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Rispetto e turbamento


Atto 1

Qualche giorno addietro un tweet ha casualmente attirato la mia attenzione, mi è difficile dire il perché: contesto e titolo sono ormai lontani dalla mia vita, d’altra parte l’hanno riempita in modo stabile per ben trent’anni. Tant’è, sono andato a leggermi l’articolo e… dopo le prime righe qualcosa, forse un presentimento, mi ha convinto ad andare avanti, poco dopo ecco una parolina che mi coinvolge e mi cattura, nudisti, a quel punto vado fino in fondo e quello che leggo mi turba. La faccio breve, l’articolo in questione (che invito a leggere: “I peccati di Sasso Scritto”) è il racconto denuncia di uno scalatore fermato dalle forze dell’ordine in seguito al suo lavoro di chiodatura e pulizia su di una parete che sovrasta una spiaggia livornese. E allora? Capita che sulla spiaggia in questione sia abituale stare nudi e tale rocciatore, sulla base di pure illazioni, accusa i nudisti di averlo denunciato alle forze dell’ordine e si lamenta che queste se la siano prese con lui anziché con i nudisti (evidenzio qui che se, come meglio chiarirò in seguito, il nudo in Italia è (in)formalmente legale, l’alterazione del territorio fatta senza autorizzazione è un reato e che le operazioni di disgaggio possono essere eseguite solo da persone all’uopo autorizzate e solo dopo aver messo in atto tutte le necessarie misure di sicurezza, ad esempio il transennamento della zona sottostante).

Atto 2

Ieri sera controllando i dati di accesso al blog scopro che c’è un forte afflusso da un sito che nulla ha a che vedere con il nudo e il nudismo, clicco sul link e mi trovo all’interno di un tema di forum dove, pur senza leggermelo per intero, comprendo che alcune persone avevano intavolato la solita diatriba pro e contro il nudismo e una di quelle a favore, che ovviamente ringrazio per la pubblicità fattami e per l’importanza assegnatami, aveva linkato Mondo Nudo come fonte per farsi un’idea più ampia e precisa sull’argomento. Trovo un’unica risposta al link: “ho letto solo la home ma ho subito trovato qualcosa che mi disturba, è irriverente definire inutili i tabù e assurdi i condizionamenti, lo saranno per voi ma non lo sono per me” (anche qui una precisazione mi scappa: bravo, magari era meglio se ti leggevi anche qualcosa di più prima di tirare conclusioni).

Atto 3

Al fatto 1 ho risposto direttamente commentando l’articolo, poi non ho più avuto tempo di seguire l’evoluzione delle cose e ora preferisco rubare agli altri impegni due orette per scrivere questo articolo piuttosto che per ricercare quell’altro e imbarcarmi in una diatriba che ritengo vada affrontata e risolta da chi vi è direttamente coinvolto, i nudisti che frequentano quella spiaggia (per facilitare la cosa ho pubblicato un tema sul forum de iNudisti). Una diatriba che durerebbe sicuramente a lungo, mentre nei prossimi giorni sarò impossibilitato a seguire facendo più male che bene alla causa del nudo sociale.

Al fatto 2 per rispondere direttamente avrei dovuto registrarmi al forum, un forum dai contenuti che sono tutto sommato lontani dalla mia sfera d’interesse, un forum che poi abbandonerei così come è già successo per altri: già faccio fatica a seguire quelli che mi riguardano da vicino, figuriamoci altri. Così, amando comunque dare risposte, ne traggo spunto per questo articolo.

Rispetto e turbamento

Ci sono argomenti che chi vuole osteggiare il nudismo mette spesso, per non dire sempre, in campo, uno è quello dei bambini, un altro è quello della legge, altro ancora quello del rispetto. Analogamente viene fatto con gli schemi dialettici, quegli schemi tanto cari a certa politica, quegli schemi che mi ricordano i militanti delle brigate degli anni settanta e ottanta (rosse o nere che siano): un colpo alla botte e uno al cerchio, l’estrazione della singola parola da un lungo discorso, la decontestualizzazione, la lettura del pensiero, il ribaltone e così via.

Indubbiamente la colpa non è tutta di chi osteggia il nudo: dopo un florido e coraggioso avvio, il nudismo italiano (ma, per inciso, anche quello di molti altri paesi del mondo) si è andato trincerando in se stesso nascondendosi dietro un termine decontestualizzante e deviante (naturismo); alcuni, per non dire molti, naturisti, elevandosi al rango dei puristi del nudo, fanno disinformazione definendo i nudisti come persone che si spogliano solo per finalità sessuali; i nudisti piuttosto che parlare di loro preferiscono parlare dei guardoni e delle attività sessuali che si sono sviluppate intorno e talvolta dentro alcune spiagge nudiste; la nudità rende più intraprendenti i “maiali” e li fa diventare più visibili. Dobbiamo per altro osservare che: sono sempre più numerosi coloro che escono allo scoperto e intraprendono la strada del nudo come normalità; che nudisti materialmente e indiscutibilmente lo sono anche coloro che si definiscono naturisti; che la comunicazione è una fine arte che pochi dispongono in maniera innata e non a tutti è dato modo e tempo per affinarla; che i “maiali” raramente sono nudisti (essere nudi per qualche minuto non ti fa un nudista); che i cosiddetti “maiali” in realtà sono solo delle vittime di una società che ha censurato il corpo umano e certe sue naturali azioni; che tali vittime si portano e manifestano le loro turbe anche in ambito tessile. Insomma, possiamo ben dire che chi osteggia il nudismo guarda più la pagliuzza nell’occhio altrui che il tronco nel proprio: Mondo Nudo ha ampiamente dimostrato che tali fatti avvengono anche e di più fuori dalle spiagge dove vige la regola del nudo (vedi qui).

In merito agli schemi dialettici possiamo osservare che, se non nascondono la precisa volontà di alterare il dialogo, di certo nascondono l’incapacità di reperire argomentazioni valide, attenzione, non perché ci sia una difficoltà intellettiva, non mi permetterei mai di fare un’affermazione del genere, ma solo perché è materialmente impossibile trovare argomentazioni inopinabili a sostegno dell’opposizione alla nudità sociale: ogni motivazione che si può addurre è viziata in partenza e, più o meno consciamente, tutti se ne rendono conto.

  • Bambini: è facile dimostrare che si trovano a loro agio nella nudità, lo si vede ogni estate su ogni spiaggia, ed è altrettanto facile dimostrare che sono assolutamente indifferenti al nudo altrui, basta vedere quello che capita quando una famiglia entra casualmente a contatto con delle persone nude, basta osservare i bambini che senza timori giocano ai margini tra area tessile e area nudista, lo si vede nelle spiagge e nei villaggi nudisti.
  • Legge: qui le cose vanno differenziate nazione per nazione e in alcuni casi è vero che la legge punisce il nudo pubblico (in alcuni anche quello privato e questo la dice lunga sul valore assoluto che possono avere le leggi di stato), ma in altri no, ad esempio in Spagna lo consente esplicitamente e pressoché ovunque, in Germania non esiste una legge specifica e sono le persone a ritenere per la massima parte normale il nudo anche nei contesti sociali, in Francia basta che il proprio atteggiamento non sia riconducibile all’esibizione sessuale (purtroppo cosa non sempre facile da dimostrare); veniamo all’Italia, in Italia la legge materialmente ignora completamente la nudità, si limita a formulare il reato per atti osceni in luogo pubblico e quello per atti contrati alla pubblica decenza, lasciando al giudice facoltà di stabilire se i fatti contestati rientrino in una o l’altra delle due fattispecie, i giudici, però, ormai da diversi anni (dal 2000) hanno preso atto del cambiamento morale della società escludendo il nudo sicuramente dal primo contesto ma in dati casi (ovviamente nelle zone più o meno ufficialmente deputate al nudo, poi anche in quelle dove da anni il nudo è consuetudine e infine, sebbene non all’unanimità, nelle zone recondite, isolate, poco frequentate, di difficile accesso, al momento deserte) anche dal secondo.
  • Rispetto: parola usata troppo spesso e senza cognizione di causa, usata a senso unico in funzione del proprio unico interesse, senza mai guardare al contesto sociale dove se è ben vero che la libertà di uno finisce dove inizia quello dell’altro è altrettanto vero che quella dell’altro inizia dove finisce quella del primo, è altrettanto vero che ambedue le formulazioni vadano sempre invocate a doppia via, ovvero mettendo ogni contendente sia nella posizione dell’uno che in quella dell’altro; ancor di più, il conflitto dei diritti è un contesto logico, ben diverso da un conflitto matematico, raramente i due fattori hanno lo stesso peso e, pertanto, bisogna considerare quale delle parti viene ad essere maggiormente discriminata da una data decisione, quale delle parti vede più profondamente impedito il suo volere, quale delle parti subisce reale impedimento o reale danno, evidente che nell’imposizione dell’abbigliarsi (ovvero nella negazione del nudo) la parte più discriminata, la più impedita, la più danneggiata sia sicuramente quella del nudo: il vestito deve solo volgere lo sguardo per non vedere il nudo, oppure deve solo sopportare per un poco il suo fastidio e lasciarsi andare, basteranno pochi minuti per superarlo; il nudo deve totalitariamente rinunciare al nudo.
  • Pubblicità ToscaniTabù: si vero, per alcuni sono utili, così come per alcuni è utile la guerra, per alcuni è utile mangiarsi le unghie, per alcuni è utile la burocrazia, per alcuni è utile farsi quelle che vengono comunemente chiamate “seghe mentali” e via dicendo. Sono gli psicologi stessi a definire inutili i tabù, certo non sono tutti d’accordo, ma quando mai tutti sono d’accordo?
  • Irriverenza delle affermazioni: esiste la libertà di pensiero, come pure quella di espressione, pertanto, visto che non offendo nessuno, sono libero di ritenere, dire e scrivere, così come fanno tanti altri, che i tabù sono inutili; non giudico le persone che li manifestano (tant’è che da sempre promuovo e organizzo attività fatte nella regola dei vestiti facoltativi: ognuno libero di vestirsi e spogliarsi a proprio sentimento… bastava leggere più del pezzettino in home page per comprenderlo), giudico solo l’entità “tabù”.
  • Condizionamenti: inutile offendersi, inutile manifestare dissenso, siamo tuti condizionati, volenti o nolenti gran parte di, per non dire tutto, quello che pensiamo e quello che facciamo sono solo in apparenza frutto della nostra sola volontà; ancora una volta non giudico le persone, giudico solo e soltanto l’entità “condizionamento” che nel caso del nudo e indubbiamente assurda: nasciamo nudi, per alcuni anni cresciamo nudi, la natura è nuda, accettiamo che animali nudi ci circondino, apprezziamo quadri e statue di nudo, ignoriamo quanto possiamo facilmente immaginare sotto un costume o un vestito attillato, perché mai dobbiamo farci turbare dagli ultimi centimetri di pelle? perché sono gli organi dell’attività sessuale, risponderete voi, certo, vero, ma lo sono anche la bocca, gli occhi, le mani, i piedi, la testa, il viso, le gambe, le braccia, la mente, il pensiero.
  • Turbamento: già, il turbamento lo tirano in ballo sempre quelli che vogliono osteggiare il nudo e invece lo provano anche quelli che al nudo sono tornati, turbati dai vestiti, turbati dai ragionamenti oppositivi, turbati dall’incomprensione, turbati da chi parla senza conoscenza, si ma… ma il turbamento dei nudi non conta!

Vestiti è bello, nudi è meglio, ognuno libero di fare come meglio crede, sempre, ovunque e comunque, questo e solo questo è rispetto!

L’intervista


Pranzo al Forèst, Iseo 9 novembre 2013

GIORNALISTA: Alcuni anni fa, insieme ad altri, hai organizzato una cena qui a Iseo, una cena fra nudisti.

VITTORIO: Sì, è vero. Se n’è parlato a lungo in paese.

G.: Che cosa è cambiato da allora?

V.: Innanzitutto l’aggettivo.

G.: Ma eravate tutti nudi, a quella cena.

V.: Non tutti. Qui sta la differenza, la prima differenza.

G.: Non riesco a capire.

V.: Da allora abbiamo capito che si può stare bene insieme, nudi quanto vestiti: non è il vestito che può fare la differenza. Non dovevamo essere noi a fare distinzioni, a sottolineare la differenza fra chi preferisce star nudo e chi invece vestito. Noi che abbiamo esperienza dell’un campo e dell’altro. Per questo non amiamo quell’aggettivo, nudisti e poco anche la parola nudismo, perché ci ingabbia in due fronti diversi e contrastanti. Ma come a livello personale non avvertiamo la differenza, così pensiamo che anche a livello sociale si possa benissimo superare l’opposizione. A cominciare dal linguaggio.

G.: È una differenza non da poco…

V.: … Qui sta il punto, vorremmo che fra nudi e vestiti non ci fosse proprio alcuna differenza. L’unica differenza che ancora rimane – secondo noi – è la multa che potremmo prendere per “atti contrari alla decenza”. Al ristorante, nella sala a noi riservata non eravamo «in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico», per cui non rischiavamo nulla.

G.: E allora?

V.: Semplicemente mi piacerebbe che ciascuno potesse vestirsi come gli pare, in casa come sul lungolago, per strada come in montagna, che potesse prendersi il sole sul proprio balcone senza temere gli sguardi dei vicini.

G.: Ma tu già lo fai, ti vedo abbronzato…

V.: Sì, ma con molta prudenza. In orari antelucani, oppure all’ora di pranzo, con la tovaglia sul tavolino, o coperto dal muricciolo del balcone.

G.: Ma qui si tocca il tasto del rispetto, della libertà del singolo che finisce dove comincia quella degli altri.

V.: Per duemila anni abbiam fatto così! Sarebbe ora di cambiare.

G.: Non capisco.

V.: Il rispetto, la libertà di cui si parla è a senso unico: io devo rispettare il vicino, ma non viceversa. Libero lui di andare vestito, libero però anch’io di prendermi il sole come meglio mi pare.

G.: Però, scusami, tu stai offendendo le convinzioni del tuo vicino…

V.: … come lui le mie. E siamo pari. Il suo punto di vista non deve invadere il mio.

G.: Ma la società…

V.: La società è fatta di tante persone, ciascuna con le proprie convinzioni, ciascuna con le proprie opinioni, tot capita…, ciascuno che cerca di vivere coerentemente con quel che pensa sia meglio…

G.: … ma così è un’anarchia!

V.: Dall’altra, però, è un’imposizione, una omologazione. Il vicino rosicchia la mia libertà, per stare più tranquillo lui, al sicuro dallo “spettacolo indecente” della mia nudità.

G.: Ma la maggioranza… Siamo in democrazia.

V.: Appunto! C’è la democrazia del 51% e c’è la democrazia dove c’è spazio per tutti. Lo dice anche l’articolo 3 della Costituzione.

G.: Quali sarebbero dunque gli «ostacoli da rimuovere»? Ma, in generale, che nesso c’è fra la libertà nel vestire e «il pieno sviluppo della persona umana»?

V.: Non è possibile rispondere a questa domanda, perché non è mai stato possibile essere totalmente liberi nel vestire. Noi abbiamo avuto solo delle esperienze personali, limitate a pochi giorni e in luoghi particolari. Condividiamo la nostra esperienza solo con persone che la pensano come noi.

G.: Spiegati meglio.

V.: Non è mai stato possibile – nemmeno a carnevale – andare in giro nudi, in mezzo all’altra gente, liberamente. Le uniche esperienze socializzate che abbiamo sono quelle fatte in campeggi, su spiagge, in raduni, in escursioni dove eravamo solo fra di noi e non esposti alla vista del pubblico. Con la sola eccezione, forse, della spiaggia di Torino di Sangro.

G.: E cioè?

V.: Il comune di Torino di Sangro, negli Abruzzi, ha concesso un tratto di spiaggia “alla pratica del naturismo” lungo il litorale delle Morge, con cartelli all’inizio e alla fine dei 200 metri concessi. Senza recinzioni, reti, tavolati. Un semplice cartello. Chiunque, perciò, poteva entrare liberamente: chi voleva poteva spogliarsi, gli altri si tenevano il costume o passavano oltre.

Cartello indicatore della spiaggia “vestiti come si vuole”

G.: E dove sta l’eccezione?

V.: Che chi si voleva spogliare poteva farlo liberamente. Ma soprattutto che il “pubblico” poteva osservare altre persone nude, togliersi tutte le curiosità di questo mondo. Superare o verificare quanto la nudità di un’altra persone recasse offesa, fosse una mancanza di rispetto delle sue opinioni, e verificare di persona se il nudo nella vita quotidiana sia davvero quella cosa indecente che si dice. Eccezione anche da parte del Comune, che per primo ha riflettuto sulla questione ed è andato oltre il rigido dettato della legge. Penso che molte persone in costume che ci hanno visto nudi e tranquilli su quella spiaggia abbiano cambiato opinione. Nessuno si faceva meraviglia, nessuno ha gridato allo scandalo, nessun parroco è venuto con l’aspersorio a esorcizzare i reprobi. Un ottimo esempio di convivenza civile. Ma per ritornare alla tua domanda, come dicevo, non c’è controprova.

G.: Ma davvero la vista del nudo è così innocua? Penso alle normali reazioni che hanno tutti. Penso ai bambini…

V.: I bambini adorano stare nudi. Non hanno la malizia di stare a spiare, di farsi meraviglie di come gli altri sono fatti, non hanno modelli. Molto dipende da quel che noi adulti gli mettiamo in testa. Dovremmo imparare da loro l’indifferenza, anzi, la naturalezza dello stare nudi.

G.: Ma… voglio dire… il sesso…

V.: Siamo noi adulti che mettiamo insieme le due cose, non i bambini…

G.: Non mi riferivo solo ai bambini… Se una minigonna o una scollatura fanno un certo effetto su noi maschietti, posso immaginarmi l’effetto che potrebbe fare una donna nuda e disinvolta.

V.: Beh, scusa, non hai mai visto una donna nuda…? Ritorno al discorso fatto all’inizio: se non fa differenza, non fa differenza! Se l’essere nudi è naturale, è naturale.

G.: Voglio dire… un’erezione in pubblico potrebbe essere molto imbarazzante.

V.: Anche sotto il costume, non credi?

G.: Ma, alla fine, che cos’è che vi piace nello star nudi?

V.: Potrei dire quel che provo io, ma sarebbe un’esperienza di seconda mano. Prova invece a spogliarti tu, qui, davanti a me. E osserva, scandagliati come ti senti.

G.: Mi trema la penna al solo pensarci.

V.: Non è passato nessuno sinora, se è per questo motivo. O hai vergogna di me? Non ho problemi a spogliarmi anch’io.

G.: Certo… tu non hai problemi. Vuoi dire che me ne faccio io?

V.: Non è tutta colpa tua: è quel che ci hanno insegnato… e in parte anche imposto.

G.: Ma tu sei abituato.

V.: Anche per me c’è stata una prima volta.

G.: Ma il pudore, la morale…

V.: Non ti sei mai chiesto che cosa sono in realtà? Sono dei freni a che cosa?

G.: La Chiesa, la religione…

V.: … ma anche il codice penale.

G.: Appunto. Non vorrei rischiare una multa.

V.: Non pensi che per un motivo o per l’altro, per paura di questo o di quello, siamo noi i primi ad autolimitarci la nostra personale libertà?

G.: Non lo so. Sono solo un giornalista.

V.: Prendila come occasione per mettere in discussione il motivo di questi “dissuasori”. Un’occasione per te.

G.: Mi tocchi sul personale e noi giornalisti abbiamo la nostra deontologia professionale, dovremmo starcene fuori, raccontare i fatti in modo neutro, senza partecipazione emotiva o personale.

V.: Sì, ma allora quando capirai che cosa vuol dire, se non provi? Starai sempre alla finestra a guardare, o verrai a spiarci da un buco nella siepe, a fotografarci da dietro le dune col teleobiettivo, rimarrai alla superficie delle cose. Riferirai quel che dicono i tuoi intervistati. Che cosa puoi raccontare, veramente, di tuo?

G.: I nostri lettori leggono i titoli, di rado approfondiscono.

V.: E allora, di che cosa vogliamo parlare? Solo di ciò che fa scandalo? Delle tette al vento di un’attricetta esordiente, della pancetta di un vip? Non si può sempre stare alla superficie delle cose, badare solo all’esteriorità. Non c’è consapevolezza.

G.: Non era così che avevo pensato l’intervista.

V.: E come allora?

G.: Manca il peperoncino, non fa notizia. Se mi togli la stravaganza, la novità, un po’ di malizia, di “colore”, il pezzo non lo legge nessuno. E le mie impressioni personali, le mie sensazioni non interessano proprio a nessuno, il caporedattore me le taglia di sicuro.

V.: Ma allora non scrivere affatto! Non puoi capire se non ti butti. Non puoi capire cosa sia la libertà di stare nudi, senza tutti gli orpelli o le paranoie che ci facciamo attorno. Non riuscirai a capire perché vogliamo arrivare alla completa opzionalità fra l’esser vestiti oppure no. È una piccola libertà che vogliamo riprenderci dalla società che ce l’ha scippata, una libertà nostra, personale, autentica, in quanto creature della natura, prima che appartenenti a una società, a una cultura.

G.: Ma ci sono molti ostacoli…

V.: Parla di questi, allora. Cita la Costituzione, come abbiamo già detto. Degli ostacoli personali, ad esempio quelli che vedi tu, poi quelli che ci aggiunge la società. Non credi, ad esempio che basterebbe venisse abrogato l’articolo del codice, che d’improvviso vedremmo molte persone nude sulle spiagge, nei campeggi, nelle palestre, che fanno jogging, in bicicletta?… Una cosa normale, naturale… Anche qui sul Monte di Iseo, a Sassabanek, alla Spiaggetta, nei campeggi… e anche lungo le strade, nei ristoranti – senza più dover riservare salette.

G.: Questa sì sarebbe una notizia!… Non solo una cena “privata”. Ma sarebbe anche l’ultima sull’argomento. Appunto: ma non pensi che poi i villaggi, i campeggi nudisti, o naturisti, come dir si vuole, sarebbero costretti a chiudere?

V.: Non necessariamente, semplicemente sarebbero villaggi e campeggi come tutti gli altri, senza alcuna esclusiva… non sarebbero più campeggi “al peperoncino” come dici tu… o come la pensano in tanti. Non ci sarebbe più differenza.

G.: Già! Non ci sarebbe più differenza…

Uscita a Sant’Emiliano: tanti colori in una natura florida e avvolgente


Anche la quinta uscita di VivAlpe 2017 è andata, il gruppo è tornato a rinsaldare le proprie file anche se molti, sfruttando i vari ponti consecutivi, erano volati in lidi oceanici dove il nudo è assai più semplice e apprezzato anche a livello urbano. Noi pochi rimasti, con la piacevole graditissima aggiunta di un nuovo amico, ci siamo ritrovati per questa ennesima escursione con la quale diffondere, nel limite del fattibile, il verbo della natura.

Alle otto e mezza siamo in cammino da quel di Gardone Val Trompia, l’aria è pungente ma poco sopra il sole già illumina il bosco dandoci, insieme alle favorevoli previsioni, speranza di una salita presto resa confortevole. Così infatti avviene e dopo una mezz’ora qualcuno si leva il qui inutile fardello degli abiti. Il sole, però, è oggi in vena di scherzi e dopo un’altra mezz’ora va a celarsi dietro una coltre di nuvole sempre più spessa e predominante, la temperatura crolla e le vesti tornano a fare il loro vero (e pressoché unico) servizio: proteggere dal freddo (anche se, invero, uno di noi, più intrepido degli altri, indossa solo la maglia pesante).

Essendo pochi. pur osservando le varie essenze floreali che contornano il sentiero (tra le quali delle bellissime orchidee ed estese macchie di fragoline selvatiche), pur fermandoci a raccogliere delle erbe commestibili (i Verzulì), saliamo abbastanza veloci e, dopo aver lasciato il passo ad un escursionista che già era di ritorno, con largo anticipo sulla tabella siamo alla località Paer dove il sentiero sfocia sulla sterrata che porta al santuario. Ci concediamo una breve pausa per osservare il panorama che si apre dalla sella che sovrasta di pochi metri la strada. Gli scorci panoramici ci accompagnano per tutto il resto della salita, prima sulla Val Trompia, poi sulla Valle di Lumezzane e il monte Palosso, infine verso la Corna di Sonclino, a questo punto siamo arrivati a Sant’Emilaino che troviamo ben affollato. Un intenso profumo di salamine grigliate pervade le nostre nari e intensifica il senso di fame che da una decina di minuti aveva già preso alcuni di noi, decidiamo comunque di scendere un poco per poterci accomodare in zona più tranquilla e silenziosa.

Uscendo un poco dal sentiero principale troviamo un punto riparato dal gelido venticello e, incitati dal sole che qui infuoca l’aria, ci liberiamo degli abiti accomodandoci sull’erba per gustarci un’ora di naturalezza. Prima rifocilliamo il corpo con il poco cibo presente nei nostri zaini, poi diamo gratificazione allo spirito ascoltando il nostro abile lettore Vittorio che ci inebria con tre bellicismi racconti, due dei quali sono stati inviati (e accettai) per un concorso letterario (“Racconti nella Rete” di LuccAutori).

Giunta l’ora di ripartire siamo costretti a forzare su di noi quantomeno i pantaloncini che però presto torneranno a dormire nello zaino concedendoci una discesa inebriante nella verdissima e splendida Val Vandeno. Lungo è il cammino e con tutta calma lo percorriamo con alcune brevi fermate per guardarci attorno e fissare nella mente le immagini che la natura ci sta offrendo. Ad un bivio sbaglio direzione e conduco gli amici in una fortunatamente breve digressione. Presto mi accorgo dell’errore e recupero la retta via che in poco ci porta sul fondo valle nei pressi dell’abitato di Marcheno. Da qui il ritorno alle auto è segnato da un affollato percorso pianeggiante dove dobbiamo purtroppo camminare nella pudica corazza creata dalla censoria società alcuni secoli addietro e contraddittoriamente ancora richiesta in molti contesti: cosa c’è di più sacro e santo del corpo umano? può bastare l’invenzione (umana e per molti secoli ignorata) del peccato originale a obbligarci in questo? che fastidio reale, irrisolvibile, fisico può dare la vista di un corpo nudo, anzi, gran parte del corpo è oggi quasi ovunque accettato, indi la vista di due glutei, un paio di mammelle e/o un pene? è indubbiamente ora di evolversi e tornare alla primigenia visione del corpo per quello che è: semplice e spontanea natura!

Grazie Amedeo, Angelo, Attilio, Paola e Vittorio, grazie per questa ennesima splendida giornata, grazie per il supporto che date all’azione rieducativa di Mondo Nudo e di VivAlpe, grazie.

Alla prossima.

I segni del cambiamento


I sempre più numerosi calendari con atleti, vigili del fuoco, studenti, eccetera che posano in nudità.

Le copertine delle riviste sportive con atleti nudi.

Lo spot della Nike con gli atleti nudi: Nike Naked Running Camp.

La pubblicità del Festival di Sanremo 2017 con la famiglia di alieni nudi.

La pubblicità dell’Ikea con i due anziani che vivono nudi.

Passeggiando nudi Una sigla di Costume e Società (trasmissione di RAI2) con una bagnante nuda.

Lo sfondo della pagina iniziale del gioco The Higher Lower Game con la persona nuda che gioca al computer.

Le mostre d’arte con persone nude in carne ed ossa, come opere ma anche come spettatori.

Il crescendo di spettacoli, in particolare danza ma anche opera lirica e teatro, dove il nudo è parte dominante o unica, talvolta anche con il coinvolgimento del pubblico.

Il successo delle manifestazioni sociali che usano il nudo per rafforzare il loro messaggio.

La nascita di palestre, scuole di yoga, ristoranti, bar dove il nudo è normalità.

Gli esperimenti di nudità al lavoro e le aziende che l’hanno resa condizione definitiva, pur se non obbligatoria (che è la cosa più saggia e opportuna).

Le sempre più numerose ricerche sociologiche e pedagogiche che indicano la positività dell’educazione al nudo e con il nudo o addirittura la necessità di educare i bambini al nudo.

Le sentenze della Cassazione che, prendendo atto del cambiamento nella visione sociale del nudo, lo dichiarano lecito quando praticato in luoghi selvaggi o poco frequentati.

Le sentenze di giudici di ogni ordine e grado che si affiancano a quelle della Cassazione sopra menzionate.

I tanti “non luogo a procedere” per le denunce dei vigili nei confronti di persone nude (in qualche caso anche in zone non propriamente selvagge o poco frequentate).

Eccoli (e non sono tutti) i segni palesi di una società che sta guarendo da una delle sue più inutili e insulse malattie: la paura o la vergogna del nudo! Gli unici riluttanti a prenderne atto, oltre a poche menti più o meno consciamente refrattarie al decondizionamento e ad alcuni oscurantisti a tutto tondo molto bravi ad imbrattare il web con i loro volgari sproloqui, sembrano essere gli amministratori comunali e i politici, non tutti veh, ma pur sempre troppi!

P.S.

Egreci sindaci, spettabili assessori, Mondo Nudo è qui e vi può aiutare nella transizione alla società dei vestiti facoltativi, contattateci.

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La mosca al naso


I protagonisti del fumetto di René Goscinny

I protagonisti del fumetto di René Goscinny

“NO!”

Un no secco, inappellabile, un no preconcetto, dato a priori, senza conoscenza e senza contatto. Un no che fa saltare la mosca al naso.

Tante le escursioni che ormai abbiamo fatto, tante le volte in cui siamo stati nudi, poche quelle in cui siamo dovuti stare sempre vestiti, tante quelle in cui abbiamo incontrato altri escursionisti, rarissimi i gesti di disapprovazione e nulle le lamentele (eccetto un unico caso, nel quale peraltro, a seguito del dialogo che ne è nato, si sono poi trasformate in interesse e accettazione). Abbiamo così maturato un’importante esperienza, un ormai valido supporto statistico che ci permette di fare affermazioni precise e ribattere a chi ci oppone un no.

Ecco, ogni tanto capita, poche volte, ma capita, è capitato.

Capita che Sindaci con la esse maiuscola venendo a sapere del nostro passaggio ci contattino per conoscerci, più spesso capita che, con nostro lieve disappunto, viga il più rigoroso silenzio, sebbene suoni come un “non possiamo sostenervi ma non vogliamo ostacolarvi” è comunque un incerto silenzio, qualche rara volta capita che qualche amministrazione si metta sul piede di guerra.

Capita, capita anche questo.

Le motivazioni sono sempre le stesse, quelle trite e ritrite giustificazioni che abbiamo più volte dimostrato essere fallaci, superate.

nuebam1“Ci sono le famiglie”, beh molte famiglie sono avvezze alla nudità e ormai le evidenze, con la conferma di diversi specifici studi sociali e pedagogici (alcuni esempi: “Experts say nudity in the home is key to promoting positive body image in children“, “Il nudismo è positivo per i bambini”“I bambini, il senso di vergogna e gli abusi”), dimostrano che le famiglie farebbero bene ad educare i propri figli alla nudità.

“È un luogo molto frequentato”, beh, in tale situazione ovviamente non ci spogliamo, ma sarebbe bello essere autorizzati a farlo:  quale migliore opportunità per favorire l’incontro e il dialogo? Quale migliore situazione per sperimentare e valutare? Si ha forse paura che molti ne restino indifferenti o che addirittura ne vengano coinvolti? Si ha forse paura di dover cambiare la propria opinione?

“Non c’è nulla che autorizzi”, beh ma nemmeno nulla che impedisca: la legge non vieta espressamente il nudo e tutte le sentenze (e ancor più significativi i tanti non luoghi a procedere perché “il fatto non sussiste”) dal duemila a oggi sono favorevoli alla nudità quando priva di ostentazione, quando motivata dalla situazione ambientale, quando portata con sana e dignitosa semplicità.

Foto Carla Cinelli

Comprendiamo che lo scranno su cui siedono sia bollente, comprendiamo il desiderio di non bruciarsi il sedere, comprendiamo la difficoltà della situazione, comprendiamo. Comprendiamo e siamo pronti a parlarne, siamo disponibili a trovare le giuste mediazioni. Giuste e mediazioni due parole che molto si discostano dall’imposizione, dal no aprioristico, due parole che esigono apertura, due parole che prevedono sperimentazione, ad esempio prendere dei sentieri e piazzarvi dei cartelli che indichino la possibilità di incontrare persone nude per vedere quanti sono coloro che rinunciano al passaggio e quanti quelli che, al contrario, effettuano comunque la loro escursione, ad esempio organizzare delle serate informative, organizzare delle manifestazioni nella regola dei vestiti facoltativi, noi siamo qui, siamo disposti a parteciparvi, vogliamo farlo, apposta abbiamo ideato la Zona di Contatto, per questo usiamo tutti i canali possibili per rendere pubbliche le nostre escursioni.

In questo mondo malato una delle cose che si sono dimenticate è l’idea di un’amministrazione al servizio del cittadino, un’amministrazione che opera a difesa dei diritti di tutti, un’amministrazione capace di andare oltre i pareri personali dei suoi componenti. Un Sindaco è ben diverso dal padre padrone, un Sindaco è il mediatore, colui che sa trovare in ogni caso il modo per dare a tutte le parti l’opportunità di esprimersi e di agire (vivere) secondo proprio desiderio, un Sindaco è il summo magister, l’educatore che per primo evolve e aiuta gli altri ad evolvere, il primo che comprende per aiutare gli altri a comprendere, il primo che si apre alle novità sociali per condurre gli altri ad analoga apertura, il primo che distingue l’insulso condizionamento dalla valida ragione e insegna a fare altrettanto. Vale per il nudo, ma vale anche per tantissime altre cose, tutti ne siamo coinvolti e tutti dovremmo intervenire a contrastare ogni aprioristica chiusura, a difendere il civile diritto alla libera azione.

Sindaco, sindaco, si…ndaco, si… Sindaco inizia con il sì

SÌ!

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Invito a pranzo


Sfrigola l’olio nel grande tegame, sulla sinistra un tavolo di legno grezzo, duro e scuro, è ricoperto di piatti e piattini, rossi e succosi pomodorini tagliati a piccoli pezzi, rosati gamberetti, ciuffi di fresco prezzemolo, odorosi limoni, gli spaghetti attendono d’essere versati nell’acqua bollente. A destra un altro più piccolo tavolino, anch’esso di duro e scuro legno grezzo, accoglie gli arnesi da cucina.

Blop, blop, l’acqua bolle, prendo gli spaghetti e ve li deposito dentro, un paio di colpi col mescolo di legno per ben separarli. Voci gaudenti giungono dalla stanza accanto, prendo il vassoio degli aperitivi e raggiungo gli amici. “Anche noi, anche noi!” due bimbi e due bimbe arrivano correndo e mi si stringono attorno pizzicandomi le gambe, “si, si, ci sono anche i vostri succhi, eccoli”. Deposito i quattro bicchieri su di un basso tavolino contornato da morbidi cuscini e, accompagnato dal sorriso dei bimbi, raggiungo il tavolo da pranzo.

Veloce scorre il tempo quando si è in piacevole compagnia, il pranzo è finito, i bimbi hanno ripreso ormai da tempo i loro festosi giochi, mentre noi adulti chiacchieriamo delle mille cose che, inseguendosi l’un l’altra, ci scorrono nella mente: il lavoro, lo sport, la camminata che faremo domani, la camminata che abbiamo fatto domenica scorsa, i social network.

“Ehi, fuori è uscito il sole, che ne dite se ne approfittiamo?” “Siiiiii!” I primi a rispondere sono i bambini, che già stanno correndo giù dalle scale che danno nel giardino. Piccole pozzanghere risplendono nel verde dell’erba, senza timore per i vestiti che non indossano ci saltano dentro spruzzandosi a vicenda. Con più calma anche noi raggiungiamo l’esterno per distenderci sul prato. I caldi raggi di questo sole d’inizio estate inondano la nostra pelle, osservo le gocce d’acqua abbarbicate sulle foglie degli alberi, un lieve tremore le percorre mentre lentamente si trasformano in vapore.

IMG_8226Si approssima la sera, il sole cala dietro i tetti delle case, una fresca brezza c’invita a rientrare, per gli amici è giunta l’ora di ripartire, chiamiamo i loro figli, risaliamo le scale e raggiungiamo la sala. Su un divano d’angolo, ordinatamente distesi, ci sono le vesti dei nostri amici e dei loro bimbi, una ad una le raccolgono e le indossano. Mutande, calzini, magliette, pantaloni cambiano di posto, lentamente, molto lentamente, oserei dire penosamente. Riluttanza dei bimbi, ma anche degli adulti, i loro sguardi svelano il fastidio che stanno provando. “Ehi, che vi succede? Non volete più rivestirvi?” “Nooooo” urlano i bambini in coro, “già” aggiunge la madre “stamattina ero perplessa già solo all’idea di venire a casa vostra sapendo che sareste stati nudi, ora vorrei poter prolungare in eterno questa nuda giornata, ho visto quant’erano felici i miei figli, ho potuto lasciarli giocare e mangiare senza preoccuparmi che sporcassero le vesti” “si, si” interviene il marito “è stato fantastico, ci abbiamo ragionato sopra un intera settimana al vostro invito, temevamo soprattutto per i bimbi, che potessero restarne traumatizzati, ma anche per noi, non ci siamo mai spogliati davanti ai figli, non ci siamo mai spogliati davanti ad altre persone, non ne capivamo la motivazione e ora…” “ora” riprende la nostra amica “ora abbiamo compreso, ora vi dobbiamo ringraziare, ci avete fatto sperimentare qualcosa di speciale, qualcosa che ci ha profondamente arricchito, come individui, come genitori, come famiglia, grazie!”

La vestizione è finita, accompagniamo i nostri amici al cancello e li salutiamo. “Grazie, amici, grazie ancora, beati voi che siete ancora nudi.” “Non vedo l’ora di arrivare a casa per spogliarmi nuovamente, da oggi a casa nostra si vivrà nudi, vero bimbi?” “Si, si, siiiiiiiiiii, andiamo, andiamo, già la pelle ci pizzica, vogliamo toglierci questi brutti vestiti!”

La macchina si allontana, dalla finestra posteriore i bimbi ci salutano calorosamente facendoci ciao con le manine, toh, guarda, si sono già tolti i pantaloni e le mutande, eheheh!

Famiglia nudista

Investire sul nudo e nel nudo si può ed è vantaggioso!


Da un’articolo del The Guardian (linkato più sotto)

<<Bonachela had tabled, and discarded, the idea. “We had talked about everyone participating, disrobing, at the gallery,” he says. “When he got in touch, I was like, ‘We still have time, let’s do it.’” The slowest-selling show was swiftly rebranded as nude-only and sold out within a day. Two nude nights were added. They sold out too, faster than the clothed shows.>> (Traduzione automatica <<Bonachela aveva presentato, e scartato, l’idea. “Abbiamo parlato di tutti i partecipanti, spogliarsi, presso la galleria”, dice. “Quando entra in contatto, ero come, ‘Abbiamo ancora tempo, facciamolo.'” Lo spettacolo più lento-vendita è stato rapidamente rinominato come nudo-only e tutto esaurito in un giorno. Sono stati aggiunti due notti nude. Hanno venduto troppo, più velocemente di quanto gli spettacoli vestiti.>>)

The Sydney Dance Company’s, una notte di nudità e di danza presso la galleria d’arte del New South Wales in Australia è un chiaro esempio di quanto il nudo, quello sano, quello semplice, quello naturale, possa essere un buon investimento e non solo in merito alla ricettività turistica ma per qualsiasi altro settore imprenditoriale, per qualsiasi momento e attività della giornata.

Un esempio che viene ad aggiungersi ad altri, alle tante saune ove la nudità è correttamente obbligatoria, alle ancora poche palestre fitness in cui si può stare nudi, le sempre più numerose scuole di yoga, i ristoranti, le navi da crociera, le piscine, alcune mostre d’arte. Tutti esempi nei quali, però, con poche eccezioni, la scelta è stata quella dei periodi di “solo nudo”, in pratica momenti o viaggi dedicati ai nudisti in cui il nudo è obbligatorio. Perché puntare a un solo target? Esiste un modo per investire nel nudo senza rinunciare alla parte che può portare “il vestito”: certo che esiste, è la scelta “vestiti facoltativi”. Ognuno vestito, mezzo vestito o nudo come gli pare è forse la scelta più difficile (forse!), ma è sicuramente la scelta più conveniente e migliore (anche perché la più educativa e rispettosa): la società ha più volte dimostrato d’essere pronta a condividere gli stessi spazi e negli stessi momenti, l’hanno dimostrato le saure, l’hanno dimostrato le nostre attività escursionistiche e non (dove da sempre vige la regola dei vestiti facoltativi), l’hanno dimostrato le aziende nelle quali, in via sperimentale ma anche come scelta permanente, i dipendenti sono stati autorizzati, con ottimi risultati, a lavorare nudi.

Ne avevo parlato in “Nudi al lavoro”, in  “Nudisti in azienda? Un valore aggiunto!”, poi anche in “Imprenditore nudista (investire sul nudismo), una scelta difficile?” dove però lo guardavo solo dal punto di vista delle imprese che basano la propria economia specificatamente sul nudismo. L’articolo sopra riportato mi ha ispirato per riprendere il discorso generico e allargarlo,  estenderlo a qualsiasi tipo di impresa, impostarlo in ragione della vita nel nudo, del nudo che coinvolge in modo esteso le nostre giornate, a casa, come al lavoro, nella visita a musei e mostre d’arte, negli spettacoli e nello sport.

Investire sul nudo o/e nel nudo si può fare, ormai è certo, ormai è consolidato che apporti vantaggi, sia, a seconda dei casi, in produttività che in afflusso di pubblico. Noi di Mondo Nudo siamo pronti a guidarvi e supportarvi (vedi il nostro programma “Zona di Contatto”), che aspettate?

 

Brescia Today parla di Mondo Nudo


locandina-vivalpe-2017-600Si rinnova l’interesse dei media per i nostri eventi, ecco un bellissimo articolo con l’intervista che mi ha fatto  una giornalista di Brescia Today.

Brescia: il nudismo sbarca in montagna con Mondo Nudo
La “pazza” camminata in Maddalena: tutti nudi, solo zaino e scarponi

Grazie!

P.S.

Sullo stesso media verranno pubblicate le schede delle varie uscite, già è disponibile la prima.

Perchè camminare vestiti? (Risposte alla Gazzetta)


127ANel bell’articolo che la Gazzetta ha dedicato a noi (Nudisti in cammino sui sentieri della Lombardia, li abbiamo incontrati) sono state avanzate dal giornalista stesso (Andrea Mattei) delle osservazioni che, in parte, fanno pensare ad una mia non completa ed esauriente comunicazione, è mio dovere/diritto dare delle delucidazioni in merito.

  1. Sono i paladini del trekking … riportato … all’era Neanderthal .“ Non c’è bisogno di risalire all’era di Neanderthal per trovare la nudità sociale intesa come normalità, quantomeno per certi aspetti o in certi momenti: per anni il battesimo si è fatto da adulti e immergendosi nudi nell’acqua di un fiume; in diversi periodi storici la nudità era un segno di sottomissione a Dio; un secolo addietro e anche meno era del tutto normale per la società contadina mettersi a nudo in quelle situazioni in cui i vestiti buoni si sarebbero potuti sciupare, ad esempio andando la domenica al fiume per farsi un bagno con gli amici; la nudità è portata con assoluta normalità nei popoli che vivono ancora in una situazione di parziale decontaminazione dalla società occidentale; e via dicendo.
  2. sentire sull’epidermide il vento che soffia, il sole che cuoce, gli arbusti che graffiano, gli insetti che pungono…” libera rielaborazione delle mie parole e non è chiaro se sia una considerazione positiva o negativa, in ogni caso facendo riferimento ai miei cinquanta cinque anni di montagna, tra i quali quaranta d’insegnamento alpinistico a tutti i livelli e in tutte le forme, posso ben dire che le uniche scottature prese le ho prese quando al nudo ancora non ci pensavo, che gli arbusti graffiano per bene anche da vestiti e lo stesso dicasi per le punture degli insetti (per altro in dodici anni di nudità ho appurato che gli insetti si tengono lontani dai genitali).
  3. Se vi state chiedendo perché … lo abbiamo chiesto direttamente a loro. … perché camminare vestiti? risponde con una palese provocazione Emanuele Cinelli” La mia è tutt’altro che una provocazione, è solo una domanda logica e alla quale ad oggi nessuno ha saputo darmi una risposta convincente, una risposta che esuli dalla limitatezza e dall’opinabilità della religione, dei tabù, del pudore o della convenzione sociale.
  4. Locandina TappaUnica3V_600Poi mi sono accorto che così facendo rendo molto di più sia in resistenza che in velocità”: qui è un po’ meno comprensibile” Perché mai meno comprensibile? Sono un atleta e tutti gli atleti perdono ore e ore a studiare abbigliamento e materiali al fine di trovare quelli che gli danno la migliore resa possibile, lo stesso ho fatto io con la differenza che ho preso in considerazione anche la nudità trovandola assai più efficiente, così come la teoria della fisiologia di suo già mi aveva fatto intuire.
  5. Poi devo lavare meno roba quindi risparmio tempo, lavoro, soldi e sono più ecologico: questa… non ci sembra una buona ragione” La risposta andava vista estesa allo stile di vita nudista, leggendola con il solo e specifico riferimento all’escursionismo posso comprendere che sorgano delle perplessità, d’altra parte: visto che oggi già si lavora tanto per potersi permettere un minimo di decenza nella vita del quotidiano, dover lavorare di meno nel tempo restante non la vedo come una cattiva ragione; qualcuno avrà risorse economiche rilevanti, io no, io non mi posso permettere di acquistare ogni anno l’abbigliamento tecnico che mi serve, stando quanto più possibile nudo lo faccio durare molto di più dando un importante contributo alle economie; viviamo ad alta velocità e abbiamo sempre meno tempo da dedicare a noi stessi, avere metodi che possano farcene recuperare un poco è quantomeno utile; negare l’importanza dell’ecologia la trovo un’affermazione decisamente fuori luogo in una società che si trova soffocata dall’inquinamento, in una società dove ambientalisti ed ecologisti arrivano persino a suggerire di farsi la doccia solo due volte alla settimana e dove, per fare un solo esempio, sono gli stessi comuni che chiedono alla popolazione di usare il minimo indispensabile di detersivo.
  6. … quando si prova non si torna più indietro… e qui dobbiamo fidarci” Invero si può ben fare più che fidarsi, si può provare! Le escursioni di Mondo Nudo sono state ideate e vengono organizzate proprio per questo, sfruttatele!
  7. Siete pronti anche voi a convertirvi?” Invero non pretendiamo la conversione di nessuno, chiediamo solo il pieno e completo rispetto per le nostre opinioni e abitudini, così come noi comprendiamo e rispettiamo quelle di coloro che preferiscono stare vestiti: alle nostre escursioni non esiste obbligo alla nudità e già diversi sono gli amici che ci accompagnano stando vestiti; selezioniamo con attenzione i nostri itinerari onde evitare quelli affollati o anche solo piuttosto frequentati; avvicinandoci ai nuclei abitati ci copriamo; lo stesso facciamo per le strutture della ricettività. Purtroppo tale rispetto viene talvolta a mancare e questo talvolta per qualche strano motivo appare essere socialmente più rilevante del contrapposto tanto rispetto: nella società attuale ottengono ragione solo i prepotenti e i grandi numeri, di fare i prepotenti proprio non ci aggrada (lo lasciamo fare a quei pochi che ci osteggiano e che pare amino usare atteggiamenti aggressivi e minacce; curioso rilevare che costoro siano per lo più quelli che si oppongono anche ai diritti delle donne, alla non violenza sulle donne, all’accoglimento dei migranti, all’accettazione dell’omosessualità e via dicendo, apprezzando di converso il maschilismo, il razzismo, le foto delle donnine in costumi succinti e col il sedere ben in vista, le parolacce, eccetera), quindi possiamo e dobbiamo necessariamente puntare ad incrementare i nostri numeri.

0368_ph. fabio corradini_edIn merito ai commenti, precisando che per una serie di ragioni ne ho letti solo alcuni, ma di tutti mi è stato comunque sommariamente riferito, come prima cosa voglio ricordare a tutti un fatto importantissimo da tener sempre presente quando si commenta un articolo delle riviste on-line: è più unico che raro il caso di articoli che riportino per intero quanto espresso dall’intervistato, se volete leggere per intero le mie risposte le potete trovare qua: Perchè camminare nudi?

A chi commenta con fare trollesco  posso solo ricordare che l’aggressività e le minacce, ben lungi dal dimostrare saggezza e intelligenza, nulla portano alla società e alla fine si ritorcono contro chi le manifesta. Curioso che, quando si tratta di nudismo, costoro sempre utilizzino, alla stregua di quanto viene fatto dai militanti di fazioni militari estremiste, i bambini (ai quali invero il nudo proprio non infastidisce finché non vengono al riguardo condizionati dai genitori: leggi qui) come scudi umani e nelle minacce che seguono si paventino azioni violente fatte davanti a loro, ai figli: bella educazione che gli date, i nostri vengono educati al rispetto e alla non violenza!

“Non siete nudi, portate le scarpe!” Beh, allo stesso modo allora voi non siete vestiti visto che di certo non indossate il Burqa. A parte la battuta, camminare per ore sui sentieri di montagna a piedi nudi è cosa impraticabile, perfino nelle tribù che vivevano e che ancora vivono nella normalità del nudo i piedi venivano e vengono protetti con delle specie di ciabatte. In ogni caso quando troviamo condizioni adeguate, ad esempio un bel prato morbido e privo di sassi, le scarpe le togliamo con immensa soddisfazione. Insomma, siamo nudisti ma non stupidi e incoscienti, sussistono pur sempre questioni di sicurezza che invitano a camminare con adeguate calzature.

Sulla questione vipere, intanto posso comunicare che ne ho personalmente incontrate diverse, sia da vestito che da nudo, e mai ho avuto problemi, poi vorrei evidenziare che le vipere non volano e non saltano pertanto l’essere vestiti o nudi fa poca differenza a patto d’avere ai piedi adeguate calzature (cosa che ci riporta alla questione precedente), infine richiamo l’attenzione sul mio articolo “Nudismo e… vipere”.

Per altre eventuali questioni, per coloro che, invece di basarsi sui preconcetti e/o sul sentito dire, saggiamente vogliono acquisire corrette e ampie informazioni, ecco gli articoli che ho al riguardo già scritto:

Montagna nuda

Ritorno a… noi

Alpinismo e tecnologia: l’escursionismo ieri, oggi, domani

Escursionismo nudista: istruzioni per l’uso

Escursionismo, quale abbigliamento (1)?

Escursionismo, quale abbigliamento (2)?

Escursionismo, nudismo e… zecche!

 

Perchè camminare nudi?


dsc06316Visto che l’articolo sulla Gazzetta Nudisti in cammino sui sentieri della Lombardia, li abbiamo incontrati ha riportato solo una minima parte delle informazioni che in merito avevo inviato al giornalista (Andrea Mattei) e che da quella fonte sono arrivati e stanno ancora arrivando su Mondo Nudo molti visitatori, per altro tutt’altro che frettolosi, ritengo doveroso riportare qui per intero quello che avevo inviato. Qui, invece, trovate le mie osservazioni alle obiezioni del giornalista: Perchè camminare vestiti? (Risposte alla Gazzetta).


Nella e-mail del giornalista

A questo punto approfitto della sua disponibilità per farle un paio di domande.

Se ne ha voglia mi scriva due righe sul “perché camminare nudi”, quali i vantaggi e quali le controindicazioni (banalmente: come ci si protegge dal freddo?). Quanti siete in Italia a praticare questa attività, in quali zone e se incontrate problemi con le forze dell’ordine o di altro tipo.

Prima mia e-mail

Perché camminare nudi? Dopo quattro anni di attività e di comunicazione in merito a questo mi sono convinto che l’unica risposta veramente convincente sia “perché no, perchè camminare vestiti?”. Cercare di spiegare a parole quello che si prova emotivamente è già difficile per attività come l’arrampicata o il trail, talvolta anche per lo stesso escursionismo, figuriamoci quando a tali attività ci si abbina la nudità. D’altra parte è anche giusto provare comunque a dare delle risposte a chi formula domande:

  1. perché un nudista appassionato di montagna desidera ovviamente abbinare le due cose;
  2. perché quando si arriva, come me e come tanti altri nudisti, a vivere il più possibile nella nudità diviene inevitabile farlo anche in montagna;
  3. perché mi sono accorto che così facendo rendo molto di più sia in resistenza che in velocità;
  4. perché devo poi lavare meno roba indi risparmio tempo, lavoro, soldi e sono più ecologico;
  5. perché il mio corpo si irrobustisce e divento meno sensibile alle malattie stagionali;
  6. perchè quando si prova non si torna più indietro;
  7. perché la nostra pelle e il nostro corpo sono fatti per restare liberi, imbrigliarli nei vestiti vuol dire limitarne indiscutibilmente le naturali capacità di respiro e di termoregolazione inducendo eccessiva sudorazione, minore resistenza fisica, minore resistenza al caldo; i capi tecnici possono essere utilissimi ma mai potranno risultare efficienti quanto la nuda pelle, checché ne dicano i loro produttori (ne ho fatto esperienza pratica diretta, quella più significativa: in una giornata afosa d’agosto sono andato ad allenarmi su un duro sentiero vicino casa, indossavo capi tecnici da corsa, dopo poco ero cotto, ho tolto la maglia e sono riuscito a procedere ancora un poco, ho forzato più volte fermandomi spesso a riposare ma niente, non tiravo più, a quel punto ho tolto anche i pantaloncini restando nudo e sono riuscito a completare l’allenamento… i genitali sono i nostri principali termoregolatori ed anche il più leggero e traspirante tessuto ne altera il funzionamento);
  8. perché eliminando ogni barriera tra noi e l’ambiente che ci circonda portiamo la nostra capacità di attenzione e percezione ad un livello altrimenti impensabile, incrementando le sensazioni fisiche date dalle variazioni di temperatura, dall’aria percepita anche nei suoi più esili sospiri, dal contatto con gli elementi della natura (erba, foglie, rami, spine, eccetera), ma anche la sicurezza, la capacità di orientamento, la previsione dei cambiamenti meteorologici e via dicendo.

Svantaggi? Ben pochi, principalmente legati al fatto che quando si prova non si torna più indietro e quindi, non essendo ancora possibile starsene nudi ovunque e talvolta nemmeno in casa propria, inizia il calvario del rivestimento forzato, poi possiamo citare la paura d’incontrare qualcuno che possa mettere in atto azioni violente (non mi è mai successo, anzi, ma…), per alcuni anche il timore d’essere “scoperti” da colleghi, conoscenti, amici, parenti.

Protezione dal freddo? Beh, come ci si protegge dal freddo quando si è in spiaggia o in piscina o in altro contesto dove si sta in costume? Come ci si protegge dal freddo quando si è vestiti? Ecco facciamo la stessa identica cosa: ci copriamo! E nello stesso ordine: prima la parte superiore del corpo poi quella inferiore, notoriamente meno sensibile al freddo.

Che abbia potuto appurare in Italia sono stato il primo a ufficializzare il nudo nell’escursionismo (2012), l’ho fatto dopo aver scoperto che in Francia c’era un numeroso gruppo di persone che lo facevano e che avevano persino creato un’associazione riconosciuta dalla federazione francese dell’escursionismo (non ricordo il nome esatto), in quattro anni di attività pubblicizzata e condivisa attraverso il mio blog Mondo Nudo (quasi tutta in provincia di Brescia: Valle del Caffaro, Val Braone, Prealpi bresciane, Tonale, varie altre zone dell’Adamello) mi hanno affiancato una cinquantina di persone, delle quali una ventina sono ormai fedeli compagni d’escursione, tra questi ultimi anche persone che, per ora, preferiscono stare vestite. Un’altra cinquantina di persone, in maggior parte mosse dal mio esempio, fanno escursioni in nudità (non mi piace usare il termine “escursionismo nudista”, trattasi di escursionismo e stop, che si faccia vestiti o nudi dev’essere un normalissimi fattore secondario e irrilevante, così come, ad esempio, il fatto di vestirsi sempre di un dato colore o di utilizzare un certo tipo di calzatura) in altre zone d’Italia (Piemonte, Val d’Aosta, Liguria ed hanno timidamente iniziato anche in qualche altra regione del centro sud. Questi sono i numeri certi, poca roba per ora ma in crescita esponenziale: se si arrivasse ad una certezza legislativa è certo che crescerebbero oltremisura, così come il nudismo diverrebbe molto comune in Italia (rilevazioni di diversi sondaggi fatti in ambiti non nudisti).

Forze dell’ordine non le ho e non le abbiamo mai incontrate, facendo fede alle diverse sentenze giudiziarie degli ultimi sedici anni e a quelle della Cassazione che rendono il nudo ufficiosamente possibile nei luoghi reconditi e isolati (oltre a quelli appositamente definiti o da tempo così frequentati) ,tendo a scegliere itinerari poco frequentati. Al contrario ho e abbiamo ormai incontrato diversi altri escursionisti e la reazione è sempre stata o di indifferenza o di stupore o addirittura di “uhm, che bella idea!”. In alcuni casi, come quest’anno durate il nostro ennesimo soggiorno al Rifugio Prandini quando sono arrivati un ragazzo e una ragazza che si sono fermati a cenare e dormire, ne è nato un bel dialogo costruttivo e formativo, per loro e per noi. Positivi anche i contatti con alcune amministrazioni comunali, in un caso l’assenza di risposta l’abbiamo interpretata come “non vi supporto ma nemmeno vi ostacolo”, nell’altro ci è stato dato il benvenuto dal sindaco stesso. Attraverso i social network ho molte persone che leggono, commentano positivamente e rilanciano i miei post, anche ora che non sono più su Facebook c’è chi provvede per me.

Grande rilevanza e seguito ha riscosso il mio viaggio di TappaUnica3V 2016 (che ripeterò nel 2017 essendomi dovuto fermare a venti chilometri dall’arrivo e dopo aver saltato quasi tutte le più impegnative varianti alte che invece volevo fare): un lungo (150km e oltre 7000 metri di dislivello) e in buona parte nudo cammino sul sentiero 3V, fatto in unica tratta, ovvero camminando notte e giorno con tre sole brevi soste di rifornimento.

Seconda mia e-mail (che purtroppo non arriva in tempo)

Se sono ancora in tempo faccio alcune integrazioni alle informazioni che le avevo mandato.

  • Non voglio affermare che le aziende produttrici di abbigliamento dicano cose false o sbagliate, hanno certamente ragione dato che manco prendono in considerazione la possibilità di camminare o correre nudi e pertanto le loro ricerche risultano condizionate dai messaggi termoregolatori sbagliati che il nostro corpo manda al cervello quando i genitali sono coperti. Sarebbe interessante trovare un’azienda che volesse fare delle ricerche su atleti che camminano e corrono nudi.
  • Quando fa caldo è frequente (un tempo era usuale, oggi molto meno, ma noto una certa ripresa) che gli escursionisti si mettano a torso nudo, beh, paradossalmente sarebbe molto più utile restare a torso coperto, specie se si utilizzano maglie tecniche moderne, e mettersi a nudo dalla vita in giù.
  • Tra gli svantaggi c’è ne è uno che mi ero dimenticato e l’allenamento di oggi me l’ha rimesso in evidenza… camminando a passo sostenuto o correndo lo scroto può irritarsi e bruciare a causa delle sfregamento contro le cosce, si risolve con un rimedio che conoscono bene tutti i maratoneti e i runner in genere: gel lubrificante (io non lo uso dato che ho notato che comunque dopo un po’ il bruciore si attenua per poi sparire del tutto e non ripresentarsi più, al limite basta rallentare un poco il passo).
  • Per le donne, sebbene la nudità tenda a rinforzare i muscoli che sostegno le mammelle, se queste sono grosse c’è pur sempre il problema, correndo ma non camminando, dello sballottamento che alla lunga può diventare doloroso.
  • Falso svantaggio è quello che molti ipotizzano quando gli si parla del nudismo: gli eritemi solari; i genitali sono ben protetti di natura per il resto esistono le creme solari, se ne consuma sensibilmente di più che stando vestiti ma usandole in modo opportuno ci si abbronza al punto da doverne usare pochissima o niente.
  • Per i numeri, le ho dato solo quelli dei nudisti che in Italia praticano l’escursionismo portandovi il loro stile di vita; parlando di nudisti in genere in Italia ce ne sono di sicuro almeno cinquecentomila, ma si ipotizza che si possa arrivare al milione e potenzialmente anche molto oltre se aggiungiamo i tantissimi tedeschi (dove di massima il nudo è visto come stato di normalità anche quando attuato in luoghi pubblici) che qui vengono in ferie e che stanno in costume solo perché in Italia il nudismo non è adeguatamente supportato a livello legislativo (la legge non lo vieta di fatto, ma la vecchia convenzione giuridica che lo riteneva offesa al pudore, seppure ormai più volte inattesa, continua a pendere sulla testa dei nudisti essendo facoltà di ogni milite delle forze dell’orine e di ogni giudice pensare e decidere di suo parere anche in contrapposizione al parere degli altri e della Cassazione).

 

Vestiti è bello, nudi è meglio!


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Per cinquant’anni ho vissuto vestito e per i successivi dieci ho comunque suddiviso il mio tempo tra una parte vestita e una nuda. Come me lo stesso hanno fatto tante altre persone e una cosa ci accomuna tutti: il desiderio di estendere quanto più possibile, magari alla totalità del nostro tempo, la parte nuda. Cosa se ne può dedurre? Facile: nudo è più bello che vestito!

Attenzione, più bello, solo più bello, non voglio assolutamente affermare che solo da nudi sia bello, anche vestiti le cose sono belle, c’è però un qualcosa che si può percepire solo dopo aver provato la nudità. Dopo pochi minuti ci si sente a proprio pieno agio, dopo qualche ora s’inizia a sentirsi diversi senza avere percezione del perché, dopo alcuni giorni si può iniziare a percepire che da vestiti non manca nulla, c’è solo qualcosa di troppo: i vestiti, per quanto pochi e leggeri.

Vestiti è bello, nudi è meglio! Sperimenta con noi questo motto (anche senza spogliarti).

Vestiti è bello, nudi è meglioClicca sull’immagine sopra per visionare l’album fotografico in Flickr

Comunicare il nudismo


_MG_6387Da molti anni non solo sono nudista ma cerco anche di fare informazione, anzi, istruzione sul nudismo, mi sono così reso conto di un fatto: è pressoché impossibile far comprendere il nudismo attraverso le sole parole ed anche le immagini aiutano molto poco, l’unica cosa è l’esempio, il mettere gli altri a diretto contatto con la nostra semplice nudità. Detto questo è però evidente che saremo pur sempre chiamati a parlare di nudismo, a spiegare il nostro desiderio di stare nudi, pertanto è necessario essere coscienti e padroni quantomeno delle principali regole della comunicazione, specie di quella da effettuarsi in stato di possibile conflittualità.

Assertività

Parto da qui in quanto per ogni comunicazione potenzialmente conflittuale è regola cardine: mai porsi sopra e/o in contrapposizione all’altro, bensì sempre partire dal presupposto che l’altro ha le sue buone ragioni per comportarsi o ragionare come sta facendo, nostro compito comprendere tali ragioni e, pazientemente, smontarle, ovvero rimuoverle, una ad una.

“Il nudismo è una porcheria” dice lei, “stronza bigotta” risponde lui.

Reazione comprensibile in chi ha scelto di vivere nudo e crede nella positività del nudismo, d’altra parte questo modo di frapporsi a chi obietta sul nudismo provoca solo l’alzarsi di barriere difensive e la comunicazione diviene impossibile: qualsiasi cosa andremo poi a dire verrà completamente filtrata e andrà categoricamente persa.

Mai impostare una comunicazione che risulti “tu sbagli, io ho ragione”, la comunicazione dev’essere sempre improntata al “comprendo il tuo modo di vedere le cose, permettimi di illustrarti la mia visione”.

“Il nudismo è una porcheria” dice lei, “dalla tua affermazione comprendo che hai avuto brutte esperienze con il nudo e le persone nude, se vuoi lasciamo cadere il discorso, ma permettimi di suggerirti uno spunto di riflessione: le persone possono essere molto diverse tra loro e per tanti il nudo è solo una sana, bella e normalissima scelta di vita”.

Chiarezza

“Pinco Pallo è uno splendido villaggio naturista”, “vieni alla spiaggia naturista di…”, “siamo naturisti e ne siamo orgogliosi”, “vogliamo una legge sul naturismo”.

Va bene ad un certo punto della storia nudista si è assunto il termine naturismo come suo sinonimo, eppure la maggior parte delle persone non sa cosa sia il naturismo, i più acculturati potrebbero ricordare che la parola naturismo apparve per la prima volta agli inizi del Romanticismo quanto un gruppo di scrittori e poeti focalizzò la propria attenzione sulla natura, qualcuno potrebbe (giustamente) pensare ad amanti della natura (naturalisti sono coloro che studiano la natura e i sistemi per proteggerla), in ogni caso siamo fuori strada e il messaggio appare completamente stravolto o incomprensibile.

La comunicazione deve evitare ogni possibile fraintendimento, già è difficile farlo usando termini precisi, figuriamoci se utilizziamo termini ambigui, parole che nel tempo hanno assunto significati anche diversi.

“Pinco Pallo è uno splendido villaggio nudista”, “vieni alla spiaggia nudista di…”, “siamo nudisti e ne siamo orgogliosi”, “vogliamo una legge sul nudismo”.

Così è inequivocabile, tutti lo possono comprendere al volo, non possono sorgere fraintendimenti, non ne possono derivare domande la cui risposta è altrettanto ambigua del termine stesso e deve alla fine necessariamente contenere la parola che si è cercato di camuffare: nudismo.

Ecco, camuffare, non tutti lo vogliono fare, ma in ogni caso questo è quello che può apparire all’interlocutore quando alla fine viene a sapere che naturismo è sostanzialmente un sinonimo di nudismo ed allora la frittata è fatta. Peggio ancora quando si usa la parola naturismo, e i suoi collegati, proprio per la vergogna di usare la parola nudismo e tutti i suoi collegati, in tal caso la vergogna si manifesta attraverso il linguaggio del corpo e le altre espressioni non verbali, nella comunicazione assai più incisive di quelle verbali: “se ti vergogni tu che lo fai, perché mai dovrei io aderire ad esso o anche solo accettarlo?”.

“Pinco Pallo è uno splendido villaggio nudista”, “vieni alla spiaggia nudista di…”, “siamo nudisti e ne siamo orgogliosi”, “vogliamo una legge sul nudismo”.

Semplice, chiaro, manifestamente educativo, decondizionante!

Disponibilità, attenzione all’altro, non aggressività

Appena rientrate da un’escursione sotto la pioggia, nell’atrio del rifugio alcune persone stanno asciugandosi e sono nude, improvvisamente sull’uscio compaiono due sconosciuti: “siamo nudisti, non ci infastidisce se ci vedete nudi”.

Apprezzabile, conoscendo la persona che così si è espressa, la voglia di manifestare fin da subito il proprio orgoglio nudista, la controparte potrebbe però avvertire una modalità aggressiva e impositiva e/o evocare un atteggiamento esibizionistico (“guardami pure, è quello che desidero”). Se dall’altra parte ci sono persone già di loro mal disposte verso la nudità la reazione sarà di certo oppositiva: come prima cosa verrà manifestata in modo altrettanto aggressivo e impositivo la richiesta di rivestirsi, in secondo luogo sarà inibita una qualsiasi prosecuzione del dialogo. Se, al contrario, la controparte è più aperta e tollerante (o addirittura accettativa) il naturale risentimento verso l’aggressione e l’imposizione potrebbe comunque alzare una barriera comunicativa rendendo meno probabile e comunque più difficile l’eventuale prosecuzione del dialogo, in aggiunta o in alternativa si potrebbero creare i presupposti per una deviazione del dialogo da quello che dovrebbe invece essere il suo più opportuno proseguo: domande sull’esibizione del corpo piuttosto che sulle motivazioni del nudo e del nudismo.

Se volgiamo farlo accettare il nudo dev’essere normalità e non solo a parole ma anche nei fatti!

“Salve, venite pure avanti c’è posto per tutti. Vedo che siete bagnati fradici, vi facciamo spazio e se vi servono abbiamo asciugamani puliti da prestarvi”.

Attenzione agli argomenti “tabù”

Due gruppi di persone, l’uno nudista l’altro no, dialogano tranquillamente sulle motivazioni del nudismo, uno dei nudisti prende la parola e senza che nessuno abbia mai fatto affermazioni in merito: “il nudismo non ha niente a che fare con il sesso”.

Vero, verissimo, d’altra parte se il nudismo non ha niente a che fare con il sesso perché affermarlo fin da subito, a prescindere, senza una precisa motivazione, senza precisa interrogazione in merito? Se sento il bisogno di parlarne è perché a mio modo di vedere sussiste un legame imprescindibile ed anche se le mie parole dicono il contrario il mio solo parlarne e il mio linguaggio non verbale (inevitabilmente legato alla mia esigenza di parlarne), trasmetteranno tale legame e sconfesseranno (invertiranno), nelle mente dell’interlocutore, quello che sto affermando. Oppure sono ossessionato dall’idea che il nudismo venga osteggiato solo è perchè si lega il nudo al sesso, in tal caso quello che comunicherò potrebbe essere solo la mia ossessione e l’interlocutore potrebbe dannosamente pensare ai nudisti come ad un gruppo di persone mentalmente disturbate (ossessionate).

Anche questo è un punto cardine nella comunicazione tra parti: poco importa se sia vero, se capiti davvero, se sia argomento comunemente discusso, gli aspetti potenzialmente “scabrosi” o “pericolosi” vanno assolutamente taciuti, se ne parla solo qualora sia la controparte a tirarli in ballo, solo in risposta a domande esplicite.

Ascoltate con attenzione e a lungo un abituale comunicatore, quale un politico, un prete, il Papa, esaminate i suoi discorsi, noterete che ci sono parole che mai vengono utilizzate: tutte quelle parole che potrebbero mettere in evidenza l’azione condizionante del discorso, tutte quelle parole che invece di subliminale l’attenzione indurrebbero al ragionamento autonomo, tutte quelle parole (cosa che più di tutte riguarda la situazione del comunicare il nudismo) che possano indurre pensieri opposti a o quantomeno deviati da quelli che il discorso vuole esaminare.

In conclusione

Certo non tutti sono degli esperti comunicatori, non tutti sono abituati a gestire il confronto, non tutti possono dedicare ore e ore a studiare le tecniche della comunicazione e a esercitarsi sulla loro applicazione, ma visto che più o meno tutti i nudisti desiderano poter vedere un allargamento se non della nudità quantomeno della possibilità di stare nudi, ecco che tutti i nudisti si trovano nella necessità di attuare l’unico comportamento che al suddetto obiettivo porta portare: comunicare il nudismo, cosa che si può proficuamente fare solo se ci si attiene a quelle poche regole che ho sopra enunciato: assertività, chiarezza, disponibilità, attenzione all’altro, non aggressività, attenzione agli argomenti “tabù” e, questione assai complessa non trattabile in poche righe e comunque in piccola parte (quella più semplice da controllare) illustrata parlando delle altre regole, attenzione ai segnali non verbali (nostri e altrui).

Il nudismo non si può far comprendere con le sole parole, è necessario provarlo, però è anche indispensabile comunicarlo, facciamolo bene, spesso è meglio poco che tanto: “vestiti è bello, nudi è meglio”, frase assertiva, disponibile, attenta all’altro, chiara, non aggressiva, priva di parole “pericolose”, insomma frase altamente comunicativa.

Vestiti è bello, nudi è meglio!

The Tempest Returns


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Ecco come si crea il successo, c’è molto da imparare da queste donne e io lo sto facendo, spero anche altri, soprattutto tra i nudisti (e naturisti) italiani sempre troppo restii a manifestarsi, sempre troppo pronti a soccombere, sempre troppo soggetti al pensiero debole.


This past May, we put on an all-female, fully nude production of Shakespeare’s final play, The Tempest, outdoors in Central Park. It was a huge success, attracting not only an audience of hun…

Sorgente: The Tempest Returns

Il nudo e la scuola


Sebbene l’educazione della famiglia resti cardinale rispetto ad ogni altro ambiente educativo, la scuola, intesa come ambiente di vita, apporta un influsso che, per certi ambiti, può totalmente distruggere quanto fatto in casa. I ragazzi e ancor più gli adolescenti hanno l’estremo bisogno di integrarsi nei vari strati sociali in cui vivono e la famiglia è un ambito privato anziché sociale. Ecco che ragazzi a casa molto tranquilli una volta a scuola si scatenano, ragazzi che a casa sono educati a scuola diventano maleducati, ragazzi che cresciuti secondo date regole ad un certo punto le rifiutano e si comportano esattamente all’opposto. I ragazzi devono integrarsi tra loro e, purtroppo, uno dei mezzi più semplici e rapidi per ottenere ciò è quello di mettersi in mostra, fare i bulli, manifestare rivolta contro le regole, ripudiare l’educazione ricevuta.

educazione nudistaCosa c’entra questo con la nudità e il nudismo? C’entra, c’entra! C’entra perché il nudismo attiva una serie di positivi meccanismi che potrebbero riequilibrare quelli visti innanzi, lo stare nudi in società porta a superare alcuni condizionamenti che sono alla base di tali malsani atteggiamenti.

Tanto per cominciare, visto che la scuola non può e non deve opporsi all’educazione famigliare, visto che è preoccupazione ormai comune quella di rispettare le varie ideologie, verrebbe così rispettato il diritto dei ragazzi nati e cresciuti in una famiglia nudista, sempre più numerosi e oggi quasi gli unici a essere discriminati, di non vedersi alterati nel loro stile di vita (la figlia di amici un giorno non voleva andare a scuola e si è scoperto che il motivo era perché la maestra, essendoci una festina con piscinetta, aveva richiesto alle bambine il costumino intero o i due pezzi e lei, abituata a fare le vacanze in nudità, aveva un solo pezzo).

Poi…

  • C’era un tempo in cui la nudità era un segno di rispetto verso coloro che, vivendo in stato di povertà, non potevano permettersi un costume e/o il cambio di vestiti, così in certe situazioni tutti nudi o, quantomeno, nudi coloro che non potevano fare diversamente, e questo avveniva anche in alcune scuole, ad esempio quando le lezioni si spostavano in piscina.
  • In diverse università anglosassoni, ma non solo, la nudità è prassi accettata in occasione momenti goliardici o attività sportive e nessuno se ne esce scandalizzato o viene molestato.
  • Nella nudità generale vengono ad essere annullate quasi tutte le differenze sociali, facilitando notevolmente l’integrazione… altro che i grembiulini.
  • La nudità comporta necessariamente una maggiore attenzione all’igiene personale e, da docente, posso assicurare che ce ne sarebbe un grande bisogno.
  • L’essere nudi insieme, ovviamente senza separazioni di genere, determina il superamento della visione oggettivata dell’altr* e il relativo comportamento sessista.
  • Vedersi nudi e vedere il nudo migliora inevitabilmente il rapporto con sé stessi e il proprio corpo, eliminando o quantomeno attenuando le problematiche della visione di sé.
  • Si annullerebbero, ovviamente, anche tutti quegli atteggiamenti di scherno verso lo stato fisco dei compagni: si vedono magari meglio ma si vedono anche i propri e li vedono anche gli altri.
  • Il contatto fisico tra nuda pelle trasmette messaggi fortissimi e lega tantissimo le persone.
  • La conseguente riduzione dello spazio vitale migliora sensibilmente le possibilità comunicative, di conseguenza l’integrazione.
  • Bambin* e ragazz* abituati alla nudità sono meno sensibili alle moine dei pedofili e, pertanto, più difficilmente preda degli stessi.

Nudi a scuola si starebbe meglio, si crescerebbe meglio, la società crescerebbe meglio e il futuro sarebbe per certi versi più ottimistico.

Nudi a scuola, si potrebbe iniziare con il proporre dei brevi momenti di allontanamento dalle vesti (ad esempio dopo l’attività in palestra suggerire, spiegandone le importanti ragioni medico salutistiche, di fare la doccia nudi) e poi pian piano incrementare il tempo nella nudità consentendola (la non obbligatorietà dev’essere base fondante del processo, altrimenti il tutto diverrebbe un’altra regola da osteggiare e violare) nell’ambito di quelle attività che più di altre possono trarre vantaggi rilevanti dalla nudità: ginnastica, piscina (dove c’è), giochi con l’acqua, giochi ove i vestiti potrebbero sporcarsi o danneggiarsi e via dicendo.

Nudi a scuola, cosa costa provarci? Paura di riuscirci? Paura di dover rivedere le proprie preconcette innaturali adulte posizioni sulla nudità?

Nudo col maglione


IMG_9514Sto salendo verso la vetta di un’alta montagna, ad un certo punto il cielo inizia a farsi grigio e il vento gira di direzione preannunciando l’arrivo di una bufera. La temperatura cala sensibilmente, dobbiamo fermaci per indossare i caldi giubbotti.

In abito leggero cammino per la città in una calda sera d’estate, alla vita ho legato un maglioncino qualora le previste piogge arrivino prima del mio rientro a casa.

Oggi lavori di riassetto del giardino, pantaloncini e maglietta sono d’obbligo seppure la giornata sia freschina. Passano le ore e la sera incalza, nonostante i lavori continuino incessanti, inizio a sentire un poco di freddo, mi fermo un attimo e m’infilo la giacca della tuta che avevo lasciato appesa all’altalena.

Vacanza al mare, ennesima giornata in spiaggia, oggi però il tempo fa le bizze per cui ci siamo portati appresso dei maglioncini da poter infilare nel momento che dovessimo iniziare a sentir freddo.

Quattro situazioni differenti, quattro situazioni dove il freddo più o meno intenso domina la scena, quattro situazioni in cui i protagonisti sono costretti a indossare qualcosa per coprirsi e in tutti e quattro i casi viene aggiunta copertura alla sola parte alta del corpo. Ovvio, naturale, spontaneo, chiunque possiede nel suo bagaglio esperienziale siffatta informazione: se viene freddo innanzitutto aumenti la copertura del busto, dal collo alla vita, e solo in seguito potresti forse sentire il bisogno di coprire maggiormente anche la restante parte del corpo.

Cambiamo scenario.

IMG_2091Un uomo prende il sole sulla spiaggia, è nudo, ma nessuno pare dargli attenzione: qui la nudità è regola. Ecco che dal mare si alza una leggera brezza, tutti s’infilano una maglia, compreso l’uomo nudo e… Ribrezzo, orrore: “sei un esibizionista”, “che senso ha coprirsi sopra e non sotto?”, “fai schifo”, “ma copriti!”

Discussione su un forum nudista, si parla di una foto che qualcuno ha pubblicato da poco, una foto in cui si vede una persona che passeggia per la campagna, indossa la giacca di una tuta e il resto è nudo. I commenti? Per la maggiore sono commenti di disprezzo: “non ha senso”, “se hai freddo ti copri tutto, non solo la parte alta”, “esibizionista”, eccetera.

Due situazioni similari alle precedenti quattro, due situazioni in cui il fresco domina la scena, due situazioni in cui, però, secondo alcuni, comunque troppi specie in ambito nudista, non è più valido l’atteggiamento comune e naturale visto nei quattro esempi iniziali. Se sei vestito è lecito aumentare la sola copertura della parte superiore, se sei nudo no, se sei nudo devi illogicamente coprirti completamente. Perché? Perché mai da nudi ci si dovrebbe comportare in modo differente, meno naturale, meno spontaneo di quanto si farebbe da vestiti? Boh!

Libertà… una questione di mente


Cogito ergo dubitoFortunatamente mi è capitato, almeno con riferimento al nudismo, pochissime volte, le conto proprio sulle dita di una mano, ma oggi è successo quindi, vista anche l’elevata pericolosità sociale di un tale modo di ragionare, ne voglio parlare un attimo.

Oggi cercando delle informazioni sulle scarpe da corsa in montagna sono incappato in un sito con diversi articoli interessanti e mi sono soffermato a leggerlo. Purtroppo all’interno d’uno di questi c’era un’affermazione molto particolare: “Un punto sul quale insistono molto i sostenitori della corsa naturale è il senso di libertà individuale che dà il correre a piedi nudi. Personalmente penso che la libertà sia un concetto molto più profondo e che non possa ridursi a un paio di scarpe o a un vestito (nudismo). Anzi chi pone questioni esteriori è forse incapace di realizzare vere condizioni interiori di libertà”.

Ah, si, la libertà sarebbe solo una questione interiore?

La libertà è un concetto molto semplice e chiaro, bastano pochissime parole per definirla: “lo stato di chi è libero”. Dove libero è: “Che non è soggetto al dominio o all’autorità altrui, che ha facoltà di agire a suo arbitrio, senza subire una coazione esterna che ne limiti, materialmente e moralmente, la volontà e i movimenti” (vocabolario on-line Treccani). Uhm, tralasciando il fatto che da questa definizione si evince che in realtà nessuno è realmente libero, dove si troverebbe il “concetto molto più profondo”?

montagna_nuda2Evidentemente si è talmente condizionati da accettare volontariamente o, più facilmente, voler imporre limitazioni alla libertà motivandole con il discorso dell’interiorità. Certo è un modo per sentirsi meglio a fronte dell’impossibilità di fruire di una vera libertà, certo è un comodo mezzo per giustificare l’imposizione di assurde ed inutili regole sociali, ma questo non ne fa un assioma e sarebbe bene starci attenti visto che con un siffatto discorso si vanno a giustificare e, peggio, a rendere leciti pericolosi atteggiamenti sociali quali lo schiavismo e ogni altra forma di privazione delle libertà sociali e personali: le dittature, il maschilismo, l’oppressione sociale di genere, l’integralismo razziale e religioso, la discriminazione d’ogni genere, ogni esaltazione di potere sia essa in ambito politico che economico che lavorativo e via dicendo. “Di che ti lamenti? Sono solo questioni esteriori che manifestano la tua incapacità a realizzare la vera e unica libertà, quella interiore. Sentiti libero e sarai libero!” così potrebbero in tal senso rispondere i dominatori ai dominati che manifestano dissenso per le privazioni imposte e chiedono il riconoscimento di diritti sociali e personali.

Pericoloso, molto pericoloso, stiamoci attenti!

Per altro, visto che sto parlando di qualcuno che scrive articoli tecnici su un magazine elettronico e forse anche altrove, aggiungerei altre considerazioni.

  • Mai parlare delle cose senza averle sperimentate di persona: è quantomeno evidente che lo scrivente mai ha provato a stare nudo in un contesto di nudismo: chiunque l’abbia fatto parla soprattutto proprio dell’intimo, ovvero interiore, senso di libertà che ha provato, altro che questione esteriore.
  • Mai utilizzare il pensiero personale come assioma: “personalmente credo che” ok, è il tuo pensiero, il mio è un altro e allora? Perché deve essere più valido il tuo del mio? Perché devo annullare il mio per accettare il tuo? Scritti che vogliono essere scientifici o anche solo tecnici devono esimersi dalla manifestazione di pensieri personali e…
    • mai partire da un’idea preconcetta per creare le prove che la dimostrino;
    • sempre partire dalle prove e da queste definire l’idea che ne deriva.
  • Sempre evitare gli abbinamenti azzardati: un conto è indicare le palesi limitazioni alla corsa a piedi nudi, un altro è usare queste per affermare che il nudismo sia solo la manifestazione di semplici questioni esteriori; è, al contrario, facilmente dimostrabile che il senso di libertà prodotto dal nudismo è tutt’altro che esteriore, basta provare a stare nudi per alcune ore, meglio se in un contesto naturale (bagno in mare o lago o fiume, escursione in montagna, eccetera), ma anche in casa propria a patto di comportarsi normalmente, ovvero non limitarsi ad una sola stanza e alla sola condizione di staticità (stare fermi a letto o in poltrona).

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Spiegare o provare il nudismo


IMG_8335In questi ultimi anni ho lavorato molto per far conoscere agli altri perché esistano persone che, fuori dai canonici contesti, preferiscano stare nude piuttosto che vestite, nel tempo ho pian piano modificato il mio modo di comunicare per renderlo sempre più preciso ed efficiente, posso anche dire d’aver ottenuto un discreto successo e la mia voce sempre più riesce a circolare anche fori dai classici ambienti nudisti, eppure, ogni volta che affronto la questione, anche in assenza di ostracismi evidenti sempre percepisco la presenza di resistenze psicologiche, raramente qualcuno mi dice “ok, voglio provarci”.

Non è questione di ostracismo, di insensibilità, di mente bloccata, di bigottismo, è questione di abitudine, una lunga, lunghissima abitudine: immaginate di voler spiegare i sapori di una bella bistecca a chi da sempre mangia solo carne in scatola, difficile, deve mangiarla.

Per comprendere il nudismo si deve provarlo!

La prova, comunque, potrebbe anche fallire: immaginate una persona che avendo mangiato sempre e solo carne in scatola prova ad assaggiare una bistecca, molto probabilmente la sua prima reazione sarà quella di sputare il boccone appena messo in bocca, dovrà riprovarci e solo dopo un numero variabile di bocconi comincerà a percepirne il gusto più naturale e gradevole, solo dopo alcuni bocconi.

Per percepire la qualità della vita a nudo potrebbe essere necessario provarci più volte.

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The Street, Fair


“We’re not out to pick fights; we’re out to set an example” Excellent this is the correct road / “Non vogliamo fare lotte ma solo dare l’esempio” grandiiiiiii Questa è la strada da seguire!

Eccole nuovamente all’opera, ecco un esempio d’intelligenza, altro che proporre o sostenere leggi castranti, altro che crearsi tare mentali su presunte offese agli altri: uscire a testa alta, uscire tra la gente, uscire certi della propria normalità, uscire e… dare l’esempio!

The Outdoor Co-ed Topless Pulp Fiction Appreciation Society

IMG_5756Happy Memorial Day, everyone.

This marks the (unofficial) start of summer, and with it the start of street fair season, when New Yorkers — if they don’t flee the city entirely on weekends — spend their weekends at these migratory festivals full of guilty-pleasure food (crepes! zeppoles! mozzarepas!) and miscellaneous tchotchkes (dental tools! chopstick art! old LPs!). The weather is invariably hot, usually humid, often stifling, and any man in the crowd can walk without his shirt on. But you never see women doing it. Never. And how is that fair?

So we took matters into our hands.

IMG_5744We visited the annual fair held on Broadway, up on the Upper West Side. There were half a dozen of us and hundreds of other pedestrians, and yes, we got our share of stares and double takes. But overall people were indifferent or at least trying to appear so. A…

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After the Storm


Big, big, big! Incredibili e magnifiche queste donne, a quando in Italia? Gli USA, e tutti i paesi anglosassoni, ammettono la nudità pubblica anche nei contesti urbani quando attuata nel contesto di manifestazioni e spettacoli artistici, in Italia, notoriamente meno puritana, questo non esiste e chi ha provato a fare qualcosa di similare (World Naked Bike Ride) si è trovato davanti il muro istituzionale!

Fondamentale e istruttivo il passaggio dove si evidenzia la prevalenza in larga misura di coloro che hanno apprezzato e approvato l’evento, senza manifestare contrarietà per il nudo, dimostrando ancora una volta (sarebbe ora che lo si capisse in via definitiva) che il nudo di per sé stesso non offende, al contrario di per sé stesso viene ormai in larga misura inteso come naturale e lecito! Che la si finisca di dare autorità alle poche voci di opposizione, è ora di aprire la società al nudo pubblico senza limitazioni e senza condizioni, ne conseguirebbero solo vantaggi, tanti e importanti vantaggi.

The Outdoor Co-ed Topless Pulp Fiction Appreciation Society

IMG_4013Well! That was an adventure.

It’s not every day that we’re the #1 trending topic on Facebook.

Or written about by the Daily News, the Associated Press, three British newspapers (the Independent, the Guardian, the Daily Mail), New York NewsdayMetro New York, and countless websites (among others, Huffington PostSalon, and Jezebel). Oh, and did we mention NBC News?

IMG_3800What caused that storm of attention? Simple. On two beautiful days last week — rain threatened for a while, but what we wound up getting was sun — our merry band put on a show in Central Park. The show was William Shakespeare’s play The Tempest, a story of sorcery and conspiracy and romance on a tropical island, and we performed it with an all female cast of 13, fully nude.

IMG_3862“Fully nude?” you ask. “I know it’s legal for women…

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Di femminismo moralista, effetti culturali e uomini che sfuggono alle dicotomie


Questa immagine mostra in qualche modo come viene affrontata la nudità, anche quando è una libera scelta, dalle nostre parti. Si mette a fuoco lo sguardo censorio delle suore e quello compiaciuto d…

Sorgente: Di femminismo moralista, effetti culturali e uomini che sfuggono alle dicotomie

Spring Ahead!


Seguo da qualche anno  queste donne e ho potuto apprezzare la loro crescita e la crescita della società attorno a loro, chiara e lampante dimostrazione del fatto che la legalizzazione… oops, liberalizzazione della nudità (anche se qui è limitata alle sole mammelle, il discorso logico è lo stesso visto e considerato che le opposizioni verso il topless sono le stesse di quelle verso la nudità completa, manifestate con la stessa ottusa ostinatezza e lo stesso bigotto fervore) invece di provocare problemi smorza le opposizioni e crea un’importante e positiva crescita sociale, portando molto più che alla semplice accettazione del nudo sociale.

Forza cari politici italiani, nazionali o locali che siate, smettetela con l’ipocrisia, smettetela di dar credito alle poche ottuse voci, fate il bene dell’Italia e dei cittadini italiani, date ascolto e spazio ai tanti che democraticamente, civilmente ed educatamente accettano la nudità sociale, tra i quali, per giunta, una bella percentuale sarebbe pronta a mettersi a nudo se fossero certi di non andare incontro a problemi con le forze dell’ordine e la giustizia. Che sia, però, una vera liberalizzazione e non una farsa volta a rinchiudere i nudisti dentro le mura di strutture che a qual punto assumerebbero più la forma di ghetti che di villaggi, campeggi, spiagge, eccetera, validando le malate tesi di chi vede nel nudo una volgarità, un’offesa, un fastidio, provocando alla fine una negativa regressione sociale invece che una positiva evoluzione. Forza, non fateci aspettare ancora a lungo.

The Outdoor Co-ed Topless Pulp Fiction Appreciation Society

IMG_0840What’s that tickle in our collective noses? Could it be…allergy season? Yes: a glance at the calendar confirms it, the days get an hour longer this Sunday, and suddenly warm weather isn’t a freak occurrence, it’s something we can start expecting as our due.

But for now it still has a whiff of the special treat about it, so when the weatherfolk said it would hit the 70s this week — Fahrenheit, kids…the real 70s! — we all breathed a collective sigh and made a beeline for the park.

IMG_0660It’s that wonderful season where some people still have down parkas on and others not so much. Count us in the ‘not so much’ brigade. It feels so good to get those layers off, and not stop until there’s nothing left to get off.

IMG_0836IMG_0855Helping set the tone, we came bearing waffles from the nearest Wafels & Dinges truck, books ranging from the…

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Aiuto per una tesi sul #turismo #naturista #nudista


incollare IMG_1816Con immenso piacere giro a voi miei carissimi lettori la richiesta che ci ha formulato una laureanda in Scienze del Turismo all’Università di Milano Bicocca.

Fra venti giorni deve consegnare la tesi, dal titolo “Il naturismo, una tipologia di turismo poco diffusa in Italia: un confronto con la Francia” e per presentare un lavoro  il più possibile completo ed esauriente ha bisogno di un importante aiuto: la compilazione di un semplice e veloce questionario sul turismo naturista.

Potete procedere in due modi, il primo sarebbe quello preferito dalla nostra amica:

  1. scaricate il file Word cliccando qui, compilatelo e rispeditelo attraverso questo link… Invia Questionario Naturismo (se non vi si apre la finestra per inviare la mail, posizionando il cursore sul link appare in basso a sinistra dello schermo l’indicazione in chiaro dell’indirizzo e-mail da utilizzare, oppure fate click destro sul link e utilizzate la funzione “copia link” o, a seconda del browser, “copia indirizzo e-mail” per poi incollare manualmente l’indirizzo nello specifico campo della form di invio mail dal proprio gestore di posta elettronica)
  2. cliccate qui per accedere al documento elettronico da compilare direttamente on-line. (disattivato, spero provvisoriamente, in quanto la nostra amica non ritrova i file compilati attraverso questa modalità)

Spero proprio che ci siano numerosissime adesioni, di nudisti ed anche di chi nudista (ancora) non è, queste sono opportunità importantissime per il riconoscimento sociale su larga scala e la relativa successiva diffusione di questo semplice e sano stile di vita. Partecipateeeeee! E alla svelta 🙂 Grazie

Buon Anno


Chi sta nudo a capodanno sta nudo tutto l’anno 🙂

Che sia di ottimo auspicio per me, per la mia famiglia, per i miei amici, per tutti i nudisti, per tutti gli altri e… per la società intera e per chi la amministra e la governa dato che i vantaggi e i valori del nudismo sono tanti e tali da investire e inglobare la soluzione di tantissime questioni sociali: ecologia, ambiente, sanità, economia, rispetto, violenza, rapporto tra i sessi, rapporto con se stessi, rapporto con il proprio e altrui corpo, anoressia, bulimia, sessualità, diritti civili, identità di genere, eccetera.

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Natale 2015: Contro il sessismo regalato e contro i regali per il sessismo


2Natale è anche l’occasione per farsi promesse più o meno importanti, per rendersi moralmente partecipi di più o meno grandi questioni sociali, per avviare un nuovo più o meno rilevante cammino evolutivo. Ecco, tra i tanti, un argomento sul quale meditare profondamente, per il quale è giusto mettersi in gioco e lavorare affinché noi stessi e di seguito la società si evolva verso la corretta logica del massimo rispetto e della massima libertà anche nella crescita e nella formazione, senza ruoli predeterminati, senza limitazioni di genere, senza forzature sociali più o meno appariscenti.

Anche in questo il nudismo può dare una mano, vuoi perchè l’assenza di vestiti inibisce il messaggio di genere e di ruolo che gli stessi trasmettono e impongono, vuoi perchè la libera esposizione del corpo e, in particolare, dei genitali sebbene metta in evidenza le differenze fisiche nel contempo le normalizza e, liberandoci dall’oppressione e dall’ossessione verso di loro, le rende indifferenti al ruolo e al genere.

Alla fine ancora una volta arriviamo al nostro ormai mitico mantra, che sempre più si dimostra importante e valido per ogni contesto e per ogni evoluzione sociale: vestiti è certamente bello, nudi è sicuramente meglio!

Leggi su NarrAzioni Differenti l’interessantissimo articolo di Eleonora Selvatico: “Natale 2015: Contro il sessismo regalato e contro i regali per il sessismo.”

#TappaUnica3V e nudo


Il nudo, come già detto, sarà certamente parte di questa mia esperienza, vorrei, però, che si evitasse di concentrarsi su di esso, di enfatizzarlo e renderlo il motivo di attrazione sull’evento. Potrebbe esserlo se il mio proposito fosse quello di stare nudo sempre e comunque, in qualsiasi situazione ambientale e condizione climatica, di giorno come di notte, con il caldo e con il freddo, se, soprattutto, io partissi e restassi senza vestiti ne addosso ne nello zaino. Certo mi piacerebbe poterlo fare, devo per altro tener pur conto che le quote a cui arriverò e per lungo tratto viaggerò, pur non essendo elevatissime, andranno pur sempre prese con la dovuta attenzione, devo pur sempre tenere in considerazione che il sentiero 3V “Silvano Cinelli” attraversa o lambisce diverse zone antropizzate e/o turisticizzate dove ad oggi, purtroppo, la nudità può ancora risultare offensiva e fuori luogo.

Ritengo che bastino le ore di cammino, la loro continuità ininterrotta, i chilometri e il dislivello da superare a dare forma e rilevanza all’evento, inutile aggiungere un particolare che è solo quello: un particolare assolutamente accessorio e personale. TappaUNica3V esula dal voler esibire uno stato che, al contrario, è per me assolutamente normale e che vorrei così venisse da tutti inteso, pertanto tengo a precisare che:

  1. sarò nudo solo ogni qual volta ciò mi tornerà confortevole e piacevole sempre che, nell’attuale media percezione della cosa, mi trovi in luogo ove la mia nudità possa risultare sufficientemente naturale e motivata;
  2. visto che la luna piena cade proprio in quei giorni, anche se questo rende più problematica la logistica assistenziale, ho dato preferenza a un periodo infrasettimanale durante il quale anche i sentieri solitamente più frequentati risulteranno pressoché solitari;
  3. nell’attraversamento dei paesi e delle zone densamente abitate, salvo dispense specifiche accreditatemi dalle autorità locali, indosserò quantomeno un piccolo pareo;
  4. avrò al seguito tutto l’abbigliamento necessario per affrontare qualsiasi situazione ambientale e meteorologica si possa prevedere a fine luglio.

Normalità, questo il messaggio sul quale ormai da tempo mi sono concentrato e al quale lavoro, anche in questa occasione il tutto deve girare attorno a tale semplice e grande parola: normalità. Le persone che vivono nella nudità, che lavorano nella nudità, che praticano sport nella nudità, che camminano nella nudità, senza pretendere che tutti facciano lo stesso, hanno solo scelto di abbandonare l’artificiosa normalità del vestiario per preferirgli la naturale normalità del nudo!

VIVALPE 2016


Fremono i preparativi per la nostra Festa d’Autunno e nel contempo già si lavora al programma 2016. Come anticipato tempo addietro, forti delle esperienze pratiche ormai fatte e delle conferme che ne sono derivate, siamo più che convinti che sia ora di abbandonare l’antipatica distinzione fra tessili e nudisti: sono certo maturi i tempi per utilizzare un presupposto ben diverso, ovvero la normalità del nudo.

Come prima logica conseguenza cambia il nome del programma escursionistico che da “Orgogliosamente Nudi” diventa “VIVALPE”.

VIVALPE 2016 pone all’attenzione dei nostri ormai numerosi affezionati amici e dei nostri tanti lettori tre specifiche proposte…

  1. “QuindiciDiciotto” – Escursioni che, percorrendone mulattiere e sentieri, ricalcheranno i passi dei militari impegnati nella Grande Guerra, visitando i resti di baracche, trincee e postazioni. Darà avvio alle camminate una interessantissima vista al Museo della Guerra Bianca di Temù (BS) al fine di meglio poter poi comprendere e capire quanto percorreremo e visiteremo.
  2. “Alleniamoci insieme” – Per poter visitare luoghi interessanti il programma “QuindiciDiciotto” imporrà camminate con tempi e dislivelli spesso abbastanza impegnativi, si viene pertanto a proporre una serie di camminate preliminari studiate al fine di accentuare l’allenamento e metterci in condizione di affrontare senza problemi le escursioni “QuindiciDiciotto”.
  3. “TappaUnica3V” – In occasione del trentacinquesimo del sentiero “3V Silvano Cinelli”, solo e nudo percorrerò tale sentiero; normalmente viene fatto in sette giorni per un totale di quarantotto ore di cammino, io lo farò con un’unica lunga e ininterrotta tappa di quaranta ore, camminando senza sosta giorno e notte.

Maggiori dettagli verranno forniti in occasione della Festa d’Autunno 2015, prenotatevi.

Locandina Vivalpe 2016 600

Festa d’autunno 2015


Potevamo interrompere ciò che ormai è diventato tradizione? No, no di certo per cui, nonostante i vari impegni e le difficoltà che molti operatori della ristorazione ancora sollevano quando si parla loro di un evento nudista, grazie anche al lavoro di intermediazione attuato dal nostra fedelissimo amico Angelo Bernardi, eccoci qui a proporvi anche quest’anno la nostra Festa d’Autunno.

Stavolta l’evento si terrà nel pomeriggio anziché alla mattina e pertanto si chiuderà con una cena al posto del solito pranzo; è stata una decisione sofferta ma, alla fine, ci sono motivazioni importanti che ci hanno indotto a supportare tale variazione impostaci dalla gestione del locale in cui andremo a chiudere la festa. Tra queste anche la particolarità del locale che dispone di ampio spazio per le attività sociali che precederanno la cena: la presentazione del programma 2016 di cui anticipiamo l’essere assai interessante non solo escursionisticamente ma anche per il coinvolgimento storico visto che ogni uscita sarà effettuata lungo le strade, mulattiere e sentieri militari della prima guerra mondiale; il momento di lettura con lettori esperti; la proiezione di diapositive sulla nostra attività 2015.

Altrettanto sofferta è stata la decisione di supportare la richiesta di non divulgare il nome del locale e la sua precisa collocazione, un’imposizione che limita alquanto la possibilità di pubblicizzare l’evento (tutti i siti di diffusione degli eventi richiedono obbligatoriamente l’indicazione della località), d’altra parte portando l’evento in tale struttura abbiamo forti opportunità di dialogo con la realtà sociale e un’amministrazione comunale. Possiamo comunque dire che si trova nelle immediate vicinanze di Brescia.

Infine un’altra imposizione che ci ha fatto attendere a lungo prima di decidere, forse quella che più di tutte ci ha tenuto in sospeso, è quella di un quorum minimo di presenze: dovremo essere almeno trenta adulti altrimenti salta tutto (ovviamente prima di annullare l’evento proveremo a cercare un locale al volo, certo in pochi giorni le possibilità di riuscirci saranno poche, ma non nulle).

Rimandandovi per tutti i dettagli specifici alla scheda dell’evento dove trovate anche il modulo di registrazione, invito a pubblicizzare (all’uopo potete scaricare la locandina cliccando sull’immagine sottostante e salvandola sul vostro computer) la festa tra famigliari e amici: come sempre, come per tutte le attività di Mondo Nudo, la nudità è una possibilità non un’imposizione, così come lo è, pur nei limiti di una società ancora disabituata al nudo pubblico, lo stare vestiti.

Grazie, vi aspetto numerosi.

La mia giornata tipo


Non è un sogno, è pura e semplice realtà, la realtà del mio quotidiano. Ovviamente mi riferisco al periodo estivo, diciamo dai primi di giugno ai primi di settembre, ma, escludendo quelli più freddi (la caldaia la tengo a una temperatura ecologicamente compatibile), in buona parte è così anche negli altri mesi.

La notte finisce, è il momento di svegliarsi

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Come prima cosa un sano esercizio fisico per aprire al meglio la giornata

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Segue la giusta colazione

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Rifacciamo il letto

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Ogni tanto bisogna anche passare l’aspirapolvere

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Ora dedichiamoci al lavoro

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Giunge l’ora di preparare il pranzo

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Si mangia

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Lavaggio piatti e stoviglie

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Se necessaria, pulizia della cucina

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Un poco di riposo non guasta

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Rimettiamoci al lavoro, stavolta all’esterno

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Ogni tanto una bella escursione in montagna, solo soletto, io e la natura

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Altre volte in compagnia

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Alternate alle escursioni ci sono le uscite a lago per procurarmi qualche bel pesciotto da cucinare e mangiare

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E le vacanze? Beh, non cambia mica poi tanto…

Ai fornelli

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In allenamento

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Snorkeling

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Eh si, avete ragione: niente di che, solo una normale giornata normale!

Regolamentare il nudismo


Un articolo apparso ieri sul BresciaOggi (“Il naturismo non è esibizione sguaiata Ma ora serve una legge”) ha scatenato in me vari pensieri e alcune considerazioni, poi rinforzate nel ripensare alle varie proposte di legge nazionale e, ivi comprese quelle approvate, regionali avanzate in Italia.

C’è, nell’articolo come nelle dette proposte di legge, una parola ricorrente, un aspetto comune, il costante ricorso alla parola “regolamentare”: bisogna regolamentare, è necessario regolamentare, si propone di regolamentare il nudismo (invero si usa la parola naturismo, alla fine è comunque dello stare nudi, indi del nudismo, che si vuol parlare).

Ma… cosa significa regolamentare? Cosa si regolamenta? Cosa ha usualmente bisogno di una regolamentazione?

Avete mai visto una legge che regolamenta il modo di vestirsi? No, in Italia no, quantomeno non negli ultimi 65 anni. Perché? Perché non avrebbe senso, perché nessuno pensa minimamente giusto e utile imporre ad altri i propri gusti di abbigliamento.

Avete mai visto una legge che regolamenta il modo di mangiare? No!

E una che regolamenta le attività sportive praticabili? No!

Cosa viene al contrario regolamentato?

L’uso di quanto ha in sé stesso la potenzialità di creare danni materiali a cose o persone (ad esempio veicoli, armi, macchinari, ponteggi) oppure i rapporti contrattuali (ad esempio accordi commerciali, contratti sociali, matrimonio).

Orbene, il nudo in se stesso può arrecare danni materiali? No, palesemente, inequivocabilmente no. Eventualmente è la persona che, indipendentemente dall’essere o meno vestita, racchiude in se stessa tale potenzialità, infatti esiste già tutta una regolamentazione che gestisce il comportamento delle persone: l’insieme di codice civile e codice penale.

Allora, il nudo forse prevede un rapporto contrattuale con gli altri? No, palesemente, inequivocabilmente no. Al massimo può esserci una questione di convivenza con chi si sente infastidito dal nudo e qui esistono già le regole naturali di reciproco rispetto attraverso le quali addivenire a una reciprocamente soddisfacente soluzione della questione, tenendo conto che si tratta di un’equazione algebrica per cui l’equa soluzione è tutt’altro che a metà strada, bensì spostata più verso il nudista: se non può stare nudo si vede totalmente inibito nel suo diritto mentre la controparte se deve spostarsi o guardare altrove è solo parzialmente limitata nel suo diritto, per giunta potrebbe anche scoprire che il fastidio presto scompare, imparare qualcosa, evolversi e quindi averne un bel vantaggio morale e sociale.

Allora perché regolamentare il nudismo? Perché questa assillante proposta di regolamentazione?

Beh, visto che più o meno palesemente articoli e proposte di legge parlano spesso di rispetto dei diritti di coloro che non vogliono convivere con il nudo (perché si ignora la naturale esistenza del diritto opposto? Del diritto alla reciprocità? Perché al massimo si parla di desiderio del nudista?), di “fra adulti consenzienti” (e le famiglie con bambini dove finiscono?), di impedire fatti incresciosi (non c’è già una regolamentazione degli atti di inciviltà? Che rapporto esiste tra tali atti e l’essere nudi? È necessario essere nudi per attuare comportamenti scorretti?), di evitare situazioni di promiscuità (la scelta di questa parola già la dice lunga) parrebbe esserci dietro l’idea del nudo come atteggiamento socialmente non conforme. Come possono delle proposte di legge convincere chi le deve firmare se in esse è racchiusa l’idea di trasgressione, di non conformità, di liceità? Forse perché chi le deve firmare ragiona a sua volta in tal modo? Si può allora sperare in una legge che realmente tuteli i diritti dei nudisti? O si può più che altro presupporre in una legge che servirà solo ed esclusivamente a isolare, contenere il movimento nudista? È proprio così difficile educare i firmatari alla logica e alla ragione?

Vero è che in tali proposte, dopo un antefatto generale sul nudismo nel quale ci si preoccupa più che altro di produrre quanto sopra detto, ci si sofferma poi sull’incentivazione, a fini turistici (e dove finisce il fatto che il nudismo è più che altro o comunque anche una scelta di vita?), delle strutture dedicate al nudismo e queste prevedono sì dei rapporti contrattuali, ma… non esistono forse già tutte le leggi adeguate a gestire tali aspetti contrattuali? C’è forse differenza contrattuale, istituzionale o privata, tra una struttura nudista, una vestiti facoltativi e una vestiti obbligatori?

D’accordo, vista l’attuale estrema carenza di strutture italiane dove si possa stare senza vestiti e l’insensibilità alla questione dimostrata ad oggi da imprenditori e istituzioni, si vuole forzare la mano attraverso una legge che imponga ai comuni l’individuazione di aree da destinare alla fruizione nudista. Ma… può una legge risolvere la questione? Beh, magari se fatta bene anche sì (comunque gli esempi regionali ad oggi esistenti da un lato fanno vedere leggi stentate, dall’altro la possibilità per le istituzioni comunali di ignorarle o portare le cose alle calende greche), ma… quante aree potranno costruirsi? Saranno libere, indi a fruizione popolare, o a pagamento, trasformando il nudismo in una questione elitaria? E soprattutto, ce ne saranno a sufficienza per garantire a tutti la reale possibilità di raggiungerle almeno ad ogni fine settimana a costi popolari? E poi, importantissimo, cosa succederà per quei tanti che allo starsene sdraiati al sole preferiscono farsi delle belle camminate in campagna, collina o montagna? E a quelli che amano le lunghe nuotate in laghi e mari? A quelli che adorerebbero stare nudi mentre accudiscono il loro giardino o il loro orto? Insomma a tutti quelli che al nudismo stanziale preferiscono un nudismo libero e attivo? Ignorati? Totalmente ignorati? Dovranno solo adeguarsi e convertirsi alla stanzialità nei ghetti?

La ciliegina sulla torta: si legge spesso che una legge di regolamentazione del nudismo potrebbe portare all’Italia un considerevole flusso di turisti che le vacanze le vogliono fare nudi, ma… ne siamo sicuri? Ad oggi le poche risposte alle leggi regionali hanno portato alla definizione di sparute e microscopiche (poche centinaia di metri) aree, spesso lontane dalle strutture di soggiorno (quasi sempre tessili); può questa situazione risultare concorrenziale con le proposte estere? Cosa viene dato in Croazia, in Spagna, in Francia? Beh, li ci sono strutture nudiste anche piuttosto grandi, tutte con annessa plurichilometrica spiaggia o altra area (bosco, fiume, prati) in cui poter stare nudi tranquillamente. Che dire, salvo cambiamenti radicali nell’atteggiamento imprenditoriale e istituzionale italiano (teoricamente possibili, ma materialmente più vicini all’utopia) la vedo dura!

Non ci sono santi ne madonne, esiste una sola unica possibilità per dare giustizia a un atteggiamento sociale che è solo un modo di abbigliarsi e come tale è insensato regolamentare: l’esplicita dichiarazione legislativa che il nudo di per se stesso è atteggiamento conforme ovvero non è violazione degli articoli del codice penale relativi alla pubblica morale (cosa invero ormai più volte sancita dai giudici di ogni ordine e grado e quindi, sebbene entro certi limiti, già idealmente operativa) e agli atti osceni in luogo pubblico (invero da tempo ormai giuridicamente definito che non sussiste tale tipo di reato nello stare semplicemente nudi); meglio ancora, sullo stile della Spagna, la chiara dichiarazione legislativa che in assenza di esplicito divieto si può stare nudi ovunque. Ogni altra soluzione sarà sempre e comunque una iniqua e illogica limitazione ai diritti naturali dei cittadini italiani e dei turisti.

Mi si dice che non è possibile chiedere questo, perché? Come detto i giudici l’hanno già stabilito e entro certi limiti applicato e trasformato in convenzione giuridica attiva (così come prima era solo una convenzione giuridica che il nudista compieva un atto contrario alla morale), perchè non si può dare seguito legislativo ad una convenzione giuridica attiva? Mi si dice che la mentalità politica attuale non è ancora pronta a questo, perché? È proprio così difficile educare i politici alla logica e alla ragione? Mi si dice che bisogna pur iniziare da qualcosa, vero, ma altri mi insegnano che si ottiene sempre meno della metà di quello che si chiede, cosa succede se già si chiede il minimo? E poi, altri mi insegnano che in Italia se per fare una legge ci vogliono tot anni, per cambiarla ce ne vogliono cento volte di più! Per altro l’ultima proposta di legge così come a suo tempo pubblicizzata (vedi qui) era conforme a questo discorso, affermava che la nudità è lecita e stop per poi a parte affrontare il discorso di promozione turistica, ci si sta forse rimangiando la parola. Perché?

Escursionando


IMG_DSC7514Passo che sbatte,
cuore che batte,
salendo nel vento.

Vento dalle selle,
sul corpo ribelle,
si mostra la pioggia.

Pioggia d’estate
salde pestate
non trema la pelle.

Pelle vestito,
camoscio sentito,
cammina nel monte.

Monte silente,
lontano si sente,
scrosciare un torrente.

Torrente sinuoso,
fior generoso,
l’amico serpente.

Serpente nel prato,
quell’uomo sdraiato,
vestito di niente.

Niente che possa,
isolare la scossa,
del monte che sente.

Sente la foglia,
la mandria spoglia,
rumore silente.

Silente che scende,
la sera pretende,
quell’uomo cammina.

Cammina tranquillo,
a valle diretto,
di nudo vestito.

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