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Bypass spirituale


Un blogger deve certamente avere un obiettivo da perseguire e su tale obiettivo dev’essere focalizzato da tutto quello che scrive e pubblica, d’altra parte è anche importante che il blogger parli di se stesso, si faccia conoscere, dia ai suoi lettori quel livello di confidenza che possa farli sentire a casa loro quando entrano nel blog e lo leggono.

Orbene, di me stesso ho trattato nello specifico già alcune volte, molto spesso nei miei scritti ho rivelato qualcosa di me, eppure c’è una cosa che forse non ho mai reso palese, un qualcosa che mi ha catturato ancora tanti anni addietro e che poi, visto che mi occupo di formazione, mi ha aiutato anche professionalmente: l’amatoriale interesse per la psicologia.

In tale contesto oggi sono molto aiutato dalle reti sociali che permettono di restare collegati alle fonti più rilevanti e tra queste ho trovato assai utile Essere Integrale – Il portale italiano della consapevolezza. Ci ho sempre trovato utilissimi spunti di riflessione, indicazioni pronte per la vita e il lavoro, risposte alle domande che sono abituato a pormi: il saggio non vive di certezze ma di dubbi.

In questi giorni, grazie a Twitter, ho trovato su tale portale un interessantissimo articolo che ho immediatamente desiderato condividere con i miei lettori poiché i suoi contenuti si affiancano efficientemente all’obiettivo primario del blog: mettere a nudo il mondo vedendo la cosa non solo come aspetto puramente materiale (togliere il vestito), bensì anche come mentale e culturale (evidenziare le barriere psicologiche e sociali che limitano l’esperienza di vita, l’adeguata socializzazione o/e il rispetto multilaterale e onnicomprensivo).

Prendetevi assolutamente almeno quindici minuti di tempo per leggerlo, è lunghetto, è complesso, ma è scritto con tale chiarezza e proprietà di linguaggio da farne una lettura agevolissima. Leggetelo e fatelo a mente aperta, senza restare chiusi nei vostri preconcetti religiosi, sociali, individuali, come sapete sono ateo e la spiritualità è cosa che proprio non dovrebbe coinvolgermi, d’altra parte non tutti sono atei e devo pur tenerne conto per rapportarmi anche con loro, d’altra parte la nudità normalizzata è piena espressione di una equilibrata spiritualità, d’altra parte anche l’assenza di un qualcosa è pur sempre manifestazione di quel qualcosa: impossibile non comunicare visto che anche il silenzio è comunicazione!

Il bypass spirituale: se lo conosci puoi superarlo

Il bypass spirituale accade quando la pratica spirituale, invece di aiutare ad integrare le limitazioni umane, diviene un sostituto per evitare di affrontare le questioni psicologiche, relazionali o concrete irrisolte.

Chi agisce il bypass spirituale perde ogni contatto con la realtà fisica, con le sue responsabilità in quanto essere umano. In realtà si tratta di una negazione, di un meccanismo difensivo in azione.

“Il bypass spirituale: se lo conosci puoi superarlo” dal portale della consapevolezza in rete “Essere Integrale”

Grazie Agostino per il tuo lavoro, per la tua competenza, per il tuo consenso a questa mia condivisione del tuo inestimabile lavoro, grazie…

Grazie Agostino!

Rinormalizzare il nudo, quale strategia


Difficilmente avremo la rinormalizzazione del nudo finché proprio coloro che, in qualsiasi misura, lo praticano:

  • useranno termini impropri per riferirsi alla nudità;
  • tenderanno a differenziarsi da coloro che non la praticano;
  • continueranno, più o meno consciamente, a vedere e propagandare la nudità come un atteggiamento inadatto alla generalizzazione sociale, quindi da isolare in specifici contesti ben segnalati e delimitati;
  • negheranno o dubiteranno del suo valore educativo e curativo;
  • parleranno e scriveranno di cosa non sia la nudità invece di concentrarsi sul dire e scrivere cosa essa è.

Alla rinormalizzazione del nudo non servono l’autocensura, la vittimizzazione e un falsato concetto di rispetto.

Alla rinormalizzazione del nudo servono persone convinte, decise, sicure e positive!

Come ti destabilizzo un sistema restando nell’ombra


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  • Con la scusa di affidargli la gestione della mia comunicazione, assumo un esperto di comunicazione sulle reti sociali.
  • Con l’aiuto di questo esperto faccio, in modo riservato, formazione sulla comunicazione per mezzo delle reti sociali a un primo (piccolo) numero di miei collaboratori / attivisti / seguaci.
  • Ognuna di queste persone inizia ad operare, con basso profilo, sulle reti sociali con l’obiettivo specifico di ottenere un certo seguito.
  • Sfruttando il fatto che i seguaci così ottenuti leggeranno quasi solo quanto pubblicato dalla rete così generata e di sicuro solo quanto conforme al pensiero in loro inculcato, s’inizia ad alzare il profilo dei messaggi al fine di condizionare e istruire i seguaci ad un certo sistema di fare messaggi.
  • Inconsciamente addestrati e debitamente condizionati, questo secondo livello della rete di seguaci è pronta a generare in autonomia nuovi messaggi ad ogni mio subliminale incitamento, ad esempio dichiarazioni da me rilasciate in convegni e interviste.
  • Quando la rete diviene efficace, inizio a farmi più presente sulla scena pubblica e in ogni occasione ripeto all’ossessione gli stessi concetti, con debita faccia tosta cambio alternativamente pareri e smentisco di aver detto quello che ho detto, sposto continuamente il fulcro della mia azione mediatica in modo da mantenere attivi più fronti di attacco, diffondo mezze verità o delle vere e proprie falsità, creo ad arte timori e paure socio-politiche dando loro le soluzioni che più mi fanno comodo, creo dipendenza dalle mie opinioni.
  • La rete dei seguaci, sempre più estesa e violenta, diffonderà meccanicamente le mie affermazioni rielaborandole a modo proprio e rendendole di fatto distaccate da me stesso.
  • Bingo! Sebbene siano le mia parole a provocarli, seppure materialmente sostengano la mia posizione, anche se fanno comodo alla mia causa, ecco nonostante tutto questo nessuno può incolparmi dei messaggi che girano, del linguaggio utilizzato all’interno degli stessi e della modalità con cui vengono fatti girare.

Nudo ovvero crescita sociale


Il nudo come momento è certamente un sentimento individuale; vivere nel nudo è probabilmente un’attitudine personale; l’alterna diffusione del nudo sociale è forse una questione di moda. La rinormalizzazione del nudo, però, va ben oltre tutto questo, la rinormalizzazione del nudo è indubbia testimonianza e veicolo di crescita sociale, culturale e morale.

Politica dello scranno


Vi siete chiesti perché, in questo periodo di emergenza da Sars-CoV-2, ci sono sindaci e governatori che, invece di emanare regole più restrittive di quelle emesse dallo Stato (lo possono fare, tant’è che lo fanno alcuni loro colleghi, e lo hanno sempre fatto), si limitano a chiederlo, ovviamente in forma palese (in Pompa Magna) al Governo?

Semplice!

Nel primo caso, specie se poi risultassero limitazioni inutili, verrebbero considerati gli aguzzini e perderebbero consensi.

Facendo come fanno, invece, spostano tutto il peso della questione su di un Governo a loro non gradito, cercano di metterlo in difficoltà e, nel caso farlo risultare colui che ha sbagliato, nel frattempo sanno che i loro più o meno fanatici accoliti inizieranno già ad osannarli come i (testuali parole lette su Twitter) “generali salvatori della patria” (in realtà hanno solo allungato i tempi di applicazione delle limitazioni, altro che salvatori).

Pensateci!

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Guardiamo avanti


PEARL Galaxy

Una giornata come tante altre, Riccado sta lavorando tranquillamente quando… dleeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeen suona la campana di allerta. Riccardo e i suoi collegi fermano il lavoro e si mettono in attesa. Passano un paio di minuti ed eccolo… taaaaaaaaaaaaaaaaaaaa la sirena proclama l’evacuazione. Con calma, in fila indiana, ognuno seguendo il percorso programmato tutti escono dall’edificio e si raccolgono nel piazzale antistante, i responsabili fanno la conta dei presenti e compilano l’apposito modulo: tutti presenti, nessun disperso e nessun ferito. Dopo una decina di minuti arriva il responsabile del servizio di sicurezza, raccoglie i moduli e segnala essersi trattato solo di un’esercitazione, come, del resto, già tutti avevano intuito. Meno ordinatamente di prima le persone rientrano nell’edificio e riprendono il lavoro che stavano facendo. Tutto finito.

Quanto sopra è un raccontino di quanto molti, se non proprio tutti, di noi stanno periodicamente sperimentando: l’esercitazione di evacuazione. In alcune aziende, oltre a questo…

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Governo del #coronavirus


Media, governatori, sindaci, singole persone, molti sono ancora coloro che stanno pubblicando osservazioni critiche sull’operato del governo in riferimento alla gestione della situazione provocata dal virus SARS-CoV-2, sostanzialmente lo si accusa di aver creato confusione emanando decreti poco chiari.

Non vedo dove sia la poca chiarezza nel “sono vietati tutti gli spostamenti non indispensabili: state a casa” e comunque, signori miei, il governo sta operando secondo quello che, dal secondo dopoguerra a oggi, è stata ed è la consuetudine legislativo-governativa: dare linee guida, che vanno poi, a cure delle istituzioni locali politiche e giuridiche, adattate ai mille e mille casi diversi. Se proprio proprio, possiamo osservare che sta venendo fuori tutta la debolezza di questo sistema, uno dei pochi, o forse l’unico, dove le sentenze non facciano legge, obbligando la parte legislativa ad emanare leggi per ogni minima questione.

Prima governatori e sindaci si ribellano al decreto perchè il governo non può decidere in modo univoco per tutta l’Italia, poi sempre governtori e sidaci chiedono al governo d’essere molto più rigido, in mezzo tutto le critiche di cui sopra. E cavolo, è questo a creare confusione: i mille articoli dei media che affermano cose anche contradditorie tra loro, talvolta persino all’interno dello stesso articoli; la pubblicazione di notizie sui decreti ancora prima che questi venissero emanati; la risonanza data da alcuni giornalisti alle notizie false, da loro prese e spacciate per vere; l’opinionismo costante e continuo; l’idividualismo italiano.

No signori, no, non è il governo a creare confusione, siete voi, voi che, pure in questo momento alquanto critico, non siete capaci di rinunciare al diritto d’opinione, non siete capaci di mettere la vostra voce a disposizione del governo, di sostenerlo, di aiutarlo nel suo ingrato compito, di fare chiarezza ove questa (comprensibilmente e, come sopra spiegato, convenzionalmente) viene a mancare .

No signori, no, la confusione non è il governo a farla, è l’opinionismo. In questo momento le opinioni personali lasciamole nel cassetto e vediamo di affrontare ciò che veramente va affrontato: il contenimento della pandemia.

State a casa, stiamo a casa, le cose indispensabili sono veramente poche, vogliono essere largo e dico il cinque percento di quello che facciamo, giusto andare a fare la spesa (e in una sola persona, non l’intera famiglia). Andare a fare la passeggiata quotidiana, andare a correre, farsi un’escursione in montagna, fare colazione al bar, mangiare al ristorante o in pizzeria, andarsi a comprare gli integratori, l’acquisto di medicinali da banco, le cene in compagnia e via dicendo sono tutte cose utili ma non indispensabili, possiamo farne a meno: l’allenamento potete farlo in casa, la boccata d’aria potete prenderla alla finestra di casa, la montagna potete guardarla nelle foto o nei vostri ricordi (ottimo allenamento al rilassamento), senza integratori non morite (mentre la CoVid19 si che può ammazzarvi), gli amici li potete vedere e salutare con le varie app di messaggistica e videoconferenza e così via.

#iorestoacasa

#Coronavirus #iorestoacasa


Sentiero 3V "Silvano Cinelli"

Vero che è autorizzato l’uscire di casa per andare a fare sport all’aperto con l’unica indicazione di evitare gli assembramenti, però personalmente mi sono fatto delle domande e mi sono dato delle ulteriori limitazioni. Partiamo dalla situazione più evidente.

Sforzo massimale a livello organico globale

Qualche settimana addietro il sabato sono andato a fare un allenamento pesantino, per darvi dei precisi riferimenti si trattava di una ventisei chilometri con duemila metri di dislivello sia in positivo che in negativo caratterizzati da un profilo irregolare (una sequenza di su e giù, in parte sostanziosi, in parte meno) e da diversi tratti poco corribili (sentieri stretti e costellati di spuntoni), il tutto percorso in sei ore e mezza con uno sforzo per me, se non proprio massimale , di certo alquanto rilevante (sempre per darvi dei riferimenti precisi un tempo pari al quarantacinque per cento di quello potenziale calcolato sulla base del…

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Coronavirus, spero s’impari qualcosa


PEARL Galaxy

Veramente, spero proprio che non succeda quello che è (quasi) sempre successo, quantomeno negli ultimi cento anni, dopo ogni evento più o meno catastrofico: torna il silenzio mediatico e nei sistemi tutto resta pressochè immutato.

Se fossimo già stati cablati, abituati e attivati nel lavoro da remoto (e lasciamo stare la distinzione, puramente legalese, tra telelavoro e smart warking, termini che invero dovrebbero voler dire la stessa cosa), cosa praticabile per almeno il cinquanta (e mi tengo sui un valore prudenziale, invero sarei portato a dire il settanta se non l’ottanta) per cento dei lavoratori, l’impatto economico e sociale del virus che sta in questo momento sconvolgendo il mondo sarebbe stato assai minore.

Sono vent’anni, a mia memoria, che si parla di telelavoro (e permettetemi d’integrare in questa parola tutti i vari ambiti applicabili: lavoro, scuola, medicina, vendita, sociale, elettorale, eccetera) e ad oggi sono veramente poche le aziende e…

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Crepuscolando


E dopo aver camminato tutta la notte ecco il momento più magico: il crepuscolo!

#montagna #escursionismo #consapevolezza #VivAlpe

Citazionismo


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C’era un tempo, che ho il piacere di aver vissuto negli ultimi suoi barlumi di vita, in cui si dava credito ai pensieri e non alle persone, in cui l’età valeva da sola per dare credibilità, in cui imparavi dall’altrui esperienza anche senza il bisogno di conoscerne le fonti.

Ora non c’è più, ora i pensieri prendono credito dalle persone che li esprimono, l’età (esperienza di vita) conta zero e le cose diventano credibili solo quando supportate da fonti, ovviamente determinate fonti dove il determinate è molto variabile (definito da chi giudica) e strumentale (funzionale al supporto o alla negazione).

Oggi la comunicazione è spesso, per non dire sempre, preda di…

  • coloro che, appartenendo ad una delle due sottostanti categorie o non essendo in grado di portare avanti un contraddittorio o non sapendo come screditare gli altri, ribattono ad ogni cosa chiedendo la citazione delle fonti;
  • coloro che, succubi della malattia o deboli nel loro pensare, fanno spesso ricorso alle citazioni;
  • coloro che, incapaci di elaborare propri pensieri, si esprimono solo ed esclusivamente mediante citazioni.

Una citazione ogni tanto ci può anche stare, talvolta è anche opportuna e doverosa, ma quando diviene una indispensabile costante, una pretesa assolutistica, ecco allora solo esprime una malattia.

Citazionismo, nega la possibilità che le persone possano avere idee proprie, possano elaborare e formulare convinzioni personalizzate mediando le informazioni da più fonti, possano avere credibilità anche senza essere celebrità o riconosciuti guru.

Citazionismo, nega ai pensieri di avere valore per loro stessi, nega la capacità delle persone di valutarli per quello che esprimono e non per chi li esprime, educa all’incertezza o, peggio, alla strumentalizzazione,

Citazionismo, che brutto malessere!

Molliamo i freni


Da quando negli anni settanta ci furono le cacce al nudista, il mondo del nudismo si è man mano chiuso a riccio arrivando a nascondersi dietro il temine meno palese di naturismo, per poi proseguire con i freni tirati comportandosi più da setta segreta che da quello che invero è: la normalità!

Da tempo io sto spingendo affinché si cambi atteggiamento, affinché si esca allo scoperto, ci si metta in gioco e si mollino i freni, purtroppo se questo lo si sta osservando in varie nazioni del mondo, ancora in Italia tutto è bloccato e molti sono i nudisti e naturisti che mantengono un comodo atteggiamento di sottomissione e/o un ancor più comodo vittimismo: si autoimpongono limiti operativi, incolpano sempre e solo gli altri per la resistenza sociale al nudo, si limitano a brontolare per l’assenza di opportunità, si aspettano di vedere le cose calare miracolosamente dell’alto, se da un lato manifestano ossessiva ripulsione per le etichette poi di fatto le usano e le impongono per manifestare dissenso e sentirsi “al di sopra”. Tant’è vero che, a differenza di quanto vanno predicando e maledicendo, sono proprio loro che commentano in modo contrariato le iniziative e le azioni tese a rendere più aperto e visibile il nudismo, opponendosi alle stesse o addirittura cercando di ostacolarle

Beh, detto nella massima sincerità, me ne frego! Tenetevi le vostre paure, le vostre idiosincrasie, il vostro vittimismo, il vostro usare i termini come maschere ed etichette, gli obblighi al nudo quale sistema di (stupida perché ottiene l’effetto contrario) autodifesa, l’atteggiamento massonico, l’autocarcerazione in limiti mentali e pratici, io, anche a vostro vantaggio, proseguo per la mia strada e allargo la mia pubblica nuda presenza coinvolgendovi gli altri due mie blog senza tralasciare il mondo del lavoro.

E comincio da qui, dal pubblicizzare nello specifico il programma di VivAlpe 2020…

Blog “Sentiero 3V” il lungo cammino bresciano attorno alla Val Trompia > “Andare oltre: inclusione ambientale”

Blog “Pearl” la galassia della formazione tecnica continua > “Professione formatore e la mia inclusiva proposta”

Poi proseguo, ma ne seguiranno altri, con un articolo sul rapporto tra nudisti e aziende > Nudisti in azienda? Un valore aggiunto

Naturismo, nudismo, nudo, quale termine?


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Il lessico è avulso alla volontà di differenziare, ovvero alla tanta temuta e deprecata etichetizzazione delle cose e delle persone: le parole non hanno volontà, la volontà è propria delle persone e sono queste ultime, caso mai, a dare etichette e attraverso queste compiere atti di differenziazione e discriminazione.

Il lessico è questione tutt’altro che accademica: attraverso il lessico possiamo comprenderci, possiamo trasmettere messaggi comprensibili, fare in modo che gli altri possano capire con precisione quello che vogliamo dire. Insomma, attraverso il lessico comunichiamo e:

  • un lessico errato comporta una comunicazione fallimentare;
  • per una comunicazione efficiente è necessario usare un lessico corretto.

Ai fini della corretta comunicazione usare le parole corrette è, quindi, una necessità irrinunciabile: ve lo immaginate un mondo senza parole, o un mondo dove ognuno dia il significato che vuole alle parole che utilizza?

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Nell’ambito del nudo si sono nel tempo formati due termini (che in inglese sono anche tre o quattro) e che oggi vengono utilizzati spesso in modo ormai dislocato, ovvero dissociato dalla loro origine terminologica, e totalmente arbitrario, creando una confusione immensa e così assolutamente deleteria al mondo stesso del nudo sano, educativo e lecito: naturismo e nudismo.

Ho già scritto molto a proposito, c’è anche in questo blog un glossario apposito per chiarire la questione, eppure l’ostinatezza umana, l’abitudine, l’individualismo, l’ignoranza comunicativa fanno si che la cattiva abitudine perseveri e, con l’aumentare delle persone che si aprono al nudo come aspetto fondante del loro modo di vivere, vada aumentando la confusione, specie in coloro che sono lontani da questo elemento sociale.

Pur nella considerazione che la soluzione ottimale, quella in assoluto più corretta, sarebbe il non dover fare specificazioni di sorta (il nudo, esattamente come l’essere vestiti di rosso piuttosto che di nero o di blu, è, sarebbe e dovrebbe essere uno stato di normalità e pertanto non dovrebbe essere necessario qualificarlo e specificarlo) allo stato attuale delle cose è comunque importante fare chiarezza e sperare che ci si voglia rendere conto del male che, utilizzando in modo improprio i tre termini di cui sto disquisendo, si fa a ciò che si vorrebbe proteggere e, possibilmente, diffondere.

Con le semplificazioni necessarie al contenimento delle righe di testo, ecco un sunto di quanto già scritto in precedenza e che, insieme al Glossario Nudo, invito a leggere per farsi un’idea più completa e precisa della questione.

Se vogliamo fare riferimento al nudo di per se stesso o a un momentaneo stato nel nudo dobbiamo parlare di nudità (invero nudo e nudità sono termini spesso invertibili tra loro, solo il costrutto logico grammaticale della frase può a volte richiederne un utilizzo più preciso).

Se vogliamo fare riferimento alla nudità come attitudine quotidiana o come desiderio di pervenire alla rinormalizzazione del nudo dobbiamo parlare di nudismo.

Il naturismo esiste solo in combinazione con altri aspetti: ecologia, rispetto ambientale, immersione nella natura ed eventualmente anche alimentazione vegetariana o vegana. Quindi il termine naturismo lo dovremmo utilizzare solo ed unicamente per fare riferimento a…

  • quella particolare forma di nudismo dove la nudità non è l’aspetto unico e predominante, bensì una strada (una tra le altre possibili, anche se certamente la più efficiente) per arrivare al contatto con la natura; lo stare nudi, ad esempio, in casa, in una piscina, in un villaggio o in resort non sono da definirsi come naturismo, bensì come nudismo;
  • quella specifica concezione di vita dove allo stare in nudità si abbina indissolubilmente e costantemente il rispetto per l’ambiente e il desiderio di viverlo quanto più integralmente possibile; se non sono ecologico e non rispetto l’ambiente (certo qui si pone un problema di definizione visto che ad oggi è pressoché impossibile esserlo sempre e costantemente, ma questo esula dagli obiettivi di questo articoletto) posso essere un nudista ma non sono un naturista;
  • quegli ambienti dove il rispetto per la natura e l’ecologia sono caratteristiche fondamentali, quindi ogni struttura diversa da grotte, capanne di paglia o altri elementi naturali (non tagliati) sarebbe esclusa dal contesto (invero essendo il naturismo un concetto mentale umano non avrebbe senso attribuire il termine ad oggetti inanimati e, quindi, non pensanti, ma diamo per buona l’estensione semantica).

Alcuni esempi:

  • piscina (hotel, resort, villaggio, ristorante, eccetera) a nudità consentita, al limite piscina (hotel, resort, villaggio, ristorante, eccetera) nudista, non ha senso piscina (hotel, resort, villaggio, ristorante, eccetera) naturista (struttura artificiale e magari al chiuso, quindi non in contatto con la natura), sarebbe come definire ecologista un ristorante vegetariano;
  • ha senso ma è poco efficiente (in quanto indiretto) affermare che il naturismo è positivo ai fini dell’accettazione di se stessi e del proprio corpo, è il nudo che apporta tale preziosissimo cambiamento psicologico, quindi è più corretto parlare di nudità e di nudismo;
  • di logica in sauna ci si dovrebbe stare nudi e, pertanto, non avrebbe senso aggettivare la sauna con i termini in questione, allo stato di fatto delle cose (poche sono le saune dove ci si può stare correttamente nudi) e volendo specificare che il nudo è esteso anche fuori dalle cabine sauna (visto che è raro trovare tali strutture) il termine da utilizzare è quello di “nudità consentita” (invero sarebbe più corretto apostrofare le altre strutture con “obbligo di costume”).

Nessuna volontà di etichettare o di voler differenziare in modo critico e giudicante cose, persone e azioni, solo l’esigenza di comunicare in modo efficiente e, quindi, costruttivo, corretto, positivo e premiante, unica strada per arrivare a far comprendere i tanti e importanti valori della (ri)normalizzazione della nudità!

Per abitudine preferisco evitare di supportare i miei pareri riportando voci altrui, lo ritengo come un segno di insicurezza verso se stessi, come incapacità d’essere logici ed efficientemente comunicativi, troppi usano solo citazioni, molti scrivono poco di loro e condiscono quel poco con varie citazioni. In questo caso, però, avendolo trovato molto interessante, voglio invitarvi a leggere questo articolo di un blogger americano che ha fatto il mio stesso percorso mentale, comunicativo e lessicale, anche se abbinandolo ad una certa paura per le etichette (paura che io ritengo di base sbagliata: come comunicheremmo senza le etichette).

Riflessioni sulla terminologia della nudità sociale di Naked Wanderings

Normalità sociale


Giusto gioire per ogni nuovo spazio, spiaggia o altro, in cui viene autorizzata la nudità, però non dimentichiamo che l’isolamento del nudo in spazi confinati è pur sempre una situazione anomala, la normalità dovrebbe essere, anzi, è quella del nudo libero sempre, comunque e ovunque!

#nudiènormale

Rinormalizzare il nudo


Per rinormalizzare il nudo c’è bisogno di nudo e…

non bisogna farsi dominare dalla paura d’essere giudicati;

non bisogna nascondersi dentro immagini senza testa e dietro parole alternative;

non bisogna aver paura di utilizzare parole come nudo, nudità e nudismo.

#nudiènormale #nudièmeglio

Sostenibilità


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Dal numero di novembre 2019 della rivista “Montagne360” del Club Alpino Italiano, “Abbigliamento sportivo e sostenibilità: il ruolo del CAI”

Si stima che oggi si producano oltre il 400% di capi moda in più rispetto a 20 anni fa, articoli che per lo più restano inutilizzati, e gettati a tonnellate, diventando rifiuti ben prima della fine della loro vita utile, spesso ancor prima del suo inizio.

L’insieme di queste circostanze crea le condizioni affinché questo settore produttivo sia da annoverare tra le realtà che influiscono maggiormente sulle problematiche ambientali del nostro pianeta, facendone una delle industrie più inquinanti al mondo dopo quella petrolchimica e rendendo la produzione di vestiti un fattore determinante per controllare lo stato di salute del pianeta.

L’ultimo rapporto ISPRA sui rifiuti speciali stima che il 37,4% dei rifiuti non pericolosi del manifatturiero provenga dal tessile, abbiglaimento e industria conciaria.

Quando laviamo gli abiti sintetici, queste microplastiche si separano da loro e finiscono nei fiumi e nel mare, infettando l’ambiente e i pesci poiché, avendo un diametro massimo di pochi millimetri, vengono filtrate solo in parte dagli attuali impianti di depurazione.

Certo si possono studiare tessuti sintetici che non rilascino microplastica, si possono donare ai tessuti naturali qualità simili a quelle dei tessuti sintetici, si possono creare filtri più efficienti, resta il fatto che per queste azioni ci vuole tempo, probabilmente troppo tempo, e denaro, investimenti da parte delle aziende e maggiori costi per noi tutti.

Esiste una soluzione molto pratica, immediata e per nulla costosa: ridurre al minimo possibile l’utilizzo dell’abbigliamento, ovvero recuperare il concetto di normalità del nudo e abbandonare le inutili e innaturali ostilità verso la vita nuda.

Nudismo uguale sostenibilità ambientale ed ecologia, constatazione innegabile e che, oggi, deve necessariamente prendere una posizione di rilievo nella coscienza pubblica, sociale e politica in merito all’ambiente, ai cambiamenti climatici, alla sostenibilità in genere.

Segui e rilancia su Twitter gli hastag #nudiènormale #nudièmeglio

In nome del popolo


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Quanti si atteggiano a rappresntanti del popolo, quanti pretendono di parlare in moe del popolo eppure… eppure senza poterlo fare.

Solo possedenti il cento per cento del consenso elettrorale si può dire di parlare in nome del popolo, in tutti gli altri casi si può al massimo affermare di rappresentare una certa parte del popolo, più o meno estesa, ma pur sempre solo una parte!

Elezioni


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In varie occasione e soprattutto in quest’ultimo periodo molti sono gli strilli in merito a presunti tradimenti elettorali, questi dimostrano una diffusa ignoranza in merito al processo di formazione del governo anche in molti dei nostri politici, salvo non si voglia al contrario presupporre una loro volontaria mistificazione delle cose.

Le elezioni, in Italia, non definiscono il Governo, si limitano a determinare il peso delle varie forze politiche all’interno delle due Camere. In seguito il Presidente della Repubblica, sentiti i vari pareri espressi dai rappresentanti dei partiti, nomina un Capo del Governo il quale deve creare una maggioranza di Governo, non necessariamente rispettando i valori espressi dalle elezioni i quali, come detto, hanno valore vincolante solo ed esclusivamente per le due Camere!.

La pericolosa falsità delle reti sociali


PEARL Galaxy

Qualcuno non solo lo accetta, ma addirittura approva ed esalta tale comportamento vendendolo come utile ad utenti e aziende. Forse, e ribadisco forse, ha ragione in merito alle aziende, di certo non vede o volutamente nasconde la verità per quanto riguarda gli utenti, che di fatto finiscono con il vedere solo ed esclusivamente quanto e quanti sono in linea con i loro interessi, con i loro pensieri e con le loro convinzioni ideologiche su ogni aspetto della società e della vita.

Che c’è di male
in questo? Beh, che falsifica la visone delle cose e alla fine ognuno
si convince d’essere nella ragione anche quando in effetti non lo
è, che ognuno pensa d’avere il supporto della maggioranza anche
quando invero sono ben pochi quelli che la pensano come lui, che
appaiono come comuni e quindi si diffondono atteggiamenti quali il
turpiloquio e l’attacco rabbioso a tutto ciò che non…

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Dagli all’untore!


Lame di luce penetrano attraverso grandi finestroni colorati andando a mescolarsi con quella tremolante prodotta da decine di candele, d’innanzi a un grande altare un prete di bianco vestito sta officiando la Santa Messa ascoltato da una vasta platea di fedeli. Nella semioscurità di un angolo, un vecchio uomo è immerso nel coro delle preghiere, la lunga barba gli nasconde il viso, un viso secco che mostra con disarmante chiarezza le dure vicissitudini da quell’uomo passate. Un fremito gli percorre il corpo, si piega in avanti mentre dai polmoni risale alla bocca un secco colpo di tosse, veloce risalita, tanto veloce che l’uomo non ha avuto il tempo di parare la bocca con una mano, piccole gocce di saliva si depositano sul banco a lui di fronte, educatamente l’uomo estrae dalla tasta un bianco fazzoletto e con dovuta cura pulisce il banchetto.

“L’untore, l’untore!” un grido si alza dal fondo della chiesa, la gente interrompe il coro e si gira, la donna continua a gridare indicando il vecchio uomo e un primo drappello di persone velocemente si porta verso di lui per immobilizzarlo, presto seguiti da altre rabbiose persone. Al vecchio non è dato ne tempo ne modo di spiegarsi viene preso, picchiato, malamente trascinato fuori dalla chiesa per essere giustiziato.

Se avete letto i “Promessi Sposi” del Manzoni avrete certamente riconosciuta una delle scene in tale romanzo presenti, un episodio relativo all’epidemia di peste che sconvolse una parte Italia ai primi del seicento, in essa è nascosta la grave considerazione di come la paura possa essere uno dei più grandi veicoli di condizionamento, di coinvolgimento anche violento e letale. Bene l’avevano imparato già molti secoli addietro coloro che erano interessati ad acquisire potere, sia esso economico che politico, e qualcuno arrivò a farne utilizzo metodico e scientifico creando paure anche la dove queste mancavano, vedi, ad esempio, il peccato originale.

Cose d’altri tempi! No, assolutamente no, tutto questo si è perpetuato nei secoli arrivando pressoché inalterato ai giorni nostri, lo si può ben rilevare osservando con critica oggettività una buona parte di quello che avviene quotidianamente e non è solo una questione inerente il terrorismo, e non è nemmeno questione che coinvolga solo gli estremismi religiosi, lo possiamo ben vedere persino nelle parole dei nostri politici, nelle reazioni delle persone, negli esiti elettorali, siano essi a largo raggio, tipo elezioni europee, che a piccolo raggio, tipo elezioni amministrative comunali.

Anche Mondo Nudo è rimasto coinvolto in una di queste moderne cacce all’untore, una caccia promossa in prima battuta per mettere in cattiva luce un Sindaco e permettere al proprio candidato di salire sul prestigioso scranno, in secondo tempo portata ancora avanti, così come a livello maggiore viene fatto con i migranti, forse per mascherare l’assenza di un vero programma amministrativo, per distogliere l’attenzione da quanto verrà o non verrà fatto, per dare in pasto alle persone un diavolo, per creare paura dove paura non c’è e attraverso questa falsa paura dimostrare che si è in grado di dare soluzioni, che si è meritevoli dello scranno guadagnato.

Io, Mondo Nudo, i nudisti tutti, non abbiamo bisogno di giustificarci, la Natura ci difende, la Natura è con noi, la Natura siamo noi, quella Natura che certi personaggi strumentalizzano di continuo (vedi l’inconsistente concetto di famiglia naturale, l’assurdità dell’omofobia e via dicendo), salvo poi dimenticarsene quanto al contrario li sconfessa.

educazione nudista

N.B.

Visto l’andamento delle statistiche relative al blog ne sono certo: una parte di coloro che, dalla summenzionata campagna denigratoria, sono stati invitati a visitare Mondo Nudo ne sono usciti cambiati e con una visione più corretta, più naturale del nudo.

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