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Il forte ed esclusivo potere educativo della nudità sociale


  1. Per mettersi nudi in presenza d’altri è necessario superare gli stereotipi sociali sul corpo.
  2. Superando gli stereotipi sociali sul corpo ci si guarda e ci si vede con realistica positività.
  3. Guardandosi e vedendosi con realistica positività si assume fiducia in sè stessi.
  4. Assumendo fiducia in se stessi si incrementa la frequentazione degli ambiti nudisti.
  5. Stando nudi in mezzo ad altre persone, nude o vestite, ci si rende pienamente visibili esattamente per come fisicamente si è.
  6. Rendendosi pienamente visibili per come fisicamente si è diviene impossibile prendere in giro gli altri per come fisicamente sono.
  7. Vedendo tante altre persone nude per come fisicamente sono si comprende che i corpi evocati da pubblicità e pornografia sono falsi.
  8. Comprendendo che i corpi evocati da pubblicità e pornografia sono falsi si rafforzano il superamento degli stereotipi sociali e lo star bene con sè stessi.
  9. Convivendo nella nudità con altre persone nude ogni mistero sul corpo svanisce e con esso si annulla la morbosità.
  10. Annullandosi la morbosità si toglie potere all’utilizzo ricattatorio delle immagini di nudo e si rafforza l’atteggiamento di rispetto e indifferenza verso gli altri.
  11. Togliendo potere all’utilizzo ricattatorio delle immagini di nudo si dissolvono all’origine azioni quali il revenge-porn.
  12. Rafforzandosi l’atteggiamento di rispetto e indifferenza verso gli altri vengono debellati atteggiamenti quali il bullismo e la violenza sessuale.
  13. L’insieme di quanto detto sopra di certo non risolve tutti i problemi della società moderna ma di sicuro la migliora.
  14. Una società migliore vuol dire una vita migliore per tutti, nudi e vestiti!

Nient’altro può arrivare a questo, nient’altro può dare gli stessi risultati nello stesso breve tempo.

Democrazia, libertà e discriminazione


Curioso il confuso concetto di democrazia, libertà e discriminazione che, specie in quest’ultimo periodo, alcune persone e alcuni gruppi di pensiero evocano, propongono e sostengono. Seguendo il loro filo logico dovremmo affermare che:

  • la patente è una limitazione della libertà e pertanto si dovrebbe poter guidare anche senza patente;
  • analogo discorso per passaporto, porto d’armi, e ogni altro tipo di documento che risulti vincolante per poter fare un qualcosa;
  • certificazioni, diplomi, lauree, tutti strumenti di limitazione delle libertà e di discrimazione;
  • si dovrebbe poter fare un qualsiasi lavoro, anche quelli che mettono a rischio la vita d’altri, senza bisogno di esserne abilitati;
  • nessuno può chiedermi di curare una qualsivoglia malattia infettiva e/o impormi di adottare agiti che ne evitino la diffusione;
  • eccetera, eccetera, eccetera.

In aggiunta sono anche molto fluidi nel loro pensiero e agito:

  • quello che pretendono per loro lo negano a chi la pensa diversamente da loro;
  • se ne traggono un vantaggio ci mettono due secondi a cambiare, di volta in volta e più o meno provvisoriamente, parere e/o agito.

Spero proprio non serva un’altra guerra mondiale o una vera dittatura per recuperare i giusti concetti!

Il contesto giusto


Post su Twitter dii una donna… “Ma c’è ancora qualcuna che si mette in topless?” … “Questione di moda” … “Io mi sento più libera e frequento anche luoghi nudisti” “Accettabile purchè praticato nei contesti giusti”.

Argggghhhhhh!

Di grazia quali sarebbero i giusti contesti per dare libertà alla cosa più naturale che esista al mondo: il nostro corpo? Caso mai ci sono e dovrebbero esserci solo dei (limitati) contesti in cui è opportuno coprirlo il corpo, ad esempio lavorando a un altoforno, oppure camminando su un complesso ghiacciaio, o, ancora, nelle situazioni di bassa temperatura.

Ci rendiamo conto di dove siamo arrivati? Millenni di sana e semplice nudità sociale improvvisamente annullati dalle esigenze di potere di qualche personaggio (il controllo delle masse si ottiene creando paure e offrendo un riparo a queste).

Ci rendiamo conto di dove ci siamo arenati? Siamo stati capaci di ripudiare complessi condizionamenti religiosi e sociali, ad esempio quelli sul sesso senza matrimonio, e non riusciamo a ripudiare quello più assurdo che esista, quello più inaturale, quello, per altro, più facile da superare: la negazione della dignità del corpo nudo.

Basta, bisogna dire basta, l’ora del cambiamento in tal senso è più che superata: è necessario ridare al corpo la sua sana e naturale dignità, diamo l’esempio e non facciamoci intimorire!

#nudiènormale #nudièmeglio

Allenare il cervello


PEARL Galaxy

Non diamo la colpa alla tecnologia se molti sono diventati cognitivamente lenti e spesso preferiscono chiedere piuttosto che cercare, chiedere anche ciò che è sotto i loro occhi, chiedere persino quello che possono facilmente trovare, chiedere ancor prima di averci provato a cercare le risposte. Il vero colpevole è il cervello, un cervello che si è abituato a restare spento o, al massimo, nel dormiveglia.

Il cervello non è un muscolo ma come i muscoli per funzionare ha bisogno di allenamento e mantenimento. In assenza di vere e proprie patologie, non c’è bisogno di specifici esercizi, basta sfruttare adeguatamente le occasioni del quotidiano:

  • vivere nel dubbio invece che di certezze;
  • farsi tante domande su tutto quello che incontriamo e non conosciamo o conosciamo poco;
  • formulare proprie e personali risposte;
  • in assenza di queste, o per verificarle, cercarle sui tanti canali esistenti, in primis Internet, ma poi ci sono i buoni…

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Aforisma di vita


Vero che si partecipa per vincere, ma non si vince se non ci si prova quindi…

Provarci è già di per se stesso una vittoria!

Storia di un viaggio nella cultura


Premessa

L’insieme è certamente costruito, ma ogni singola scena, anche quella della giornalista (e per intero), è assolutamente reale, da me stesso vista su servizi di riviste culturali, in trasmissioni televisive sempre culturali, nei documentari di arte, nella realtà visitando palazzi, castelli, musei e chiese. Pertanto l’unica forzatura, comunque debole, è l’aver montato il tutto in un unico scenario ed evento.


Mattina di un giorno d’estate, la casa è in fermento, mamma Pina e papà Lucio stanno accalcando le valigie nel giardinetto, i figli Lunetta e Michele stanno rumorosamente terminando di fare colazione felici di partire per la breve vacanza del fine settimana. Partiti, il viaggio non lunghissimo si svolge regolarmente, unico inconveniente l’arrivo a destinazione sotto la pioggia: “speriamo che domani smetta, altrimenti addio spiaggia e bagni in mare”.

Giunta è la sera e, trepidante, la famiglia ascolta le previsioni per il giorno dopo, purtroppo è previsto un tempo decisamente brutto con mare mosso e temperature poco confortevoli: “che facciamo?” Veloce consulto, varie idee vengono esposte, alla fine la decisione è presa: visto che in zona ci sono alcuni musei si dedicheranno all’esplorazione culturale.

Mattina, la famiglia arriva nell’antico borgo, il passaggio pedonale tra le mura ancora esistenti avviene attraverso un grosso varco a volta le cui colonne di sostegno sono composte da due statue di robusti e nudi giovanotti. Una giovane coppia è ferma, accosta a una delle due statue, un altro turista li sta fotografando, loro due con un bel pene che ciondola dietro e in mezzo alle loro teste. La mamma, esperta d’arte, spiega al marito e ai figli cosa le due statue rappresentano e tutti le osservano totalmente indifferenti alla loro nudità.

Photo by Dominika Roseclay on Pexels.com

Passate le mura un vialetto contornato da una siepe guida il cammino verso le case poste poco lontano, ogni tanto una fontanina composta da un giovane putto dal cui pene l’acqua sgorga copiosa dando refrigerio alla sete dei due bimbi.

Prima delle case si apre una larga piazzetta, al centro troneggia una copia del David di Michelangelo, sotto di essa una giornalista sta registrando la diretta di un servizio per una trasmissione culturale. Un capannello di turisti osserva la scena, sul monitor di servizio si vede quanto l’operatore sta riprendendo: primo piano di viso e spalle della giornalista contornati dalle nude gambe del David e, subito sopra la testa, spuntano lo scroto e il pene. Senza nessuna preoccupazione la giornalista imperterrita continua nella sua presentazione, poi si gira e inizia a decantare la maestria dello scultore, l’inquadratura, partendo dai genitali, pian piano si alza, poi ridiscende fino ai piedi infine si rialza soffermandosi con un campo leggermente più lungo sul centro, ovvero addome e pube. La giornalista rientra nell’inquadratura ponendosi di profilo e… magistralmente la sua bocca risulta ad altezza pene e così resta per il resto della presentazione.

Photo by Mark Neal on Pexels.com

La troupe televisiva ha terminato il suo lavoro, la famiglia, insieme agli altri che si erano fermati ad ascoltare, si rimette in cammino e, varcando la porta contornata da nudi angioletti entra nel museo. La prima stanza assomiglia a un lungo corridoio, da un lato grossi finestroni, dall’altro una ventina di statue che rappresentano uomini e donne, ovviamente rigorosamente nudi e con i genitali ben modellati. Mamma, soffermandosi qualche minuto davanti ad ognuna, illustra al resto della famiglia il valore di queste statue accarezzandone le forme per meglio sottolineare il fine lavoro degli scultori, ovviamente non trascura i genitali.

Nella seconda stanza sono esposti diversi antichi quadri, in tutti il nudo compare, a volte come piccolo dettaglio di sfondo, altre volte come forma base della composizione: donne al bagno, banchetti più o meno sontuosi (in uno tutti, uomini e donne, sono nudi), scene di caccia, scene di devozione religiosa, eccetera. Tutti i presenti guardano con ammirazione le varie opere, nessuno pone l’accento sulla nudità che è accettata, ritenuta fondamentale, per nulla volgare ne tanto meno fuori luogo.

La visita prosegue con la stessa identica formulazione: nudi, nudi, tanti nudi, di uomini, di donne, di bambini, giovani, adulti e anziani, di corpi d’ogni forma e corpulenza, con peni, scroti, mammelle e vulve quasi mai nascosti.

Un giorno il direttore di un museo, nel quale avevo portato il gruppo di Mondo Nudo, alla richiesta di poterci mettere nudi rispose: “non è possibile, il museo è cultura e la cultura non ammette nudità”. Ah si, forse quel direttore si è perso qualcosa!

Ban del nudo dai motori di ricerca


Recentemente mi è capitato di leggere un articolo dove si giustificava la sparizione di un (proprio) blog dai motori di ricerca perché gli algoritmi non possono distinguere tra il nudo normale, il nudo esibizionistico e quello pornografico, per proteggere chi si offende alla vista del nudo e chi naviga in rete in contesti non adeguati al nudo è giusto così.

Invero gli algoritmi oggi possono, grazie all’intelligenza artificiale, imparare a fare distinzioni così sottili, in ogni caso è pur sempre possibile (e doveroso) inserire un passaggio umano ogni dove l’algoritmo non possa fare doverosa distinzione e, comunque…

Quando rinunciamo a nostri naturali diritti in ragione di una (presunta) maggiori sicurezza stiamo distruggendo la base essenziale della giustizia e della giusta società: il rispetto

Non facciamoci incatenare (Photo by Miguel u00c1. Padriu00f1u00e1n on Pexels.com)

Mascherina e libertà


“La mascherina mi toglie il respiro”
“La mascherina mi irrita la pelle”
“La mascherina limita la mia libertà”

Alcuni dei messaggi pubblicati sulle reti sociali

Cieca logica di chi lamenta fastidio per quel piccolissimo pezzo di stoffa che è la mascherina quando poi passa la vita con il corpo ingabbiato nei ben più voluminosi, fastidiosi, irritanti e insalubri vestiti (e, tra l’altro, obbliga gli altri a fare altrettanto).

Photo by Rojan Maguyon on Pexels.com

L’imbroglio eco demografico


Photo by Rene Asmussen on Pexels.com

Sono anni che lo dico, ovviamene non per mia ipotesi ma sulla base di documenti scientifici che ho letto, e finalmente vedo che altri si stanno allineando su questo: sul pianeta Terra siamo diventati troppi e per mantenerci consumiamo risorse naturali in quantità assai superiore a quella che la natura è in grado di produrre e rigenerare, inevitabile, di conseguenza, il progressivo esaurimento di tali risorse.
Incomprensibilmente persino tra gli ecologisti pochi sono coloro che lo mettono in evidenza (ecco un interessante articolo di Pinelli che, pur mirando ad altro, parte proprio da qui), mentre molti danno supporto alle “storielle” che politici e altre figure più o meno istituzionali ci propinano sul pericolo derivante dalla riduzione delle nascite…

Meno giovani al lavoro uguale difficoltà di pagare le pensioni!

Volutamente si tralascia il fatto che la pensione non è un regalo ma la parziale restituzione di quanto è stato in vita lavoro versato. Si nascondono e/o si dimenticano anche le scelte sconsiderate del passato, quali la pensione retributiva e le baby pensioni, che hanno, queste si, elargito regali andando progressivamente a svuotare le casse pensionistiche. Per non parlare della poco oculata gestione di quei soldi versati: mangiati per pagare altre questioni o stipendi istituzionali irragionevolmente alti.

Meno persone, meno soldi per la spesa pubblica, ad esempio ospedali!

Si nasconde il lato più realistico della questione: gli sperperi, le parcelle stratosferiche, le strutture costruite e poi abbandonate, l'infiltrazione criminale, l'evasione fiscale non combattuta con efficienza. In merito agli ospedali (una delle spese pubbliche più spesso tirata in ballo in quanto fa maggior presa sulle persone) bisogna fare anche un altro tipo di considerazione: meno gente uguale a meno ammalati, a un più facile controllo sanitario territoriale di conseguenza una ulteriore riduzione degli ospedalizzati e, degli ammalati in genere, alla fine meno gente uguale a meno spese ospedaliere. Bisogna inoltre ricordarsi che l'obiettivo primario della sanità dovrebbe essere quello di mantenerci in ottima salute, non di curarci quando ammalati.

A livello generale viene nascosto che, come una oculata analisi dei dati può facilmente dimostrare, il calo delle nascite è ben lontano dal provocare una riduzione demografica ma si limita al rallentamento della sua crescita (tant’è che la popolazione mondiale prevista per il futuro e ben maggiore di quella attuale), allora viene da chiedersi:

  • Perché pochi evidenziano la questione e il relativo pericolo?
  • A chi fa comodo la crescita demografica?
  • Chi può avere un tornaconto dalla crescita demografica anche sapendo che questa inevitabilmente annienterà (e non in un tempo poi tanto lungo) le risorse che ci danno la vita e, quindi, distruggerà la vita stessa?
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Terrorismo politico (la non politica)


Succede da sempre ma una volta erano situazioni di nicchia oggi sono diventate la base comune: persone per le quali la verità non è nell’analisi logica e obiettiva dei fatti bensì nelle parole dei loro leader, politici o sociali che siano.
La cosa potrebbe anche essere (parzialmente) accettabile se l’atteggiamento dei leader fosse sincero e costruttivo, invece…

Invece anche l’atteggiamento dei leader è assai cambiato e l’analisi obiettiva dei fatti dimostra che oggi molti di loro seguono inaccettabili regole che dovrebbe indurre le persone a rifiutarli:

  1. parla pochissimo e in modo molto vago di te stesso e delle cose che vorresti fare;
  2. parla, al contrario, quasi esclusivamente degli altri e, ovviamente, sempre e solo in modo negativo;
  3. ripeti ad oltranza le stesse identiche cose, non importa cosa dici, la reiterazione ossessiva rende vera qualsiasi cosa;
  4. crea nelle persone delle forti paure e tienile costantemente accese;
  5. in sintesi, che è poi la regola chiave da cui derivano tutte le precedenti, tratta le persone come vorresti che fossero (ovviamente stupidi, ignoranti, sottomessi, creduloni, condizionati, eccetera) e lo diventeranno.
Photo by Andrea Piacquadio on Pexels.com

Pensiero di fine anno


Con tutto quello che è successo in questo 2020 (attentati, femminicidi, violenza sociale, pandemia, eccetera) spero proprio che ci si sia resi conto che i pericoli per la società non sono di certo nelle persone che preferiscono vivere o passare una parte della loro vita stando nudi, anzi, caso mai la nudità è proprio la soluzione di molti dei problemi che affliggono la società odierna.

Per il 2021, di conseguenza, auguro molto più nudo a tutti, a coloro che già ci si mettono quanto più possibile, a coloro che ci stanno solo in determinati contesti, a coloro che lo praticano occasionalmente, a coloro che ancora non si sono decisi e anche a coloro che lo hanno sempre osteggiato.

Fastidio per il nudo e autolimitazione nudista


Affermare che bisogna rinunciare al nudo ogni qual volta sia ipotizzabile la possibilità di turbare qualcuno è come dire alle donne che è colpa loro se vengono violentate.

Contraddittorio e discriminatorio… “io” devo sopportare il fastidio di vedere vestiti ovunque, anche dove proprio sono inutili, e “lui” non può sopportare il fastidio del vedere “me” nudo!

Nessuno si è mai sognato di imporre alla società il fastidio per, ad esempio, i ragni eppure lo si è fatto per il nudo.

La convivenza è possibile!

Chi subisce patisce!


Sulle reti sociali stanno rifacendosi numerosi i messaggi che invitano coloro che hanno riabbracciato la naturalità del nudo a non spogliarsi fuori dai contesti prettamente nudisti (o naturisti, sic!), a rivestirsi quando arrivano persone vestite, a… a… a… altri atteggiamenti similari dove il nudo cede spazio al vestito.

Il concetto che viene messo a giustificazione di questi inviti è il rispetto per gli altri, ma può questo realmente definirsi rispetto o piuttosto è solo sottomissione?

Rispetto è permettere agli altri di fare quello che vogliono, quindi rispetto è lasciare vestito chi non vuole spogliarsi (cosa, per inciso, normalmente vietata nei centri riservati al nudo, sic!) e lasciar stare nudo chi vuole spogliarsi; rispetto è non pretendere di stare nudi in casa d’altri (un luogo pubblico, però, è casa di tutti, per cui non è casa d’altri); rispetto è non pretendere che tutti debbano stare vestiti; rispetto è lasciare che ognuno viva la propria vita esattamente come desidera; rispetto è capire, comprendere, accettare, restare indifferenti a tutto ciò che, pur non rientrando nella sfera del nostro gradimento, comunque non ci apporta veri danni materiali (e un fastidio non è un danno); rispetto è empatia senza rinuncia. Tutto il resto non è rispetto ma solo sottomissione.

Stare vestiti in luoghi pubblici, ovviamente in assenza di leggi che lo vietino espressamente, solo perché si presume che qualcuno possa offendersi non è rispetto, è non farsi rispettare, quindi è sottomissione.

Stesso dicasi per ogni azione di rivestimento all’arrivo di altre persone ipoteticamente non nudiste, e qui ci possiamo aggiungere anche altre due considerazioni:

  • magari invece sono nudiste e ci siamo rivestiti per niente;
  • magari pur non mettendosi nude rispettano chi vuole stare nudo e abbiamo rinunciato a comprenderlo;
  • rivestirsi all’arrivo di altre persone, specie quando queste già ci hanno siti nudi, non fa altro che intensificare negli altri il concetto del nudo come cosa sporca e da nascondere, quindi inibisce ogni possibilità di rinormalizzare la nudità

Il rispetto dev’essere e può essere solo bidirezionale altrimenti non è rispetto ma solo sottomissione.

Ribellioni alla nudità e agli eventi nudisti (per inciso sempre e solo di piccole fazioni di persone che, quindi, non rappresentano l’idea della maggiorana, sono solo capaci di gridare e farsi intendere, in questo favorite dall’eventuale remissivo silenzio della controparte), ci saranno sempre finché si continuerà a divulgare un concetto di rispetto basato su queste fondamenta, finché si accetterà la resa e la sottomissione.

Nessuna conquista sociale, nessuna evoluzione è avvenuta senza che una parte un poco forzasse l’altra, senza creare malumori, senza fatica e senza sudore!

Chi subisce patisce, detto inequivocabile che non andrebbe mai dimenticato e disatteso, senza ovviamente cadere nell’eccesso: non andiamo, per fare un solo palese esempio, (per ora, in futuro magari anche, mai dire mai!) a metterci nudi in una piazza urbana.

#nudiènormale

Bypass spirituale


Un blogger deve certamente avere un obiettivo da perseguire e su tale obiettivo dev’essere focalizzato da tutto quello che scrive e pubblica, d’altra parte è anche importante che il blogger parli di se stesso, si faccia conoscere, dia ai suoi lettori quel livello di confidenza che possa farli sentire a casa loro quando entrano nel blog e lo leggono.

Orbene, di me stesso ho trattato nello specifico già alcune volte, molto spesso nei miei scritti ho rivelato qualcosa di me, eppure c’è una cosa che forse non ho mai reso palese, un qualcosa che mi ha catturato ancora tanti anni addietro e che poi, visto che mi occupo di formazione, mi ha aiutato anche professionalmente: l’amatoriale interesse per la psicologia.

In tale contesto oggi sono molto aiutato dalle reti sociali che permettono di restare collegati alle fonti più rilevanti e tra queste ho trovato assai utile Essere Integrale – Il portale italiano della consapevolezza. Ci ho sempre trovato utilissimi spunti di riflessione, indicazioni pronte per la vita e il lavoro, risposte alle domande che sono abituato a pormi: il saggio non vive di certezze ma di dubbi.

In questi giorni, grazie a Twitter, ho trovato su tale portale un interessantissimo articolo che ho immediatamente desiderato condividere con i miei lettori poiché i suoi contenuti si affiancano efficientemente all’obiettivo primario del blog: mettere a nudo il mondo vedendo la cosa non solo come aspetto puramente materiale (togliere il vestito), bensì anche come mentale e culturale (evidenziare le barriere psicologiche e sociali che limitano l’esperienza di vita, l’adeguata socializzazione o/e il rispetto multilaterale e onnicomprensivo).

Prendetevi assolutamente almeno quindici minuti di tempo per leggerlo, è lunghetto, è complesso, ma è scritto con tale chiarezza e proprietà di linguaggio da farne una lettura agevolissima. Leggetelo e fatelo a mente aperta, senza restare chiusi nei vostri preconcetti religiosi, sociali, individuali, come sapete sono ateo e la spiritualità è cosa che proprio non dovrebbe coinvolgermi, d’altra parte non tutti sono atei e devo pur tenerne conto per rapportarmi anche con loro, d’altra parte la nudità normalizzata è piena espressione di una equilibrata spiritualità, d’altra parte anche l’assenza di un qualcosa è pur sempre manifestazione di quel qualcosa: impossibile non comunicare visto che anche il silenzio è comunicazione!

Il bypass spirituale: se lo conosci puoi superarlo

Il bypass spirituale accade quando la pratica spirituale, invece di aiutare ad integrare le limitazioni umane, diviene un sostituto per evitare di affrontare le questioni psicologiche, relazionali o concrete irrisolte.

Chi agisce il bypass spirituale perde ogni contatto con la realtà fisica, con le sue responsabilità in quanto essere umano. In realtà si tratta di una negazione, di un meccanismo difensivo in azione.

“Il bypass spirituale: se lo conosci puoi superarlo” dal portale della consapevolezza in rete “Essere Integrale”

Grazie Agostino per il tuo lavoro, per la tua competenza, per il tuo consenso a questa mia condivisione del tuo inestimabile lavoro, grazie…

Grazie Agostino!

Rinormalizzare il nudo, quale strategia


Difficilmente avremo la rinormalizzazione del nudo finché proprio coloro che, in qualsiasi misura, lo praticano:

  • useranno termini impropri per riferirsi alla nudità;
  • tenderanno a differenziarsi da coloro che non la praticano;
  • continueranno, più o meno consciamente, a vedere e propagandare la nudità come un atteggiamento inadatto alla generalizzazione sociale, quindi da isolare in specifici contesti ben segnalati e delimitati;
  • negheranno o dubiteranno del suo valore educativo e curativo;
  • parleranno e scriveranno di cosa non sia la nudità invece di concentrarsi sul dire e scrivere cosa essa è.

Alla rinormalizzazione del nudo non servono l’autocensura, la vittimizzazione e un falsato concetto di rispetto.

Alla rinormalizzazione del nudo servono persone convinte, decise, sicure e positive!

Come ti destabilizzo un sistema restando nell’ombra


Photo by cottonbro on Pexels.com
  • Con la scusa di affidargli la gestione della mia comunicazione, assumo un esperto di comunicazione sulle reti sociali.
  • Con l’aiuto di questo esperto faccio, in modo riservato, formazione sulla comunicazione per mezzo delle reti sociali a un primo (piccolo) numero di miei collaboratori / attivisti / seguaci.
  • Ognuna di queste persone inizia ad operare, con basso profilo, sulle reti sociali con l’obiettivo specifico di ottenere un certo seguito.
  • Sfruttando il fatto che i seguaci così ottenuti leggeranno quasi solo quanto pubblicato dalla rete così generata e di sicuro solo quanto conforme al pensiero in loro inculcato, s’inizia ad alzare il profilo dei messaggi al fine di condizionare e istruire i seguaci ad un certo sistema di fare messaggi.
  • Inconsciamente addestrati e debitamente condizionati, questo secondo livello della rete di seguaci è pronta a generare in autonomia nuovi messaggi ad ogni mio subliminale incitamento, ad esempio dichiarazioni da me rilasciate in convegni e interviste.
  • Quando la rete diviene efficace, inizio a farmi più presente sulla scena pubblica e in ogni occasione ripeto all’ossessione gli stessi concetti, con debita faccia tosta cambio alternativamente pareri e smentisco di aver detto quello che ho detto, sposto continuamente il fulcro della mia azione mediatica in modo da mantenere attivi più fronti di attacco, diffondo mezze verità o delle vere e proprie falsità, creo ad arte timori e paure socio-politiche dando loro le soluzioni che più mi fanno comodo, creo dipendenza dalle mie opinioni.
  • La rete dei seguaci, sempre più estesa e violenta, diffonderà meccanicamente le mie affermazioni rielaborandole a modo proprio e rendendole di fatto distaccate da me stesso.
  • Bingo! Sebbene siano le mia parole a provocarli, seppure materialmente sostengano la mia posizione, anche se fanno comodo alla mia causa, ecco nonostante tutto questo nessuno può incolparmi dei messaggi che girano, del linguaggio utilizzato all’interno degli stessi e della modalità con cui vengono fatti girare.

Nudo ovvero crescita sociale


Il nudo come momento è certamente un sentimento individuale; vivere nel nudo è probabilmente un’attitudine personale; l’alterna diffusione del nudo sociale è forse una questione di moda. La rinormalizzazione del nudo, però, va ben oltre tutto questo, la rinormalizzazione del nudo è indubbia testimonianza e veicolo di crescita sociale, culturale e morale.

Politica dello scranno


Vi siete chiesti perché, in questo periodo di emergenza da Sars-CoV-2, ci sono sindaci e governatori che, invece di emanare regole più restrittive di quelle emesse dallo Stato (lo possono fare, tant’è che lo fanno alcuni loro colleghi, e lo hanno sempre fatto), si limitano a chiederlo, ovviamente in forma palese (in Pompa Magna) al Governo?

Semplice!

Nel primo caso, specie se poi risultassero limitazioni inutili, verrebbero considerati gli aguzzini e perderebbero consensi.

Facendo come fanno, invece, spostano tutto il peso della questione su di un Governo a loro non gradito, cercano di metterlo in difficoltà e, nel caso farlo risultare colui che ha sbagliato, nel frattempo sanno che i loro più o meno fanatici accoliti inizieranno già ad osannarli come i (testuali parole lette su Twitter) “generali salvatori della patria” (in realtà hanno solo allungato i tempi di applicazione delle limitazioni, altro che salvatori).

Pensateci!

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Guardiamo avanti


PEARL Galaxy

Una giornata come tante altre, Riccado sta lavorando tranquillamente quando… dleeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeen suona la campana di allerta. Riccardo e i suoi collegi fermano il lavoro e si mettono in attesa. Passano un paio di minuti ed eccolo… taaaaaaaaaaaaaaaaaaaa la sirena proclama l’evacuazione. Con calma, in fila indiana, ognuno seguendo il percorso programmato tutti escono dall’edificio e si raccolgono nel piazzale antistante, i responsabili fanno la conta dei presenti e compilano l’apposito modulo: tutti presenti, nessun disperso e nessun ferito. Dopo una decina di minuti arriva il responsabile del servizio di sicurezza, raccoglie i moduli e segnala essersi trattato solo di un’esercitazione, come, del resto, già tutti avevano intuito. Meno ordinatamente di prima le persone rientrano nell’edificio e riprendono il lavoro che stavano facendo. Tutto finito.

Quanto sopra è un raccontino di quanto molti, se non proprio tutti, di noi stanno periodicamente sperimentando: l’esercitazione di evacuazione. In alcune aziende, oltre a questo…

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Governo del #coronavirus


Media, governatori, sindaci, singole persone, molti sono ancora coloro che stanno pubblicando osservazioni critiche sull’operato del governo in riferimento alla gestione della situazione provocata dal virus SARS-CoV-2, sostanzialmente lo si accusa di aver creato confusione emanando decreti poco chiari.

Non vedo dove sia la poca chiarezza nel “sono vietati tutti gli spostamenti non indispensabili: state a casa” e comunque, signori miei, il governo sta operando secondo quello che, dal secondo dopoguerra a oggi, è stata ed è la consuetudine legislativo-governativa: dare linee guida, che vanno poi, a cure delle istituzioni locali politiche e giuridiche, adattate ai mille e mille casi diversi. Se proprio proprio, possiamo osservare che sta venendo fuori tutta la debolezza di questo sistema, uno dei pochi, o forse l’unico, dove le sentenze non facciano legge, obbligando la parte legislativa ad emanare leggi per ogni minima questione.

Prima governatori e sindaci si ribellano al decreto perchè il governo non può decidere in modo univoco per tutta l’Italia, poi sempre governtori e sidaci chiedono al governo d’essere molto più rigido, in mezzo tutto le critiche di cui sopra. E cavolo, è questo a creare confusione: i mille articoli dei media che affermano cose anche contradditorie tra loro, talvolta persino all’interno dello stesso articoli; la pubblicazione di notizie sui decreti ancora prima che questi venissero emanati; la risonanza data da alcuni giornalisti alle notizie false, da loro prese e spacciate per vere; l’opinionismo costante e continuo; l’idividualismo italiano.

No signori, no, non è il governo a creare confusione, siete voi, voi che, pure in questo momento alquanto critico, non siete capaci di rinunciare al diritto d’opinione, non siete capaci di mettere la vostra voce a disposizione del governo, di sostenerlo, di aiutarlo nel suo ingrato compito, di fare chiarezza ove questa (comprensibilmente e, come sopra spiegato, convenzionalmente) viene a mancare .

No signori, no, la confusione non è il governo a farla, è l’opinionismo. In questo momento le opinioni personali lasciamole nel cassetto e vediamo di affrontare ciò che veramente va affrontato: il contenimento della pandemia.

State a casa, stiamo a casa, le cose indispensabili sono veramente poche, vogliono essere largo e dico il cinque percento di quello che facciamo, giusto andare a fare la spesa (e in una sola persona, non l’intera famiglia). Andare a fare la passeggiata quotidiana, andare a correre, farsi un’escursione in montagna, fare colazione al bar, mangiare al ristorante o in pizzeria, andarsi a comprare gli integratori, l’acquisto di medicinali da banco, le cene in compagnia e via dicendo sono tutte cose utili ma non indispensabili, possiamo farne a meno: l’allenamento potete farlo in casa, la boccata d’aria potete prenderla alla finestra di casa, la montagna potete guardarla nelle foto o nei vostri ricordi (ottimo allenamento al rilassamento), senza integratori non morite (mentre la CoVid19 si che può ammazzarvi), gli amici li potete vedere e salutare con le varie app di messaggistica e videoconferenza e così via.

#iorestoacasa

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