Archivio mensile:gennaio 2011

Le ricette del “Cuoco Nudo”: cosce di pollo all’arancia


Ingredienti (per due persone)

Quattro cosce di pollo spellate, due cucchiai d’olio extravergine d’oliva, un bicchiere di vino bianco secco fermo, il succo di un’arancia (o mezza se è molto grossa), quattro foglie d’alloro (due per la cottura e due per la presentazione), un rametto di rosmarino, sale, pepe bianco macinato.

Per il contorno: tre hg di patate novelle sbucciate (o ricavare delle sfere di patata da patate più grosse), due cucchiai d’olio extravergine d’oliva, una noce di burro, salvia e sale

Preparazione

In una padella versare i due cucchiai d’olio, adagiarvi gli aromi (per una presentazione migliore si consiglia di legarli tra loro a formare un fascio che sarà poi facile da rimuovere prima di impiattare) e mettere a fuoco medio. Quando l’olio è sufficientemente caldo, adagiarvi le cosce di pollo già salate e pepate, lasciare friggere alcuni minuti per entrambi i lati. Quando le cosce sono belle bianche su entrambi i lati, versare il vino e dopo un minuto aggiungere il succo d’arancia. Coprire la padella, abbassare la fiamma e lasciar completare la cottura. Se il fondo di cottura si addensa troppo, aggiungere un poco di acqua calda o altro succo d’arancia, alla fine deve risultare abbondante e denso.

Nel frattempo preparare le patate arrosto di contorno: versare in un tegame l’olio e la noce di burro, adagiarvi qualche foglia di salvia e mettere a fuoco dolce; quando il burro s’è fuso aggiungere le patate lavate e ben asciugate, salare, far dorare per bene tutt’attorno e portare a termine cottura coprendo il tegame.

A termine cottura prelevare le cosce e impiattarle adagiandole su una foglia d’alloro, contornare con le patate arrosto e versarci sopra la salsina ottenuta come fondo di cottura.
Accompagnare con lo stesso vino usato per la cottura.

Raduno 2010 de iNudisti


E’ una splendida serata di fine estate, la temperatura ancora gradevole invita a stare all’aperto, un cielo stellato si contrappone alla verde campagna toscana, sull’orizzonte dolci declivi sorgono al di sopra di una lunga pineta. Un piccolo fiume lentamente scivola fra rive scoscese, nelle sue acque si specchiano alte erbe e la, dove mestamente s’incunea sotto una stretta strada, fa da confine ad una vecchia villa contornata da uno splendido giardino, dalla quale s’alzano nell’aria sottile voci confuse, risate e un lungo, possente applauso. Che succede?
La campagna è quella di San Vincenzo, nota località turistica in provincia di Livorno; le colline sono quelle del Poggio San Leonardo, del Promontorio di Populonia e del Promontorio di Piombino; la pineta è quella di Rimigliano; la villa è l’Hotel “Il Mulinaccio”; le voci e gli applausi sono quelli de iNudisti. Ecco, succede che, qui in quel di San Vincenzo e, più precisamente, della zona di Rimigliano, si sta svolgendo un raduno a carattere nazionale, il raduno degli utenti del sito Internet “iNudisti.it”, un sito che non solo sviluppa una rete sociale per la condivisione di quanto concerne e fa da contorno a un determinato stile di vita, ma si propone anche di fare una corretta e puntuale informazione in merito a tale stile di vita, quello del nudismo, e dei suoi punti di contatto, delle sue intersezioni, delle sue sovrapposizioni con il naturismo.
Il raduno si è aperto alle 10 di questo 11 settembre 2010, la piazza principale è stata allestita, già di buona mattina, sulla spiaggia del Nido dell’Aquila, nel suo punto di contatto con la spiaggia del Park Albatros, villaggio che ospita la maggior parte dei radunanti. Il Nido dell’Aquila è un vecchio podere diroccato a poche centinai di metri dal mare, dal quale lo separano una pineta e possenti dune di sabbia ricoperte da impenetrabile vegetazione; oltre le dune una larga spiaggia prende il nome dal podere e su questa già da diversi anni si pratica il nudismo. Una condizione da tempo accettata dalle autorità locali ma senza una precisa ufficializzazione; quest’anno è finalmente arrivata la delibera della Giunta Comunale di San Vincenzo che, in data 24 marzo 2010, ne ha decretato la specifica, anche se (opportunamente) non assoluta, destinazione d’uso. La seconda spiaggia italiana che viene ufficializzata nel suo utilizzo nudista.
Proprio per ringraziare la Giunta di San Vincenzo di tale scelta, oltre che per formulare un riconoscimento palpabile a chi di questa ufficializzazione ne è stato il principale artefice e ci ha dedicato molto del suo tempo, il simpatico e laborioso Daniele Licarrotti, che quelli de iNudisti hanno deciso di ripetere qui il loro annuale Raduno Nazionale.
Dicevamo, il raduno si è ufficialmente aperto alle 10 di sabato 11 settembre, a quell’ora, nella zona ad esso deputata e ben identificata da appositi striscioni, già c’erano una decina di persone, arrivate in zona il giorno prima o anche più giorni prima. Dopo una settimana in cui il tempo meteorologico si era scatenato con piogge su quasi tutta la penisola e forti mareggiate, oggi la giornata è assolutamente solare, c’è ancora un maestrale abbastanza forte, ma aiuta a meglio sopportare l’irraggiamento solare. Ben presto la sabbia, invero minuta graniglia di sassi, si copre di teli e ombrelloni e nel primo pomeriggio le presenza si contano in più di 40 persone, per salire a 62 nel pomeriggio avanzato. Interessante e piacevole notare il contrasto tra l’affollamento della zona nudista e la bassa densità di presenze sul resto della spiaggia, sia sul lato Tuscania, che su quello Park Albatros: appare realistico pensare che, nel prossimo futuro, si debba prevedere un ampliamento del tratto nudista! Altra annotazione meritevole, anche perché era uno dei principali obiettivi del raduno, riguarda i non pochi contatti con i tessili presenti nella spiaggia del Park Albatros, venuti al tavolino della reception a chiedere informazioni o a leggere i volantini appositamente predisposti.
In serata, come già detto, i radunanti si ritrovano presso l’Hotel “Il Mulinaccio” per deliziarsi in un lauto banchetto conviviale a base di pesce. Durante la cena arriva la notizia che, in quel di Jesolo, è stata ufficializzata la terza spiaggia nudista italiana, quella della Laguna del Mort. La notizia che viene accolta da un poderoso applauso: due spiagge nudiste ufficializzate in un anno è un risultato importante, al quale non si può esimersi dall’affiancare i diversi segnali positivi che sono arrivati e continuano ad arrivare dai media locali e nazionali. Gli organizzatori del raduno, Emanuele Cinelli e Massimo Lanari, segnalano anche il crescente successo del sito de iNudisti, come testimoniato dai ranking di Alexa, uno dei più apprezzati motori di valutazione dei siti: iNudisti si piazza, senza aver attuato nessuna delle specifiche politiche di miglioramento delle valutazioni, al duecentocinquantaduemillesimo posto, posizione che un solo altro sito di nudismo (americano) riesce ad avvicinare. A chiusura della cena si passa al taglio della cravatta … oops, no, della maglietta di Daniele Licarrotti, al fine di dare all’ESNA (Ente per lo Sviluppo del Nido dell’Aquila, di cui Daniele è il fondatore e il Presidente) un solido contributo per il grande lavoro svolto e quello che ancora sarà da svolgere: a tutti gli effetti l’ufficializzazione della spiaggia non chiude l’impegno ma, caso mai, lo rilancia e lo amplifica.
Domenica 12 alle 8 l’organizzazione ripristina la segnalazione del percorso d’avvicinamento al luogo di raduno e la delimitazione del tratto di spiaggia scelto per il raduno. Complice la cena e, soprattutto, il dopo cena, oggi le presenze in spiaggia si fanno un poco attendere: alle 10 si contano una ventina di persone in maggior parte arrivate direttamente da casa. Nessuna paura, però, alle 11 iniziano gli arrivi della gran massa e l’organizzazione fatica a registrarli tutti; a mezzogiorno si contano più di novanta persone, tra le quali si registrano la presenza di due gruppi massicci: quello di PCNat (Piacenza) con quasi 20 persone, tra cui anche dei ragazzi che sono la linfa vitale del futuro nudista e naturista, e quello del Borgo Masotti (Lido di Dante – Ravenna) forte di quasi quindici persone. Apprezzata presenza anche la rappresentanza del Gruppo Diaterna. Visita illustre, infine, quella del Responsabile della locale sezione dell’Associazione Nazionale Carabinieri Volontari, i cui soci, nell’ambito del loro contributo alla Protezione Civile, si occupano della vigilanza sulla spiaggia.
Il Raduno si chiude alle 16, orario intorno al quale iniziano le ripartenze; le persone, con non poco dispiacere, una ad una o a piccoli gruppi, si salutano …. appuntamento alla prossima occasione d’incontro!

Raduno 2009 de iNudisti


Una piccola goccia scende lentamente, segue un percorso ben definito: prima scorrendo lungo il fianco del naso, poi scavalcando lo zigomo e, infine, infilandosi nella piega della guancia per giungere al bordo della bocca e finire scendendo sul mento, dove si sofferma indecisa tra il restare incollata al viso o il precipitare velocissima verso terra.
Lentamente la goccia inizia a pendere sempre più dal mento, si sforza di restarci attaccata, ma l’attrazione verso il basso è superiore a tutte le sue forze, non riesce a resistere, deve forzatamente staccarsi senonché in quel mentre, arriva una dolcissima carezza che ne ferma l’inesorabile allungarsi verso il suolo.
Pioggia? Sudore? No, è, o meglio, era una piccola lacrima che sommessamente ma ineluttabilmente è sgorgata dal lembo del mio occhio quando tristemente mi devo allontanare da questo luogo in cui ho passato due giornate meravigliose. Già, purtroppo tutto deve finire e così come il sole ogni giorno sparisce oltre l’orizzonte anche questo Raduno è ormai ricordo del passato. Un ricordo intenso, quasi doloroso, visto il lungo periodo di preparazione e attesa, ma un ricordo cosparso di mille sensazioni piacevoli, di tante nuove stupende conoscenze, di nick che hanno assunto dei volti, della soddisfazione di veder arrivare tanti amici e la rappresentanza di una buona parte delle Associazioni Naturiste Italiane.
Venerdì la partenza e un viaggio senza problemi, in serata io e mia moglie siamo al villaggio che ci ospita, impressionante, mai stato in un villaggio così grande: solo le piscine sono grandi quanto un normale campeggio, poi sotto la pineta le piazzole per tende e caravan, la sterminata fila di casette mobili, al centro la zona dei servizi con la Reception principale, il supermercato, il bar-gelateria, due ristoranti, i giochi per i bambini.
Effettuate le operazioni di registrazione, ci portiamo nell’area tende per scegliere la piazzola e montare il nostro tendone. Qui l’incontro, dopo tanti messaggi via Internet, con Daniele, l’anima della spiaggia Nido dell’Aquila e preziosissimo appoggio locale per l’organizzazione del raduno. Resto un attimo spiazzato, m’aspettavo una persona stile giacca e cravatta, invece mi trovo innanzi un simpaticissimo ed esuberante giovane dai capelli lunghi e ricci.
Poco dopo sopraggiungono anche Alessandro (il mitico Capitan1cino), Paola e Valerio (e Shyra, bellissimo pastore tedesco), che piazzano il loro possente camper nella piazzola accanto alla nostra. Alle ultime luci del giorno in circa quindici minuti monto, con il non indifferente aiuto di Alessandro e sotto la criticissima supervisione di mia moglie Maria, la tenda: nonostante il buio e pur essendo solo la terza volta che effettuo questa operazione, il risultato è pressoché perfetto, se penso alla scorsa estate quando ci misi un’ora e mezza per fare l’improba operazione, per giunta con risultati alquanto deludenti!
E’ ormai ora di cena, contatto Max, la nostra gloriosa Araba Fenice, per fissare l’incontro al ristorante, dove ci troviamo tutti quanti. Insieme a Max si presenta Nicola che si dimostrerà anch’egli persona squisitissima.
Il dopocena si prolunga fin quasi alla mezzanotte e ci vede seduti nella piazzetta del campeggio a chiacchierare di … è già, di cosa potrebbero chiacchierare queste persone? Di nudismo, ovviamente. A noi si è unito Daniele, poi in via telefonica ci contattano Ondina dell’UNI Lazio e Dinky simpaticissima segretaria dell’ANITA, da registrare anche l’apprezzata visita di Marco, il Direttore del villaggio.
Viene l’ora di andarsene a nanna, appuntamento alla mattina per andare in spiaggia.
Sabato mattina mi sveglio alquanto presto, mancano ancora più di due ore all’appuntamento con Daniele, quindi mi dedico con calma ai preparativi, la testa però non so dove l’ho lasciata e continuo a fare dentro e fuori dalla tenda, rompendo le scatole a mia moglie e Alessandro che stanno ancora dormendo: prima vado ai servizi e mi dimentico il necessario per la barba, poi mi accorgo che nel borsone mi mancano delle attrezzature necessarie, quindi dimentico le lenti a contatto, poi è la volta del cibo e così via. Sarà l’emozione per questo importante incontro, il peso della responsabilità organizzativa, l’età che avanza, fatto sta che finisce con un severo rimbrotto di mia moglie. Fortuna che è l’ora per me di partire, ma prima d’andarmene ne devo combinare ancora una: ho parcheggiato la macchina stretta tra una siepe, un albero, le corde della tenda e il tavolino, indi per uscire devo fare diverse manovre, andando anche a sbattere contro il tavolino. Beh, mentre Maria mi osserva con sguardo truce dall’ingresso della tenda, finalmente ne esco e sparisco.
In due minuti di macchina sono al parcheggio del Podere Tuscania e quasi subito arriva anche Daniele e un suo amico di cui non ricordo il nome. Scarichiamo tutte le attrezzature e ci incamminiamo verso la spiaggia. Inizialmente si attraversa un piccolo prato, poi ci si addentra in una folta e fresca pineta, svolta a destra e dopo una brevissima e appena accennata salitella si perviene, passando accanto alle baracche dei servizi igienici e del bar, alla spiaggia. Che bella, lunghissima e piuttosto larga, formata da finissima ghia, tra la quale si mescolano residui di Posidonia e piccoli ma fastidiosi pezzetti di legno.
Ancora non siamo alla spiaggia nudista, si devono percorrere un centinaio di metri per arrivare ad un alberello sul cui tronco ben visibile si vede dipinta una fascia gialla: è l’inizio della zona nudista, zona che si estende per 400 metri ovvero dalla fine della spiaggia del Podere Tuscania all’inizio di quella del Park Albatros, il villaggio che ci ospita.
Il mare davanti è di un azzurro intenso e quasi uniforme, nonostante alcune folate di vento c’è calma piatta. Mentre Daniele e il suo amico piazzano i cartelli di confine che segnalano la spiaggia nudista e montano un gazebo comprato (da Daniele) proprio per dare da supporto al nostro Raduno, io indosso la muta e mi porto al largo per visionare la zona di rocce sulla quale domattina accompagnerò coloro che vorranno fare un’ora di snorkeling, ovviamente nudista.
C’è un poco di corrente che rende faticoso il nuoto, ma nel giro di una decina di minuti individuo fra la sabbia l’esatta posizione della fascia rocciosa, “Morzate” come la chiamano qui, e ne inizio la perlustrazione. Non è proprio un acquario e l’acqua non è limpidissima ma comunque individuo e osservo diversi pesci, anche se non di mole: saraghi, occhiate, piccole castagnole dal ventre blu elettrico, gli immancabili labridi dal forti colori, un piccolo branco di triglie, una mormora che al mio arrivo si insabbia velocissima sparendo letteralmente alla vista. Oltre ai pesci incontro alcune anemoni, qualche spugna a tubo rossa, due grossi spirografi, moltissime piccole meduse quasi invisibili e due meduse bianche con riga blu attorno al mantello.
Dopo un’ora e mezza rientro alla spiaggia, mi spoglio e partecipo agli ultimi lavori di allestimento della spiaggia ai fini del raduno: montiamo la bandiera de iNudisti, definiamo dove poter montare il campo da pallavolo, facciamo due chiacchiere.
Passano le ore e ancora dal villaggio non arriva nessuno, tutti dormiglioni qui. Decido di riportare il mio borsone con le attrezzature sub alla macchina. Al mio ritorno trovo Maria, Alessandro, Paola e Valerio che sono venuti a piedi dal villaggio, sono poi dieci minuti di cammino. Più tardi arrivano anche i dormiglioni del gruppo: Max e Nicola.
Il sole comincia a farsi pesante e sulla spiaggia non esiste modo di trovare un filo d’ombra. Purtroppo una folata di vento ha quasi distrutto il gazebo e siamo stati costretti ha ripiegarlo e riporlo nella sua borsa. Unico refrigerio c’è dato dal passeggiare o nuotare nelle fresche acque del mare che si distende innanzi a noi.
Arrivati nella notte al villaggio, Marcolino e famiglia e la coppia d_albano2 arrivano in spiaggia attorno a mezzogiorno. Insieme a loro iniziano i diversi altri arrivi e le presentazioni con i nuovi amici o i saluti con gli amici già conosciuti si fanno sempre più frequenti, in ordine d’arrivo: Acquaticus e consorte, Damiano e famiglia (che, arrivando dalla Svizzera, rendono internazionale il raduno), Raffaele e Ginella, Biotto e Claudia con altri 3 amici di PCNat, Massimo, Giuseppe, Justus e Giuliana, Firenzenow.
Il primo pomeriggio passa veloce tra le chiacchiere e le presentazioni, interrotto per me da un salto al villaggio per concordare e organizzare la cena comunitaria presso il ristorante dello stesso (e per prendere un attimo di respiro dall’incessante pressione del sole). Superato l’intoppo di un disguido con la segreteria del villaggio, alla quale non risultava che noi avessimo prenotato la cena di gruppo, rientro alla spiaggia verso le 16. Ancora qualche chiacchiera e presto le persone iniziano a rientrare per prepararsi alla cena. Io, Maria e Alessandro ci fermiamo ancora un poco per ammirare il tramonto e goderci la frescura del sopraggiungere della sera. La rossa palla del sole scende velocemente disegnando una lunga e ben delineata striscia di luce sulla superficie del mare e mi immagino un’ipotetica nuotata in questa per andare ad incontrare la nostra lucente stella. Una barca si delinea all’orizzonte e la osservo passare davanti al sole e poi svanire nella direzione opposta. E’ il crepuscolo ed è ora anche per noi di rientrare alla tenda. Una bella doccia ed eccoci pronti per la cena. Raduno nella piazzetta e poi … gambe sotto il tavolo!
Per la cena sono arrivati altri quattro del famosissimo gruppo PCNat: Maurizio, Marina, Riccardo e Pietro.
Qualcosa non mi torna nei numeri, nonostante il ristorante abbia apparecchiato per 36 contro i 30 che avevo segnalato, di posti liberi ce ne sono solo due o tre e sono in attesa dell’arrivo di una rappresentanza importante dell’UNI Lazio, capitanata da un’esplosiva Ondina, che, purtroppo e con mio notevole disappunto, sono costretti a sedersi ad un tavolo separato, seppur vicino: mi scuso con loro.
La cena, allietata da alcune buone bottiglie di vinello e da una braciola di manzo veramente squisita, si svolge in allegria e spensieratezza, fra discorsi di vario genere compresi, senza nessun timore d’essere sentiti dagli altri commensali, quelli nudisti.
Il dopocena ci vede in piazzetta a sorseggiare qualche bicchiere di corroborante superalcolico, le chiacchiere ci tengono alzati fino alla mezzanotte. A questo punto il programma prevedeva un bagno e/o un brindisi ma ambedue le cose saltano, la prima per evidenti motivi di salute, la seconda per stanchezza e assenza delle necessarie bottiglie. Ci si saluta dandosi appuntamento per la mattina, e qui mi prendo nuovamente del matto quando ho l’ardire di proporre il ritrovo alle 8 per chi vuole venire a fare snorkeling; sposto alle 9, ma non c’è verso; riprovo alle 10 e ancora un diniego quasi generale, alla fine programmo per le 11 e qualche spiraglio di attenzione riesco a smuoverlo.
Dopo una bella e ristoratrice dormita, arriva la mattina della domenica. Alle 7 sono in piedi, non mi riesce di dormire oltre. Nel campeggio ancora non gira nessuno e aspetto seduto fuori dalla tenda. Verso le 8 si alza anche mia moglie e facciamo una prima veloce pulizia nell’intenzione di smontare la tenda; ma ci ripensiamo e decidiamo di spostare la cosa al pomeriggio al fine di gustarci la spiaggia quando il sole ancora non morde troppo sulla pelle.
Facciamo colazione al bar del villaggio, poi passiamo dal supermercato a prendere qualcosa da mangiare per mezzogiorno e, a piedi, ci portiamo in spiaggia. Quando arriviamo sono circa le 9 e mezza, diverse persone sono già arrivate ma nessuno del nostro gruppo … tutti dormiglioni quelli de iNudisti!
Recupero il palo per la bandiera e la rimetto a sventolare felice nel vento, vado al bar a “rubare” un tavolo e due sedie per la postazione tecnica, piazzo la boa segna sub in acqua per identificare il punto di ritrovo di coloro che vogliono fare snorkeling, aiuto a montare il campo da pallavolo, poi aspetto ansiosamente gli amici snorkelisti. Daniele che mi vede andare continuamente avanti e indietro mi invita a mettermi tranquillo, suggerimento che non mi riesce di seguire: ho voglia di scendere in acqua, c’è già una persona che aspetta per uscire, ma gli altri ancora non si vedono. Verso le 11 arrivano in spiaggia quasi tutti e visto che più nessuno vuole fare snorkeling, me ne vado in acqua solo soletto per ripetere il giro già fatto la mattina prima, ma stavolta in “natura”, ovvero nudo.
La visibilità è minore rispetto a ieri e una fastidiosa onda lunga si fa sentire anche ai quattro, cinque metri di profondità a cui si trovano i sassi delle “morzate”. C’è meno pesce, comunque me ne resto in acqua quasi un’ora a scattare alcune fotografie, finché i primi brividi mi inducono al rientro. Approdo a riva e Biotto mi chiede se si poteva uscire a fare la nuotata, che fare? Mi rituffo e si riparte, tanto la nuotata per tornare a riva mi ha riscaldato a sufficienza e non ho più brividi.
Nel riportarci verso gli scogli quasi sbatto contro una grossa medusa, peccato aver lasciato la macchina foto a riva, prima ne avevo fotografata una piccolina, questa si sarebbe proprio meritata una bella foto. Ci facciamo il giro degli scogli, faccio vedere all’amico gli spirografi e qualche pesciolino poi si ritorna a riva.
Mentre ero in acqua sono sopraggiunti tanti altri amici, tra i quali Marcob noto referente per la spiaggia nudista del Diaterna.
Si pranza al sacco sulla spiaggia e mia moglie si va a sedere proprio sopra una vespa che, di ripicca, pensa bene di pungerla proprio su di una chiappa. Ho lasciato la pomata nello zaino in tenda, quindi dopo aver finito di pranzare Maria se ne torna al villaggio per cercare di lenire il dolore della puntura. Io mi fermo ancora in spiaggia e scambio piacevolmente, assieme a Max, alcune opinioni sul nudismo, sul sito de iNudisti, sui problemi del nudismo e sulla questione Manerba del Garda con un paio di amici.
Nel pieno del pomeriggio ci vengono a trovare due giovani Carabinieri, si proprio Carabinieri, e Daniele si prodiga nelle presentazioni. Si chiacchiera del Raduno e loro ci chiedono se siamo contenti del posto, se è andato tutto bene, se abbiamo avuto dei problemi. Salutandoci si mettono a nostra completa disposizione per qualsiasi fastidio possa sorgere, soprattutto in relazione ad eventuali malintenzionati. Fosse così dappertutto: il Comune che non solo da il beneplacito ad una manifestazione nudista, ma la sponsorizza con Delibera Comunale; i Carabinieri che vengono a trovarci e si mettono al nostro servizio … Daniele ha fatto veramente un grande lavoro!
Giungono così rapidamente, troppo rapidamente le quindici e trenta, per me è l’ora di tornare al villaggio per fare i bagagli. Mi dispiace enormemente lasciare il Nido dell’Aquila, lasciare tutti questi simpaticissimi amici, tornare a calzare le vesti, ma non ho alternative, domattina devo andare a lavorare presto e devo scaricare la macchina, stracolma di materiale, stasera stessa: non posso arrivare a casa troppo tardi!
Saluto tutti gli amici che identifico come volti conosciuti, ne ho sicuramente dimenticati diversi coi quali mi scuso e li saluto da queste righe, saluto Daniele che molto mi ha aiutato nell’organizzazione del Raduno (senza di lui tutto sarebbe stato molto, molto più difficile) e mi incammino tristemente verso il villaggio.
Il viaggio di ritorno, purtroppo allungato da trenta e più chilometri di coda tra Aulla e Berceto, avviene nel ripensamento alle tre stupende giornate appena passate, agli amici conosciuti, a quelli ritrovati, al bilancio del Raduno, un bilancio decisamente positivo, specie considerando che solo una quindicina di giorni addietro ancora le indicazioni di partecipazione erano pressoché nulle. Sulla spiaggia del Nido dell’Aquila hanno sventolato le bandiere de iNudisti (ben tre), della spiaggia, dell’ANITA/Diaterna e del gruppo PCNat, e sotto tali vessilli si sono felicemente ritrovate una cinquantina di persone provenienti da quasi tutta l’Italia (una famiglia perfino dalla Svizzera) e appartenenti a diverse Associazioni o non associate, alcune iscritte al sito de iNudisti, altre no, il Raduno non voleva avere e non ha avuto confini, barriere, era ed è stato aperto a tutti coloro che volevano parteciparvi,, in quell’ideale d’interesse comune che dovrebbe essere la base assoluta e imprescindibile d’ogni iniziativa in ambito nudista e naturista.

Come e perchè sono diventato nudista


Si nasce nudi, ma in un mondo che, per un’infiità di motivazioni più o meno comprensibili, di massima accetta il nudo solo nei bambini molto piccoli. Però, ormai da diversi anni, nella società, per così dire, tessile si sono formati dei piccoli buchi, dei gruppi di persone che, al contrario, accettano e praticano la nudità come via di condivisione naturale dell’essere e come mezzo per abolire ogni tipo di barriera fisica e psicologica nella vita in comune. Costoro, che andiamo a definire nudisti, come sono arrivati a tale pratica? Come si sono formati nel loro pensiero che diviene quasi un credo? Difficile, molto difficile rispondere, esiste una risposta per ogni persona. Di certo il più delle volte, come documentato in questo mio autoscatto, le cose non hanno un perchè e un per come, avvengono spontaneamanete, per una somma di fattori che pian piano ci riportano alla nostra infanzia e ci fanno ricordare il piacere e la libertà della nudità, quasi ad arrivare ad affermare che … “del resto, formalmente, tutti si nasce nudisti”!

Ma ripartiamo dall’inizio e vediamo con calma, passo passo, quella che è stata, per l’appunto, la mia storia, l’evoluzione delle cose e del pensiero che mi ha portato ad abbracciare questo stile di vita, che poi, sotto sotto, è anche una filosofia!

Ormai, a cinquant’anni passati, le cose, i ricordi della mia vita sono in parte sfumati se non addirittura svaniti. Certo è che, come tutti, sono nato nudo, indi tecnicamente nudista, che ho passato, come tantissimi bebè, i primissimi anni della mia vita stando spesso nudo, che venivo senza pudore esibito nudo dai miei genitori nelle fotografie di rito e talvolta anche dal vero, che in spiaggia potevo starmene pacificamente nudo a giocare con gli altri bambini e bambine, pure loro nudi, senza problemi.
Contemporaneamente, però, data la visione sociale dei tempi (beh, invero ancora oggi molto non è cambiato) venivo cresciuto nella cultura dell’abbigliarsi, venivo educato all’abbigliarsi, così quando mi toccò l’inevitabile incollamento del costumino forse quasi manco ci badai, magari qualche pianto iniziale (già, perché mai mettersi quel coso che schiaccia pisellino e contorno e li fa sudare inutilmente), ma poi mi sono evidentemente piegato al volere dei genitori ed è iniziata la mia lunga carriera di tessile più o meno convinto.

Per almeno una decina d’anni non ritornai più col pensiero al piacere a alla naturalezza del nudo infantile, ma quando iniziai a praticare la pesca subacquea e spesso mi ritrovavo solo in riva al lago, ecco che qualcosa si fece eco in me e cominciai a cambiarmi il costume bagnato così dove mi trovavo, tanto nessuno poteva vedermi; ci furono occasioni in cui provai anche a stare nudo per prendere il sole e riposarmi dopo la pescata. Erano sempre e comunque occasioni fugaci e determinate dall’assoluta solitudine, ma comunque occasioni che iniziavano a inseminare nella mia mente, senza che me ne rendessi conto, dei dubbi sulla correttezza dell’educazione tessile o, per meglio dire, del considerare il nudo come qualcosa di sporco e da evitare assolutamente se non in limitatissimi contesti, quale la doccia nel propio bagno di casa.
Il colpo quasi di grazia arrivò quando mi iscrissi al corso di sommozzatore: primo giorno di lezione, arrivo in piscina, entro nello spogliatoio, piglio il costume dalla borsa e faccio per avviarmi ai camerini quando girandomi mi trovo davanti due uomini completamente nudi, a metà tra lo sgomento (ai tempi mai mi sarei aspettato un tale libero atteggiamento) e l’indecisione mi guardo un attimo attorno e noto che anche quasi tutti gli altri presenti si cambiano tranquillamente in pubblico. Indecisione risolta e con mia piena impensata soddisfazione posso cambiarmi senza ricorrere ai camerini o a pericolosi equilibrismi nell’asciugamano. Non parliamo poi di quando all’uscita finale a mare ci fanno cambiare nella cabina di pilotaggio, in presenza dei due piloti e a gruppi di tre (alcuni, se non ricordo male, perfino misti: donne e uomini assieme).
Ormai era fatta, m’ero abituato alla nudità pubblica, sebbene limitata alla presenza di persone del mio stesso sesso. Da questo momento iniziò la sofferenza del cambiarsi cercando di nascondersi, cominciai a notare come chi lo faceva nascosto nell’asciugamano in realtà non faceva altro che attirare l’attenzione (specie se si trattava di una donna) di molte persone, le quali stavano li a guardare nella speranza che l’asciugamano si aprisse o cadesse a terra. Ma che cavolo ci sarà poi da guardare? Non siamo fatti tutti allo stesso modo? Beh, si le donne sono diverse, ma che male c’è se ci si cambia senza patemi, sono poi pochi secondi di nudità? Queste e altre domande cominciarono a passarmi per la testa quando mi toccava di cambiarmi o quando vedevo altri che si cambiavano nascondendosi alla meglio o percorrendo centinai di metri sulla sabbia bollente per raggiungere i camerini (che poi al lago raramente, specie dove andavo io, c’erano). Solo nei mesi non estivi, grazie il non frequentare più le spiagge, il mio patire spariva: pensavo a sciare e a tante altre cose che mi tenevano distolta la mente.

Vennero gli anni dell’alpinismo e mollai la pesca, con essa sparirono anche le spiagge e i relativi pensieri “filosofici” sul cambiarsi e sull’esposizione del corpo nudo. Un giorno, però, televisioni e giornali iniziarono a parlare dei nudisti, di queste persone che predicavano il culto della nudità pubblica come rispetto di se stessi e degli altri, come superamento delle barriere psicologiche dell’abbigliamento, come ritorno alla naturalità e all’inte(g)razione con la natura. Iniziarono i discorsi tra amici, la maggior parte di questi erano di diffidenza (“ma sono degli esaltati”), di vergogna (“beh, io non lo farò mai”) o di morbosità (“che bello domenica vado in quel posto e mi lustro gli occhi”), rarissimamente, comunque, (almeno tra i mie amici) di repulsione o denuncia. Io, timido e riservato, non mi esponevo verbalmente, ma tra me e me pensavo e mi chiedevo cosa mai ci fosse di strano nel nudismo e nei nudisti, cosa ci fosse da temere o da guardare.
Passarono così un poco di anni e l’eco delle prime masse nudiste scomparve, vuoi perché il costume generale s’era un poco evoluto (nessuno più si scandalizzava per il bikini e le minigonne, sulle riviste e in televisione apparivano sempre più spesso donne quasi nude se non nude del tutto, in diverse spiagge le donne ormai potevano mettersi a seno nudo), vuoi perché si comprese che i nudisti non erano un pericolo per la società, si appartavano nelle loro spiagge piccole e isolate e non obbligavano nessuno a spogliarsi (mitico un episodio riportato dai giornali dell’epoca e che ricordo ancora nitidamente: due signore anziane che passavano nei pressi di una spiaggia, vedendo alcune donne a seno nudo chiamarono i vigili e questi risposero loro “signore mie se vi da fastidio guardate da un’altra parte”), vuoi perché i nudisti, quantomeno in Italia, si chiusero a riccio e smisero di fare proselitismo.

Con la sparizione dell’interesse mediatico sulle presenze nudiste, scomparvero le discussioni sulla questione e scomparvero nuovamente anche i miei pensieri, fatta salva l’abitudine ormai consolidata di non farsi problemi a cambiarsi senza nascondersi ed era cosa che, facendo alpinismo, capitava di frequente: nei rifugi lo spazio è quello che è e quando si è fradici per la pioggia non si può certo rimandare il cambiarsi; quando rientrati alle macchine sotto la pioggia torrenziale ci si deve cambiare completamente magari sotto un albero , una piccola tettoia o nella macchina stessa, gli altri mica si possono lasciare all’’aperto a prendere ancora freddo e acqua; e via dicendo.

Arriviamo così agli anni 2000, causa problemi fisici che già m’avevano portato a ridurre notevolmente l’attività alpinistica, devo pressoché rinunciare ad andare in montagna, ma non posso rinunciare allo sport e allora? Allora ritorno alla mia vecchia passione: l’apnea.
Con il ritorno all’acqua, si ripresenta forte e costante la questione del cambiarsi, in piscina scopro che nei corsi è ormai cosa normalissima non usare più i camerini e succede anche fuori dai corsi, addirittura mi capita di trovarmi nudo mentre entrano in spogliatoio mamme con i figli e queste manco mi notano, comprendo che ci sono abituate e qui sorgono alcune domande: ma perché le mamme seguono i figli maschi mentre i papà devono stare nello spogliatoio maschile anche se entrano con le figlie? ma alla fine perché ancora ci sono spogliatoi separati? Non sarebbe, visto che spesso ci si trova ad avere un’area vitale molto limitata, un’utile ottimizzazione degli spazi fare spogliatoi comuni?
Poco dopo riprendo a pescare e così torno a frequentare il mio vecchio amato posto di pesca (la Rocca di Manerba) e scopro che è diventato una consolidata e frequentatissima zona nudista. Ci torno più volte e ogni volta il fastidio del costume diventa sempre più forte; quando sono solo (ovvero senza amici o parenti) inizio anche a togliermelo, più che altro per cambiarmi, ma facendolo sempre più lentamente e godendomi sempre più il momento di libertà, la sensazione di non essere un oggetto ma una persona, di essere quello che sono e non quello che gli stereotipi sociali vorrebbero che io appaia. Nessuno mi guarda, nessuno bada alla mia nudità, come io non bado a quella degli altri, non faccio confronti, non faccio osservazioni.

A quel punto mancava solo l’ultimo definitivo passo: l’inserimento in una comunità nudista. Detto fatto, poche ricerche su Internet e trovo decine di siti che parlano di nudismo, alcuni riguardano le Associazioni Naturiste, uno mi colpisce in particolare per la completezza dell’esposizione e la disponibilità di un forum a lettura libera. Per qualche giorno mi limito, come netiquette comanda, a leggere i vari messaggi, poi mi registro e infine inizio a scrivere. In seguito diventerò moderatore e poi coamministratore di questo sito, conoscerò tante splendide persone, parteciperò a incontri e raduni decretando il mio definitivo e totale ingresso nel mondo del nudismo e come accade per tutti coloro che diventano nudisti, non potrò più fare a meno di stare nudo il più possibile, attaccando a questo, per mia tipica natura, l’impegno in prima persona per la diffusione dell’ideale nudista. Eccomi quindi qui a scrivere questi articoli, ad emozionarmi per le sensazioni che descrivo, ad innervosirmi per l’incomprensione verso questo meraviglio mondo che è il nudismo, ad arrabbiarmi per l’ipocrisia che invade la società odierna.
Ma questa è storia contemporanea, non ho bisogno di scriverla, partecipo a farla.

Il… Senso unico


Mannaggia, ma come faccio ad arrivarci? Sono due ore che giro per le strade della città, due ore che seguo i cartelli direzionali, che litigo con i sensi unici; due ore, però, che giro in tondo ritrovandomi immancabilmente alle stesso punto di partenza. Le ho provate tutte, ma non c’è verso d’andarcene fuori, i sensi unici mi riportano sempre al punto di partenza.
Sono stufo di girare a vuoto e perdere tempo inutilmente, ho deciso, parcheggio e ci vado a piedi. Si ma dove parcheggio? Quelli che ho visto nel mio girotondo intorno al … no, non al mondo, ma al centro, erano tutti pieni. Boh, forse spostandomi sull’esterno troverò qualcosa. Ecco la l’indicazione per un centro commerciale, di sicuro vicino ci saranno dei parcheggi.
Prendo la direzione indicata dal cartello segnaletico e, stanco ma fiducioso, già mi vedo parcheggiare. Ah, quale sogno fu mai meno previdente! Rotonda, quattro direzioni possibili, nessun cartello segnaletico, manco i nomi delle vie ci sono. Va beh, quelle due strade sembrano portare verso la periferia, quale prendo? Bim, bum, bam, ecco prendo questa! Procedo per la strada, dritta e circondata di case, ma senza parcheggi, in fondo si vede un poco di cielo, si, si sono proprio sulla strada giusta.

Cento metri, duecento, trecento, quattrocento e … bang, divieto d’accesso! Oh cavolo, non si può procedere. A destra e a sinistra non ci sono deviazioni, devo invertire la marcia e tornare indietro. Detto fatto, troverò ora una strada laterale? Si, si, eccone una e va proprio nella direzione dell’altra strada che partiva dalla rotonda. Deciso imbocco la stradina, dopo una cinquantina di metri questa svolta a destra e poco dopo c’è un incrocio. Sorpresa, posso andare solo a destra, ma così ritorno dov’ero prima. Va beh, non posso fare altro.
Via, si riparte all’assalto, svolto a destra e seguo la nuova strada fino al suo termine dicendomi, la svolterò a sinistra e raggiungerò la periferia. Arrivo al termine della strada e, nooooooooo, ancora obbligo di svolta a destra. Cavoli, ma in questa città hanno proprio la mania dei sensi unici!
La nuova direzione obbligata mi riporta alla rotonda, dove prendo la direzione che avevo tralasciato e, dopo un paio di chilometri, finalmente arrivo ad un parcheggio in gran parte vuoto. Mi fermo, parcheggio l’auto e guardando l’orologio m’accorgo che ormai l’ora dell’appuntamento è passata da un pezzo. Si, ci voleva anche questa. Avviso il cliente che sono in forte ritardo, gli spiego dove sono e lui, gentilissimo, mi dice di aspettarlo li che mi raggiunge nel giro di una mezz’ora.
Bene, tutto e bene ciò che finisce bene, mi sistemo con l’auto in un posto ombreggiato, apro la portiera, mi distendo sul sedile per rilassare un attimo le gambe e la schiena e, come spesso mi capita, inizio a pensare ai nuovi articoli.

Ho un’idea in mente da qualche giorno, ma non mi riesce di fissarla, è un’idea intrigante, ma anche un argomento difficile, dovrò documentarmi bene e non sarà facile trovare documentazione affidabile. Pensa che ti ripensa, improvvisamente una luce, un bagliore, una nuova idea che spunta forte e presuntuosa nella mia mente. E’ bella, molto bella, mi piace, non devo farmi scappare il momento creativo, dove è il blocco, ah eccolo, e la penna, ecco anche quella, fortuna che li tengo sempre in macchina.
Inizio a scrivere, le parole compaiono sulla carta velocemente, senza esitazioni, sono al massimo della creatività, scrivo senza pensare, il mio cervello e la mia mano sembrano collegati tra loro in modo diretto.
Il senso unico! Come nelle città il senso unico sembra essere diventata una moda, un pensiero fisso, l’imperativo massimo del moderno stile di vita, della nuova comunicazione sociale di base.
Capita che parlando con qualcuno, dopo diverse parole, dopo diverso tempo in cui nessuno dei due cede un millimetro dalle proprie posizioni, ecco che ti senti dire “Ma lo sai che sei proprio testardo!” Già, perché lui ha ceduto qualcosa a me, perché lui è stato più flessibile, lui ha cambiato un poco idea. No, lui ha fatto lo stesso che ho fatto io: è rimasto fermo sulle sue posizioni. Il senso unico!

Altre volte parlando di certi argomenti un poco particolari, ad esempio (toh guarda che combinazione) il nudismo, ecco, capita che ti venga detto “Si ok, però … però le tua libertà finisce dove inizia la mia.” Embhè? Allora? Che vuol dire? E’ mai possibile che sia sempre la mia libertà ad avere una fine, una barriera, e mai quella dell’altro? Eppure mi sembra quantomeno logico che la frase abbia la stessa identica valenza anche invertendo i soggetti, eppure no, sei sempre tu che devi fermarti. Il senso unico!
Ancora, capita che scrivi qualcosa e ti vengono fatte delle osservazioni che tu consideri, magari solo in parte, errate, quindi ribatti esponendo i tuoi perché. Mai l’avessi fatto: “Stai limitando la mia libertà di espressione”. Ma guarda te, limito la libertà di qualcuno perché mi permetto di ribattere alle sue obiezioni? Non è che per caso a questo punto sia l’altro che sta limitando la mia libertà di espressione? E’ diritto basilare della comunicazione (talvolta è addirittura un obbligo) che l’estensore di un idea, di un progetto, di uno scritto, possa rispondere alle osservazioni ricevute, anche rifiutandole; invece no, gli dicono di star zitto, ma se sta zitto poi si sente rinfacciare quasi le stesse cose e, magari, dalle stesse persone. Il senso unico!
Di nuovo, rispondi a delle contestazioni e… “Non accetti le critiche”, “Bisogna saper accettare tutto” e via dicendo. Ma guarda te non accetto le critiche? Non è che per caso è l’altro che non sta accettando le mie controcritiche? Ma guarda te io devo, e sottolineo devo, accettare tutto, l’altro, invece, può non accettare quello che ho detto io. Il senso unico!

Il senso unico, ma va, che bella invenzione, permette di evitare il confronto quando questo diventa difficile, permette di mettere sempre se stessi un poco avanti gli altri, permette di non porsi domande, permette di non crearsi dubbi, permette di restare sempre e comunque della propria opinione, permette di dormire la notte invece che pensare alle discussioni, ai confronti, alle cose dette e sentite, permette di non ragionarci, risolve la paura di poter prima o poi cambiare idea. Il senso unico.

“Salve” , l’esclamazione mi toglie dal mio stato di creatività, il cliente è arrivato, devo tornare al lavoro, ma l’articolo mi sembra completo, finito, dovrò solo dare un’occhiata all’ortografia e alla sintassi, poi potrò pubblicarlo, a … doppio senso!

Le immagini nel blog


Un blog di solo testo è certamente pensabile, ma sarebbe probabilmente piuttosto freddo. Leggere testi non illustrati potrebbe risultare noioso o addirittura fastidioso, è sicuramente più accattivante una pagina con, anche poche, belle immagini. Palese che le immagini debbano avere un collegamento preciso con il tema del blog e dell’articolo in questione, meglio ancora se le immagini combaciano esattamente con la parte di scritto che le affianca. Se per argomenti come lo sport o la natura il tutto può essere abbastanza facile, per un argomento quale il nudismo la cosa diventa assai più complessa.

In primo luogo esiste il problema dei soggetti: per documentare adeguatamente articoli sul nudismo è evidente che non possono bastare le foto di spiagge vuote o altre similari, nelle foto devono esserci necessariamente delle persone, nude ovviamente. Le foto di nudo non sono certo una novità assoluta dato che oggi, tra calendari e pubblicità, il nudo è abbastanza usuale, ma rarissimamente si tratta di nudo integrale, vuoi perchè quest’ultimo è meno intrigante del “vedo – non vedo”, vuoi per tutta un’altra serie di implicazioni che il nudo integrale si porta ancora appresso.
In un ambiente pubblico, tipo una spiaggia, il diritto alla privacy impone (non limitatamente al nudo) di pubblicare le foto altrui solo con l’esplicita autorizzazione e, purtroppo, per evidenti ragioni, non tutti concedono tale autorizzazione, specie per una pubblicazione su Internet (erroneamente intesa come unico veicolo di furto delle immagini) e ancora più in specifico se l’immagine ritrae le persone in stato di nudità. Allora posso ricorrere a modelli e modelle, ma se non si è fotografi di grido non è facile trovare chi lo voglia fare, a gratis per giunta. L’autoscatto è una comoda soluzione, ma spesso diventa difficile da gestire e, comunque, può dare l’impressione di volersi autoincensare. Poi non è detto che si sia abili a mettersi nella dovuta posa con la conseguenza di foto poco naturali, se non addirittura inguardabili.

In secondo luogo, dato per risolto il problema precedente, per fare foto di nudo senza essere dei fotografi di grido (e a volte anche questi rischiano) bisogna trovarsi dei luoghi in cui il nudo sia quantomeno tollerato e in Italia questi sono pochissimi. Scatta allora la ricerca di luoghi solitari e reconditi dove sussista la speranza di non venire sorpresi, ma bisogna trovarli adeguati alle esigenze dell’articolo che si vuole documentare, cosa il più delle volte assai ardua.
In casa si possono certo scattare tutte le foto che si vuole: nel chiuso delle proprie mura nessuno può venire a disturbare o obiettare, ma quanto si può documentare con fotografie fatte in casa? Poco!

Mettiamo di aver risolto anche questa seconda difficoltà, ne resta ancora una: come pubblicarle?
Alcuni censurano le foto con dei rettangolini neri sulle parti “problematiche”, ma, sinceramente, l’estetica della fotografia ne viene a risentire enormemente, piuttosto meglio proprio rinunciare alla foto in stato di totale nudità, soluzione però non accettabile per un sito che parla specificatamente di nudismo. Altri censurano mediante sistemi meno evidenti, tipo sfocatura o storpiatura, certamente più gradevoli all’estetica della foto ma ancora incoerenti alla filosofia di un sito che parla di nudismo. Si possono inserire oggetti che vadano a coprire le parti “scomode”, se ben fatto questo può risultare anche esteticamente valido, resta comunque il fatto che si tratta pur sempre d’una censura e la censura si scontra, specie se fatta metodicamente, con l’idea base del nudismo: naturalezza e non turbativa del corpo nudo. In alcuni casi si può evitare la visione delle parti “problematiche” attraverso l’opportuno posizionamento del soggetto o adeguati tagli all’immagine, ma si torna al punto di cui sopra: negli ambienti nudisti non esistono parti “scomode” e non ci si preoccupa di evitare le posizioni o i movimenti che le possano rendere visibili; sarebbe innaturale, sarebbe artificioso e, pertanto, non sarebbe più nudismo.
Un sito di nudismo deve pubblicare foto di nudo integrale, che di per se stesse nulla hanno a che vedere con la pornografia, se non nella mente di chi vuole a tutti i costi vedercela, forse perchè la pornografia è parte rilevante della sua vita o dei suoi desideri più o meno reconditi: la psicologia insegna che chi vede sempre e solo il male è perchè potrebbe avere il male dentro di sè.

In considerazione di quanto sopra, per quanto ci riguarda e riguarda questo blog le problematiche più complesse sono le prime due e pertanto non possiamo garantire che tutti gli articoli saranno sempre illustrati o adeguatamente illustrati. Detto questo, le immagini di nudo, che mai saranno pornografiche, non verranno artificiosamente censurate e non si seguirà la metodica di celare costantemente mammelle e genitali, come detto ambedue soluzioni contrarie all’ideale nudista e non conformi a quanto avviene nella realtà del nudismo. Una realtà che vede tantissime persone e tante famiglie condividere pacificamente e tranquillamente la nudità pubblica, una realtà che vede il nudo assolutamente distinto e diverso dalla pornografia, una realtà che questo blog vuole assolutamente rappresentare, raccontare, evidenziare e far conoscere.

I contenuti del blog


Più volte ho incontrato affermazioni del tipo “ma con tutte le cose importanti che ci sono da discutere, di nudismo venite a parlare?” o “ma che volete, la società ha ben altre cose da fare che pensare al nudismo!”. Vista in un certo modo sono anche osservazioni corrette, ma vista in questo modo allora le cose di cui parlare, le cose per cui “lottare” sarebbero veramente poche, invece di persone che parlano ce ne sono tante, di argomenti che vengono trattati ce ne sono una marea, di “lotte” se ne contano assai. Spesso coloro che fanno le dette affermazioni sono anche loro impegnati in una qualche “battaglia” sociale e sovente questa non appare poi essere tanto più importante di quella del nudismo.

Palese e, se vogliamo, anche comprensibile che si tenda a dare priorità alle proprie argomentazioni, alle proprie “battaglie”, ai propri interessi, ma non può esssere altresì comprensibile che per questo si debba tentare di affossare gli argomenti, le “battaglie” e gli interessi altrui: tutti devono poter avere il loro spazio per argomentare e a tutti è dovuto dare un minimo di attenzione, ascoltando e leggendo ci si potrebbe accorgere che le argomentazioni non sono poi così superficiali e banali come appariva, che ci sono dei cardini comuni a tutte.

Così è per il nudismo! Se superiamo i condizionamenti verso l’argomento, se andiamo nel profondo delle cose, se non ci soffermiamo alle apparenze, possiamo scoprire che esso coinvolge inevitabilmente tanti aspetti inerenti la vita di tutti i giorni, alcuni certamente futili, ma altri meno e altri ancora decisamente di rilievo. Parlare di nudismo, infatti, implica necessariamente l’affrontare temi quali la libertà, il rispetto, l’ecologia, la dignità, quindi temi tutt’altro che leggeri o secondari, bensì fondamenti necessari ad ogni comunità, piccola o grande che sia, ed essenza strutturale delle principali “battaglie” sociali che la storia del mondo, e dell’Italia, abbia visto: schiavismo, razzismo, maschilismo, homofobia, eccetera.

Ecco, i contenuti del blog in buona parte gireranno attorno a queste “grandi argomentazioni”, contenuti importanti, quindi, da affrontare con serietà e attenzione. Il blog, però, non vuole essere un mattone filosofico o politico, bensì un canale d’informazione da potersi leggere in tranquillità e rilassatezza, pertanto il tema “nudismo” e tutte le sue implicazioni anche complesse e profonde verranno trattati a piccole gocce e mescolati con argomenti meno pesanti, quali la cucina, il divertimento, le letture, eccetera. Cercheremo, insomma, d’essere dinamici, evitando di monopolizzare i nostri interventi, di cadere nell’ossessione e l’esclusività. Useremo il blog per quello che un blog è stato pensato: un diario personale scritto per essere letto anche dagli altri.

Sarà un diario di viaggio, il viaggio verso un mondo apparentemente diverso e strano, un mondo che si fatica a comprendere perchè ci si lascia dominare dai condizionamenti più o meno inconsci, ma un mondo in realtà semplice, naturale, sano, corretto: il … Mondo Nudo!

Le premesse al blog


Dato lo specifico argomento di base attorno al quale si costruisce e gira questo blog sono opportune alcune precisazioni di partenza, al fine di chiarire con esattezza i limiti dell’argomentare ed evitare che possano esserci fraintendimenti fastidiosi.

Ovvio che per ora mi limiterò a dare sommarie indicazioni, parlerò più ampiamente di queste cose nel corso del tempo. Altrettanto ovvio è che al momento dovrete credermi sulla parola, scriverò nei futuri articoli le argomentazioni necessarie a suffragare quanto andrò qui ad affermare. D’altra parte perchè mai non dovreste credermi? Così come un qualsiasi discente da piena fiducia al proprio docente, così come gli allievi di un corso di arrampicata si fidavano ciecamente delle istruzioni che impartivo loro anche quando le stesse potevano apparire illogiche, così come chiunque non conosca un argomento o una materia si affida alle parole di chi, al contrario, possiede le adeguate conoscenze e competenze, ecco, così come in tutte queste situazioni e in tantissime altre, dove qualcuno deve necessariamente dipendere dalle parole di altri e a queste concedere, almeno in via provvisoria, lo status di verità, anche qui, ora, chi mi legge deve inevitabilmente concedermi la sua provvisoria massima fiducia.

Perché mai dovrei imbrogliare? Perché mai dovrei dire cose false o comunque non del tutto vere? Non farei altro che danneggiare la causa per la quale ho creato questo blog, la causa alla quale sto dedicando una buona parte del mio tempo libero. Le bugie, dice un vecchio detto, hanno le gambe corte, non potrei certo portarle avanti a lungo. La sintesi qui necessaria può far apparire alcune affermazioni forse un po’ troppo superficiali, forse un po’ troppo di parte, forse un poco avventate e categoriche, ma date tempo al tempo e il tutto verrà adeguatamente motivato, verranno meglio specificati i contorni delle cose, verrà messo sul piatto della bilancia tutto quanto ci vada messo, pro e contro il nudismo. Pazienza, tutto verrà esaminato e a tutto verranno date le necessarie e opportune risposte.

Tenendo in debito conto quanto detto, veniamo alle questioni che voglio qui mettere in buona evidenza…

Iniziamo precisando che il blog non parlerà di sesso e pornografia. Il nudismo non è un preludio alle attività sessuali, lo sarà la nudità ma non il nudismo. Chi pratica il nudismo non lo fa per mettere in mostra la propria mercanzia e la propria virilità; certo può benissimo essere che in una spiaggia nudista, o in altri luoghi dove si pratica il nudismo, nascano delle amicizie anche intime e che il tutto possa quindi portare a successivi incontri con finalità sessuali, ma questo è quanto avviene, e viene considerato assolutamente normale, in qualsiasi ambito non nudista.

In secondo luogo il blog non vuole fare esibizionismo o invitare all’esibizionismo. E’ un errore un po’ troppo diffuso il guardare al nudista come ad un esibizionista. Il nudismo non è di certo finalizzato all’esibizione, d’altra parte che esibizione può esserci dove nessuno bada alla nudità altrui? E’ vero che qualcuno possa anche iniziare spinto da questo più o meno inconscio desiderio, ma la frequentazione dell’ambito nudista tende inevitabilmente a spegnerlo, visto che, come già accennato, di certo non ottiene l’ammirazione desiderata, non ottiene quello che per un esibizionista è indispensabile: la reazione degli altri, sia essa di compiacimento che di fastidio.

Poi andiamo a chiarire che il blog si rivolge a tutti, nudisti e, soprattutto, non nudisti, senza nessuna distinzione. Il nudismo è pratica aperta e indicata a chicchessia, senza differenze di età, di sesso, di costituzione fisica e di qualsiasi altra natura. Non esistono controindicazioni allo stare nudi, ovviamente nei limiti concessi dalla temperatura, ma soprattutto nessuno giudica l’aspetto degli altri. E’ questa una regola basilare e storica del nudismo, resa fattibile proprio dagli obiettivi del nudismo e alla quale facilmente tutti arrivano ad adeguarsi. Non c’è motivo di preoccuparsi del proprio “apparire”: i nudisti badano solo all’essere!

Infine altra piccola precisazione assai importante, dal momento che esiste un’obiezione spesso messa in campo per dire no al nudismo: i bambini. L’accesso al sito è libero, cioè non è vincolato alla dichiarazione di maggiore età, intanto perché è possibile creare solo barriere ideali, nulla impedisce ai minori di procedere ugualmente, poi perché in questo blog i minori non troveranno nulla di turbativo. La questione “minori”, infatti, è un’opposizione che non tiene conto della realtà pratica del nudismo, una realtà dove si vede che una discreta parte dei praticanti sono intere famiglie: nonni, genitori e figli tutti insieme, tutti nudi, tutti tranquilli e sereni. I minori non hanno motivo d’essere turbati dalla nudità altrui, anzi, specie per i più piccoli, non ancora condizionati dalla società e dagli amici, la nudità viene vissuta in modo molto naturale e proprio non badano alla nudità delle altre persone. Ad essere turbati dal nudismo sono piuttosto gli adulti, alcuni adulti, questi non sapendo come giustificarsi tirano in ballo la questione dei minori, ben sapendo che possono con questa avere facile presa sull’opinione pubblica.

La “Missione” del blog!


Partiamo da un concetto importante: “tutto è opinabile”! Qualsiasi cosa si possa dire su qualsiasi argomento può essere obiettata, compreso quello che sto dicendo e che verrà scritto in questo blog. Se però ci fermiamo su questo assunto non dovremmo, nessuno dovrebbe più esporre niente: nessuna idea, nessun concetto, nessuna tesi, nessuna teoria. Dal momento che non si può ammettere un mondo di muti, dobbiamo pertanto accettare che esistano le opinioni diverse e dobbiamo permettere ad ognuno di esprimersi e di vivere secondo propria ragione, scienza e coscienza.
Accettare le diverse opinioni e permettere ad ognuno di vivere secondo propria ragione, però, non vuol dire che si sia tutti liberi di fare e dire quello che si vuole, ci sono dei limiti all’applicazione del concetto di libertà personale, intanto perché non posso certo compiere azioni che causino dei danni materiali agli altri, ad esempio prendere a pugni qualcuno o rubargli qualcosa, poi perché non posso nemmeno calunniare, infine perché sovente, per non dire quasi sempre, l’applicazione della libertà di uno viene a scontrarsi con l’applicazione della libertà di un altro o di altri. Ecco che molto spesso è necessario trovare una mediazione tra libertà, un compromesso che permetta a tutte le parti di ottenere adeguata soddisfazione, senza che nessuno venga però prevaricato e annullato.

Non è certo facile trovare il giusto compromesso, la matematica non può aiutare dato che raramente le due posizioni si possono semplicemente tradurre in numeri dai quali ricavare la media aritmetica. Si deve piuttosto ricorrere alla logica, dare un peso in percentuale ad ogni possibile limitazione, ovviamente di ambo le parti, e da questa base definire il punto intermedio, cioè la mediazione ideale, quella che permette a tutte le parti di cedere e ottenere in pari misura.
Facciamo un esempio.
Marito e moglie, l’uno vorrebbe fare le vacanze in un albergo di montagna dove potersi mettere al sole sul terrazzo osservando i boschi e le rocce dei monti, l’altra vorrebbe invece stendersi al sole vedendo davanti a se un’azzurra distesa marina. Andare in montagna significherebbe esaudire al 100% il desiderio del marito ma limitare al 100% quello della moglie. Andare al mare vorrebbe dire l’esatto opposto: 100% di soddisfazione alla moglie e 100% di limitazione al marito. Trovando un posto dove le montagne si tuffano direttamente nel mare e trovando un albergo in cui ci sia una terrazza che da un lato dia sulle montagne e dall’altro sul mare, darebbe la possibilità di risolvere la situazione con un 50% di soddisfazione (metà perché di fatto nessuno andrebbe esattamente nel posto desiderato) e un 50% di limitazione (perché alla fine l’uno per vedere le montagne dovrebbe restare sempre girato da una parte e l’altra per vedere il mare avrebbe la stessa imposizione) di ambedue le parti.

Altro esempio un poco più complesso e che coinvolge il tema di fondo di questo blog.
Immaginate una piccola caletta, in questa due persone, una che pratica il nudismo e l’altra a cui da fastidio vedere persone nude. Andiamo a fare il peso delle limitazioni: per il nudista dover stare in costume corrisponderebbe a limitare totalmente il suo proposito, cioè 100% di limitazione; al non nudista tutto sommato basterebbe non guardare in direzione del nudista e questo corrisponderebbe a una limitazione parziale della sua libertà d’azione, indi una limitazione percentualmente minore, per non dire assai minore, a quella della controparte.
In breve, rispettare totalmente il volere del secondo vorrebbe dire ledere totalmente la libertà del primo; rispettare totalmente il volere del primo vorrebbe dire ledere parzialmente la libertà del secondo.
E’ pertanto evidente che la mediazione, il giusto compromesso sia una scelta in apparenza a favore del nudista, ma in realtà equa e assolutamente rispettosa della libertà di entrambe le parti: concedere al nudista di stare nudo ma al contempo imporgli di starsene in un angolo della caletta, mentre il non nudista starà nell’angolo opposto. Ambedue hanno analoga limitazione nel muoversi, il non nudista sarà anche limitato nell’area d’osservazione, ma si può trovare giusta soluzione anche a quest’ultimo aspetto senza impedire al nudista di stare nudo.

Arrivare al compromesso, però, richiede sempre e comunque che tutte le parti del contendere siano disposte alla mediazione: se una delle parti si arrocca sulle proprie posizioni e pretende di dettare legge, beh allora sarà difficile addivenire alla giusta soluzione anche perché, presumibilmente, l’altra parte si sentirà autorizzata a fare lo stesso. Giusta soluzione non ci sarà nemmeno se una delle due parti cede totalmente all’altra, perché in tal caso si sarà avuta la lesione totale della sua libertà a favore della libertà dell’altro, soluzione forse buona per evitare litigi, ma di certo non moralmente e logicamente corretta.

La situazione del nudismo, in particolare in Italia, è proprio quella riportata qui sopra: i nudisti rinunciano al loro diritto di stare nudi a favore del diritto di chi è contrario al nudismo e non vuole accettare compromessi. Una soluzione, come detto, che evita lo scontro diretto tra le parti ma di certo non è equa.
Talvolta chi si oppone al nudismo afferma di non avere nulla contro i nudisti, di rispettarli e di rispettare la loro scelta, ma lui non è d’accordo e quindi dove c’è lui non ci devono essere nudisti. A parte l’evidente incoerenza tra l’affermazione di partenza (non sono contro il nudismo) e quella di arrivo (non sono d’accordo con il nudismo), è chiaro che al lato pratico non c’è nulla di diverso rispetto al caso precedente, non è che il dirmi “non ce l’ho con te” possa essere la giusta mediazione con il fatto che non mi posso mettere nudo, è solo un’incoerenza o addirittura una presa in giro!

Nel contesto di questa situazione, il presente blog vuole aiutare le parti, entrambe le parti, alla corretta mediazione. A questa, infatti, è possibile arrivare solo conoscendo adeguatamente le cose, che i sentito dire o l’immaginazione non possono di certo aiutare.

Non vogliamo, ovviamente, imporre a nessuno la scelta nudista, ma vogliamo informare apertamente e correttamente su tale scelta. Noi di Mondo Nudo siamo convinti che mediante l’informazione precisa sul mondo del nudismo si possa innanzitutto facilitare la convivenza tra chi nudista non è e chi lo è; altresì siamo certi che arrivando a conoscere il mondo del nudismo sempre più persone arriveranno, in modo del tutto naturale e spontaneo, ad accettare l’ideale nudista e magari, perché no, decideranno di avvicinarsi allo stesso e provare almeno per un giorno, quantomeno al sicuro delle mura di casa, cosa voglia dire starsene semplicemente nudi.

La “Visione” del blog!


Un nuovo blog, prima di iniziare a parlare, è opportuno che si presenti adeguatamente. La pagina Info e l’articolo di apertura già hanno dato delle sommarie indicazioni, ma vorrei approfondire di più i vari punti, iniziando, logicamente, dalla “Visione” (dall’inglese “Vision”, ma io, quando possibile, preferisco usare l’italiano).

Più o meno intorno all’anno 100 d.C., un poeta e retore romano, Decimo Giunio Giovenale, scriveva in una delle sue Satire, per la precisione la decima, la frase poi diventata famosa “Mens sana in corpore sano”. L’intenzione del poeta era quella di evidenziare la vanità dei valori e dei beni a cui l’uomo tendeva, secondo Giovenale, infatti, le uniche cose di cui l’uomo avrebbe dovuto occuparsi e preoccuparsi erano la salute del corpo e la sanità dell’anima, che a tutto il resto già ci pensava la divinità.
Nel corso dei secoli il significato originale della frase è stato traslato e oggi lo si usa, spesso per meri interessi commerciali, per intendere che una mente (anima) sana la si può avere solo in un corpo sano.
Molte sono le obiezioni che vengono mosse a tale visione, sia intesa nel suo senso originale, sia intesa nel senso moderno; a mio parere le cose assumono un senso più realistico e meno opinabile andando ad invertire i parametri e modificandoli leggermente: un corpo può essere integralmente sano solo se sana è anche la mente della persona.

Cosa intendo per “corpo integralmente sano”? Ovviamente non mi riferisco alla gravi malattie, che chiunque può ammalarsi come chiunque può non ammalarsi indipendentemente dallo stile di vita che segue, le eccezioni sono sempre possibili e tanti possono essere gli esempi da addurre, tipico quello del fumatore incallito che campa senza problemi di nessun genere messo a confronto con il salutista che, ancora giovane, muore per cancro al polmone. Trattasi per l’appunto di eccezioni e le statistiche non si basano sulle eccezioni, ma sarebbero comunque filosoficamente sufficienti per poter obiettare alla frase che sto andando a costruire: “corpore sano in mens sana”. Non mi riferisco nemmeno all’estetica corporale, specie a quella contemporanea che nulla ha a che fare con la sanità ma trattasi solo di mera induzione commerciale necessaria per vendere i prodotti di bellezza e limitare la quantità delle taglie in cui produrre il vestiario, con il coseguente risparmio, per chi produce, di lavoro e di denaro; un valore, per altro, molto variabile nel tempo, indi molto effimero. Il mio “corpo integralmente sano” è quel corpo che ha in se tutte le principali caratteristiche originarie del corpo di un essere vivente: massima capacità di termoregolazione, facilità di adattamento alle diverse condizioni climatiche, tolleranza verso gli agenti patogeni minori quali i virus delle malattie da raffreddamento, buon livello di agilità ed equilibrio e via dicendo.

La ricerca del “corpo integralmente sano” passa attraverso alcuni cardini essenziali, cardini che possono ruotare solo se montati sul giusto perno, cioè solo se si è sani mentalmente. Anche qui, ovviamente, non mi riferisco in particolare o solo all’assenza di malattie mentali, ma alla facoltà di saper usare la propria mente secondo ragione propria e non in funzione di dogmi indotti, alla facoltà di usare la mente in modo aperto, alla capacità di non giudicare senza conoscere, alla facoltà di saper riconoscere e, quindi, superare i condizionamenti, qualsiasi sia la loro natura, eccetera. In particolare ci sono tre parole chiave che identificano, in tale accezione, una mente sana: armonia, rispetto e libertà. Una mente sana è in grado di riconoscere il pieno significato di questi tre termini e di saperli conciliare tra di loro, riconoscendo ad ognuno il suo spazio e il suo tempo.

L’Armonia è ciò che ci consente di vivere in natura, per la natura, con la natura, senza introdurre mezzi e sistemi artificiosi che hanno il solo effetto di spezzare il legame tra uomo e natura, di rendere più difficile sentire e seguire le melodie della natura, di complicare la vita e i rapporti uomo-natura e uomo-uomo.

Il Rispetto è ciò che ci consente di non prevaricare il mondo che ci circonda, ciò che ci induce a non mettere “noi” davanti al resto del mondo, ciò che ci permette di confrontarci con la natura e con gli altri esseri umani, ciò che ci porta a cercare ed accettare in ogni situazione il compromesso più giusto e ragionevole.

La Libertà è un concetto supremo, un diritto naturale e inalienabile di ogni, e sottolineo ogni, persona al mondo. Lo scontro tra Libertà è il conflitto più difficile a risolversi quando vengono a mancare il Rispetto e l’Armonia, quando, al loro posto, avanzano l’egoismo, il dogmatismo, il pragmatismo, la, in sintesi, scarsa apertura, alias sanità, mentale.

Ritorniamo così al punto di partenza e alla riformulazione della visione che guida e guiderà questo blog: “Corpore sano in mens sana, un corpo sano in una mente sana, una mente che conosca e sappia conciliare tra loro i tre cardini fondamentali della società civile (e del nudismo): armonia, rispetto e libertà!”

Buon giorno, 2011


Inizia un nuovo anno e nasce questo nuovo blog che, pur già avendo un mio sito, ho voluto creare per dare maggiore evidenza e specificità ad una scelta di vita che è totalizzante e non può essere relegata in una angolino più o meno nascosto di una casa più ampia.

Questo blog non vuole costringere nessuno ad abbracciare lo stile di vita nudista, non vuole imporre una scelta, ma vuole informare apertamente e correttamente su tale scelta, nella speranza che questo possa servire per:

  1. facilitare la convivenza tra chi nudista non è e chi lo è;
  2. allargare la già ampia accettazione del nudismo (per chi non lo sapesse, sondaggi non di parte hanno stabilito che l’80% degli italiani non è contrario al nudismo e una buona parte di questi diverrebbe praticante se il nudismo venisse in qualche modo riconosciuto ufficialmente e tutelato legalmente);
  3. magari, perchè no, invogliare il lettore ad abbracciare o, quantomeno, ad avvicinarsi (che poi vuol dire abbracciare, visto che chi prova difficilmente fa marcia indietro) a questo fantastico stile di vita.

Come detto, nel corso del tempo andrò ad approfondire il tema del nudismo, voglio però qui anticipare alcune cose importanti a comprendere la struttura e la finalità del blog:

  • il nudismo non è preludio alle attività sessuali, se non nella stessa identica misura di tutte le attività sociali attuate stando vestiti;
  • il nudismo non è in nessun modo finalizzato all’esibizione e il nudista non è assolutamente un esibizionista, d’altra parte che esibizione può esserci dove nessuno bada alla nudità altrui?
  • il nudismo è pratica aperta e indicata a chichessia, senza differenze di età, di sesso, di costituzione fisica e di qualsiasi altra natura;
  • il nudismo è praticato anche dalle famiglie e i minori non hanno motivo d’esserne turbati, anzi, l’esperienza pratica e qualche specifico studio socio-psicologico effettuato negli USA (dove esistono comunità che vivono costantemente in nudità), dimostrano che è proprio l’esatto opposto e che possono averne dei vantaggi; ad essere turbati dal nudismo sono piuttosto gli adulti, alcuni adulti, e non sapendo questi come giustificarsi tirano in ballo la questione dei minori.

In funzione di quanto sopra detto, il blog è aperto ai commenti di tutti coloro che vogliano informarsi, conoscere, apprendere, avvicinare, condividere.

Nell’assoluta convinzione che le persone sappiano essere civili e che quanto sopra sia più che esplicito e chiaro, il blog non viene moderato, in ogni caso se si riceveranno segnalazioni di commenti “spiritosi”, volgari, inutili, non aperti al libero e sereno confronto, previa verifica questi verrano irrevocabilmente rimossi.

Per finire, l’aspetto grafico e la struttura del blog non sono ancora definitivi, in questo primo mese di vita ci saranno sicuramente diversi aggiustamenti e aggiunte, di conseguenza non aspettatevi una quotidianità delle pubblicazioni.

Buon 2011 al nudismo!

Buon 2011 a tutti!

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