno: un bar (tre bottigliette d’acqua e un paio di coca-cole), un rifugio (un thè, un panino e un bicchiere di vino) e due fontane (6 litri d’acqua in totale). Nel giro finale i rifornimenti sono stati determinanti e intendo pertanto mantenerli: il sentiero 3V è carente di prese d’acqua naturale e, d’altra parte, per un siffatto evento preferisco evitare il ricorso ad acqua di dubbia potabilità, ma mi appare improponibile il mettere nello zaino i 20 litri che ho bevuto lo scorso anno.

Soluzione 2

Incrementare la mia velocità e la mia resistenza a tale velocità.

TappaUnica3V nasce come evento escursionistico e voglio che lo rimanga, devo pertanto evitargli un’impronta troppo corsaiola: anche per il 2017 resterà fissato un tempo di cammino che possa essere realizzato andando al passo, ovvero quelle quaranta ore dello scorso anno determinate dal voler effettuare il giro in due giorni con un arrivo a Brescia in orario diurno.

Soluzione 3

I tempi delle soste ai punti di rifornimento vanno esclusi dalle quaranta ore.

Ecco, questa è la soluzione che, alla somma di tutte le considerazioni, appare ad oggi la più confacente. Mi dispiace un poco ma alla fine cosi devo ed ho fatto: la tabella di marcia 2017, che ho già calcolato, vede quaranta ore di cammino effettivo alle quali si sommano le ore di sosta ai rifornimenti.

Tempi di sosta troppo corti

Per evitare di erodere troppo ai tempi di cammino avevo definito dei tempi di sosta che si sono poi dimostrati notevolmente più bassi del minimo necessario.

Soluzione

Impostare dei tempi di sosta più ragionevoli: la tabella di marcia 2017 prevede di base cinque ore, due al Maniva (metà percorso) e una per ognuno degli altri tre punti di rifornimento.

 

Mancata considerazione degli imprevisti

Gli imprevisti sono di loro natura imprevedibili ma un buon organizzatore ne tiene comunque conto. Lo so, lo insegno eppure me ne ero dimenticato e così… così è finito che ne ho fatto le spese dovendomi fermare a venti chilometri dall’arrivo.

Soluzione

Premesso che tempi più lunghi ai punti di rifornimento concedono la possibilità di eroderli un poco se dovesse risultare necessario, è comunque consigliabile inserire in tabella un certo margine supplementare: impostate tre ore per restare entro il massimo dei due giorni di cammino (quarantotto ore).

Utilizzo di giorni infrasettimanali

L’avevo fatto per ragioni precise e meditate: innanzitutto per incontrare meno gente possibile affinché fosse esaltato al massimo l’aspetto della solitaria, poi per potermi garantire la possibilità di stare nudo il più a lungo possibile e infine per evitare interruzioni supplementari date dalla curiosità delle eventuali persone incontrate. Purtroppo questa scelta ha inciso sulla disponibilità assistenti e i pochi disponibili si sono dovuti sobbarcare più punti e lunghi trasferimenti, in particolare mia sorella che, sebbene l’avrebbe comunque fatto per questioni documentaristiche (fotografie), si è smazzata tutti i punti e i lunghi viaggi, restando in ballo pure lei quasi senza dormire per i due giorni del mio viaggio.

Soluzione

Stante la già motivata impossibilità a rinunciarci, porterò io stesso quanto all’uopo mi serve nelle strutture presso le quali saranno fissati i rifornimenti, quantomeno quelle cose che posso facilmente moltiplicare e suddividere: acqua, integratori salini, integratori energetici, alimenti, calze e fazzoletti. Per quelle cose che mi è difficile poter acquisire in numero tale da coprire ogni punto, ad esempio le scarpe (invero al momento le avrei anche ma sono già conciate maluccio e a luglio potrebbero essere ormai spazzatura), ho programmato il giro in giorni del fine settimana: spero che così ci siano più persone disponibili, quantomeno una per ogni punto, ovvero cinque.

Caldo eccessivo

0368_ph. fabio corradini_edVolevo che già solo elencando le date del giro si capisse che era stato fatto in due soli giorni pertanto avevo programmato la partenza alle tre di mattina. Purtroppo questo comportò il passaggio di uno dei tratti più sensibili all’insolazione proprio nel mezzo della giornata e le alte temperature di quei giorni fecero il loro sgradito effetto: ricordo come fosse ieri la folata d’aria calda che mi investiva quando uscendo dai boschetti entravo nell’erba.

Soluzione

  1. Riprogrammare la tabella in modo che quel tratto venga passato in orari meno assolati: partirò la sera (ore 20.00).
  2. Anticipare un poco il periodo di svolgimento del giro: ho anticipato di due settimane circa (sarà il 7, 8 e 9 luglio)

Poca evidenza

Non è stato certo un errore inibitorio ai fini del giro, ma viste certe motivazioni che allo stesso erano legate (richiamare l’attenzione sulla dipendenza dai materiali e dalla tecnologia che si va sempre più diffondendo anche nell’ambiente escursionistico mentre in montagna si può mantenere un alto livello di sicurezza pur andandoci nella semplicità e naturalezza del nudo: esiste chi lo fa, sono tutt’altro che pochi e sono in crescita costante) sarebbe stato (e sarà) opportuno avere una maggiore visibilità.

Soluzione

  1. Come detto la partenza sarà in orario più comodo: le otto della sera.
  2. Il punto di partenza sarà posto nella piazza principale della città: Piazza Loggia.
  3. È allo studio l’allestimento di una specie di stand al punto di partenza e a quello di arrivo, se non proprio nel bel mezzo delle due piazze, quantomeno in uno dei bar che sulle stesse si affacciano.
  4. Cercherò di dare maggiore diffusione alle locandine, consegnandole con debito anticipo ai punti di rifornimento.
  5. Spero di poter avere un adeguato numero di amici che si pongano nei punti adatti per smuovere interesse e attenzione (punto di partenza e punto di arrivo, poi passaggio dai paesi, Vaghezza, Maniva, Passo del Muffetto, Colle di San Zeno, Vetta del Guglielmo, Rifugio Almici, Croce di Marone, Santa Maria del Giogo, Capöss, Zoadello, Stella, Campiani).
  6. Sarebbe magnifico ma ho forti dubbi sul fatto che sia anche realizzabile: essere sempre nudo, anche nell’attraversamento di paesi e zone abitate.

Passiamo agli errori inerenti i materiali.

Zaino poco adatto

Lo zaino che avevo acquistato (Salewa Randonnèe 36), anche se studiato per lo sci alpinismo (l’equivalente per l’escursionismo non era disponibile ma essendo dello stesso peso non ero andato tanto per il sottile) è un ottimo zaino per il cammino, non ai livelli di quello che avevo prima ma vicino. Purtroppo proprio nell’ultimo periodo prima del giro, quando ho affrontato gli allenamenti più lunghi, avevo rilevato che con la tasca dell’acqua piena sentivo un fastidioso (e alla lunga doloroso) sbogiamento sulla schiena: in pratica visto che la tasca non poteva espandersi verso l’interno dello zaino, era lo schienalino che, seppur rigido, cedeva e spanciava verso l’esterno. Estemporaneamente avevo rimediato tenendo la tasca fuori dal suo specifico comparto, così, però, con poco carico (come era, e sarà, nel giro finale) la tasca sballonzolava rendendo lo zaino meno stabile, specie nella corsa dove già di suo lo è.

Soluzione

Acquisto più accorto di un nuovo zaino, puntando a quelli fatti apposta per il trail, e che abbia tutte le caratteristiche che ho appurato essere indispensabili o quantomeno molto utili: capacità massima di venti litri, forse anche meno; schienale che non spancia verso l’esterno con la tasca dell’acqua piena; contenitori per due borracce facilmente accessibili senza togliere lo zaino (le reti laterali esterne sono certamente valide, ma obbligano comunque a fermarsi); almeno tre tasche supplementari per un facile accesso ai piccoli accessori, quali la lampada frontale, il kit medico, crema solare, berretto, eccetera; accesso rapidissimo al vano principale.

Scarpe ottime ma con qualche difettino

0389_ph-fabio-corradini_edLe scarpe scelte (La Sportiva Ultra Raptor GTX) sono quelle che utilizzo ormai da cinque anni e che ho trovato, quantomeno con riferimento all’escursionismo, estremamente performanti; sul lungo cammino e nella corsa risultano leggermente pesanti, ma proprio per questo danno anche una certa sensazione di protezione al piede, cosa che non guasta. Quello che, durante gli allenamenti 2016, mi aveva dato le più serie preoccupazioni è la rigidità del collarino: il ripetuto sfregamento sui malleoli, in particolare durante il cammino sui diagonali con fondo inclinato, mi aveva provocato indolenzimenti che non svanivano. Fortunatamente ad un certo punto la cosa si risolse, poi tutto sommato sul 3V quel tipo di cammino è presente più che altro nel primo terzo del percorso e nel giro finale non ho avuto analoghi problemi se non verso a tre quarti a causa della terra che si era accumulata nelle calze. Altra questione che avevo patito è la suola poco adatta ai terreni moto duri (strade bianche e asfalto), terreni che sono presenti in buona misura nel primo e nell’ultimo quarto del 3V. Infine il Goretex: trattandosi di scarpe basse il passaggio nell’erba bagnata (o sotto la pioggia) può portare all’infradiciamento dei piedi, di suo non sarebbe un grosso problema ma purtroppo il Goretex rallenta parecchio l’asciugatura della scarpa.

Soluzione

Non intendo cambiare scarpe (squadra che vince non si cambia) ma sto valutando l’opportunità di abbinargli un altro paio più leggero, morbido e adatto al terreno duro da utilizzarsi nel primo e ultimo tratto. Pensavo alla versione senza Goretex delle Raptor, ma più persone mi hanno riferito di averle distrutte in tempi rapidissimi o di aver avuto scuciture e scollamenti già al primo utilizzo. Pensavo di prendere in considerazione altri modelli da trail (indubbio che debba restare su tale tipologia di scarpa) della stessa marca o di altre marche sui quali, però, per ora ho potuto reperire solo le scontate dichiarazioni dei relativi produttori e le recensioni fatte da sconosciuti blogger o da riviste del settore: non posso permettermi esperimenti economicamente dispendiosi, vedremo!

Rilevatore di posizione

Sono contrario all’utilizzo del GPS: l’escursionista dev’essere in grado di trovare la strada basandosi solo ed esclusivamente sulle proprie abilità di osservazione e a quel punto la soddisfazione di farlo è tale che il GPS diviene un fastidio. Qui, però, faccio riferimento ad un GPS privo di schermo, un GPS che permette solo di rilevare la propria posizione e di trasmetterla verso un sito geo cartografico. Vero che anche questo strumento toglie uno degli aspetti più interessanti e motivanti della solitaria, il doversi arrangiare sempre e comunque da soli, ma intanto lo si può comunque ignorare (salvo le prime ore poi me ne ero dimenticato) e poi tranquillizza chi resta a casa. C’è anche un aspetto importante per eventi come TappaUnica3V: il rilevatore di posizione permette, mediante la tracciatura in tempo reale su un sito, di coinvolgere il pubblico e di poter gestire più facilmente l’accoglimento all’arrivo (eventuali anticipi o ritardi sono palesemente intuibili). Quello che mi era stato prestato si era rilevato ottimo (leggero, silenzioso, semplice, funzionale, lunga carica) ma aveva comunque tre piccoli difetti e un errore di settaggio:

  1. il bisogno di cielo libero per potersi collegare al satellite (mi è successo colo in un tratto ma è successo: essendo in un bosco fitto per circa un’ora non è stata rilevata la mia posizione);
  2. la necessità di reset dopo ventiquattr’ore di funzionamento, altrimenti si blocca e non traccia più;
  3. il collegamento ad un sito che utilizza solo ed esclusivamente Google come carta di fondo, quindi una cartografia colorata e precisa ma nel contempo assolutamente priva di riferimenti (nomi di monti, passi, eccetera) che possano aiutare il pubblico a capire dove ti trovi;
  4. rilevazione del punto ogni 5 minuti (e questo è l’errore di settaggio), inadeguata al cammino in montagna a passo anche molto sostenuto, alla fine la traccia è risultata un insieme di lunghi segmenti che spesso tagliavano di traverso le valli, come se le avessi sorvolate, non accettabile per un perfezionista come sono io.

Soluzione

I primi due punti sono (forse) risolvibili solo cambiando dispositivo, ma per ora escludo la possibilità di compramene uno. Per il resto… Intanto la rilevazione dei punti andrà tarata su di un massimo di due minuti, e meglio anche uno solo, poi si dovrà trovare il modo di collegarlo a una carta più dettagliata, ritengo ottimale quella di OpenStreetMap.

Ora gli errori alimentari.

Troppi integratori energetici

IMG_9681Facendo un confronto tra la prima e la seconda metà del giro ho il sospetto che il suggerimento sentito in un incontro con trailer, assumere qualcosa ogni ora, sia da rivedere (o l’ho frainteso, quel qualcosa potrebbe in effetti non essere riferito solo ad integratori energetici): nei primi due quinti del giro l’ho seguito fedelmente e ad un certo punto sono andato in crisi di rendimento; in seguito sono andato come una scheggia pur assumendone pochissimi. Certo la prima parte è quella con i maggiori dislivelli e, data la bassa quota, con il maggior effetto caldo, ma qualche bel salto l’ho fatto anche nella seconda e sul finale ero nuovamente a bassa quota con alte temperature. Forse l’errore principale è stato quello di sovrapporre fra loro pastiglie di magnesio, barrette energetiche con magnesio e gel, ognuno con suoi limiti massimi di assunzione che, prendendoli singolarmente, ho rispettato, ma non se si considera l’insieme dei prodotti.

Soluzione

Calcolerò l’assunzione di qualcosa ogni ora, ma al lato pratico procederò secondo bisogno e soprattutto eviterò la sovrapposizione dei limiti di consumo: le pastiglie di magnesio (Boiron Magnesium 300+) saranno disponibili ai rifornimenti, in cammino, oltre all’acqua con integratori salini ipotonici (NamedSport HydraFit) che si sono dimostrati validissimi, porterò con me solo i gel (Enervit One Hand senza caffeina) e una barretta energetica con magnesio (Enervit Power Sport Competition Arancia).

Poca ciccia

Un dubbio a riguardo della crisi subita nella salita al Monte Ario: che sia stata di fame? La stessa cosa m’era successa nell’allenamento da settanta chilometri e, rimasta anche dopo una relativamente lunga sosta, si era risolta solo dopo aver mangiato un bel panino (e bevuto un sano bicchiere di vino). Durante il giro s’è risolta ben prima della ristorazione a base di panini e vino, ma anche parlandone con altri il sospetto che tali crisi siano date da mancanza di cibo vero non solo rimane ma si rinforza.

Soluzione

Aumenterò il numero di barrette spezza fame (Enervit Power Time alla frutta secca) aggiungendo alle stesse anche qualcosa che possa riempire lo stomaco con più decisione. Esclusi, per ovvie ragioni, i panini (che saranno comunque presenti ad ogni rifornimento) di preciso ancora non so cosa utilizzerò: ci sto ragionando sopra.

Infine le questioni meramente tecniche.

Poco margine in velocità

0406_ph. carla cinelli_edNel tratto dal Passo del Cavallo a Lodrino mi trovai ad avere un primo debole ritardo che non fui in grado di recuperare nemmeno sulla lunga discesa dalla Punta di Reai. Giunto al punto di rifornimento di Lodrino (Agriturismo Isola Verde) ero abbastanza provato e la sosta si era spontaneamente allungata. Poco dopo la ripartenza, nell’iniziare la salita al Passo del Cavallo non me l’ero sentita d’infilarmi nel canalino della via diretta e avevo preferito seguire la meno faticosa (ma più lunga) strada della variante facile, accumulando altro ritardo. Pensavo di recuperare nella discesa verso il Passo del Termine, ma niente, anche qui non me l’ero sentita di correre e nemmeno di allungare semplicemente il passo. Poi la crisi, crisi violenta che mi fece fare la salita dalla Vaghezza al Monte Ario in un tempo perfino maggiore di quello delle tabelle standard. Dopo una bella sosta (non prevista) sulla vetta dell’Ario mi ripresi un poco, per poi recuperare completamente le energie nella discesa alla Pezzeda. Da lì al Passo delle Portole il passo si fece sostenutissimo: mi pareva di volare e qualcosa riuscii a recuperare. Taglia un poco il tempo di sosta al Maniva (Albergo Dosso Alto), ma poi venne il colpo di grazia: la fermata al Dasdana. Fossi stato solo non mi sarei fermato di certo, ma in zona mi aspettavano (per esigenze fotografiche) mia sorella e mio cognato che, visto il freddo notevole e, soprattutto, la densa coltre di nuvole che riduceva la visibilità al metro, tanto insistettero da convincermi a salire almeno un attimo sulla loro macchina. Fatale: raffreddati i muscoli ogni tentativo di uscire dall’auto fu subito inibito dalla sferzata di gelo, alla fine mi addormentai e volarono tre ore. Nel tratto dal Dasdana al Colle di San Zeno riuscii, scegliendo di seguire le varianti facili che presentano stessa lunghezza di quelle di cresta ma un dislivello decisamente minore, a recuperare un’ora ma a discapito delle ginocchia che poi si fecero sentire nella discesa dal Guglielmo e ancor più nell’aggiramento dell’Almana (anche questo deciso nella speranza di recuperare tempo, malauguratamente deciso: era l’unico tratto di 3V che non conoscevo ed scoprii che, sebbene risparmi la salita all’Almana, ne provoca un’altra facendo perdere molta quota, per giunta su ripidissimo e sconnesso cemento e asfalto).

Soluzione

Non accontentarsi di allenare la resistenza sul lungo cammino ma allenare e incrementare la velocità pura e la resistenza in velocità, ecco le sedute di corsa su strada piana, ecco i giri brevi dove impostare la corsa e cercare di tenerla il più a lungo possibile, ecco i giri di media lunghezza fatti nel minor tempo possibile alternando cammino e corsa, ecco le lunghe escursion che verranno a primavera fatte nelle stesse modalità di cui sopra. Tutto lavoro già avviato e, penso di poter dire, con ottimi risultati: sui percorsi di venti chilometri viaggio con medie pari ai sette chilometri l’ora.

Poco allenamento collaterale

Avevo fatto tanto allenamento specifico, ovvero cammino, ma poco avevo lavorato su quelle parti del corpo che l’azione del cammino non può potenziare. Parti che, però, passivamente devono comunque subire sollecitazioni che alla fine si possono ridurre in dolori, ad esempio quei dolori al costato che mi hanno attanagliato per tutto il giro e quei dolori alle ginocchia che mi hanno indotto a interromperlo anzi tempo.

Soluzione

Attivare tutti quei lavori che possono rinforzare le strutture muscolari che il cammino lascia passive e tutte quelle che fanno da protettori delle ginocchia. Giò ho iniziato con gli allenamenti sull’equilibrio e la propriocettiva, sia in forma specifica (lavori a secco) che pratica (corsa su terreno disconnesso), ora inizierò anche con il programma fitness che mi aveva preparato mia nipote.

TappaUnica3V 2017 arriverò più forte e più pronto e… finalmente ti farò come avevo programmato!

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#TappaUnica3V gli allenamenti proseguono


Nel precedente report scrivevo di voler incrementare la mia velocità di cammino e infatti sto lavorandoci sopra parecchio: corsa in piano su asfalto con lunghezza contenuta per l’allenamento di base (ho fatto per la prima volta nella mia vita i dieci chilometri e con un tempo discreto: un’ora e otto minuti) ed escursioni su percorsi brevi (attorno ai dieci chilometri) con limitato dislivello (sotto i mille metri) dove alternare la corsa al cammino per allenare la velocità su terreno specifico.

A questo lavoro, che definisco di velocità pura, ho abbinato quello per la resistenza in velocità, altro importante aspetto che mi darà quel margine in più sui tempi del giro permettendomi, qualora dovesse essere necessario, di forzare parecchio l’andatura e recuperare eventuali ritardi. Resistenza in velocità vuol dire allenarsi sia sul piano fisico che su quello psicologico, il primo è comunque molto condizionato dal secondo: finché la mente regge anche il fisico, seppur provato o addirittura stremato, continua a fare la sua parte. Ecco, così, i percorsi di media lunghezza (attorno ai venti chilometri, che in seguito cresceranno fino a trenta e magari anche oltre) con discreto dislivello (tra i mille e i duemila metri) costituiti da un ripetuto alternarsi di salite e discese.

Lavoro massacrante, anche perché uscendo mediamente due volte alla settimana i recuperi sono sempre incompleti e il mal di gambe è ormai diventato un fedele e quotidiano compagno, ma comunque un lavoro che affronto volentieri, di più… mi ci sono appassionato: è stimolante riuscire a percorrere in pochissime ore quegli itinerari che tipicamente facevi o si fanno in una giornata intera, è piacevole sentire i muscoli, ivi compresi quelli deputati alla gestione del respiro, che lentamente si allentano dallo stato di affaticamento, è rassicurante avere tali margini di controllo sui tempi di cammino, è affascinante percepire in velocità il mondo che ti circonda, veder scivolare via sotto i tuoi piedi chilometri e chilometri di terreno, sassi, pietre, erba, fiori, rami che appaiono e scompaiono in tempi brevissimi, immagini di monti, prati, laghi, cieli che com’esuli pensieri in frazioni di secondo s’imprimono nella mente, affascinante!

Ecco, in ordine di effettuazione, i percorsi che mi sono inventato tra novembre e dicembre, alcuni classici itinerari, altri mie pure ideazioni.

Periplo basso del Monte Guglielmo 31,13 chilometri con 1420 metri di dislivello in circa sei ore.

Anello di Sant’Emiliano da Gardone Val Trompia 13,54 chilometri con 808 metri di dislivello in due ore e trentaquattro minuti.

Anello di Cà della Rovere 7,12 chilometri con 345 metri in un’ora secca.

Anello Caregno, Stalletti, Medelet, vette Guglielmo, Tiragna, Caregno 18,64 chilometri con 1243 metri di dislivello in tre ore e quarantotto minuti.

Nuova esplorazione (parziale) del sentiero che dal Colle di Sant’Eusebio porta al Monte Tre Cornelli e stavolta sono riuscito a correre parecchio anche nei tratti di salita (leggera).

Monte Campione da Bovegno 17,33 chilometri con 1213 metri di dislivello in tre ore e cinquantasei minuti.

Periplo basso del Monte Maddalena 21,41 chilometri con 979 metri di dislivello in tre ore e ventiquattro minuti (relazione tecnica del percorso).

Frammiste a queste le uscite più tranquille fatte in compagnia di mia moglie.

Punta Almana da Inzino 12,4 chilometri con 994 metri di dislivello.

Monte Conche da Caino 10,21 chilometri con 773 metri di dislivello.

E quella, notevolmente più tranquilla, con il gruppo di Mondo Nudo.

Anello del Monte Palosso da Valle di Lumezzane 9,36 chilometri con 829 metri di dislivello.

#TappaUnica3V si riparte e… non ci credo nemmeno io


Anche se invero, avendo praticamente da subito deciso di ripetere il viaggio nel prossimo anno, non ho mai realmente interrotto gli allenamenti effettuando escursioni anche piuttosto impegnative sempre in solitaria e sempre a ritmi sostenuti, diciamo che fino a poche settimane addietro il pensiero ancora non era immerso e sommerso dalle necessità specifiche di TappaUnica3V, ora, invece, seppur mescolandolo alle esplorazioni per le escursioni di VivAlpe 2017, si riprende con l’allenamento mirato.

Il viaggio 2016 mi ha insegnato tante cose (che andrò man mano spulciando nei futuri articoli su TappaUNica3V), tra queste, confrontando i miei tempi di marcia con quelli programmati, si è evidenziata la necessità di incrementare la mia velocità di cammino, in particolare su quelle salite che mantengono a lungo una forte pendenza ed è così che ho iniziato i relativi lavori di potenziamento organico, muscolare e d’equilibrio, si equilibrio perché quando il passo supera una certa soglia e il terreno non è propriamente liscio e regolare questa caratteristica viene messa alla prova, e non solo in discesa, ma anche sui piani e perfino nelle più dure salite.

All’equilibrio avevo già, per altri motivi (la mia cronica perdita di equilibrio passando dalla posizione sdraiata a quella in piedi), positivamente dedicato diverse sedute casalinghe a settembre, poi con la ripresa della scuola avevo allentato finendo con l’interrompere del tutto, comunque i miglioramenti ottenuti si sono mantenuti quasi inalterati e l’effetto si nota anche sul cammino e la corsa. Ecco, cammino e corsa, soprattutto corsa, è a questa che sto ora dedicandomi: obiettivo riuscire a correre in continuo per almeno un’ora su sentiero in salita di buona pendenza, ad oggi ci riesco solo in discesa che, stando attento a non sollecitare troppo le ginocchia (ci sono finezze tecniche che si possono applicare in tal senso), ho comunque riscontrato essere un buon allenamento per i quadricipiti e se qualcuno mi viene a dire che non si fatica a correre in discesa gli suggerisco di venire con me una volta, poi ne riparliamo.

Sabato scorso (29 ottobre) nel tardo pomeriggio, tanto tardo che ho rischiato di fare notte ancora nel bosco (ed ero senza frontale), sono andato ad esplorare un sentiero vicino casa che, stando alle cartine topografiche, dovrebbe collegare il Colle di Sant’Eusebio con il Monte Tre Cornelli, un sentiero che parte pianeggiante e invita subito alla corsa. Avendolo sbagliato due volte, a causa dei numerosissimi bivi presenti, non sono riuscito a completare l’esplorazione, però sono riuscito a svolgere un ottimo lavoro di potenziamento e rientrato alla macchina le gambe manifestavano apertamente la loro dolorosa soddisfazione.

Domenica (30 ottobre) l’escursione di VivAlpe 2016 al Tremalzo che, seppure di discreta lunghezza (quattordici chilometri in proiezione piana), dato il limitato dislivello e il passo tranquillo, non ha sollecitato più di tanto le mie gambe ancora dolenti.

Oggi (1 novembre) altra esplorazione per VivAlpe 2017 stavolta però su percorso segnalato: quello che ho chiamato “Anello del Monte Magnoli” sopra Villa Carcina (Val Trompia – BS), nove chilometri per seicento dieci metri di dislivello (in unica tratta). È un bel percorso quasi interamente su strada sterrata, inizia con una salita di moderata pendenza e solo dopo un bel tratto, quando la strada si fa sentiero, inserisce alcuni brevi strappi per poi su cemento portare alla massima quota (Monte Magnoli) dalla quale prima si affronta un lungo traverso che alterna brevi salitelle ad altrettanto brevi salite intercalando il tutto con lunghi tratti pressoché pianeggianti, poi la discesa a Villa Carcina che alterna facili tratti cementati ad altri decisamente più tecnici su ripido sentiero cosparso di sassi e placchette rocciose. Partito di corsa (lenta) sono passato al passo dopo qualche centinaia di metri e così ho continuato fin quasi sulla vetta del Magnoli dove, favorito dal liscio cemento, ho ripreso la corsa. Traversata per metà e discesa quasi interamente le faccio di corsa rientrando a Villa Carcina senza dolori, ne alle gambe (solo leggermente indolenzite) ne alle ginocchia (che però ogni tanto qualche leggera fitta l’hanno data), buono, anzi buonissimo, specie considerando i tempi: ancora non ci credo, le tabelle darebbero tre ore e cinquanta minuti, io avevo programmato tre ore e alla fine ci ho messo… novanta minuti, ovvero un’ora e mezza. In pratica ero già rientrato alla macchina quando, stando alle tabelle, sarei dovuto arrivare a un terzo del percorso, quasi al termine della salita; la discesa finale fatta in tredici minuti contro i quaranta della tabella. Si, si, non male, ma devo crescere ancora, devo riuscire a correrlo per intero un percorso del genere.

Alla prossima!

VivAlpe 2017


Ormai senza sosta la nostra attività e, dopo aver prolungato il programma 2016 integrando anche il mese di dicembre, eccoci a presentare ufficialmente l’entusiasmante programma escursionistico del 2017.

Molte le novità in campo, prima fra tutte la copertura di tutti i mesi dell’anno, in alcuni casi anche con più uscite mensili, alternando uscite leggere con altre più pesanti, uscite diurne e, seconda novità, uscite notturne, infine tre lunghi cammini, ovvero escursioni che superarono i trenta chilometri e i duemila metri di dislivello.

Ai primi di luglio Emanuele sarà nuovamente sulle tracce del 3V con la riedizione 2017 della sua TappaUnica3V e sono state per l’occasione programmate due escursioni di accompagnamento, una, più lunga e in notturna, alla partenza e l’altra, diurna e breve, all’arrivo.

Aggregarsi a noi in queste uscite vi permetterà non solo di fare belle escursioni ma anche di conoscere e avvicinare uno stile escursionistico improntato alla massima naturalità e semplicità, uno stile che, pur senza ripudiare del tutto la tecnologia, vuole rimettere l’uomo al centro della sua azione, recuperando quell’attenzione al sé che era propria di un non lontanissimo mondo, sia in senso specificatamente alpinistico che in quello più generico. La formulazione delle uscite è, infatti, quella dell’abbigliamento facoltativo: ogni qual volta sia possibile (e nostro obiettivo è quello di riuscire a far crescere sempre più il limite del possibile per avvicinarci al sempre possibile) chi lo desidera potrà liberarsi anche per intero dai vestiti, senza per questo condizionare e limitare chi preferirà restare vestito.

VivAlpe 2017 – Vestiti è bello, nudi è meglio (clicca qui per trovare altre informazioni su questo nostro motto)

  • 19 uscite in totale
  • 9 di stampo classico
  • 3 in notturna
  • 3 ultra (53, 32 e 70 chilometri di lunghezza / 2840, 2070, 4550 metri di dislivello)
  • 2 di accompagnamento a TappaUnica3V (1 diurna e 1 notturna)
  • 1 per la manifestazione del 3V a memoria di Silvano Cinelli
  • 1 pre natalizia con festa di fine anno

TappaUnica3V – Il nudo solitario lungo cammino di Emanuele Cinelli lungo il sentiero 3V “Silvano Cinelli”

  • più di 130 chilometri di lunghezza (ma alcuni calcoli ne danno 160)
  • oltre i 7500 metri di dislivello (un calcolo manuale porta a 9500)
  • 3 soli punti di rifornimento e riposo
  • 40 ore di cammino effettivo
  • un massimo di 8 ore di sosta (ne sono state programmate 5)
  • partenza da Brescia ore 20 di venerdì 7 luglio
  • arrivo a Brescia ore 17 di domenica 9 luglio

Clicca sulla locandina per accedere alla pagina delle schede descrittive di ogni singola uscita.

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#TappaUnica3V un conto rimasto in sospeso


Ruga, ruga molto e profondamente, ruga l’aver rinunciato a parte delle varianti per esperti, ma soprattutto rugano quei venti chilometri non percorsi. Tanta preparazione, tanto studio, tanto cammino, tanta fatica e tanto sudore non sono stati sufficienti, qualcosa è comunque mancato, qualcosa è andato storto, qualche imprevisto (il caldo torrido ancor prima dell’orario indicato dalle previsioni meteo e un’inattesa fredda ventosa notte di dense nuvole basse) di troppo. Ruga!

Ma ho imparato tante cose, anche durante il giro finale ho potuto verificare e reinquadrare scelte fatte e decisioni prese, apprendimenti che mi rendono ancor più voglioso di rimettermi in cammino per una nuova TappaUnica3V, per un viaggio che mi ha invaso la mente e che prepotentemente si ripropone attraverso i miei sogni e i miei pensieri. Immagini che si ripercuotono notte e giorno, suoni e sensazioni che rivivo ogni secondo, emozioni che sento ancora vivissime in me.

Ruga, ruga, e allora…

Allora eccolo qui il nuovo bellissimo viaggio, la nuova TappaUnica3V 2017, simile a quella di quest’anno, solo con qualche piccola modifica.

  1. Dando più spazio ai rifornimenti e mettendo in conto qualche imprevisto, le ore passano da quaranta a quarantotto.
  2. Quarantotto è solo un limite massimo: quaranta ore rimane comunque l’obiettivo che intendo perseguire.
  3. Invece di due giorni infrasettimanali saranno due del fine settimana onde facilitare la formazione di uno staff logistico più numeroso.
  4. L’arrivo a Brescia è posticipato alle 20 come orario limite, pertanto la partenza viene anticipata alle 20 della sera (del venerdì). Alle 20.30 sarà in ogni caso realizzata una semplice festa di arrivo con aperitivo e brindisi.
  5. Il periodo di svolgimento è stato leggermente anticipato ai primi di luglio, nella speranza di trovare giornate meno torride e notti meno umide.
  6. Partenza da Piazza Loggia.
  7. Per il primo (da Piazza Loggia alla vetta della Maddalena) e l’ultimo (dal Santuario della Stella a Urago Mella) tratto si organizzerà un gruppo di accompagnamento a libera partecipazione.
  8. Ci saranno anche delle modifiche nell’equipaggiamento, soprattutto zaino, e nell’alimentazione, ma di questo parlerò in altre occasioni.

TappaUnica3V 2017 la logica continuazione di un grandioso viaggio.

P.S.

Nella locandina di quest’anno noterete una sensibile riduzione di chilometraggio e dislivello, l’ho fatto per allinearmi a quanto riportato da altri eventi similari (trail) e ho preso per buone le indicazioni date da GPSies.

#TappaUnica3V diventa un servizio


Atto Primo

IMG_8573Durante i miei ripetuti passaggi sul sentiero 3V ho potuto constatare lo stato di abbandono di una, seppur piccola, parte del percorso e degli accessi laterali allo stesso. Altri tratti sono in uno stato di migliore conservazione ma pur sempre sotto il livello minimo considerabile come accettabile per un itinerario dove chi transita, visto l’impegno fisico e psichico che sta affrontando, deve potersi permettere di non pensare all’individuazione del percorso e deve evitarsi litigate con rovi, cespugli di vario genere, erbe alte, buchi nascosti. Da primo ideatore del percorso, da figlio di chi presa la mia idea si diede molto da fare per farla diventare primo progetto e poi realtà, in memoria di mio padre che morì sul sentiero in occasione del suo giro inaugurale sono ovviamente infastidito dall’aver rilevato quanto sopra detto e, pertanto, pur riconoscendo ai vari gruppi l’importante lavoro ad oggi svolto e che continueranno a svolgere, d’altra parte conoscendo anche le tante difficoltà a cui essi vanno incontro per assolvere a tale incombenza, senza nulla togliere a loro ma piuttosto aggiungendo un’altra opportunità per il sentiero, ho deciso di occuparmene in prima persona.

Atto Secondo

IMG_8258Mentre percorrevo gli ultimi chilometri del mio TappaUnica3V sono stato improvvisamente mentalmente sommerso da un’idea: questa mia esperienza e tutte le conoscenze che dalla stessa ho ricavato devono avere un seguito “perpetuo” e, pertanto, vanno messe a disposizione di chiunque voglia percorrere il sentiero 3V, con qualsiasi formula (svago, esperienza personale, competizione) e in qualsiasi tempo (molte tappe, poche tappe, tappa unica; comoda o avventurosa; per svago o agonistica).

Atto Terzo

IMG_9469Prendere la decisione di cui all’atto secondo, fonderla con quella del primo atto e volgere il tutto in forma professionale onde poter superare le difficoltà anzidette (con riferimento al primo atto): costi (non guadagnandoci nulla alla fine gli interventi vengono fatti solo in quelle poche occasioni che si riesce ad ottenere dei finanziamenti o dalle poche associazioni realmente numerose e/o finanziariamente robuste), reperimento del personale (facendolo in forma volontaria e gratuita le persone sono poco motivate a togliere giornate alle loro escursioni), efficacia del lavoro, specie di quello inerente la segnalazione troppo spesso effettuata con metodi empirici e da persone prive di adeguata formazione (la segnaletica può a volte costare la vita o comunque mettere in seria difficoltà le persone, pertanto deve essere sempre fatta con tutti i sacri crismi, cosa che, come detto, ho personalmente appurato ad oggi mancare).

Conclusione

Locandina TappaUnica3V_600Ancora non so come esattamente si formulerà la cosa dal punto di vista giuridico-fiscale, ma posso dire con assoluta certezza che TappaUnica3V informalmente è già diventato un servizio, che per comodità per ora possiamo chiamare agenzia (che è poi la formulazione giuridico-fiscale più probabile), e al più presto possibile lo diventerà anche formalmente.

Di cosa si occuperà l’agenzia TappaUnica3V?

Sommariamente dovreste averlo già compreso ma voglio essere più dettagliato.

Primo Obiettivo

Manutenere il sentiero 3V e gli accessi laterali degli anelli parziali (per ora bassissimo, basso, medio, alto, altissimo) al fine di consentirne una percorrenza tranquilla e pulita, pur mantenendo il sentiero in una condizione di naturalezza: gli eventuali lavori di segnalazione e pulizia saranno attuati al minimo indispensabile senza snaturare l’ambiente e il sentiero, anzi, mantenendo inalterate le caratteristiche ambientali e le difficoltà tecniche.

Secondo Obiettivo

Occuparsi dell’organizzazione logistica per conto di chi, a piedi, voglia fare completamente o parzialmente il sentiero 3V: vuoi fare il giro o una parte del giro, TappaUnica3V ti mette informa a dovere sul percorso, ti formula la tabella di viaggio, ti predispone i punti d’appoggio o i campi intermedi, ti, se lo desideri, trova l’accompagnatore professionista, ti assiste in tutti quegli altri elementi insieme concordati (rifornimenti alimentari, rifornimenti idrici, esplorazioni preliminari, eccetera); vuoi organizzare una manifestazione o una competizione sul tracciato del sentiero 3V ma non lo conosci, TappaUnica3V lo farà per te o insieme a te.

Terzo Obiettivo

Valorizzare il sentiero 3V: TappaUnica3V si attiverà per fare ampia pubblicità al percorso e farlo conoscere al maggior numero possibile di persone, sia in forma indiretta (post sui social network, articoli, eccetera) che diretta (organizzazione di escursioni sul percorso).

TappaUnica3V, viaggia serenamente sul sentiero 3V “Silvano Cinelli”!

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Leggi la storia completa di TappaUnica3V e seguine la prosecuzione!

#TappaUnica3V sensazioni ed emozioni


Locandina TappaUnica3V_600

Foto di Emanuele Cinelli

Foto di Emanuele Cinelli

Nero, solo nero, tutto nero, anzi no, nel nero qualche macchia di bianco, tenui bagliori eppur sufficienti per un deciso cammino. In basso le luci della città sono solo dei piccoli puntini di vari colori, i rumori ormai dalla distanza resi silenzio, al di sopra il monte che, bluastro di luna, si alza verso il cielo sereno. Gli ultimi metri d’asfalto e poi sono fronde, tante fronde, una fitta copertura di alberi, un bosco tenebroso eppur confidente, un amico sincero con cui colloquiare attenuando la fatica della dura salita. Da poco sono partito, più in basso, nel piccolo piazzale, sul muro d’un’antica casa, la targa che segna il punto d’inizio, l’inizio d’un lungo sentiero, la guardo e ricordo, ricordo mio padre che a questo percorso dedicò tutto sé stesso, ricordo quegli anni lontani, mi vedo trafelato correre a casa, mia moglie sul terrazzo, io che grido “è morto! Mio papà è morto”. Con questo scena negli occhi, con questo ricordo nell’animo, mi giro e abbraccio mia madre, un lungo abbraccio che sposta la mente a quello che sto per fare. Colpi di flash, mia sorella, erede del babbo nel lavoro, immortala nella scheda elettronica questi momenti, momenti di tensione, momenti di preoccupazione, ma anche momenti di forza e di gioia.

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Foto di Carla Cinelli

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Foto di Carla Cinelli

È giunta l’ora, le mie gambe iniziano a spingere, avanzo certo e deciso sull’asfalto della prima salita, si va, il sentiero 3V inizia a scorrere sotto i miei piedi: il lungo cammino è iniziato. Mia moglie mi segue con lo sguardo, l’amico Vittorio applaude contento, mia mamma agita la mano in segno di saluto, mia sorella mi corre a fianco e scatta a ripresa altre fotografie, alcune auto passano sulla strada più in basso, i bastioni del Castello osservano imperterriti. Pochi passi e tutto svanisce, sono solo, io e la strada, io e il mio viaggio, io e, purtroppo, i dolori a costole, muscoli dorsali e stomaco che da qualche giorno mi stanno facendo impazzire. Svuota la mente, tanta è la strada, devi dimenticare tutto, soprattutto i dolori. Cammina, cammina, domani è lontano ed anche vicino, cammina!

Finito è l’asfalto, il bosco m’attende, le vesti nello zaino, la frontale in testa, avanti. Il fascio di luce, regolato al minimo, penetra nelle tenebre e rischiara il sentiero quel tanto che basta per un cammino sicuro. Silenzio, profondo silenzio, persino il mio cuore batte in silenzio, persino i miei passi non fanno rumore. Silenzio, rumoroso silenzio, il rumore di mille piccoli insetti che s’aggirano nell’erba, il fievole fruscio delle foglie mosse dal mio passaggio, il profumo del bosco di notte. Folata di selvatico, improvviso il forte odore di selvatico inonda le mie nari, intenso, penetrante, un cinghiale è nei paraggi, o sono più d’uno, o qui si sono fermati e già se ne sono andati. Non pensare, avanti, avanti, cammina!

Tutt’uno col monte, tutt’uno con la notte, un’unica essenza, nudo come si conviene ad un elemento della natura, nudo nel corpo, nudo nello spirito, nessuna barriera, nessuna difesa, ma difesa non serve per un’unica essenza. Sono un monte, sono un albero, sono un grosso cinghiale, sono un piccolo leprotto, sono tutto quello che mi circonda e quello che mi circonda è me, fusi insieme, indistinguibili, un unico fiato, un unico respiro, un unico palpito vitale, un’unica essenza. Bello, bellissimo, si, si, cammino!

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Foto di Carla Cinelli

Tre altre folate di selvatico più tardi il cielo inizia a schiarirsi e con esso il bosco, i ricordi della partenza sono ormai ricordi lontani, ancor più lontani i miraggi d’arrivo, senza proiettarmi avanti penso al presente, sono andato troppo veloce, il fresco della notte, sconfiggendo la mia mente, ha fatto mulinare le mie gambe più di quanto n’avessi sentore, rallenta, concentrati, concentrati, rallenta!

Altra salita, altra montagna, e giù, ripidamente giù per portarsi alla base della terza salita. Nessun dolore, nessuna fatica, volo, letteralmente volo, lieve sospiro che sfiora il terreno. Crac, qualcosa si rompe, da poco ho iniziato la risalita, muscoli che s’induriscono, no, no, è troppo presto, non posso avere crampi così presto, rallenta, rallenta, controlla il passo, concentrati, visualizza il rilassamento, fai sciogliere quei groppi alle gambe e… cammina, cammina!

La mente comanda, le gambe non sento, girano e mi basta, girano e vado avanti, cammino. Il sole che s’alza, sfera infuocata nel cielo sereno, caldo, tanto caldo, nudo non sudo ma il respiro s’è fatto pesante. Camino di roccia, lo supero di slancio, ancora roccette, gigli rossi nell’erba, affanno, il caldo m’uccide, ma ecco la vetta, una panchina per breve riposo, discesa, capanni, ancora salita, più dolce, respiro, ma il caldo m’opprime. Fame, sull’ennesima vetta mi siedo e mangio qualcosa. Che panorama, in fondo, lontano, molto lontano, microscopico puntino nell’immensità del paesaggio s’intuisce da dove sono partito. Il tempo che scorre, il vantaggio bruciato, sono in ritardo, leggero ritardo. Via, via, su questa discesa bisogna recuperare, ma il caldo m’opprime, le gambe molli e il tempo scorre, ritardo che aumenta, mannaggia!

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Foto di Alberto Quaresmini

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Foto di Carla Cinelli

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Foto di Fabio Corradini

Giù, su, giù, su e ancora giù, ora giù, giù, fino al paese. Caldo opprimente, caldo ottenebrante, ombra, ombra, mi serve l’ombra. Rifornimento, piacevole conoscenza la titolare della struttura, foto di rito, una stanza ci ha dato, riposo, riposo, gambe in alto, recupero di sali, idratazione, fatica, affanno, cotto dal caldo riposo nell’ombra. Il tempo scorre, devo partire, di nuovo sotto il sole, nel caldo cocente, salita, dura salita, meglio non fare quella diretta, le gambe risparmio, il fiato conservo e salgo, su, su, ancora su, fino all’apice di quest’altra salita. Ora nel bosco un poco di frescura, il passo riprende il suo slancio normale, breve salita d’un fiato passata, in morbida erba inizio discesa. Giù, giù, e sono alla strada, un cane mi guarda, violento azzanna la gonna (NdR: il pareo che utilizzo nei tratti abitati). Che ti piglia carissimo compare, già certo, nudo mi vuoi, nudo come te, nudo come il monte, nudo come la natura e c’hai ragione, c’hai, purtroppo non posso, la sotto qualcosa coperto deve stare, lo pretende convenzione sociale, assurda, insulsa, ma dai più osservata ad essa mi devo conformare. Vedremo in futuro, speriamo che cambi, per ora così devo stare mio caro cane. Ciao, ciao, devo andare, il cammino m’attende e sono in ritardo, forte ritardo, cammina!

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Foto di Carla Cinelli

Il sole cala e un poco rinfresca, quel tanto che basta per darmi vigore, veloce risalgo la nuova salita e lesto raggiungo la nuova vetta. Con essa purtroppo forti dolori, lame brucianti trafiggono il torace, respira, respira, trova qualcosa che porti conforto ma.. cammina, cammina! Ci siamo, ci siamo, incontro mia mamma qui giunta con mia sorella per farmi le foto, aiuto, sollievo, spalmatemi la schiena con l’arnica forte, non voglio fermarmi, al diavolo il ritardo, fino in fondo devo andare. Massaggi di mamma, conforto importante, il passo riprendo con rinnovato slancio. Lieve salita e poi più ripida, blocco, blocco totale, le gambe non girano, un peso allo stomaco. Dai, dai, duro tenere, e duro cammino seppur tanto fermandomi. Sofferenza, dieci passi, fermata, sofferenza, dieci passi, fermata, il nipote dall’alto mi guarda, preoccupato un poco discende venendomi incontro, lo zaino mi chiede ma imbroglio sarebbe, avanti, avanti, con le sole mie forze, in vetta giungiamo e ci riprendiamo.

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Foto di Fabio Corradini

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Foto di Fabio Corradini

S’avvicina, lentamente s’avvicina la vetta agognata, due passi e ci sono, lo zaino mi levo e in terra mi accascio, sofferenza, lo stomaco inchiodato, tempo non c’è per capirne il motivo, solo domande senza risposta, solo il pensiero a come recuperare. Respiro, profondo respiro, un poco s’allenta il peso allo stomaco, pronto io sono a riprender la via, saluto il nipote e solo riparto. Discesa ripida e complessa, dieci volte attento io devo stare. Passata, passata, e sono in Pezzeda, là dove mio padre s’è fatto l’ultima cena, addormentato nel sonno, nel sonno rimasto. Nell’ultimo tratto il blocco è passato, lo stomaco aperto mi sento rinato, un attimo di pausa per completare il frugale spuntino, un’altra barretta, un sorso di acqua, rilasso i muscoli, reintegro i sali e riparto.

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Foto di Carla Cinelli

Foto di Carla Cinelli

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Foto di Carla Cinelli

Che bello un altro mi sento, come fossi da poco partito, con prudenza il passo allungo, un’altra salita è superata. Discesa, veloce avanzo, molto veloce, è bello godere del sole che cala, in fondo alla valle s’accendono le luci, la mia invece ancora non prendo, il tempo scorre, ritardo da recuperare, vai, vai, questa strada non finisce mai. Giù, su, giù e ancora su, l’ultimo strappo me lo mangio, sotto gli scatti di Carla, Un piccolo gruppo m’accoglie premuroso, accudito e coccolato come un bimbo viziato. Un poco di strada in simpatica compagnia, le luci d’albergo (NdR: il Dosso Alto di Rosa ed Ettore) si fanno vicine, nel patio m’attendono diverse persone, applausi mi danno una forte emozione, non sono nessuno, non sono un noto campione, eppure applaudono con tanto calore. La Rosa, sua figlia, i collaboratori, cinque motociclisti di passaggio, tutti splendidamente meravigliosi. Rifornimento, rifocillazione, reidratazione, gli utili massaggi del cognato, le chiacchiere che distolgono la mente, l’inaspettato apprezzatissimo arrivo di un collega, ancora un poco di rilassamento e via, si riparte, sono solo a metà strada. Nel buio profondo, guidato dal cerchio di luce della mia frontale, velocemente procedo e in breve sono alla rampa erbosa che porta al Dasdanino avvolta in dense nuvole basse e sferzata dal vento. Perdo la traccia e procedo a intuito perdendo un altro poco di tempo, concentrato manco m’avvedo che l’erba bagnata m’infradicia le scarpe. Più salgo e meno si vede, più salgo e più la forza del vento si fa rilevante, gli ultimi metri li faccio a memoria finché sbatto nella strada asfaltata. Un’auto m’attende, mia sorella e mio cognato vi si sono appisolati, come d’accordo li sveglio, mi fanno due foto poi il freddo li risbatte nell’auto, convinto da loro ci entro anch’io ed è fatta, non più scaldato dallo sforzo del cammino impossibile uscire nel freddo atroce, m’appisolo e al risveglio è tutto un altro ambiente.

Foto di Carla Cinelli

Foto di Carla Cinelli

Con un ritardo ormai pesantissimo la marcia riprendo, la luna m’illumina il cammino, posso spegnere la frontale godendomi la gioia del cammino fatato. Via, via, via, forse posso recuperare qualcosa, forse anche un paio di ore, tutto è ancora in gioco, dai che ce la faccio, ormai le gambe hanno memorizzato il cammino, si muovono di moto spontaneo, non sento fatica, non sento dolori, un piacevole intenso calore s’è impadronito del mio corpo e della mia mente, rilassamento totale, nessun pensiero, sto solo godendomi al massimo questo momento, questa fantastica notte, la vista della luna piena che pian piano cala dietro gli oscuri monti che mi sbarrano la strada. Passo dopo passo nella luce del giorno che prende il sopravvento sul buio della notte oltrepasso i vari dossi, lascio alle mie spalle il passo delle Sette Crocette e dolcemente scendo verso la piana sottostante il Monte Crestoso. Che bel posto, sarebbe bello fermarcisi per qualche giorno, ma devo andare, sarà per altra occasione, promesso.

Foto di Fabio Corradini

Foto di Fabio Corradini

Il sentiero si fa scabroso e le ginocchia si fanno sentire, primi piccoli dolori, troppo presto, mannaggia, troppo presto. Avanti, avanti, non darci pensiero, non farti distrare. Giù, su, dolori scomparsi, giù, su, giù, su, giù, su, l’interminabile sequela di dossi della costiera di Monte Campione, di nuovo fitta nebbia e freddo vento, di nuovo attenzione a non perdere il giusto percorso, altro che recuperare, qui a mala pena riesco a tenere i tempi prefissati. Non pensarci, vai avanti, sarà quel che sarà. Finalmente Colma di Marucolo,

Foto di Carla Cinelli

Foto di Carla Cinelli

si scende, ripide e brutte discese alternate a brevi dolci risalite, ecco il Colle di San Zeno ed ecco i dolori alle ginocchia, più forti, più costanti, più insidiosi, proprio ora che il mio corpo stava andando alla grande. Mannaggia!

Rifugio Almici, rifornimento, ingelatata di arnica alle ginocchia, un attimo di pausa, pulisco i piedi dalla terra che vi si è attaccata, cambio le calze bagnate e poi via, si punta alla vetta del Guglielmo. Su, su, su, veloce, velocissimo, arrivo in

Foto Carla Cinelli

Foto Carla Cinelli

cresta e senza sosta mi getto nella discesa sul versante opposto, una discesa ripida e con tratti piuttosto insidiosi, alla sua base devo fermarmi per riposare le ginocchia, ancora arnica. Poi via, più veloce possibile verso la Forcella di Sale, qui giunto imbocco la variante che evita l’Almana, ripidissima strada cementata, subito le ginocchia riprendono a far male, di più, ora è una vera e propria tortura, devo necessariamente pensare a questo, a camminare nel modo che dia un poco di sollievo. Fine discesa, si sale e le ginocchia ora producono fitte anche nella salita, brutto segno, molto brutto. Croce di Pezzolo, su di slancio al Rodondone, qui altra fortissima emozione: un amico del blog ha piazzato due cartelloni che mi incitano, bello, bellissimo, ci voleva, vista la situazione ci voleva proprio. Grazie mio ignoto sostenitore!

Foto Carla Cinelli

Foto Carla Cinelli

Vai, vai, camminando con circospezione, quasi fossi sulle uova, comunque velocemente supero un lungo tratto di sentiero che mi preoccupava assai, sempre patito durante gli allenamenti oggi, invece, lo passo con meno patemi, probabilmente perché oggi so che più di così non posso andare. Caposs, breve salita e poi giù, giù, giù, con le ginocchia sempre più doloranti discesa fino a Zoadello dove è piazzato l’ultimo rifornimento. S’è fatto tardi, molto tardi, ormai a Brescia posso arrivarci solo da mezzanotte in avanti ed ho paura, paura di potermi fare male sulle ultime discese, discese da fare nella notte con le ginocchia che non reggono più il peso del cammino. Dolore si aggiunge a dolore, devo fermarmi, devo qui interrompere. Peccato! Beh, interrompere, non del tutto, l’ultima discesa, l’ingresso a Brescia lo voglio assolutamente fare sulle mie gambe.

Colleghi, amici, parenti, familiari, calore, calore, calore, applausi, emozione, l’ultimo mezzo chilometro è un’immersione in tutto questo, piacevole immersione, mi godo a fondo le sensazioni, mi compiaccio della gioia che vedo negli occhi di mia sorella, forse ancor più affaticata e stanca di me, un me tutto sommato già rinfrancato e riposato proprio grazie a tutto questo calore. Bello, stupendo, ne è valsa proprio la pena, sono pronto a rifarlo, alla prossima verrà perfetto!

Foto di Alberto Quaresmini

Foto di Alberto Quaresmini

Foto di Alberto Quaresmini

Foto di Alberto Quaresmini

Spumantino, l’ho fatto portare apposta, anche se ho mancato il successo completo, anche se gli ultimi venti chilometri li ho fatti gran parte in auto, anche se tecnicamente non sarebbe una vittoria, il brindisi non può mancare, stappo la bottiglia e verso da bere a tutti. Grazie, grazie siete stupendi, stupendi.

STUPENDI!

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Foto di Carla Cinelli

Foto di Carla Cinelli

Foto di Carla Cinelli

Foto di Carla Cinelli

Foto di Carla Cinelli

Foto di Carla Cinelli

#TappaUnica3V, l’ottimo staff logistico


Un ruolo fondamentale è stato svolto dalle persone che mi hanno assistito durante gli allenamenti e il giro completo di TappaUnica3V: il mio staff logistico. Vado a presentarvi queste persone in ordine rigorosamente alfabetico (in relazione al cognome), ognuno di loro mi ha dato tantissimo, innanzitutto sul piano tecnico specifico del loro settore professionale, poi anche sul piano umano; vedere nei loro occhi la gioia per il sostanzialmente buon esito del cammino è stato il più grande dono che potessi mai ricevere, un dono che ha saputo cancellare i venti chilometri non fatti, un dono che mi ha ricompensato della fatica e del dolore (tanti dolori, anche indipendenti dal cammino stesso) sopportati. Grazie staff, veramente grazie di cuore.

Staff

Dietro da sinistra: Fabio, Ivano e Francesca. Davanti a quest’ultima c’è Carla. In prima fila seduti: Alberto e Maria, la mia mamma. L’ultimo della fila sono io con un’espressione sconvolta dovuta non alla fatica ma al caldo.

Donata Bini – Consulente sanitario farmacologico

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(Foto Carla Cinelli)

Direttrice della Farmacia Comunale di Iseo (BS) ci siamo conosciuti ancora lo scorso anno attraverso mia sorella. Quando è venuta a sapere del mio progetto si è subito attivata per darmi alcuni suggerimenti in merito agli integratori energetici (NamedSport), alla bevanda per il recupero dei minerali persi (NamedSport HydraFit) e alle creme solari (ISDIN). Quasi tutti i prodotti da lei suggeritemi sono alla fine entrati a far parte del mio equipaggiamento, sono rimasti esclusi solo gli integratori energetici in quanto quelli da me individuati e testati (Enervit) mi davano i risultati attesi. Di più è anche riuscita a farmi avere due confezioni di un innovativo e funzionale gel solare ideato apposta per gli sportivi (ISDIN Fusion Gel SPF 50+ di cui prossimamente farò, come per ogni altro prodotto testato, una specifica recensione). Nei giorni precedenti la partenza, quando mi sono improvvisamente saltati fuori i dolori alle costole e alla schiena, il suo consiglio farmacologico è stato psicologicamente importante, anche se fisiologicamente poco risolutivo.

Ivano Catini – Fisioterapista

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(Foto Carla Cinelli)

Marito di mia sorella Carla per cui ci conosciamo e frequentiamo da lunga data. Persona affabile, sempre disponibile e simpatica, mi è stato foriero di molti consigli che ho tutti presi in debita considerazione, alla fine molti li ho ignorati ma non perché li ritenessi poco o nulla validi, piuttosto perché cozzavano con l’impronta che volevo dare al mio viaggio: un’esplorazione nel mondo del cammino e della fatica, un’avventura vera, ovvero non quelle preconfezionate avventure che tanto vanno di moda oggi (parchi avventura in primis) dove il tutto si fonda sul brivido incatenandolo all’interno di mille certezze, ma un viaggio dove le certezze fossero solo quelle minime indispensabili e possibilmente create da me stesso. Ho comunque apprezzato tantissimo il suo interessamento, per altro è stato il primo a rendersi pienamente disponibile per il supporto logistico, ancor prima di verificare le date scelte e rendersi conto che si trattava di giorni feriali, alla fine non essendo riuscito ad avere le necessarie ferie si è sobbarcato una notte di vagabondaggio fra i monti andando poi al lavoro senza aver quasi dormito. Altro suo importante intervento è stato nei giorni immediatamente precedenti la partenza del giro finale, quando all’improvviso mi sono comparsi dei forti dolori ai muscoli della schiena: i suoi massaggi non li hanno fatti svanire del tutto (cosa evidentemente impossibile senza un’accurata visita medica), ma ne hanno comunque ridotto notevolmente l’intensità e l’estensione. Anche al Maniva, sebbene a quel punto i muscoli si fossero ormai tanto adattati al lavoro da non risentirne apparentemente più, ho apprezzato i suoi massaggi, ammesso che effettivamente poco effetto abbiano sortito sui muscoli, molto l’hanno avuto a livello generale aiutandomi tantissimo nel recuperare quel rilassamento mentale assolutamente necessario per affrontare la restate parte del giro. Infine la sua opera è stata preziosissima a Zoadello dove le ginocchia ormai erano all’estremo della loro resistenza, purtroppo i suoi massaggi sono rimasti senza seguito visto che avevo deciso di fermarmi, ma probabilmente sono risultati comunque importanti per far sì che già il giorno dopo non sentissi più alcun dolore alle ginocchia.

Carla Cinelli – Fotografa, coordinatrice del supporto logistico e sua primaria operatrice

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(Foto Fabio Corradini)

Mia sorella, quella più giovane. Fotografa professionista si dedica con passione e successo all’insegnamento di questa meravigliosa arte. Ovviamente come prima cosa lei si è occupata di gestire il servizio fotografico, coordinando il lavoro dei vari fotografi e occupandosi della postproduzione, di cui ancora non ho visto gli esiti ma sono certo saranno eccezionali. Oltre a questo vista l’assenza di persone disponibili al supporto logistico ne è stata anche la principale operatrice compiendo un lavoro superbo, sia a livello di marketing verso le varie strutture che avevo selezionato come punto di rifornimento (specie con quelle che non ero riuscito a contattare prima), sia a livello organizzativo (si è sempre fatta trovare pronta e puntuale, con tutto il materiale ben predisposto), che, infine, a quello tecnico imparando velocemente i giusti dosaggi della bevanda di reintegro salino e comprendendo al volo tutte le mie esigenze che si manifestavano di volta in volta, come, ad esempio, quando con scarpe e piedi pieni di terra mi sono dovuto adeguatamente ripulire e lei si è presa cura delle mie scarpe rimettendole velocemente in piena funzionalità.

Maria Cinelli – iPhonographer

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(Foto Carla Cinelli)

Mia, nostra, madre. Con un’età biologica, a detta di un medico che la recentemente visitata, nettamente inferiore a quella anagrafica, nonostante i vari acciacchi che comunque l’età gli comporta, ha voluto essere presente nella mia prima giornata di cammino. Già al primo rifornimento si è adoperata per distrarmi dai cattivi pensieri (la fatica indotta dal caldo e un primo accumularsi di ritardo mi avevano indotto a pensare per un attimo ad una possibile interruzione) e massaggiarmi i muscoli delle gambe resi duri anzitempo. La sua presenza è stata importante anche in Vaghezza, punto che doveva essere solo un incontro ai fini fotografici e invece è risultato fondamentale anche per gli aspetti tecnici e umani: ci sono arrivato in preda a forti dolori alle costole e alla schiena, quindi demotivavano alla prosecuzione, i suoi massaggi e i suoi incoraggiamenti, come già successo al primo rifornimento, mi hanno permesso di proseguire. Si è anche occupata di scattare fotografie che, grazie al mezzo tecnico con cui venivano prodotte (un iPhone), potessero essere subito inviate in rete per dare informazione e soddisfazione alle tante persone che stavano seguendomi attraverso i potenti mezzi del web.

Fabio Corradini – Fotografo e operatore del supporto logistico

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(Foto Carla Cinelli)

Già ai primi vagiti di TappaUnica3V si era ripromesso di parteciparvi come fotografo, poi non l’avevo più sentito. Pochi giorni prima della partenza mi ha chiamato per dirmi che, avendo letto su questo blog dell’assenza di persone disponibili a farmi da logistica, aveva chiesto un giorno di ferie. La sua presenza è stata soprattutto fotografica, ma sull’Ario mi è stato anche di sostegno in un momento di crisi profonda: con lo stomaco inchiodato (non è ancora chiaro se da un problema digestivo collegato ai tanti, probabilmente troppi, integratori energetici assorbiti, o se per mancanza di apporti proteici, insomma, per fame) respiravo molto male ed ero costretto a fermarmi ogni pochi passi. La sua palpabile preoccupazione (tutto sommato il peso allo stomaco è anche uno dei sintomi di un imminente infarto) e il suo rendersi disponibile ad accompagnarmi fino al Maniva sono stati la chiave di volta per il superamento della crisi.

Marco Febbrari – Regia, ripresa e montaggio video

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(Foto Carla Cinelli)

L’ho visto per poco ma ci siamo fatti insieme una bella camminata notturna dal Passo delle Portole al Giogo del Maniva durante la quale abbiamo chiacchierato di tante cose inerenti o meno il mio cammino, una chiacchierata che mi ha dato un poco di distrazione, spezzando la monotonia del viaggio solitario, una monotonia a cui sono abituato, ma che in quel momento specifico, quando, a fronte della crisi appena superata, volendo tentare un improbo recupero sui tempi di marcia, mi ero fatto ad altissima velocità un lunghissimo tratto di sentiero uniforme e sostanzialmente tedioso, ottenendone più che altro lo stress di non arrivare comunque mai alla fine. Si occuperà di produrre un filmato video del mio viaggio, un duro e complesso lavoro visto che dovrà operare quasi esclusivamente attraverso il montaggio di fotografie.

Francesca Odracci – Preparatrice atletica

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(Foto Carla Cinelli)

La mia prima nipotina, splendida ragazza ormai cresciuta e sposata. La sua formazione e il suo lavoro sono proprio nell’ambito della preparazione atletica e così non poteva che essere lei a seguirmi sotto tale aspetto. Purtroppo, visto che io non osavo disturbarla in tal senso, la sua presenza, evocata da mio cognato e mia sorella, è arrivata un poco tardi e questo ha condizionato notevolmente il proseguito delle cose: organizzato un nostro incontro presso la palestra in cui lavora, mi ha preparato un perfetto e preciso programma di allenamento atletico teso a prevenire i vari problemi che un cammino del genere (e i relativi allenamenti) poteva creare. Nel primo mese sono stato anch’io preciso e attento impegnandomi con costanza nelle sedute di allenamento, purtroppo vuoi gli impegni di lavoro che, negli ultimi mesi, mi  hanno costretto a rallentare anche gli allenamenti sul terreno, vuoi la mia antipatia verso la ginnastica, specie se fatta in solitaria, vuoi dolori che dopo le prime sedute sono apparsi ai muscoli dorsali del lato destro, vuoi la mancata apparenza di risultati immediati e palpabili, alla fine prima ho drasticamente ridotto il numero di sedute, poi, nonostante lei abbia prontamente risposto alla mia richiesta di spezzare in due il programma, le ho sospese senza più riprenderle.

Alberto Quaresmini – Fotografo e operatore del supporto logistico

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(Foto Carla Cinelli)

Fino a pochi giorni dalla mia partenza manco lo conoscevo, è stato coinvolto nella cosa dalla compagna, mia collega di lavoro (Claudia Zanetti, che ringrazio enormemente), a sua volta interpellata da altra collega (Manuela Valetti che devo per questo pure ringraziare: pur desiderandolo, per motivi di lavoro non ha potuto fare parte dello staff) che aveva letto l’articolo in cui lamentavo l’assenza di persone disponibili a darmi supporto logistico. Subito si è reso disponibile per il secondo giorno del mio cammino ed è stato la chiave risolutiva per il rifornimento al Colle di San Zeno dove mia sorella mai sarebbe arrivata dovendo guidare lei: la strada molto stretta, tortuosa e lunga, con tratti esposti ed un tornante ripidissimo oltre che particolarmente chiuso, sarebbe stato un ostacolo insormontabile. Me lo sono a mia saputa ritrovato davanti anche al primo rifornimento, dove era giunto per fare conoscenza con mia sorella e poter meglio concordare l’organizzazione del secondo giorno. Atteggiamento assai apprezzato e molto utile.

Dopo avervi parlato delle persone che hanno composto il mio staff logistico mi restano solo i dovuti ringraziamenti.

Grazie Marco per il lavoro video che sta facendo, ma grazie anche per la piacevole compagnia durante il trasferimento dal Passo delle Portole al Giogo del Maniva.

Grazie Donata per i preziosi consigli farmacologici.

Grazie Francesca, non sono stato un buon discepolo ma i tuoi suggerimenti ginnici sono stati comunque importanti e mi torneranno ancora molto utili, con la promessa d’essere in futuro più ligio nel seguirli.

Grazie Alberto che senza conoscermi ti sei messo a disposizione per assistermi, senza di te il rifornimento del Colle di San Zeno sarebbe stato molto problematico.

Grazie Fabio, ti ho fatto preoccupare nella salita all’Ario e la tua preoccupazione è stata un gesto bellissimo che mai dimenticherò.

Grazie Ivano, la tua presenza è stata preziosissima.

Grazie Carla, sei stata grandiosa.

Grazie mamma, anche tu sei stata una fonte di forza e coraggio.

Grazie, grazie a tutti voi, grazie!

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#TappaUnica3V perchè mi sono fermato


Parto dal fondo in questa mia disanima della parte terminale, che terminale non è, di questo mio lungo e bellissimo viaggio, parto dal fondo perché ho deciso di seguire la logica dell’ispirazione piuttosto che quella della cronologia storica, perché in questi giorni mi è stato più volte chiesto il motivo per il quale ho deciso di fermarmi prima, perché così mi viene da fare.

Arrivo a Zoadello

Arrivo a Zoadello, interruzione del cammino

Mi è costato molto interrompere il cammino prima del suo termine naturale, ci ho pensato a lungo, tanto a lungo quanto lungo è stato il periodo durante il quale ho camminato con le ginocchia costantemente doloranti. I primi sintomi si sono fatti sentire già nella discesa verso malga Rosello di Sopra, poi si sono ripresentati scendendo dalla Colma di Marucolo al Colle di San Zeno, ma erano lievi e brevi fitte occasionali e, arrivato al rifugio Piardi, una bella impomatata di arnica gel li aveva fatti svanire completamente per tutta la traversata del Guglielmo e la successiva traslazione alla Forcella di Sale. Qui devo imboccare la stradina cementata della variante bassa, trattasi di una lunga discesa quasi costantemente su cemento e in fortissima pendenza, già dai primi metri si ripresentano i dolori alle ginocchia, secchi e violenti, ben più forti di prima mi costringono a camminare con attenzione inducendo un sensibile rallentamento del passo. Arrivato al punto di minima quota riprendo a salire verso la trattoria Pastina e i dolori scompaiono nuovamente, per ricomparire sui tratti più ripidi (alcuni veramente ripidi, al limite del ribaltamento) della salita che da Pastina porta alla Croce di Pezzolo, si ora si fanno sentire anche in salita e, per quanto siano occasionali, la cosa si fa pertanto preoccupante. Ancora, però, non ci penso nemmeno a un’interruzione anzitempo della marcia.

Supero la vetta del Rodondone e inizio a calare verso Santa Maria del Giogo, qui il terreno per quanto semplice rende il cammino molto complesso, la costante presenza di sassi e spuntoni richiede un costante controllo sull’appoggio dei piedi, non puoi mai rilassarti, non puoi lasciar mulinare le gambe in autonomia, devi tenerle a freno, valutare bene ogni singolo appoggio. Questo lavorio mentale rende stressante il tratto e lo stress mentale si somma a quello fisico determinando, specie nel camminatore solitario, una maggiore attenzione ai più piccoli dolori: i tanti appoggi precari mi costano uguali fitte di dolore, ogni pur breve discesa mi diventa un calvario. Iniziano anche gli inciampi, quei tanto temuti inciampi che fino ad ora ero riuscito ad evitare, e ad ogni inciampo i dolori si fanno più intensi e prolungati, per evitarli rallento il passo e recupero la concentrazione, ma non basta, quando, superata la salita che porta verso la Punta dell’Orto, riprendo la discesa ecco ancora i dolori, sempre più presenti, sempre più forti, sempre più demotivanti.

Non voglio, non voglio fermarmi, poi guardo l’ora e faccio un piccolo calcolo mentale: per poter continuare dovrei sostare a Zoadello almeno un’ora nella speranza di poter dare sufficiente rinfranco alle ginocchia, a quel punto vorrebbe dire arrivare a Brescia non prima di mezzanotte, più probabilmente, verso l’una, cinque o sei ore di ritardo sul previsto, che farebbero le persone che a Brescia alle diciannove saranno ad aspettarmi? Qualcuno forse, avvisato del mio ritardo, potrebbe rimandare la sua presenza, altri deciderebbero di non venire facendo mancare quel momento di festa che solo potrebbe dare il giusto risalto, il meritato momento di gloria al mio staff, le persone che con tanto sacrificio si sono ottimamente adoperate per assistermi ai punti di rifornimento e anche in altro paio di passaggi. No, non mi va, io tutto sommato sono più che soddisfatto della mia prestazione, è giusto dare anche a loro possibilità di godere di un momento di festa, momento di festa che la notte profonda renderebbe impossibile. Deciso: mi fermo a Zoadello, però… però mi faccio portare in auto ai Campiani e l’ultima discesa la faccio comunque sulle mie gambe, l’arrivo a Brescia deve assolutamente essere fatto camminando.

Deciso, organizzato e fatto, con me mio cognato Ivano, lui mi cura perfettamente le ginocchia doloranti, lui mi porta in auto fino ai Campiani, lui mi affianca in questo ultimo tratto di cammino. Arriviamo alla base del Monte Picastello lungo il sentiero incontriamo mia moglie che stava venendomi incontro, poco dopo ecco anche l’amico Pier, seguono altri amici, infine alcuni parenti. Siamo alla targa dell’originale punto di arrivo, le foto di rito e poi ci portiamo nella piazzetta dove logica vuole la fine vera. Baci e abbracci, congratulazioni, chiacchiere, ringraziamenti allo staff, commenti dello staff, bottiglia di spumante, brindisi, bellissimo momento che dona al mio staff il suo meritatissimo momento di “gloria”, momento che la mia decisione ha permesso loro di vivere e la loro gioia è stata per me dono migliore del chiudere anche gli ultimi venti chilometri che, tutto sommato, venti su centosessanta è pur sempre una piccolissima mancanza (ma… rimedieremo, mi è troppo piaciuto, voglio rifarlo e.. chiuderlo eheheh).

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#TappaUnica3V grandiosa esperienza


Arrivo

Arrivo

Mesi e mesi di preparazione e lunga trepidante attesa poi un lampo e ti ritrovi tutto alle spalle, restano solo i ricordi, vivide immagini stampate nella mente e fortissime sensazioni impresse nel cuore, le tante possibili considerazioni tecniche, il tracciato del GPS, le gioie e le delusioni, i ringraziamenti. Tante, tante cose, forte senti il desiderio di riviverle nel racconto, di farle vivere nelle descrizioni, di condividerle nelle parole e nelle immagini, ma sono troppe, sono un mare in burrasca, una infinita sequenza di onde emotive che ti travolgono, devi anche fare ordine, dare loro una sequenza. Da dove partire? Come fare? Un unico lungo racconto o piuttosto tanti più piccoli? Seguire la logica o il desiderio, l’istinto? Mescolare gli aspetti emotivi con quelli tecnici o mantenere nettamente separate le due cose? Chi ringraziare? Come ringraziare? Dieci, cento, mille domande, questioni da valutare, analizzare, risolvere, un viaggio che ancora non è finito, anzi, quello che si palesava come il traguardo invero si dimostra solo un intermedio passaggio. Bello, bellissimo questo protrarsi del lungo cammino, cammino del fisico, cammino della mente e del cuore, cammino dell’amicizia e del sostegno.

Sono state quaranta ore intense e speciali, ore di solitudine ma anche di compagnia e fratellanza, ore d’immersione nella montagna, ore di contatto con la natura, ore di semplicità ma anche complessità, ore di decisioni a volte facile altre difficili, ore di caldo e di freddo, ore di luce e di buio, ore di crisi e di recupero, ore di vestito e di nudo, ore che mi hanno, incredibilmente, rinforzato quel piacere del lungo cammino già assaporato durante gli allenamenti. Mai avevo camminato in continuo per più di dodici ore, mai ero rimasto in attività per più di venti ore, eppure il mio spirito brillantemente si è adattato a questa nuova condizione, il mio corpo ottimamente ha superato la sconosciuta fatica, la mia mente ha dato pieno supporto per ogni singolo secondo di questo bellissimo viaggio ed ora, a due soli giorni dal suo termine, ho già recuperato e già sento in me il forte desiderio di ripeterlo.

TappaUnica3V, grande, grandiosa esperienza, certo non alla portata di tutti, eppure non impossibile per chiunque, magari non da soli, magari con qualche ora di più, magari con soste leggermente più numerose e o lunghe, lo suggerisco, lo consiglio, di più, sono a disposizione di chiunque intenda provarci, sia per dare informazioni che per dare assistenza logistica o per fare da compagno di viaggio: ormai diviene arduo fermarsi, voglio fortissimamente voglio continuare sulla strada del lungo cammino, troppo bello, troppo affascinante, troppo intenso, troppo.. troppo tutto per essere qui interrotto!

Staff

La squadra quasi al completo: Fabio, Ivano, Francesca, Carla, Alberto, Maria, Emanuele (stremato dal caldo più che dalla fatica). Assenti: Donata e Marco. In un prossimo articolo parlerò più specificatamente di loro e del loro importantissimo contributo

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#TappaUnica3V breve resoconto


Locandina TappaUnica3V_600Eccomi qua quasi come nuovo, anzi, a dire il vero sto meglio di come stavo alla partenza visto che sono scomparsi i vari dolori che mi hanno accompagnato per tutto il giro.

Purtroppo mi sono dovuto fermare a 25km dall’arrivo (senza rinunciare a farmi l’ultima discesa e arrivare a Brescia camminando sulle mie gambe): il dolore alle ginocchia, iniziato a 40km dall’arrivo, si stava facendo costante anche sulle discese più semplici e l’orario prevedibile di arrivo (in parte per mio ritardo di cammino in parte per la nebbia fittissima che, fruendo dell’auto dell’assistenza presente in zona per farmi delle foto, mi ha tenuto bloccato al Dasdana per ben due ore e passa) s’era allungato alle prime ore di oggi. In ogni caso un’esperienza davvero incredibile e che racconterò presto attraverso questo blog e in seguito con un libricino.

Eccezionale lo staff che mi ha assistito, in particolare mia sorella che ha fatto mille cose in maniera veramente perfetta, senza di loro sarebbe stato tutto molto ma molto più complicato. Carla, Ivano, Maria, Fabio e Alberto siete stati veramente grandiosi. Grazie!

Incredibili anche i gestori delle strutture presso le quali ho fatto i rifornimenti, tutti ci hanno gratuitamente concesso lo anche più spazio di quello che chiedevo e all’Hotel Dosso Alto di Rosa ed Ettore, rimasti in piedi fino alla mia ripartenza, mi hanno pure offerto il vino e due enormi fette di torta. Grazieeeee!

Grazie a tutti per il sostegno, lo sentivo anche mentre camminavo, è stato particolarmente bello (e prezioso) trovare al Rodondone due cartelloni di un fan che mi incitavano. Grazie!

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#TappaUnica3V -5 e la legge di Murphy si mette al lavoro


Con quello che sta avvenendo sulla scena mondiale è difficile scrivere di questo mio minimale evento, lo faccio con una buona parte delle mente e del cuore rivolti ai tanti morti e feriti causati dall’ignoranza, dall’ingordigia, dall’intolleranza, dall’incapacità di accettare gli altri e le loro scelte, dalla fede incondizionata in idee e relative regole (religione, razza, genere, orientamento sessuale, eccetera) studiate ad arte per manipolare le menti facendone armi al soldo di interessi che nulla hanno a che vedere con quello che vogliono far credere di essere. Tutti atteggiamenti sociali che lo sport, quello vero, quello praticato, quello di TappaUnica3V, e la scelta nudista, la mia scelta di vita, quella anche di TappaUnica3V, contrastano, scardinano e, alla fine, rimuovono, dandomi così lo spririto necessario a parlare del mio per questo non più irrilevante evento.

Locandina TappaUnica3V_600Alla mia età i dolori sono ormai una costante eppure in un contesto come quello che sto vivendo, TappaUnica3V, diventano la fonte di apprensione e spavento, se poi ci si abbina la nota legge di Murphy ecco che si stabilisce una combinazione fatale.

Da quarant’anni anni ho presumibilmente (perché nessun medico ha mai voluto prendere in considerazione la cosa e farmi una visita accurata) una lesione alla costola sinistra inferiore, infatti se spingo con le dita in un punto preciso scatta una fitta dolorosa anche molto forte. Questa cosa non mi ha mai creato disagio, anche perché rimane latente e rarissimamente il dolore si è manifestato in modo spontaneo solo a seguito di movimenti del tronco, ma una decina di giorni addietro ha iniziato a farsi sentire semplicemente sdraiandomi sulla schiena, poi è apparso anche mentre guido e ora è quasi sempre presente.

Tre mesi addietro è iniziato a farsi sentire un dolore al pollice sinistro, probabilmente a seguito di qualche contusione a cui non avevo badato, andava e veniva, ora… sempre presente e che mi rende difficile fare alcune azioni, tipo quella di indossare le calze o stringere oggetti.

Dopo la camminatone dei settanta chilometri è apparso un dolore al mignolo destro, anche qui probabilmente per via di una contusione non avvertita, dolore che in questi ultimi giorni si sta facendo sentire più frequentemente.

Flatulenza e difficoltà digestive sono uno standard dell’età avanzata, ma da alcuni giorni vi si abbina una forte e fastidiosissima tensione addominale.

Fortunatamente il piriforme, che da una decina d’anni rompe le scatole, se ne sta buono, forse perché sommerso dagli altri dolori.

Ma Murphy non si è fermato qui.

Proprio sul tratto iniziale del 3V hanno avviato dei lavori chiudendo un pezzo di Via San Gaetanino il che mi costringerà a percorrere all’incirca un chilometro in più di strada perdendo una decina di minuti che poi dovrò cercare di recuperare.

Ieri in tarda mattinata sono andato a vedere questa interruzione approfittandone per provare la variante e fare un poco di cammino, orbene, in salita tutto alla grande, a metà discesa invece sono cominciati i dolori: prima ambedue i lati del tronco su tutta la loro altezza, dal costato alla vita, leggermente spostato verso il dietro, poi la già detta costola sinistra, infine la tensione addominale a formare un trittico micidiale che mi ha steso per tutto il resto della giornata.

Ieri sera pastiglia di Tachipirina 1000 e massaggio con l’Olio 31 e subito a nanna ben coperto. Stamattina sto meglio, nessuno dei vari dolori è scomparso ma quasi tutti si sono molto attenuati, permane solo in modo evidente la tensione addominale che si è però concentrata nella sola zona ombelicale.

Mancano ancora 5 giorni alla partenza, Murphy, per favore, stattene buono!

#TappaUnica3V seguimi in tempo reale


Grazie alla preziosissima collaborazione degli amici di Gialdini Sport, noto negozio di articoli sportivi in Brescia, mi è stato possibile attivare un sistema di tracciatura automatica del mio cammino (SPOT GEN3) e allestire una pagina sulla quale potrete seguirmi in tempo quasi reale (aggiornamento ogni cinque minuti), eccola…

TappaUnica3V by SPOT

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#TappaUnica3V Invito


Siamo agli sgoccioli ed è iniziata la fase dei preparativi alla partenza, come prima cosa l’invio dell’invito alla mia partenza e, soprattutto visti gli orari, al mio arrivo, invito che, ovviamente, estendo a tutti i lettori del blog.

Sentiero 3V il documentario del giro inaugurale


Ieri vi ho raccontato, col mio stesso vissuto, come è nato questo straordinario percorso (se non l’hai ancora letto, leggilo: Il sentiero 3V “Silvano Cinelli”), oggi condivido questo straordinario emozionante documento storico: il filmato prodotto subito dopo il giro inaugurale, realizzato con le riprese fatte durante lo stesso.


Vedi (e segui) la pagina del sentiero per altre informazioni.

#TappaUnica3V riepilogo di giugno


Tante le cose da fare in questi ultimi giorni di febbrile attesa del momento cruciale e così mi sono dimenticato di fare il solito riepilogo statistico di fine mese, molto succintamente eccolo…

Numero di uscite 11
Chilometri certi camminati 237
Dislivello minimo coperto 13589
Ore di mio effettivo cammino 65,38
Ore di tabella 89,05

Il che porta ai seguenti totali complessivi (da novembre 2015 a giugno 2016):

Numero di uscite 57
Chilometri certi camminati 976
Dislivello minimo coperto 53636
Ore di mio effettivo cammino 245,48
Ore di tabella 356,05

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#TappaUnica3V: tabella di marcia


Siamo agli sgoccioli, fra quindici giorni si parte per il finale (o anche no!) di questo che è diventato un bellissimo grande viaggio attorno a me e alla montagna. Sebbene l’ultimo allenamento fatto, quello che mi ha portato a percorrere una bella fetta del 3V, sia andato, dal punto di vista dei tempi di marcia, meno bene di quanto mi aspettavo (ventisette ore invece delle ventitré programmate) sono comunque rimasto pienamente soddisfatto del mio rendimento psicologico e fisico: nonostante le diverse ore funestate da vari dolori in varie zone del corpo (testa, schiena, stomaco, diaframma, polpacci, piedi e altro), il conseguente calo emotivo che mi ha fatto ragionare su come interrompere il giro o, quantomeno, ridurlo sensibilmente in dislivello, la notte passata girovagando nei fitti boschi soprastanti Bovegno alla ricerca di sentieri complicati e poco visibili, la ciliegina sulla torta di un bel cinghiale che mi sbarrava la strada e quella ancor più pesante di un lungo e faticoso costone erboso nel quale il sentiero era nottetempo praticamente invisibile, ecco dopo tutti questi inconvenienti il mio cammino è continuato imperterrito fino alla fine, risalendo ogni  rilievo previsto, ivi compresa l’impegnativa (escursionisticamente parlando) salita diretta all’Almana, con un recupero di energie secco e improvviso avvenuto a tre quarti di giro grazie ad una semplice colazione al rifugio Almici: panino con la coppa e calicino di vino. Certo la fatica fatta mi ha fatto meditare a lungo sull’opportunità di concedermi alcune ore in più, alla fine però, considerando che per quest’ultimo giro di allenamento ero partito in stato fisico non ottimale e che con un aumento dei punti di rifornimento potrò ridurre il peso dello zaino, mi sono deciso per mantenere le quaranta ore del progetto iniziale ed ho finalizzato la mia tabella di marcia nel rispetto di tale tempistica.

Come sempre accade, negli ultimi giorni che precedono una partenza si manifestano avvenimenti che la ostacolano o, comunque, la complicano, tra questi quello che, al primo momento, mi è calato sulle spalle come una mannaia: l’indisponibilità di chi s’era preso carico di farmi da supporto per i punti di rifornimento. Certo un poco me l’aspettavo visto che TappaUnica3V l’ho programmata in giorni feriali, ma a questo punto, dopo otto mesi dal suo annuncio, orami m’ero convinto di poterne disporre con certezza (il tempo per accorgersi del periodo era stato decisamente più che sufficiente). Potrei ancora spostare la data della partenza e per qualche ora ci ho anche pensato, ma non mi piace come idea, intanto perché dovrei rinunciare alla luna piena, poi perché ho sempre odiato questi cambiamenti di programma, infine perché la scelta era stata fatta in funzione anche di vari altri parametri (meno gente sul percorso pertanto una solitaria più solitaria, meno problemi per la mia nudità e minore possibilità d’incontrare chi possa rallentarmi o addirittura fermarmi, come già successo più volte durante gli allenamenti, con chiacchiere o richieste di informazioni: durante il giro dovrò rispettare precisi tempi di marcia e ogni distrazione comporterà la necessità di recuperi che potrebbero risultare deleteri ai fini della riuscita finale) che verrebbero tutti inficiati, indi confermata pure la data di partenza che rimane inderogabilmente, con qualsiasi condizione atmosferica, il 20 luglio. Se qualcuno si vuol occupare del supporto logistico (rifornimenti) è benvenuto, altrimenti mi arrangerò: tutti i punti rifornimento sono stati appositamente collocati in corrispondenza di strutture della ricezione turistica, posso sempre chiedere un loro piccolo appoggio, oppure andare a nascondere in loco il pacchetto del rifornimento.

A questo punto ecco di seguito la mia definitiva tabella di marcia; ovviamente l’unico orario certo è quello di partenza, farò di tutto perché lo sia anche quello di arrivo ma non posso prometterlo, mentre gli altri vanno intesi come approssimativi, anche perché in alcuni tratti, in funzione delle mie condizioni e di quelle della montagna (ambedue imprevedibili fino al momento stesso) potrei magari tentare delle accelerazioni per potermi concedere qualche minuto di riposo (così come è la tabella li prevede solo ai quattro punti di rifornimento: 30 minuti per quello del Bonardi, 15 minuiti per gli altri); nel caso di passaggi anticipati a volte potrei decidere di fermarmi a riposare, altre, in ragione del mio stato di forma, no; in caso di, spero inesistenti, passaggi ritardati evidentemente non ci sarà fermata. La prossima settimana dovrei poter aprire la pagina con la quale chi lo desidererà potrà seguire il mio cammino in tempo quasi reale (aggiornamento della posizione ogni 3/5 minuti).

· Partenza da Brescia, inizio via San Gaetanino giorno 20 ore 03.00
· Ristorante Grillo in Maddalena giorno 20 ore 04.30
· Colle di San Vito giorno 20 ore 05.20
· Chiesa di San Roco a Nave giorno 20 ore 06.00
· Santuario di Conche giorno 20 ore 08.00
· Passo del Cavallo giorno 20 ore 09.15
· Passate Brutte giorno 20 ore 11.15
· Chiesetta degli Alpini al Campo del Gallo giorno 20 ore 11.45
· Punta di Reai giorno 20 ore 13.10
· Lodrino – Agriturismo Isola Verde (rifornimento 1 – 15 minuti) giorno 20 ore 13.55
· Passo del Termine giorno 20 ore 15.45
· Piani di Vaghezza giorno 20 ore 16.20
· Monte Ario giorno 20 ore 17.40
· Passo di Prael giorno 20 ore 18.35
· Corna Blacca giorno 20 ore 19.35
· Passo delle Portole giorno 20 ore 20.05
· Cima del Dosso Alto giorno 20 ore 20.45
· Giogo del Maniva giorno 20 ore 21.45
· Hotel Locanda Bonardi al Maniva (rifornimento 2 – 30 minuti) giorno 20 ore 22.00
· Monte Dasdana giorno 20 ore 23.30
· Goletto di Cludona giorno 21 ore 00.10
· Monte Crestoso giorno 21 ore 01.10
· Monte Muffetto giorno 21 ore 03.40
· Colle di San Zeno – Rif. Piardi (rifornimento 3 – 15 minuti) giorno 21 ore 06.00
· Monte Guglielmo giorno 21 ore 07.45
· Croce di Marone giorno 21 ore 08.45
· Forcella di Sale giorno 21 ore 09.00
· Punta Almana giorno 21 ore 10.00
· Croce di Pezzolo giorno 21 ore 10.20
· Santa Maria del Giogo giorno 21 ore 11.45
· Caposs giorno 21 ore 12.45
· Zoadello Alto – Vineria Zoadello (rifornimento 4 – 15 minuti) giorno 21 ore 13.05
· San Giovanni di Polaveno giorno 21 ore 14.00
· Uccellanda della Colmetta giorno 21 ore 15.05
· Monte Magnoli giorno 21 ore 16.05
· Quarone di sotto giorno 21 ore 16.30
· Passo della Forcella di Gussago giorno 21 ore 17.15
· Monte Peso giorno 21 ore 18.05
· Monte Picastello giorno 21 ore 18.40
· Urago Mella giorno 21 ore 19.00

 

QuindiciDiciotto quattro per sei


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E anche questa quarta uscita del programma QuindiciDiciotto è andata anche se, in quel del Tonale, ci siamo ritrovati in pochi.

IMG_9633Dopo l’uscita al Maniva dove acqua e freddo ci avevano indotti ad un immediato rientro a valle, seppure magistralmente condito da una non breve sosta in un bel locale della zona per una lauta colazione. Dopo la lunga escursione alla conca del Gelo fatta sotto scrosci d’acqua e, nella parte più alta, sferzati da un gelido vento. Oggi giornata stupenda, un sole che spacca le pietre e, sebbene le previsioni dessero una temperatura che al massimo doveva arrivare ai 15 gradi, l’ambiente che a queste quote è completamente scoperto (cioè, nel caso specifico, costituito da cespuglieti di ontani, distese erbose, morene e rocce) è confortevolissimo e l’abbigliamento risulta effettivamente inutile, purtroppo le convenzioni che ancora inibiscono parte della società ci costringono a mantenerlo addosso per un primo tratto accosto alla strada del Tonale.

IMG_9635Interessantissime le molte tracce della Grande Guerra, danno effettivamente il senso delle difficoltà che hanno vissuto i nostri alpini (ma anche gli avversari austriaci) in quelle desolate e alte lande: la stretta vetta finemente lavorata a farne un osservatorio sulla strada del Tonale; i tanti muri di sostegno; piazzole di cresta; il tratto di sentiero letteralmente strappato alla montagna a colpi di mina, piccone e martello pneumatico; le trincee. Deludente la ricostruzione di un camminamento coperto, dalle descrizioni sembrava qualcosa di monumentale invece sono pochi metri e poi appare come una ricostruzione forzata vista la posizione assolutamente coperta alla vista del nemico.

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IMG_9646Raggiunta, in poco meno di due ore, la vetta, su di essa ci fermiamo a lungo ad osservare l’ampio e maestoso panorama che ci circonda: la cresta dei Monticelli (prima linea austriaca) che dal Tonale si alza per poi divallare leggermente al Passo di Presena da dove una nuova più rilevante cresta si alza a formate la Punta del Castellaccio che imponente si erge sopra le nostre teste con il noto Canalino del Dito alla sua sinistra; la Vedretta del Pisgana contornata, sul lato orientale, dalle varie cime della Cresta di Casamadre seguite da Cima Payer, Punta Pisgana, Corno di Bedole, Monte Mandrone, Monte Venezia, Monte Narcanello e Punta del Venerocolo, qui il largo valico del Passo del Venerocolo dal quale il crinale di vette ritorna verso nord a completare la cornice della vedretta: Monte dei Frati, Cima Calotta, Cima di Salimmo, le varie Punte (val Seria, Pozzuolo, Valbione e Intelvi) che portano al più conosciuto Corno d’Aola da dove il crinale divalla verso Ponte di Legno. Sull’altro lato fanno da contraltare i verdi e dolci declivi erbosi del monti che sovrastano il Passo del Tonale sul suo lato settentrionale: Cima le Sorti, Monte Serodine, Cima Bleis, Monte Tonale Occidentale, Cima di Cadì, Cima Casaiole, Punta D’Albiolo, Monte Tonale Orientale (importante caposaldo austriaco); dietro a questi svetta la triangolare pala del San Matteo e alla sua sinistra facilmente si riconosce il Corno dei Tre Signori. Ben visibili anche i solchi vallivi della Val Grande, della Valle di Canè, della Valle di Sant’Antonio; più lontano s’intuisce, ben più profondo, il solco della Valtellina.

IMG_9660Quattro chiacchiere e due panini dopo siamo pronti a riprendere la via di ritorno, per la quale seguiamo una breve variante di cresta che ci permette di percorrere il già citato tratto di sentiero artificiale scavato nella viva roccia a formare una larga cengia. Per il resto la discesa avviene sullo stesso identico percorso di salita.

Al Tonale breve tradizionale sosta al bar per le ultime chiacchiere e i saluti.

Alessandro, Attilio, Marco, Paola, Stefan, grazie per avermi accompagnato in questa nuova splendida escursione ed aver contribuito alla manifestazione sociale di un atteggiamento, il nudo, che la logica della natura vuole più normale dello stare vestiti.

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Serata del Bione Trailers Team e ci siamo anche noi


Giovedì 30 giugno 2016 ore 20, la sala della sede provinciale bresciana dell’AVIS sta iniziando a riempirsi, le persone qui affluiscono per partecipare ad una serata organizzata dal Bione Trailers Team (BTT) nel corso della quale si parlerà del loro evento 3V, il Grand Raid 3V Remix, ma anche e soprattutto del sentiero 3V “Silvano Cinelli”.

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Alle venti e venti circa il tavolo relatori si anima e Michela Bertocchi, conduttrice della serata, saluta i presenti passando poi la parola ai due presidenti: Annamaria Giori per l’AVIS di Bione-Agnosine, Ivan Freddi per il Bione Trailers Team. Esauriti i convenevoli di rito Mariavittoria Carli, consigliere del BTT, presenta la società e ne elenca velocemente le varie iniziative che, dal quelle puramente sportive, si estendono a quelle sociali coinvolgendo i giovani e la scuola. A ruota seguono Antonio Berardi, socio fondatore e consigliere BTT, e Ivan Freddi, come già detto Presidente BTT, per presentare l’evento attorno al quale gira tutta la serata: il Grand Raid 3V Remix.

Si tratta di un misto tra competizione ed escursione (quasi) rilassata che si svolgerà dal 5 al 7 agosto lungo il sentiero 3V. Centocinquantatré i chilometri ufficialmente riconosciuti (purtroppo ci sono varie indicazioni sul chilometraggio e ho personalmente appurato che in effetti i software di mappaggio topografico lo riportano in modo anche molto diverso, l’ultimo reperito, Wandermap, mi dà addirittura solo 132 chilometri), ottomila e quattrocento i metri di dislivello positivo dichiarati (anche qui ci sono indicazioni differenziate), cinquantatré le ore disponibili per compiere l’intero anello. Il giro è stato suddiviso in sette tratte, ognuna con un tempo minimo e massimo di percorrenza e un orario unico di ripartenza, che sempre sarà fatta tuti assieme. L’ultima tratta, da Nave a Bione, sarà invece fatta secondo la più classica modalità delle corse in montagna e darà luogo alla classifica del giro. Possibile, per chi lo volesse, effettuare anche solo una parte dell’anello, ovviamente corrispondente ad una o più delle tratte programmate.

Mi piace molto questa formula: oltre che ai trailers permette la partecipazione a molti escursionisti visto che, alla fine, dato il tempo massimo concesso ben superiore alla somma delle tabelle del 3V (quarantotto ore e mezza) e la possibilità di farsi qualche riposino, per camminare così a lungo serve solo determinazione e spirito di sacrificio, due qualità che dovrebbero essere già ben presenti in ogni escursionista. Grazie a questa formula i partecipanti potranno certo mettersi alla prova, ma anche godersi quello che diventa un viaggio non solo attraverso la montagna ma anche attorno a sé stessi e scoprire il fascino del camminare così a lungo, tanto oltre i classici tempi dell’usuale escursionismo. La sicurezza è stata presa in seria considerazione (sebbene io esalti il fascino del cammino solitario e ne sia un acerrimo praticante, sebbene ritenga che la presenza di uno o più compagni non sia necessariamente sinonimo di sicurezza bensì a volte possa proprio tramutarsi in pericolo o in un incidente con un maggior numero di vittime, sono pur sempre cosciente dei rischi connessi alla solitaria ed è evidente che chi organizza manifestazioni sportive debba necessariamente escluderla): la suddivisione in sette tratte comporta automaticamente pure sette momenti di controllo delle presenze e sette possibilità di ottenere assistenza, inoltre sussisterà l’obbligo di procedere sempre quantomeno affiancati ad altra persona.

Torniamo alla serata che a questo punto vede il secondo momento clou: l’intervista della giornalista di Teletutto Clara Camplani. Inizia con la presentazione da parte della stesa giornalista di Silvano Cinelli, uno dei fautori, per non dire il principale fautore, della nascita del sentiero 3V e, da figlio di Silvano e involontario suggeritore dell’idea di un sentiero che girasse per creste attorno alla Val Trompia (mio padre vide i segni che avevo iniziato a tracciare sulle carte IGM e si rese subito conto che l’idea poteva diventare qualcosa di molto interessante, quello stimolo che permettesse alle varie società escursionistiche brescia di trovare un punto comune d’incontro e di lavoro) resto piacevolmente colpito dalle parole della Camplani, denotano immediatamente che si è adeguatamente documentata e questo gli fa molto onore (tra l’altro, manco mi ricordavo dov’era nato mio padre e lei me l’ha ricordato, grazie). La parola passa a noi, la famiglia di Silvano: mia madre Maria, io, le mie sorelle Carla e Valeria. Ben guidati e ottimamente strutturati dalla giornalista, parliamo di Silvano (marito, padre, nonno dalle innumerevoli qualità morali e professionali), del sentiero 3V, delle motivazioni che possano indurre a percorrerlo, delle sue criticità, dei suoi pregi. Mi viene anche chiesto di parlare della mia ormai molto prossima “impresa”: TappaUnica3V. Le circostanziate domande di Clara mi fanno spiegare i perché dell’idea (non ho mai fatto il 3V e, prima che sia troppo tardi, vito il trentacinquesimo della sua inaugurazione dovevo necessariamente farlo e ho deciso di farlo secondo una vecchia idea che era depositata nel cassetto: la tappa unica) e i percome (solo e, per quanto possibile, nudo). Nudo, ecco da qui si parte per una disanima su questa modalità di andare per monti. Mentre parlo noto che l’attenzione della sala si fa anche più forte del già alto livello fino ad ora manifestato e noto anche la totale assenza di espressioni disgustate o anche solo disturbate, anzi, quando ho riportato le parole che tempo addietro scrissi in un articolo di Mondo Nudo “purtroppo il nudo e comprensibile solo provandolo, anch’io un tempo ritenevo d’aver raggiunto il massimo livello d’integrazione con l’ambiente e scrissi sulla rivista del CAI che mi sentivo montagna nella montagna, poi, dopo aver provato a camminare nudo, mi sono reso conto che mi sbagliavo, che invero c’era qualcosa di troppo”, “Cosa?” subito ricalca la giornalista che pareva già sapesse dove stavo andando a parare, “i vestiti!” ecco che scatta un bellissimo e generalizzato applauso, che vado a sottolineare citando il mio mantra preferito: “vestiti è bello, nudi è meglio”. A questo punto la giornalista chiude l’intervista a noi della famiglia sottolineando l’invito a provare la nudità e cambia tema passando al Grand Raid 3V Remix. Prima chiede a me se mi piace la formula adottata (si mi piace moltissimo, come ho già scritto poco sopra) e perché ne consigli la partecipazione (anche questo l’ho già scritto più sopra) poi la parola passa nuovamente al Presidente del BTT che, con il contributo di Antonio Berardi, viene invitato a dare la sua motivazione alla partecipazione.

La chiusura dell’intervista crea il ponte di lancio per completare il discorso sul Grand Raid 3V Remix, il consigliere BTT Massimo Bonzanini illustra le modalità di iscrizione all’evento e le successive competizioni organizzate dal Bione Trailers Team. Segue il momento della parola al pubblico, mi aspettavo qualche intervento sulla questione del nudo invece niente (buono così?), si avanzano solo alcune domande su aspetti logistici del Grand Raid 3V Remix.

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30 giugno 2016, sede dell’AVIS Provinciale di Brescia, la bellissima sala inizia a svuotarsi, la serata è finita e le persone lentamente prendono la strada di casa. Gli amici del BTT, nuovi amici che si sono mostrati veramente gentili e disponibili, mi chiedono le mie impressioni, ovviamente positive (per la prima volta posso parlare apertamente di nudo all’interno di un evento che nulla aveva a che vedere con il nudismo, ad una platea che in buona parte manco sapeva che ci fosse chi in montagna preferisce andarci stando nudo), io rigiro la domanda a loro e si chiude: terremo certamente i contatti, io sarò alla partenza del loro Grand Raid 3V Remix e sarò anche lungo il percorso per condividere, come già fatto con quelli del Trail Running Brescia in occasione del Rando Trail 3V di giugno, la fatica dei partecipanti e una notte di cammino.

Grazie Ivan, grazie Antonio, grazie Michela, grazie a tutto il consiglio del Bione Trailers Team il vostro supporto è stato veramente importantissimo e, spero, proficuo per la causa della normalità: dl punto di vista della logica naturale, l’assenza di vestiti è certamente più normale della loro presenza!

Grazie anche a Clara Camplani per aver condotto in modo veramente splendido l’intervista a noi della famiglia Cinelli, ha saputo magistralmente far parlare mia madre anche di un qualcosa che, umanamente, avrebbe preferito tacere: la prematura morte di mio padre! Si morte, non scomparsa o altro morbido, ma subdolo, termine che mal si sarebbe combinato ad una serata in cui si è parlato anche di normalità del nudo: anche la morte è normalità, inutile nascondersi dietro i fili d’erba di parole alterate, la morte è l’unica cosa certa della nostra vita, dobbiamo saperci convivere, dobbiamo accettarla, dobbiamo attenderla, dobbiamo parlarne normalmente. Anche per questa piccola parola ringrazio Clara, è stata la ciliegina sulla torta. Grazie!

Grazie agli altri giornalisti presenti in aula e ai due blogger, Andrea e Francesco del Trail Addicted, giunti fino a qui da Como.

Grazie ad Annamaria Giori, Presidente dell’AVIS Bione-Agnosine, per aver presenziato i lavori.

Grazie ai responsabili dell’AVIS Provinciale di Brescia che hanno concesso l’utilizzo della loro sala convegni.

Ovviamente ringrazio anche la cinquantina di persone presenti in sala, senza di loro la serata sarebbe stata spenta.

Infine devo ringraziare i miei familiari per aver supportato pienamente questa mia iniziativa: mia mamma Maria, mia sorella Valeria, mia sorella Carla.

Grazie, grazie, grazie!

#TappaUnica3V: tanti segni negativi non mi hanno fermato!


Monte Campione dalla Colma di Marucolo

È arrivato il momento di tapponi, anzi, del tappone visto che, date le sensazioni e le deduzioni fatte in quest’ultimo allenamento, sarà il primo e l’unico che farò: devo ora pensare solo al recupero dalle ultime fatiche e alla preparazione per l’ormai molto vicino evento finale.

Fra i tre possibili tapponi ho scelto quello più impegnativo: un anello in media Val Trompia, da Gardone a Bovegno per il lato sinistro orografico e ritorno sulle creste di destra, a raccordare i due tratti del 3V inizialmente la salita da Gardone alla Forcella dei Quattro Cantoni passando per Sant’Emiliano, poi la discesa dal Goletto Campo di Nasso a Bovegno alla quale subito si collega la risalita da Bovegno a Monte Campione, infine la discesa dalla Croce di Pezzolo a Gardone. Stando ai miei calcoli manuali (rilevando le distanze dalle carte IGM) i chilometri sarebbero novantadue, stando invece ai calcoli automatici di Wandermap sono solo sessantasette; minore difformità per quanto riguarda il dislivello, i miei calcoli mi danno quattromila ottocento quarantaquattro metri, quelli di Wandermap ne danno quattromila quattrocento settanta.

Un test più che un allenamento, un test importantissimo, sia per la mia preparazione fisica che per i materiali, ma anche, indirettamente, per la logistica. Molte, infatti, le preziose informazioni che ho potuto ricavare da questo giro, dal peso dello zaino che dovrà al massimo raggiungere i cinque chili (gli otto attuali si sono rilevati eccessivi per giri così lunghi) al numero di rifornimenti (che da tre andrò portato a cinque o sei  sia per poter ridurre il peso dello zaino che per meglio supportare l’evenienza di un caldo estremo), dal cibo (ottime le varie barrette ma ad un certo punto lo stomaco pretende anche qualcosa di più corroborante) ai liquidi (ottima la scelta fatta ma bisogna aggiungere idratazione preliminare, sia a casa che ai punti di rifornimento), dalla crema solare (quella spray fa perdere tempo) alle scarpe (ottime seppur poco adatte ai terreni molto duri specie quando i piedi sono ormai macerati da tanti chilometri, potrebbe essere ideale prevedere un cambio scarpe nel tratto finale), dal tempo di percorrenza (fattibilissimo contando singolarmente le tratte, forse molto meno considerando che andranno fatte l’una dietro l’altra senza soste rilevanti) all’orario di partenza (per supportare l’eventuale aumento del tempo totale di percorrenza: quello di arrivo, nella speranza che ci sia un bel gruppo di persone ad attendermi, deve restare invariato ed  essere praticamente certo), dalla mia preparazione fisica (quadricipiti più che a puntino, qualche problema a livello di scarico dei polpacci e delle cosce) alla mia determinazione (decisamente alta). Insomma, devo correggere alcune cose, devo scaricare ciò che è risultato affaticato ma sono pronto. Nei prossimi dodici giorni (recupero) leggere camminate di scarico/mantenimento, ginnastica di potenziamento generale, amminoacidi ramificati (Enervit Enervitam Sport) per risolvere la fatica e trasformarla in crescita, nei successivi quattordici (preparazione) ancora leggere camminate e ginnastica, alle quali si abbineranno ora i flavonoli del cacao (Enervit Carboflow) per elasticizzare i vasi sanguinei e, così, migliorare l’ossigenazione muscolare.

Venerdì 14 giugno

Con tutta calma preparo il materiale che mi serve (e nonostante questo dimentico la macchina fotografica, le foto che illustrano l’articolo sono quindi di repertorio) e carico lo zaino, fa molto caldo ma devo comunque contenere il peso, così niente giaccone d’alta montagna, barrette energetiche contate con attenzione (per provarle ho aggiunto le leggerissime bustine di gel Enervit Enervitene Sport OneHand, quelle senza caffeina… test perfetto e decisamente approvate per l’equipaggiamento finale), una sola bottiglia d’acqua (1.5l) mentre riempio al massimo (2l) la borraccia floscia e aumento a due le borraccine (500ml cadauna) con l’integratore di sali (NamedSport HydraFit). Alla fine qualcosa più di otto chili, solo un chilo in meno delle volte precedenti, mannaggia.

Partenza, breve ma trafficato viaggio in auto che mi fa arrivare al parcheggio già un poco stressato. Il sole picchia nel cielo limpido, il termometro dell’auto segna ventotto gradi e sono solo le dieci del mattino, fortunatamente la prima parte del cammino è all’interno di un ombroso bosco e salgo velocissimo, troppo veloce, poi ne pagherò lo scotto: passato il santuario di Sant’Emiliano, uscito dal bosco, nella ripida salita che da forcella Vandeno porta alla Forcella dei Quattro Cantoni inizio a segnare il passo, le gambe girano sempre al meglio ma il fiato, reso difficile da un peso allo stomaco (probabilmente la busta di magnesio ,un mese addietro avevo smesso di prenderlo proprio perché mi restava sullo stomaco, ma stamattina mi sono svegliato con i crampi ad un piede e già ieri m’ero svegliato con i crampi a un polpaccio) non le regge, devo fare frequenti soste.

Sulla cresta tra Punta di Reai e Punta Orosei

Sulla cresta tra Punta di Reai e Punta Ortosei

Velocemente, per quanto possibile su un sentiero che richiede costantemente attenzione (non è difficile solo stretto e scabroso), scendo alla Passata Vallazzo, risalgo alla Punta Ortosei, traverso a quella di Reai e scendo alla Cocca di Lodrino dove arrivo addirittura con sei minuti di anticipo sul programmato (pur essendo partito con due di ritardo). Senza sosta m’incammino sull’asfalto che mi porta alla trattoria Genzianella, parco degli Alpini e su per il sentiero del Passo della Cavada, stavolta prendo quello diretto. La temperatura è salita notevolmente e il sudore inizia a colare copiosamente, ma la cosa peggiore sono dei bruciori alla bocca dello stomaco e un mal di schiena che mi costringe a frequenti fermate dove devo piegarmi in avanti per alleviare la tensione (riducendo, nel contempo, il recupero respiratorio) arrivo al passo con venti minuti di ritardo, anzi, ventuno. Mi concedo quattro minuti di sosta per un recupero di sali, poi nuovamente in marcia sul lungo traverso che porta alla Cascina Morandi, quindi la bella discesa verso il passo del Termine. Qui seconda difficoltà della giornata: le scarpe nuove appaiono troppo larghe, nei traversi erbosi si girano attorno al piede rendendo il passo incerto e faticoso, provo a tirare i lacci e devo farlo più volte senza migliorare di molto le cose. Al Passo del Termine arrivo con ben trentadue minuti di ritardo e un bruciore all’attaccatura delle dita dei piedi.

Riparto subito direzione Vaghezza dove arrivo alle diciotto, in questo tratto, grazie alla temperatura ormi rientrata a valori accettabili, sono riuscito a mantenere una buona andatura. Del tempo totale di marcia ormai non mi preoccupo più: non ho nessuna intenzione di tentarne un recupero, anche perché si sono instillati i primi dubbi sul fatto di potercela fare, ho già pensato piani alternativi per interrompere il giro. Al barettino della Vaghezza, avendo già esaurito i due litri dalla camel bag, mi fermo per acquistare un poco di acqua, la simpatica ragazza che gestisce il bar s’interessa a quello che sto facendo e i minuti di sosta diventano rilevanti, ma non importa, anzi, meglio: recupero energia e svaniscono i pensieri di finirla prima. Riparto con un ritardo leggermente superiore all’ora che diventa un’ora e trentacinque quando, dopo un’altra bella sosta, riparto dalla vetta all’Ario, nella cui salita erano apparsi, tanto per non farsi mancare nulla, anche dolori alla base del fegato.

Al Goletto Campo di Nasso lascio il 3V e imbocco la via di discesa verso Bagolino. Supero Passo Croce e arrivo a Malga Confine dove mi arriva una telefonata, sono gli amici del gruppo escursionistico creatosi attorno al mio blog Mondo Nudo, sono riuniti a casa di Marco e Francesca, nudi davanti a una bella tavola imbandita, anzi ormai vuota dopo la libagione. Uno a uno passano al telefono per salutarmi e farmi i complimenti e così se ne invola un’altra mezz’ora abbondante, ma chi se ne frega, ormai ho deciso che me la voglio prendere comoda: questa è stata una bella lezione sul calcolo dei tempi, sempre fatto considerandoli seccamente, senza tenere in conto che su un percorso così lungo s’inseriranno inevitabilmente dei momenti di recupero, inizio a pensare di alzare le quaranta ore previste e portarle almeno a quarantatré se non quarantacinque. Ripartenza, con la sera che avanza arrivo alla Cascina Tigasso, la bella strada sterrata mi permette un passo sostenuto, forse recupero qualcosa. Forse… ad un certo punto devo imboccare un sentiero che, nel buio della notte, si mostra alquanto complicato: alcuni tratti sono sconvolti da miriadi di radici, altri invasi dalla vegetazione, nonostante la potenza della mia frontale lo perdo e mi trovo in un prato con erba altisisma, solo l’intuito mi rimette velocemente in strada. Finalmente sbocco su una stradina sterrata, ma… ma non c’è nei miei appunti di navigazione, dovrò andare a destra o a sinistra? Ancora l’intuito e ancora una volta imbrocco la via giusta: in pochi minuti sono alla strada asfaltata di Ludizzo accolto da una fresca fontana dove posso rinfrescarmi e integrare l’acqua della borraccia floscia. Arrivo a Bovegno che sono le ventidue e ventisei, un’ora e tre minuti di ritardo dall’orario programmato: nella lunga discesa, nonostante la lunga sosta al telefono, ho anche recuperato, ma al momento manco ci bado.

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Monte Ario

Avrei fortemente bisogno di un panino ma per trovare un bar dovrei spostarmi troppo dal mio percorso, indi altra barretta, stavolta del tipo spezza fame (e in effetti ha funzionato), e poi via a imboccare il sentiero che sale a Monte Campione. Le tabelle segnaletiche mi fanno sperare in un bel sentiero e così inizialmente appare, poi… poi s’inerba, s’inspina, i torrenti da due diventano cinque e… ciliegina sulla torta: un grande prato dove il sentiero si riduce a esilissima traccia tra le alte felci, un bivio di tracce, una piana che procede dritta, un’altra sale direttamente a destra il ripidissimo prato, boh! La frontale per quanto potente non riesce ad illuminare più lontano di tanto, provo a seguire la strada più logica ma dopo un centinaio di metri alberi crollati mi sbarrano la strada, impossibile passare e anche l’aggiramento appare impraticabile, devo tornare sui mei passi e prendere l’altro sentiero. Dopo una ripida salita nelle alte erbe del prato, ecco che la torciale illumina una cascina (a casa scopro trattasi del Bait de le Gume), senza badare alle ortiche la raggiungo per la via più diretta: dove c’è una cascina c’è quantomeno un sentiero. Infatti c’è, in poco sono di nuovo sul sentiero segnato, uhm, segnato, si fa per dire, un segno ogni tanto e fortuna vuole che ce ne sia uno proprio poco in prossimità di questo bivio (prima, ovviamente, non dopo, il che mi costa qualche metro in più di cammino). Un torrente mi sbarra la strada, non si vede prosecuzione sull’altro lato, scrutando per bene ecco qualcosa che sembra addirittura una larga strada, ma per arrivarci devo fare un guado da farsi a mollo (ma l’afa è tale che in pochi minuti scarpe e piedi tornano asciutti), non è una strada ma comunque un bel sentiero. A lungo cammino salendo assai poco, poi d’un tratto s’illuminano delle tabelle segnaletiche: sono al Pian delle Chiese e mancano pochi minuti a mezzanotte, metto a terra lo zaino per rilassare la schiena sempre più provata, mi siedo a terra e mi concedo una decina di minuti d’intervallo.

Sabato 25 giugno

Riprendo la marcia, il sentiero ora più evidente prende direzione opposta a quella di prima, poi inizia a salire nel bosco e le tracce, alla sola luce della frontale, man mano diventano più confuse, tratti da farsi a intuito fino ad incoccane nel successivo segno di vernice, poi un tubo in plastico per l’acqua sembra segnare la strada, si sale, ora si sale, finalmente si sale. Acqua sul sentiero, fango, impossibile evitare la melma, poi ancora su, ed ecco finalmente la tabella di Poracle, fra poco dovrei trovare una strada sterrata. Bivio, un segno alla sua altezza poi più nulla, provo a destra e mi trovo un guado con alcuni piantoni riversi a terra, non si passa. Ritorno e provo l’altro sentiero, poco dopo svanisce nel bosco, seguo esili tracce nell’alto tappeto di foglie: se la sopra, come da cartine a casa consultate, c’è una strada in un modo o nell’altro ci devo sbattere contro. Ma la strada non c’è, comunque trovo altre due tabelle segnaletiche relative a località che non sono nella mia tabella di marcia (Roccolo della Passata e Castel Vanil; a casa ricontrollo le carte e scopro che la strada giusta era quella sbarrata, io ho fatto un tratto su terreno libero andando a prendere l’altro ramo del sentiero 335, che avrei comunque dovuto riprendere più in alto ma seguendo una comoda strada sterrata al posto di complicati sentieri). Su, su, su, ora per lo meno si sale, una panca ad un capanno e mi concedo un’altra decina di minuti osservando la luna che splende in un cielo di stelle, poi ancora su, verso la vetta. Agogno la fine del bosco, il cammino sui prati del costone finale e finalmente arrivo ai pascoli di Malga Gandino Bassa e… forte, vicino, un bel grugnito, un cinghiale è proprio sulla mia strada, vicino, molto vicino, ne sento i passi sull’erba, sbatto le mani e lui si getta a capofitto nel bosco sgombrandomi la strada. Pensando al mai rilassarsi (avevo appena pensato “sono fuori dal bosco, ormai cinghiali non ne posso più incontrare”) riparto, oltrepasso la melmosa strada di malga, tabelle segnaletiche mi danno la direzione, ma poi i segni si fanno molto radi e nell’erba alta anche l’esile traccia diviene assai difficile da mantenere, più volte la perdo. In alto appare la vetta di Monte Campione, lontana, molto lontana, alta, troppo alta. Continuando la lotta con una traccia che si perde nell’erba che m’infradicia i piedi inesorabilmente procedo, ogni tanto la frontale illumina quello che sembra la fine di un dosso e poi si rileva solo l’inizio di altro dosso, bruciori di stomaco e mal di schiena mi fanno da compagnia impedendo una corretta ventilazione e costringendomi a fermarmi ogni pochi passi, nemmeno il fresco della notte mi è di sollievo. Finalmente arrivo su un terreno con erbe basse e rocce, il cammino si fa più agevole, non altrettanto l’indovinare la traccia, comunque salgo sempre dritto sulla linea di massima pendenza, ormai ho intuito che questa è la logica del sentiero, infatti immancabilmente ogni tanto un segno di vernice appare nel fascio di luce della frontale. La linea di cresta si è fatta vicina, ho bisogno di un’altra corroborante sosta, ma un freddo vento ha fatto la sua comparsa, trovo una pietra che possa concedermi un poco di riparo e, dopo essermi messo addosso quasi tutto l’abbigliamento a disposizione, mi ci siedo dietro e mi appisolo per qualche minuto osservando le luci della valle che fanno da contraltare alla pallida luna.

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Tratto di arrampicata nella salita al Guglielmo

Di nuovo in marcia, l’energia ancora mi sorregge e in breve sono alla vetta di Monte Campione dove riprendo l’evidente e sicura traccia del sentiero 3V. Bustina di Enervitene gel e poi via con passo bello sostenuto, breve discesa, risalita alla Colma di Marucolo (che mi appare molto più corta e molto meno faticosa di quanto m’era apparsa nel precedente passaggio) e poi giù per il crinale al Colle di San Zeno. Qui giunto, nella speranza che aprano il rifugio, mi concedo un’ora di sosta. Il rifugio non apre, niente colazione, la farò al rifugio Almici dopo aver scavalcato il Guglielmo. Mi tolgo giacca, giacca da pioggia, maglia invernale e pantaloni e, rinfrescato da una leggera pioggerella, salgo al Guglielmo esattamente nel tempo previsto dalle tabelle standard. Potrei farlo ma invece non rinuncio alla vetta e solo da questa discendo al vicino rifugio Almici dove mi faccio l’agognata corroborante colazione: prima un bel thè caldo con limone a sbloccare lo stomaco, poi panino alla coppa (che buona la coppa, slurp!) e un calicino di vino rosso (ottimo anche quello) a calmare la fame. Dicano quello che vogliono puristi e scienziati dello sport, bella cosa le barrette ma ad un certo punto ci vuole qualcosa di più corposo e lo dimostrano i fatti: dopo questa colazione i bruciori di stomaco scompaiono (sulla prima parte di discesa si sono abbassati dalla bocca dello stomaco alla sua base, poi svaniscono) e magistralmente svanisce anche il mal di schiena. Croce di Marone, rimpiazzo l’acqua (ormai calda e con un amaro sapore che non mi convince, infatti da Bovegno a qui ho bevuto solo quella delle bottigliette acquistate in Vaghezza) alla fontanella (scende a filo e ci vogliono una decina di minuti durante i quali chiacchiero amabilmente con un ciclista pure lui intento in duri allenamenti per un rilevante giro) poi via con rinnovato slancio verso la Forcella di Sale: ormai sono deciso, mi faccio anche l’ultima impegnativa salita. All’inizio di questa incontro due persone che scendono e mi fermo a chiacchierare con loro, anche loro mi si interessano di quello che sto facendo, poi riparto e supero pressoché di slancio la ripidissima e pericolosa (tratti molto esposti su vertiginosi prati, altri di facile arrampicata, alcuni con corda metallica di aiuto) salita diretta dell’Almana. Eccomi in vetta, pochi minuti di sosta per spalmarmi di crema solare (il sole è tornato a farsi vedere e picchia duro) poi via per la discesa alla Croce di Pezzolo e da qui giù sul fondo della Valle di Gardone. I piedi, ormai macerati, iniziano a bruciare nell’impatto sul duro terreno del cemento, prima, e dell’asfalto, poi, ma Gardone si fa man mano sempre più vicino e, ventisette ore e ventiquattro minuti dopo la partenza eccomi alla macchina. Fisicamente non sono per niente provato, solo il caldo della valle (trentatré gradi) mi ha reso pesante l’ultima mezz’ora e ora, dopo le tante ore di frescura, sta facendomi soffrire non poco. Apro l’auto, spalanco le portiere e il portellone, prelevo il cambio e il beverone agli aminoacidi mi siedo all’ombra e mi godo l’arrivo alla meta: molti i segnali negativi eppure tanti anche quelli positivi, il giro l’ho portato a termine a fronte di tutto e questo mi dà la carica migliore che potessi avere, devo solo modificare le strategie, e anche l’aver compreso questo è stato un risultato assai importante di questo pesante, pesantissimo test.

Giunto a casa (sarebbe stato meglio farmi venire a prendere da qualcuno, nel rientro più volte mi sono addormentato alla guida, pochi secondi, ma pur sempre abbastanza per rischiare) una bella doccia, caldina per pulirmi, poi fresca per corroborarmi, un massaggio ai polpacci con l’Arnica gel, una bella dormita, cena e bustina di aminoacidi ramificati, poi, dopo aver medicato l’abrasione al malleolo destro (scoperta solo dopo la doccia, forse una vescica che si è rotta nel lavarmi), a nanna.

Domenica 26 giugno

Mazza che dormita. Al risveglio i polpacci risultano tesi, la piccola ernia in guinale è leggermente più sporgente del solito, sussiste ancora una leggera tensione al colon, ma per il resto è tutto in stato ottimale: non ho segni di fatica, non ho dolori, sono sveglio e reattivo, fisicamente e mentalmente. Ottimo!

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La vetta del Guglielmo ormai vicina

#TappaUnica3V: una settimana intensa


Siamo agli sgoccioli, è il momento degli ultimi allenamenti poi mantenimento e scarico in attesa del 20 luglio, data in cui partirò per l’effettuazione del giro completo, da Brescia a Brescia cavalcando le vette e le creste che circondano la Val Trompia: centosessanta chilometri, novemila e cinquecento metri di dislivello, quarantanove ora e mezza di cammino che io ridurrò a quaranta.

Ultimi allenamenti, dicevo, quindi allenamenti importanti e necessariamente intensi, allenamenti che sono anche una verifica, anzi più verifica che allenamento: “sono pronto? Posso farcela? In che condizioni è il sentiero? Se dovesse piovere cosa fare?” queste e altre le vecchie o nuove domande a cui sto dando una precisa risposta.

Purtroppo per varie motivazioni non sono riuscito a fare i tapponi che avevo previsto che mi avrebbero aiutato tantissimo nel dare risposta alle prime due domande sopra elencate, vedremo se mi riesce di farne almeno uno nelle prossime due settimane, poi, come detto, si chiude questa fase del viaggio. In ogni caso le sensazioni dell’ultimo allenamento (vedi relazione più sotto) sono state decisamente positive e penso proprio di potermi ritenere pronto, sono assolutamente convinto di potercela fare, anzi… ce la farò!

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Il fascino del primo mattino: sorge il sole sulla vetta del Dosso Alto

Lunedì 13 giugno

Devo portare l’automobile in concessionaria per il tagliando e ne approfitto per un allenamento: Gavardina da Gavardo a Prevalle a piedi per due volte ad una velocità media di circa sette chilometri all’ora.

Martedì 14 giugno

Ancora Gavardina, oggi sul percorso solito (verso Nuvolera), sempre camminando. Dopo una decina di minuti di riscaldamento a passo medio, accelero progressivamente cercando poi di mantenere la massima velocità che mi è possibile: la media risulterà essere di 7,3 chilometri all’ora.

Mercoledì 15 giugno

Ripetute in salita sul sentiero diretto del Budellone: trenta seconda camminando a tutta e sessanta secondi camminando lentamente. Arrivo in vetta che fatico a respirare, ma ci arrivo eheheh

Discesa di corsa, ma le gambe non sono reattive come al solito e scendo circospetto, troppo circospetto, quando hai paura finisce che… cadi: il piede scivola e va a impuntarsi in una radice proprio mentre sto avvicinandomi a un passaggio tra le rocce, parto in tuffo puntando proprio a un bel roccione, acchiappo al volo il cespuglio alla mia destra riuscendo a frenare il volo e atterrare dolcemente senza particolari danni.

Giovedì 16 giugno

Oggi riposo in vista dell’impegno che mi aspetta per domani, faccio solo dello stretching e qualche esercizio di equilibrio.

Venerdì 17 giugno

In tarda serata parte il primo degli eventi sportivi ideati in ragione del trentacinquesimo del sentiero 3V: il Rando Trail 3V. Organizzato dall’ASD Trail Running Brescia, trattasi di un giro parziale del 3V (da Gardone VT a Gardone VT) strutturato con un’interessante formula poco convenzionale: pressoché totale autonomia dei partecipanti, nessun controllo lungo il percorso, documentazione dei passaggi mediante selfie o autoscatto nei punti chiave. Ho promesso loro che sarò presente alla partenza e così è: alle 21 sono a Gardone e, appena l’unica persona dell’organizzazione che conosco, ha un attimo di pausa, mi presento. Manca poco all’orario di partenza, i partecipanti (all’incirca una sessantina) vengono chiamati a raccolta per il briefing a chiusura del quale vengo a loro presentato e mi si chiede di dire due parole che, come mio solito, sono proprio due parole, solo un semplice augurio di buon giro. Viene fatto cenno anche al mio nudo solitario giro di TappaUnica3V e raccolgo un bellissimo emozionante applauso.

Ore 22, partenza! Seguo il grosso drappello degli atleti per portarmi all’auto e… no, non rientro a casa, mi cambio e mi accomodo sul sedile per far passare le due ore che mi separano dal trasferimento a Collio per la mia partenza, il mio “anello altissimo del 3V”: da Collio a Collio seguendo le varianti alte del 3V, trentuno chilometri certi e almeno duemila cinquecento metri di dislivello.

Sabato 18 giugno

Dopo aver sonnecchiato un poco, dopo un breve trasferimento automobilistico e un altro brevissimo sonnellino eccomi pronto per il mio allenamento. Avevo programmato la partenza per l’una ma non ce la faccio più ad aspettare per cui alle ore zero e cinquanta mi metto in cammino.

La prima parte della salita si svolge per una combinazione delle varie stradine sterrate che solcano le pendici settentrionali del Monte Pezzeda, il cielo è limpido e la luna piena illumina il paesaggio, purtroppo, essendo all’interno di un fitto bosco, non posso usufruire del suo bagliore e devo usare quello della frontale. Salgo veloce, rapidamente le luci del paese si fanno più lontane, il silenzio è totale, purtroppo fa troppo freddo per potersi liberare delle vesti e cammino con pantaloncini e maglia invernale.

Eccomi al Passo di Pezzeda Mattina, sono fuori dal bosco ma la luna è ormai scesa parecchio sull’orizzonte e la sua luce non è sufficiente ad una buona visione del sentiero, la frontale continua a svolgere il suo importante lavoro. Alla mia destra lontane luci punteggiano finemente il territorio. Passo di Prael, imbocco la prima variante alta: uno stretto sentierino che solca un’esile crestina erbosa ingombra di mughi che mi carezzano il viso. Breve ripida discesa sul versante sabbino, l’acqua scorre sul fondo del sentiero senza però rendere insicuro il passo. Nel profondo silenzio della notte fonda inizio il lungo tratto di altalenante traverso per poi affrontare la ripida salita verso le rocce sommitali della Corna Blacca, salgo di buon passo senza mai sentire l’esigenza di fare delle seppur brevi fermate.

Eccomi al sommo, un delicato e a tratti esposto traverso dove devo più volte aggrapparmi e spostare ai rami di mugo che ostacolano il passaggio e sono nuovamente in cresta. Ritorno sul versante triumplino, molto in basso le luci di Collio e San Colombano, più in alto quelle dell’Hotel Bonardi. Ultima salita, qualche passaggio su facili roccette, cresta sommitale ed ecco la vetta: ore tre e trentatré.

Dopo una breve sosta, tutto sommato voglio anche potermi guardare attorno e gustarmi le sensazioni della solitudine nel buio della notte profonda, mi rimetto in cammino. Esile cresta, la ripida discesa sulla pala settentrionale del monte, il caminetto roccioso, la forcella del Larice, la breve risalita alla cresta dei monti di Paio, uno ad uno oltrepasso tutti i punti di riferimento di questa discesa che riporta sul percorso più semplice del sentiero 3V.

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L’alba al Passo delle Portole

Al Passo delle Portole mi concedo un’altra sosta, sempre pochi minuti, quei pochi minuti necessari per mangiare qualcosa. All’orizzonte appare il crepuscolo del mattino, la temperatura inizia a scendere, approfitto della sosta per indossare, secondo la metodica della “cipolla”, sotto la maglia invernale anche quella estiva: una soluzione, questa, che rilevo ottimale e che, nel giro finale, mi permetterà di lasciare a casa il pesante (anche come chili) giaccone d’alta montagna. Di nuovo in marcia, Passo del Dosso Alto e su per il ripido pendio erboso che mi porta alla vetta del Dosso Alto dove mi accoglie la rossa sfera del sole che ha iniziato a rischiarare il paesaggio e il mio cammino. Date le tante piogge dell’ultimo mese e i vari scivoloni fatti a causa del fango incontrato negli allenamenti recenti, un poco temevo questo momento, invece, favorito anche dalla sensazione di un terreno asciutto, senza esitazione imbocco l’esposto e delicato sentiero che mi porta alla cresta rocciosa, supero anche questa, ed eccomi alla sommità del salto roccioso. Aggirando i vari risalti si riesce a scendere arrampicando molto poco, rispetto alla volta precedente il nuovo zaino leggermente più ingombrante (in parte di suo ma più che altro per il carico decisamente più corposo) mi costringe ad un maggior numero di tratti da fare faccia a monte (cinque contro uno). Sono alla base delle rocce, messaggio a casa per dare un segno tangibile d’averle superate indenne, “tratto difficile superato, ora solo pratone e sentiero al Maniva” vi scrivo, quanto mai, il pratone si mostra essere il tratto più ostico e pericoloso, il sentierino trovato la volta scorsa oggi non esiste, scendo sul ripido aggrappandomi all’erba che lunga e bagnata rende estremante scivoloso l’incedere: giunto sul sentiero alla sua base decido che se non trovo un modo più semplice per passare questo tratto durante il giro finale salgo comunque alla vetta del Dosso Alto, ma poi ridiscendo per la via normale e al Maniva ci vado per la strada del percorso base.

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Discesa dalla vetta del Dosso Alto

Nel superare un brevissimo ripido saltino infangato dove un pino sdraiato fa da corrimano, scivolo e mi ferisco il palmo di una mano, il sangue sgorga vistosamente, mi lavo la ferita con l’acqua della borraccia floscia (comodissima anche per questo utilizzo) e rimando la medicazione al Maniva dove giungo senza altri problemi nel giro di una decina di minuti. Medicata la ferita mi porto al Bonardi dove mi attende una bella colazione con thè caldo e due fantastiche sfogliatine farcite di crema, poi una lunga sosta per attendere gli atleti del Rando Trail e presenziare alla partenza di quelli che hanno preferisco limitarsi al solo tratto Maniva – Gardone VT. Il sole purtroppo viene man mano avvolto da una spessa coltre di nuvole nere, la temperatura che sera fatta gradevole torna a piombare verso il basso: via di cipolla, una maglia sopra l’altra a ripristinare uno stato di calda confortevolezza; anche i pantaloni lunghi prendono il posto di quelli corti.

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Segni di guerra sul Dasdana

Non riesco ad attendere fino alle 10, poco dopo le nove saluto e, dopo essermi tolto la metà delle maglie indossate, riprendo il cammino. Partenza rapidissima per ridare calore ai muscoli irrigiditi dalla lunga gelida sosta, presto i pantaloncini prendono il posto dei pantaloni, mentre risalgo verso il Dasdanino le nudi s’aprono un poco e il sole irradia l’ambiente: non sono però convinto del cambiamento e, anche se questo mi fa sudare, mantengo la maglia invernale. Saggia decisione, sbucando sulla vetta del Dasdana un freddo venticello mi accoglie mentre le nuvole sono tornate a ricoprire il sole. Via, via, solo brevi fermate per messaggiare a casa e prendere l’orario di passaggio, il fisico mi sorregge alla grande, veloce continuo il mio cammino, una dietro l’altra scavalco le varie Colombine, scendo al Goletto di Cludona, percorro il tratto a me sconosciuto che porta al passo delle Sette Crocette, punto terminale del mio sentiero 3V di oggi, ora discesa per tornare a Collio, una discesa che ho già fatto ma che non ricordo.

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Appeso per il naso

Primo tratto per pascoli poi strada sterrata, senza avvedermene scavalco la deviazione che, per prato, porta direttamente alla malga sottostante, così mi sorbisco un lungo giro. Dalla malga riprendo il sentiero giusto, la discesa si fa tortuosa e complessa, uno stretto sentierino molto scavato, erbe alte impediscono di vedere dove si mettono i piedi, pur cercando di mantenere una discreta velocità devo necessariamente procedere con attenzione. Davanti a me un’altra malga alla quale il sentiero punta, prima di questa incontro un lungo tratto invaso dall’acqua, per evitare di mettere a mollo i pur già fradici piedi sbatto la faccia contro un cespuglio e… vi rimango appeso per il naso, una spina profondamente conficcata nello stesso, mai successa una cosa del genere. Risolto il piccolo problema, tamponando il sangue che sgorga dl buco, arrivo alla malga e alla strada che da questa si diparte. Lunga ma appena accennata salita, poi bella discesa sul filo di un largo costone erboso, altra malga, traverso nelle ortiche (ahiaaa) a riprendere il filo del crinale per il quale scendo alla conifera sottostante dove una bella mulattiera mi porta alla strada di fondo valle, e poco dopo all’asfalto che mi conduce al Memmo e da qui a Collio dove arrivo alle tredici e trenta circa.

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L’interminabile discesa a Collio

Domenica 19 giugno

Escursione del programma “QuindiciDiciotto” del mio blog Mondo Nudo, siamo in sei, adeguatamente protetti dal freddo pungente, con un cielo minaccioso partiamo dal fondo della Piana del Gaver decisi a compiere il nostro giro. Poco dopo inizia a piovigginare, le mantelle fanno la loro comparsa. La pioggia si fa decisamente più intensa ma non ci fermiamo e veniamo premiati: entrando nella parte alta del vallone il cielo si schiarisce quel tanto che basta per far alzare la temperatura e convincere alcuni di noi a spogliarsi più o meno integralmente; io resto vestito, stranamente oggi sto bene vestito, non sento l’esigenza di liberarmi, presumibilmente per colpa del freddo patito ieri, di sicuro per l’andatura relativamente lenta che, anche in ragione del mio notevole allenamento, per nulla riscalda il mio corpo e poi non voglio rischiare di rovinare il mio viaggio prendendomi un raffreddore o una bronchite. Risaliamo lungo il bel sentiero militare del quindici diciotto, osservando la miriade di Soldanelle che costellano la zona, un occhio sempre rivolto al cielo nella speranza che la grigia coltre di nuvole che lo ricopre si apra e lasci apparire il sole e il caldo. Davanti a noi la cresta che unisce il Monte Bruffione al Monte Serosine si fa sempre più vicina, ecco apparire i ruderi delle casermette di guerra, siamo al Passo Serosine, culmine dell’escursione di oggi.

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Ruderi di guerra al Passo Serosine

Dopo aver visitato i ruderi di guerra riprendiamo il cammino imboccando la mulattiera che porta verso il Passo del Gelo. Anche questa di costruzione militare, s’aggira a lungo tra le placche rocciose alla base del Monte Serosine per portarsi verso il Monte Gelo, varie macchie di neve ancora costellano la zona e a tratti rendono difficile individuare il giusto percorso. Scrosci di pioggia gelata ci accompagnano, la temperatura si è riabbassata e un forte vento ci sferza raggelandoci, giunti ad un bivio appena percettibile decidiamo di abbassarci alla ricerca di protezione e di un luogo ove poterci fermare per il pranzo.

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Valle del Caffaro e Piana del Gaver

Risolta la crisi di fame che aveva colto soprattutto uno di noi, riprendiamo il cammino e in breve siamo al passo del Gelo, la temperatura si è rifatta confortevole e qualche indumento torna nello zaino. Rieccoci al Casinetto di Blumone, ora ristrutturato (stranamente, vista la definizione di bivacco, chiuso) e da qui rientriamo con tranquillità al punto base nella piana del Gaver. Meritata merenda presso l’ospitale Locanda Gaver e poi tutti a casa con negli occhi gli splendidi paesaggi osservati e nel cuore il ricordo di un’altra bellissima giornata in piacevole compagnia: mi piace tantissimo girare per i monti in totale solitudine, ma non per questo disdegno le escursioni in compagni d’altri, le due cose si completano fra loro e mi permettono di gustare ogni minimo aspetto della montagna e dell’escursionismo.

Siccome ieri nella discesa della Corna Blacca mi si è rotto un passante delle stringhe, oggi, complici gli ultimi positivi test dove il dolore che mi attanagliava il piede sinistro si è dimostrato quasi svanito, ho calzato le scarpe nuove: a parte qualche leggero dolore iniziale, sono andate alla grande… ottimo, anche questo particolare è definito e risolto.

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