Archivio mensile:aprile 2019

#VivAlpe 2019, quarta uscita tra sole e pioggia


Soffi di vento ci sferzano il corpo mentre ci avviamo sull’odierno cammino, tanto forti da rendere difficile l’incedere, tanto gelidi da penetrare gli indumenti e provocare intensi brividi, tanto persistenti da far rimpiangere il letto da poco abbandonato. Eppure proseguiamo, ben presto usciremo dall’incavo della valle e prenderemo a salirne un versante trovandoci così fuori dal centro del flusso ventoso, poco dopo entreremo in un bosco dove le fitte fronde ci faranno da barriera.

Un muflone, totalmente indifferente al vento, ci osserva con strana attenzione, attorno a lui decine di daini pascolano serenamente, due maschi dai palchi imponenti vigilano sulla mandria. I prati della Mitria, antica chiesa, morbidamente accolgono i nostri passi e ci accompagnano al bosco. Inizia la salita, una lunga salita costante e ripida, opportuno affrontarla con passo tranquillo e leggero.

Calice rosaceo appare tra il verde del fogliame, gialli fili di sole ne costellano il centro innalzandosi verso l’azzurro del cielo, più lontano ne appaiono altri due, radiose peonie che ammaliano lo sguardo e colorano la mente. Piccole macchie dorate e altre violacee di poco sovrastano gli alti fili d’erba, tavolozza d’un silente pittore.

Nello sforzo della salita i nostri corpi si sono scaldati e chiedono refrigerio, svaniscono le vesti e subito s’intona un percettibile inno di ringraziamento. Nudi nella nuda natura riprendiamo a salire, sotto di noi il rumore della valle si è fatto leggero, sopra di noi s’intravvede il passaggio netto tra l’ombra del monte e il chiaro del sole. Pochi metri ancora e un debole ma piacevole calore ci avvolge.

Vecchia strada sterrata rende il cammino più agevole e ci permette di prendere il fiato necessario all’ultima salita. Lindo capanno da caccia e lo sguardo s’allunga un attimo verso i monti del versante opposto sui quali posso individuare i vari sentieri che ho percorso. Sant’Onofrio, Monte Porno, Monte Conche, Monte Palosso, tanti ricordi, tanto divertimento, tanti fiori, tanta natura. Di nuovo nel bosco, di nuovo sentiero, di nuovo secca salita, di nuovo fiato pesante e gambe dure.

All’improvviso il pendio s’interrompe, siamo alla panoramica cima del Monte Dragoncello, punto sommitale del percorso odierno. Un bel praticello invita alla sosta, alti cespugli proteggono dalle fredde folate d’aria, rade nuvole lasciano spazio ai raggi del sole, gradevole calore ricopre la pelle, si decide per una lunga sosta. Pranziamo lasciandoci cullare dal silenzio del monte, arrivano tre ragazzi, cordiali saluti, loro riprendono a ritroso il cammino, noi riprendiamo il bagno di sole. Pochi minuti e notiamo grosse nuvole temporalesche che stanno addensandosi a nord della nostra posizione, meglio rivestirsi e iniziare la lunga discesa.

Ritroviamo i tre ragazzi che si sono fermati su un dosso erboso per mangiare, avremmo voluto fermarci a chiacchierare ma le nuvole sono ormai prossime e sempre più nere per cui proseguiamo. Pochi minuti ed ecco che piccole gocce iniziano a cadere, indumenti da pioggia escono dagli zaini, giusto in tempo: la pioggia si fa insistente e l’accompagna una soffice bianca grandine. Il bosco protegge la nostra discesa mentre tuoni, lampi e fulmini vengono a farci compagnia. Usciamo dal bosco, Angelo è ancora in pantaloncini corti così approfittiamo di un capanno con ampia tettoia per una sua più comoda vestizione e per attendere il passaggio di una nuova scarica di grandine.

Cascina di San Vito

Ben protetti negli indumenti da pioggia possiamo procedere con quella calma e quella attenzione che fango e viscide rocce richiedono. Un lungo traverso ci conduce all’ampia sella del Colle di San Vito, dalla quale senza sosta imbocchiamo il sentiero che discende la splendida Val Salena e ci porta a Nave. Sostiamo all’agriturismo Dragoncello dove invero erano convinti che, visto il tempo, non saremmo arrivati, invece eccoci qui per una buona merenda a base di salumi e gnocco fritto (anche se loro pensavano ci saremmo fermati per un più sostanzioso pranzo ed avevano tenuto a disposizione per noi un rosso braciere e relativo fuochista; boh, noi s’era con loro parlato solo di merenda!), anteprima di quello che sarà la cena del 18 maggio, nostro prossimo evento che da semplice escursione si è evoluto in una più complessa festa di primavera, confidando e sperando nel supporto dei nostri amici al fine di poter arrivare ad essere quantomeno una decina di persone e poter fare buona impressione sulla gestione di tale struttura.

Grazie Angelo per la splendida giornata e la tua sempre piacevole compagnia.

Giudicare!


Sarebbe tutto più semplice se le persone invece di giudicare solo quello che fanno gli altri si impegnassero a giudicare innanzitutto quello che fanno loro!

Sarebbe tutto più logico se le persone prima di giudicare quello che fanno gli altri si preoccupassero di conoscerlo bene!

Sarebbe tutto più giusto se le persone prima di giudicare quello che fanno gli altri provassero a farlo anche loro!

Invito alla Festa di Primavera Mondo Nudo – Nave (BS)


Avevamo in sospeso una grigliata comunitaria, programmata in autunno era poi saltata, la riproponiamo ora rieditandola in forma di evento più complesso e completo che ci possa servire come allenamento e prova generale per un più esteso evento autunnale.

Una, quindi, vera e propria festa di primavera che si svilupperà nella formula tre in uno: tre attività, tre proposte, tre opportunità in unica soluzione, in unico impegno, in unica giornata. Ovviamente è lasciata la più ampia libertà di partecipazione per cui potrete optare per presenziare a tutti e tre i momenti, a due nelle loro diverse combinazioni o anche ad uno solo. Per l’occasione meno libera sarà la scelta relativa alla nudità, fattibile forse solo lungo una parte dell’escursione, al ristorante si dovrà restare vestiti. Ci ho ragionato a lungo su questa cosa dopo che in autunno, come già detto, proprio per questo ho annullato la prevista grigliata. Sulla base dei cinque anni di esperienza in tale campo, ho rilevato che al momento è possibile ma non facile trovare locali che ci consentano la nudità: alcuni non ne vogliono proprio parlare, alcuni sono disponibili a farlo ma solo se gli riempiamo il locale, cosa per noi impossibile, altri ce lo possono concedere nelle loro giornate di chiusura settimanale, ovviamente infrasettimanale e, di conseguenza, inibitorie ai fini di una numerosa partecipazione, nessuno si è ancora manifestato favorevole ad una condivisone della sala tra persone nude e persone vestite; tra quelli che sono disponibili alcuni negano ogni possibile cambiamento nel futuro, qualcuno, invece, si manifesta curioso e aperto a un eventuale diverso atteggiamento, ma, com’è logico e naturale, richiede un periodo di conoscenza e maturazione delle cose. Approfittare solo ed esclusivamente dei pochi che hanno possibilità di ospitarci nudi anche nel fine settimana vorrebbe dire rinunciare alla possibilità di far crescere altri, di rinunciare alla possibilità di promuovere la normalità del nudo, per cui meglio accettare qualche evento da farsi necessariamente vestiti e inviare gli amici a farsi, attraverso la loro numerosa partecipazione a tali eventi, promotori attivi della normalità del nudo: un piccolo sacrificio donato alla causa comune!

Torniamo all’evento in questione.

Base logistica e punto di ritrovo l’agriturismo Dragoncello in quel di Nave, grande e operoso abitato alle porte della città di Brescia. Da qui partiremo per una tranquilla escursione lungo l’antico sentiero del Negondol, dodici chilometri in gran parte pianeggianti (solo 500 metri il dislivello totale) con i quali prima raggiungeremo il caratteristico e panoramico Colle di San Vito dove sorge un’antica chiesetta, poi ci sposteremo al Colle di San Giuseppe dal quale scenderemo a valle per attraversare l’abitato di Nave e ritornare all’agriturismo dove, dopo esserci cambiati e rinfrescati, ci rifocilleremo frugalmente con una buona merenda contadina facendo così piacevolmente arrivare l’ora di cena, alla quale accederemo con pochissimi passi visto che si terrà nello stesso identico cascinale della merenda.

Sono convinto che, nonostante l’estesa limitazione al nudo, sarà una splendida festa, spero di vedere comunque una numerosa partecipazione, vuoi per sentirmi motivato a continuare in queste miei iniziative, vuoi per ringraziare l’amico Angelo che per l’occasione si è tanto prodigato per prendere accordi con chi gestisce il Dragoncello, vuoi per incentivare gestione e proprietà del locale a supportarci nuovamente e più largamente in futuro, vuoi per essere parte attiva nella normalizzazione del nudo, vuoi poter sperare in un futuro più nudamente semplice e rigoglioso: se non sappiamo renderci parte attiva inutile poi lamentarsi per la scarsa disponibilità di strutture nudiste, per la scarsa attenzione al nudo delle istituzioni, non c’è verso, non si può aspettare che altri facciano quello che compete a noi, dobbiamo svegliarci noi tutti, farci sentire noi tutti!

Ovviamente, come da mio credo e da regola degli eventi di Mondo Nudo, sono ben accette anche le presenze di chi nudista (ancora) non è, di chi seppure incuriosito non trova il coraggio di spogliarsi, di chi pur disponibile a condividere gli spazi preferisce stare vestito, ed anche di chi è titubante sulla questione del nudo sociale, di chi teme l’imbarazzo, di chi preferisce una netta suddivisione, persino di chi, in modo più o meno convinto e deciso, si oppone al nudo: quale miglior modo per conoscere e farsi un’idea personale, un’idea non mediata dagli altri, per scoprire quanto sia facile convivere con il nudo, quanto sia bello mettersi a nudo, quanto sia normale il corpo nudo.

Grazie a tutti coloro che parteciperanno, magari cambiando i loro programmi, magari rinunciando ad altri impegni già presi, magari affrontando un lungo viaggio in auto pur di essere parte di questo importantissimo momento sociale. Grazi a tutti coloro che, partecipando o meno, si daranno da fare per far girare questo invito. Grazie a tutti coloro che ci faranno anche un solo semplice pensierino, a coloro che prenderanno nota della nostra esistenza e magari si metteranno in contatto per successivi eventi, ma anche a coloro che si limiteranno a ragionare sulla questione del nudo sociale, sperando che lo possano fare in maniera libera da pregiudizi e condizionamenti sociali, politici, religiosi, morali, etici e quant’altro possa essere. Grazie!

Leggi la scheda evento dettagliata.

VivAlpe 2019, tre per tre in ravanage


Sabato 13 aprile 2019, nemmeno il maltempo può fermare le uscite di VivAlpe 2019: proprio all’ultimo momento, quando ormai stavo già meditando di cambiare meta ed effettuare una 25 km di allenamento, ecco che mi arriva una mail da una recentissima iscritta nella lista degli Amici di Mondo Nudo che vorrebbe partecipare, insieme al suo compagni, alla prevista escursione: in men che non si dica le confermo la cosa e ci accordiamo sul punto di ritrovo… si ritorna ai propositi prefissati.

Eccoci al parcheggio di Forno d’Ono, io, Daniela e Vincenzo, ben coperti e ben motivati ci incamminiamo sotto una leggera pioggerella in direzione della nostra lontana e invisibile meta: la variante alta del 3V, nel tratto che transita sotto le rocce sommitali della Corna Blacca. Nonostante la presenza di rovi che ostacolano il passaggio, grazie anche alla mia cesoia da giardinaggio (abitudine che dovrebbero avere tutti gli escursionisti: la manutenzione dei sentieri è compito ingrato al quale tutti devono sentirsi coinvolti, troppo comodo dare sempre tutto per scontato, ivi compreso che i sentieri siano sempre belli puliti), superiamo agevolmente il primo salto della valle, con pochissimi metri di respiro segue il secondo ora fuori dal bosco ma in un ripido canalone a tratti facilmente percorribile, grazie alla pietre di media dimensione, a tratti meno trattandosi di più fine e instabile graniglia.

Eccoci alla base del terzo salto della valle, qui il canalone si fa ancor più ripido e instabile, salire diviene assai più faticoso ma saliamo, sbuffando e ansimando saliamo costantemente. Sopra di noi si erge il fantastico e immenso versante meridionale della Corna Blacca, purtroppo oggi completamente nascosto alla nostra vista dalle basse nuvole. Finalmente il sentiero esce dal canalone per infilarsi in un bel bosco di faggi e in breve siamo alla Cascina del Pian dei Canali, luogo ameno che invita alla sosta e alla meditazione, infatti qui incontriamo un solitario escursionista che ci racconta essere appunto qui salito per dare sostanza all’anima.

Dopo un breve riposo riprendiamo il cammino verso l’alto, breve tratto di salita e poi un ben celato traverso, in leggera discesa, ci riporta sul fondo del canalone precedentemente abbandonato. Qui la pendenza è decisamente minore del tratto basso e la vegetazione abbondate (in prevalenza mughi) consolida il terreno permettendoci una progressione veloce e agevole. Non c’è molto tempo per rilassarsi, presto si riprende a salire e ora inizia il tratto a me ancora sconosciuto. All’inizio traccia e segnaletica sono abbastanza evidenti e non ho dubbi sulla strada da seguire. Sorpresa, un leggero nevischio ghiacciato appare a piccole macchie tra l’erba, non è ancora preoccupante e, a naso, il dislivello che ancora dobbiamo coprire non dovrebbe essere tale da portarci in neve alta. Le classiche ultime parole famose: poco a poco mentre saliamo la neve si fa più presente e la salita diviene più perigliosa, si scivola parecchio sul fondo di erba infradiciata e la segnaletica si è fatta molto rada. Con qualche titubanza, visto che i miei compagni sono ancora in forze e non palesano cedimento, procedo ancora verso l’alto, ma la neve ora arriva a coprire per intero il pendio, difficile individuare traccia e segnaletica, solo procedendo a zig zag riesco ogni tanto a trovare qualche segno tranquillizzante.

Alzo lo sguardo e nel fitto delle nuvole intravvedo delle pareti rocciose: “vuoi vedere che siamo arrivati al 3V?” Un ripido e scivolosissimo pendio mi separa dalla loro base, faccio fermare i compagni, mi alzo velocemente in direzione delle pareti ma… niente, solo una vaga sensazione di sentiero con qualche strano segno verde. Provo a seguirlo e mi ritrovo all’interno di un canalino, si sale agevolmente ma alla sua fine ancora del 3V non trovo traccia, alla mia destra vedo un ripido canale che non conosco, mentre a sinistra si esce su un pendio completamente ricoperto di neve e vari scarichi di piccole slavine. Niente da fare, siamo al capolinea, già da solo avrei forti dubbi sull’opportunità di procedere, figuriamo avendo al seguito altre persone. Velocemente ritorno dai mie compagni di viaggio e li avviso che dobbiamo rientrare per la via di salita.

Il primo tratto di discesa si svolge su di un terreno erboso privo di zolle e, pertanto, ci vede esprimerci in qualche lungo scivolone, non ci sono particolari pericoli, comunque preferisco tenere sotto controllo la situazione ponendomi a valle dei mie compagni e facendo da freno a Vincenzo che sta faticando parecchio a stare in piedi. Con calma perveniamo alla base di questo malo tratto, ora il terreno si fa più lavorato e possiamo scendere con minore tensione. Il mio occhio allenato ritrova facilmente le deboli tracce che abbiamo lasciato in salita e in poco tempo siamo all’erba pulita. Nel frattempo si è messo a piovere con una certa insistenza, ma non ci badiamo più di tanto: senza sosta proseguiamo fino a ritornare alla Cascina del Pian dei Canali. L’altro escursionista è già ripartito, ci accomodiamo,, ci cambiamo le maglie bagnate, indossiamo una giacca asciutta e mangiamo qualcosa fruendo delle comode panche. Per corroborarci un attimo e prepararci al rientro a valle, con debita moderazione, giusto solo un sorsetto, approfittiamo della ricca dotazione di alcolici.

Ripartenza. Per alleggerire la discesa non scendo dal canalone di ghiaia ma seguo un bel sentiero che, seppur allungando il percorso, agevolmente ci porta ala strada sterrata che unisce Ono Degno al Passo di Pezzeda Mattina. La seguiamo fino a prendere l’altra sterrata che porta in località Cogne, dove un bel sentierino ci porta al fondo valle. Attraversiamo il torrente su un ponte estremamente scivoloso e Vincenzo si esibisce il un bel scivolone con sonora chiappetttata che gli rintrona nella budella: gli ci vuole qualche minuto per rimettersi in piedi. Ancora giù per il sentiero che costeggia il torrente per sfociare dopo poco nella rovinatissima sterrata che porta alla Cascata dell’Acqua Bianca. Sosta fotografica e poi via per rientrare agevolmente e senza ulteriori esercizi ginnici alla macchina.

Che dire, nonostante tutto, nonostante la pioggia, nonostante la neve, nonostante il freddo, nonostante il non aver potuto completare l’anello previsto, nonostante il ravanage, ecco nonostante tutto questo e altro è stata una magnifica giornata, ho conosciuto due nuovi simpaticissimi amici, lei ha dimostrato d’essere veramente a suo agio in montagna, ambedue sono ben allenati e si è salito e disceso abbastanza velocemente: mi sono proprio divertito.

Grazie Daniela, grazie Vincenzo, la vostra compagnia è stata veramente piacevole, spero di rivedervi quanto prima.

Analogamente spero di vedere presto altri nuovi amici di Mondo Nudo, altri nuovi appassionati di escursionismo, altre nuove persone interessate al camminare in nudità, altre nuove persone che vogliano perseguire l’inclusione con la montagna, unico modalità per poterne realmente apprezzare tutte le qualità e riceverne tutti i benefici.

Guarda le prossime interessanti uscite di VivAlpe 2019.

18 maggio c’è un’occasione tre in uno: escursione, merenda e cena.

A presto!

Clima, è tutta colpa nostra?


Photo by Pixabay on Pexels.com

Iniziamo dicendo che si, è colpa nostra, proseguiamo, però, come logica vuole, chiedendoci di quale colpa parliamo: abbiamo modificato il clima o solo velocizzato dei cambiamenti che sarebbero comunque avvenuti? Ecco, ci sono due cose che ho studiato ancora tanti anni addietro:

  • l’asse terrestre è in lenta ma continua rotazione portando un diverso posizionamento del pianeta rispetto al sole;
  • il sistema solare è in contrazione e la terra si sta avvicinando al sole, conseguentemente ci sono l’innalzamento delle temperature medie e un maggior influsso delle perturbazioni solari.

Negli anni a seguire non ho letto nulla che le negasse. Una mia svista? Ho perso io qualcosa? Può essere, le reti sociali sono relativamente recenti, di certo molto più giovani rispetto ai tempi a cui sto facendo riferimento e allora era più difficile mantenersi in costante aggiornamento, però…

Però, considerando la regola universalmente ritenuta valida del “nulla è immutabile”, propendo per una nostra colpa in merito alla velocizzazione dei cambiamenti e non alla loro messa in atto. Ovviamente questo non ci esime dal dover prendere provvedimenti e dalla necessità di prenderli in tempi estremamente brevi, con la consapevolezza, però, che prima o poi la Terra diverrà comunque inabitabile!

Risveglio di primavera


Primavera s’avanza
mille colorate corolle s’aprono al sole
cuori profumati si espongono al mondo
ascoltar si deve il natural richiamo
corpi gaudenti
ignudi si fanno!

Emanuele Cinelli, 3 aprile 2019

Maestri d’ignoranza


Photo by Josie Stephens on Pexels.com

Insulso atteggiamento il voler insegnare senza essere disposti a imparare, crogiolandosi nei limiti del proprio piccolo orticello culturale, leggendo e ascoltando solo quanto fa comodo, cercando unicamente le conferme al proprio modo di pensare, rifiutando tutto quello che, al contrario, lo sconfessa, cercando di manipolare a proprio uso e consumo fatti ed evidenze.

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