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TappaUnica3V: il libro!


Sentiero 3V "Silvano Cinelli"

Come idea l’avevo già ventilata qualche anno fa, poi per varie ragioni era rimasta nel limbo, ora mi sono dato una mossa e in una settimana di intenso lavoro finalmente il libro è impostato. Ovviamente c’è ancora molto lavoro da fare ma dovrei poter uscire ai primi di gennaio 2023. Per ora eccovi quella che sarà la copertina.

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Essere ecologisti


C’è chi manifesta contro cave e cementifici ma poi non rinuncia alla casa in cemento.

Si protesta per le discariche ma non si attuano quei comportamenti che possono ridurre i rifiuti indifferenziati.

Ci si lamenta del traffico ma si usa l’auto anche per fare poca strada.

Si fa un gran parlare di esaurimento delle risorse naturali ma ci si ribella contro chi evidenzia che questo problema è determinato, in maggior percentuale, dall’eccesso di popolazione.

Si usano come il prezzemolo parole quali ecologia, sostenibilità, ecoturismo, rispetto ambientale poi non solo ci si ostina a usare l’abbigliamento, sicura fonte di inquinamento ambientale, ma addirittura si ostacolano o si criminalizzano coloro che, stando nudi, realmente vivono in modo ecologico, sostenibilte, rispettoso.

Invece di lamentarsi sarebbe opportuno cambiare innanzitutto il proprio modo di agire, si inizi con la cosa più facile, economica e salutare: l’abbandono delle vesti!

I numeri fanno la forza… è proprio vero?


Si dice spesso che sono i numeri a fare la forza, a creare possibilità, a smuovere interessi, ma siamo sicuri che sia così? Certamente ci sono situazioni, vedi programmi televisivi e produzione medicinali, dove i numeri sono il motore della produzione. Però ci sono situazioni dove l’apparenza inganna, una di queste è il nudismo. Si, il nudismo, atteggiamento che se è vero non essere per ora portatore di grandi numeri, è altrettanto vero essere osteggiato da numeri ancora più piccoli, i quali, però, ottengono più credito, appaiono più rilevanti, vengono ascoltati dalle istituzioni. Ecco che non è vero che siano sempre i numeri a fare la forza, fanno forza le voci, anche i pochi numeri se si fanno sentire, anche i pochi numeri se alzano la voce, i numeri anche irrilevanti che esprimono la stessa opinione di coloro che siedono sugli scranni del potere. Insomma, per molte cose e tra queste il nudismo per ottenere qualcosa è perfettamente inutile sperare nella comprensione altrui, è assolutamente controproducente adagiarsi nella filosofia del basso profilo, è stupido crogiolarsi nell’illusione dell’autonoma evoluzione sociale, è da idioti farsi le paranoie sul rispetto verso chi non apprezza quello che si propone (cosa che, per altro, fanno solo naturisti e nudisti), bisogna invece farsi notare, farsi vedere, farsi… sentire!

Sullo stesso argomento puoi leggere anche quest’altro mio vecchio (2013) articolo “I numeri contano realmente?”

Obbligo di nudo


Suvvia, non raccontiamoci bugie: tutti siamo infastiditi dai divieti e dagli obblighi. C’è chi in apparenza li accetta, chi sembra esserne contento, ma, c’è sempre qualche divieto e qualche obbligo che ci fanno arrabbiare, che tendiamo a non rispettare.

Eppure molti sono coloro che, direttamente o indirettamente, non si fanno remore ad imporre loro stessi obblighi e divieti. Tra questi mi voglio qui interessare dei naturisti e nudisti, contesto in cui molto ci si lamenta del divieto alla nudità e poi si va a imporre il divieto opposto.

Come ci sentiamo noi quando non possiamo metterci nudi? Bene, lo stesso accade a chi da vestito si trova a doversi necessariamente denudare per potersi fermare in un certo punto della spiaggia o in una certa zona montana o in un dato campeggio.

Un fastidio che, visto che questi, a differenza dei naturisti e dei nudisti, mica si fanno riguardo a farsi sentire, si trasforma in rivolta e, spesso, genera azioni di ripicca o addirittura più massicci interventi di occupazione violenta della zona, anche ricorrendo a lamentele reiterate presso le istituzioni, a segnalazioni di fatti mai avvenuti, ad alleanze con esibizionisti e attivisti del sesso pubblico (due categorie a cui l’etica di naturisti e nudisti apporta parecchio fastidio).

Che ne deriva?

Ne deriva che l’unica giusta situazione è l’assenza di obblighi, che in ogni luogo le persone devono poter stare come preferiscono: vestite di bianco, vestite di rosso; vestite classico, vestite bizzarro; nude, vestite, vestite a metà; nude sopra vestite sotto, nude sotto vestite sopra, e tutte le altre possibili varianti.

No obblighi, no codici di abbigliamento, no stupide forme di autodifesa (invero solo testimonianza di debolezza). Solo libertà, libertà di abbigliarsi o spogliarsi a proprio piacere, libertà in ogni dove, sempre e comunque.

Abbigliamento facoltativo è l’unica strada percorribile: rispettosa, democratica, semplice, educativata.

Promuovere la nudità sociale


C’è chi ha troppa paura e chi ha troppa esuberanza, chi si astiene dal parlarne e chi ne parla anche a sproposito, chi svicola dalle domande e chi forza le risposte, c’è chi si pone in una posizione intermedia. Chi ha ragione? Chi si comporta nel modo corretto? Come parlare di nudo in modo costruttivo?

Questo è un tema che ho già trattato in precedenza esaminandone i diversi aspetti e sviluppando consigli utili per farlo in modo efficace, ma rilevo la necessità di rievidenziarlo, lo faccio in modo sintetico: una FAQ della promozione nudista.

  1. Promuovere la nudità sociale non è azione negativa, tutt’altro.
  2. La propaganda è un’operazione che tutti attuano, perché non devono farlo anche i nudisti.
  3. Per promuovere il nudismo è assolutamente necessario sentirsi a proprio agio nel parlarne.
  4. Bisogna parlarne il più possibile però…
  5. Non si fa corretta promozione se se ne parla in contesti o in momenti inopportuni, quindi…
  6. Bisogna sfruttare le giuste occasioni.
  7. Bisogna parlarne in modo tranquillo e aperto.
  8. Non ha senso ed è controproducente andare in giro importunando le persone che s’incontrano sul cammino manifestando a voce alta il fastidio per non potersi spogliare o il desiderio di spogliarsi.
  9. Altrettanto controproducente è il segnalare, senza valido motivo, a tutte le persone che si incontrano per strada l’essere nudisti, che poco prima s’era nudi, che poco dopo ci si metterà nudi.
  10. La promozione non è violenza psicologica, la promozione ha efficacia solo quando è morbida e rispettosa, quando avviene con senso logico, quando si sviluppa in un dialogo nato per reciproco desiderio e continuato per palese interesse della controparte.

A tutti i costi nudo?


Sarà l’età, sarà che già devo soffrire ogni volta che esco ad allenarmi, sarà la ridotta presenza di massa grassa, fatto sta che, a differenza di altri, nudo mi ci metto solo quando posso starci confortevolmente: che senso ha avere la pelle d’oca, sopportare il tremore del freddo, accettare la sofferenza personale e le nefaste conseguenze sulla salute solo per mettersi nudi anche quando sarebbe meglio non farlo?

Se la questione si fermasse qui, tutto sommato sarebbe inutile farcene un articolo, però ci sono altre considerazioni da fare, considerazioni che ci portano dal libero arbitrio alla comunicazione sociale, creando un discorso importante.

Il voler stare nudi a tutti i costi appare (ed è) un irrefrenabile desiderio che, giorno dopo giorno, mina la nostra salute psichica e, alla fine, sconfina nella fobia (per i vestiti), nell’atteggiamento compulsivo e persino nella psicosi. Già al primo livello, quello dell’irrefrenabile desiderio, l’alterazione comportamentale si percepisce benissimo, la percepiscono tutti coloro che stanno attorno, tutti coloro che, anche per breve tempo, passano vicino e la conseguenza è la comunicazione di un messaggio tutt’altro che favorevole alla rinormalizzazione del corpo e della sua nudità.

Per invogliare le persone a provare la nudità sociale, per convincere la società che il nudo è normale, per indurre le istituzioni a interrompere la loro fobia per il nudo, per pervenire a una rinormalizzazione sociale che permetta a chi lo desidera di vivere nella nudità ovunque e ogni qual volta le temperture lo consantano, il nudo è necessario viverlo in modo normale e non è normale mettersi nudi ad ogni costo!

Aforismi per nudi e… vestiti


Tutti lo sanno ma molti, per convenzione o per opportunismo, lo nascondono: i vestiti sono barriera per gli occhi ma non per la mente!

Tutti lo sanno ma molti, per convenzione o per opportunismo, lo nascondono: i vestiti sono barriera per gli occhi ma non per la mente!


#rinormalizzailmondo


Tutti lo percepiscono ma pochi ci ragionano: aborrire la nudità è una curabile fobia, averne fastidio è un superabile condizionamento!


#rinormalizzailmondo


La vista di persone nude potrà dare fastidio ma di certo non ammazza e nemmeno fa ammalare, anzi: educa e cura!


#rinormalizzailmondo


Genitali dipinti o scolpiti possono tranquillamente (e correttamente) essere esposti ovunque, quelli reali devono essere rigorosamente (e insulsamente) celati: logica perduta!


#rinormalizzailmondo


Ipocrisia di un mondo sessocentrico: si ripudia la nudità ma si gradisce, e talvolta s’impone, che vengano messe in evidenza le forme, specie femminili, con abiti attillati e profonde scollature!


#rinormalizzailmondo


La nudità personale ingenera autostima, confidenza con il corpo e rispetto per sé stessi: invece di temerla è doveroso praticarla!


#rinormalizzailmondo


La nudità sociale crea rispetto, profondo rispetto, rispetto per se stessi e rispetto per gli altri, rispetto in tutti i sensi: invece di ostacolarla è necessario favorirla!


#rinormalizzailmondo


La rinormalizzazione della nudità, ben lungi dal provocare danni, può fare solo del bene: invece di contrastarla è indispensabile perseguirla!


#rinormalizzailmondo

#rinormalizzailmondo

Il contesto giusto


Post su Twitter dii una donna… “Ma c’è ancora qualcuna che si mette in topless?” … “Questione di moda” … “Io mi sento più libera e frequento anche luoghi nudisti” “Accettabile purchè praticato nei contesti giusti”.

Argggghhhhhh!

Di grazia quali sarebbero i giusti contesti per dare libertà alla cosa più naturale che esista al mondo: il nostro corpo? Caso mai ci sono e dovrebbero esserci solo dei (limitati) contesti in cui è opportuno coprirlo il corpo, ad esempio lavorando a un altoforno, oppure camminando su un complesso ghiacciaio, o, ancora, nelle situazioni di bassa temperatura.

Ci rendiamo conto di dove siamo arrivati? Millenni di sana e semplice nudità sociale improvvisamente annullati dalle esigenze di potere di qualche personaggio (il controllo delle masse si ottiene creando paure e offrendo un riparo a queste).

Ci rendiamo conto di dove ci siamo arenati? Siamo stati capaci di ripudiare complessi condizionamenti religiosi e sociali, ad esempio quelli sul sesso senza matrimonio, e non riusciamo a ripudiare quello più assurdo che esista, quello più inaturale, quello, per altro, più facile da superare: la negazione della dignità del corpo nudo.

Basta, bisogna dire basta, l’ora del cambiamento in tal senso è più che superata: è necessario ridare al corpo la sua sana e naturale dignità, diamo l’esempio e non facciamoci intimorire!

#nudiènormale #nudièmeglio

Ci vuole coraggio


Parlando ad altri del mio vivere per quanto possibile nella nudità una delle osservazioni, da parte di chi mai ha provato la nudità fine a se stessa, è: “ci vuole coraggio”.

Partendo dal presupposto che di certo non si voglia affermare d’essere dei codardi, posso solo suggerire di ripensare a quanti sono stati i momenti in cui ci si è dovuti armare di coraggio, perché è certo che ce ne sono stati per chiunque, per rendersi conto che tale affermazione è molto probabilmente solo un comodo modo per allontanare dalla propria mente il naturale impulso a seguire l’esempio.

Posso garantire che non serve coraggio.

Se non si vuole proprio credere alle mie parole, si possono trovare in rete tantissimi racconti di chi, partendo anche da una forte opposizione al nudo sociale o da una pessima confidenza con se stessi e/o il proprio corpo, si è alla fine convinto a provarci e, leggendoli, notare che tutti evidenziano quanto poco ci sia voluto, in tempo e in coraggio, non solo per per mettersi nudi, ma anche per poi sentirsi totalmente a proprio agio e, di riflesso, superare gli eventuali problemi di rapporto con il proprio corpo, di stereotipi dell’aspetto fisico, di criticità psicologiche.

Se ti vuoi bene, se vuoi stare bene, se vuoi concedere alla tua mente il meglio del meglio devi assolutamente iniziare a vivere quanto più possibile nella nudità.

Nessuno di coloro che ci hanno provato se ne è pentito e tutti hanno continuato. D’altra parte la nudità è la nostra normalità genetica, resa anomala solo da alcuni, decisamente pochi rispetto alla vita umana, secoli di refrattarietà al nudo.

Provare per crederci!

Sei quotidiane (nude) azioni che ti migliorano la vita


1a

Il risveglio è preludio alla giornata, usalo bene, vivilo al meglio: lascia respiro al corpo

2a

Il mattino è il fiato della vita: lascia che ti avvolga e assorbilo interamente

3a

Il lavoro vestito è veleno per il corpo, quando puoi disintossicati

4a

La sera è la porta del sonno, spalancala

5a

La notte è il riposo del corpo e della mente, non stressarla con le vesti

6a

La natura è purezza, adeguati

Autoscatti


Non fotografo e non mostro il mio corpo, fotografo e mostro le attività che faccio!

P.S.
Il fatto che le faccia nudo non altera il contesto e non modifica le intenzioni.

Perché il nudismo è salutare


Il nudismo è salutare perché…

  • I tessuti sintetici e i coloranti sotto l’effetto della luce, del calore e del sudore rilasciano tossine.
  • Le tossine rilasciate dai tessuti e dai coloranti degli abiti a contatto con la pelle vengono in gran parte direttamente assorbite dall’epidermide.
  • Le tossine rilasciate dagli indumenti esterni si diffondono nell’aria e le respiriamo.
  • Le tossine che non assorbiamo e non respiriamo vengono trasportate dal vento e si depositano al suolo finendo con l’intossicare anche gli alimenti.
  • Mangiando alimenti intossicati assorbiamo ulteriori veleni.
  • I tessuti, per quanto traspiranti possano essere, lo sono sempre meno della nuda pelle.
  • Sui vestiti a contatto con la pelle permane sempre una certa quantità di sudore.
  • Il sudore mantenuto dai vestiti provoca una macerazione della pelle e la proliferazione di batteri e funghi.
  • Macerazione della pelle e proliferazione di batteri e funghi determinano l’insorgere di irritazioni epidermiche o addirittura di vere e proprie malattie della pelle.
  • Isolando dalla luce solare i vestiti certo proteggono dalle scottature ma nel contempo riducono notevolmente la produzione spontanea di vitamina D, elemento importantissimo per la salute delle nostre ossa.
  • Isolando dal freddo e dal vento i vestiti ci proteggono da malattie di raffreddamento ma nel contempo riducono in modo esponenziale la nostra naturale capacità di termoregolazione.
  • Alterando la nostra naturale capacità di termoregolazione i vestiti ci rendono così meno rispondenti alle variazioni di temperatura per cui…
  • Col freddo abbiamo bisogno di vestirci sempre di più e al primo errore ci ammaliamo.
  • Col caldo i vestiti ci fanno sudare molto più del necessario.
  • Con l’ulteriore contributo delle mutande, in ogni situazione viene a mancare una temperatura pressoché costante in testicoli o ovaie, condizione assolutamente necessaria alla loro migliore efficienza e alla loro buona salute.
  • Anche un semplice costume provoca tutti i problemi sopra menzionati, in particolare il costume trattiene a lungo umidità e sabbia provocando ancor più degli altri vestiti macerazione della pelle, proliferazione di funghi e batteri, fastidio, irritazioni e malattie della pelle.
  • I vestiti inducono o implementano il fastidio verso la visione del corpo nudo generando di fatto un’innaturale stato di malattia sociale.
  • I vestiti inducono o implementano il rifiuto del proprio aspetto generando pericolose malattie come bulimia e anoressia.
  • I vestiti, nascondendo le loro debolezze fisiche, donano forza e coraggio ai soggetti predisposti al bullismo e alla presa in giro.

Perché il nudismo è ecologico


Il nudismo è ecologico perché…

  • La produzione dei tessuti, in particolare sintetici ma anche naturali, produce inquinamento.
  • La produzione di tessuti naturali richiede lo sfruttamento industriale delle risorse prime (allevamenti intensivi, piantagioni estese) e relativo alto livello di inquinamento (occupazione del suolo per la costruzione delle necessarie strutture edilizie, scarico di acque inquinate, eccetera).
  • La colorazione dei tessuti produce inquinamento.
  • La produzione dei vestiti produce inquinamento.
  • I vestiti, sotto l’effetto del calore e della luce, rilasciano sostanze volatili inquinanti.
  • Eventuali strusciamenti contro rami, spine o rocce lasciano in ambiente più o meno evidenti ma pur sempre inquinanti brandelli di tessuto.
  • Il lavaggio dei vestiti necessita sempre di detersivi, mentre il corpo in alcuni casi può essere lavato solo con acqua..
  • I vestiti vanno lavati con frequenza assai maggiore di quella del corpo.
  • Il lavaggio dei vestiti richiede una maggiore quantità di acqua, detersivo ed energia elettrica.
  • Il lavaggio dei vestiti produce notevole inquinamento diretto (scarico delle acque con saponi e residui di lavaggio, tra i quali è stato appurato esserci un alto livello di microplastiche) e indiretto (inquinamento derivante dalle fabbriche di lavatrici).
  • I vestiti prima o poi diventano rifiuti, alcuni riciclabili, altri no.
  • Lo smaltimento dei rifiuti, per quanto corretto possa essere, produce inquinamento e scarti inquinanti.
  • Il riciclo spesso prevede un trattamento chimico e meccanico del rifiuto con relativo inquinamento.

Pensiero di fine anno


Con tutto quello che è successo in questo 2020 (attentati, femminicidi, violenza sociale, pandemia, eccetera) spero proprio che ci si sia resi conto che i pericoli per la società non sono di certo nelle persone che preferiscono vivere o passare una parte della loro vita stando nudi, anzi, caso mai la nudità è proprio la soluzione di molti dei problemi che affliggono la società odierna.

Per il 2021, di conseguenza, auguro molto più nudo a tutti, a coloro che già ci si mettono quanto più possibile, a coloro che ci stanno solo in determinati contesti, a coloro che lo praticano occasionalmente, a coloro che ancora non si sono decisi e anche a coloro che lo hanno sempre osteggiato.

Fastidio per il nudo e autolimitazione nudista


Affermare che bisogna rinunciare al nudo ogni qual volta sia ipotizzabile la possibilità di turbare qualcuno è come dire alle donne che è colpa loro se vengono violentate.

Contraddittorio e discriminatorio… “io” devo sopportare il fastidio di vedere vestiti ovunque, anche dove proprio sono inutili, e “lui” non può sopportare il fastidio del vedere “me” nudo!

Nessuno si è mai sognato di imporre alla società il fastidio per, ad esempio, i ragni eppure lo si è fatto per il nudo.

La convivenza è possibile!

Chi subisce patisce!


Sulle reti sociali stanno rifacendosi numerosi i messaggi che invitano coloro che hanno riabbracciato la naturalità del nudo a non spogliarsi fuori dai contesti prettamente nudisti (o naturisti, sic!), a rivestirsi quando arrivano persone vestite, a… a… a… altri atteggiamenti similari dove il nudo cede spazio al vestito.

Il concetto che viene messo a giustificazione di questi inviti è il rispetto per gli altri, ma può questo realmente definirsi rispetto o piuttosto è solo sottomissione?

Rispetto è permettere agli altri di fare quello che vogliono, quindi rispetto è lasciare vestito chi non vuole spogliarsi (cosa, per inciso, normalmente vietata nei centri riservati al nudo, sic!) e lasciar stare nudo chi vuole spogliarsi; rispetto è non pretendere di stare nudi in casa d’altri (un luogo pubblico, però, è casa di tutti, per cui non è casa d’altri); rispetto è non pretendere che tutti debbano stare vestiti; rispetto è lasciare che ognuno viva la propria vita esattamente come desidera; rispetto è capire, comprendere, accettare, restare indifferenti a tutto ciò che, pur non rientrando nella sfera del nostro gradimento, comunque non ci apporta veri danni materiali (e un fastidio non è un danno); rispetto è empatia senza rinuncia. Tutto il resto non è rispetto ma solo sottomissione.

Stare vestiti in luoghi pubblici, ovviamente in assenza di leggi che lo vietino espressamente, solo perché si presume che qualcuno possa offendersi non è rispetto, è non farsi rispettare, quindi è sottomissione.

Stesso dicasi per ogni azione di rivestimento all’arrivo di altre persone ipoteticamente non nudiste, e qui ci possiamo aggiungere anche altre due considerazioni:

  • magari invece sono nudiste e ci siamo rivestiti per niente;
  • magari pur non mettendosi nude rispettano chi vuole stare nudo e abbiamo rinunciato a comprenderlo;
  • rivestirsi all’arrivo di altre persone, specie quando queste già ci hanno siti nudi, non fa altro che intensificare negli altri il concetto del nudo come cosa sporca e da nascondere, quindi inibisce ogni possibilità di rinormalizzare la nudità

Il rispetto dev’essere e può essere solo bidirezionale altrimenti non è rispetto ma solo sottomissione.

Ribellioni alla nudità e agli eventi nudisti (per inciso sempre e solo di piccole fazioni di persone che, quindi, non rappresentano l’idea della maggiorana, sono solo capaci di gridare e farsi intendere, in questo favorite dall’eventuale remissivo silenzio della controparte), ci saranno sempre finché si continuerà a divulgare un concetto di rispetto basato su queste fondamenta, finché si accetterà la resa e la sottomissione.

Nessuna conquista sociale, nessuna evoluzione è avvenuta senza che una parte un poco forzasse l’altra, senza creare malumori, senza fatica e senza sudore!

Chi subisce patisce, detto inequivocabile che non andrebbe mai dimenticato e disatteso, senza ovviamente cadere nell’eccesso: non andiamo, per fare un solo palese esempio, (per ora, in futuro magari anche, mai dire mai!) a metterci nudi in una piazza urbana.

#nudiènormale

Rinormalizzare il nudo, quale strategia


Difficilmente avremo la rinormalizzazione del nudo finché proprio coloro che, in qualsiasi misura, lo praticano:

  • useranno termini impropri per riferirsi alla nudità;
  • tenderanno a differenziarsi da coloro che non la praticano;
  • continueranno, più o meno consciamente, a vedere e propagandare la nudità come un atteggiamento inadatto alla generalizzazione sociale, quindi da isolare in specifici contesti ben segnalati e delimitati;
  • negheranno o dubiteranno del suo valore educativo e curativo;
  • parleranno e scriveranno di cosa non sia la nudità invece di concentrarsi sul dire e scrivere cosa essa è.

Alla rinormalizzazione del nudo non servono l’autocensura, la vittimizzazione e un falsato concetto di rispetto.

Alla rinormalizzazione del nudo servono persone convinte, decise, sicure e positive!

Nudo ovvero crescita sociale


Il nudo come momento è certamente un sentimento individuale; vivere nel nudo è probabilmente un’attitudine personale; l’alterna diffusione del nudo sociale è forse una questione di moda. La rinormalizzazione del nudo, però, va ben oltre tutto questo, la rinormalizzazione del nudo è indubbia testimonianza e veicolo di crescita sociale, culturale e morale.

Nudo, nudo, nudo!


Il nudo non è intrinsicamente naturismo, il naturismo non è necessariamente nudo.

Il nudo può essere espressamente nudismo, il nudismo è sicuramente nudo.

Usiamole queste due semplici, chiare, inequivocabili, splendide parole: nudismo e, soprattutto, nudo.

Usiamole!

Usiamolo!

Nudoooooooooooooo!

Molliamo i freni


Da quando negli anni settanta ci furono le cacce al nudista, il mondo del nudismo si è man mano chiuso a riccio arrivando a nascondersi dietro il temine meno palese di naturismo, per poi proseguire con i freni tirati comportandosi più da setta segreta che da quello che invero è: la normalità!

Da tempo io sto spingendo affinché si cambi atteggiamento, affinché si esca allo scoperto, ci si metta in gioco e si mollino i freni, purtroppo se questo lo si sta osservando in varie nazioni del mondo, ancora in Italia tutto è bloccato e molti sono i nudisti e naturisti che mantengono un comodo atteggiamento di sottomissione e/o un ancor più comodo vittimismo: si autoimpongono limiti operativi, incolpano sempre e solo gli altri per la resistenza sociale al nudo, si limitano a brontolare per l’assenza di opportunità, si aspettano di vedere le cose calare miracolosamente dell’alto, se da un lato manifestano ossessiva ripulsione per le etichette poi di fatto le usano e le impongono per manifestare dissenso e sentirsi “al di sopra”. Tant’è vero che, a differenza di quanto vanno predicando e maledicendo, sono proprio loro che commentano in modo contrariato le iniziative e le azioni tese a rendere più aperto e visibile il nudismo, opponendosi alle stesse o addirittura cercando di ostacolarle

Beh, detto nella massima sincerità, me ne frego! Tenetevi le vostre paure, le vostre idiosincrasie, il vostro vittimismo, il vostro usare i termini come maschere ed etichette, gli obblighi al nudo quale sistema di (stupida perché ottiene l’effetto contrario) autodifesa, l’atteggiamento massonico, l’autocarcerazione in limiti mentali e pratici, io, anche a vostro vantaggio, proseguo per la mia strada e allargo la mia pubblica nuda presenza coinvolgendovi gli altri due mie blog senza tralasciare il mondo del lavoro.

E comincio da qui, dal pubblicizzare nello specifico il programma di VivAlpe 2020…

Blog “Sentiero 3V” il lungo cammino bresciano attorno alla Val Trompia > “Andare oltre: inclusione ambientale”

Blog “Pearl” la galassia della formazione tecnica continua > “Professione formatore e la mia inclusiva proposta”

Poi proseguo, ma ne seguiranno altri, con un articolo sul rapporto tra nudisti e aziende > Nudisti in azienda? Un valore aggiunto

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