Archivi categoria: Società

In nome del popolo


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Quanti si atteggiano a rappresntanti del popolo, quanti pretendono di parlare in moe del popolo eppure… eppure senza poterlo fare.

Solo possedenti il cento per cento del consenso elettrorale si può dire di parlare in nome del popolo, in tutti gli altri casi si può al massimo affermare di rappresentare una certa parte del popolo, più o meno estesa, ma pur sempre solo una parte!

Elezioni


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In varie occasione e soprattutto in quest’ultimo periodo molti sono gli strilli in merito a presunti tradimenti elettorali, questi dimostrano una diffusa ignoranza in merito al processo di formazione del governo anche in molti dei nostri politici, salvo non si voglia al contrario presupporre una loro volontaria mistificazione delle cose.

Le elezioni, in Italia, non definiscono il Governo, si limitano a determinare il peso delle varie forze politiche all’interno delle due Camere. In seguito il Presidente della Repubblica, sentiti i vari pareri espressi dai rappresentanti dei partiti, nomina un Capo del Governo il quale deve creare una maggioranza di Governo, non necessariamente rispettando i valori espressi dalle elezioni i quali, come detto, hanno valore vincolante solo ed esclusivamente per le due Camere!.

La pericolosa falsità delle reti sociali


PEARL Galaxy

Qualcuno non solo lo accetta, ma addirittura approva ed esalta tale comportamento vendendolo come utile ad utenti e aziende. Forse, e ribadisco forse, ha ragione in merito alle aziende, di certo non vede o volutamente nasconde la verità per quanto riguarda gli utenti, che di fatto finiscono con il vedere solo ed esclusivamente quanto e quanti sono in linea con i loro interessi, con i loro pensieri e con le loro convinzioni ideologiche su ogni aspetto della società e della vita.

Che c’è di male
in questo? Beh, che falsifica la visone delle cose e alla fine ognuno
si convince d’essere nella ragione anche quando in effetti non lo
è, che ognuno pensa d’avere il supporto della maggioranza anche
quando invero sono ben pochi quelli che la pensano come lui, che
appaiono come comuni e quindi si diffondono atteggiamenti quali il
turpiloquio e l’attacco rabbioso a tutto ciò che non…

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Dagli all’untore!


Lame di luce penetrano attraverso grandi finestroni colorati andando a mescolarsi con quella tremolante prodotta da decine di candele, d’innanzi a un grande altare un prete di bianco vestito sta officiando la Santa Messa ascoltato da una vasta platea di fedeli. Nella semioscurità di un angolo, un vecchio uomo è immerso nel coro delle preghiere, la lunga barba gli nasconde il viso, un viso secco che mostra con disarmante chiarezza le dure vicissitudini da quell’uomo passate. Un fremito gli percorre il corpo, si piega in avanti mentre dai polmoni risale alla bocca un secco colpo di tosse, veloce risalita, tanto veloce che l’uomo non ha avuto il tempo di parare la bocca con una mano, piccole gocce di saliva si depositano sul banco a lui di fronte, educatamente l’uomo estrae dalla tasta un bianco fazzoletto e con dovuta cura pulisce il banchetto.

“L’untore, l’untore!” un grido si alza dal fondo della chiesa, la gente interrompe il coro e si gira, la donna continua a gridare indicando il vecchio uomo e un primo drappello di persone velocemente si porta verso di lui per immobilizzarlo, presto seguiti da altre rabbiose persone. Al vecchio non è dato ne tempo ne modo di spiegarsi viene preso, picchiato, malamente trascinato fuori dalla chiesa per essere giustiziato.

Se avete letto i “Promessi Sposi” del Manzoni avrete certamente riconosciuta una delle scene in tale romanzo presenti, un episodio relativo all’epidemia di peste che sconvolse una parte Italia ai primi del seicento, in essa è nascosta la grave considerazione di come la paura possa essere uno dei più grandi veicoli di condizionamento, di coinvolgimento anche violento e letale. Bene l’avevano imparato già molti secoli addietro coloro che erano interessati ad acquisire potere, sia esso economico che politico, e qualcuno arrivò a farne utilizzo metodico e scientifico creando paure anche la dove queste mancavano, vedi, ad esempio, il peccato originale.

Cose d’altri tempi! No, assolutamente no, tutto questo si è perpetuato nei secoli arrivando pressoché inalterato ai giorni nostri, lo si può ben rilevare osservando con critica oggettività una buona parte di quello che avviene quotidianamente e non è solo una questione inerente il terrorismo, e non è nemmeno questione che coinvolga solo gli estremismi religiosi, lo possiamo ben vedere persino nelle parole dei nostri politici, nelle reazioni delle persone, negli esiti elettorali, siano essi a largo raggio, tipo elezioni europee, che a piccolo raggio, tipo elezioni amministrative comunali.

Anche Mondo Nudo è rimasto coinvolto in una di queste moderne cacce all’untore, una caccia promossa in prima battuta per mettere in cattiva luce un Sindaco e permettere al proprio candidato di salire sul prestigioso scranno, in secondo tempo portata ancora avanti, così come a livello maggiore viene fatto con i migranti, forse per mascherare l’assenza di un vero programma amministrativo, per distogliere l’attenzione da quanto verrà o non verrà fatto, per dare in pasto alle persone un diavolo, per creare paura dove paura non c’è e attraverso questa falsa paura dimostrare che si è in grado di dare soluzioni, che si è meritevoli dello scranno guadagnato.

Io, Mondo Nudo, i nudisti tutti, non abbiamo bisogno di giustificarci, la Natura ci difende, la Natura è con noi, la Natura siamo noi, quella Natura che certi personaggi strumentalizzano di continuo (vedi l’inconsistente concetto di famiglia naturale, l’assurdità dell’omofobia e via dicendo), salvo poi dimenticarsene quanto al contrario li sconfessa.

educazione nudista

N.B.

Visto l’andamento delle statistiche relative al blog ne sono certo: una parte di coloro che, dalla summenzionata campagna denigratoria, sono stati invitati a visitare Mondo Nudo ne sono usciti cambiati e con una visione più corretta, più naturale del nudo.

Clima, è tutta colpa nostra?


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Iniziamo dicendo che si, è colpa nostra, proseguiamo, però, come logica vuole, chiedendoci di quale colpa parliamo: abbiamo modificato il clima o solo velocizzato dei cambiamenti che sarebbero comunque avvenuti? Ecco, ci sono due cose che ho studiato ancora tanti anni addietro:

  • l’asse terrestre è in lenta ma continua rotazione portando un diverso posizionamento del pianeta rispetto al sole;
  • il sistema solare è in contrazione e la terra si sta avvicinando al sole, conseguentemente ci sono l’innalzamento delle temperature medie e un maggior influsso delle perturbazioni solari.

Negli anni a seguire non ho letto nulla che le negasse. Una mia svista? Ho perso io qualcosa? Può essere, le reti sociali sono relativamente recenti, di certo molto più giovani rispetto ai tempi a cui sto facendo riferimento e allora era più difficile mantenersi in costante aggiornamento, però…

Però, considerando la regola universalmente ritenuta valida del “nulla è immutabile”, propendo per una nostra colpa in merito alla velocizzazione dei cambiamenti e non alla loro messa in atto. Ovviamente questo non ci esime dal dover prendere provvedimenti e dalla necessità di prenderli in tempi estremamente brevi, con la consapevolezza, però, che prima o poi la Terra diverrà comunque inabitabile!

Maestri d’ignoranza


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Insulso atteggiamento il voler insegnare senza essere disposti a imparare, crogiolandosi nei limiti del proprio piccolo orticello culturale, leggendo e ascoltando solo quanto fa comodo, cercando unicamente le conferme al proprio modo di pensare, rifiutando tutto quello che, al contrario, lo sconfessa, cercando di manipolare a proprio uso e consumo fatti ed evidenze.

La smania del… Perchè


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C’è una domanda che ricorre spesso nella relazioni tra persone: perché!

Perché arrampichi? Perché fai subacquea? Perché fai questo lavoro? Perchè stai compiendo questi studi? Perchè ti vesti così? Perchè ti comporti così? Perché stai nudo? Perchè questo? Perchè quello? Perchè? Per quasi qualsiasi cosa abbia fatto o faccia c’è sempre stato qualcuno, anzi ci sono sempre stati diversi che mi chiedevano il perché, e così è successo e succede a tanti amici, penso di poter dire che succede a tutti.

A prima vista può sembrare un comportamento naturale, insito nella istintiva curiosità dell’essere umano, ma, osservando che queste domande vengono soprattutto formulate per quegli atteggiamenti che escono da quello che la massa o colui che pone la domanda ritengono “normale”, non è che ci sia dietro anche o soprattutto un’educazione al conformismo? Non è che ci sia dietro la precisa volontà di una società improntata all’autodifesa e che, pertanto, insegna a chiedersi il perché delle cose prima ancora di conoscerle, prima ancora di provarle che è l‘unica vera via alla conoscenza e alla risposta (tant’è che spesso le risposte vengono rifiutate e contestate).

Vogliamo riappropriarci del piacere del fare, del piacere d’essere spontanei, di vivere secondo desiderio e non secondo altrui volontà, altrui raziocinio, altrui imposizione? Invece di chiederci il perché delle cose, facciamole, facciamo quello che la mente ci suggerisce di fare, quello che l’indescrivibile forza interiore del desiderio ci spinge a fare. Ecco, per vivere meglio, per vivere più felici, per rendere più semplici le relazioni interpersonali, per crescere ed imparare dobbiamo iniziare a fare e smettere di chiedere.

Basta con i perché, facciamo, facciamo, facciamo!

Sodomizzazione di massa


Ovviamente non faccio riferimento alla lecita pratica del sesso anale, bensì parlo di un atteggiamento che, in vari contesti e specialmente nel lavoro, si diffonde sempre più: il mettersi a novanta. Siamo al punto che non solo ci si china senza lamento ma addirittura si compra in proprio la vaselina e non per soffrire meno bensì per facilitare la penetrazione del dominatore. Rendiamoci conto che così facendo diamo solo ragione a quegli amministratori (e quelle persone) che (ancora) ragionano con l’obsoleta (visto quello che viene da anni illustrato e insegnato nei corsi manageriali: assertività, comprensione, gentilezza, condivisone, responsabilizzazione, eccetera) e illecita (viste le leggi e le sentenze, anche se ogni tanto salta pur sempre fuori qualche giudice d’antiquariato o a sua volta chino al potere) regola del “il personale va trattato con cattiveria, per ottenere profitto va sottomesso, schiavizzato”. Ormai, con probabile forte disappunto di coloro che (anche rimettendoci in proprio) nel sessantotto hanno lottato per guadagnare rispetto e diritti, pare proprio la volontà della massa sia quella di lavorare di più prendendo di meno, di soffrire senza godere!

Muri di gomma


 

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Sto percorrendo l’ultimo chilometro di un tiratissimo allenamento in montagna, la temperatura confortevole e lo zaino da corsa mi avevano da tempo indotto a togliermi la maglia. In lontananza due persone, pesantemente vestite, stanno percorrendo il sentiero in direzione opposta alla mia e nel giro di pochi secondi mi sono appresso. Uno dei due mi guarda e ad alta voce commenta “molto meglio stare con la pelle bagnata e il torso nudo che avere la pelle asciutta e la maglietta bagnata!” Immediatamente replico con un semplice “si molto meglio, decisamente meglio”, ma altre possibili risposte mi frullano nel cervello nei minuti a seguire:

  1. Che cacchio ti interessa, saranno fatti miei o no? Che forse l’essere io a torso nudo obbliga te a fare altrettanto?
  2. Non l’ha ordinato il medico che devi necessariamente esporre il tuo parere sulle cose che non ti piacciono, ti basta semplicemente ignorarle.
  3. Sei sicuro di quello che affermi? Hai mai provato a camminare a torso nudo? Ti affidi ciecamente a tutto quello che altri, in questo caso le case produttrici di abbigliamento (che, ovviamente, a divulgare solo quanto a loro favorevole) ti riferiscono?
  4. Ti sei posto il dubbio che, vista la mia età, io abbia una considerevole esperienza e ben sappia quello che faccio?
  5. Lo sai che esistono evidenze medico-scientifiche del fatto che l’indossare indumenti bagnati, anche quelli tecnici da corsa, inevitabilmente provoca proliferazione di batteri e funghi con il conseguente arrossamento e prurito della pelle?
  6. Lo sai che nell’ambito della corsa c’è una corrente che usa il minimo abbigliamento possibile? Lo sai che tra costoro ci sono diversi atleti di calibro mondiale, atleti che vincono le più dure corse?
  7. Comprendi che stando a torso nudo mi tengo la maglietta asciutta per potermi efficientemente riparare da eventuali esposizioni al vento o da abbassamenti di temperatura?
  8. Capisci che la pelle nuda recepisce il minimo raggio di sole riscaldandoci in modo naturale e salubre?
  9. Lo sai che l’effetto benefico della luce ai fini della sintesi della vitamina D, tanto importante per la salute delle nostre ossa, è direttamente proporzionale alla quantità di pelle nuda?
  10. Comprendi che così facendo posso portarmi al seguito molto meno abbigliamento e la conseguente riduzione di peso è un vantaggio notevole per la mia schiena e le mie gambe?
  11. Per quale motivo vai in montagna? Io ci vado per includermi nella stessa e l’inclusione impone il minor utilizzo possibile dell’abbigliamento se non addirittura la sua totale eliminazione dato che la nudità è l’unica modalità che permetta di divenire natura nella natura, montagna nella montagna.

Tra le persone più inutili o addirittura pericolose per l’evoluzione di un dato contesto sociale, e della società intera, vanno senza dubbio annoverati tutti coloro che da ignoranti, nel senso di conoscere nulla o poco dello specifico contesto, o da neofiti, coloro che si sono avvicinati un dato contesto da un tempo relativamente breve, invece di porsi nella condizione del discente ed essere disposti a imparare, si improvvisano in quella di docente e pretendono d’insegnare. Inutili perché nella loro supponenza, nel loro non mettersi in discussione restando prepotentemente ancorati sulle loro convinzioni (unico modo, per loro, di conservarle intatte, di resistere al cambiamento) nulla apportano al contesto e alla società. Inutili perchè ascoltano e cercano solo quanto possa confermare le loro opinioni, tutto il resto lo ignorano bellamente: invece di sviluppare le idee sulla base delle prove, partono da un’idea preconcetta per cercarne solo  le prove che la possano confermare eclissando tutto quanto la neghi. Pericolose perché, essendo molto loquaci, contribuiscono alla diffusione di idee tendenziose, erronee o addirittura false. Pericolose perchè dialogare con loro corrisponde a dialogare con un muro di gomma.

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Segnali di rinormalizzazione del nudo


Ottimo, L’Associazione dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori si prende carico di pubblicare sul proprio sito, e senza avanzare critiche o inopportune considerazioni, un articolo che riguarda il nudo e il nudismo. Direi un importante segno di normalizzazione del nudo e del vivere nella normalità del nudo. Ora servono altri importanti segnali, serve l’apertura delle istituzioni, il coinvolgimento degli impresari, l’applicazione negli ambiti lavorativi dove è stato ormai palesemente dimostrato che l’abbattimento delle barriere psicologiche date dall’abbigliamento comporta notevoli vantaggi sia per il lavoratore che per l’azienda., Per ottenere questi ulteriori segnali è necessario che il maggior numero possibile di persone si attivino per informare, per diffondere, per segnalare, per divulgare la normalità del nudo e di ogni articolo che in normalità ne parli. Grazie!

ADUC > Perchè il nudismo/naturismo è positivo per i bambini

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Critiche!


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Criticare: la perenne battaglia del pensiero debole!

Nella crescente attitudine al criticare si è finiti col manifestare le critiche solo per partito preso, per astio, per vendetta, per mettersi in mostra, per circondarsi di un’artefatta barriera che impedisca alla ragione e alla logica di scalfire idee e convinzioni evidentemente immature.

Nella crescente attitudine al criticare ci si è dimenticati del cervello e si è finiti col manifestare critiche anche per quanto è, per sua natura e connotazione, incriticabile, si è finiti col traslare il difetto dallo specifico al generico, dal singolo alla comunità, dal contesto all’assoluto, dal particolare all’assieme, dal ramo alla foresta.

Criticare lo sport, la musica, l’arte, la poesia, la filosofia, il nudismo ed ogni altra cosa similare in forma e in logica è solo un non senso: tutte cose certo dispensabili, d’altra parte tutte cose nemmeno inutili, tutte cose che apportano molti importanti benefici; tutte cose per loro natura prive di difetti, delle quali possiamo solo elencare vantaggi e svantaggi; soprattutto tutte funzioni immateriali esistenti di per se stesse, funzioni che rappresentano, anzi, formano l’essenza, sono la normalità dell’essere umano.

Semplicità


 

I bambini non provano fastidio nei confronti della nudità, gioiscono della propria e sono semplicemente indifferenti a quella altrui, serviranno la violenza fisica (l’imposizione materiale delle vesti), la violenza psicologica (la reiterazione dei richiami che negano la svestizione e impongono la vestizione) e l’inganno (cultura del peccato, nudofobia, concetto di pudore, eccetera) per condizionarli e far mutare loro atteggiamento. Tutto questo vorrà ben dire qualcosa! La semplicità del bambino dovrà pur insegnarci qualcosa!

#nudiènormale #nudièmeglio

“Me Too” ovvero Società & Cultura


Me Too e gli altri movimenti contro la violenza sessuale sono iniziative lodevoli e assolutamente da sostenere, hanno sicuramente la forza per generare l’indispensabile cambiamento sociale a livello giuridico e legislativo, devo però andare oltre se vogliono ottenere quel cambiamento culturale indispensabile alla rimozione del problema, se vogliono prevenire piuttosto che limitarsi a curare hanno una sola opzione possibile: allearsi alla comunità nudista e aiutarla nel ripristino della normalità del nudo!

#nudièrispetto #nudièsolidarietà #nudièparità quindi…

#nudiènormale #nudièmeglio

Estate… senza costume!


Parafrasando l’errato titolo di una nota trasmissione di RAI2

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Dice il saggio: quel che credi esser potrebbe quello che creder ti han fatto!


Sera a cena con tre persone per parlare del progetto “Zona di Contatto” e della possibilità di creare, con la loro collaborazione, degli eventi dove, dopo un inizio vestito, più o meno a sorpresa proporre la sperimentazione della nudità, vuoi in forma passiva (la sola visione di altre persone nude) che attiva (il spogliare sé stessi). Il progetto in sé e per sé piace, colpisce, viene compreso però quando si arriva al dunque, alla fase organizzativa, al mettere sul piatto la propria disponibilità fattiva ecco che i condizionamenti irroratici attraverso gli anni da famiglia, scuola e società fanno capolino e spuntano le perplessità.

“Si comprendo molto bene la nudità in natura, ma faccio fatica a concepirla all’interno di eventi sociali”.

Cosa è la natura? La natura è certamente mare, spiaggia, prati, alberi, boschi, montagne ma indubbiamente comprende anche il regno animale e non è forse vero che in esso è integrata anche la specie umana? Nel momento che si afferma che mettersi nudi è un mezzo per avvicinarsi meglio alla natura si fa riferimento solo all’avvicinarsi a quanto ci circonda, oppure anche a noi stessi? Questo richiede luoghi particolari per essere fatto o può essere fatto ovunque? L’essere umano ama socializzare e lo fa attraverso qualsiasi attività della sua vita quotidiana, perché per il nudo dev’essere diverso?

“Al momento mi vedrei nudo solo da solo, se proprio dovessi farlo mi metterei nudo per le mie sensazioni e non per quelle degli altri”.

Infatti è quello che si fa, ci si mette nudi per le proprie sensazioni, così come per le proprie sensazioni si va in moto, si va ad arrampicare, si va a giocare a calcetto, e via dicendo, tutte attività che vengono fatte da soli ma principalmente, per la nostra già citata natura socializzante, insieme ad altri che condividono le stesse passioni e le stesse scelte di vita, perché per il nudo dev’essere diverso?

“Intendo la nudità come un fatto riservato, un qualcosa da condividere solo con mio marito, al massimo da farsi solo con lui in qualche recondita caletta”.

Giustissimo, nessuno vuole negare l’intimità di coppia, tutt’altro. D’altra parte anche il bacio è un fatto riservato eppure viene dispensato anche ad estranei alla coppia, anche una cena può essere intima eppure viene spesso condivisa con altre persone. Il bacio, la cena, il sorriso, l’abbraccio, le paroline dolci e tante altre cose sono sia intima azione della coppia che azione socializzante, perchè per il nudo dev’essere diverso?

 

 

#BuoniPropositi2018


1)      Leggere Mondo Nudo

2)      Partecipare alle escursioni di VivAlpe 2018

3)      Superare il fastidio del nudo

4)      Apprezzare il proprio corpo

5)      Spogliarsi

6)      Camminare nudi nella montagna

7)      Imparare a vivere nudi

8)      Diffondere la normalità del nudo

9)      Difendere i diritti del corpo nudo

10)   Promuovere una società dove i vestiti siano sempre, comunque e ovunque facoltativi

#nudiènormale

#nudièmeglio

I tempi che cambiano, invito a Sindaci e Assessori


I sempre più numerosi calendari con atleti, vigili del fuoco, studenti, eccetera che posano in nudità.

Le copertine delle riviste sportive con atleti nudi.

Lo spot della Nike con gli atleti nudi: Nike Naked Running Camp.

La pubblicità del Festival di Sanremo 2017 con la famiglia di alieni nudi.

La pubblicità dell’Ikea con i due anziani che vivono nudi.

Una sigla di Costume e Società (trasmissione di RAI2) con una bagnante nuda.

Lo sfondo della pagina iniziale del gioco Higher Lower con la persona nuda che gioca al computer.

IMG_6346Le mostre d’arte con persone nude in carne ed ossa, come opere ma anche come spettatori.

Il crescendo di spettacoli, in particolare danza ma anche opera lirica e teatro, dove il nudo è parte dominante o unica, talvolta anche con il coinvolgimento del pubblico.

Il successo delle manifestazioni sociali che usano il nudo per rafforzare il loro messaggio.

La nascita di palestre, scuole di yoga, ristoranti, bar dove il nudo è normalità.

Gli esperimenti di nudità al lavoro e le aziende che hanno adottato la regola dei vestiti facoltativi.

Famiglia nudistaLe sempre più numerose ricerche sociologiche e pedagogiche che indicano la positività dell’educazione al nudo e con il nudo o addirittura la necessità di educare i bambini al nudo.

Le sentenze della Cassazione che, prendendo atto del cambiamento nella visione sociale del nudo, lo dichiarano lecito quando praticato in luoghi all’uopo deputati o in tal senso da tempo utilizzati.

Le sentenze di giudici di ogni ordine e grado che si affiancano a quelle della Cassazione sopra menzionate allargandole ai luoghi selvaggi o poco frequentati.

I tanti “non luogo a procedere” per le denunce nei confronti di persone nude (in qualche caso anche in zone non propriamente selvagge o poco frequentate).

Eccoli (e non sono tutti) i segni palesi di una società che sta guarendo da una delle sue più inutili e insulse malattie: la paura o la vergogna del nudo! Gli unici riluttanti a prenderne atto, oltre a poche menti più o meno consciamente refrattarie al decondizionamento e ad alcuni oscurantisti a tutto tondo molto bravi ad imbrattare il web con i loro volgari sproloqui, sembrano essere gli amministratori comunali e i politici, non tutti veh, ma pur sempre troppi!

Egregi Sindaci, spettabili Assessori, Mondo Nudo è qui e vi può aiutare nella transizione alla società dei vestiti facoltativi, contattateci.

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Nudi siamo stati creati e…


Quando passando davanti a certe chiese o certi santuari mi capita di leggere cartelli che invocano all’uso di un abbigliamento decente, dove per decente è sempre palese che si faccia riferimento ad una copertura sostanzialmente estesa della pelle, mi sorge spontanea una considerazione assai semplice ma stranamente sfuggevole: secondo gli stessi libri sacri Dio ci ha creati nudi e di certo l’ha fatto con il presupposto che nudi saremmo dovuti restare, allora da dove nasce questa repulsione per il nudo? Perché nel corso della storia ad un certo punto il nudo è diventato immondo? Perché ora, nonostante tanti siano i precetti abbandonati o riveduti e primo fra tutti quello sul sesso senza matrimonio, è così difficile cambiare l’atteggiamento verso il nudo? Perché ci sono religiosi che apprezzano il nudo sociale e laici che lo schifano e lo condannano?

Nudi siamo stati creati e, nel rispetto del Creatore (chiunque o qualunque cosa, anche il nulla, esso sia) nudi dovremmo continuare a vivere!

 

Dieci cose assolutamente da fare nel 2018


1)      Mettersi a nudo

2)      Mettersi a nudo

3)      Mettersi a nudo

4)      Mettersi a nudo

5)      Mettersi a nudo

6)      Mettersi a nudo

7)      Mettersi a nudo

8)      Mettersi a nudo

9)      Mettersi a nudo

10)   Mettersi a nudo

#nudiènormale

#nudièmeglio

Prince of Denmark, Naked in New York


“L’hanno potuto fare solo perché sono donne”!!! Ci si potrebbe rilevare un atteggiamento maschilistico, una rivalsa tesa a sminuire la forza delle donne, di certo troppo spesso la gente parla solo perché ha la bocca e scrive solo perché ha una tastiera, in ogni caso bene hanno fatto a dare una risposta così forte e precisa. Grandiiii!

The Outdoor Co-ed Topless Pulp Fiction Appreciation Society

IMG_6346Last summer, we produced an all-female, all-nude staging of Shakespeare’s final play, The Tempest, outdoors in Central Park, and it was a huge success: hundreds of people came to see the play in person, and millions more — literally — read or heard about it in media coverage ranging from NBC News and Salon to every major newspaper in the U.K. (They love it when Americans experiment with Shakespeare, apparently.)

img_3506One recurring theme in the comment section of online coverage, however, went like this: “They could only do this because it was women — try it with naked men and they’d get arrested!” Well, we all know a challenge when we hear one. So our Tempest directors sat down to plan an all-nude, all-male production of Hamlet. 

IMG_6354That production was staged this summer, first in Brooklyn’s Prospect Park and then, just this past week, in Central Park, at the…

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Sentieri chiusi alle moto: danno da 137 milioni di euro!

Progetto fotografico “Con e senza” della fotografa Sophia Vogel


Foto di Emanuele Cinelli

Si moltiplicano i progetti basati sul nudo, dalle manifestazioni di protesta agli spettacoli teatrali, ecco quello della fotografa Sophia Vogel: una serie di doppi scatti fotografici di persone nell’atto di compiere azioni del loro quotidiano, il primo scatto da vestiti, il secondo da nudi.

“With and without” (“Con e senza”).

Mondo Nudo ha ormai imparato che quella della normalità del nudo è la strada da percorrere al fine di superare gli ultimi baluardi d’opposizione ad un nudo sano e libero; queste foto esemplificano molto bene tale concetto.

Vestiti è bello, nudi anche, anzi… #nudièmeglio!

#FemicidioEsGenocidio (Fuerza Artística de Choque Comunicativo) – YouTube


Messaggio chiaro e potentissimo, non serve aggiungere altro!

#FemicidioEsGenocidio (Fuerza Artística de Choque Comunicativo)

Sessismo sociale… #nudièmeglio


Mentre la televisione ne parlava e ne trasmetteva le immagini, parlavo con “mia” (virgolettato per rimuovere dal termine quel sentore possessivo che viene spesso utilizzato per costruire strumentali destrutturazioni dei discorsi) moglie dello sciopero di ieri, quello delle donne, all’improvviso, per quelle strane strade che vengono percorse dalla mente radiale di chi usa abbondantemente le mappe mentali, una folgorazione: quanto è sessista lo sport, perché si perpetua ancora la svilente abitudine di separare la classifica tra maschi e femmine? Sono assolutamente convinto che in assenza di tale ormai obsoleta distinzione si potrebbero osservare risultati strabilianti.

Poi il discorso si è allargato…

Oggi si parla tanto di abolire il sessismo, figure più o meno rilevanti della società, dell’economia, dell’industria, della politica, dei governi manifestano l’appoggio a tale campagna e poi… poi per convenienza socio-politica si supportano atteggiamenti che differenziano ancor più l’uomo dalla donna discriminando quest’ultima (vedi, ad esempio, la, certamente complessa ma non per questo meno sessista, questione del velo imposto alle donne, e solo a loro, da certe religioni ed estremizzato dagli integralismi pseudo religiosi), ma soprattutto poi nulla viene fatto per eliminare quei tanti micro aspetti sessisti presenti nella società, ad esempio bagni e spogliatoi separati in scuole e centri sportivi, che proprio perché micro si insinuano più facilmente nel costume sociale condizionandolo ad una visione sessista.

Il sessismo va rimosso alla radice abituando i nostri ragazzi alla condivisione pacifica degli stessi spazi anche per quanto riguarda quelle situazioni in cui ci si potrebbe trovare parzialmente o totalmente nudi, di più, va proprio incentivata la nudità, sia essa intesa come momento privato che come momento conviviale, vanno del tutto eliminati i vani individuali presenti negli spogliatoi, va incentivato il cambiarsi pubblicamente, vanno rimossi i divieti (comparsi da qualche anno in piscine e palestre) al farsi la doccia nudi, vanno organizzati incontri sociali dove l’abbigliamento sia del tutto facoltativo e magari anche alcuni dove il nudo sia obbligatorio, va ripristinata l’antica abitudine dello sport in nudità.

Il nudo è l’arma più potente contro il sessismo: solo se nudi siamo tutti uguali, solo se nudi impariamo il più profondo reciproco rispetto, solo nella nudità sociale si debellano i vari stereotipi di genere, solo in una società nuda si può trovare quella sicurezza globale che era una delle voci in causa nello sciopero di ieri, solo una società nuda è priva di quegli stimoli che inducono atteggiamenti deviati e in primis la violenza sessuale. Solo in una società nuda!

Vestiti è bello, Nudi è meglio!

#nudièmeglio

Per un 8 marzo che segni un passo decisivo per i diritti delle donne #nudièmeglio


Inutile nascondersi dietro paraventi esili come un sottilissimo filo d’erba, ipocrita farsi scudo con l’imposizione delle quote rosa, sterile giustificarsi rigettando il problema sulle spalle altrui, alla fine la verità è palesemente una e una sola: in nessun paese del mondo, Italia compresa, esiste ancora una vera parità tra maschi e femmine; in nessun paese del mondo, Italia compresa, le donne possono ancora vantare gli stessi diritti degli uomini; in nessun paese del mondo, Italia compresa, le donne possono sentirsi sempre e comunque al sicuro.

Scendere in campo per manifestare contro questa situazione è solo un primo passo, occorre fare di più, occorre fare qualcosa di concreto e questo qualcosa passa anche (e soprattutto) per la normalizzazione del nudo, unica chiave che possa portare alla necessaria rivalutazione del corpo, quel corpo tanto bistrattato e vituperato, quel corpo che diviene lecito solo se utile agli interessi di potere, quel corpo che è mostrabile solo quando corrisponde a canoni estetici artificiosamente definiti, quel corpo che, alla fine, è diventato il terrore di tante persone e per alcune anche la fonte di indicibili sofferenze, finanche della morte.

Normalizzando il nudo si estirpa una delle più potenti armi di ricatto psicologico, si elimina uno dei più tenaci vincoli di potere, una delle forme più incisive e distruttive di denigrazione, si rimuove alla radice il tarlo che impedisce alle donne di sentiersi sempre e comunque sicure, di sentirsi sempre e comunque alla pari dell’uomo, di godere degli stessi diritti e degli stessi poteri. Nudi è meglio in tutti i sensi, ineluttabile, incontestabile, inevitabile… lo dimostra la realtà dei fatti, lo dimostrano le comunità nudiste, lo dimostrano i gruppi di maschi e femmine (adulti, giovani e bambini) che vivono e condividono spazi e tempi nella più tranquilla nudità, lo dimostrano… ineluttabile: #nudièmeglio.

#nudièmeglio uno slogan che deve risuonare da oggi in avanti, uno slogan che deve guidare alla (pacifica) rivoluzione sociale, un mantra che deve insinuarsi nella mente della gente.

#nudièmeglio … #nudièmeglio … #nudièmeglio





Tutorial verso l’8 Marzo di M^C^O


Mondo Nudo è sempre presente ogni qualvolta ci sia da educare al rispetto e all’uguaglianza sociale. Anche in questo caso scendiamo in prima linea.

Una società civile deve rigettare ogni tentativo di imporre limiti d’azione sulla base di un presunto impedimento di pensiero. L’autodeterminazione, l’eutanasia, l’orientamento sessuale, la condanna del violento, il nudo, l’equità sociale, le famiglie omosessuali e via dicendo mai potranno limitare o negare l’altrui libertà, sia essa di pensiero che d’azione, mentre la loro negazione sempre impedisce la libertà d’azione di qualcuno, talvolta anche quella di pensiero.

L’uso imprevisto del corpo collettivo nello spazio pubblico è sovversivo. Cerchiamo un gesto che racconti l’alleanza radicale tra corpi che eccedono i confini angusti dell’immaginario dominante: vogliamo alzarci le gonne, vogliamo farlo insieme e, insieme, vogliamo ridere con tutta la forza della nostra rabbia.
Scioperiamo il lavoro, la precarietà, il genere, i confini spaziali tracciati da governi che non riconosciamo; ci ribelliamo alla violenza economica, a quella discorsiva, a quella domestica e di strada; ci opponiamo alla sessualità eteronormata e al controllo medico sui nostri corpi; ci alziamo le gonne, infine, per scioperare il ruolo di vittima, così funzionale all’esproprio del nostro piacere.

Ana suromai è il gesto di alzarsi le gonne e mostrare la vulva. Questo gesto ha origine nei culti arcaici della Dea e ricorre come elemento di conflitto in un numero significativo di lotte contro il potere patriarcale e sessuofobico in ogni parte del mondo.
Oggi vogliamo riproporre questo gesto insieme a tutti i corpi favolosi con cui lottiamo ogni giorno. ()

Sorgente: M^C^O

 

Invito a pranzo


Sfrigola l’olio nel grande tegame, sulla sinistra un tavolo di legno grezzo, duro e scuro, è ricoperto di piatti e piattini, rossi e succosi pomodorini tagliati a piccoli pezzi, rosati gamberetti, ciuffi di fresco prezzemolo, odorosi limoni, gli spaghetti attendono d’essere versati nell’acqua bollente. A destra un altro più piccolo tavolino, anch’esso di duro e scuro legno grezzo, accoglie gli arnesi da cucina.

Blop, blop, l’acqua bolle, prendo gli spaghetti e ve li deposito dentro, un paio di colpi col mescolo di legno per ben separarli. Voci gaudenti giungono dalla stanza accanto, prendo il vassoio degli aperitivi e raggiungo gli amici. “Anche noi, anche noi!” due bimbi e due bimbe arrivano correndo e mi si stringono attorno pizzicandomi le gambe, “si, si, ci sono anche i vostri succhi, eccoli”. Deposito i quattro bicchieri su di un basso tavolino contornato da morbidi cuscini e, accompagnato dal sorriso dei bimbi, raggiungo il tavolo da pranzo.

Veloce scorre il tempo quando si è in piacevole compagnia, il pranzo è finito, i bimbi hanno ripreso ormai da tempo i loro festosi giochi, mentre noi adulti chiacchieriamo delle mille cose che, inseguendosi l’un l’altra, ci scorrono nella mente: il lavoro, lo sport, la camminata che faremo domani, la camminata che abbiamo fatto domenica scorsa, i social network.

“Ehi, fuori è uscito il sole, che ne dite se ne approfittiamo?” “Siiiiii!” I primi a rispondere sono i bambini, che già stanno correndo giù dalle scale che danno nel giardino. Piccole pozzanghere risplendono nel verde dell’erba, senza timore per i vestiti che non indossano ci saltano dentro spruzzandosi a vicenda. Con più calma anche noi raggiungiamo l’esterno per distenderci sul prato. I caldi raggi di questo sole d’inizio estate inondano la nostra pelle, osservo le gocce d’acqua abbarbicate sulle foglie degli alberi, un lieve tremore le percorre mentre lentamente si trasformano in vapore.

IMG_8226Si approssima la sera, il sole cala dietro i tetti delle case, una fresca brezza c’invita a rientrare, per gli amici è giunta l’ora di ripartire, chiamiamo i loro figli, risaliamo le scale e raggiungiamo la sala. Su un divano d’angolo, ordinatamente distesi, ci sono le vesti dei nostri amici e dei loro bimbi, una ad una le raccolgono e le indossano. Mutande, calzini, magliette, pantaloni cambiano di posto, lentamente, molto lentamente, oserei dire penosamente. Riluttanza dei bimbi, ma anche degli adulti, i loro sguardi svelano il fastidio che stanno provando. “Ehi, che vi succede? Non volete più rivestirvi?” “Nooooo” urlano i bambini in coro, “già” aggiunge la madre “stamattina ero perplessa all’idea di venire a casa vostra sapendo che sareste stati nudi, ora vorrei poter prolungare in eterno questa nuda giornata, ho visto quant’erano felici i miei figli, ho potuto lasciarli giocare e mangiare senza preoccuparmi che sporcassero le vesti” “si, si” interviene il marito “è stato fantastico, ci abbiamo ragionato sopra un intera settimana al vostro invito, temevamo soprattutto per i bimbi, che potessero restarne traumatizzati, ma anche per noi, non ci siamo mai spogliati davanti ai figli, non ci siamo mai spogliati davanti ad altre persone, non ne capivamo la motivazione e ora…” “ora” riprende la nostra amica “ora abbiamo compreso, ora vi dobbiamo ringraziare, ci avete fatto sperimentare qualcosa di speciale, qualcosa che ci ha profondamente arricchito, come individui, come genitori, come famiglia, grazie!”

La vestizione è finita, accompagniamo i nostri amici al cancello e li salutiamo. “Grazie, amici, grazie ancora, beati voi che siete ancora nudi.” “Non vedo l’ora di arrivare a casa per spogliarmi nuovamente, da oggi a casa nostra si vivrà nudi, vero bimbi?” “Si, si, siiiiiiiiiii, andiamo, andiamo, già la pelle ci pizzica, vogliamo toglierci questi brutti vestiti!”

La macchina si allontana, dalla finestra posteriore i bimbi ci salutano calorosamente facendoci ciao con le manine, toh, guarda, si sono già tolti i pantaloni e… le mutande, eheheh!

Famiglia nudista

Investire sul nudo e nel nudo si può ed è vantaggioso!


Da un’articolo del The Guardian (linkato più sotto)

<<Bonachela had tabled, and discarded, the idea. “We had talked about everyone participating, disrobing, at the gallery,” he says. “When he got in touch, I was like, ‘We still have time, let’s do it.’” The slowest-selling show was swiftly rebranded as nude-only and sold out within a day. Two nude nights were added. They sold out too, faster than the clothed shows.>> (Traduzione automatica <<Bonachela aveva presentato, e scartato, l’idea. “Abbiamo parlato di tutti i partecipanti, spogliarsi, presso la galleria”, dice. “Quando entra in contatto, ero come, ‘Abbiamo ancora tempo, facciamolo.'” Lo spettacolo più lento-vendita è stato rapidamente rinominato come nudo-only e tutto esaurito in un giorno. Sono stati aggiunti due notti nude. Hanno venduto troppo, più velocemente di quanto gli spettacoli vestiti.>>)

The Sydney Dance Company’s, una notte di nudità e di danza presso la galleria d’arte del New South Wales in Australia è un chiaro esempio di quanto il nudo, quello sano, quello semplice, quello naturale, possa essere un buon investimento e non solo in merito alla ricettività turistica ma per qualsiasi altro settore imprenditoriale, per qualsiasi momento e attività della giornata.

Un esempio che viene ad aggiungersi ad altri, alle tante saune ove la nudità è correttamente obbligatoria, alle ancora poche palestre fitness in cui si può stare nudi, le sempre più numerose scuole di yoga, i ristoranti, le navi da crociera, le piscine, alcune mostre d’arte. Tutti esempi nei quali, però, con poche eccezioni, la scelta è stata quella dei periodi di “solo nudo”, in pratica momenti o viaggi dedicati ai nudisti in cui il nudo è obbligatorio. Perché puntare a un solo target? Esiste un modo per investire nel nudo senza rinunciare alla parte che può portare “il vestito”: certo che esiste, è la scelta “vestiti facoltativi”. Ognuno vestito, mezzo vestito o nudo come gli pare è forse la scelta più difficile (forse!), ma è sicuramente la scelta più conveniente e migliore (anche perché la più educativa e rispettosa): la società ha più volte dimostrato d’essere pronta a condividere gli stessi spazi e negli stessi momenti, l’hanno dimostrato le saure, l’hanno dimostrato le nostre attività escursionistiche e non (dove da sempre vige la regola dei vestiti facoltativi), l’hanno dimostrato le aziende nelle quali, in via sperimentale ma anche come scelta permanente, i dipendenti sono stati autorizzati, con ottimi risultati, a lavorare nudi.

Ne avevo parlato in “Nudi al lavoro”, in  “Nudisti in azienda? Un valore aggiunto!”, poi anche in “Imprenditore nudista (investire sul nudismo), una scelta difficile?” dove però lo guardavo solo dal punto di vista delle imprese che basano la propria economia specificatamente sul nudismo. L’articolo sopra riportato mi ha ispirato per riprendere il discorso generico e allargarlo,  estenderlo a qualsiasi tipo di impresa, impostarlo in ragione della vita nel nudo, del nudo che coinvolge in modo esteso le nostre giornate, a casa, come al lavoro, nella visita a musei e mostre d’arte, negli spettacoli e nello sport.

Investire sul nudo o/e nel nudo si può fare, ormai è certo, ormai è consolidato che apporti vantaggi, sia, a seconda dei casi, in produttività che in afflusso di pubblico. Noi di Mondo Nudo siamo pronti a guidarvi e supportarvi (vedi il nostro programma “Zona di Contatto”), che aspettate?

 

Social network e nudo, l’apoteosi dell’obsolescenza


fb_censored1Prima il blocco permanente da parte di Facebook (“Spariti da Facebook!”), arrivato dopo una serie di blocchi temporanei (“Ridicolo Facebook!” e  “FB page: closed for… censored”) con la scusa dell’account falso, poi la censura di Pinterest ad un’immagine che nulla aveva di sconvolgente e, tra l’altro, era pubblicata come riservata, ora tocca a Youtube che mi cancella una playlist contenente filmati pubblicati da altri (e, mi chiedo, perché cancellare la mia playlist invece dei filmati originali?).

Stavo meditando sul cosa fare, se farci un altro articolo o lasciar perdere, quando incappo in un articolo che, vuoi per la questione vuoi per quello che vi veniva scritto, mi ha fatto propendere per la prima azione, l’articolo di una donna censurata da Facebook perché denunciava un gruppo che inneggiava alla violenza sulle donne, messaggi poi ripristinati con delle scuse che lasciano il tempo che trovano visto che l’account è rimasto comunque bloccato: – Arianna: <<i violenti dei social sono nelle nostre case, così li denuncio>>  –

cartello1Quanto segue, quindi, non è un lamento, bensì una denuncia, la denuncia di una situazione che ha raggiunto livelli insopportabili, indecenti, inammissibili, una situazione verso la quale, così come insegna un illustre giurista del passato, ogni libero cittadino ha non solo il diritto ma anche il dovere di ribellarsi e di chiedere soluzione.

Social network finitela di prendere le difese dei porci sessocentrici e dei malati nudofobici.

Social network evolvete, maturate, crescete, così come, nonostante tutto, sta facendo la società.

Social network dovete, e sottolineo il dovete, aiutare coloro che stanno portando avanti campagne capaci di far maturare e guarire questa malata società.

Nella nudità sociale sparisce ogni immondo desiderio di violenza sessuale e il nudo è la cosa migliore che possa esistere all’interno di una comunità, il nudo è educativo, è sano, è normale, anormale è chi non lo può vedere, anormale è chi lo denuncia, anormali sono le regole che lo negano e lo censurano, anormali sono coloro che segnalano le foto di nudo, anormali pornografi, anormali maiali, anormali pederasti, anormali sono loro e solo loro, ah si, e voi social network, voi che li sostenete, voi che gli date credito, voi che supportate il loro malanno, voi che siete malati quanto loro.

educazione nudistaNudo è meglio, mettetevelo in testa, fatevene una ragione, diffondete il verbo e lo stesso devono fare politici, legislatori, giuristi, avvocati, giornalisti, insegnanti ovvero tutte quelle persone che, per varia ragione e in varia misura, sono deputate ad educare la società, alla fine possiamo dire tutti.

Educare alla nudità è educare alla normalità, educare alla nudità è guarire dalle perversioni sessuali, educare alla nudità è formare adulti sani e coscienti, educare alla nudità è rimuovere la piaga della violenza sessuale, educare alla nudità è, pertanto, un DOVERE sociale.

Gli abiti servono a proteggere dalle intemperie, non servono a nascondere; gli abiti sono un artifizio dell’uomo, il nudo è la natura umana; gli abiti sono uno strumento di controllo, il nudo è l’arma della liberazione; gli abiti ci rendono deboli, il nudo ci fa forti.

Vestiti è bello, Nudi è meglio!

P.S. 

Ecco come ragionano i summenzionati social network: chiaro, il sesso sporco paga, il nudo sano no!

facebook_nudismo

Foto reperita su Facebook  ———- Foto censurata da Facebook

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Foto reperita su Pinterest ———- Foto simile a quella censurata da Pinterest

Riguardo a Youtube, non volendo pubblicizzare filmati e canali che nulla hannpo a che vedere con l’immagine positiva del corpo e del sesso, mi limito a incorporare qui sotto uno dei video che formavano la playlist censurata da Youtube, gli altri erano quelli che completano questa serie di filmati sull’educazione sessuale.

Leggi anche “Facebook e il nudismo” un articolo che contiene osservazioni in buona parte applicabili anche ad altri social network e che fa da debito compendio al presente.

Il primo #BresciaPride


Mondo Nudo e il suo staff sono in prima linea per ogni iniziativa che sia volta a combattere le discriminazioni, superare i condizionamenti sociali e diffondere l’educazione al rispetto dell’altro, così come è, senza se e senza ma, rispetto!

Il nudismo è solo una di queste campagne, altre molto attive in questo periodo sono quelle che vengono indicate nella lettera che qui presentiamo (e più sotto riscriviamo per chi non avesse modo di leggere dall’immagine) e che hanno portato alla creazione del primo BresciaPride, al quale auguriamo, nel nome del rispetto e dell’evoluzione sociale, il miglior successo possibile.

bresciapride

BRESCIA PRIDE 2017 – UNIRE LA CITTA’

COMUNICATO STAMPA

BRESCIA, 10 gennaio 2017

6 colori, 6 mesi di appuntamenti, incontri, convegni, proiezioni, eventi culturali, ludici, conviviali fino al corteo del 17 giugno 2017: un corteo pieno di gioia e contenuti profondi per le vie della città. Sarà il 1° Brescia Pride!

Si apre oggi ufficialmente il percorso organizzato dal Comitato Brescia Pride, costituito da 5 associazioni promotrici: Caramelle in piedi, Chiesa Pastafariana, Donne di cuori, Equanime, Pianeta Viola e, ad oggi, altre 38 realtà di Brescia e provincia che hanno aderito al progetto e lo sosterranno con loro proposte ed iniziative.

Per noi, e nelle nostre intenzioni per la città tutta, la sfilata del BresciaPride sarà solo il culmine di una crescita personale, sociale e culturale, che intende #unirelacittà

Chi dice che il Pride riguarda solo le persone lesbiche, gay o transessuali?

Vorremmo condividere con tutti questi sei mesi nei quali saranno molte le occasioni in cui confrontarsi, imparare ad essere solidali, per superare le discriminazioni non solo verso la nostra comunità LGBT, ma anche nei confronti di tutte le realtà che troppo spesso vengono classificate come diverse, marginali, minoritarie. Per questo siamo a fianco delle e dei migranti, richiedenti asilo, nuovi cittadini, bambine e bambini vittime di bullismo, di chi combatte ogni giorno le discriminazioni sul lavoro, nello sport, nel linguaggio. Un impegno che riguarda tutti, nessuno escluso: né i singoli né le istituzioni, dai Comuni alla Provincia, dai Sindacati alle Istituzioni religiose: a tutti questi soggetti importanti chiediamo di essere attivamente al nostro fianco, non solo patrocinando o sostenendo le nostre proposte, ma, anzi, facendosi promotori in prima persona di proprie iniziative a favore dei diritti.

Col nostro slogan #unirelacittà invitiamo tutta Brescia e provincia a partecipare, seguire e sostenere questo storico evento, ci piacerebbe che il BresciaPride diventasse il desiderio condiviso di una comunità che sa rivendicare per ogni persona il diritto alla propria identità, e che riconosce la dignità di tutte le vite.

Le diversità che ognuno porta con se verranno vissute in ciascuno degli eventi in calendario come il contributo unico, personale e umano che ogni persona può portare alla propria città, comunità, società, un contributo di ricchezza alla Brescia di oggi e di domani.

Comitato BresciaPride

Per seguire l’evoluzione dell’evento e per ulteriori informazioni…

Pagina Facebook del BresciaPride

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