Archivio mensile:luglio 2016

#TappaUnica3V, l’ottimo staff logistico


Un ruolo fondamentale è stato svolto dalle persone che mi hanno assistito durante gli allenamenti e il giro completo di TappaUnica3V: il mio staff logistico. Vado a presentarvi queste persone in ordine rigorosamente alfabetico (in relazione al cognome), ognuno di loro mi ha dato tantissimo, innanzitutto sul piano tecnico specifico del loro settore professionale, poi anche sul piano umano; vedere nei loro occhi la gioia per il sostanzialmente buon esito del cammino è stato il più grande dono che potessi mai ricevere, un dono che ha saputo cancellare i venti chilometri non fatti, un dono che mi ha ricompensato della fatica e del dolore (tanti dolori, anche indipendenti dal cammino stesso) sopportati. Grazie staff, veramente grazie di cuore.

Staff

Dietro da sinistra: Fabio, Ivano e Francesca. Davanti a quest’ultima c’è Carla. In prima fila seduti: Alberto e Maria, la mia mamma. L’ultimo della fila sono io con un’espressione sconvolta dovuta non alla fatica ma al caldo.

Donata Bini – Consulente sanitario farmacologico

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(Foto Carla Cinelli)

Direttrice della Farmacia Comunale di Iseo (BS) ci siamo conosciuti ancora lo scorso anno attraverso mia sorella. Quando è venuta a sapere del mio progetto si è subito attivata per darmi alcuni suggerimenti in merito agli integratori energetici (NamedSport), alla bevanda per il recupero dei minerali persi (NamedSport HydraFit) e alle creme solari (ISDIN). Quasi tutti i prodotti da lei suggeritemi sono alla fine entrati a far parte del mio equipaggiamento, sono rimasti esclusi solo gli integratori energetici in quanto quelli da me individuati e testati (Enervit) mi davano i risultati attesi. Di più è anche riuscita a farmi avere due confezioni di un innovativo e funzionale gel solare ideato apposta per gli sportivi (ISDIN Fusion Gel SPF 50+ di cui prossimamente farò, come per ogni altro prodotto testato, una specifica recensione). Nei giorni precedenti la partenza, quando mi sono improvvisamente saltati fuori i dolori alle costole e alla schiena, il suo consiglio farmacologico è stato psicologicamente importante, anche se fisiologicamente poco risolutivo.

Ivano Catini – Fisioterapista

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(Foto Carla Cinelli)

Marito di mia sorella Carla per cui ci conosciamo e frequentiamo da lunga data. Persona affabile, sempre disponibile e simpatica, mi è stato foriero di molti consigli che ho tutti presi in debita considerazione, alla fine molti li ho ignorati ma non perché li ritenessi poco o nulla validi, piuttosto perché cozzavano con l’impronta che volevo dare al mio viaggio: un’esplorazione nel mondo del cammino e della fatica, un’avventura vera, ovvero non quelle preconfezionate avventure che tanto vanno di moda oggi (parchi avventura in primis) dove il tutto si fonda sul brivido incatenandolo all’interno di mille certezze, ma un viaggio dove le certezze fossero solo quelle minime indispensabili e possibilmente create da me stesso. Ho comunque apprezzato tantissimo il suo interessamento, per altro è stato il primo a rendersi pienamente disponibile per il supporto logistico, ancor prima di verificare le date scelte e rendersi conto che si trattava di giorni feriali, alla fine non essendo riuscito ad avere le necessarie ferie si è sobbarcato una notte di vagabondaggio fra i monti andando poi al lavoro senza aver quasi dormito. Altro suo importante intervento è stato nei giorni immediatamente precedenti la partenza del giro finale, quando all’improvviso mi sono comparsi dei forti dolori ai muscoli della schiena: i suoi massaggi non li hanno fatti svanire del tutto (cosa evidentemente impossibile senza un’accurata visita medica), ma ne hanno comunque ridotto notevolmente l’intensità e l’estensione. Anche al Maniva, sebbene a quel punto i muscoli si fossero ormai tanto adattati al lavoro da non risentirne apparentemente più, ho apprezzato i suoi massaggi, ammesso che effettivamente poco effetto abbiano sortito sui muscoli, molto l’hanno avuto a livello generale aiutandomi tantissimo nel recuperare quel rilassamento mentale assolutamente necessario per affrontare la restate parte del giro. Infine la sua opera è stata preziosissima a Zoadello dove le ginocchia ormai erano all’estremo della loro resistenza, purtroppo i suoi massaggi sono rimasti senza seguito visto che avevo deciso di fermarmi, ma probabilmente sono risultati comunque importanti per far sì che già il giorno dopo non sentissi più alcun dolore alle ginocchia.

Carla Cinelli – Fotografa, coordinatrice del supporto logistico e sua primaria operatrice

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(Foto Fabio Corradini)

Mia sorella, quella più giovane. Fotografa professionista si dedica con passione e successo all’insegnamento di questa meravigliosa arte. Ovviamente come prima cosa lei si è occupata di gestire il servizio fotografico, coordinando il lavoro dei vari fotografi e occupandosi della postproduzione, di cui ancora non ho visto gli esiti ma sono certo saranno eccezionali. Oltre a questo vista l’assenza di persone disponibili al supporto logistico ne è stata anche la principale operatrice compiendo un lavoro superbo, sia a livello di marketing verso le varie strutture che avevo selezionato come punto di rifornimento (specie con quelle che non ero riuscito a contattare prima), sia a livello organizzativo (si è sempre fatta trovare pronta e puntuale, con tutto il materiale ben predisposto), che, infine, a quello tecnico imparando velocemente i giusti dosaggi della bevanda di reintegro salino e comprendendo al volo tutte le mie esigenze che si manifestavano di volta in volta, come, ad esempio, quando con scarpe e piedi pieni di terra mi sono dovuto adeguatamente ripulire e lei si è presa cura delle mie scarpe rimettendole velocemente in piena funzionalità.

Maria Cinelli – iPhonographer

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(Foto Carla Cinelli)

Mia, nostra, madre. Con un’età biologica, a detta di un medico che la recentemente visitata, nettamente inferiore a quella anagrafica, nonostante i vari acciacchi che comunque l’età gli comporta, ha voluto essere presente nella mia prima giornata di cammino. Già al primo rifornimento si è adoperata per distrarmi dai cattivi pensieri (la fatica indotta dal caldo e un primo accumularsi di ritardo mi avevano indotto a pensare per un attimo ad una possibile interruzione) e massaggiarmi i muscoli delle gambe resi duri anzitempo. La sua presenza è stata importante anche in Vaghezza, punto che doveva essere solo un incontro ai fini fotografici e invece è risultato fondamentale anche per gli aspetti tecnici e umani: ci sono arrivato in preda a forti dolori alle costole e alla schiena, quindi demotivavano alla prosecuzione, i suoi massaggi e i suoi incoraggiamenti, come già successo al primo rifornimento, mi hanno permesso di proseguire. Si è anche occupata di scattare fotografie che, grazie al mezzo tecnico con cui venivano prodotte (un iPhone), potessero essere subito inviate in rete per dare informazione e soddisfazione alle tante persone che stavano seguendomi attraverso i potenti mezzi del web.

Fabio Corradini – Fotografo e operatore del supporto logistico

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(Foto Carla Cinelli)

Già ai primi vagiti di TappaUnica3V si era ripromesso di parteciparvi come fotografo, poi non l’avevo più sentito. Pochi giorni prima della partenza mi ha chiamato per dirmi che, avendo letto su questo blog dell’assenza di persone disponibili a farmi da logistica, aveva chiesto un giorno di ferie. La sua presenza è stata soprattutto fotografica, ma sull’Ario mi è stato anche di sostegno in un momento di crisi profonda: con lo stomaco inchiodato (non è ancora chiaro se da un problema digestivo collegato ai tanti, probabilmente troppi, integratori energetici assorbiti, o se per mancanza di apporti proteici, insomma, per fame) respiravo molto male ed ero costretto a fermarmi ogni pochi passi. La sua palpabile preoccupazione (tutto sommato il peso allo stomaco è anche uno dei sintomi di un imminente infarto) e il suo rendersi disponibile ad accompagnarmi fino al Maniva sono stati la chiave di volta per il superamento della crisi.

Marco Febbrari – Regia, ripresa e montaggio video

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(Foto Carla Cinelli)

L’ho visto per poco ma ci siamo fatti insieme una bella camminata notturna dal Passo delle Portole al Giogo del Maniva durante la quale abbiamo chiacchierato di tante cose inerenti o meno il mio cammino, una chiacchierata che mi ha dato un poco di distrazione, spezzando la monotonia del viaggio solitario, una monotonia a cui sono abituato, ma che in quel momento specifico, quando, a fronte della crisi appena superata, volendo tentare un improbo recupero sui tempi di marcia, mi ero fatto ad altissima velocità un lunghissimo tratto di sentiero uniforme e sostanzialmente tedioso, ottenendone più che altro lo stress di non arrivare comunque mai alla fine. Si occuperà di produrre un filmato video del mio viaggio, un duro e complesso lavoro visto che dovrà operare quasi esclusivamente attraverso il montaggio di fotografie.

Francesca Odracci – Preparatrice atletica

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(Foto Carla Cinelli)

La mia prima nipotina, splendida ragazza ormai cresciuta e sposata. La sua formazione e il suo lavoro sono proprio nell’ambito della preparazione atletica e così non poteva che essere lei a seguirmi sotto tale aspetto. Purtroppo, visto che io non osavo disturbarla in tal senso, la sua presenza, evocata da mio cognato e mia sorella, è arrivata un poco tardi e questo ha condizionato notevolmente il proseguito delle cose: organizzato un nostro incontro presso la palestra in cui lavora, mi ha preparato un perfetto e preciso programma di allenamento atletico teso a prevenire i vari problemi che un cammino del genere (e i relativi allenamenti) poteva creare. Nel primo mese sono stato anch’io preciso e attento impegnandomi con costanza nelle sedute di allenamento, purtroppo vuoi gli impegni di lavoro che, negli ultimi mesi, mi  hanno costretto a rallentare anche gli allenamenti sul terreno, vuoi la mia antipatia verso la ginnastica, specie se fatta in solitaria, vuoi dolori che dopo le prime sedute sono apparsi ai muscoli dorsali del lato destro, vuoi la mancata apparenza di risultati immediati e palpabili, alla fine prima ho drasticamente ridotto il numero di sedute, poi, nonostante lei abbia prontamente risposto alla mia richiesta di spezzare in due il programma, le ho sospese senza più riprenderle.

Alberto Quaresmini – Fotografo e operatore del supporto logistico

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(Foto Carla Cinelli)

Fino a pochi giorni dalla mia partenza manco lo conoscevo, è stato coinvolto nella cosa dalla compagna, mia collega di lavoro (Claudia Zanetti, che ringrazio enormemente), a sua volta interpellata da altra collega (Manuela Valetti che devo per questo pure ringraziare: pur desiderandolo, per motivi di lavoro non ha potuto fare parte dello staff) che aveva letto l’articolo in cui lamentavo l’assenza di persone disponibili a darmi supporto logistico. Subito si è reso disponibile per il secondo giorno del mio cammino ed è stato la chiave risolutiva per il rifornimento al Colle di San Zeno dove mia sorella mai sarebbe arrivata dovendo guidare lei: la strada molto stretta, tortuosa e lunga, con tratti esposti ed un tornante ripidissimo oltre che particolarmente chiuso, sarebbe stato un ostacolo insormontabile. Me lo sono a mia saputa ritrovato davanti anche al primo rifornimento, dove era giunto per fare conoscenza con mia sorella e poter meglio concordare l’organizzazione del secondo giorno. Atteggiamento assai apprezzato e molto utile.

Dopo avervi parlato delle persone che hanno composto il mio staff logistico mi restano solo i dovuti ringraziamenti.

Grazie Marco per il lavoro video che sta facendo, ma grazie anche per la piacevole compagnia durante il trasferimento dal Passo delle Portole al Giogo del Maniva.

Grazie Donata per i preziosi consigli farmacologici.

Grazie Francesca, non sono stato un buon discepolo ma i tuoi suggerimenti ginnici sono stati comunque importanti e mi torneranno ancora molto utili, con la promessa d’essere in futuro più ligio nel seguirli.

Grazie Alberto che senza conoscermi ti sei messo a disposizione per assistermi, senza di te il rifornimento del Colle di San Zeno sarebbe stato molto problematico.

Grazie Fabio, ti ho fatto preoccupare nella salita all’Ario e la tua preoccupazione è stata un gesto bellissimo che mai dimenticherò.

Grazie Ivano, la tua presenza è stata preziosissima.

Grazie Carla, sei stata grandiosa.

Grazie mamma, anche tu sei stata una fonte di forza e coraggio.

Grazie, grazie a tutti voi, grazie!

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Libertà… una questione di mente


Cogito ergo dubitoFortunatamente mi è capitato, almeno con riferimento al nudismo, pochissime volte, le conto proprio sulle dita di una mano, ma oggi è successo quindi, vista anche l’elevata pericolosità sociale di un tale modo di ragionare, ne voglio parlare un attimo.

Oggi cercando delle informazioni sulle scarpe da corsa in montagna sono incappato in un sito con diversi articoli interessanti e mi sono soffermato a leggerlo. Purtroppo all’interno d’uno di questi c’era un’affermazione molto particolare: “Un punto sul quale insistono molto i sostenitori della corsa naturale è il senso di libertà individuale che dà il correre a piedi nudi. Personalmente penso che la libertà sia un concetto molto più profondo e che non possa ridursi a un paio di scarpe o a un vestito (nudismo). Anzi chi pone questioni esteriori è forse incapace di realizzare vere condizioni interiori di libertà”.

Ah, si, la libertà sarebbe solo una questione interiore?

La libertà è un concetto molto semplice e chiaro, bastano pochissime parole per definirla: “lo stato di chi è libero”. Dove libero è: “Che non è soggetto al dominio o all’autorità altrui, che ha facoltà di agire a suo arbitrio, senza subire una coazione esterna che ne limiti, materialmente e moralmente, la volontà e i movimenti” (vocabolario on-line Treccani). Uhm, tralasciando il fatto che da questa definizione si evince che in realtà nessuno è realmente libero, dove si troverebbe il “concetto molto più profondo”?

montagna_nuda2Evidentemente si è talmente condizionati da accettare volontariamente o, più facilmente, voler imporre limitazioni alla libertà motivandole con il discorso dell’interiorità. Certo è un modo per sentirsi meglio a fronte dell’impossibilità di fruire di una vera libertà, certo è un comodo mezzo per giustificare l’imposizione di assurde ed inutili regole sociali, ma questo non ne fa un assioma e sarebbe bene starci attenti visto che con un siffatto discorso si vanno a giustificare e, peggio, a rendere leciti pericolosi atteggiamenti sociali quali lo schiavismo e ogni altra forma di privazione delle libertà sociali e personali: le dittature, il maschilismo, l’oppressione sociale di genere, l’integralismo razziale e religioso, la discriminazione d’ogni genere, ogni esaltazione di potere sia essa in ambito politico che economico che lavorativo e via dicendo. “Di che ti lamenti? Sono solo questioni esteriori che manifestano la tua incapacità a realizzare la vera e unica libertà, quella interiore. Sentiti libero e sarai libero!” così potrebbero in tal senso rispondere i dominatori ai dominati che manifestano dissenso per le privazioni imposte e chiedono il riconoscimento di diritti sociali e personali.

Pericoloso, molto pericoloso, stiamoci attenti!

Per altro, visto che sto parlando di qualcuno che scrive articoli tecnici su un magazine elettronico e forse anche altrove, aggiungerei altre considerazioni.

  • Mai parlare delle cose senza averle sperimentate di persona: è quantomeno evidente che lo scrivente mai ha provato a stare nudo in un contesto di nudismo: chiunque l’abbia fatto parla soprattutto proprio dell’intimo, ovvero interiore, senso di libertà che ha provato, altro che questione esteriore.
  • Mai utilizzare il pensiero personale come assioma: “personalmente credo che” ok, è il tuo pensiero, il mio è un altro e allora? Perché deve essere più valido il tuo del mio? Perché devo annullare il mio per accettare il tuo? Scritti che vogliono essere scientifici o anche solo tecnici devono esimersi dalla manifestazione di pensieri personali e…
    • mai partire da un’idea preconcetta per creare le prove che la dimostrino;
    • sempre partire dalle prove e da queste definire l’idea che ne deriva.
  • Sempre evitare gli abbinamenti azzardati: un conto è indicare le palesi limitazioni alla corsa a piedi nudi, un altro è usare queste per affermare che il nudismo sia solo la manifestazione di semplici questioni esteriori; è, al contrario, facilmente dimostrabile che il senso di libertà prodotto dal nudismo è tutt’altro che esteriore, basta provare a stare nudi per alcune ore, meglio se in un contesto naturale (bagno in mare o lago o fiume, escursione in montagna, eccetera), ma anche in casa propria a patto di comportarsi normalmente, ovvero non limitarsi ad una sola stanza e alla sola condizione di staticità (stare fermi a letto o in poltrona).

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#TappaUnica3V perchè mi sono fermato


Parto dal fondo in questa mia disanima della parte terminale, che terminale non è, di questo mio lungo e bellissimo viaggio, parto dal fondo perché ho deciso di seguire la logica dell’ispirazione piuttosto che quella della cronologia storica, perché in questi giorni mi è stato più volte chiesto il motivo per il quale ho deciso di fermarmi prima, perché così mi viene da fare.

Arrivo a Zoadello

Arrivo a Zoadello, interruzione del cammino

Mi è costato molto interrompere il cammino prima del suo termine naturale, ci ho pensato a lungo, tanto a lungo quanto lungo è stato il periodo durante il quale ho camminato con le ginocchia costantemente doloranti. I primi sintomi si sono fatti sentire già nella discesa verso malga Rosello di Sopra, poi si sono ripresentati scendendo dalla Colma di Marucolo al Colle di San Zeno, ma erano lievi e brevi fitte occasionali e, arrivato al rifugio Piardi, una bella impomatata di arnica gel li aveva fatti svanire completamente per tutta la traversata del Guglielmo e la successiva traslazione alla Forcella di Sale. Qui devo imboccare la stradina cementata della variante bassa, trattasi di una lunga discesa quasi costantemente su cemento e in fortissima pendenza, già dai primi metri si ripresentano i dolori alle ginocchia, secchi e violenti, ben più forti di prima mi costringono a camminare con attenzione inducendo un sensibile rallentamento del passo. Arrivato al punto di minima quota riprendo a salire verso la trattoria Pastina e i dolori scompaiono nuovamente, per ricomparire sui tratti più ripidi (alcuni veramente ripidi, al limite del ribaltamento) della salita che da Pastina porta alla Croce di Pezzolo, si ora si fanno sentire anche in salita e, per quanto siano occasionali, la cosa si fa pertanto preoccupante. Ancora, però, non ci penso nemmeno a un’interruzione anzitempo della marcia.

Supero la vetta del Rodondone e inizio a calare verso Santa Maria del Giogo, qui il terreno per quanto semplice rende il cammino molto complesso, la costante presenza di sassi e spuntoni richiede un costante controllo sull’appoggio dei piedi, non puoi mai rilassarti, non puoi lasciar mulinare le gambe in autonomia, devi tenerle a freno, valutare bene ogni singolo appoggio. Questo lavorio mentale rende stressante il tratto e lo stress mentale si somma a quello fisico determinando, specie nel camminatore solitario, una maggiore attenzione ai più piccoli dolori: i tanti appoggi precari mi costano uguali fitte di dolore, ogni pur breve discesa mi diventa un calvario. Iniziano anche gli inciampi, quei tanto temuti inciampi che fino ad ora ero riuscito ad evitare, e ad ogni inciampo i dolori si fanno più intensi e prolungati, per evitarli rallento il passo e recupero la concentrazione, ma non basta, quando, superata la salita che porta verso la Punta dell’Orto, riprendo la discesa ecco ancora i dolori, sempre più presenti, sempre più forti, sempre più demotivanti.

Non voglio, non voglio fermarmi, poi guardo l’ora e faccio un piccolo calcolo mentale: per poter continuare dovrei sostare a Zoadello almeno un’ora nella speranza di poter dare sufficiente rinfranco alle ginocchia, a quel punto vorrebbe dire arrivare a Brescia non prima di mezzanotte, più probabilmente, verso l’una, cinque o sei ore di ritardo sul previsto, che farebbero le persone che a Brescia alle diciannove saranno ad aspettarmi? Qualcuno forse, avvisato del mio ritardo, potrebbe rimandare la sua presenza, altri deciderebbero di non venire facendo mancare quel momento di festa che solo potrebbe dare il giusto risalto, il meritato momento di gloria al mio staff, le persone che con tanto sacrificio si sono ottimamente adoperate per assistermi ai punti di rifornimento e anche in altro paio di passaggi. No, non mi va, io tutto sommato sono più che soddisfatto della mia prestazione, è giusto dare anche a loro possibilità di godere di un momento di festa, momento di festa che la notte profonda renderebbe impossibile. Deciso: mi fermo a Zoadello, però… però mi faccio portare in auto ai Campiani e l’ultima discesa la faccio comunque sulle mie gambe, l’arrivo a Brescia deve assolutamente essere fatto camminando.

Deciso, organizzato e fatto, con me mio cognato Ivano, lui mi cura perfettamente le ginocchia doloranti, lui mi porta in auto fino ai Campiani, lui mi affianca in questo ultimo tratto di cammino. Arriviamo alla base del Monte Picastello lungo il sentiero incontriamo mia moglie che stava venendomi incontro, poco dopo ecco anche l’amico Pier, seguono altri amici, infine alcuni parenti. Siamo alla targa dell’originale punto di arrivo, le foto di rito e poi ci portiamo nella piazzetta dove logica vuole la fine vera. Baci e abbracci, congratulazioni, chiacchiere, ringraziamenti allo staff, commenti dello staff, bottiglia di spumante, brindisi, bellissimo momento che dona al mio staff il suo meritatissimo momento di “gloria”, momento che la mia decisione ha permesso loro di vivere e la loro gioia è stata per me dono migliore del chiudere anche gli ultimi venti chilometri che, tutto sommato, venti su centosessanta è pur sempre una piccolissima mancanza (ma… rimedieremo, mi è troppo piaciuto, voglio rifarlo e.. chiuderlo eheheh).

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#TappaUnica3V grandiosa esperienza


Arrivo

Arrivo

Mesi e mesi di preparazione e lunga trepidante attesa poi un lampo e ti ritrovi tutto alle spalle, restano solo i ricordi, vivide immagini stampate nella mente e fortissime sensazioni impresse nel cuore, le tante possibili considerazioni tecniche, il tracciato del GPS, le gioie e le delusioni, i ringraziamenti. Tante, tante cose, forte senti il desiderio di riviverle nel racconto, di farle vivere nelle descrizioni, di condividerle nelle parole e nelle immagini, ma sono troppe, sono un mare in burrasca, una infinita sequenza di onde emotive che ti travolgono, devi anche fare ordine, dare loro una sequenza. Da dove partire? Come fare? Un unico lungo racconto o piuttosto tanti più piccoli? Seguire la logica o il desiderio, l’istinto? Mescolare gli aspetti emotivi con quelli tecnici o mantenere nettamente separate le due cose? Chi ringraziare? Come ringraziare? Dieci, cento, mille domande, questioni da valutare, analizzare, risolvere, un viaggio che ancora non è finito, anzi, quello che si palesava come il traguardo invero si dimostra solo un intermedio passaggio. Bello, bellissimo questo protrarsi del lungo cammino, cammino del fisico, cammino della mente e del cuore, cammino dell’amicizia e del sostegno.

Sono state quaranta ore intense e speciali, ore di solitudine ma anche di compagnia e fratellanza, ore d’immersione nella montagna, ore di contatto con la natura, ore di semplicità ma anche complessità, ore di decisioni a volte facile altre difficili, ore di caldo e di freddo, ore di luce e di buio, ore di crisi e di recupero, ore di vestito e di nudo, ore che mi hanno, incredibilmente, rinforzato quel piacere del lungo cammino già assaporato durante gli allenamenti. Mai avevo camminato in continuo per più di dodici ore, mai ero rimasto in attività per più di venti ore, eppure il mio spirito brillantemente si è adattato a questa nuova condizione, il mio corpo ottimamente ha superato la sconosciuta fatica, la mia mente ha dato pieno supporto per ogni singolo secondo di questo bellissimo viaggio ed ora, a due soli giorni dal suo termine, ho già recuperato e già sento in me il forte desiderio di ripeterlo.

TappaUnica3V, grande, grandiosa esperienza, certo non alla portata di tutti, eppure non impossibile per chiunque, magari non da soli, magari con qualche ora di più, magari con soste leggermente più numerose e o lunghe, lo suggerisco, lo consiglio, di più, sono a disposizione di chiunque intenda provarci, sia per dare informazioni che per dare assistenza logistica o per fare da compagno di viaggio: ormai diviene arduo fermarsi, voglio fortissimamente voglio continuare sulla strada del lungo cammino, troppo bello, troppo affascinante, troppo intenso, troppo.. troppo tutto per essere qui interrotto!

Staff

La squadra quasi al completo: Fabio, Ivano, Francesca, Carla, Alberto, Maria, Emanuele (stremato dal caldo più che dalla fatica). Assenti: Donata e Marco. In un prossimo articolo parlerò più specificatamente di loro e del loro importantissimo contributo

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#TappaUnica3V breve resoconto


Locandina TappaUnica3V_600Eccomi qua quasi come nuovo, anzi, a dire il vero sto meglio di come stavo alla partenza visto che sono scomparsi i vari dolori che mi hanno accompagnato per tutto il giro.

Purtroppo mi sono dovuto fermare a 25km dall’arrivo (senza rinunciare a farmi l’ultima discesa e arrivare a Brescia camminando sulle mie gambe): il dolore alle ginocchia, iniziato a 40km dall’arrivo, si stava facendo costante anche sulle discese più semplici e l’orario prevedibile di arrivo (in parte per mio ritardo di cammino in parte per la nebbia fittissima che, fruendo dell’auto dell’assistenza presente in zona per farmi delle foto, mi ha tenuto bloccato al Dasdana per ben due ore e passa) s’era allungato alle prime ore di oggi. In ogni caso un’esperienza davvero incredibile e che racconterò presto attraverso questo blog e in seguito con un libricino.

Eccezionale lo staff che mi ha assistito, in particolare mia sorella che ha fatto mille cose in maniera veramente perfetta, senza di loro sarebbe stato tutto molto ma molto più complicato. Carla, Ivano, Maria, Fabio e Alberto siete stati veramente grandiosi. Grazie!

Incredibili anche i gestori delle strutture presso le quali ho fatto i rifornimenti, tutti ci hanno gratuitamente concesso lo anche più spazio di quello che chiedevo e all’Hotel Dosso Alto di Rosa ed Ettore, rimasti in piedi fino alla mia ripartenza, mi hanno pure offerto il vino e due enormi fette di torta. Grazieeeee!

Grazie a tutti per il sostegno, lo sentivo anche mentre camminavo, è stato particolarmente bello (e prezioso) trovare al Rodondone due cartelloni di un fan che mi incitavano. Grazie!

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Alpinismo e tecnologia: l’escursionismo ieri, oggi, domani


Portamento dello zainoAl tempo in cui i sentieri segnati erano scarsi, i rifugi, veri e propri rifugi con il minimo per il sostentamento, si contavano sulle dita, e la montagna ancora poco frequentata, tempi quando era facile trovarsi pressoché soli tra i monti nell’impossibilità totale di comunicare con casa, si diceva: “in montagna serve la testa”. Al neofita alpinista veniva insegnato si l’uso della carta e strumenti ad essa abbinati ma anche e soprattutto come orientarsi a naso, a valutare di volta in volta quello che doveva mettere nello zaino, a vestirsi secondo esigenza del momento, a rapportarsi onestamente con la montagna, senza eccessive paure ma senza nemmeno prenderla sottogamba.

Poi è arrivato il boom dell’alpinismo, sono stati tracciati e segnalati centinaia di sentieri, sono stati costruiti nuovi e più accoglienti rifugi, che sarebbe meglio chiamare alberghi di montagna, tra i monti la solitudine è diventata difficile e in ogni caso il cellulare permette di mantenere, seppure con ampie limitazioni, i contatti con casa. Insieme a tutto questo è arrivato il momento del “in montagna sempre con” dove al con seguiva un qualcosa che variava (e ancora oggi varia) da persona a persona, per qualcuno era la giacca pesante, per qualcun altro gli scarponi, per altri ancora la carta topografica, il dissipatore (facendo riferimento alle ferrate), la corda con riferimento ai ghiacciai o addirittura ai semplici nevai e qualcuno arrivava perfino a dire tutto. Al di là di quello che seguisse quel “in montagna sempre con” quello che veniva in evidenza era la sparizione della testa, relegata ad un ruolo secondario, se non avevi quel con eri senza via di scampo un imprudente, un ignorante, un disgraziato suicida. Così (e non esagero, tutte cose viste di persona) ecco dieci persone legate tra loro con la corda a procedere di conserva a un metro l’una dall’altra rischiando ad ogni passo di finire tutti insieme in un crepaccio, ecco disorientate persone camminare con la carta in mano leggendo la valle sbagliata, ecco in media montagna persone vestite come se fossero al polo nord stese a terra per un colpo di calore, ecco persone con pesanti e rigidi scarponi percorrere comodi e facili sentieri sui monti periferici di centri urbani, ecco persone affrontare escursioni di poche ore con improponibili zaini più grandi di loro.

IMG_9662Ora sono arrivati lo smartphone e il GPS, con essi non si sono fatte attendere a lungo le affermazioni “in montagna sempre con il GPS”, con essi non si sono fatti attendere a lungo i suggerimenti per sostituire relazioni e carte topografiche (che richiedono studio e pratica, ovvero testa) con facili e intuitive applicazioni per smartphone che guidino passo passo l’escursionista lungo la strada giusta. Ecco il finale colpo di grazia alla testa, quel colpo di grazia che ha portato a considerare incoscienti quelli che ancora vanno in montagna secondo il vecchio crisma dell’usa la testa, calibrando di volta in volta il contenuto dello zaino, mettendosi anche a torso nudo o nudi del tutto (che pare ci si sia totalmente dimenticati delle creme solari, oggi tra l’altro assai più efficaci di quelle d’un tempo), lasciando a casa o comunque tenendo spento il cellulare, usando le calzature più adatte al tipo di terreno e di cammino, quelli che, con preparazione fisica e psicologica, in montagna amano andarci da soli e, magari, di notte. Quel colpo di grazia che ha permesso l’intromissione delle istituzioni in un qualcosa che dovrebbe essere assolutamente e insindacabilmente scelta personale (mi riferisco, ad esempio, ai sindaci o altre cariche istituzionali che emanano ordinanza di divieto alla frequenza della montagna d’inverno o di notte). “Eh no, lo sai che è pericoloso, non si può fare!” Si lo so e proprio perché lo so sono in grado di affrontarlo, attraverso la fatica della preparazione fisica e mentale, senza prendere sotto gamba le cose ma nemmeno farne un tabù, mantenendo la capacità di usare la testa invece di affidarmi a (falsi) rigidi schemi mentali che, lungi dall’incrementare la sicurezza, tolgono essenza all’alpinismo e ne fanno merce senza gusto e senza… testa!

Usa la testa, ragiona, valuta, preparati e in montagna vacci per godertela e non per subirla, vivi la montagna come elemento della natura e non come oggetto economico, rapportati a lei con naturalezza, avvicinala secondo sua regola, la regola della semplicità, semplicità che vuol dire non affidarsi totalmente alla tecnologia (usarla non è un male ma dipenderne si), semplicità che vuol dire anche rinunciare ai vestiti che, per quanto minuti e leggeri, sono pur sempre una barriera fra il nostro spirito e quello del monte.

La montagna è nuda, viviamola nudi!

Locandina TappaUnica3V_600

#TappaUnica3V -5 e la legge di Murphy si mette al lavoro


Con quello che sta avvenendo sulla scena mondiale è difficile scrivere di questo mio minimale evento, lo faccio con una buona parte delle mente e del cuore rivolti ai tanti morti e feriti causati dall’ignoranza, dall’ingordigia, dall’intolleranza, dall’incapacità di accettare gli altri e le loro scelte, dalla fede incondizionata in idee e relative regole (religione, razza, genere, orientamento sessuale, eccetera) studiate ad arte per manipolare le menti facendone armi al soldo di interessi che nulla hanno a che vedere con quello che vogliono far credere di essere. Tutti atteggiamenti sociali che lo sport, quello vero, quello praticato, quello di TappaUnica3V, e la scelta nudista, la mia scelta di vita, quella anche di TappaUnica3V, contrastano, scardinano e, alla fine, rimuovono, dandomi così lo spririto necessario a parlare del mio per questo non più irrilevante evento.

Locandina TappaUnica3V_600Alla mia età i dolori sono ormai una costante eppure in un contesto come quello che sto vivendo, TappaUnica3V, diventano la fonte di apprensione e spavento, se poi ci si abbina la nota legge di Murphy ecco che si stabilisce una combinazione fatale.

Da quarant’anni anni ho presumibilmente (perché nessun medico ha mai voluto prendere in considerazione la cosa e farmi una visita accurata) una lesione alla costola sinistra inferiore, infatti se spingo con le dita in un punto preciso scatta una fitta dolorosa anche molto forte. Questa cosa non mi ha mai creato disagio, anche perché rimane latente e rarissimamente il dolore si è manifestato in modo spontaneo solo a seguito di movimenti del tronco, ma una decina di giorni addietro ha iniziato a farsi sentire semplicemente sdraiandomi sulla schiena, poi è apparso anche mentre guido e ora è quasi sempre presente.

Tre mesi addietro è iniziato a farsi sentire un dolore al pollice sinistro, probabilmente a seguito di qualche contusione a cui non avevo badato, andava e veniva, ora… sempre presente e che mi rende difficile fare alcune azioni, tipo quella di indossare le calze o stringere oggetti.

Dopo la camminatone dei settanta chilometri è apparso un dolore al mignolo destro, anche qui probabilmente per via di una contusione non avvertita, dolore che in questi ultimi giorni si sta facendo sentire più frequentemente.

Flatulenza e difficoltà digestive sono uno standard dell’età avanzata, ma da alcuni giorni vi si abbina una forte e fastidiosissima tensione addominale.

Fortunatamente il piriforme, che da una decina d’anni rompe le scatole, se ne sta buono, forse perché sommerso dagli altri dolori.

Ma Murphy non si è fermato qui.

Proprio sul tratto iniziale del 3V hanno avviato dei lavori chiudendo un pezzo di Via San Gaetanino il che mi costringerà a percorrere all’incirca un chilometro in più di strada perdendo una decina di minuti che poi dovrò cercare di recuperare.

Ieri in tarda mattinata sono andato a vedere questa interruzione approfittandone per provare la variante e fare un poco di cammino, orbene, in salita tutto alla grande, a metà discesa invece sono cominciati i dolori: prima ambedue i lati del tronco su tutta la loro altezza, dal costato alla vita, leggermente spostato verso il dietro, poi la già detta costola sinistra, infine la tensione addominale a formare un trittico micidiale che mi ha steso per tutto il resto della giornata.

Ieri sera pastiglia di Tachipirina 1000 e massaggio con l’Olio 31 e subito a nanna ben coperto. Stamattina sto meglio, nessuno dei vari dolori è scomparso ma quasi tutti si sono molto attenuati, permane solo in modo evidente la tensione addominale che si è però concentrata nella sola zona ombelicale.

Mancano ancora 5 giorni alla partenza, Murphy, per favore, stattene buono!

Prospero e nudo


La natura mi vuole nudo e prosperoso. Prosperare vuol dire esser perfetti secondo le attese, secondo che vuole stagione. Non c’è nulla da aggiungere ad un fiore, all’uva matura, alla pioggia, al chiaro del giorno, al respiro che mi entra nel corpo, al sapore che m’inganna e mi nutre. Ho messo su qualche chiletto, sono paffuto e rotondetto, eppure mi piaccio anche così. Così come sono, così come vivo. Senza uno schema, senza un progetto, senza una meta: mi basta quel che mi fa la natura, come comanda natura. Davvero non ho nulla da aggiungere al mondo che vedo: aspetta che mi sveglio, perché ne sono tuttora ammirato. Non m’aspetto che la vita anche mi paghi, non m’invento il diritto alla mia fetta di torta, di “sedere al banchetto della vita”.

Non ho speranze, non ho timori. Non mi manca la sicurezza, “del doman non c’è certezza”, ma quante previsioni catastrofiche non si sono poi realizzate! Il dubbio sistematico è qualcosa che ci siamo inventati, perché sempre scontenti di tutto. Noi avremmo fatto di meglio!

Siamo vestiti dei nostri pensieri. Esco nudo sul balcone a vedere il sole che sorge; incrocio le mani e mi stiracchio tendendole in alto. Un respiro profondo. Mi risponde la brezza, mi risponde il rosa dell’aurora, delle nubi che limpide si stagliano in cielo. Cos’è che mi manca? Tengo a briglia i pensieri che già sono corsi al caffè, al lavoro, al giorno che viene. Nudo mi sento ancorato a questo momento d’adesso. Non c’è uno schema migliore: non mi va neanche di far paragoni.

Non è per il piccolo fremito che di solito abbiamo quando sappiam d’esser nudi, quasi ancora ci frustasse la ferula d’un’arcana infrazione. Non è per l’insolito stare. Ma perché nudo mi vengono altri pensieri. Anzi, non mi vengon affatto pensieri. Non c’è nulla che debba quadrare, non esiste un modello che abbia capito. Zittiti i pensieri c’è sol d’ascoltare quel che di noi il nostro corpo ci dice. Sono messaggi brevi, ma intensi, piccole intuizioni, sorprese, scoperte, come ricordi di un sogno; piccole voci che poi s’ingrandiscono, occupano il pieno volume senza assordare. Persino la saliva ha un sapore diverso. Ci sventola la mano davanti agli occhi e ci chiede se siam svegli, se riusciamo a percepire. Non c’è solo il tè, la marmellata. Prima c’è già qualcosa. Prima di vestirci siamo già qualcosa. Qualcosa di solido. Qualcosa di noi, qualcosa che siam noi, tal che ogni mattino un po’ ci sorprendiamo di cosa sentiamo di noi. Poi in tuta e scafandro cominciamo il giorno e il lavoro. E il corpo funziona anche così, fa il suo dovere – nonostante.

Ammirati che tutto funziona – da sempre, da che noi siam vivi: cuore e corata, e fegato e milza, e il sangue, i nervi, la pelle, occhi-orecchi-naso-bocca. E tutto il resto che ancor non sappiamo.

Al mattino mi piace per un momento esser narciso. E piacermi, ed esser contento di me, perché son contento del mondo. Perché mi vedo con strani vestiti impalpabili: una brezza, il raggio del sole che sorge, la temperatura ideale. Ed ogni cellula viva, che sembra voglia farmi occorger che davvero son vivo, esposto senza altri pensieri all’aria, alla luce, a chi dalla strada passando potrebbe vedermi.

Non mi vedo diverso da un’albicocca, una pesca, un grappolo d’uva, un camoscio, un leprotto che attraversa una callaia in campagna, un airone che ancora mi teme, una simpatica lontra che m’invita a tuffarmi in torbiera.

Il di-più mi stravolge, è fuori misura, violento, eccessivo, opprimente, mi toglie la libertà che madre-natura mi ha dato. Sarei come una foto truccata, un film con effetti speciali, uno spettacolo da saltimbanchi. Invece, sin dal mattino, son prospero e nudo, e mi piace sentirmi così anche sotto i vestiti che devo portare, contento nonostante di sentirmi a mio agio.

Sentiero 3V “Silvano Cinelli” prima tappa da Brescia a Conche (BS)


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È la prima tappa per cui  abbiamo a disposizione il pieno delle nostre energie e forze, stiamo comunque attenti a non prenderla troppo alla leggera, data la sua conformazione altimetrica e la presenza, sia in salita che in discesa, di numerosi tratti assai ripidi è sicuramente una delle tappe più faticose, se non la più faticosa in assoluto. In alcuni punti, inoltre, si devono affrontare tratti resi infidi da scivolose rocce o da pericolosi, per caviglie e ginocchia, spuntoni. Un’ottimale gestione di questa prima tappa sarà di fondamentale importanza per il prosieguo del giro, specie considerando che anche la seconda tappa sarà analogamente impegnativa sia sul piano fisiologico (resistenza generale e fiato) che su quello atletico (equilibrio, agilità generale, flessibilità delle gambe e forza di quadricipiti e polpacci). Le basse quote se da un lato consentiranno la migliore ossigenazione muscolare, dall’altro, specie nei periodi più caldi e secchi, stresseranno il nostro organismo con una intensa sudorazione e insolazione, solo in minima parte compensate dall’estesa copertura boschiva e dalla presenza di diversi punti per il rifornimento idrico.

Molti i punti di interesse storico e/o culturale (vedi apposito paragrafo più avanti) e conviene approfittarne per inserire un discreto numero di soste intermedie che permetteranno al nostro organismo di adattarsi con migliore progressione allo sforzo del giro e di risparmiarsi in vista dei restanti sette/otto giorni di cammino. Analogamente sfrutteremo i punti panoramici, sono pochi e presenti solo nella prima metà del percorso ma sempre piuttosto ampi in particolare verso sud (Pianura Padana e, dietro a questa, gli Appennini), est (colline di Rezzato e Botticino, Monti di Serle, Pizzoccolo, Lago di Garda e Monte Baldo) e ovest (Guglielmo, Presolana, altri monti della bergamasca, l’isolata collina morenica del Mont’Orfano e, più in lontananza, il Monte Rosa).

Flora e fauna

IMG_8880A seconda della stagione si possono osservare diverse essenze floreali, alcune molto comuni e diffuse (dente di leone, dente di cane, stella di Natale, pervinca, primula, malva) altre a distribuzione meno ampia (peonia, giglio rosso, giglio martagone, alcune orchidacee). Per quanto riguarda i boschi della Maddalena sul lato che sovrasta la città, questi sono oggi (2016) ancora assai alterati (e provati) da diversi (presunti) interventi di riforestazione tesi ad eliminare o quantomeno contenere l’infestante presenza della robinia a favore di un riequilibrio delle essenze autoctone (invero comunque presenti e casomai distrutte proprio da tali interventi di riforestazione). Detto questo, nei miei recenti diversi passaggi in zona ho osservato la presenza più o meno naturale e distribuita di castagni, querce, sambuco, rovi e robinia, più vari altri alberi che non sono in grado di riconoscere.

Se un tempo (che risale ai miei ricordi d’infanzia e adolescenza quando con mio padre o da solo andavo a funghi proprio in Maddalena, o degli anni immediatamente successivi quando mi ero appassionato di micologia e la Maddalena, per la sua vicinanza al mio luogo di residenza, costituiva il mio principale terreno di ricerca e studio) proprio in alcuni dei punti attraversati o lambiti dal sentiero 3V erano alcune delle poste a ottima e pregiata produzione fungina (Boletus Edulis, Armillariella Mellea e Amanita Cesarea) ed era piuttosto diffusa la presenza dei vari tipi di russule (Virescens, Cyanoxantha, Amoidea, Emetica), di alcuni lattari, qualche cortinario e vari altri funghi tra i quali l’estetica Amanita Muscaria e la mortale Amanita Phalloides. Oggi la situazione è molto cambiata e, per l’escursionista che percorre il 3V, resta probabile l’incontro solo con alcune specie fungine non commestibili o a scarso valore alimentare.

Riguardo alla fauna oltre a diverse specie d’uccelli, in gran parte più facili da sentire che da vedere, potreste avere l’occasione d’incontrare l’inconfondibile salamandra pezzata, lo scoiattolo (il nero americano, purtroppo, che essendo in competizione ambientale e alimentare con il più riservato e tranquillo rosso europeo si è estesamente diffuso a discapito di quest’ultimo) e la lepre. Per esperienza personale posso anche affermare con assoluta certezza la presenza di cinghiali, incontrarli è però tutt’altro che facile, vederli ancora meno.

Fonti: osservazioni personali.

Cenni storico culturali

IMG_8743Luogo di partenza è Brescia, la citta delle Dieci Giornate (1849), epica rivolta grazie alla quale la città si guadagnò il soprannome di Leonessa d’Italia. In quei giorni teatro di rilevanza fu il Castello, possente fortezza posto su un’altura allora al margine orientale del nucleo abitativo, il Colle Cidneo, e che domina la partenza e la prima ora di cammino del sentiero 3V.

I Medaglioni è un piccolo nucleo abitativo che si attraversa dopo circa quarantacinque minuti, ancora popolato vi si possono ammirare l’edifico che era la vecchia scuola e quello della chiesetta.

La Maddalena è la storica montagna di Brescia, oggi è servita da una comoda strada asfaltata che sale direttamente dal centro città, un tempo, prima che venisse realizzata la suddetta strada, vi si arrivava, oltre che a piedi, per mezzo di una funivia la cui stazione a valle era posta alla Bornata, proprio di fronte ai capannoni della Wührer, noto marchio di birra. Quando la diffusione di massa dell’auto e la costruzione di una rete viaria più ampia ed efficiente portarono i bresciani a dimenticarsi di questo loro risorsa, diversi furono i progetti per fare della Maddalena un polo attrattivo del tempo libero, ricordo, ad esempio, quello che proponeva di costruirci un grande laghetto/piscina, inesorabilmente (e, oserei dire, fortunatamente) nessuno ebbe un seguito e oggi la montagna offre al visitatore ancora il suo carattere quasi naturale, anche se disturbato dalle diverse le strutture che ospitano le molte, troppe antenne per telefonia, radio, televisione e radar.

IMG_9171Nave è un ampio insediamento abitativo e produttivo che occupa la parte terminale della Valle del Garza racchiusa tra due lunghe e alte coste montuose: a sud quella che collega fra loro Monte Dragone, Dragoncello, Monte Bonaga, Monte Salena, Costa di Monte Denno, Monte San Giuseppe e Monte Tre Piole; a nord quella formata da Monte Pesso, Monte Rinato, Monte Porno, Monte Rozzolo e Monte Montecca. Diverse le ferriere che vennero erette in questa zona, alcune oggi sono abbandonate e quasi completamente ridotte in rovina (una di queste viene lambita dal sentiero 3V), altre sono ancora più o meno parzialmente operative.

Punto d’arrivo della tappa il santuario di Conche è una vasta e complessa struttura la cui fondazione viene attribuita a San Costanzo e poi consacrata dal vescovo Arimanno attorno al 1115. Tre distinti edifici: il monastero, la chiesa e un edificio rurale (forse una stalla con l’abitazione dei mandriani) la foresteria. Alla sinistra del portone d’ingresso alla chiesa è visibile l’ossario delle monache.

Fonti:

Dati tecnici

  • Zona geografica: Italia – Lombardia – Brescia
  • Classificazione SOIUSA: Alpi Sud-orientali – Prealpi Bresciane – Catena Bresciana Orientale
  • Partenza: Brescia (BS), fine via Filippo Turati / inizio via San Gaetanino
  • Arrivo: Santuario di Conche – Nave (BS)
  • Quota di partenza: 167m
  • Quota di arrivo: 1092m
  • Quota minima: 167m
  • Quota massima: 1092m
  • Dislivello positivo totale (calcolato con GPSies): 1600m
  • Dislivello negativo totale (calcolato con GPSies): 676m
  • Lunghezza (calcolata con GPSies): 17,68km
  • Tipologia del tracciato: quasi equa distribuzione tra sentieri e strade (asfaltate, ciottolate e sterrate).
  • Difficoltà (vedi spiegazione): E3P
  • Tempo di cammino: 6 ore
  • Segnaletica: paline e segni bianco azzurri del sentiero 3V “Silvano Cinelli”.
  • Rifornimenti alimentari: bar, drogherie e fornerie in prossimità della partenza; bar/ristoranti in Maddalena; drogherie, fornerie, bar e ristoranti a Nave (metà percorso); bar/ristorante/rifugio al Santuario di Conche.
  • Rifornimenti idrici naturali: diversi e ben distribuiti anche se non tutti di certa potabilità… fontanina nel grande piazzale a fianco del Cavrelle in Maddalena, sorgente di Val Salena, fontanina alla chiesetta di Sant’Antonio, fontana a Cà della Rovere.
  • Punti di appoggio per il pernotto: rifugio del Santuario di Conche con 100 posti letto.
  • Possibilità di piantare tende (ovviamente per bivacco: singola notte e pronta rimozione al mattino): nell’ampio e piano prato nei pressi del Santuario di Conche (se il rifugio è aperto chiedere autorizzazione), poco più avanti si possono reperire piccoli e scomodi spiazzi nel bosco.
  • Fattibilità del nudo (nella speranza e nella convinzione che la normalizzazione sociale della nudità farà presto diventare questa un’indicazione superflua): pressoché nulla di giorno; ampia nella notte.

Profilo altimetrico e mappa

S’inizia con un primo bel salto di 700 metri su circa 5 chilometri piani, seguono 3 chilometri con leggerissimi sali e scendi, poi la lunga e impegnativa discesa che porta a Nave (650 metri per circa 5 chilometri), finendo con una risalita di 867 metri su circa 6 chilometri.

GPSies - Sentiero 3V Silvano Cinelli – Tappa 1

Clicca sull’immagine per accedere alla mappa dinamica con profilo

Relazione tecnica

IMG_8745Brescia, all’apice di via Filippo Turati, dove questa si divide tra via Pusterla e via San Rocchino, ad est della strada il lato meridionale di un piccolo piazzale definisce il punto di partenza del nostro sentiero. Sul muro che lo delimita fanno bella mostra di sé la targa del sentiero 3V e la sua prima freccia segnaletica, che indica d’imboccare la salita di via San Gaetanino. Alla prima curva svoltare decisamente a sinistra per passare tra le case e, dopo una curva a destra, risalire una breve e larga scalinata pervenendo al primo tornante dell’asfaltata via Panoramica, la principale strada d’accesso motorizzato alla montagna di Brescia, il Monte Maddalena.

IMG_8183Invece di seguire l’asfalto di via Panoramica, imboccare la ciottolosa continuazione di via San Gaetanino che ripidamente s’alza a sinistra, prima passando a fianco di alcune palazzine, poi costeggiando un antico muro. Oltrepassato un breve sottopasso si sfiora nuovamente la via Panoramica, ancora la si ignora per proseguire in ripidissima salita sui ciottoli di via San Gaetanino. Dopo una lunga curva a sinistra si giunge a un secondo breve sottopasso, poco dopo la strada curva a destra e perviene alle prime case dei Medaglioni. Si risale tra le case e, al sommo della salita, si svolta a sinistra. In pochi metri si perviene nuovamente su via Panoramica, che da qui assume il nome di Via San Gottardo. La si segue in salita e fatti pochi passi, appena oltrepassata l’ultima casa, una breve sosta è d’obbligo: sulla destra si apre una magnifica visuale sulla Bornata (parte sud orientale della città di Brescia dove un tempo sorgeva la fabbrica della Wührer) e sulla Pianura Padana.

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IMG_8736Dopo essersi goduti il panorama, si riprende il cammino e, con salita ora decisamente meno impegnativa, si segue fedelmente il nastro asfaltato fruendo, anche se disturbati da piante e cespugli, del marciapiede presente sul lato destro. Si oltrepassa la deviazione che, a sinistra, porta al ristorante Vedetta e, passando sotto il campo di calcio (e parcheggio matrimoni) annesso all’Oratorio della chiesa di San Gottardo si perviene al capolinea dei pulmini. Tenendosi, come ai pedoni prescrive il Codice della Strada in assenza di marciapiede, sul lato sinistro, si prosegue per la strada asfaltata lasciando sulla sinistra le ultime case. Si oltrepassa una deviazione che scende a destra (continuazione di via San Gottardo) e, sempre lungo la strada asfaltata che ha ora assunto il nome di Via Maddalena, dopo qualche leggera curva si arriva al primo tornante. Si attraversa la strada per portarsi in un piccolo piano piazzale sterrato sul lato destro del tornante, altro punto panoramico che si affaccia sul versante meridionale della Maddalena e sulla Pianura Padana.

IMG_9140Sul lato settentrionale del piazzale, al termine destro del muretto che lo delimita, imboccare un ripido e rovinato sentiero. Procedendo pressoché costantemente sulla linea di massima pendenza, con faticoso cammino, tra radi cespugli e ancor più radi alberi, si risale il pendio erboso ignorando, sia a destra che a sinistra, diverse pianeggianti diramazioni. Sottopassato un elettrodotto il sentiero volge deciso a sinistra per proseguire lungamente in pianeggiante mezza costa permettendo, così, un bel recupero di forze. Dopo un ripido ma breve strappo si arriva a un tornante che indirizza all’incirca verso ovest, portando, in pochi passi, ad un altro piccolo piazzale in terra battuta accosto alla strada asfaltata della Maddalena: al di là della strada, il Dosso della Brochella, in direzione opposta, quella da cui si è arrivati, il Dosso Torre Bornata. Tenendo la destra si prosegue lungo il sentiero che, meno ripidamente, sale tenendosi al limite del bosco nel quale poco più avanti entra con decisione con una secca curva a destra. Con linea diretta e limitata pendenza si risale nel bosco fino ad uscire nuovamente sulla strada asfaltata. La si attraversa per imboccare la prosecuzione del sentiero ben visibile sul lato opposto dell’asfalto. Risalendo sempre all’interno del bosco si taglia il lungo tornantone del Buren e, dopo aver costeggiato a sinistra la recinzione dei prati d’un nascosto cascinale, si esce nuovamente sull’asfalto che ancora si attraversa per riprendere immediatamente il sentiero che nel primissimo tratto procede quasi parallelamente alla strada. Giunti a una radura in terra, ignorando il largo sentiero che si diparte sulla destra, si prosegue dritti in leggera salita. Tenendo la traccia principale in direzione est ci si alza gradatamente nel fitto bosco finché un breve tratto molto ripido porta sull’asfalto che, ancora, si attraversa per imboccare sul lato opposto un sentiero con vecchi scalini in legno, ben visibile poco sopra una palazzina con diverse antenne: l’ex stazione a monte della funivia della Maddalena. Superate due rampe di scale si perviene ad un piazzale asfaltato, prendere a destra e, con lieve discesa asfaltata, in breve si arriva nuovamente sulla strada principale nei pressi del ristorante Cavrelle. Passando sulla sinistra del ristorante, si attraversa l’ampio piazzale sterrato mirando al suo lato orientale sinistro dove si prende la strada sterrata che sale alla chiesetta di Santa Maria Maddalena. Oltrepassata sulla sinistra una casa, effettuata una larga curva a destra, quando in alto a destra, seminascosta dalle piante, si intravvede la struttura della chiesetta, sulla sinistra s’individua un sentiero che ripidamente scende nel bosco, lo si segue e in breve si perviene al piazzale del ristorante Grillo.

IMG_8903A sinistra e a destra ci sono due strade sterrate, di fronte sulla destra del ristorante c’è la strada, tanto nota agli appassionati di ciclismo per le epiche imprese del Giro d’Italia, di Muratello di Nave, a destra di questa è posto un altare (eretto dal Gruppo Monte Maddalena), lo si oltrepassa sulla destra per prendere un’evidente sentiero che risale direttamente nel bosco a fianco di un vasto prato. Saliti un centinaio di metri si attraversa la strada asfaltata per proseguire nel bosco e, slalomando tra le diverse radici che sbucano dal terreno, si arriva a una scala rovinata dal tempo che adduce al piazzale dell’ex rifugio Monte Maddalena, oggi purtroppo abbandonato e in rovina. Andando a sinistra si attraversa per intero il piazzale sterrato del rifugio pervenendo alla strada asfaltata di accesso allo stesso, la si segue in salita a destra oltrepassando una sbarra solitamente aperta, poco dopo sulla sinistra la vista spazia sull’ultimo terzo del 3V, dal Monte Guglielmo a Urago Mella, allungandosi più oltre alla Presolana e, se l’aria è molto limpida, al Monte Rosa. Ignorando la deviazione che a sinistra sale alla base militare, si entra in un denso bosco e si prosegue a lungo su pianeggiante sterrato. Lasciata alla nostra destra una stazione radio militare la strada compie una larga curva a destra per aggirare, con tratto cementato a balcone sulle cave di Botticino, la sommità del Monte Denno, in lontananza è possibile ammirare il Lago di Garda e il Monte Baldo, a destra Rezzato e la Pianura Padana. Quando la strada volge a sinistra ridiventando sterrata, prendere a destra un sentiero che si mantiene accosto al filo del crinale della Costa di Monte Denno, prima in debole salita poi, superato un poggio panoramico (a cui si perviene con breve digressione attraversando il filare di alberi che delimita sulla destra il sentiero), in più ripida discesa. Si passa a destra di una solitaria casa e poco dopo si riprende la strada sterrata seguendola verso destra.

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Quando la strada sale a destra per terminare contro il cancello della ponte radio della Stazione di Monte Salena, prendere a sinistra un evidente sentiero che si abbassa nel bosco per costeggiare la recinzione di detta stazione radio per poi risalire brevemente. Si prosegue con tratto pianeggiante e quando un sentiero si alza a destra per portarsi a un capanno, imboccare il sentiero che scende dritto. Stando attendi a non farsi ingannare da alcune tracce che si dipartono sulla sinistra, scendere parallelamente a filo del crinale (un bivio risale brevemente a destra ma è invero indifferente andare dritti in discesa). Dopo aver perso un poco di quota arriviamo ad un tratto dove il bosco improvvisamente svanisce, fatti alcuni metri una secca curva a sinistra riporta nel fitto della vegetazione. Oltrepassato il breve un muro di arbusti, il sentiero si trasforma in stradina, immediatamente questa curva a destra, segue un tornante a sinistra (in alto a destra è visibile un capanno di caccia) e poi un’ampia curva a destra porta alla Pozza del Sansì, dove da sinistra arriva una strada sterrata. Andare a destra e, passando sulla sinistra della recinzione che protegge il buco del Capriolo, dirigersi verso una piccola casa che si costeggia sulla sinistra per poi riprendere a scendere sul filo del crinale. La discesa si fa ripida, segue un tratto dove diverse piccole rocce affiorano dal terreno rendendo il cammino incerto e difficoltoso, al suo termine si perviene ad un incrocio. Andare a destra per passare molto accosti alla Casina di Pino (Roccolo del Monte Salena), scendere alcuni gradini e il successivo scabroso saltello roccioso, poi il sentiero torna bello, volge a est e, in lieve discesa, dopo essere diventato larga stradina in terra battuta, porta alla cascina di San Vito.

IMG_8878Da destra arriva la strada di accesso che sale da San Gallo, la si ignora per andare a sinistra seguendo la sua sterrata continuazione, in breve si scende in direzione del Colle di San Vito e dell’omonima chiesetta. Qualche metro prima di raggiungerla si volta a sinistra per scendere un piccolo praticello con qualche albero di conifera e imboccare l’evidente sentiero della Val Salena. Scendendo direttamente nella valle si perde un poco di quota, poi il sentiero volge a destra spianandosi. Con pendenza assai minore si giunge ad un bivio, dritti si sale alla Casina del Lat (sorgente), andare a sinistra puntando sul fondo della Val Salena, poco dopo si attraversa il torrente portandosi in destra orografica del valloncello, dopo una cinquantina di metri si riattraversa il torrente riportandosi in sinistra orografica. Si sale leggermente di quota per poi riprendere la discesa, si ignora una deviazione a destra che con vari ripidi tornanti scende verso il torrente e si prosegue per un lungo tratto di discesa dove occorre prestare attenzione, specie se bagnato, alle diverse placche rocciose. Persa parecchia quota il sentiero volge a sinistra e, lambendo il lato meridionale della radura prativa sommitale del Monte Frattina, sale lievemente per poi riprendere a scendere. A un trivio andare a destra in discesa e in breve si esce dal bosco pervenendo a una bella e ampia radura erbosa con santellina nel mezzo. Un muro ne cinge il lato occidentale, lo si raggiunge per seguirlo verso destra pervenendo alle prime case di Nave. Andare a destra per via Faldenno, si attraversa via Civelle continuando su via Minera che si segue fino a dove termina contro il muro di cinta dell’ex ferriera Fenotti e Comini di cui al di là del muro si possono vedere i ruderi. Prendere a destra per via Carbonini fino al primo incrocio, volgere a sinistra per via Bologna e in breve si perviene alla chiesa di San Rocco (sulla destra): incrocio con la strada principale di Nave (via Trento).

IMG_9168Attraversata con molta attenzione la trafficata strada imboccare sul lato opposto via Monte Grappa che si segue fino al suo termine. Volgere a destra per via Dernago e, fatti pochi metri, andare a sinistra per via Montecchio. Quando la strada si restringe, svoltare seccamente a sinistra infilando un vicolo che porta a delle case a schiera, andare a destra per Traversa Seconda via Moia e procedere fino al suo termine dove a sinistra si imbocca una stradina cementata. Salire ripidamente tra due muri, presto la strada diviene sterrata, ignorare a destra un bivio e procedere in direzione nord-nord-ovest. Avanti a noi sulla sinistra si vede lo stretto solco della Val Listrea, alla cui origine, in basso, si scorgono le case della frazione Piezze alle quali ci si avvicina sensibilmente per poi lentamente tendere a destra e, tagliando il versante nord-ovest del Monte Montecca, inoltrarsi nella Valle del Rio Sant’Antonio in direzione del Monte Rozolo, mentre sulla sinistra, dietro il Monte Rinato, sempre più evidente appare la vetta del Monte Porno. Oltrepassata Cà Ecia (cascina e prati sopra a destra; capanno sotto a sinistra) prima in discesa e poi in piano, con larga curva a sinistra ci si porta verso il centro del valloncello giungendo alla strada che sale da Piezze. Andare a destra e all’imminente bivio prendere la strada di sinistra che sale con un ripido tratto cementato. Alternando sterrato e cemento si sale nel bosco oltrepassando alcuni prati con cascine riprendendo man mano direzione nord-nord-ovest. Un ripidissimo cementato tratto esce dal bosco e conduce alla chiesa di Sant’Antonio di Padova in Seradello dove i bei prati e alcuni tavoli invitano ad una pausa rigenerante; sul retro della chiesetta una fontanella permette anche il rifornimento idrico.

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IMG_8375Dopo essersi adeguatamente riposati prendere la strada che prosegue oltre la chiesa seguendola finché sulla destra appare un ampio dosso erboso con al centro una casa e sulla sinistra in alto s’intravvede Cà della Rovere. Poco più avanti la strada spiana e la si abbandona per imboccare a sinistra il sentiero che si accosta a Cà della Rovere. Oltrepassata la cascina e la relativa caratteristica fontana, il sentiero volge a sinistra e, con un tratto scavato e molto rovinato, inizia a risalire ripidamente il versante orientale del Monte Porno. Guadagnati cento metri di quota inizia un bel piano diagonale a destra, a metà del quale, badando alla testa, si sottopassa il traliccio di un elettrodotto. Ignorata una deviazione che sale a sinistra continuare ancora un poco in piano per poi svoltare a sinistra e riprendere a salire, prima nel bosco poi su terreno aperto dove, ignorando una franosa e faticosa traccia che sale a sinistra lungo la linea di massima pendenza, si segue il più comodo sentiero scavato che, con vari tornanti, risale altri centocinquanta metri per poi riprendere, pianeggiante, il diagonale a mezza costa verso nord-nord-ovest. In breve si arriva al grande roccolo del Pater che si aggira sulla sinistra. Superati alcuni quasi svaniti alti scalini, volgendo a sinistra, ci si allontana un poco dalla baracca del roccolo per prendere sulla destra un sentiero che si alza nel bosco. Fatti alcuni stretti tornanti si supera un breve canalino di terra e pietre per poi, con minore pendenza, svoltare gradatamente verso sinistra e innestarsi nel sentiero che sale dalla Cascina Cocca. Lo si segue in salita a destra e in breve si perviene ai prati di Conche, alla destra in alto il Santuario, davanti l’edificio della Foresteria al quale si arriva superando un breve ma ripido pendio erboso; a destra gli ultimi pochi passi portano al Santuario di Conche.

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Relazione fotografica

flickr

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Tabella di marcia

I tempi indicati sono stati personalmente verificati sul posto tenendo conto dell’effettuazione del giro in marcia continua (ovvero senza soste) e costante (ovvero senza sensibili variazioni di andatura) con una velocità media di 3,5km/ora (la velocità che un escursionista mediamente allenato può mantenere con costanza indipendentemente dalla pendenza del terreno). In alcuni casi le mie indicazioni temporali differiscono (solitamente in più) da quelle delle tabelle ufficiali.

Punto di passaggio Tempo del tratto (ore:min)
 Brescia – inizio via San Gaetanino 0:00
 1° tornante dopo San Gottardo 1:00
 Spiazzo sopra Dosso Torre 0:30
 Ristorante Grillo 0:30
Cascina Colle San Vito 1:00
Chiesa San Rocco a Nave 0:45
Chiesetta di S. Antonio 0:50
Ca della Rovere 0:15
Pater 0:50
Santuario della Madonna in Conche 0:20
TEMPO TOTALE 6:00

Vedi (e segui) la pagina del sentiero per altre informazioni.

El Senter Mesciat


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Come nella vita non amo fruire del sentiero già definito da altri, preferendo seguire la mia strada, lasciando ciò che non mi piace e aggiungendoci del mio, così anche nell’attività alpinistica da sempre sono stato attratto dal terreno libero e dalla libera scelta del tracciato. Il tutto nasce dalla passione di mio padre per la ricerca dei funghi, seguendolo ho imparato a muovermi nel bosco rincorrendo l’istinto e il profumo della natura. La ricerca dei funghi è stata la mia scuola, quella che più di ogni altra, perfino più dei corsi di alpinismo, mi ha sviluppato la sensibilità all’orientamento e mi ha donato la tranquillità mentale del sentirsi montagna nella montagna, rendendomi capace anche del lungo cammino solitario.

“El Senter Mesciat”, il sentiero mescolato, è uno stile di escursionismo fatto di sentieri parziali, di segni che solo il tuo occhio e la tua mente riescono a percepire, di uno sguardo che sempre scruta l’ambiente dell’intorno alla ricerca di nuove vie e nuovi percorsi.

 “El Senter Mesciat” sono le molte escursioni create dal nulla, stimolate da semplici sottilissimi segni nel monte, dalle affascinanti linee di cresta, dalle tracce di animali ed anche, in assenza di tutto questo, dalla vista di piccoli affascinanti punti col conseguente desiderio di visitarli: un rosato cespuglio di rododendri, il fondo di un’oscura e stretta valletta, la chiazza ombrosa di un gigantesco faggio, le tane di mille simpatiche marmotte, l’isolato cocuzzolo di un grosso masso, una macchia sulle rocce dall’altra parte della valle, l’occhio nero d’una galleria, le rovine di opere militari della Grande Guerra, un laghetto che col suo azzurro interrompe la verde distesa di una conifera o la grigia uniformità di una morena.

“El Senter Mesciat” sono quei luoghi che hanno la capacità di stimolare il libero vagabondaggio: l’Altopiano delle Pale di San Martino, i coster delle valli adamelline, le grandi distese ghiacciate, le movimentate seraccate. “El Senter Mesciat” è l’abbandonarsi al vento per farsi cullare e trasportare dove mai piede umano ha lasciato il suo segno, è il scivolare nelle acque e sulle rocce di un torrente improvvisata traccia d’esplorazione, è il rotolarsi di un bimbo lungo le pendici di un prato. “El Senter Mesciat” è la rinuncia alla certezza, è il porsi in fronte alla natura il più indifesi possibile, è lo spogliarsi di ogni barriera fisica e mentale che possa isolarci dall’essenza dell’alpe che ci circonda, nudi nella nuda natura!

Racconto entrato in finale al Blogger Contest 2016 di Altitudini

#TappaUnica3V equipaggiamento definitivo e completo


Dieci giorni alla partenza, inventario dell’equipaggiamento, manca solo la crema da sole comunque in arrivo, tutte le scelte sono state fatte e ben testate, a questo punto, rispettando l’ovvio, ma pur sempre utile, consiglio che ho trovato scritto ovunque “provare prima e non fare esperimenti nel durante”, non si cambia più nulla.

L’elenco che segue non vuole essere un consiglio agli acquisti, è e va inteso solo ed esclusivamente come un’informazione sulle mie scelte, fatta sì dopo accurati test, ma pur sempre legata a personalissimi parametri, specie per la parte riguardante l’alimentazione: siamo tutti diversi ed è importante che ognuno faccia le sue prove prima di affidarsi ad un prodotto, soprattutto in caso di attività che esulano dal quotidiano o classico impegno fisico. In genere non mi piace citare marche e modelli, lo ritengo superfluo, ma in questo caso senza marche e modelli sarebbe pressoché inutile l’articolo stesso per cui faccio uno strappo alla mia regola, per altro trattandosi a volte anche di scelte fatte sulla base di test comparativi la citazione della marca risulta importante informazione (qui non riporto le marche che ho scartato, seguiranno recensioni specifiche). Due marchi li devo anche mettere in bella evidenza visto che mi hanno gratuitamente fornito i loro prodotti: Fonte Alpina Maniva e ISDIN. Così come devo evidenziare il prezioso contributo di Gialdini Sport, che mi ha prestato il tracciatore GPS e mi ha creato la relativa mappa condivisa, e della Dottoressa Donata Bini, direttrice della Farmacia Comunale di Iseo (BS), che ha fatto da tramite con l’azienda ISDIN. Tutti gli altri prodotti li ho normalmente acquistati nei negozi vicino a casa mia, sia per la parte di test che per quella del giro finale.

Abbigliamento

IMG_9671L’abbigliamento principale sarà il più semplice, leggero, comodo, salubre, economico, e conveniente abbigliamento che possa esistere: la mia nuda pelle. Dovendo comunque considerare che, specie nella parte superiore del percorso, potrei trovare situazioni, tipo vento o freddo, per le quali la nuda pelle potrebbe risultare protezione insufficiente, e che è anche purtroppo certo che in alcuni tratti qualcosa dovrò necessariamente indossare pure nell’afa e nel caldo (gli attraversamenti dei paesi dove la nudità, allo stato attuale delle cose sociali e della visione del nudo pubblico, potrebbe essere fraintesa) ecco che, alla nuda pelle, ho dovuto mio malgrado forzatamente aggiungere anche altro abbigliamento, qualcosa, molto poco, sarà nello zaino per essere prontamente disponibile, qualcos’altro nella borsa rifornimenti per l’uso in caso di bisogno.

IMG_9709Un comodo pareo tagliato e cucito da mia moglie (preciso che l’allacciatura al contrario è stata una mia specifica richiesta, mia moglie l’avrebbe fatta giusta). Per farlo robusto e non trasparente ho scelto un tessuto un poco pesante per cui risulta un po’ fastidioso e caldo, più caldo dei pantaloncini di cui parlo poco più sotto ma comunque pur sempre meno fastidioso e poi, cosa assai importante, a loro differenza s’indossa senza doversi fermare. Lo utilizzerò per il tempo minimo necessario al passaggio nei pressi di strutture della ricezione turistica e di piccoli nuclei abitati quali cascine e capanni.

IMG_9700Un paio di pantaloncini da corsa della Kalenji modello Kiprun. Leggeri e abbastanza gradevoli al contatto con la pelle, con fine ventilatissima mutandina integrata che evita l’utilizzo di una più costrittiva mutanda, sono pur sempre fastidiosi per un’epidermide che, grazie alla nudità a lungo portata, ha recuperato la sua piena sensibilità infantile. Li indosserò soltanto nell’attraversamento dei paesi dove il pareo potrebbe indurre qualcuno a fermarmi per chiedermi il motivo del gonnellino, cosa (l’essere fermato) che in nella specifica occasione non potrò permettermi.

Due leggerissime canotte tecniche da corsa, sempre della Kalenji. Quella azzurra (Elio), di tessuto abbastanza fresco, sarà pressoché sempre nello zaino, quella nera (Kiprun), con un tessuto e un taglio diversi che la rendono più calda, sarà nella borsa del rifornimento e servirà come eventuale cambio della prima nello scavalcamento delle più alte e spesso ventose vette che andrò a incontrare, per giunta in parte di notte: Corna Blacca, Dosso Alto, Dasdana, Colombine, Crestoso, Corni del Diavolo, Muffetto, Guglielmo e Almana.

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Una caldissima maglia per la corsa invernale della Tecso modello PRN1006 (che ho recensito qui). Stranamente è molto corta ma fa comunque il suo dovere e, tenendola ben serrata nei pantaloni, protegge molto bene dal freddo. Ovviamente sarà nella borsa rifornimenti e non nello zaino per essere prelevata solo in caso di bisogno, ma se le previsioni permangono come sono e risulteranno corrette penso proprio che non vedrà mai la luce del sole.

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IMG_9715Stesso discorso per i pantaloni lunghi: saranno nella borsa rifornimenti e li passerò nello zaino solo se proprio necessario, cosa che appare però assai improbabile. Sono pantaloni da corsa invernali modello Elioplay della Kalenji, erano gli unici rimasti per cui mi sono un poco grandi ma così li posso, anche se con un poco di fatica, mettere e togliere senza dover levare le scarpe.

IMG_9714Quando sei nudo la pioggia, leggera o forte che sia, certo fastidio non dà, anzi: innanzitutto non devi preoccuparti di bagnare i vestiti e restare poi bagnato e infreddolito più o meno a lungo, poi sei certo che, terminata la pioggia, la nuda pelle si asciugherà e si riscalderà pressoché istantaneamente, infine la sensazione di frescura delle gocce che scivolano sulla pelle risulta assai piacevole e utile. D’altro canto in montagna alla pioggia spesso si abbina anche il freddo per cui non potevo tralasciare la giacca da pioggia. Ho scelto la Eliorain della Kalenji, economica, estremamente leggera e perfettamente impermeabile pur restando sufficientemente traspirante. La userò anche nell’eventualità di forti venti freddi: non protegge dal freddo ma unendola ad una o più maglie si ottiene una protezione ottimale (la magica teoria della cipolla).

IMG_9705Indispensabile, date le tante ore che, ormai pare certo, dovrò passare sotto il sole cocente mentre cammino in zone prive di ogni copertura vegetativa, un leggero berretto con visiera: leggero, chiaro, marcato iNudisti a ricordo di uno dei tanti stupendi e affollatissimi raduni nazionali di questa grande italianissima comunità internettiana (della quale, per inciso, sono uno degli amministratori e caporedattore del collegato web magazine). Portando io gli occhiali da vista l’abbondante visiera mi risulta anche molto comoda in caso di pioggia (impedisce alle gocce di depositarsi sulle lenti e offuscarmi la visione), anche indossando l’apposita giacca.

IMG_9706Per finire almeno due paia (una indossata e le altre, di riserva, tenute nella borsa rifornimenti) di calze. La mia preferenza è ovviamente andata a quelle tecniche da corsa: le Kalenji Kiprun Int Light. Leggere e traspiranti combinandosi perfettamente con la traspirazione della scarpa lasciano il piede perfettamente asciutto anche dopo moltissime ore di cammino, asimmetriche per una calzata perfetta, prive di cuciture e con particolare magliatura evitano la formazione di vesciche, corte, molto corte per meglio adattarsi alla nudità e perché io così le preferisco, anzi, il mio ideale sarebbero quelle invisibili, ma non proteggono i malleoli dal contatto col collarino della scarpa cosa che, su un cammino così lungo, non è accettabile.

Calzature

IMG_9716Servono scarpe leggere e agili, scarpe che diano al piede il pieno supporto senza limitarne flessibilità e movimento, scarpe che consentano all’occorrenza d’indossare i pantaloni pur tenendole indossate, indi niente scarpe alte da escursione, che, d’altra parte, non uso più da moltissimi anni, e nemmeno scarpe basse da escursione che sono pur sempre troppo rigide e pesanti, bensì delle ottime e performanti scarpe da trail. Usandole già da tempo ho continuato con le Ultra Raptor GTX de La Sportiva (leggine la mia recensione), robuste, credo siano le più robuste in assoluto, di sicuro lo sono più di tutte quelle che ho visto in negozio ed erano tante, danno al piede una rassicurante sensazione di protezione e la membrana in Goretex garantisce una eccellente tenuta all’acqua mantenendo, nel contempo, un’ottima traspirazione. Nel paio precedente ci ho fatto più di mille chilometri senza rilevare seri problemi, con questo nuovo paio di chilometri ne ho fatti circa centoventi, quanti servivano per ammorbidirle quel tanto che basta ed accertarmi della loro affidabilità.

Alimentazione

Per l’aspetto energetico utilizzerò una calcolata e bilanciata serie di barrette della Enervit (Power Sport Competition gusto Arancia e Power Sport double gusto Lemon Cream) alle quali ho abbinato il fantastico e, a differenza di altri provati, comodissimo gel, sempre della Enervit, Enervitene One Hand (gusto Cola senza caffeina). Per la loro praticità e per una gradevole alternanza di sapori, sebbene sostanzialmente gemelle del gel predetto, ho mantenuto anche le compresse Enervit GT Sport e i Mini Ultra Fruit Jellies, gusto Mandarino e Acerola, della Aptonia, le barrette intere le avevo trovate troppo pesanti e dolci, queste essendo molto più piccole sono invece decisamente più digeribili e gradevoli.

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Come spezza fame ho altre barrette della Enervit (Power Time alla frutta secca e Power Crunchy con cioccolato, che, contenendo magnesio, è anche antifatica) alle quali ho abbinato, per gusto personale, dei croccanti al sesamo e, udite, udite, un bel panino alla coppa e bicchiere di vino rosso del contadino. Panino e vino, ovviamente, saranno nella borsa del rifornimento di metà giro: qualcuno griderà allo scandalo ma nell’ultimo allenamento, quello di settanta chilometri, è stato un contributo importantissimo che mi ha risolto un fastidioso bruciore di stomaco ridandomi slancio ed energia, e poi ho visto mangiare panini anche dagli atleti del Rando Trail 3V per cui!

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IMG_9677Come preparazione all’impegno sto utilizzando l’Enervit CarboFlow: per quattrodici giorni ogni mattina un bel bicchiere di bevanda ai flavonoli del cacao il cui pregio sarebbe quello di conservare e magari migliorare l’elasticità dei vasi sanguigni, con il risultato di una migliore ossigenazione dei muscoli durante lo sforzo. Al CarboFlow abbinerò le barrette Enervit Power Sport Competition gusto Cacao, due al giorno negli ultimi due giorni, e le gelatine Enervit PRE Sport, due nell’ultima ora.

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IMG_9683Per il recupero dopo l’impegno utilizzerò l’Enervit R2 Sport, granulato a base di carboidrati e aminoacidi ramificati col quale preparare trecento cinquanta millilitri di bevanda da bersi nella prima mezz’ora dal termine della fatica. Seguiranno cinque barrette proteiche Enervit Power Sport, una nella seconda mezz’ora, poi due al giorno per due giorni. Se lo riterrò necessario aggiungerò anche le bustine o le compresse di Enervitarm: un prodotto sempre a base di amminoacidi ramificati per completare il recupero mediante un’assunzione quotidiana per i dodici giorni successivi allo sforzo.

Idratazione

LIMG_9723a base principale sarà della pura e semplice acqua naturale, la Maniva PH8 di Fonte Maniva, acqua che utilizzo con soddisfazione da diversi anni.  Leggi la relativa recensione. Trattandosi di un’acqua oligominerale, quindi povera di sali minerali, la si potrebbe ritenere poco adatta all’utilizzo in ambito sportivo dove la perdita di minerali è abbondante e va assolutamente compensata, al contrario la soluzione alcalina è fortemente indicata nello sport visto che compensa l’acidità prodotta dal lavoro muscolare e ne ritarda o annulla gli effetti negativi, quali affaticamento, indurimento e crampi. Maniva S.p.A. è un’azienda molto presente nello sport e mi ha gentilmente supportato fornendomi tutta l’acqua che mi servirà durante il mio giro finale.

IMG_9679Per il reintegro dei sali minerali alla suddetta acqua abbinerò l’HydraFit della Namedsport che permette di creare una bevanda ipotonica, più digeribile di quelle isotoniche e non troppo dolce. Contenendo anche magnesio, maltodestrine e vitamine risulta anche molto energetica e antifatica. L’ho provato a lungo verificandone l’efficacia energetica, e dopo aver provato anche altri prodotti, sebbene mi sia risultato un po’ troppo dolce per i miei gusti, è quello che si è rivelato più adatto al mio stomaco, cosa alla fine assai più importante di qualsiasi altro parametro.

Accessori

IMG_9699La tasca idrica della Hydrapak. Molto pratica permette di bere con adeguata costanza senza doversi fermare e togliere lo zaino. La cannetta facilmente removibile ne permette un più semplice lavaggio e una più veloce ricarica. Purtroppo nella confezione mancava, a differenza da quanto detto sul loro sito Internet, il dispositivo a calamita per fissare l’erogatore allo spallaccio dello zaino. Disponibile in tre formati, un litro, due litri e tre litri, ho scelto il secondo.

IMG_9680La potentissima lampada frontale LED Lenser H7R2 con batteria ricaricabile facilmente sostituibile con normali batterie per garantirsi una lunghissima disponibilità di luce, anche se, a onor del vero, ho camminato tre volte per una notte intera senza notare perdite di  luminosità a conferma delle indicazioni pubblicitarie:  undici ore assicurate di luce. Il led produce una confortevole luce bianca, larghezza del fascio e potenza d’illuminazione sono regolabili senza la necessità di levare la frontale dalla testa, anche nella notte più buia consente un cammino sicuro e veloce.

IMG_9697Il dispositivo GPS SPOT Gen3 messomi cortesemente a disposizione da Gialdini Sport. Impostato per aggiornare la mia posizione ogni cinque minuti, attraverso la pagina SPOT “Cinelli 3V”, creata per me da Gialdini, permetterà ai mie familiari di seguirmi da casa dando loro più tranquillità. La stessa caratteristica permetterà, attraverso il link pubblicato qui, a chiunque di seguirmi in tempo quasi reale creando così un, spero interessante, evento mediatico. Sarà anche utile ai fini della sicurezza visto che dispone di tre comodi pulsanti per inviare rapidamente messaggi prestabiliti a numeri predefiniti: uno per comunicare che tutto va bene, uno per avvisare di un ritardo e uno per chiedere aiuto.

Crema da sole, assolutamente indispensabile dato il periodo e le previsioni. Questa è l’unica cosa che non ho potuto sperimentare prima, ma alla fine è anche quella che meno potrebbe creare problemi, al massimo potrebbe risultare appiccicosa, troppo vestente o lenta da spalmare. Su consiglio di un’amica farmacista ho scelto la Fusion Gel SPF 50+ della ISDIN, una crema descritta come molto adatta per gli sport, invisibile (che ho inteso nel senso di non vestente), fresca e veloce da spalmare. L’azienda produttrice, per intercessione della Dottoressa Donata Bini, direttrice della Farmacia Comunale di Iseo (BS), ha gentilmente deciso di fornirmela gratuitamente in quantità più che sufficiente al mio bisogno.

IMG_9719Piccola farmacia che mi segue sempre nelle mie escursioni. Contiene garze disinfettanti, qualche cerotto e una pinzetta appositamente studiata per la rimozione di zecche (che su questo percorso non ho mai trovato) e spine (che invece ce ne sono a bizzeffe). Per questa occasione gli aggiungerò del nastro in rotolo e relativa forbicina. Sono ancora indeciso se tenerla nello zaino o nella borsa rifornimenti: pesa poco ma alla fine tempo per medicarmi non ne avrò per cui mi sa proprio che resterà nella borsa rifornimenti.

IMG_9721Sebbene durante gli allenamenti ne abbia avuto bisogno solo in una occasione, su quaranta ore non può mancare un poco di carta igienica.

IMG_9720Sempre in funzione della sicurezza personale era importante fare spazio anche a un leggerissimo telo termico. Si spera sempre di non doverlo utilizzare, quantomeno non per emergenze gravi, ma, se dovesse servire, averlo a portata di mano può fare la differenza tra la vita e la morte o, comunque, evitare più o meno importanti assiderazioni. Il tipo che ho scelto ha anche un lato alluminato, utile per proteggersi dal caldo e dal sole ed evitare gravi insolazioni.

IMG_9698Salewa Randonnèe 36, zaino da sci alpinismo perché quando sono andato per comprarlo l’equivalente da escursionismo c’era solo nella misura più piccola, più adatta a questo tipo di attività ma io ne volevo uno che andasse bene anche per le escursioni più tipiche. Molto leggero, con una pratica piatta e grande tasca frontale a tutta altezza (sarebbe per pala e sonda) in cui, per un veloce accesso, potrò collocare la tabella di marcia. Tasca e passaggio per il sistema di idratazione, marsupio in vita (peccato uno solo), spallacci comodi e ben formati, schienale che aderisce ottimamente alla schiena anche se purtroppo poco ventilato. Non ho ancora testato la sua tenuta alla pioggia, tanto c’è il coprizaino (a parte).

IMG_9704Eccolo, coprizaino impermeabile Vaude, molto vestente, con annesso (e solidale) sacchetto per il trasporto, perfettamente impermeabile, regolabile, lo lascerò nella borsa rifornimenti per prelevarlo solo se il cielo minacciasse pioggia forte.

Leggerissimo asciugamano in microfibra (altro gadget de iNudisti), anche questo resterà nella borsa rifornimenti.

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È tutto, sono pronto a partir.. ehm, no, mancano ancora dieci giorni, mannaggia!

Spiegare o provare il nudismo


IMG_8335In questi ultimi anni ho lavorato molto per far conoscere agli altri perché esistano persone che, fuori dai canonici contesti, preferiscano stare nude piuttosto che vestite, nel tempo ho pian piano modificato il mio modo di comunicare per renderlo sempre più preciso ed efficiente, posso anche dire d’aver ottenuto un discreto successo e la mia voce sempre più riesce a circolare anche fori dai classici ambienti nudisti, eppure, ogni volta che affronto la questione, anche in assenza di ostracismi evidenti sempre percepisco la presenza di resistenze psicologiche, raramente qualcuno mi dice “ok, voglio provarci”.

Non è questione di ostracismo, di insensibilità, di mente bloccata, di bigottismo, è questione di abitudine, una lunga, lunghissima abitudine: immaginate di voler spiegare i sapori di una bella bistecca a chi da sempre mangia solo carne in scatola, difficile, deve mangiarla.

Per comprendere il nudismo si deve provarlo!

La prova, comunque, potrebbe anche fallire: immaginate una persona che avendo mangiato sempre e solo carne in scatola prova ad assaggiare una bistecca, molto probabilmente la sua prima reazione sarà quella di sputare il boccone appena messo in bocca, dovrà riprovarci e solo dopo un numero variabile di bocconi comincerà a percepirne il gusto più naturale e gradevole, solo dopo alcuni bocconi.

Per percepire la qualità della vita a nudo potrebbe essere necessario provarci più volte.

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#TappaUnica3V seguimi in tempo reale


Grazie alla preziosissima collaborazione degli amici di Gialdini Sport, noto negozio di articoli sportivi in Brescia, mi è stato possibile attivare un sistema di tracciatura automatica del mio cammino (SPOT GEN3) e allestire una pagina sulla quale potrete seguirmi in tempo quasi reale (aggiornamento ogni cinque minuti), eccola…

TappaUnica3V by SPOT

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#TappaUnica3V Invito


Siamo agli sgoccioli ed è iniziata la fase dei preparativi alla partenza, come prima cosa l’invio dell’invito alla mia partenza e, soprattutto visti gli orari, al mio arrivo, invito che, ovviamente, estendo a tutti i lettori del blog.

Sentiero 3V il documentario del giro inaugurale


Ieri vi ho raccontato, col mio stesso vissuto, come è nato questo straordinario percorso (se non l’hai ancora letto, leggilo: Il sentiero 3V “Silvano Cinelli”), oggi condivido questo straordinario emozionante documento storico: il filmato prodotto subito dopo il giro inaugurale, realizzato con le riprese fatte durante lo stesso.


Vedi (e segui) la pagina del sentiero per altre informazioni.

Il Sentiero 3V “Silvano Cinelli” (Val Trompia – BS)


IMG_8745Un giovane uomo, attratto dai percorsi di cresta, aveva iniziato a studiare un itinerario escursionistico che da Brescia portasse al Giogo del Maniva seguendo fedelmente tutto il filo dello spartiacque. Al momento aveva solo segnato sulla carta IGM una prima parte del tracciato, quella che da Sant’Eufemia, ai tempi piccolo borgo ben distaccato dalla città, giungeva alla Cascina Dragoncello passando per la Maddalena e il Colle di San Vito.

Un giorno il padre, ai tempi presidente di una società escursionistica bresciana e attivamente impegnato per dare uno spirito comune alle diverse associazioni locali che operavano distintamente e, talvolta, guardandosi in cagnesco l’una con l’altra, casualmente vide la carta e chiese al figlio cosa stesse facendo. Immediatamente vide nel progetto ciò che serviva per pervenire al suo obiettivo di comunione tra le associazioni, lo estese aggiungendogli mentalmente anche la via del ritorno a Brescia e si mise immediatamente al lavoro per riunire i vari responsabili invitandoli a collaborare per la creazione del percorso.

IMG_9412Il giovane uomo era presente alla prima riunione indetta dal padre, sua era l’idea e a lui spettava il compito di descriverla. Ricorda l’interesse di alcuni e l’indecisione di altri, ricorda un acceso dibattito: ai tempi quello che oggi viene impropriamente chiamato trekking non esisteva, anzi, forse manco esistevano percorsi a tappe di tale lunghezza e connotazione, l’idea precorreva i tempi, dava i natali a un nuovo concetto di cammino e se alcuni ne risultavano fortemente stimolati, altri n’erano al contrario intimoriti. Il giovane ormai vecchio uomo non ricorda come si chiuse quella riunione e non ricorda d’essere stato presente a successive riunioni, ricorda però che nessuno accennò ad una propria elaborazione di analoga idea escursionistica (cosa accampata da qualcuno anni dopo, quando si decise di dedicare il sentiero al padre del giovane uomo), ricorda i discorsi a volte sconsolati che in merito il padre faceva, ricorda le arrabbiature del padre, i contrasti e le difficoltà che dovette superare, ricorda della sua caparbietà che lo portò al fine a raggiungere il primo importante traguardo: la formazione del gruppo operativo e l’avvio dei lavori di pulizia e tracciatura del percorso.

Passarono i mesi, il progetto evolveva. Nell’estate del 1981 finalmente i segni bianco-azzurri avevano dipinto l’intero anello e venne programmato il giro inaugurale. Motivi di lavoro impedivano al giovane uomo di parteciparvi, sconsolato dovette limitarsi a pensare all’enorme gruppo di persone che, dopo i saluti del Sindaco, si avviavano attraverso la città per raggiungere il punto ch’era stato fissato come inizio del sentiero, sentiero cui era stato dato il nome di 3V da tre valli, le tre valli che andava idealmente a percorrere: la Val Trompia di cui effettuava l’intero periplo, la Val Sabbia che costeggiava nel tratto di andata da Brescia al Maniva e la Val Camonica della quale scorreva il crinale sinistro orografico tornando dal Maniva a Brescia.

IMG_8893Qualche giorno dopo, non ricorda come, non ricorda da chi, non ricorda a che ora, il giovane uomo ricevette una notizia: “(tuo) papà è morto!” Non ricorda la sua reazione, ricorda solo un rientro a casa, un parcheggio nervoso e approssimativo, la moglie sul terrazzo e un grido “mio papà è morto, mio papà è morto!” Qui i ricordi si spengono totalmente per riaccendersi solo alla camera ardente, alle tante persone raccolte attorno alla bara del padre, agli amici d’escursione scesi dalla Pezzeda (luogo dove erano giunti e dove il padre s’era addormentato la sera per non risvegliarsi la mattina e mai più) per assistere al funerale.

Per volere della moglie, mamma del giovane uomo, l’escursione deve continuare, il gruppo risale alla Pezzeda e, seppur con meno goliardia, riprende il cammino per portare a termine questo giro inaugurale tanto sognato, tanto desiderato, tanto voluto dal padre del giovane uomo, marito, padre, nonno meraviglioso, apprezzato fotografo, tenace e, per alcuni, scomoda figura dell’escursionismo bresciano. Il giovane orami vecchio uomo deve a lui, a suo padre, la sua grande passione per la montagna, non ereditata (fu il padre a prenderla dal figlio), ma lentamente assorbita tramite le uscite a funghi insieme al padre (che fin da giovane aveva maturato tale passione ed era uno dei pochi svaghi che da adulto si permetteva coinvolgendone l’intera famiglia), i campeggi dell’oratorio, l’adesione agli scout.

IMG_8138Poco dopo, seppure nel disaccordo e nell’aperto disappunto di alcuni, il sentiero viene opportunatamente e giustamente dedicato al padre del giovane uomo: lui aveva carpito l’idea del figlio, lui l’aveva estesa, lui l’aveva vista come strada per la solidarietà sociale bresciana, lui l’aveva proposta, lui aveva tenacemente lottato contro le infinite difficoltà tecniche e sociali, lui era stato il cuore pulsante del progetto, lui aveva reso materialmente possibile la sua gravidanza, lui ne ha glorificato i natali donando materialmente anima e corpo a questo neonato.

Sentiero 3V “Silvano Cinelli”, così è stato per trentacinque anni, così deve restare per il futuro e per sempre: sentiero 3V “Silvano Cinelli”!

Non avevo mai fatto il giro completo, anzi, molti erano i tratti dell’anello a me totalmente sconosciuti, così per onorare il lavoro di mio padre ho deciso di percorrerlo in tappa unica, aggiungendovi la solitaria per rendere la cosa ancor più profonda e personale, il tutto condito dalla nudità vuoi perché il più possibile nudo ormai vivo e i vestiti male li sopporto, vuoi per mostrarmi al monte esattamente come il monte a me si mostra (spoglio), vuoi per esaltare un sentimento di prostrazione alla natura, anch’essa nuda, e al ricordo, che nudo dev’essere per farsi sincero e profondo.

Un impegno non di poco conto, specie considerando che mai nella mia vita ho camminato così a lungo e per così tanto tempo, devo prepararmici adeguatamente. Nel farlo mi rendo conto che il sentiero a tratti sembra letteralmente abbandonato e, sinceramente, la cosa mi ha fatto arrabbiare non poco visto che da molti anni esiste un coordinamento 3V il cui compito dovrebbe proprio essere in primis quello di mantenerlo in ottimo stato di percorribilità e invece… invece ci sono segni talmente sbiaditi da risultare invisibili, vegetazione che invade le tracce e nasconde la segnaletica, tratti franati o altrimenti impercorribili, bivi dove solo l’intuito può farti scegliere la strada giusta (ma a volte l’intuito non basta e devi aggiungerci le buone gambe per fare metri in più alla ricerca di un segno che t’indichi la giusta via), tabelle segnaletiche male orientate (cosa che nel caso della discesa del Dosso Alto mette anche in serio pericolo l’incolumità di chi si accinge a percorrere tale variante spedendolo su un pendio estremamente ripido e pericoloso quando a pochi metri di distanza ne esiste altro ben più semplice e molto meno pericoloso), tempistiche non uniformi e incoerenti (in alcuni casi fatte con maniche giustamente larghe, in altri fanno pensare alla percorrenza in moto piuttosto che a piedi, raramente calcolate pensando all’intero giro). Nel farlo mi accorgo che la guida risulta obsoleta e la nuova cartina di certo da sola non può bastare, anche perché alcuni dati sono riportati in modo non uniforme (per quasi tutte le varianti vengono dati i tempi della singola variante, in altro caso dell’intero tratto). Nel farlo rilevo che la mia idea originale, seguire il più fedelmente possibile in crinale spartiacque, è stata in molte parti disattesa, a volte giustamente, ma il più delle volte senza giustificato motivo. Da qui la decisione di creare sul mio blog una sezione dedicata al sentiero 3V che sento anche mio, di individuare le varianti necessarie a rettificarne il percorso in ragione della mia idea originaria, di riscriverne la relazione, di operare in prima persona per pubblicizzarlo (se viene frequentato in buona parte la manutenzione diviene automatica) e mantenerlo.

Questo è solo il primo di tanti articoli che riguarderanno il sentiero 3V “Silvano Cinelli”, sono già pronte le relazioni delle prime tre tappe e di alcuni sotto anelli che ho elaborato per i mei allenamenti, sottoscrivete il blog (vedi menù laterale) per mantenervi informati sulle novità e registratevi tra gli amici di Mondo Nudo per ricevere informazioni sulle attività pratiche che presto ci vedranno calcare proprio le tracce del sentiero 3V “Silvano Cinelli” (la nudità, così come l’abbigliamento, è sempre facoltativa).

A presto!

Dati statistici del sentiero 3V “Silvano Cinelli”

Tappe classiche Da 7 a 9
Consiglio personale Farlo con sacco a pelo e leggerissima tendina di emergenza dando più equilibrio alle tappe.

Percorso facile

Adatto a chiunque ma sinceramente anche il meno interessante visto che evita quasi tutte le cime. Ne propongo una versione da me elaborata per evitare il tratto di arrampicata presente nella salita verso la vetta del Guglielmo, del quale ne evita la salita (comunque possibile con breve digressione).

Lunghezza (approssimativa) 134km
Dislivello totale (approssimativo) 7280m
Tempo di percorrenza (puro cammino) 42 ore e 30 minuti

3V facileClicca sull’immagine per accedere alla mappa interattiva

Percorso intermedio

È quello che più consiglio; simile a quello difficile ma evitandone i tratti più impegnativi. Ne propongo una versione da me elaborata per evitare il tratto di arrampicata presente nella salita verso la vetta del Guglielmo, senza però rinunciare a questa vetta.

Lunghezza (approssimativa) 137km
Dislivello totale (approssimativo) 8240m
Tempo di percorrenza (puro cammino) 50 ore e 30 minuti

3V intermedioClicca sull’immagine per accedere alla mappa interattiva

Percorso difficile

Presenta alcuni tratti di facile arrampicata o/e particolarmente esposti, richiede esperienza. Sto rivedendolo con l’individuazione di alcune varianti non ufficiali che permettono di estendere al massimo la logica dello spartiacque, logica che era la base del mio progetto iniziale, quel progetto che mio padre trovò e trasformò in un dato di fatto.

Lunghezza (approssimativa) 134km
Dislivello totale (approssimativo) 8300m
Tempo di percorrenza (puro cammino) 49 ore e 30 minuti

3V difficileClicca sull’immagine per accedere alla mappa interattiva


Vedi (e segui) la pagina del sentiero per altre informazioni.

#TappaUnica3V riepilogo di giugno


Tante le cose da fare in questi ultimi giorni di febbrile attesa del momento cruciale e così mi sono dimenticato di fare il solito riepilogo statistico di fine mese, molto succintamente eccolo…

Numero di uscite 11
Chilometri certi camminati 237
Dislivello minimo coperto 13589
Ore di mio effettivo cammino 65,38
Ore di tabella 89,05

Il che porta ai seguenti totali complessivi (da novembre 2015 a giugno 2016):

Numero di uscite 57
Chilometri certi camminati 976
Dislivello minimo coperto 53636
Ore di mio effettivo cammino 245,48
Ore di tabella 356,05

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#TappaUnica3V: tabella di marcia


Siamo agli sgoccioli, fra quindici giorni si parte per il finale (o anche no!) di questo che è diventato un bellissimo grande viaggio attorno a me e alla montagna. Sebbene l’ultimo allenamento fatto, quello che mi ha portato a percorrere una bella fetta del 3V, sia andato, dal punto di vista dei tempi di marcia, meno bene di quanto mi aspettavo (ventisette ore invece delle ventitré programmate) sono comunque rimasto pienamente soddisfatto del mio rendimento psicologico e fisico: nonostante le diverse ore funestate da vari dolori in varie zone del corpo (testa, schiena, stomaco, diaframma, polpacci, piedi e altro), il conseguente calo emotivo che mi ha fatto ragionare su come interrompere il giro o, quantomeno, ridurlo sensibilmente in dislivello, la notte passata girovagando nei fitti boschi soprastanti Bovegno alla ricerca di sentieri complicati e poco visibili, la ciliegina sulla torta di un bel cinghiale che mi sbarrava la strada e quella ancor più pesante di un lungo e faticoso costone erboso nel quale il sentiero era nottetempo praticamente invisibile, ecco dopo tutti questi inconvenienti il mio cammino è continuato imperterrito fino alla fine, risalendo ogni  rilievo previsto, ivi compresa l’impegnativa (escursionisticamente parlando) salita diretta all’Almana, con un recupero di energie secco e improvviso avvenuto a tre quarti di giro grazie ad una semplice colazione al rifugio Almici: panino con la coppa e calicino di vino. Certo la fatica fatta mi ha fatto meditare a lungo sull’opportunità di concedermi alcune ore in più, alla fine però, considerando che per quest’ultimo giro di allenamento ero partito in stato fisico non ottimale e che con un aumento dei punti di rifornimento potrò ridurre il peso dello zaino, mi sono deciso per mantenere le quaranta ore del progetto iniziale ed ho finalizzato la mia tabella di marcia nel rispetto di tale tempistica.

Come sempre accade, negli ultimi giorni che precedono una partenza si manifestano avvenimenti che la ostacolano o, comunque, la complicano, tra questi quello che, al primo momento, mi è calato sulle spalle come una mannaia: l’indisponibilità di chi s’era preso carico di farmi da supporto per i punti di rifornimento. Certo un poco me l’aspettavo visto che TappaUnica3V l’ho programmata in giorni feriali, ma a questo punto, dopo otto mesi dal suo annuncio, orami m’ero convinto di poterne disporre con certezza (il tempo per accorgersi del periodo era stato decisamente più che sufficiente). Potrei ancora spostare la data della partenza e per qualche ora ci ho anche pensato, ma non mi piace come idea, intanto perché dovrei rinunciare alla luna piena, poi perché ho sempre odiato questi cambiamenti di programma, infine perché la scelta era stata fatta in funzione anche di vari altri parametri (meno gente sul percorso pertanto una solitaria più solitaria, meno problemi per la mia nudità e minore possibilità d’incontrare chi possa rallentarmi o addirittura fermarmi, come già successo più volte durante gli allenamenti, con chiacchiere o richieste di informazioni: durante il giro dovrò rispettare precisi tempi di marcia e ogni distrazione comporterà la necessità di recuperi che potrebbero risultare deleteri ai fini della riuscita finale) che verrebbero tutti inficiati, indi confermata pure la data di partenza che rimane inderogabilmente, con qualsiasi condizione atmosferica, il 20 luglio. Se qualcuno si vuol occupare del supporto logistico (rifornimenti) è benvenuto, altrimenti mi arrangerò: tutti i punti rifornimento sono stati appositamente collocati in corrispondenza di strutture della ricezione turistica, posso sempre chiedere un loro piccolo appoggio, oppure andare a nascondere in loco il pacchetto del rifornimento.

A questo punto ecco di seguito la mia definitiva tabella di marcia; ovviamente l’unico orario certo è quello di partenza, farò di tutto perché lo sia anche quello di arrivo ma non posso prometterlo, mentre gli altri vanno intesi come approssimativi, anche perché in alcuni tratti, in funzione delle mie condizioni e di quelle della montagna (ambedue imprevedibili fino al momento stesso) potrei magari tentare delle accelerazioni per potermi concedere qualche minuto di riposo (così come è la tabella li prevede solo ai quattro punti di rifornimento: 30 minuti per quello del Bonardi, 15 minuiti per gli altri); nel caso di passaggi anticipati a volte potrei decidere di fermarmi a riposare, altre, in ragione del mio stato di forma, no; in caso di, spero inesistenti, passaggi ritardati evidentemente non ci sarà fermata. La prossima settimana dovrei poter aprire la pagina con la quale chi lo desidererà potrà seguire il mio cammino in tempo quasi reale (aggiornamento della posizione ogni 3/5 minuti).

· Partenza da Brescia, inizio via San Gaetanino giorno 20 ore 03.00
· Ristorante Grillo in Maddalena giorno 20 ore 04.30
· Colle di San Vito giorno 20 ore 05.20
· Chiesa di San Roco a Nave giorno 20 ore 06.00
· Santuario di Conche giorno 20 ore 08.00
· Passo del Cavallo giorno 20 ore 09.15
· Passate Brutte giorno 20 ore 11.15
· Chiesetta degli Alpini al Campo del Gallo giorno 20 ore 11.45
· Punta di Reai giorno 20 ore 13.10
· Lodrino – Agriturismo Isola Verde (rifornimento 1 – 15 minuti) giorno 20 ore 13.55
· Passo del Termine giorno 20 ore 15.45
· Piani di Vaghezza giorno 20 ore 16.20
· Monte Ario giorno 20 ore 17.40
· Passo di Prael giorno 20 ore 18.35
· Corna Blacca giorno 20 ore 19.35
· Passo delle Portole giorno 20 ore 20.05
· Cima del Dosso Alto giorno 20 ore 20.45
· Giogo del Maniva giorno 20 ore 21.45
· Hotel Locanda Bonardi al Maniva (rifornimento 2 – 30 minuti) giorno 20 ore 22.00
· Monte Dasdana giorno 20 ore 23.30
· Goletto di Cludona giorno 21 ore 00.10
· Monte Crestoso giorno 21 ore 01.10
· Monte Muffetto giorno 21 ore 03.40
· Colle di San Zeno – Rif. Piardi (rifornimento 3 – 15 minuti) giorno 21 ore 06.00
· Monte Guglielmo giorno 21 ore 07.45
· Croce di Marone giorno 21 ore 08.45
· Forcella di Sale giorno 21 ore 09.00
· Punta Almana giorno 21 ore 10.00
· Croce di Pezzolo giorno 21 ore 10.20
· Santa Maria del Giogo giorno 21 ore 11.45
· Caposs giorno 21 ore 12.45
· Zoadello Alto – Vineria Zoadello (rifornimento 4 – 15 minuti) giorno 21 ore 13.05
· San Giovanni di Polaveno giorno 21 ore 14.00
· Uccellanda della Colmetta giorno 21 ore 15.05
· Monte Magnoli giorno 21 ore 16.05
· Quarone di sotto giorno 21 ore 16.30
· Passo della Forcella di Gussago giorno 21 ore 17.15
· Monte Peso giorno 21 ore 18.05
· Monte Picastello giorno 21 ore 18.40
· Urago Mella giorno 21 ore 19.00

 

QuindiciDiciotto quattro per sei


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E anche questa quarta uscita del programma QuindiciDiciotto è andata anche se, in quel del Tonale, ci siamo ritrovati in pochi.

IMG_9633Dopo l’uscita al Maniva dove acqua e freddo ci avevano indotti ad un immediato rientro a valle, seppure magistralmente condito da una non breve sosta in un bel locale della zona per una lauta colazione. Dopo la lunga escursione alla conca del Gelo fatta sotto scrosci d’acqua e, nella parte più alta, sferzati da un gelido vento. Oggi giornata stupenda, un sole che spacca le pietre e, sebbene le previsioni dessero una temperatura che al massimo doveva arrivare ai 15 gradi, l’ambiente che a queste quote è completamente scoperto (cioè, nel caso specifico, costituito da cespuglieti di ontani, distese erbose, morene e rocce) è confortevolissimo e l’abbigliamento risulta effettivamente inutile, purtroppo le convenzioni che ancora inibiscono parte della società ci costringono a mantenerlo addosso per un primo tratto accosto alla strada del Tonale.

IMG_9635Interessantissime le molte tracce della Grande Guerra, danno effettivamente il senso delle difficoltà che hanno vissuto i nostri alpini (ma anche gli avversari austriaci) in quelle desolate e alte lande: la stretta vetta finemente lavorata a farne un osservatorio sulla strada del Tonale; i tanti muri di sostegno; piazzole di cresta; il tratto di sentiero letteralmente strappato alla montagna a colpi di mina, piccone e martello pneumatico; le trincee. Deludente la ricostruzione di un camminamento coperto, dalle descrizioni sembrava qualcosa di monumentale invece sono pochi metri e poi appare come una ricostruzione forzata vista la posizione assolutamente coperta alla vista del nemico.

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IMG_9646Raggiunta, in poco meno di due ore, la vetta, su di essa ci fermiamo a lungo ad osservare l’ampio e maestoso panorama che ci circonda: la cresta dei Monticelli (prima linea austriaca) che dal Tonale si alza per poi divallare leggermente al Passo di Presena da dove una nuova più rilevante cresta si alza a formate la Punta del Castellaccio che imponente si erge sopra le nostre teste con il noto Canalino del Dito alla sua sinistra; la Vedretta del Pisgana contornata, sul lato orientale, dalle varie cime della Cresta di Casamadre seguite da Cima Payer, Punta Pisgana, Corno di Bedole, Monte Mandrone, Monte Venezia, Monte Narcanello e Punta del Venerocolo, qui il largo valico del Passo del Venerocolo dal quale il crinale di vette ritorna verso nord a completare la cornice della vedretta: Monte dei Frati, Cima Calotta, Cima di Salimmo, le varie Punte (val Seria, Pozzuolo, Valbione e Intelvi) che portano al più conosciuto Corno d’Aola da dove il crinale divalla verso Ponte di Legno. Sull’altro lato fanno da contraltare i verdi e dolci declivi erbosi del monti che sovrastano il Passo del Tonale sul suo lato settentrionale: Cima le Sorti, Monte Serodine, Cima Bleis, Monte Tonale Occidentale, Cima di Cadì, Cima Casaiole, Punta D’Albiolo, Monte Tonale Orientale (importante caposaldo austriaco); dietro a questi svetta la triangolare pala del San Matteo e alla sua sinistra facilmente si riconosce il Corno dei Tre Signori. Ben visibili anche i solchi vallivi della Val Grande, della Valle di Canè, della Valle di Sant’Antonio; più lontano s’intuisce, ben più profondo, il solco della Valtellina.

IMG_9660Quattro chiacchiere e due panini dopo siamo pronti a riprendere la via di ritorno, per la quale seguiamo una breve variante di cresta che ci permette di percorrere il già citato tratto di sentiero artificiale scavato nella viva roccia a formare una larga cengia. Per il resto la discesa avviene sullo stesso identico percorso di salita.

Al Tonale breve tradizionale sosta al bar per le ultime chiacchiere e i saluti.

Alessandro, Attilio, Marco, Paola, Stefan, grazie per avermi accompagnato in questa nuova splendida escursione ed aver contribuito alla manifestazione sociale di un atteggiamento, il nudo, che la logica della natura vuole più normale dello stare vestiti.

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Serata del Bione Trailers Team e ci siamo anche noi


Giovedì 30 giugno 2016 ore 20, la sala della sede provinciale bresciana dell’AVIS sta iniziando a riempirsi, le persone qui affluiscono per partecipare ad una serata organizzata dal Bione Trailers Team (BTT) nel corso della quale si parlerà del loro evento 3V, il Grand Raid 3V Remix, ma anche e soprattutto del sentiero 3V “Silvano Cinelli”.

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Alle venti e venti circa il tavolo relatori si anima e Michela Bertocchi, conduttrice della serata, saluta i presenti passando poi la parola ai due presidenti: Annamaria Giori per l’AVIS di Bione-Agnosine, Ivan Freddi per il Bione Trailers Team. Esauriti i convenevoli di rito Mariavittoria Carli, consigliere del BTT, presenta la società e ne elenca velocemente le varie iniziative che, dal quelle puramente sportive, si estendono a quelle sociali coinvolgendo i giovani e la scuola. A ruota seguono Antonio Berardi, socio fondatore e consigliere BTT, e Ivan Freddi, come già detto Presidente BTT, per presentare l’evento attorno al quale gira tutta la serata: il Grand Raid 3V Remix.

Si tratta di un misto tra competizione ed escursione (quasi) rilassata che si svolgerà dal 5 al 7 agosto lungo il sentiero 3V. Centocinquantatré i chilometri ufficialmente riconosciuti (purtroppo ci sono varie indicazioni sul chilometraggio e ho personalmente appurato che in effetti i software di mappaggio topografico lo riportano in modo anche molto diverso, l’ultimo reperito, Wandermap, mi dà addirittura solo 132 chilometri), ottomila e quattrocento i metri di dislivello positivo dichiarati (anche qui ci sono indicazioni differenziate), cinquantatré le ore disponibili per compiere l’intero anello. Il giro è stato suddiviso in sette tratte, ognuna con un tempo minimo e massimo di percorrenza e un orario unico di ripartenza, che sempre sarà fatta tuti assieme. L’ultima tratta, da Nave a Bione, sarà invece fatta secondo la più classica modalità delle corse in montagna e darà luogo alla classifica del giro. Possibile, per chi lo volesse, effettuare anche solo una parte dell’anello, ovviamente corrispondente ad una o più delle tratte programmate.

Mi piace molto questa formula: oltre che ai trailers permette la partecipazione a molti escursionisti visto che, alla fine, dato il tempo massimo concesso ben superiore alla somma delle tabelle del 3V (quarantotto ore e mezza) e la possibilità di farsi qualche riposino, per camminare così a lungo serve solo determinazione e spirito di sacrificio, due qualità che dovrebbero essere già ben presenti in ogni escursionista. Grazie a questa formula i partecipanti potranno certo mettersi alla prova, ma anche godersi quello che diventa un viaggio non solo attraverso la montagna ma anche attorno a sé stessi e scoprire il fascino del camminare così a lungo, tanto oltre i classici tempi dell’usuale escursionismo. La sicurezza è stata presa in seria considerazione (sebbene io esalti il fascino del cammino solitario e ne sia un acerrimo praticante, sebbene ritenga che la presenza di uno o più compagni non sia necessariamente sinonimo di sicurezza bensì a volte possa proprio tramutarsi in pericolo o in un incidente con un maggior numero di vittime, sono pur sempre cosciente dei rischi connessi alla solitaria ed è evidente che chi organizza manifestazioni sportive debba necessariamente escluderla): la suddivisione in sette tratte comporta automaticamente pure sette momenti di controllo delle presenze e sette possibilità di ottenere assistenza, inoltre sussisterà l’obbligo di procedere sempre quantomeno affiancati ad altra persona.

Torniamo alla serata che a questo punto vede il secondo momento clou: l’intervista della giornalista di Teletutto Clara Camplani. Inizia con la presentazione da parte della stesa giornalista di Silvano Cinelli, uno dei fautori, per non dire il principale fautore, della nascita del sentiero 3V e, da figlio di Silvano e involontario suggeritore dell’idea di un sentiero che girasse per creste attorno alla Val Trompia (mio padre vide i segni che avevo iniziato a tracciare sulle carte IGM e si rese subito conto che l’idea poteva diventare qualcosa di molto interessante, quello stimolo che permettesse alle varie società escursionistiche brescia di trovare un punto comune d’incontro e di lavoro) resto piacevolmente colpito dalle parole della Camplani, denotano immediatamente che si è adeguatamente documentata e questo gli fa molto onore (tra l’altro, manco mi ricordavo dov’era nato mio padre e lei me l’ha ricordato, grazie). La parola passa a noi, la famiglia di Silvano: mia madre Maria, io, le mie sorelle Carla e Valeria. Ben guidati e ottimamente strutturati dalla giornalista, parliamo di Silvano (marito, padre, nonno dalle innumerevoli qualità morali e professionali), del sentiero 3V, delle motivazioni che possano indurre a percorrerlo, delle sue criticità, dei suoi pregi. Mi viene anche chiesto di parlare della mia ormai molto prossima “impresa”: TappaUnica3V. Le circostanziate domande di Clara mi fanno spiegare i perché dell’idea (non ho mai fatto il 3V e, prima che sia troppo tardi, vito il trentacinquesimo della sua inaugurazione dovevo necessariamente farlo e ho deciso di farlo secondo una vecchia idea che era depositata nel cassetto: la tappa unica) e i percome (solo e, per quanto possibile, nudo). Nudo, ecco da qui si parte per una disanima su questa modalità di andare per monti. Mentre parlo noto che l’attenzione della sala si fa anche più forte del già alto livello fino ad ora manifestato e noto anche la totale assenza di espressioni disgustate o anche solo disturbate, anzi, quando ho riportato le parole che tempo addietro scrissi in un articolo di Mondo Nudo “purtroppo il nudo e comprensibile solo provandolo, anch’io un tempo ritenevo d’aver raggiunto il massimo livello d’integrazione con l’ambiente e scrissi sulla rivista del CAI che mi sentivo montagna nella montagna, poi, dopo aver provato a camminare nudo, mi sono reso conto che mi sbagliavo, che invero c’era qualcosa di troppo”, “Cosa?” subito ricalca la giornalista che pareva già sapesse dove stavo andando a parare, “i vestiti!” ecco che scatta un bellissimo e generalizzato applauso, che vado a sottolineare citando il mio mantra preferito: “vestiti è bello, nudi è meglio”. A questo punto la giornalista chiude l’intervista a noi della famiglia sottolineando l’invito a provare la nudità e cambia tema passando al Grand Raid 3V Remix. Prima chiede a me se mi piace la formula adottata (si mi piace moltissimo, come ho già scritto poco sopra) e perché ne consigli la partecipazione (anche questo l’ho già scritto più sopra) poi la parola passa nuovamente al Presidente del BTT che, con il contributo di Antonio Berardi, viene invitato a dare la sua motivazione alla partecipazione.

La chiusura dell’intervista crea il ponte di lancio per completare il discorso sul Grand Raid 3V Remix, il consigliere BTT Massimo Bonzanini illustra le modalità di iscrizione all’evento e le successive competizioni organizzate dal Bione Trailers Team. Segue il momento della parola al pubblico, mi aspettavo qualche intervento sulla questione del nudo invece niente (buono così?), si avanzano solo alcune domande su aspetti logistici del Grand Raid 3V Remix.

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30 giugno 2016, sede dell’AVIS Provinciale di Brescia, la bellissima sala inizia a svuotarsi, la serata è finita e le persone lentamente prendono la strada di casa. Gli amici del BTT, nuovi amici che si sono mostrati veramente gentili e disponibili, mi chiedono le mie impressioni, ovviamente positive (per la prima volta posso parlare apertamente di nudo all’interno di un evento che nulla aveva a che vedere con il nudismo, ad una platea che in buona parte manco sapeva che ci fosse chi in montagna preferisce andarci stando nudo), io rigiro la domanda a loro e si chiude: terremo certamente i contatti, io sarò alla partenza del loro Grand Raid 3V Remix e sarò anche lungo il percorso per condividere, come già fatto con quelli del Trail Running Brescia in occasione del Rando Trail 3V di giugno, la fatica dei partecipanti e una notte di cammino.

Grazie Ivan, grazie Antonio, grazie Michela, grazie a tutto il consiglio del Bione Trailers Team il vostro supporto è stato veramente importantissimo e, spero, proficuo per la causa della normalità: dl punto di vista della logica naturale, l’assenza di vestiti è certamente più normale della loro presenza!

Grazie anche a Clara Camplani per aver condotto in modo veramente splendido l’intervista a noi della famiglia Cinelli, ha saputo magistralmente far parlare mia madre anche di un qualcosa che, umanamente, avrebbe preferito tacere: la prematura morte di mio padre! Si morte, non scomparsa o altro morbido, ma subdolo, termine che mal si sarebbe combinato ad una serata in cui si è parlato anche di normalità del nudo: anche la morte è normalità, inutile nascondersi dietro i fili d’erba di parole alterate, la morte è l’unica cosa certa della nostra vita, dobbiamo saperci convivere, dobbiamo accettarla, dobbiamo attenderla, dobbiamo parlarne normalmente. Anche per questa piccola parola ringrazio Clara, è stata la ciliegina sulla torta. Grazie!

Grazie agli altri giornalisti presenti in aula e ai due blogger, Andrea e Francesco del Trail Addicted, giunti fino a qui da Como.

Grazie ad Annamaria Giori, Presidente dell’AVIS Bione-Agnosine, per aver presenziato i lavori.

Grazie ai responsabili dell’AVIS Provinciale di Brescia che hanno concesso l’utilizzo della loro sala convegni.

Ovviamente ringrazio anche la cinquantina di persone presenti in sala, senza di loro la serata sarebbe stata spenta.

Infine devo ringraziare i miei familiari per aver supportato pienamente questa mia iniziativa: mia mamma Maria, mia sorella Valeria, mia sorella Carla.

Grazie, grazie, grazie!

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