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Molliamo i freni


Da quando negli anni settanta ci furono le cacce al nudista, il mondo del nudismo si è man mano chiuso a riccio arrivando a nascondersi dietro il temine meno palese di naturismo, per poi proseguire con i freni tirati comportandosi più da setta segreta che da quello che invero è: la normalità!

Da tempo io sto spingendo affinché si cambi atteggiamento, affinché si esca allo scoperto, ci si metta in gioco e si mollino i freni, purtroppo se questo lo si sta osservando in varie nazioni del mondo, ancora in Italia tutto è bloccato e molti sono i nudisti e naturisti che mantengono un comodo atteggiamento di sottomissione e/o un ancor più comodo vittimismo: si autoimpongono limiti operativi, incolpano sempre e solo gli altri per la resistenza sociale al nudo, si limitano a brontolare per l’assenza di opportunità, si aspettano di vedere le cose calare miracolosamente dell’alto, se da un lato manifestano ossessiva ripulsione per le etichette poi di fatto le usano e le impongono per manifestare dissenso e sentirsi “al di sopra”. Tant’è vero che, a differenza di quanto vanno predicando e maledicendo, sono proprio loro che commentano in modo contrariato le iniziative e le azioni tese a rendere più aperto e visibile il nudismo, opponendosi alle stesse o addirittura cercando di ostacolarle

Beh, detto nella massima sincerità, me ne frego! Tenetevi le vostre paure, le vostre idiosincrasie, il vostro vittimismo, il vostro usare i termini come maschere ed etichette, gli obblighi al nudo quale sistema di (stupida perché ottiene l’effetto contrario) autodifesa, l’atteggiamento massonico, l’autocarcerazione in limiti mentali e pratici, io, anche a vostro vantaggio, proseguo per la mia strada e allargo la mia pubblica nuda presenza coinvolgendovi gli altri due mie blog senza tralasciare il mondo del lavoro.

E comincio da qui, dal pubblicizzare nello specifico il programma di VivAlpe 2020…

Blog “Sentiero 3V” il lungo cammino bresciano attorno alla Val Trompia > “Andare oltre: inclusione ambientale”

Blog “Pearl” la galassia della formazione tecnica continua > “Professione formatore e la mia inclusiva proposta”

Poi proseguo, ma ne seguiranno altri, con un articolo sul rapporto tra nudisti e aziende > Nudisti in azienda? Un valore aggiunto

Naturismo, nudismo, nudo, quale termine?


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Il lessico è avulso alla volontà di differenziare, ovvero alla tanta temuta e deprecata etichetizzazione delle cose e delle persone: le parole non hanno volontà, la volontà è propria delle persone e sono queste ultime, caso mai, a dare etichette e attraverso queste compiere atti di differenziazione e discriminazione.

Il lessico è questione tutt’altro che accademica: attraverso il lessico possiamo comprenderci, possiamo trasmettere messaggi comprensibili, fare in modo che gli altri possano capire con precisione quello che vogliamo dire. Insomma, attraverso il lessico comunichiamo e:

  • un lessico errato comporta una comunicazione fallimentare;
  • per una comunicazione efficiente è necessario usare un lessico corretto.

Ai fini della corretta comunicazione usare le parole corrette è, quindi, una necessità irrinunciabile: ve lo immaginate un mondo senza parole, o un mondo dove ognuno dia il significato che vuole alle parole che utilizza?

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Nell’ambito del nudo si sono nel tempo formati due termini (che in inglese sono anche tre o quattro) e che oggi vengono utilizzati spesso in modo ormai dislocato, ovvero dissociato dalla loro origine terminologica, e totalmente arbitrario, creando una confusione immensa e così assolutamente deleteria al mondo stesso del nudo sano, educativo e lecito: naturismo e nudismo.

Ho già scritto molto a proposito, c’è anche in questo blog un glossario apposito per chiarire la questione, eppure l’ostinatezza umana, l’abitudine, l’individualismo, l’ignoranza comunicativa fanno si che la cattiva abitudine perseveri e, con l’aumentare delle persone che si aprono al nudo come aspetto fondante del loro modo di vivere, vada aumentando la confusione, specie in coloro che sono lontani da questo elemento sociale.

Pur nella considerazione che la soluzione ottimale, quella in assoluto più corretta, sarebbe il non dover fare specificazioni di sorta (il nudo, esattamente come l’essere vestiti di rosso piuttosto che di nero o di blu, è, sarebbe e dovrebbe essere uno stato di normalità e pertanto non dovrebbe essere necessario qualificarlo e specificarlo) allo stato attuale delle cose è comunque importante fare chiarezza e sperare che ci si voglia rendere conto del male che, utilizzando in modo improprio i tre termini di cui sto disquisendo, si fa a ciò che si vorrebbe proteggere e, possibilmente, diffondere.

Con le semplificazioni necessarie al contenimento delle righe di testo, ecco un sunto di quanto già scritto in precedenza e che, insieme al Glossario Nudo, invito a leggere per farsi un’idea più completa e precisa della questione.

Se vogliamo fare riferimento al nudo di per se stesso o a un momentaneo stato nel nudo dobbiamo parlare di nudità (invero nudo e nudità sono termini spesso invertibili tra loro, solo il costrutto logico grammaticale della frase può a volte richiederne un utilizzo più preciso).

Se vogliamo fare riferimento alla nudità come attitudine quotidiana o come desiderio di pervenire alla rinormalizzazione del nudo dobbiamo parlare di nudismo.

Il naturismo esiste solo in combinazione con altri aspetti: ecologia, rispetto ambientale, immersione nella natura ed eventualmente anche alimentazione vegetariana o vegana. Quindi il termine naturismo lo dovremmo utilizzare solo ed unicamente per fare riferimento a…

  • quella particolare forma di nudismo dove la nudità non è l’aspetto unico e predominante, bensì una strada (una tra le altre possibili, anche se certamente la più efficiente) per arrivare al contatto con la natura; lo stare nudi, ad esempio, in casa, in una piscina, in un villaggio o in resort non sono da definirsi come naturismo, bensì come nudismo;
  • quella specifica concezione di vita dove allo stare in nudità si abbina indissolubilmente e costantemente il rispetto per l’ambiente e il desiderio di viverlo quanto più integralmente possibile; se non sono ecologico e non rispetto l’ambiente (certo qui si pone un problema di definizione visto che ad oggi è pressoché impossibile esserlo sempre e costantemente, ma questo esula dagli obiettivi di questo articoletto) posso essere un nudista ma non sono un naturista;
  • quegli ambienti dove il rispetto per la natura e l’ecologia sono caratteristiche fondamentali, quindi ogni struttura diversa da grotte, capanne di paglia o altri elementi naturali (non tagliati) sarebbe esclusa dal contesto (invero essendo il naturismo un concetto mentale umano non avrebbe senso attribuire il termine ad oggetti inanimati e, quindi, non pensanti, ma diamo per buona l’estensione semantica).

Alcuni esempi:

  • piscina (hotel, resort, villaggio, ristorante, eccetera) a nudità consentita, al limite piscina (hotel, resort, villaggio, ristorante, eccetera) nudista, non ha senso piscina (hotel, resort, villaggio, ristorante, eccetera) naturista (struttura artificiale e magari al chiuso, quindi non in contatto con la natura), sarebbe come definire ecologista un ristorante vegetariano;
  • ha senso ma è poco efficiente (in quanto indiretto) affermare che il naturismo è positivo ai fini dell’accettazione di se stessi e del proprio corpo, è il nudo che apporta tale preziosissimo cambiamento psicologico, quindi è più corretto parlare di nudità e di nudismo;
  • di logica in sauna ci si dovrebbe stare nudi e, pertanto, non avrebbe senso aggettivare la sauna con i termini in questione, allo stato di fatto delle cose (poche sono le saune dove ci si può stare correttamente nudi) e volendo specificare che il nudo è esteso anche fuori dalle cabine sauna (visto che è raro trovare tali strutture) il termine da utilizzare è quello di “nudità consentita” (invero sarebbe più corretto apostrofare le altre strutture con “obbligo di costume”).

Nessuna volontà di etichettare o di voler differenziare in modo critico e giudicante cose, persone e azioni, solo l’esigenza di comunicare in modo efficiente e, quindi, costruttivo, corretto, positivo e premiante, unica strada per arrivare a far comprendere i tanti e importanti valori della (ri)normalizzazione della nudità!

Per abitudine preferisco evitare di supportare i miei pareri riportando voci altrui, lo ritengo come un segno di insicurezza verso se stessi, come incapacità d’essere logici ed efficientemente comunicativi, troppi usano solo citazioni, molti scrivono poco di loro e condiscono quel poco con varie citazioni. In questo caso, però, avendolo trovato molto interessante, voglio invitarvi a leggere questo articolo di un blogger americano che ha fatto il mio stesso percorso mentale, comunicativo e lessicale, anche se abbinandolo ad una certa paura per le etichette (paura che io ritengo di base sbagliata: come comunicheremmo senza le etichette).

Riflessioni sulla terminologia della nudità sociale di Naked Wanderings

Normalità sociale


Giusto gioire per ogni nuovo spazio, spiaggia o altro, in cui viene autorizzata la nudità, però non dimentichiamo che l’isolamento del nudo in spazi confinati è pur sempre una situazione anomala, la normalità dovrebbe essere, anzi, è quella del nudo libero sempre, comunque e ovunque!

#nudiènormale

Rinormalizzare il nudo


Per rinormalizzare il nudo c’è bisogno di nudo e…

non bisogna farsi dominare dalla paura d’essere giudicati;

non bisogna nascondersi dentro immagini senza testa e dietro parole alternative;

non bisogna aver paura di utilizzare parole come nudo, nudità e nudismo.

#nudiènormale #nudièmeglio

Sostenibilità


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Dal numero di novembre 2019 della rivista “Montagne360” del Club Alpino Italiano, “Abbigliamento sportivo e sostenibilità: il ruolo del CAI”

Si stima che oggi si producano oltre il 400% di capi moda in più rispetto a 20 anni fa, articoli che per lo più restano inutilizzati, e gettati a tonnellate, diventando rifiuti ben prima della fine della loro vita utile, spesso ancor prima del suo inizio.

L’insieme di queste circostanze crea le condizioni affinché questo settore produttivo sia da annoverare tra le realtà che influiscono maggiormente sulle problematiche ambientali del nostro pianeta, facendone una delle industrie più inquinanti al mondo dopo quella petrolchimica e rendendo la produzione di vestiti un fattore determinante per controllare lo stato di salute del pianeta.

L’ultimo rapporto ISPRA sui rifiuti speciali stima che il 37,4% dei rifiuti non pericolosi del manifatturiero provenga dal tessile, abbiglaimento e industria conciaria.

Quando laviamo gli abiti sintetici, queste microplastiche si separano da loro e finiscono nei fiumi e nel mare, infettando l’ambiente e i pesci poiché, avendo un diametro massimo di pochi millimetri, vengono filtrate solo in parte dagli attuali impianti di depurazione.

Certo si possono studiare tessuti sintetici che non rilascino microplastica, si possono donare ai tessuti naturali qualità simili a quelle dei tessuti sintetici, si possono creare filtri più efficienti, resta il fatto che per queste azioni ci vuole tempo, probabilmente troppo tempo, e denaro, investimenti da parte delle aziende e maggiori costi per noi tutti.

Esiste una soluzione molto pratica, immediata e per nulla costosa: ridurre al minimo possibile l’utilizzo dell’abbigliamento, ovvero recuperare il concetto di normalità del nudo e abbandonare le inutili e innaturali ostilità verso la vita nuda.

Nudismo uguale sostenibilità ambientale ed ecologia, constatazione innegabile e che, oggi, deve necessariamente prendere una posizione di rilievo nella coscienza pubblica, sociale e politica in merito all’ambiente, ai cambiamenti climatici, alla sostenibilità in genere.

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In nome del popolo


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Quanti si atteggiano a rappresntanti del popolo, quanti pretendono di parlare in moe del popolo eppure… eppure senza poterlo fare.

Solo possedenti il cento per cento del consenso elettrorale si può dire di parlare in nome del popolo, in tutti gli altri casi si può al massimo affermare di rappresentare una certa parte del popolo, più o meno estesa, ma pur sempre solo una parte!

Elezioni


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In varie occasione e soprattutto in quest’ultimo periodo molti sono gli strilli in merito a presunti tradimenti elettorali, questi dimostrano una diffusa ignoranza in merito al processo di formazione del governo anche in molti dei nostri politici, salvo non si voglia al contrario presupporre una loro volontaria mistificazione delle cose.

Le elezioni, in Italia, non definiscono il Governo, si limitano a determinare il peso delle varie forze politiche all’interno delle due Camere. In seguito il Presidente della Repubblica, sentiti i vari pareri espressi dai rappresentanti dei partiti, nomina un Capo del Governo il quale deve creare una maggioranza di Governo, non necessariamente rispettando i valori espressi dalle elezioni i quali, come detto, hanno valore vincolante solo ed esclusivamente per le due Camere!.

La pericolosa falsità delle reti sociali


PEARL Galaxy

Qualcuno non solo lo accetta, ma addirittura approva ed esalta tale comportamento vendendolo come utile ad utenti e aziende. Forse, e ribadisco forse, ha ragione in merito alle aziende, di certo non vede o volutamente nasconde la verità per quanto riguarda gli utenti, che di fatto finiscono con il vedere solo ed esclusivamente quanto e quanti sono in linea con i loro interessi, con i loro pensieri e con le loro convinzioni ideologiche su ogni aspetto della società e della vita.

Che c’è di male
in questo? Beh, che falsifica la visone delle cose e alla fine ognuno
si convince d’essere nella ragione anche quando in effetti non lo
è, che ognuno pensa d’avere il supporto della maggioranza anche
quando invero sono ben pochi quelli che la pensano come lui, che
appaiono come comuni e quindi si diffondono atteggiamenti quali il
turpiloquio e l’attacco rabbioso a tutto ciò che non…

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Dagli all’untore!


Lame di luce penetrano attraverso grandi finestroni colorati andando a mescolarsi con quella tremolante prodotta da decine di candele, d’innanzi a un grande altare un prete di bianco vestito sta officiando la Santa Messa ascoltato da una vasta platea di fedeli. Nella semioscurità di un angolo, un vecchio uomo è immerso nel coro delle preghiere, la lunga barba gli nasconde il viso, un viso secco che mostra con disarmante chiarezza le dure vicissitudini da quell’uomo passate. Un fremito gli percorre il corpo, si piega in avanti mentre dai polmoni risale alla bocca un secco colpo di tosse, veloce risalita, tanto veloce che l’uomo non ha avuto il tempo di parare la bocca con una mano, piccole gocce di saliva si depositano sul banco a lui di fronte, educatamente l’uomo estrae dalla tasta un bianco fazzoletto e con dovuta cura pulisce il banchetto.

“L’untore, l’untore!” un grido si alza dal fondo della chiesa, la gente interrompe il coro e si gira, la donna continua a gridare indicando il vecchio uomo e un primo drappello di persone velocemente si porta verso di lui per immobilizzarlo, presto seguiti da altre rabbiose persone. Al vecchio non è dato ne tempo ne modo di spiegarsi viene preso, picchiato, malamente trascinato fuori dalla chiesa per essere giustiziato.

Se avete letto i “Promessi Sposi” del Manzoni avrete certamente riconosciuta una delle scene in tale romanzo presenti, un episodio relativo all’epidemia di peste che sconvolse una parte Italia ai primi del seicento, in essa è nascosta la grave considerazione di come la paura possa essere uno dei più grandi veicoli di condizionamento, di coinvolgimento anche violento e letale. Bene l’avevano imparato già molti secoli addietro coloro che erano interessati ad acquisire potere, sia esso economico che politico, e qualcuno arrivò a farne utilizzo metodico e scientifico creando paure anche la dove queste mancavano, vedi, ad esempio, il peccato originale.

Cose d’altri tempi! No, assolutamente no, tutto questo si è perpetuato nei secoli arrivando pressoché inalterato ai giorni nostri, lo si può ben rilevare osservando con critica oggettività una buona parte di quello che avviene quotidianamente e non è solo una questione inerente il terrorismo, e non è nemmeno questione che coinvolga solo gli estremismi religiosi, lo possiamo ben vedere persino nelle parole dei nostri politici, nelle reazioni delle persone, negli esiti elettorali, siano essi a largo raggio, tipo elezioni europee, che a piccolo raggio, tipo elezioni amministrative comunali.

Anche Mondo Nudo è rimasto coinvolto in una di queste moderne cacce all’untore, una caccia promossa in prima battuta per mettere in cattiva luce un Sindaco e permettere al proprio candidato di salire sul prestigioso scranno, in secondo tempo portata ancora avanti, così come a livello maggiore viene fatto con i migranti, forse per mascherare l’assenza di un vero programma amministrativo, per distogliere l’attenzione da quanto verrà o non verrà fatto, per dare in pasto alle persone un diavolo, per creare paura dove paura non c’è e attraverso questa falsa paura dimostrare che si è in grado di dare soluzioni, che si è meritevoli dello scranno guadagnato.

Io, Mondo Nudo, i nudisti tutti, non abbiamo bisogno di giustificarci, la Natura ci difende, la Natura è con noi, la Natura siamo noi, quella Natura che certi personaggi strumentalizzano di continuo (vedi l’inconsistente concetto di famiglia naturale, l’assurdità dell’omofobia e via dicendo), salvo poi dimenticarsene quanto al contrario li sconfessa.

educazione nudista

N.B.

Visto l’andamento delle statistiche relative al blog ne sono certo: una parte di coloro che, dalla summenzionata campagna denigratoria, sono stati invitati a visitare Mondo Nudo ne sono usciti cambiati e con una visione più corretta, più naturale del nudo.

Clima, è tutta colpa nostra?


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Iniziamo dicendo che si, è colpa nostra, proseguiamo, però, come logica vuole, chiedendoci di quale colpa parliamo: abbiamo modificato il clima o solo velocizzato dei cambiamenti che sarebbero comunque avvenuti? Ecco, ci sono due cose che ho studiato ancora tanti anni addietro:

  • l’asse terrestre è in lenta ma continua rotazione portando un diverso posizionamento del pianeta rispetto al sole;
  • il sistema solare è in contrazione e la terra si sta avvicinando al sole, conseguentemente ci sono l’innalzamento delle temperature medie e un maggior influsso delle perturbazioni solari.

Negli anni a seguire non ho letto nulla che le negasse. Una mia svista? Ho perso io qualcosa? Può essere, le reti sociali sono relativamente recenti, di certo molto più giovani rispetto ai tempi a cui sto facendo riferimento e allora era più difficile mantenersi in costante aggiornamento, però…

Però, considerando la regola universalmente ritenuta valida del “nulla è immutabile”, propendo per una nostra colpa in merito alla velocizzazione dei cambiamenti e non alla loro messa in atto. Ovviamente questo non ci esime dal dover prendere provvedimenti e dalla necessità di prenderli in tempi estremamente brevi, con la consapevolezza, però, che prima o poi la Terra diverrà comunque inabitabile!

Maestri d’ignoranza


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Insulso atteggiamento il voler insegnare senza essere disposti a imparare, crogiolandosi nei limiti del proprio piccolo orticello culturale, leggendo e ascoltando solo quanto fa comodo, cercando unicamente le conferme al proprio modo di pensare, rifiutando tutto quello che, al contrario, lo sconfessa, cercando di manipolare a proprio uso e consumo fatti ed evidenze.

La smania del… Perchè


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C’è una domanda che ricorre spesso nella relazioni tra persone: perché!

Perché arrampichi? Perché fai subacquea? Perché fai questo lavoro? Perchè stai compiendo questi studi? Perchè ti vesti così? Perchè ti comporti così? Perché stai nudo? Perchè questo? Perchè quello? Perchè? Per quasi qualsiasi cosa abbia fatto o faccia c’è sempre stato qualcuno, anzi ci sono sempre stati diversi che mi chiedevano il perché, e così è successo e succede a tanti amici, penso di poter dire che succede a tutti.

A prima vista può sembrare un comportamento naturale, insito nella istintiva curiosità dell’essere umano, ma, osservando che queste domande vengono soprattutto formulate per quegli atteggiamenti che escono da quello che la massa o colui che pone la domanda ritengono “normale”, non è che ci sia dietro anche o soprattutto un’educazione al conformismo? Non è che ci sia dietro la precisa volontà di una società improntata all’autodifesa e che, pertanto, insegna a chiedersi il perché delle cose prima ancora di conoscerle, prima ancora di provarle che è l‘unica vera via alla conoscenza e alla risposta (tant’è che spesso le risposte vengono rifiutate e contestate).

Vogliamo riappropriarci del piacere del fare, del piacere d’essere spontanei, di vivere secondo desiderio e non secondo altrui volontà, altrui raziocinio, altrui imposizione? Invece di chiederci il perché delle cose, facciamole, facciamo quello che la mente ci suggerisce di fare, quello che l’indescrivibile forza interiore del desiderio ci spinge a fare. Ecco, per vivere meglio, per vivere più felici, per rendere più semplici le relazioni interpersonali, per crescere ed imparare dobbiamo iniziare a fare e smettere di chiedere.

Basta con i perché, facciamo, facciamo, facciamo!

Sodomizzazione di massa


Ovviamente non faccio riferimento alla lecita pratica del sesso anale, bensì parlo di un atteggiamento che, in vari contesti e specialmente nel lavoro, si diffonde sempre più: il mettersi a novanta. Siamo al punto che non solo ci si china senza lamento ma addirittura si compra in proprio la vaselina e non per soffrire meno bensì per facilitare la penetrazione del dominatore. Rendiamoci conto che così facendo diamo solo ragione a quegli amministratori (e quelle persone) che (ancora) ragionano con l’obsoleta (visto quello che viene da anni illustrato e insegnato nei corsi manageriali: assertività, comprensione, gentilezza, condivisone, responsabilizzazione, eccetera) e illecita (viste le leggi e le sentenze, anche se ogni tanto salta pur sempre fuori qualche giudice d’antiquariato o a sua volta chino al potere) regola del “il personale va trattato con cattiveria, per ottenere profitto va sottomesso, schiavizzato”. Ormai, con probabile forte disappunto di coloro che (anche rimettendoci in proprio) nel sessantotto hanno lottato per guadagnare rispetto e diritti, pare proprio la volontà della massa sia quella di lavorare di più prendendo di meno, di soffrire senza godere!

Muri di gomma


 

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Sto percorrendo l’ultimo chilometro di un tiratissimo allenamento in montagna, la temperatura confortevole e lo zaino da corsa mi avevano da tempo indotto a togliermi la maglia. In lontananza due persone, pesantemente vestite, stanno percorrendo il sentiero in direzione opposta alla mia e nel giro di pochi secondi mi sono appresso. Uno dei due mi guarda e ad alta voce commenta “molto meglio stare con la pelle bagnata e il torso nudo che avere la pelle asciutta e la maglietta bagnata!” Immediatamente replico con un semplice “si molto meglio, decisamente meglio”, ma altre possibili risposte mi frullano nel cervello nei minuti a seguire:

  1. Che cacchio ti interessa, saranno fatti miei o no? Che forse l’essere io a torso nudo obbliga te a fare altrettanto?
  2. Non l’ha ordinato il medico che devi necessariamente esporre il tuo parere sulle cose che non ti piacciono, ti basta semplicemente ignorarle.
  3. Sei sicuro di quello che affermi? Hai mai provato a camminare a torso nudo? Ti affidi ciecamente a tutto quello che altri, in questo caso le case produttrici di abbigliamento (che, ovviamente, a divulgare solo quanto a loro favorevole) ti riferiscono?
  4. Ti sei posto il dubbio che, vista la mia età, io abbia una considerevole esperienza e ben sappia quello che faccio?
  5. Lo sai che esistono evidenze medico-scientifiche del fatto che l’indossare indumenti bagnati, anche quelli tecnici da corsa, inevitabilmente provoca proliferazione di batteri e funghi con il conseguente arrossamento e prurito della pelle?
  6. Lo sai che nell’ambito della corsa c’è una corrente che usa il minimo abbigliamento possibile? Lo sai che tra costoro ci sono diversi atleti di calibro mondiale, atleti che vincono le più dure corse?
  7. Comprendi che stando a torso nudo mi tengo la maglietta asciutta per potermi efficientemente riparare da eventuali esposizioni al vento o da abbassamenti di temperatura?
  8. Capisci che la pelle nuda recepisce il minimo raggio di sole riscaldandoci in modo naturale e salubre?
  9. Lo sai che l’effetto benefico della luce ai fini della sintesi della vitamina D, tanto importante per la salute delle nostre ossa, è direttamente proporzionale alla quantità di pelle nuda?
  10. Comprendi che così facendo posso portarmi al seguito molto meno abbigliamento e la conseguente riduzione di peso è un vantaggio notevole per la mia schiena e le mie gambe?
  11. Per quale motivo vai in montagna? Io ci vado per includermi nella stessa e l’inclusione impone il minor utilizzo possibile dell’abbigliamento se non addirittura la sua totale eliminazione dato che la nudità è l’unica modalità che permetta di divenire natura nella natura, montagna nella montagna.

Tra le persone più inutili o addirittura pericolose per l’evoluzione di un dato contesto sociale, e della società intera, vanno senza dubbio annoverati tutti coloro che da ignoranti, nel senso di conoscere nulla o poco dello specifico contesto, o da neofiti, coloro che si sono avvicinati un dato contesto da un tempo relativamente breve, invece di porsi nella condizione del discente ed essere disposti a imparare, si improvvisano in quella di docente e pretendono d’insegnare. Inutili perché nella loro supponenza, nel loro non mettersi in discussione restando prepotentemente ancorati sulle loro convinzioni (unico modo, per loro, di conservarle intatte, di resistere al cambiamento) nulla apportano al contesto e alla società. Inutili perchè ascoltano e cercano solo quanto possa confermare le loro opinioni, tutto il resto lo ignorano bellamente: invece di sviluppare le idee sulla base delle prove, partono da un’idea preconcetta per cercarne solo  le prove che la possano confermare eclissando tutto quanto la neghi. Pericolose perché, essendo molto loquaci, contribuiscono alla diffusione di idee tendenziose, erronee o addirittura false. Pericolose perchè dialogare con loro corrisponde a dialogare con un muro di gomma.

hands black and white fingers palm

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Segnali di rinormalizzazione del nudo


Ottimo, L’Associazione dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori si prende carico di pubblicare sul proprio sito, e senza avanzare critiche o inopportune considerazioni, un articolo che riguarda il nudo e il nudismo. Direi un importante segno di normalizzazione del nudo e del vivere nella normalità del nudo. Ora servono altri importanti segnali, serve l’apertura delle istituzioni, il coinvolgimento degli impresari, l’applicazione negli ambiti lavorativi dove è stato ormai palesemente dimostrato che l’abbattimento delle barriere psicologiche date dall’abbigliamento comporta notevoli vantaggi sia per il lavoratore che per l’azienda., Per ottenere questi ulteriori segnali è necessario che il maggior numero possibile di persone si attivino per informare, per diffondere, per segnalare, per divulgare la normalità del nudo e di ogni articolo che in normalità ne parli. Grazie!

ADUC > Perchè il nudismo/naturismo è positivo per i bambini

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Critiche!


two men in military clothing with guns

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Criticare: la perenne battaglia del pensiero debole!

Nella crescente attitudine al criticare si è finiti col manifestare le critiche solo per partito preso, per astio, per vendetta, per mettersi in mostra, per circondarsi di un’artefatta barriera che impedisca alla ragione e alla logica di scalfire idee e convinzioni evidentemente immature.

Nella crescente attitudine al criticare ci si è dimenticati del cervello e si è finiti col manifestare critiche anche per quanto è, per sua natura e connotazione, incriticabile, si è finiti col traslare il difetto dallo specifico al generico, dal singolo alla comunità, dal contesto all’assoluto, dal particolare all’assieme, dal ramo alla foresta.

Criticare lo sport, la musica, l’arte, la poesia, la filosofia, il nudismo ed ogni altra cosa similare in forma e in logica è solo un non senso: tutte cose certo dispensabili, d’altra parte tutte cose nemmeno inutili, tutte cose che apportano molti importanti benefici; tutte cose per loro natura prive di difetti, delle quali possiamo solo elencare vantaggi e svantaggi; soprattutto tutte funzioni immateriali esistenti di per se stesse, funzioni che rappresentano, anzi, formano l’essenza, sono la normalità dell’essere umano.

Semplicità


 

I bambini non provano fastidio nei confronti della nudità, gioiscono della propria e sono semplicemente indifferenti a quella altrui, serviranno la violenza fisica (l’imposizione materiale delle vesti), la violenza psicologica (la reiterazione dei richiami che negano la svestizione e impongono la vestizione) e l’inganno (cultura del peccato, nudofobia, concetto di pudore, eccetera) per condizionarli e far mutare loro atteggiamento. Tutto questo vorrà ben dire qualcosa! La semplicità del bambino dovrà pur insegnarci qualcosa!

#nudiènormale #nudièmeglio

“Me Too” ovvero Società & Cultura


Me Too e gli altri movimenti contro la violenza sessuale sono iniziative lodevoli e assolutamente da sostenere, hanno sicuramente la forza per generare l’indispensabile cambiamento sociale a livello giuridico e legislativo, devo però andare oltre se vogliono ottenere quel cambiamento culturale indispensabile alla rimozione del problema, se vogliono prevenire piuttosto che limitarsi a curare hanno una sola opzione possibile: allearsi alla comunità nudista e aiutarla nel ripristino della normalità del nudo!

#nudièrispetto #nudièsolidarietà #nudièparità quindi…

#nudiènormale #nudièmeglio

Estate… senza costume!


Parafrasando l’errato titolo di una nota trasmissione di RAI2

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Dice il saggio: quel che credi esser potrebbe quello che creder ti han fatto!


Sera a cena con tre persone per parlare del progetto “Zona di Contatto” e della possibilità di creare, con la loro collaborazione, degli eventi dove, dopo un inizio vestito, più o meno a sorpresa proporre la sperimentazione della nudità, vuoi in forma passiva (la sola visione di altre persone nude) che attiva (il spogliare sé stessi). Il progetto in sé e per sé piace, colpisce, viene compreso però quando si arriva al dunque, alla fase organizzativa, al mettere sul piatto la propria disponibilità fattiva ecco che i condizionamenti irroratici attraverso gli anni da famiglia, scuola e società fanno capolino e spuntano le perplessità.

“Si comprendo molto bene la nudità in natura, ma faccio fatica a concepirla all’interno di eventi sociali”.

Cosa è la natura? La natura è certamente mare, spiaggia, prati, alberi, boschi, montagne ma indubbiamente comprende anche il regno animale e non è forse vero che in esso è integrata anche la specie umana? Nel momento che si afferma che mettersi nudi è un mezzo per avvicinarsi meglio alla natura si fa riferimento solo all’avvicinarsi a quanto ci circonda, oppure anche a noi stessi? Questo richiede luoghi particolari per essere fatto o può essere fatto ovunque? L’essere umano ama socializzare e lo fa attraverso qualsiasi attività della sua vita quotidiana, perché per il nudo dev’essere diverso?

“Al momento mi vedrei nudo solo da solo, se proprio dovessi farlo mi metterei nudo per le mie sensazioni e non per quelle degli altri”.

Infatti è quello che si fa, ci si mette nudi per le proprie sensazioni, così come per le proprie sensazioni si va in moto, si va ad arrampicare, si va a giocare a calcetto, e via dicendo, tutte attività che vengono fatte da soli ma principalmente, per la nostra già citata natura socializzante, insieme ad altri che condividono le stesse passioni e le stesse scelte di vita, perché per il nudo dev’essere diverso?

“Intendo la nudità come un fatto riservato, un qualcosa da condividere solo con mio marito, al massimo da farsi solo con lui in qualche recondita caletta”.

Giustissimo, nessuno vuole negare l’intimità di coppia, tutt’altro. D’altra parte anche il bacio è un fatto riservato eppure viene dispensato anche ad estranei alla coppia, anche una cena può essere intima eppure viene spesso condivisa con altre persone. Il bacio, la cena, il sorriso, l’abbraccio, le paroline dolci e tante altre cose sono sia intima azione della coppia che azione socializzante, perchè per il nudo dev’essere diverso?

 

 

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