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Semplicità


 

I bambini non provano fastidio nei confronti della nudità, gioiscono della propria e sono semplicemente indifferenti a quella altrui, serviranno la violenza fisica (l’imposizione materiale delle vesti), la violenza psicologica (la reiterazione dei richiami che negano la svestizione e impongono la vestizione) e l’inganno (cultura del peccato, nudofobia, concetto di pudore, eccetera) per condizionarli e far mutare loro atteggiamento. Tutto questo vorrà ben dire qualcosa! La semplicità del bambino dovrà pur insegnarci qualcosa!

#nudiènormale #nudièmeglio

“Me Too” ovvero Società & Cultura


Me Too e gli altri movimenti contro la violenza sessuale sono iniziative lodevoli e assolutamente da sostenere, hanno sicuramente la forza per generare l’indispensabile cambiamento sociale a livello giuridico e legislativo, devo però andare oltre se vogliono ottenere quel cambiamento culturale indispensabile alla rimozione del problema, se vogliono prevenire piuttosto che limitarsi a curare hanno una sola opzione possibile: allearsi alla comunità nudista e aiutarla nel ripristino della normalità del nudo!

#nudièrispetto #nudièsolidarietà #nudièparità quindi…

#nudiènormale #nudièmeglio

Estate… senza costume!


Parafrasando l’errato titolo di una nota trasmissione di RAI2

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Dice il saggio: quel che credi esser potrebbe quello che creder ti han fatto!


Sera a cena con tre persone per parlare del progetto “Zona di Contatto” e della possibilità di creare, con la loro collaborazione, degli eventi dove, dopo un inizio vestito, più o meno a sorpresa proporre la sperimentazione della nudità, vuoi in forma passiva (la sola visione di altre persone nude) che attiva (il spogliare sé stessi). Il progetto in sé e per sé piace, colpisce, viene compreso però quando si arriva al dunque, alla fase organizzativa, al mettere sul piatto la propria disponibilità fattiva ecco che i condizionamenti irroratici attraverso gli anni da famiglia, scuola e società fanno capolino e spuntano le perplessità.

“Si comprendo molto bene la nudità in natura, ma faccio fatica a concepirla all’interno di eventi sociali”.

Cosa è la natura? La natura è certamente mare, spiaggia, prati, alberi, boschi, montagne ma indubbiamente comprende anche il regno animale e non è forse vero che in esso è integrata anche la specie umana? Nel momento che si afferma che mettersi nudi è un mezzo per avvicinarsi meglio alla natura si fa riferimento solo all’avvicinarsi a quanto ci circonda, oppure anche a noi stessi? Questo richiede luoghi particolari per essere fatto o può essere fatto ovunque? L’essere umano ama socializzare e lo fa attraverso qualsiasi attività della sua vita quotidiana, perché per il nudo dev’essere diverso?

“Al momento mi vedrei nudo solo da solo, se proprio dovessi farlo mi metterei nudo per le mie sensazioni e non per quelle degli altri”.

Infatti è quello che si fa, ci si mette nudi per le proprie sensazioni, così come per le proprie sensazioni si va in moto, si va ad arrampicare, si va a giocare a calcetto, e via dicendo, tutte attività che vengono fatte da soli ma principalmente, per la nostra già citata natura socializzante, insieme ad altri che condividono le stesse passioni e le stesse scelte di vita, perché per il nudo dev’essere diverso?

“Intendo la nudità come un fatto riservato, un qualcosa da condividere solo con mio marito, al massimo da farsi solo con lui in qualche recondita caletta”.

Giustissimo, nessuno vuole negare l’intimità di coppia, tutt’altro. D’altra parte anche il bacio è un fatto riservato eppure viene dispensato anche ad estranei alla coppia, anche una cena può essere intima eppure viene spesso condivisa con altre persone. Il bacio, la cena, il sorriso, l’abbraccio, le paroline dolci e tante altre cose sono sia intima azione della coppia che azione socializzante, perchè per il nudo dev’essere diverso?

 

 

#BuoniPropositi2018


1)      Leggere Mondo Nudo

2)      Partecipare alle escursioni di VivAlpe 2018

3)      Superare il fastidio del nudo

4)      Apprezzare il proprio corpo

5)      Spogliarsi

6)      Camminare nudi nella montagna

7)      Imparare a vivere nudi

8)      Diffondere la normalità del nudo

9)      Difendere i diritti del corpo nudo

10)   Promuovere una società dove i vestiti siano sempre, comunque e ovunque facoltativi

#nudiènormale

#nudièmeglio

I tempi che cambiano, invito a Sindaci e Assessori


I sempre più numerosi calendari con atleti, vigili del fuoco, studenti, eccetera che posano in nudità.

Le copertine delle riviste sportive con atleti nudi.

Lo spot della Nike con gli atleti nudi: Nike Naked Running Camp.

La pubblicità del Festival di Sanremo 2017 con la famiglia di alieni nudi.

La pubblicità dell’Ikea con i due anziani che vivono nudi.

Una sigla di Costume e Società (trasmissione di RAI2) con una bagnante nuda.

Lo sfondo della pagina iniziale del gioco Higher Lower con la persona nuda che gioca al computer.

IMG_6346Le mostre d’arte con persone nude in carne ed ossa, come opere ma anche come spettatori.

Il crescendo di spettacoli, in particolare danza ma anche opera lirica e teatro, dove il nudo è parte dominante o unica, talvolta anche con il coinvolgimento del pubblico.

Il successo delle manifestazioni sociali che usano il nudo per rafforzare il loro messaggio.

La nascita di palestre, scuole di yoga, ristoranti, bar dove il nudo è normalità.

Gli esperimenti di nudità al lavoro e le aziende che hanno adottato la regola dei vestiti facoltativi.

Famiglia nudistaLe sempre più numerose ricerche sociologiche e pedagogiche che indicano la positività dell’educazione al nudo e con il nudo o addirittura la necessità di educare i bambini al nudo.

Le sentenze della Cassazione che, prendendo atto del cambiamento nella visione sociale del nudo, lo dichiarano lecito quando praticato in luoghi all’uopo deputati o in tal senso da tempo utilizzati.

Le sentenze di giudici di ogni ordine e grado che si affiancano a quelle della Cassazione sopra menzionate allargandole ai luoghi selvaggi o poco frequentati.

I tanti “non luogo a procedere” per le denunce nei confronti di persone nude (in qualche caso anche in zone non propriamente selvagge o poco frequentate).

Eccoli (e non sono tutti) i segni palesi di una società che sta guarendo da una delle sue più inutili e insulse malattie: la paura o la vergogna del nudo! Gli unici riluttanti a prenderne atto, oltre a poche menti più o meno consciamente refrattarie al decondizionamento e ad alcuni oscurantisti a tutto tondo molto bravi ad imbrattare il web con i loro volgari sproloqui, sembrano essere gli amministratori comunali e i politici, non tutti veh, ma pur sempre troppi!

Egregi Sindaci, spettabili Assessori, Mondo Nudo è qui e vi può aiutare nella transizione alla società dei vestiti facoltativi, contattateci.

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Nudi siamo stati creati e…


Quando passando davanti a certe chiese o certi santuari mi capita di leggere cartelli che invocano all’uso di un abbigliamento decente, dove per decente è sempre palese che si faccia riferimento ad una copertura sostanzialmente estesa della pelle, mi sorge spontanea una considerazione assai semplice ma stranamente sfuggevole: secondo gli stessi libri sacri Dio ci ha creati nudi e di certo l’ha fatto con il presupposto che nudi saremmo dovuti restare, allora da dove nasce questa repulsione per il nudo? Perché nel corso della storia ad un certo punto il nudo è diventato immondo? Perché ora, nonostante tanti siano i precetti abbandonati o riveduti e primo fra tutti quello sul sesso senza matrimonio, è così difficile cambiare l’atteggiamento verso il nudo? Perché ci sono religiosi che apprezzano il nudo sociale e laici che lo schifano e lo condannano?

Nudi siamo stati creati e, nel rispetto del Creatore (chiunque o qualunque cosa, anche il nulla, esso sia) nudi dovremmo continuare a vivere!

 

Dieci cose assolutamente da fare nel 2018


1)      Mettersi a nudo

2)      Mettersi a nudo

3)      Mettersi a nudo

4)      Mettersi a nudo

5)      Mettersi a nudo

6)      Mettersi a nudo

7)      Mettersi a nudo

8)      Mettersi a nudo

9)      Mettersi a nudo

10)   Mettersi a nudo

#nudiènormale

#nudièmeglio

Prince of Denmark, Naked in New York


“L’hanno potuto fare solo perché sono donne”!!! Ci si potrebbe rilevare un atteggiamento maschilistico, una rivalsa tesa a sminuire la forza delle donne, di certo troppo spesso la gente parla solo perché ha la bocca e scrive solo perché ha una tastiera, in ogni caso bene hanno fatto a dare una risposta così forte e precisa. Grandiiii!

The Outdoor Co-ed Topless Pulp Fiction Appreciation Society

IMG_6346Last summer, we produced an all-female, all-nude staging of Shakespeare’s final play, The Tempest, outdoors in Central Park, and it was a huge success: hundreds of people came to see the play in person, and millions more — literally — read or heard about it in media coverage ranging from NBC News and Salon to every major newspaper in the U.K. (They love it when Americans experiment with Shakespeare, apparently.)

img_3506One recurring theme in the comment section of online coverage, however, went like this: “They could only do this because it was women — try it with naked men and they’d get arrested!” Well, we all know a challenge when we hear one. So our Tempest directors sat down to plan an all-nude, all-male production of Hamlet. 

IMG_6354That production was staged this summer, first in Brooklyn’s Prospect Park and then, just this past week, in Central Park, at the…

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Sentieri chiusi alle moto: danno da 137 milioni di euro!

Progetto fotografico “Con e senza” della fotografa Sophia Vogel


Foto di Emanuele Cinelli

Si moltiplicano i progetti basati sul nudo, dalle manifestazioni di protesta agli spettacoli teatrali, ecco quello della fotografa Sophia Vogel: una serie di doppi scatti fotografici di persone nell’atto di compiere azioni del loro quotidiano, il primo scatto da vestiti, il secondo da nudi.

“With and without” (“Con e senza”).

Mondo Nudo ha ormai imparato che quella della normalità del nudo è la strada da percorrere al fine di superare gli ultimi baluardi d’opposizione ad un nudo sano e libero; queste foto esemplificano molto bene tale concetto.

Vestiti è bello, nudi anche, anzi… #nudièmeglio!

#FemicidioEsGenocidio (Fuerza Artística de Choque Comunicativo) – YouTube


Messaggio chiaro e potentissimo, non serve aggiungere altro!

#FemicidioEsGenocidio (Fuerza Artística de Choque Comunicativo)

Sessismo sociale… #nudièmeglio


Mentre la televisione ne parlava e ne trasmetteva le immagini, parlavo con “mia” (virgolettato per rimuovere dal termine quel sentore possessivo che viene spesso utilizzato per costruire strumentali destrutturazioni dei discorsi) moglie dello sciopero di ieri, quello delle donne, all’improvviso, per quelle strane strade che vengono percorse dalla mente radiale di chi usa abbondantemente le mappe mentali, una folgorazione: quanto è sessista lo sport, perché si perpetua ancora la svilente abitudine di separare la classifica tra maschi e femmine? Sono assolutamente convinto che in assenza di tale ormai obsoleta distinzione si potrebbero osservare risultati strabilianti.

Poi il discorso si è allargato…

Oggi si parla tanto di abolire il sessismo, figure più o meno rilevanti della società, dell’economia, dell’industria, della politica, dei governi manifestano l’appoggio a tale campagna e poi… poi per convenienza socio-politica si supportano atteggiamenti che differenziano ancor più l’uomo dalla donna discriminando quest’ultima (vedi, ad esempio, la, certamente complessa ma non per questo meno sessista, questione del velo imposto alle donne, e solo a loro, da certe religioni ed estremizzato dagli integralismi pseudo religiosi), ma soprattutto poi nulla viene fatto per eliminare quei tanti micro aspetti sessisti presenti nella società, ad esempio bagni e spogliatoi separati in scuole e centri sportivi, che proprio perché micro si insinuano più facilmente nel costume sociale condizionandolo ad una visione sessista.

Il sessismo va rimosso alla radice abituando i nostri ragazzi alla condivisione pacifica degli stessi spazi anche per quanto riguarda quelle situazioni in cui ci si potrebbe trovare parzialmente o totalmente nudi, di più, va proprio incentivata la nudità, sia essa intesa come momento privato che come momento conviviale, vanno del tutto eliminati i vani individuali presenti negli spogliatoi, va incentivato il cambiarsi pubblicamente, vanno rimossi i divieti (comparsi da qualche anno in piscine e palestre) al farsi la doccia nudi, vanno organizzati incontri sociali dove l’abbigliamento sia del tutto facoltativo e magari anche alcuni dove il nudo sia obbligatorio, va ripristinata l’antica abitudine dello sport in nudità.

Il nudo è l’arma più potente contro il sessismo: solo se nudi siamo tutti uguali, solo se nudi impariamo il più profondo reciproco rispetto, solo nella nudità sociale si debellano i vari stereotipi di genere, solo in una società nuda si può trovare quella sicurezza globale che era una delle voci in causa nello sciopero di ieri, solo una società nuda è priva di quegli stimoli che inducono atteggiamenti deviati e in primis la violenza sessuale. Solo in una società nuda!

Vestiti è bello, Nudi è meglio!

#nudièmeglio

Per un 8 marzo che segni un passo decisivo per i diritti delle donne #nudièmeglio


Inutile nascondersi dietro paraventi esili come un sottilissimo filo d’erba, ipocrita farsi scudo con l’imposizione delle quote rosa, sterile giustificarsi rigettando il problema sulle spalle altrui, alla fine la verità è palesemente una e una sola: in nessun paese del mondo, Italia compresa, esiste ancora una vera parità tra maschi e femmine; in nessun paese del mondo, Italia compresa, le donne possono ancora vantare gli stessi diritti degli uomini; in nessun paese del mondo, Italia compresa, le donne possono sentirsi sempre e comunque al sicuro.

Scendere in campo per manifestare contro questa situazione è solo un primo passo, occorre fare di più, occorre fare qualcosa di concreto e questo qualcosa passa anche (e soprattutto) per la normalizzazione del nudo, unica chiave che possa portare alla necessaria rivalutazione del corpo, quel corpo tanto bistrattato e vituperato, quel corpo che diviene lecito solo se utile agli interessi di potere, quel corpo che è mostrabile solo quando corrisponde a canoni estetici artificiosamente definiti, quel corpo che, alla fine, è diventato il terrore di tante persone e per alcune anche la fonte di indicibili sofferenze, finanche della morte.

Normalizzando il nudo si estirpa una delle più potenti armi di ricatto psicologico, si elimina uno dei più tenaci vincoli di potere, una delle forme più incisive e distruttive di denigrazione, si rimuove alla radice il tarlo che impedisce alle donne di sentiersi sempre e comunque sicure, di sentirsi sempre e comunque alla pari dell’uomo, di godere degli stessi diritti e degli stessi poteri. Nudi è meglio in tutti i sensi, ineluttabile, incontestabile, inevitabile… lo dimostra la realtà dei fatti, lo dimostrano le comunità nudiste, lo dimostrano i gruppi di maschi e femmine (adulti, giovani e bambini) che vivono e condividono spazi e tempi nella più tranquilla nudità, lo dimostrano… ineluttabile: #nudièmeglio.

#nudièmeglio uno slogan che deve risuonare da oggi in avanti, uno slogan che deve guidare alla (pacifica) rivoluzione sociale, un mantra che deve insinuarsi nella mente della gente.

#nudièmeglio … #nudièmeglio … #nudièmeglio





Tutorial verso l’8 Marzo di M^C^O


Mondo Nudo è sempre presente ogni qualvolta ci sia da educare al rispetto e all’uguaglianza sociale. Anche in questo caso scendiamo in prima linea.

Una società civile deve rigettare ogni tentativo di imporre limiti d’azione sulla base di un presunto impedimento di pensiero. L’autodeterminazione, l’eutanasia, l’orientamento sessuale, la condanna del violento, il nudo, l’equità sociale, le famiglie omosessuali e via dicendo mai potranno limitare o negare l’altrui libertà, sia essa di pensiero che d’azione, mentre la loro negazione sempre impedisce la libertà d’azione di qualcuno, talvolta anche quella di pensiero.

L’uso imprevisto del corpo collettivo nello spazio pubblico è sovversivo. Cerchiamo un gesto che racconti l’alleanza radicale tra corpi che eccedono i confini angusti dell’immaginario dominante: vogliamo alzarci le gonne, vogliamo farlo insieme e, insieme, vogliamo ridere con tutta la forza della nostra rabbia.
Scioperiamo il lavoro, la precarietà, il genere, i confini spaziali tracciati da governi che non riconosciamo; ci ribelliamo alla violenza economica, a quella discorsiva, a quella domestica e di strada; ci opponiamo alla sessualità eteronormata e al controllo medico sui nostri corpi; ci alziamo le gonne, infine, per scioperare il ruolo di vittima, così funzionale all’esproprio del nostro piacere.

Ana suromai è il gesto di alzarsi le gonne e mostrare la vulva. Questo gesto ha origine nei culti arcaici della Dea e ricorre come elemento di conflitto in un numero significativo di lotte contro il potere patriarcale e sessuofobico in ogni parte del mondo.
Oggi vogliamo riproporre questo gesto insieme a tutti i corpi favolosi con cui lottiamo ogni giorno. ()

Sorgente: M^C^O

 

Invito a pranzo


Sfrigola l’olio nel grande tegame, sulla sinistra un tavolo di legno grezzo, duro e scuro, è ricoperto di piatti e piattini, rossi e succosi pomodorini tagliati a piccoli pezzi, rosati gamberetti, ciuffi di fresco prezzemolo, odorosi limoni, gli spaghetti attendono d’essere versati nell’acqua bollente. A destra un altro più piccolo tavolino, anch’esso di duro e scuro legno grezzo, accoglie gli arnesi da cucina.

Blop, blop, l’acqua bolle, prendo gli spaghetti e ve li deposito dentro, un paio di colpi col mescolo di legno per ben separarli. Voci gaudenti giungono dalla stanza accanto, prendo il vassoio degli aperitivi e raggiungo gli amici. “Anche noi, anche noi!” due bimbi e due bimbe arrivano correndo e mi si stringono attorno pizzicandomi le gambe, “si, si, ci sono anche i vostri succhi, eccoli”. Deposito i quattro bicchieri su di un basso tavolino contornato da morbidi cuscini e, accompagnato dal sorriso dei bimbi, raggiungo il tavolo da pranzo.

Veloce scorre il tempo quando si è in piacevole compagnia, il pranzo è finito, i bimbi hanno ripreso ormai da tempo i loro festosi giochi, mentre noi adulti chiacchieriamo delle mille cose che, inseguendosi l’un l’altra, ci scorrono nella mente: il lavoro, lo sport, la camminata che faremo domani, la camminata che abbiamo fatto domenica scorsa, i social network.

“Ehi, fuori è uscito il sole, che ne dite se ne approfittiamo?” “Siiiiii!” I primi a rispondere sono i bambini, che già stanno correndo giù dalle scale che danno nel giardino. Piccole pozzanghere risplendono nel verde dell’erba, senza timore per i vestiti che non indossano ci saltano dentro spruzzandosi a vicenda. Con più calma anche noi raggiungiamo l’esterno per distenderci sul prato. I caldi raggi di questo sole d’inizio estate inondano la nostra pelle, osservo le gocce d’acqua abbarbicate sulle foglie degli alberi, un lieve tremore le percorre mentre lentamente si trasformano in vapore.

IMG_8226Si approssima la sera, il sole cala dietro i tetti delle case, una fresca brezza c’invita a rientrare, per gli amici è giunta l’ora di ripartire, chiamiamo i loro figli, risaliamo le scale e raggiungiamo la sala. Su un divano d’angolo, ordinatamente distesi, ci sono le vesti dei nostri amici e dei loro bimbi, una ad una le raccolgono e le indossano. Mutande, calzini, magliette, pantaloni cambiano di posto, lentamente, molto lentamente, oserei dire penosamente. Riluttanza dei bimbi, ma anche degli adulti, i loro sguardi svelano il fastidio che stanno provando. “Ehi, che vi succede? Non volete più rivestirvi?” “Nooooo” urlano i bambini in coro, “già” aggiunge la madre “stamattina ero perplessa all’idea di venire a casa vostra sapendo che sareste stati nudi, ora vorrei poter prolungare in eterno questa nuda giornata, ho visto quant’erano felici i miei figli, ho potuto lasciarli giocare e mangiare senza preoccuparmi che sporcassero le vesti” “si, si” interviene il marito “è stato fantastico, ci abbiamo ragionato sopra un intera settimana al vostro invito, temevamo soprattutto per i bimbi, che potessero restarne traumatizzati, ma anche per noi, non ci siamo mai spogliati davanti ai figli, non ci siamo mai spogliati davanti ad altre persone, non ne capivamo la motivazione e ora…” “ora” riprende la nostra amica “ora abbiamo compreso, ora vi dobbiamo ringraziare, ci avete fatto sperimentare qualcosa di speciale, qualcosa che ci ha profondamente arricchito, come individui, come genitori, come famiglia, grazie!”

La vestizione è finita, accompagniamo i nostri amici al cancello e li salutiamo. “Grazie, amici, grazie ancora, beati voi che siete ancora nudi.” “Non vedo l’ora di arrivare a casa per spogliarmi nuovamente, da oggi a casa nostra si vivrà nudi, vero bimbi?” “Si, si, siiiiiiiiiii, andiamo, andiamo, già la pelle ci pizzica, vogliamo toglierci questi brutti vestiti!”

La macchina si allontana, dalla finestra posteriore i bimbi ci salutano calorosamente facendoci ciao con le manine, toh, guarda, si sono già tolti i pantaloni e… le mutande, eheheh!

Famiglia nudista

Investire sul nudo e nel nudo si può ed è vantaggioso!


Da un’articolo del The Guardian (linkato più sotto)

<<Bonachela had tabled, and discarded, the idea. “We had talked about everyone participating, disrobing, at the gallery,” he says. “When he got in touch, I was like, ‘We still have time, let’s do it.’” The slowest-selling show was swiftly rebranded as nude-only and sold out within a day. Two nude nights were added. They sold out too, faster than the clothed shows.>> (Traduzione automatica <<Bonachela aveva presentato, e scartato, l’idea. “Abbiamo parlato di tutti i partecipanti, spogliarsi, presso la galleria”, dice. “Quando entra in contatto, ero come, ‘Abbiamo ancora tempo, facciamolo.'” Lo spettacolo più lento-vendita è stato rapidamente rinominato come nudo-only e tutto esaurito in un giorno. Sono stati aggiunti due notti nude. Hanno venduto troppo, più velocemente di quanto gli spettacoli vestiti.>>)

The Sydney Dance Company’s, una notte di nudità e di danza presso la galleria d’arte del New South Wales in Australia è un chiaro esempio di quanto il nudo, quello sano, quello semplice, quello naturale, possa essere un buon investimento e non solo in merito alla ricettività turistica ma per qualsiasi altro settore imprenditoriale, per qualsiasi momento e attività della giornata.

Un esempio che viene ad aggiungersi ad altri, alle tante saune ove la nudità è correttamente obbligatoria, alle ancora poche palestre fitness in cui si può stare nudi, le sempre più numerose scuole di yoga, i ristoranti, le navi da crociera, le piscine, alcune mostre d’arte. Tutti esempi nei quali, però, con poche eccezioni, la scelta è stata quella dei periodi di “solo nudo”, in pratica momenti o viaggi dedicati ai nudisti in cui il nudo è obbligatorio. Perché puntare a un solo target? Esiste un modo per investire nel nudo senza rinunciare alla parte che può portare “il vestito”: certo che esiste, è la scelta “vestiti facoltativi”. Ognuno vestito, mezzo vestito o nudo come gli pare è forse la scelta più difficile (forse!), ma è sicuramente la scelta più conveniente e migliore (anche perché la più educativa e rispettosa): la società ha più volte dimostrato d’essere pronta a condividere gli stessi spazi e negli stessi momenti, l’hanno dimostrato le saure, l’hanno dimostrato le nostre attività escursionistiche e non (dove da sempre vige la regola dei vestiti facoltativi), l’hanno dimostrato le aziende nelle quali, in via sperimentale ma anche come scelta permanente, i dipendenti sono stati autorizzati, con ottimi risultati, a lavorare nudi.

Ne avevo parlato in “Nudi al lavoro”, in  “Nudisti in azienda? Un valore aggiunto!”, poi anche in “Imprenditore nudista (investire sul nudismo), una scelta difficile?” dove però lo guardavo solo dal punto di vista delle imprese che basano la propria economia specificatamente sul nudismo. L’articolo sopra riportato mi ha ispirato per riprendere il discorso generico e allargarlo,  estenderlo a qualsiasi tipo di impresa, impostarlo in ragione della vita nel nudo, del nudo che coinvolge in modo esteso le nostre giornate, a casa, come al lavoro, nella visita a musei e mostre d’arte, negli spettacoli e nello sport.

Investire sul nudo o/e nel nudo si può fare, ormai è certo, ormai è consolidato che apporti vantaggi, sia, a seconda dei casi, in produttività che in afflusso di pubblico. Noi di Mondo Nudo siamo pronti a guidarvi e supportarvi (vedi il nostro programma “Zona di Contatto”), che aspettate?

 

Social network e nudo, l’apoteosi dell’obsolescenza


fb_censored1Prima il blocco permanente da parte di Facebook (“Spariti da Facebook!”), arrivato dopo una serie di blocchi temporanei (“Ridicolo Facebook!” e  “FB page: closed for… censored”) con la scusa dell’account falso, poi la censura di Pinterest ad un’immagine che nulla aveva di sconvolgente e, tra l’altro, era pubblicata come riservata, ora tocca a Youtube che mi cancella una playlist contenente filmati pubblicati da altri (e, mi chiedo, perché cancellare la mia playlist invece dei filmati originali?).

Stavo meditando sul cosa fare, se farci un altro articolo o lasciar perdere, quando incappo in un articolo che, vuoi per la questione vuoi per quello che vi veniva scritto, mi ha fatto propendere per la prima azione, l’articolo di una donna censurata da Facebook perché denunciava un gruppo che inneggiava alla violenza sulle donne, messaggi poi ripristinati con delle scuse che lasciano il tempo che trovano visto che l’account è rimasto comunque bloccato: – Arianna: <<i violenti dei social sono nelle nostre case, così li denuncio>>  –

cartello1Quanto segue, quindi, non è un lamento, bensì una denuncia, la denuncia di una situazione che ha raggiunto livelli insopportabili, indecenti, inammissibili, una situazione verso la quale, così come insegna un illustre giurista del passato, ogni libero cittadino ha non solo il diritto ma anche il dovere di ribellarsi e di chiedere soluzione.

Social network finitela di prendere le difese dei porci sessocentrici e dei malati nudofobici.

Social network evolvete, maturate, crescete, così come, nonostante tutto, sta facendo la società.

Social network dovete, e sottolineo il dovete, aiutare coloro che stanno portando avanti campagne capaci di far maturare e guarire questa malata società.

Nella nudità sociale sparisce ogni immondo desiderio di violenza sessuale e il nudo è la cosa migliore che possa esistere all’interno di una comunità, il nudo è educativo, è sano, è normale, anormale è chi non lo può vedere, anormale è chi lo denuncia, anormali sono le regole che lo negano e lo censurano, anormali sono coloro che segnalano le foto di nudo, anormali pornografi, anormali maiali, anormali pederasti, anormali sono loro e solo loro, ah si, e voi social network, voi che li sostenete, voi che gli date credito, voi che supportate il loro malanno, voi che siete malati quanto loro.

educazione nudistaNudo è meglio, mettetevelo in testa, fatevene una ragione, diffondete il verbo e lo stesso devono fare politici, legislatori, giuristi, avvocati, giornalisti, insegnanti ovvero tutte quelle persone che, per varia ragione e in varia misura, sono deputate ad educare la società, alla fine possiamo dire tutti.

Educare alla nudità è educare alla normalità, educare alla nudità è guarire dalle perversioni sessuali, educare alla nudità è formare adulti sani e coscienti, educare alla nudità è rimuovere la piaga della violenza sessuale, educare alla nudità è, pertanto, un DOVERE sociale.

Gli abiti servono a proteggere dalle intemperie, non servono a nascondere; gli abiti sono un artifizio dell’uomo, il nudo è la natura umana; gli abiti sono uno strumento di controllo, il nudo è l’arma della liberazione; gli abiti ci rendono deboli, il nudo ci fa forti.

Vestiti è bello, Nudi è meglio!

P.S. 

Ecco come ragionano i summenzionati social network: chiaro, il sesso sporco paga, il nudo sano no!

facebook_nudismo

Foto reperita su Facebook  ———- Foto censurata da Facebook

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Foto reperita su Pinterest ———- Foto simile a quella censurata da Pinterest

Riguardo a Youtube, non volendo pubblicizzare filmati e canali che nulla hannpo a che vedere con l’immagine positiva del corpo e del sesso, mi limito a incorporare qui sotto uno dei video che formavano la playlist censurata da Youtube, gli altri erano quelli che completano questa serie di filmati sull’educazione sessuale.

Leggi anche “Facebook e il nudismo” un articolo che contiene osservazioni in buona parte applicabili anche ad altri social network e che fa da debito compendio al presente.

Il primo #BresciaPride


Mondo Nudo e il suo staff sono in prima linea per ogni iniziativa che sia volta a combattere le discriminazioni, superare i condizionamenti sociali e diffondere l’educazione al rispetto dell’altro, così come è, senza se e senza ma, rispetto!

Il nudismo è solo una di queste campagne, altre molto attive in questo periodo sono quelle che vengono indicate nella lettera che qui presentiamo (e più sotto riscriviamo per chi non avesse modo di leggere dall’immagine) e che hanno portato alla creazione del primo BresciaPride, al quale auguriamo, nel nome del rispetto e dell’evoluzione sociale, il miglior successo possibile.

bresciapride

BRESCIA PRIDE 2017 – UNIRE LA CITTA’

COMUNICATO STAMPA

BRESCIA, 10 gennaio 2017

6 colori, 6 mesi di appuntamenti, incontri, convegni, proiezioni, eventi culturali, ludici, conviviali fino al corteo del 17 giugno 2017: un corteo pieno di gioia e contenuti profondi per le vie della città. Sarà il 1° Brescia Pride!

Si apre oggi ufficialmente il percorso organizzato dal Comitato Brescia Pride, costituito da 5 associazioni promotrici: Caramelle in piedi, Chiesa Pastafariana, Donne di cuori, Equanime, Pianeta Viola e, ad oggi, altre 38 realtà di Brescia e provincia che hanno aderito al progetto e lo sosterranno con loro proposte ed iniziative.

Per noi, e nelle nostre intenzioni per la città tutta, la sfilata del BresciaPride sarà solo il culmine di una crescita personale, sociale e culturale, che intende #unirelacittà

Chi dice che il Pride riguarda solo le persone lesbiche, gay o transessuali?

Vorremmo condividere con tutti questi sei mesi nei quali saranno molte le occasioni in cui confrontarsi, imparare ad essere solidali, per superare le discriminazioni non solo verso la nostra comunità LGBT, ma anche nei confronti di tutte le realtà che troppo spesso vengono classificate come diverse, marginali, minoritarie. Per questo siamo a fianco delle e dei migranti, richiedenti asilo, nuovi cittadini, bambine e bambini vittime di bullismo, di chi combatte ogni giorno le discriminazioni sul lavoro, nello sport, nel linguaggio. Un impegno che riguarda tutti, nessuno escluso: né i singoli né le istituzioni, dai Comuni alla Provincia, dai Sindacati alle Istituzioni religiose: a tutti questi soggetti importanti chiediamo di essere attivamente al nostro fianco, non solo patrocinando o sostenendo le nostre proposte, ma, anzi, facendosi promotori in prima persona di proprie iniziative a favore dei diritti.

Col nostro slogan #unirelacittà invitiamo tutta Brescia e provincia a partecipare, seguire e sostenere questo storico evento, ci piacerebbe che il BresciaPride diventasse il desiderio condiviso di una comunità che sa rivendicare per ogni persona il diritto alla propria identità, e che riconosce la dignità di tutte le vite.

Le diversità che ognuno porta con se verranno vissute in ciascuno degli eventi in calendario come il contributo unico, personale e umano che ogni persona può portare alla propria città, comunità, società, un contributo di ricchezza alla Brescia di oggi e di domani.

Comitato BresciaPride

Per seguire l’evoluzione dell’evento e per ulteriori informazioni…

Pagina Facebook del BresciaPride

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Il nudo e la scuola


Sebbene l’educazione della famiglia resti cardinale rispetto ad ogni altro ambiente educativo, la scuola, intesa come ambiente di vita, apporta un influsso che, per certi ambiti, può totalmente distruggere quanto fatto in casa. I ragazzi e ancor più gli adolescenti hanno l’estremo bisogno di integrarsi nei vari strati sociali in cui vivono e la famiglia è un ambito privato anziché sociale. Ecco che ragazzi a casa molto tranquilli una volta a scuola si scatenano, ragazzi che a casa sono educati a scuola diventano maleducati, ragazzi che cresciuti secondo date regole ad un certo punto le rifiutano e si comportano esattamente all’opposto. I ragazzi devono integrarsi tra loro e, purtroppo, uno dei mezzi più semplici e rapidi per ottenere ciò è quello di mettersi in mostra, fare i bulli, manifestare rivolta contro le regole, ripudiare l’educazione ricevuta.

educazione nudistaCosa c’entra questo con la nudità e il nudismo? C’entra, c’entra! C’entra perché il nudismo attiva una serie di positivi meccanismi che potrebbero riequilibrare quelli visti innanzi, lo stare nudi in società porta a superare alcuni condizionamenti che sono alla base di tali malsani atteggiamenti.

Tanto per cominciare, visto che la scuola non può e non deve opporsi all’educazione famigliare, visto che è preoccupazione ormai comune quella di rispettare le varie ideologie, verrebbe così rispettato il diritto dei ragazzi nati e cresciuti in una famiglia nudista, sempre più numerosi e oggi quasi gli unici a essere discriminati, di non vedersi alterati nel loro stile di vita (la figlia di amici un giorno non voleva andare a scuola e si è scoperto che il motivo era perché la maestra, essendoci una festina con piscinetta, aveva richiesto alle bambine il costumino intero o i due pezzi e lei, abituata a fare le vacanze in nudità, aveva un solo pezzo).

Poi…

  • C’era un tempo in cui la nudità era un segno di rispetto verso coloro che, vivendo in stato di povertà, non potevano permettersi un costume e/o il cambio di vestiti, così in certe situazioni tutti nudi o, quantomeno, nudi coloro che non potevano fare diversamente, e questo avveniva anche in alcune scuole, ad esempio quando le lezioni si spostavano in piscina.
  • In diverse università anglosassoni, ma non solo, la nudità è prassi accettata in occasione momenti goliardici o attività sportive e nessuno se ne esce scandalizzato o viene molestato.
  • Nella nudità generale vengono ad essere annullate quasi tutte le differenze sociali, facilitando notevolmente l’integrazione… altro che i grembiulini.
  • La nudità comporta necessariamente una maggiore attenzione all’igiene personale e, da docente, posso assicurare che ce ne sarebbe un grande bisogno.
  • L’essere nudi insieme, ovviamente senza separazioni di genere, determina il superamento della visione oggettivata dell’altr* e il relativo comportamento sessista.
  • Vedersi nudi e vedere il nudo migliora inevitabilmente il rapporto con sé stessi e il proprio corpo, eliminando o quantomeno attenuando le problematiche della visione di sé.
  • Si annullerebbero, ovviamente, anche tutti quegli atteggiamenti di scherno verso lo stato fisco dei compagni: si vedono magari meglio ma si vedono anche i propri e li vedono anche gli altri.
  • Il contatto fisico tra nuda pelle trasmette messaggi fortissimi e lega tantissimo le persone.
  • La conseguente riduzione dello spazio vitale migliora sensibilmente le possibilità comunicative, di conseguenza l’integrazione.
  • Bambin* e ragazz* abituati alla nudità sono meno sensibili alle moine dei pedofili e, pertanto, più difficilmente preda degli stessi.

Nudi a scuola si starebbe meglio, si crescerebbe meglio, la società crescerebbe meglio e il futuro sarebbe per certi versi più ottimistico.

Nudi a scuola, si potrebbe iniziare con il proporre dei brevi momenti di allontanamento dalle vesti (ad esempio dopo l’attività in palestra suggerire, spiegandone le importanti ragioni medico salutistiche, di fare la doccia nudi) e poi pian piano incrementare il tempo nella nudità consentendola (la non obbligatorietà dev’essere base fondante del processo, altrimenti il tutto diverrebbe un’altra regola da osteggiare e violare) nell’ambito di quelle attività che più di altre possono trarre vantaggi rilevanti dalla nudità: ginnastica, piscina (dove c’è), giochi con l’acqua, giochi ove i vestiti potrebbero sporcarsi o danneggiarsi e via dicendo.

Nudi a scuola, cosa costa provarci? Paura di riuscirci? Paura di dover rivedere le proprie preconcette innaturali adulte posizioni sulla nudità?

#TappaUnica3V diventa un servizio


Atto Primo

IMG_8573Durante i miei ripetuti passaggi sul sentiero 3V ho potuto constatare lo stato di abbandono di una, seppur piccola, parte del percorso e degli accessi laterali allo stesso. Altri tratti sono in uno stato di migliore conservazione ma pur sempre sotto il livello minimo considerabile come accettabile per un itinerario dove chi transita, visto l’impegno fisico e psichico che sta affrontando, deve potersi permettere di non pensare all’individuazione del percorso e deve evitarsi litigate con rovi, cespugli di vario genere, erbe alte, buchi nascosti. Da primo ideatore del percorso, da figlio di chi presa la mia idea si diede molto da fare per farla diventare primo progetto e poi realtà, in memoria di mio padre che morì sul sentiero in occasione del suo giro inaugurale sono ovviamente infastidito dall’aver rilevato quanto sopra detto e, pertanto, pur riconoscendo ai vari gruppi l’importante lavoro ad oggi svolto e che continueranno a svolgere, d’altra parte conoscendo anche le tante difficoltà a cui essi vanno incontro per assolvere a tale incombenza, senza nulla togliere a loro ma piuttosto aggiungendo un’altra opportunità per il sentiero, ho deciso di occuparmene in prima persona.

Atto Secondo

IMG_8258Mentre percorrevo gli ultimi chilometri del mio TappaUnica3V sono stato improvvisamente mentalmente sommerso da un’idea: questa mia esperienza e tutte le conoscenze che dalla stessa ho ricavato devono avere un seguito “perpetuo” e, pertanto, vanno messe a disposizione di chiunque voglia percorrere il sentiero 3V, con qualsiasi formula (svago, esperienza personale, competizione) e in qualsiasi tempo (molte tappe, poche tappe, tappa unica; comoda o avventurosa; per svago o agonistica).

Atto Terzo

IMG_9469Prendere la decisione di cui all’atto secondo, fonderla con quella del primo atto e volgere il tutto in forma professionale onde poter superare le difficoltà anzidette (con riferimento al primo atto): costi (non guadagnandoci nulla alla fine gli interventi vengono fatti solo in quelle poche occasioni che si riesce ad ottenere dei finanziamenti o dalle poche associazioni realmente numerose e/o finanziariamente robuste), reperimento del personale (facendolo in forma volontaria e gratuita le persone sono poco motivate a togliere giornate alle loro escursioni), efficacia del lavoro, specie di quello inerente la segnalazione troppo spesso effettuata con metodi empirici e da persone prive di adeguata formazione (la segnaletica può a volte costare la vita o comunque mettere in seria difficoltà le persone, pertanto deve essere sempre fatta con tutti i sacri crismi, cosa che, come detto, ho personalmente appurato ad oggi mancare).

Conclusione

Locandina TappaUnica3V_600Ancora non so come esattamente si formulerà la cosa dal punto di vista giuridico-fiscale, ma posso dire con assoluta certezza che TappaUnica3V informalmente è già diventato un servizio, che per comodità per ora possiamo chiamare agenzia (che è poi la formulazione giuridico-fiscale più probabile), e al più presto possibile lo diventerà anche formalmente.

Di cosa si occuperà l’agenzia TappaUnica3V?

Sommariamente dovreste averlo già compreso ma voglio essere più dettagliato.

Primo Obiettivo

Manutenere il sentiero 3V e gli accessi laterali degli anelli parziali (per ora bassissimo, basso, medio, alto, altissimo) al fine di consentirne una percorrenza tranquilla e pulita, pur mantenendo il sentiero in una condizione di naturalezza: gli eventuali lavori di segnalazione e pulizia saranno attuati al minimo indispensabile senza snaturare l’ambiente e il sentiero, anzi, mantenendo inalterate le caratteristiche ambientali e le difficoltà tecniche.

Secondo Obiettivo

Occuparsi dell’organizzazione logistica per conto di chi, a piedi, voglia fare completamente o parzialmente il sentiero 3V: vuoi fare il giro o una parte del giro, TappaUnica3V ti mette informa a dovere sul percorso, ti formula la tabella di viaggio, ti predispone i punti d’appoggio o i campi intermedi, ti, se lo desideri, trova l’accompagnatore professionista, ti assiste in tutti quegli altri elementi insieme concordati (rifornimenti alimentari, rifornimenti idrici, esplorazioni preliminari, eccetera); vuoi organizzare una manifestazione o una competizione sul tracciato del sentiero 3V ma non lo conosci, TappaUnica3V lo farà per te o insieme a te.

Terzo Obiettivo

Valorizzare il sentiero 3V: TappaUnica3V si attiverà per fare ampia pubblicità al percorso e farlo conoscere al maggior numero possibile di persone, sia in forma indiretta (post sui social network, articoli, eccetera) che diretta (organizzazione di escursioni sul percorso).

TappaUnica3V, viaggia serenamente sul sentiero 3V “Silvano Cinelli”!

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Leggi la storia completa di TappaUnica3V e seguine la prosecuzione!

A Losanna arriva il reddito minimo di felicità. L’idea è di una ragazza di 25 anni


IMG_0951Calza giusto a misura con il mio articolo “Lavoro, lavoro, lavoro!”, a quanto pare (ma già lo sapevo) non solo l’unico che ritiene fondamentale ripristinare il diritto alla dignità delle persone, un diritto che negli ultimi anni è stato profondamente minato e progressivamente distrutto dalle politiche istituzionali e aziendali. Il reddito minimo garantito (che a mio parere non va assolutamente vincolato, solo definito numericamente come minimo necessario per una vita dignitosa), ben lungi da indurre le persone alla nulla facenza,  produrrebbe, come documentato nell’articolo sotto linkato, crescita personale e sociale, apporterebbe serenità nelle persone che sarebbero così meno ricattabili… ah ma è forse proprio questo che disturba e induce ad osteggiare la cosa: persone meno ricattabili corrisponde al dover offrire ambienti di lavoro migliori e più sereni, a trattare il personale con più rispetto, a non poter più pretendere lavoro gratuito, a retribuzioni più consone ad una società onesta e dignitosa!

Giancarlo Donadio per StartupItalia! A Losanna arriva il reddito minimo di felicità. L’idea è di una ragazza di 25 anni

The Street, Fair


“We’re not out to pick fights; we’re out to set an example” Excellent this is the correct road / “Non vogliamo fare lotte ma solo dare l’esempio” grandiiiiiii Questa è la strada da seguire!

Eccole nuovamente all’opera, ecco un esempio d’intelligenza, altro che proporre o sostenere leggi castranti, altro che crearsi tare mentali su presunte offese agli altri: uscire a testa alta, uscire tra la gente, uscire certi della propria normalità, uscire e… dare l’esempio!

The Outdoor Co-ed Topless Pulp Fiction Appreciation Society

IMG_5756Happy Memorial Day, everyone.

This marks the (unofficial) start of summer, and with it the start of street fair season, when New Yorkers — if they don’t flee the city entirely on weekends — spend their weekends at these migratory festivals full of guilty-pleasure food (crepes! zeppoles! mozzarepas!) and miscellaneous tchotchkes (dental tools! chopstick art! old LPs!). The weather is invariably hot, usually humid, often stifling, and any man in the crowd can walk without his shirt on. But you never see women doing it. Never. And how is that fair?

So we took matters into our hands.

IMG_5744We visited the annual fair held on Broadway, up on the Upper West Side. There were half a dozen of us and hundreds of other pedestrians, and yes, we got our share of stares and double takes. But overall people were indifferent or at least trying to appear so. A…

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Di femminismo moralista, effetti culturali e uomini che sfuggono alle dicotomie


Questa immagine mostra in qualche modo come viene affrontata la nudità, anche quando è una libera scelta, dalle nostre parti. Si mette a fuoco lo sguardo censorio delle suore e quello compiaciuto d…

Sorgente: Di femminismo moralista, effetti culturali e uomini che sfuggono alle dicotomie

Lavoro, lavoro, lavoro!


Lavoro, lavoro, lavoro, tutti ne parlano, tutti lo evocano, la Costituzione, il Presidente della Repubblica, il Capo del Governo, i politici in genere, i vari schieramenti partitici, le diverse istituzioni, le diverse confederazioni e associazioni legate al mondo della produzione, del commercio e del consumo, i sindacati, le persone.

Fermiamoci un attimo, ragioniamo: non stiamo forse esagerando? Con questo gioco del lavoro che tutti dicono di voler dare, voler produrre, voler garantire, ma chissà perché alla fine manca sempre, con questo gioco, dicevo, stanno man mano facendo sparire tutte le conquiste sociali per le quali negli anni settanta molti hanno dato sangue, sudore e soldi, stanno eliminando la classe di mezzo evidenziando sempre più la distinzione tra chi detiene un potere, foss’anche solo quello di poter dare un lavoro, e chi no, stanno ripristinando la schiavitù.

IMG_1692Dov’è finito il tempo libero? Soprattutto, dov’è finito il diritto ad una vita dignitosa? Ecco, questo il punto cardine: vita, dignità della vita, diritto a poter vivere dignitosamente e vivere dignitosamente vuol dire non solo avere un lavoro ma anche e soprattutto d’essere rispettato come lavoratore e come persona, ovvero essere adeguatamente retribuito, quanto serva a permettere una vita priva di preoccupazioni economiche, una vita che non sia necessariamente interamente dedicata al lavoro ma che veda anche la presenza di una bella dose di tempo libero, obbligatoriamente da dedicarsi allo svago e agli interessi personali.

Giusto preoccuparsi che anche le donne possano vedersi garantire il lavoro, d’altra parte sarebbe forse altrettanto opportuno preoccuparsi che le famiglie (intesa come nucleo di due persone conviventi, siano essi un uomo e una donna, due uomini o due donne, con o senza figli) possano vivere (dignitosamente) con un solo stipendio (libera scelta della famiglia se quello dell’uno o quello dell’altro), o con due mezzi stipendi, così come era un tempo che ormai si allontana sempre più.

Cambiamo paradigma, cambiamo obiettivo, a partire dalla Costituzione che, all’articolo 1, dovrebbe recitare “l’Italia è una Repubblica democratica basata sulla dignità umana”.

Dignità, dignità, dignità!

Educazione sessuale


Condizionati, ossessionati, spaventati educhiamo i figli a nostra immagine e somiglianza, dando luogo ad un circolo vizioso che mantiene la società chiusa in una malattia della quale alcuni dei sintomi più evidenti sono le bambole (e i bambolotti) privi di attributi sessuali, i camerini singoli negli spogliatoi, spogliatoi e bagni separati tra uomini e donne, il concetto stesso di decenza, la nudofobia, la repulsione per l’educazione sessuale.

Ecco, l’educazione sessuale, da tempo se ne parla, alcune scuole ci hanno provato e per la maggior parte le iniziative avviate sono state prontamente bloccate dall’intervento dei genitori, evidentemente più preoccupati di conservare la loro presunta stabilità mentale (vedi “Bambini! Cosa o chi vogliamo veramente proteggere?”) piuttosto che di dare la possibilità ai figli di crescere in modo sano e naturale. Quelle poche iniziative che sono riuscite a sopravvivere all’opposizione si mascherano dietro termini quali l’affettività, si strutturano sulle storielle di api e fiori, si manifestano attraverso immagini e cartoni animati dove gli attributi sessuali sono celati o addirittura mutilati.

Invece di starsene bloccati sul chiedersi a che età si sia pronti, sul come farlo, su quale metodologia utilizzare, eccetera, passiamo all’azione e facciamolo presto: i bambini non ancora condizionati dalle tare nudo e sesso fobiche degli adulti di certo reagiranno solo che bene, quello che comprendono di sicuro li fa crescere, quello che non comprendono di sicuro non li turba; quelli più grandi ormai già condizionati dalla società malata di nudo e sesso fobia riusciranno così a liberarsene e crescere più sani e migliori.

C’è bisogno di crescita, di maturazione, di sviluppare una società sana, d’interrompere il circolo vizioso basato sull’ossessione e la fobia, di fare educazione sessuale e farla come va fatta: usando il nostro vero corpo, così come mostrano gli stupendi filmati di Pubert, realizzati dalla NRK, emittente televisiva nazionale norvegese, nell’ambito del programma Newton.

Ringrazio l’amico Alessandro Ruggero per avermi segnalato l’esistenza di tali filmati.

Monica Lewinsky: il prezzo della vergogna


Difficile aggiungere qualcosa, c’è già tutto, è lunghetto ma vale la pena di leggerlo, veramente. Grande Monica!

Al di là del Buco

E’ un intervento molto bello di Monica Lewinsky, con diffusione e traduzione sulla piattaforma Ted.com. Vi invito a seguirlo e leggerlo perché dice tanto sul perché le donne – come le persone gay, lesbiche e trans – siano facilmente vittime di cyberbullismo e di come il cyberbullismo sia responsabile di quel che una persona che ne è vittima può fare, non ultimo tentare il suicidio. Serve che chiunque, sul web, sia responsabile di quel che dice, perché le persone che sono vittime delle vostre lapidazioni online sono, per l’appunto, persone. Buona lettura!

>>>^^^<<<

Avete di fronte una donna rimasta pubblicamente in silenzio per dieci anni. Ovviamente, è tutto cambiato, ma solo di recente.
Diversi mesi fa ho tenuto il mio primo grande discorso in pubblico al summit Forbes 30 under 30: 1500 persone brillanti, tutte sotto i 30 anni. Significa che nel 1998, il più grande tra loro aveva…

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Opinioni, verità, orizzonti


Cogito ergo dubitoLa matematica si definisce una scienza perfetta e una delle più tipiche affermazioni è quella di “due più due fa quattro”. Vero, verissimo: se ho due mele e ne compro altre due mi trovo con quattro mele.

Allargando la visione possiamo però notare le tante altre variabili: se una delle due vecchie mele è nel frattempo marcita io ne mangio solo tre; se non le mangio subito e le faccio marcire ne mangio nessuna; eccetera.

Quello che appariva come verità assoluta è, al contrario, solo una delle possibili verità: due più due fa da zero a quattro.

Allarghiamo ulteriormente l’orizzonte e spostiamoci sul campo della fisica.

C’è un grosso masso, ad esso ho applicato due funi, al capo di ogni fune due motori in grado di produrre ciascuno una forza pari a due chilogrammi, qual è la forza applicata sul masso? Beh, dipende: se le due funi sono perfettamente parallele e tirano ambedue verso l’alto il masso si solleva per effetto di una forza di quattro chili (+4), ma se le due corde sono in opposizione fra di loro il masso resta fermo (0) e se, poi, le due corde tirano verso il basso il masso si abbassa e, per convenzione, si dice di averlo sottoposto a una forza negativa di quattro chili (-4); se le due forze non sono parallele la forza totale può assumere, tra i due limiti definiti (-4 e +4), infiniti valori. Conclusione. Due più due fa da quattro a meno quattro.

Perché tutto questo discorso? Perché se perfino la matematica, universalmente ritenuta scienza perfetta, ha invero dei limiti ed esprime solo una delle possibili verità, figuriamoci cosa possano essere e cosa possano esprimere tutte le altre cose del mondo, tutto ciò che è opinione, qualsiasi morale.

Se ne deduce ineluttabilmente che nessuno può accamparsi il diritto d’essere il portavoce della verità assoluta (sostanzialmente inesistente), può al massimo affermare d’esprimere sempre e solo una delle più o meno numerose (sostanzialmente spesso infinite) possibili verità e mai potrà pretendere che gli altri ad essa si uniformino.

Purtroppo il mondo non è perfetto ed anche se basterebbe un minimo di logica e di umiltà invero molte, troppe, sono le persone che si fanno portatrici della verità assoluta e ne pretendono il riconoscimento universale, ovvero che tutti ad essa si uniformino. Alcuni esempi? I partecipanti al Family Day, gli oppositori alle adozioni da parte di coppie omosessuali, gli estremisti politici e religiosi, certi vertici del naturismo “ufficiale”, quelle persone che vorrebbero incatenare il nudo alla spiaggia preferibilmente ben oscurata o quantomeno opportunamente delimitata.

Tutti costoro hanno le loro ragioni e sono portatori di verità, d’altronde per le stesse identiche motivazioni anche gli altri, coloro che la pensano diversamente, hanno le loro ragioni e sono portatori di verità, la loro verità.

Ciò che a me dà fastidio (una condizione assolutamente fortemente soggettiva) risulta ad altri consono ed è giusto che questi altri ne possano usufruire senza limitazioni e senza vincoli.

Ognuno sia libero di vivere secondo la sua coscienza e la sua visione delle cose: due più due uguale da meno quattro a più quattro!

Ritorno a… “noi”


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Foto di Carla Cinelli

Avevo scritto che in TappaUnica3V la mia nudità sarebbe stata motivata solo dal fatto che io nudo ci vivo, che non avrebbe avuto un significato di protesta, tantomeno di esibizione. Fermo restando che questi saranno senz’altro valori assolutamente presenti, durante le mie solitarie escursioni di allenamento mi sono trovato a pensare sul mio stile escursionistico, ovvero sul mio modo di frappormi alla montagna (eliminazione d’ogni barriera fisica e psicologica, minima tecnologia, poche o nulle informazioni, preferibilmente ricerca personale dell’itinerario) ed ho compreso che la nudità di TappaUnica3V potrebbe essere e, a questo punto, sarà anche altro, ben di più di quanto avevo previsto: un forte messaggio per un ritorno a noi, all’essere umano come elemento della natura.

Criptico? Mi spiego meglio.

Sarebbe assolutamente insensato rinunciare ai vantaggi delle calzature da trail o alla sicurezza offerta da un dispositivo GPS o alla leggerezza di un capo d’abbigliamento tecnico, all’ergonomia di uno zaino costruito secondo le più recenti metodiche, al calore dei tessuti moderni. D’altro canto, se in alcuni casi non esistono controindicazioni, in altri è bene dare un occhio attento anche al rovescio della medaglia. Ad esempio poniamo il caso di una escursionista che, fidandosi ciecamente del suo dispositivo GPS, mai abbia imparato a leggere una cartina topografica, a interpretare correttamente una relazione scritta, a orientarsi autonomamente, cosa potrebbe succedergli se il GPS dovesse guastarsi o andare perso?

Insomma, se è lecito fruire della tecnologia, non è molto meno lecito, per non dire controproducente, affidarsi totalmente ad essa, ragionare solo in funzione della sua presenza, dimenticarsi delle nostre potenzialità e abilità?

Noi, esseri umani e, in quanto tali, animali, ossia elementi della natura, possediamo tante importanti abilità che ci permetterebbero di vivere in natura esattamente come fanno tutti gli altri animali. Purtroppo condizionamenti sociali e tecnologici stili di vita ci fanno perdere la loro cognizione, portandoci a credere fermamente di non poter più fare a meno della tecnologia, di non poterci rapportare alla natura, e nel caso specifico alla montagna, armati solo di noi stessi. Con la complicità dei tabù del nudo, poi, arriviamo persino a formulare regole solo in apparenza veritiere.

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Foto di Carla Cinelli

Ero andato in un’azienda di abbigliamento tecnico sportivo per acquistare una maglia da usare durante gli allenamenti invernali, parlando di TappaUnica3V si è parlato del nudo e la reazione è stata “ma così il sudore ti resta sulla pelle, con un capo tecnico invece la pelle ti resta asciutta”. Vero che gli studi fatti hanno dimostrato la superiorità del capo tecnico rispetto alla nuda pelle, altrettanto vero che tali studi sono sempre stati fatti a genitali coperti. Io ho, al contrario, effettuato test a genitali scoperti e posso affermare con assoluta certezza che, con ovvia esclusione delle basse temperature (dove il basse va inteso in modo molto soggettivo), in tal caso nulla è meglio della sola pelle.

Il sudore è una reazione del nostro corpo e serve per mantenere la sua temperatura entro certi limiti fisiologici, ecco che ogni qual volta i nostri recettori termici rilevano un aumento di temperatura viene indotta la sudorazione. Alcune parti del nostro corpo necessitano ancor più d’una temperatura precisa e livellata un aumento di temperatura in queste zone attiva immediatamente il sistema di difesa, ovvero una sudorazione inizialmente locale ma ben presto generalizzata. La più importante di queste zone e quella dei genitali, a difesa della fertilità la natura ha predisposto propri qui le nostre massime difese dall’aumento di temperatura, imbrigliare i genitali in abbigliamenti più o meno strette è quanto di peggio si possa fare, liberandoli otteniamo il nostro massimo equilibrio naturale.

Ci sarebbero molti altri esempi da poter portare e situazioni da dover analizzare, ma mi fermo qui: l’obiettivo di questo articolo non è quello di illustrare i vantaggi del nudo e i difetti dell’abbigliamento, bensì è quello di illustrare i perché TappaUnica3V si legherà alla nudità, condizione ad alcuni, forse tanti, poco comprensibile o per nulla tollerabile, che voglio pertanto motivare e spiegare nella speranza di convincerli non tanto a mettersi nudi ma a comprendere e rispettare l’altrui nudità.

Sarò nudo? Si sarò nudo, sarò nudo il più a lungo possibile, idealmente sempre, lo sarò per testimoniare l’esistenza d’uno stile di vita, la possibilità di portarlo anche nell’escursionismo, la semplicità e la salubrità del camminare nudi, ma lo sarò anche per richiamare l’attenzione sui pericoli del nostro sempre più estremo affidamento alla tecnologia, del nostro dimenticarci di quello che siamo, delle nostre abilità naturali.

Vestiti è bello, nudi è certamente meglio!

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Foto di Mara Fracella

Così va il mondo, però…


La modestia serve, spesso, però, solo per vedersi calpestare!

PEARL Galaxy

IMG_1400Compro un librone scritto da un noto e seguito pedagogista italiano, ne inizio la lettura e quasi subito noto che le sue affermazioni sostanzialmente coincidono con quanto vado inascoltatamente dicendo da diversi anni. Vado avanti a leggere e le similitudini si moltiplicano coinvolgendo anche le indicazioni sul come agire e sul come la scuola dovrebbe lavorare.

Mi iscrivo a un corso di animatore digitale, una nuova figura didattica resa obbligatoria da una recente legge, leggo il primo documento e visiono i primi video e… stessa storia, senza conoscere i vari pedagogisti citati e le loro teorie sono anni che vado inutilmente predicando le stesse cose. E qui la stranezza si fa ancora più grande visto che le indicazioni dei suddetti pedagogisti (come detto identiche alle mie) sono invece ben ascoltate e diffuse.

Certo, così va il mondo, se sei un comune mortale, se sei privo di una pezza cartacea (laurea)…

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