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Nudo è…


Meno spesa in vestiti!

Zero sudore quando fa caldo!

Sudare solo il necessario!

Non temere di bagnarsi!

Non temere di sporcarsi!

Poco da lavare!

Meno detersivi!

Meno consumi!

Grande risparmio

Meno microplastiche!

Zero veleni per l’ambiente!

Zero tossicità per la pelle!

No zone bianche sul corpo!

Essere sempre sé stessi!

Poche cose in valigia!

Photo by Vlada Karpovich on Pexels.com

Viaggiare leggeri!

Inclusione!

Non si possono nascondere armi!

Essere innocqui!

Il piacere dell’infante!

Educazione della mente!

Correttezza comportamentale!

Migliore termoregolazione!

Massima traspirazione!

Respiro per il corpo!

Zero batteri sulla pelle!

Zero funghi sulla pelle!

No irritazioni della pelle!

Maggiore resistenza al freddo!

Meno malattie!

Migliore visione posturale!

Maggiore percezione muscolare!

Felicità immensa!

Mimetismo in natura!

Massima percezione del mondo circostante!

Rispetto dell’ambiente!

Rispetto di sé stessi!

Rispetto degli altri!

Rispetto di genere!

Assenza di violenza!

Un mondo migliore!

Buon Anno Nuovo


Facciamo che sia l’anno della rinormalizzazione del nudo.

Buon 2023 di libertà totale!

Auguri


Dopo una pandemia che ci ha costretti a coprire persino naso e bocca bisogna assolutamente superare l’assurda vergogna del corpo e sperimentare il respiro a tutta pelle. Quale miglior momento se non le feste di fine anno.

VIVERE NUDI


Praticità

Salute

Ecologia

Rispetto

Tranquillità

Socialità

Empatia

Inclusione

Di tutto di più contro la nudità sociale, ma…


Quanto segue è una non mediata raccolta di affermazioni relative al nudismo. Per qaunto in alcuni casi possa sembrare incredibile, sono tutte reali, cioè le ho io stesso sentite pronunciare o le ho personalmente lette sui forum e sulle reti sociali. Per ognuna ho inserito un mio commento, non tanto per rispondere alle palesi falsità o alle stupide offese, non ce n’è bisogno, ma per aiutare chi non è nudista a comprendere la realtà del nudismo e chi è nudista a rafforzarsi nella propria verità.

Bella immagine di felicità, ma dovevano essere vestiti.

Si tratta di un commento su Youtube al video di una mamma che, coperta dall’acqua fin quasi alle spalle, danza nella piscina di un villaggio nudista tenendo in braccio la figlia.

Perchè mai dovevano essere vestiti? Evidente la volontà di non accettare l’evidenza (il nudo rende felici genitori e figli di certo quanto ma magari anche più dei vestiti) o/e di trovare a tutti i costi qualcosa da ridire.

Poveri bambini costretti a vedere tutti quei cosi ciondolanti.

Altro commento su Youtube a un video su una festa nudista, ma ne ho letti altri anche sulle reti sociali.

Il fatto di usare termini aspecifici per fare riferimento al pene o alle mammelle la dice lunga sul cattivo rapporto che ha costui e hanno costoro con il corpo proprio e altrui, detto questo è facile osservare che i bambini, finché non vengono diversamente e forzatamente condizionati dai genitori, si trovano a loro pieno agio nella nudità e proprio non badano alla nudità altrui, ivi comprese le parti ciondolanti.

I documentari sugli animali sono sempre istruttivi.

Commento a un video che illustra un villaggio nudista francese e che vorrebbe chiaramente risultare offensivo verso i nudisti, mentre dimostra solo l’ignoranza di chi l’ha scritto o di chi la pensa allo stesso modo.

Evidentemente costui si crede un vegetale o un minerale, oppure, più probabilmente, ha studiato poco o nulla le scienze naturali: in natura esistono solo tre regni (animale, vegetale e minerale) e gli esseri umani, volenti o nolenti, nudi o vestiti che siano, appartengono al regno animale.

I vecchi, i ciccioni, i brutti dovrebbero avere la decenza di stare vestiti.

Ho raggruppato vari commenti in uno solo.

Affermazione discriminatoria generata da una visione sesso centrica del corpo (tramite le reti sociali è abbastanza facile appurare che costoro siano abituali frequentatori dei siti pornografici) e palese l’intenzione di offendere chi pratica il nudismo. Le due cose portano a suggerire a costoro innanzitutto di applicare a se stessi la decenza (pornografia e offese sono sempre indecenti, stare nudi no) e poi di regalarsi una lunga e altamente istruttiva, nonchè salubre, immersione nel nudo sociale.

Le spiagge nudiste attirano guardoni.

Vero, ma non per volontà dei nudisti che, al contrario, li allontanano. Per altro i guardoni sono presenti anche in luoghi frequentati solo da persone in costume da bagno o vestite dove spesso nessuno li allontana. Bisogna però chiedersi cosa ha generato le turbe sessuali che spingono alcune persone a diventare guardoni ed è facile capire che sono stati i tabù del corpo. L’esposizione alla nudità, annullando tali tabù e rieducando alla corretta sessualità, porterà inevitabilmente alla sparizione (guarigione) dei guardoni.

I nudisti sono per metà esibizionisti e per metà guardoni.

Assolutamente falso dato che in un ambito dove tutti sono completamente nudi si vede ma, inevitabilmente, non si guarda e dove nessuno guarda l’esibizionista si sente fuori posto e si allontana, o perde la sua tendenza esibizionistica: il nudismo è medicina per questi e altri mali sociali.

Tutti scambisti.

Innanzitutto l’utilizzo di “tutti” è sempre sbagliato: tutti non li puoi conoscere. Detto questo, inutile negarlo, vero che anche tra i nudisti ci sono scambisti e che alcuni scambisti amano la nudità sociale, d’altro canto non tutti gli scambisti sono nudisti. Per altro gli scambisti sono ovunque, magari anche tra i vostri colleghi, amici o famigliari.

Pervertiti e pedofili.

Sinceramente questi sono molto più numerosi fuori dagli ambiti nudisti: il nudismo è prevenzione e cura delle devianze sessuali.

Quelli che ce l'hanno corto possono fare a meno di mostrarlo, nessuna se li fila.

Visione sessocentrica e, comunque, non ci si mette nudi per trovare compagnia sessuale.

La gente scappa da quel posto per colpa dei nudisti.

Classica scusa addotta, anche dalle istituzioni, per agire contro il nudismo; viene però sconfessata dall’alto numero di presenze vestite nei luoghi dove i vestiti sono facoltativi e anche nelle spiagge nudiste pubbliche: essendo, per legge, aperte a tutti tantissimi sono i non nudisti che, senza nessunissimo problema, vi transitarvi o vi si fermano.

Maledetti nudisti, m'impediscono di frequentare quella spiaggia che a me piace tanto.

Nei luoghi nudisti privati, villaggi e qualche spiaggia, come meccanismo di autoprotezione e autodifesa dalla forzata e talvolta violenta invasione dei vestiti, spesso vige l’obbligo alla nudità e questo in effetti risuona come una limitazione d’uso a chi nudo non vuole stare, ma la stragrande maggioranza delle spiagge nudiste pubbliche, ufficiali o no, è liberamente fruibile da chiunque, nudo o vestito che sia. Consideriamo anche che i luoghi nudisti sono molto pochi e sempre di limitata estensione, chi non vuole stare nudo o non vuole vedere persone nude ha, ovunque, a disposizione una grande estensione di spiagge e di territorio. La vera limitazione della libertà personale è che, con un trattamento “due pesi, due misure”, il nudo non è ammesso o è addirittura palesemente vietato fuori dai luoghi ad esso specificatamente dedicati. Appare così chiaro essere vero il contrario di quanto espresso dall’affermazioe in esame: per colpa dei non nudisti la stragrande maggioranza del territorio risulta indisponibile a chi vuole starsene tranquillamente, semplicemente e salubremente nudo.

Per colpa dei nudisti non posso portare i miei figli in quella spiaggia.

Già detto, i bambini non hanno nessunissimo problema con la nudità, casomai sono i genitori ad averne, ad aver timore che i figli possano desiderare di mettersi a loro volta nudi (estremamente probabile per bimbi sotto i sei anni), ad aver paura di eventuali domande scomode da parte dei figli.

Vergogna, mostrare il proprio corpo ad altri.

Ci rendiamo conto di dove alcune correnti di pensiero ci hanno portati? Aver vergogna del proprio naturale corpo? Vergogna, piuttosto, di aver vergogna del corpo.

Ci sono stati nudisti, non posso più andarci io.

Perché? Qual’è il problema?

Mi dovete pagare pulizie supplementari: dovrò pulire a vapore tavoli, sedie e pavimenti, lavare più volte le tovaglie.

Richiesta che mi è stata fatta da un ristoratore quando gli ho chiesto se ci concedeva la sala per una cena nudista: chissà cosa pensava facessimo! In ogni caso, il corpo nudo è sicuramente più pulito e igienico dei vestiti, non sono necessarie pulizie straordinarie.

Mi fate scappare i clienti.

Questione tutta da provare, stando alle esperienze fatte nessuno dei locali che ci ha accolto o che ha accolto altri nudisti ha poi dovuto lamentare un calo di presenze, anzi, ha trovato nuova clientela nei nudisti che sono tornati anche da vestiti.

Questo è un luogo di cultura non potete mettervi nudi.

Frase che ci è stata rivolta come motivazione per negarci la nudità durante una nostra esclusiva visita a un museo. Invero, come testimoniato dai sempre più numerosi eventi nudisti tenuti presso musei o teatri, la nudità è cultura: la cultura di un sano rapporto con il corpo.

Questo è un luogo sacro bisogna dargli rispetto.

Affermazione che si trova sempre più spesso appesa fuori da chiese e santuari con evidente riferimento alle minigonne, ai top, ai torsi nudi, figuriamoci cosa potrebbe succedere per un nudo integrale. Questi parroci dimenticano la sacralità del corpo che fa peccato del suo celare non del suo mostrare, dimenticano che Gesù si mise nudo per farsi battezzare e che, per molti secoli, il battezzo si faceva stando nudi, dimenticano che la nudità era, e sarebbe ancora, forma di devozione e rispetto (vedi episodio di San Francesco), trascurano le tante statue e i tanti dipinti presenti nelle chiese dove domina la nudità.

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Gli verranno tette e scroto flaccidi.

Mi spiace dirvelo ma vengono anche stando vestiti.

Non è igienico.

Tutt’altro, è molto più igienico che stare vestiti e lo hanno dimostrato vari studi scientifici.

Che fastidio la sabbia dappertutto.

Invero da nudi la sabbia, non compressa e strisciata dal costume, non provoca assolutamente nessun fastidio. Poi asciuga molto più rapidamente e, quindi, resta attaccata alla pelle per molto meno tempo.

Ti si infila la sabbia negli orifizi.

Questo può succedere solo per bocca, occhi, orecchie e naso, che sono scoperti anche per i non nudisti. Nell’ano, nell’uretra e nella vagina la sabbia può arrivarci solo se ve la si spinge dentro a forza, e questo è caso mai provocato dalla pressione del costume.

Dulcis in fundo, l’affermazione più balzana che abbia letto. Giuro, letta su Youtube a commento di un video su un villaggio nudista nell’ interno della Francia che ha la spiaggia lungo un fiume, ma letto e sentito anche in altre occasioni….

A fare il bagno nudi gli si infilano pesciolini, serpentelli e vermi su per la fica e l'ano.

Ma dai, non è possibile credere a cose di questo tipo: narici, orecchie, occhi e, orifizio più grande in assoluto, bocca sono decisamente più accessibili e in posizione meno protetta eppure non ricevono tali sgradite visite.

Il tempo delle balle


Senza farne un riferimento partitico preciso visto che è abitudine assolutamente trasversale, in questa sede pongo attenzione a un solo ambito, quello al momento più appariscente e a mio parere più deprecabile, ma la questione ha sviluppo decisamente orizzontale e coinvolge tanti altri ambiti, compreso quello dei comuni rapporti interpersonali.

Già da qualche lustro la propaganda politica, in una evidente povertà ideologica e valoriale, si è trasformata dalla corretta promozione dei propri programmi alla scorretta e spesso incivile delegittimazione dei programmi altrui. Inevitabile, sotto la spinta di un paio di personaggi, l’evoluzione in quello che, purtroppo, da molti viene oggi considerato assolutamente normale: il reiterato e programmatico ricorso alle balle, alias notizie false o, per altra insulsa abitudine, più comunemente fake news.

Dato che al peggio non c’è mai fine, ecco che sono nati i diffusori di notizie false, in primo momento persone pagate dai partiti per creare spazio alle loro balle attraverso la specifica disinformazione, ma presto, per moto più o meno incredibilmente spontaneo, vi si sono associate persone che nulla hanno a che fare con i partiti o i politici di riferimento, ne sono solo dei ciechi sostenitori. Costoro, senza nessun guadagno se non quello di dare una parvenza di importanza alla loro silente esistenza, prendono tali balle, le fanno proprie e le diffondono a tutto spiano. L’idea comunicativa dietro a tale pratica è che una balla se ripetuta tante e tante volte diventa verità, e, purtroppo, nel costante immiserimento culturale che rende le persone incapaci di ragionare con la propria testa, i fatti danno loro ragione.

Potrà il futuro cambiare strada?

Si dice che una volta toccato il fondo si possa solo risalire, purtroppo l’esperienza insegna che nelle questioni ideologiche il fondo è qualcosa di imnateriale, qualcosa che si sposta senpre più in basso. Si può solo sperare che tale fondo decida di materializzarsi e, da solido, possa diventare base di spinta per la risalita.

La verità sulla promozione del nudo, in Italia e non solo


Premessa

Quanto segue deriva da anni e anni di lettura di forum e di reti sociali, dall’aver letto e sentito migliaia di lamentele verso la mancanza di opportunità per stare nudi, dall’aver letto messaggi di nudisti contrari alle immagini di nudo, dall’analisi puntuale della situazione, dal confronto pseudo statistico tra i numeri delle parti in gioco, il tutto mediato da vent’anni di nudismo attivo, partecipativo e propositivo.

Certo la libertà d’azione e di pensiero è diritto naturale di ogni persona, d’altra parte bisogna anche avere coscienza che, in un mondo sociale il nostro pensiero e il nostro agire, volenti o nolenti, trasmettono messaggi e, quindi, determinano risposte. La comunicazione corretta e vantaggiosa è solo quella che si preoccupa di gestire non solo i messaggi ma anche le risposte.


Non è vero che in Italia la legge è contro il nudismo, casomai esiste un vuoto legislativo e nel vuoto ci si può navigare comodamente (purtroppo persiste una ottusa convenzione giuridica oppostiva, ma molte, comunque, sono le sentenze a favore della nudità pubblica).

Non c’è vera opposizione alla nudità sociale, più che altro ci sono nudisti paranoici che vedono opposizione ovunque.

Le reazioni di chi, girando la curva di un sentiero o lo spigolo di una rupe, si trova davanti qualcuno nudo sono assolutamente comprensibili e, per il novantanove per cento delle volte, sono solo reazioni di stupore, non di fastidio o di opposizione, tant’è che durano giusto un attimo e si risolvono in pacifica indifferenza o, addirittura, in domande interessate: al momento non è comune vedere persone nude fuori dagli specifici contesti nudisti.

Non mancano le opportunità di stare nudi, mancano le persone che vogliano sfruttarle a pieno.

Non è pensabile che le persone si spoglino quando gli si ventila loro conseguenze nefaste come il dover vivere nella vergogna o addirittura nella paura.

I principali nemici della nudità sociale sono quei nudisti che professano una nudità nascosta e silenziosa.

Non sono corretti, ma (comprensibilmente) sottomessi (e negativamente timorosi) quei nudisti che all’arrivo di altri si rivestono ancor prima che questi altri abbiano manifestato fastidio.

Professare lo spogliarsi solo all’interno dei villaggi all’uopo dedicati ha come unico effetto quello di rinforzare l’idea che il nudo sia cosa sporca assolutamente da chiudere in opportuni recinti.

Appoggiare l’oscuramento delle aree nudiste da sostegno a chi afferma che queste siano solo dei luoghi di svago sessuale, tali e quali ai club privè del sesso.

Insensato che, da nudisti, anche quando la situazione consente una nudità agevole si debba sentire il bisogno di vestirsi, vedi ad esempio in un villaggio nudista lo spostarsi dalla tenda alla spiaggia, il passare la sera d’innanzi alla propria casetta, il ballare tutti insieme, eccetera.

Il nudismo può essere compreso solo spogliandosi in un contesto sociale.

Pretendere la nudità obbligatoria nei villaggi nudisti nega a molti la possibilità di capire e spogliarsi.

Pretendere anche nei luoghi nudisti non privati la nudità obbligatoria provoca solo la rivalsa di chi, da non nudista, vorrebbe comunque poter frequentare quei luoghi (spesso sono i più belli di una costiera o di un fiume o di un torrente o di una montagna).

La nudità non sarà mai vista come normale finché negli ambienti nudi saranno imposte limitazioni comportamentali aggiuntive a quelle esistenti negli ambienti vestiti, ad esempio (e prima fra tutte visto che è cosa fortemente desiderata da chiunque vada in vacanza o a fare una gita) il divieto di fare fotografie e riprese video.

Impossibile trasmettere un valido messaggio nudista senza usare immagini di nudo.

Per avere bisogna dare: non è la silenziosa sottomissione che ci può portare rispetto, bensì la rumorosa manifestazione di presenza, di diritto e… si, anche di pacifica ribellione.

Ma perchè gli italiani…


L’algoritmo di Youtube è fatto in modo da mostrarvi sempre più gli argomenti che visionate, così sulla mia pagina ormai appaiano diversi video che trattano il tema del nudo. Molti sono pubblicati da associazioni nudiste o naturiste, altri da nudisti, ma alcuni sono di persone, youtuber, vlogger, che capitano più o meno casualmente su spiagge dove il nudo è richiesto o ammesso.

Ultimamente ne ho trovati parecchi di americani, o altri stranieri, e tutti, indistintamente tutti, si mostrano indifferenti al problema della nudità, di più, finiscono con manifestare quanto si siano sentiti bene nel mettersi a nudo. Recentemente, per la prima volta, sono incappato in un video di una coppia italiana e…

ma cavolo, perchè gli italiani devono essere così ottusi?

questi, appena arrivati in spiaggia, precisiamo che si tratta di Barcellona, quindi Spagna, una nazione dove per legge la nudità è ammessa pressochè ovunque, subito partono manifestando il loro dissenso per la presenza di persone nude: “non abbiamo nulla contro il nudo” classica frase che, unita a quanto poi si fa seguire, invero dice proprio l’opposto di quello che vorrebbe affermare, “ma perchè dobbiamo sorbirci la visione di persone nude, le zone dovrebbero essere nettamente separate”.

Ma guarda te, come si vede dal video su quella spiaggia ci sono migliaia di persone e nessuno si lamenta, arrivano loro due e volgiono cambiare tutto, ma va! Perchè non cambiate voi, perchè non siete voi a spsotarvi in una zona priva di persone nude, ma ancora meglio perchè non sfruttate l’occasione per provare a mettersi nudi così come hanno fatto le decine di youtuber e vlogger di altra nazionalità?

Ovviamente non intendo sparare nel mazzo ma in un articolo opinionista non posso nemmeno perdermi in mille differenziazioni, per cui…

Come spesso, troppo spesso, accade, gli italiani si vogliono distinguere dagli altri, almeno lo facessero in bene ma no, lo fanno in male!

Ambientalismo criminale


Trasmissione sulla natura in televisione, un esperto parla di come sia necessario tornare a curare la montagna per contenere gli effetti disastrosi delle piogge intense, peccato non venga detto che a questo si è arrivati a seguito dell’idea ambientalista “la natura va lasciata a se stessa, il bosco si arrangia da solo”. Ecco come si arrangia da solo: migliaia di alberi morti e di rami secchi che al minimo colpo di vento crollano a terra aggiungendosi ai quintali di foglie morte per formare uno spesso strato di materiale impenetrabile alle piogge e da queste trascinato a valle dalle piogge andando a sfondare ogni ostacolo incontrato e a ostruire ogni forma di contenimento provocando inestimabili danni (e non solo alle strutture costruite dall’uomo, ma anche a quelle costruite dagli altri essere viventi).

Altra trasmissioni televisiva, presentatori e ospiti si accaniscono contro la plastica ree di inquinare l’ambiente, peccato che siano tutti vestiti e, per di più, con abiti sintetici e colorati. Se le botttigliette si possono gestire in modo adeguato ed ecologico, le microplastiche rilasciati dall’abbigliamento e dal suo lavaggio non si possono gestire: infatti rappresentano più di un terzo delle microplastiche in esso presenti.

Il tam tam mediatico ambientalista ed ecologista ha indotto molte persone a colpevolizzare le bottigliette usa e getta o le borracce in plastica per pubblicizzare le bottiglie in vetro e le borracce in metallo aventi il pregio di poter essere riutilizzate. Peccato nessuno tenga conto dell’elevata produzione di CO2 legata ai processi produttivi di tali prodotti e del fatto che prima o poi non potranno più essere riutilizzati: andranno a quel punto smaltiti, processo che presenta con maggiore complessità rispetto a quello della plastica (comunque riutilizzabile a lungo), oggi realizzabile con sostanza naturali assolutamente biodegradabili e con un bassissimo impatto sulla CO2.

Ambientalisti scendono in piazza per impedire l’apertura di nuove cave di marmo o cemento, peccato nessuno di loro rinunci alle case in cemento, ai pavimenti in marmo, eccetera, eccetera.

Non esiste un programma o un documentario naturalistico che evidenzino i danni prodotti dai veleni rilasciati in natura da chi ci cammina vestito: gli abiti per effetto della luce, del calore e del sudore rilasciano tonnellate di veleni. Certo si possono ridurre utilizzando vestiti non colorati e tessuti naturali, ma perchè non azzerarli (a costo zero) eliminando gli abiti?

Mi fermo qui ma si potrebbero fare altri esempi.

Benissimo aver cura dell’ambiente, ottimo cercare di essere ecologici, ma facciamolo con la testa: il sentito dire, il propagandato, l’inculcato da media e associazioni varie non sempre sono le soluzioni migliori, non sempre sono proposte valide, non sempre sono azioni esenti da difetti, spesso sono proposte fondate sull’effetto dirompente e forme di convenienza economica e/o politica.

Il vero ambientalismo, la corretta ecologia:

  • prevedono un impegno globale, non solo dove conviene;
  • necessitano di testa, non solo di cuore;
  • impongono il superamento di tabù sociali, come quello del nudo.

E’ di tutti


“E’ di tutti” è una delle affermazioni più utilizzate nel contradditorio per affermare il diritto, a imporre una certa limitazione d’uso:

  • “La montagna è di tutti per cui tu non puoi chiedere impianti di risalita.”
  • “Gli animali sono di tutti per cui tu non puoi cacciarli.”
  • “I pesci sono di tutti per cui tu non puoi pescarli.”
  • “La natura è di tutti per cui tu non puoi sfruttarla.”
  • “La città è di tutti per cui tu non puoi girarci a dorso nudo.”
  • “Le fontane sono di tutti per cui tu non puoi farci il bagno.”
  • “La spiaggia è di tutti per cui tu non puoi starci nudo.”

Invero tutte le affermazioni sopra riportate sono delle contraddizioni belle e buone: se una cosa è di tutti vuol dire che ognuno ne deve poter usufruire e deve poterlo fare nel modo a lui più congeniale.

P.S. 1

Ovviamente non sto dicendo che si possa riempire la montagna di impianti di risalita, che si possano uccidere senza limite gli animali, che si possa sfruttare la natura fino al suo esaurimento, sto solo dicendo che è impossibile educare le persone al loro rispetto affermando che sono di tutti: bisogna usare altre argomentazioni, e che siano coerenti.

P.S. 2

Sto invece affermando che, proprio perchè sono di tutti e dato che si tratta di azioni che non limitano agli altri la fruizione degli stessi luoghi, è insensato impedire alle persone di girare a dorso nudo nelle città, di fare il bagno nelle fontane (cosa che avviene quasi ovunque e solo in Italia provoca rimostranze e divieti), di stare nudo in spiaggia (e in ogni alto pubblico luogo).

Il giudizio


Molti sembrano non (voler) capire che è ben diverso:

  • il dire cose fondate dal dire cose prive di ogni fondamento;
  • il giudicare le idee dal giudicare le persone;
  • l’ampliare dal limitare;
  • il conoscere dal pensare di conoscere;
  • la libertà di parola dal parlare sempre e comunque;
  • la libertà di pensiero dall’imposizione del proprio pensiero;
  • la libertà d’azione dalla violenza;
  • il rispetto dalla sottomissione.

Le prime costruiscono le seconde distruggono!

I numeri fanno la forza… è proprio vero?


Si dice spesso che sono i numeri a fare la forza, a creare possibilità, a smuovere interessi, ma siamo sicuri che sia così? Certamente ci sono situazioni, vedi programmi televisivi e produzione medicinali, dove i numeri sono il motore della produzione. Però ci sono situazioni dove l’apparenza inganna, una di queste è il nudismo. Si, il nudismo, atteggiamento che se è vero non essere per ora portatore di grandi numeri, è altrettanto vero essere osteggiato da numeri ancora più piccoli, i quali, però, ottengono più credito, appaiono più rilevanti, vengono ascoltati dalle istituzioni. Ecco che non è vero che siano sempre i numeri a fare la forza, fanno forza le voci, anche i pochi numeri se si fanno sentire, anche i pochi numeri se alzano la voce, i numeri anche irrilevanti che esprimono la stessa opinione di coloro che siedono sugli scranni del potere. Insomma, per molte cose e tra queste il nudismo per ottenere qualcosa è perfettamente inutile sperare nella comprensione altrui, è assolutamente controproducente adagiarsi nella filosofia del basso profilo, è stupido crogiolarsi nell’illusione dell’autonoma evoluzione sociale, è da idioti farsi le paranoie sul rispetto verso chi non apprezza quello che si propone (cosa che, per altro, fanno solo naturisti e nudisti), bisogna invece farsi notare, farsi vedere, farsi… sentire!

Sullo stesso argomento puoi leggere anche quest’altro mio vecchio (2013) articolo “I numeri contano realmente?”

Responsabilità sociale


Viviamo nella società e ogni nostra azione si riflette inevitabilmente su di essa, sbagliato pensare che l’azione del singolo non possa influenzare la massa. Infatti, se è vero che non c’è un collegamento diretto e immediato tra singolo e massa, è altrettanto vero che ognuno di noi comunica con molti altri. Con tale comunicazione ognuno influenza il pensiero degli altri e la storia si ripete per ognuno di questi altri e così via fino a coinvolgere l’intera società.

Malattie quali l’anoressia e il bulinismo dipendono dal rifiuto del proprio corpo, il quale dipende dagli stereotipi sul corpo, i quali dipendono dai messaggi pubblicitari , i quali dipendono da quello che la gente prende per buono, il quale dipende da quello che le persone pensano del corpo, il quale dipende da quello che i singoli pensano della nudità, il quale dipende dai condizionamenti che tali singoli hanno ricevuto durante la loro formazione nei primi dieci anni di vita, i quali dipendono da quello che era il pensiero dei genitori, il quale dipende da quello che è il pensiero della società, il quale dipende dall’insieme di tutti i passaggi precedenti.

Possiamo cambiare il punto di partenza ma il processo è sempre questo e il punto di arrivo sempre lo stesso: volenti o nolenti, tutti, persone fisiche e persone giuridiche, abbiamo una responsabilità sociale che non possiamo ne rinnegare ne ripudiare ne ignorare.

Fare in modo che gli stereotipi si annullino è responsabilità di tutti; fare in modo che il rispetto globale si diffonda è responsabilità di tutti; ripristinare la normalità del nudo, necessaria ai primi due obiettivi e a tanti altri altrettanto importanti, è responsabilità di tutti.

Obbligo di nudo


Suvvia, non raccontiamoci bugie: tutti siamo infastiditi dai divieti e dagli obblighi. C’è chi in apparenza li accetta, chi sembra esserne contento, ma, c’è sempre qualche divieto e qualche obbligo che ci fanno arrabbiare, che tendiamo a non rispettare.

Eppure molti sono coloro che, direttamente o indirettamente, non si fanno remore ad imporre loro stessi obblighi e divieti. Tra questi mi voglio qui interessare dei naturisti e nudisti, contesto in cui molto ci si lamenta del divieto alla nudità e poi si va a imporre il divieto opposto.

Come ci sentiamo noi quando non possiamo metterci nudi? Bene, lo stesso accade a chi da vestito si trova a doversi necessariamente denudare per potersi fermare in un certo punto della spiaggia o in una certa zona montana o in un dato campeggio.

Un fastidio che, visto che questi, a differenza dei naturisti e dei nudisti, mica si fanno riguardo a farsi sentire, si trasforma in rivolta e, spesso, genera azioni di ripicca o addirittura più massicci interventi di occupazione violenta della zona, anche ricorrendo a lamentele reiterate presso le istituzioni, a segnalazioni di fatti mai avvenuti, ad alleanze con esibizionisti e attivisti del sesso pubblico (due categorie a cui l’etica di naturisti e nudisti apporta parecchio fastidio).

Che ne deriva?

Ne deriva che l’unica giusta situazione è l’assenza di obblighi, che in ogni luogo le persone devono poter stare come preferiscono: vestite di bianco, vestite di rosso; vestite classico, vestite bizzarro; nude, vestite, vestite a metà; nude sopra vestite sotto, nude sotto vestite sopra, e tutte le altre possibili varianti.

No obblighi, no codici di abbigliamento, no stupide forme di autodifesa (invero solo testimonianza di debolezza). Solo libertà, libertà di abbigliarsi o spogliarsi a proprio piacere, libertà in ogni dove, sempre e comunque.

Abbigliamento facoltativo è l’unica strada percorribile: rispettosa, democratica, semplice, educativata.

Quando il ridicolo sfiora l’assurdo e diviene sospetto


Dopo una settimana che, per varie ragoni, non entravo, oggi apro Twitter e… sospeso permanentemente!

Di per se la cosa è ridicola visto che il mondo volge inevitabilmente verso la sana rinormalizzazione della nudità, ma diviene anche sospetta (e assurda) considerando che da due mesi ero quotidianamento costretto a controllare e bloccare coloro che avevano iniziato a seguirmi dato che molti erano profili pornografici o comunque imperniati sul sesso, con tanto di foto esplicite a libero accesso. Un assedio che mi aveva indotto a rendere provvisoriamente privato il mio profilo: evidentemente ho dato fastidio a tali personaggi che, non potendomi più assillare, si sono accordati e mi hanno segnalato alla moderazione di Twitter.

Il bello e ancor più assurdo è che vedo mascherate foto che non contengono nudità, boh! In apparenza sembra nascosto anche il messaggio fissato che lamentava il cattivo utilizzo delle parole nudismo e naturismo e invitava le persone a non seguirmi se il loro intento era la pornografia, se così è ecco che il sospetto diviene ancor più forte.

Che dire, ancora una volta la pornografia vince sulla normalità del nudo!

Va beh, farò a meno anche di Twitter, ne guadagnerò in ore di libertà da dedicare a me stesso. Mi dispiace non poter nemmeno avvisare i tanti follower seri che mi seguivano, se qualcuno di loro mi legge saluto da qui e li invito a far girare notizia sperando che li possa risentire nei commenti di questo blog.

Ciao!

Montagna: perchè accontentarsi dell’integrazione, passa all’inclusione!


Sentiero 3V "Silvano Cinelli"

Prefazione

Inclusione è una parola che, da almeno un paio di decenni, si utilizza molto al fine di indicare una più evoluta e corretta visione della vita comunitaria e sociale delle persone con disabilità, una visione che si pone come alternativa all’integrazione la quale, a sua volta, si era evoluta a partire dai concetti di esclusione e separazione (o segregazione).

In anni più recenti, l’utilizzo si è naturalmente esteso all’ambito dei migranti e, con un ulteriore salto logico, è possibile trasporlo a tante altre realtà, ivi compresa quella della nostra vita quotidiana, quella della vita in natura e, con relazione al tema di questo blog, quella dell’andare in montagna, sia esso fatto camminando che correndo, sia esso espressione di un corto cammino che di quello lungo e molto lungo.

Cosa differenzia queste quattro visioni della vita comunitaria? Vediamolo in breve.

Esclusione

Il “diverso” (tra virgolette in quanto in realtà siamo…

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A tutti i costi nudo?


Sarà l’età, sarà che già devo soffrire ogni volta che esco ad allenarmi, sarà la ridotta presenza di massa grassa, fatto sta che, a differenza di altri, nudo mi ci metto solo quando posso starci confortevolmente: che senso ha avere la pelle d’oca, sopportare il tremore del freddo, accettare la sofferenza personale e le nefaste conseguenze sulla salute solo per mettersi nudi anche quando sarebbe meglio non farlo?

Se la questione si fermasse qui, tutto sommato sarebbe inutile farcene un articolo, però ci sono altre considerazioni da fare, considerazioni che ci portano dal libero arbitrio alla comunicazione sociale, creando un discorso importante.

Il voler stare nudi a tutti i costi appare (ed è) un irrefrenabile desiderio che, giorno dopo giorno, mina la nostra salute psichica e, alla fine, sconfina nella fobia (per i vestiti), nell’atteggiamento compulsivo e persino nella psicosi. Già al primo livello, quello dell’irrefrenabile desiderio, l’alterazione comportamentale si percepisce benissimo, la percepiscono tutti coloro che stanno attorno, tutti coloro che, anche per breve tempo, passano vicino e la conseguenza è la comunicazione di un messaggio tutt’altro che favorevole alla rinormalizzazione del corpo e della sua nudità.

Per invogliare le persone a provare la nudità sociale, per convincere la società che il nudo è normale, per indurre le istituzioni a interrompere la loro fobia per il nudo, per pervenire a una rinormalizzazione sociale che permetta a chi lo desidera di vivere nella nudità ovunque e ogni qual volta le temperture lo consantano, il nudo è necessario viverlo in modo normale e non è normale mettersi nudi ad ogni costo!

Incresciosa storia


La politica e ancor più la partitica hanno regole tutte loro, regole che negli anni si sono rese sempre più strane, sempre meno leali. Così oggi assistiamo a ogni genere di nefandezza, a facce di bronzo incredibili, a reiterate inversioni d’opinione, tutto pur di catturare voti. Tra l’altro non è nemmeno una questione di parte, ma una situazione generalizzata che vede alternativamente o contemporaneamente in opera le varie parti del sistema, sebbene alcune di queste si mettano maggiormente in evidenza con azioni che ormai non si limitano più a rasentare il ridicolo, ci sono dentro in pieno, anzi, ne sono la massima rappresentazione. Ovviamente con la complicità, più o meno cosciente, degli elettori, oggi in alcuni casi più simili a dei giullari di corte.

Ecco un racconto di storia vissuta, cioè non è un racconto di fantasia, non è una storia metaforica, ma il racconto di un fatto realmente accaduto alcuni anni addietro e del quale ho potuto avere piena conoscenza. Un racconto che torna utile in questo particolare momento storico, un monito, un invito a ragionare prima di scegliere.

Erano cinque anni che frequentavano quella valle, anche con due lunghi soggiorni presso uno dei due rifugi presenti in zona.
Avevano fatto amicizia con alcune persone del luogo, in primis coloro che avevano in cura e custodia detto rifugio, ma anche i pastori che alloggiavano nelle due malghe.
Si erano innamorati di queste desolate lande, uno dei pochi posti che ancora permettevano di interagire con una natura ancora selvaggia, di vivere l’eccezionale esperienza della solitudine, di camminare sul terreno libero, di includersi nell’ambiente senza la preoccupazione di infastidire chi ancora non ha superato i condizionamenti sociali relativi alla nudità.


Un brutto giorno arrivano le elezioni e.. patatrac: un gruppo politico, evidentemente privo di efficienti programmi e incapace di un leale confronto, cerca tutte le scuse possibili per delegittimare la corrente amministrazione comunale. Tra queste ricade la presenza in valle di quel gruppo reo di praticare la nudità sociale senza nasconderla dietro ipocrite barriere fisiche e mentali, senza finalizzarla a meri interessi sessuali o economici, senza assoggettarsi agli stupidi stereotipi del mondo odierno.


Vengono stampati e distribuiti vergognosi (questi si vergognosi, non il casto e naturale comportamento del gruppo) volantini con le foto del gruppo abbinate alla vergogna. Vengono fatti articoli che, senza sentire la controparte, commentano e giudicano ciò che non conoscono. Viene fatta una vasta campagna denigratoria il cui costo ricadrà sull’intera comunità.


Non si sa per quale motivo, si spera non per questo (sarebbe un tradimento, un ripudiare quanto nelle parole e nei fatti manifestato nei cinque anni), ma vincono e, con la loro vittoria, ben lungi dall’interrompere l’attività del gruppo, fanno decadere una bellissima amicizia, un rapporto fantastico, una grandiosa opportunità di rispettosa crescita per la valle, il paese e la sua gente.

Quello che stava diventando un supremo esempio di civiltà e normalità, si è così trasformato non solo in un’occasione sprecata, ma anche in un ennesimo esempio di stupidità e intolleranza.

Aforismi per nudi e… vestiti


Tutti lo sanno ma molti, per convenzione o per opportunismo, lo nascondono: i vestiti sono barriera per gli occhi ma non per la mente!

Tutti lo sanno ma molti, per convenzione o per opportunismo, lo nascondono: i vestiti sono barriera per gli occhi ma non per la mente!


#rinormalizzailmondo


Tutti lo percepiscono ma pochi ci ragionano: aborrire la nudità è una curabile fobia, averne fastidio è un superabile condizionamento!


#rinormalizzailmondo


La vista di persone nude potrà dare fastidio ma di certo non ammazza e nemmeno fa ammalare, anzi: educa e cura!


#rinormalizzailmondo


Genitali dipinti o scolpiti possono tranquillamente (e correttamente) essere esposti ovunque, quelli reali devono essere rigorosamente (e insulsamente) celati: logica perduta!


#rinormalizzailmondo


Ipocrisia di un mondo sessocentrico: si ripudia la nudità ma si gradisce, e talvolta s’impone, che vengano messe in evidenza le forme, specie femminili, con abiti attillati e profonde scollature!


#rinormalizzailmondo


La nudità personale ingenera autostima, confidenza con il corpo e rispetto per sé stessi: invece di temerla è doveroso praticarla!


#rinormalizzailmondo


La nudità sociale crea rispetto, profondo rispetto, rispetto per se stessi e rispetto per gli altri, rispetto in tutti i sensi: invece di ostacolarla è necessario favorirla!


#rinormalizzailmondo


La rinormalizzazione della nudità, ben lungi dal provocare danni, può fare solo del bene: invece di contrastarla è indispensabile perseguirla!


#rinormalizzailmondo

#rinormalizzailmondo

Il forte ed esclusivo potere educativo della nudità sociale


  1. Per mettersi nudi in presenza d’altri è necessario superare gli stereotipi sociali sul corpo.
  2. Superando gli stereotipi sociali sul corpo ci si guarda e ci si vede con realistica positività.
  3. Guardandosi e vedendosi con realistica positività si assume fiducia in sè stessi.
  4. Assumendo fiducia in se stessi si incrementa la frequentazione degli ambiti nudisti.
  5. Stando nudi in mezzo ad altre persone, nude o vestite, ci si rende pienamente visibili esattamente per come fisicamente si è.
  6. Rendendosi pienamente visibili per come fisicamente si è diviene impossibile prendere in giro gli altri per come fisicamente sono.
  7. Vedendo tante altre persone nude per come fisicamente sono si comprende che i corpi evocati da pubblicità e pornografia sono falsi.
  8. Comprendendo che i corpi evocati da pubblicità e pornografia sono falsi si rafforzano il superamento degli stereotipi sociali e lo star bene con sè stessi.
  9. Convivendo nella nudità con altre persone nude ogni mistero sul corpo svanisce e con esso si annulla la morbosità.
  10. Annullandosi la morbosità si toglie potere all’utilizzo ricattatorio delle immagini di nudo e si rafforza l’atteggiamento di rispetto e indifferenza verso gli altri.
  11. Togliendo potere all’utilizzo ricattatorio delle immagini di nudo si dissolvono all’origine azioni quali il revenge-porn.
  12. Rafforzandosi l’atteggiamento di rispetto e indifferenza verso gli altri vengono debellati atteggiamenti quali il bullismo e la violenza sessuale.
  13. L’insieme di quanto detto sopra di certo non risolve tutti i problemi della società moderna ma di sicuro la migliora.
  14. Una società migliore vuol dire una vita migliore per tutti, nudi e vestiti!

Nient’altro può arrivare a questo, nient’altro può dare gli stessi risultati nello stesso breve tempo.

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