Archivio mensile:marzo 2015

L’arte nel nudo


Impossibile non restare ammaliati da questi video ed è altrettanto impossibile non ammettere che i vestiti avrebbero assai sminuito la bellezza, la comunicatività, il coinvolgimento, le sensazioni: il corpo nudo permette di apprezzare ogni più piccola movenza muscolare, ogni più piccolo respiro, l’equilibrio dell’insieme e del dettaglio; l’assenza del più piccolo brandello di stoffa lascia intatta la continuità dell’armonia dei corpi e delle movenze; la visualizzazione di quelle parti ostinatamente e insulsamente tenute solitamente coperte dona leggerezza allo sguardo che può liberamente muoversi attraverso l’insieme, apprezzandolo nella sua pura completezza anziché volgarmente soffermarsi sul singolo dettaglio .

Il corpo è arte e l’arte non si può coprire, l’arte non va nascosta, l’arte non può offendere, l’arte non può essere malizia, l’arte è qualcosa da mostrare, senza paura, senza ritegno, senza reticenza.

“L’arte nel nudo”!

”L’arte nel nudo” sarà uno dei temi che noi di Mondo Nudo porteremo avanti all’interno del progetto “Zona di Contatto” (seguine qui lo sviluppo), un tema che ci vedrà proporre e organizzare, insieme alle strutture che vorranno ospitarci, dei momenti magici dove i corpi domineranno la scena e dimostreranno l’arte che è in loro.

“L’arte nel nudo” permetterà di riscoprire quell’arte, quella perfezione di proporzioni e funzioni che esiste nella natura, quell’aperta accettazione di tutto quel che cresce, di tutto quel che c’è, e non solo dei pini perfetti o dei nodi contorti e poi verniciati, quell’attenzione quasi esclusiva all’uomo e al suo corpo, disvelandolo nella sua perfezione, portandolo alla luce del sole, fuori dal nascondimento in cui è tenuto.

È negli intenti di una mostra far scoprire l’arte, anche in quel che è più impensato o quotidiano, sublimare un attimo, cogliere un flusso di comunicazione anche in un gesto, in una posa banale. Così, materialmente, “l’arte nel nudo” si svilupperà con delle mostre d’arte mista (foto, disegni, quadri, sculture, body painting, sculture vive, eccetera) incentrate sulla figura umana nella sua forma essenziale e più naturale, nella sua veste più semplice e spontanea, nella sua unica e vera espressione artistica: nuda.

Ma non ci limiteremo all’esposizione che lascia separata l’espressione dalla comprensione, l’opera dall’osservatore e l’osservatore dall’opera. Una mostra deve coinvolgere, l’arte dev’essere vissuta, pertanto in “l’arte nel nudo” gli stessi visitatori saranno parte della mostra, gli uni mostrando agli altri l’arte che è in loro. Lettori esperti e musiche opportune si alterneranno fra loro per creare armonia nell’armonia, per suggerire pose e movenze, per stimolare il visitatore a diventare opera e l’opera a diventare visitatore.

“L’arte nel nudo”!

Libera il Capezzolo… loro vinceranno!


“Free the Nipple”, “Libera il Capezzolo”, è un movimento che ha già coinvolto gran parte del mondo (purtroppo, da quanto ho potuto vedere e appurare, pare che l’Italia ancora ne sia rimasta fuori). Anche personalità dello spettacolo, della moda e della politica sono scese in campo aderendo in prima persona alle azioni di protesta e di dissenso. Ragazze giovani, donne di ogni età, cultura, religione ed estrazione sociale, intere classi di studentesse stanno orgogliosamente riempiendo i social network e i media con le loro mammelle nude, e scendono anche in pubblica via, persino davanti ai palazzi istituzionali come il recente caso delle donne islandesi. Anche molti uomini, pure loro di ogni età, cultura, religione, eccetera, hanno e stanno partecipando alla campagna.

Le motivazioni sono, ovviamente, sane e sincere, motivazioni che vanno assolutamente supportate e condivise: il diritto a non essere violentate perché donne, il diritto a non essere giudicate solo in base a come vestono, il diritto a non imprigionare parte del proprio corpo in un indumento fastidioso e inutile, il diritto all’eguaglianza con l’uomo.

In buona parte sono le stesse motivazioni, o sono similari, di quelle che stanno dietro al movimento nudista, ma ci sono aspetti che differenziano le due campagne sociali facendo ipotizzare una rapida vittoria per la liberazione del capezzolo, mentre hanno fino ad ora decretato l’immobilismo più assoluto per il nudismo.

“Free the Nipple”, al contrario del nudismo (& naturismo), è una campagna molto attiva e partecipata, una campagna portata avanti senza paure, senza autocensure, senza seghe mentali del tipo “c’è chi potrebbe non apprezzare”, senza stupidamente chiedere solo dei posti dove poter stare come si vuole ma intelligentemente pretendendo il diritto di stare a petto scoperto ovunque lo possano fare gli uomini.

“Free the Nipple” è una campagna delle donne per le donne e, come giù successo in altre occasioni (la minigonna e l’emancipazione femminile tanto per fare i due esempi più recenti e conosciuti), le donne si mostrano ben più determinate degli uomini, generando manifestazioni molto più convincenti e coinvolgenti di quelle condotte dagli uomini, i quali, a quanto pare, senza ricorrere alla armi sanno solo proferir parole.

Ecco perché le donne di “Free the Nipple” vinceranno e vinceranno entro tempi ragionevoli, mentre i nudisti (& naturisti), pur essendo in campo da un tempo ben maggiore, dovranno aspettare ancora un bel po’ prima di vedere rispettato il loro diritto sociale a stare nudi ovunque e comunque.

“Free the Nipple”… loro vinceranno! Nudisti (& naturisti)… loro no, non è ancora ipotizzabile, loro aspettano e sperano; sapranno almeno sfruttare la liberazione del capezzolo, sapranno usarla come trampolino di lancio? Mah, se le cose non cambiano temo proprio di no. Sarà la società a farlo per loro? Forse, questo forse si, questo anzi sicuramente si, ma non sarà un merito dei nudisti (& naturisti), anzi loro probabilmente sapranno anche ignorare o peggio ribaltare a loro sfavore l’occasione propizia: già ho letto frasi come “non crediate di potervi alleare con loro, a queste donne il nudismo non interessa affatto”. Sic!.

“Free the Nipple”, “Libera il Capezzolo”, voi avete già vinto, brave!

“Free the Nipple” in un interessante articolo (in italiano)

“Free the Nipple” su Twitter

“Free the Nipple” sul web

Nudismo e… bambini


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Cosa fa un bambino (da 0 a 5 anni) quando incontra un nudista? Niente, non fa proprio niente di diverso da quando incontra una persona vestita, assolutamente niente di diverso.

Come reagisce un bambino alla nudità? In nessun modo particolare: nudo o vestito per lui è la stessa cosa.

137Come si comporta un bambino se lasciato nudo in pubblico? Normalmente! Esattamente come se fosse vestito.

Il bambino piccolo, prima che sia condizionato dai genitori e dalla scuola, si trova perfettamente a suo agio nella nudità o a contatto con la nudità. Anzi, il bambino piccolo gioisce se lasciato nudo e fatica assai a rivestirsi.

nuebam2nuebam3Ecco da dove dovrebbe partire l’educazione dei nostri figli, dall’evitare loro inutili e stupidi condizionamenti verso la nudità, dal permettergli di mantenere quel loro innato naturale e sano rapporto con la nudità, propria e altrui.

Certo questo tipo di educazione non risolve tutto, ma è di sicuro un ottimo inizio, una via per facilitare e di molto tutte le altre questioni educative, formative e sociali.

educazione nudista

Altre belle e significative immagini trovate su Tumblr
(cliccare sulla foto per accedere all’origine)

“Zona di Contatto” un neonato che cresce


La zona di contatto materialmente esiste da quando esiste il nudismo, eppure nessuno fino a oggi aveva pensato di definirla come concetto, come un mantra della comunicazione. Ci abbiamo pensato noi di Mondo Nudo e la cosa piace, piace a noi, piace a molti amici nudisti, piace a tantissimi tessili ed ora piace anche ad una struttura, ne aspettiamo tante altre e ci daremo da fare per smuovere le reticenze e dimostrare che vale veramente la pena di aderire a “Zona di Contatto” e abbracciarne la filosofia strutturale e materiale, non è solo un bene per la comunità nudista, è un bene anche per la comunità tessile ed è un vantaggio sia sociale che economico per le strutture, per ogni tipo di struttura: turistica, ricettiva, della ristorazione, dello svago, sportiva, culturale, eccetera, ogni tipo di struttura!

Per ora presentiamo il nuovo arrivato tra noi, festeggiamo l’amica che ci ha manifestato il suo compiacimento e brindiamo insieme ad un futuro sociale più semplice e aperto:

Locanda di Terramare 350

Locanda di Terramare (Rosignano Marittimo – LI), un luogo dove da sempre la nudità e lo stare vestiti non sono un obbligo ma una libera facoltà, ovunque e comunque! Una… “Zona di Contatto” in piena regola.

Grazieeeeee

e ora… avanti gli altri!

Seguiteci nelle pagine di “Zona di Contatto”, alias ZdC:

Cosa è “Zona di Contatto”

Adesioni a “Zona di Contatto”

Eventi “Zona di Contatto”

Racconti, relazioni, ricordi fotografici “Zona di Contatto”

Il nudismo rompe


Il nudismo toglie l’attrattiva del nudo, la curiosità, la malizia, la trasgressione, il sex appeal. Vanifica tutti gli sforzi della società e dell’educazione a una vita morigerata, con delle regole, dei limiti. Toglie il gusto di superarli. Fa cadere tanti appigli di interesse, morbosità, tentazione. Le donne nude non son più una lubrica attrattiva; gli uomini nudi son più freddi e marmorei del David di Michelangelo, dei bronzi di Riace.
Il nudismo rompe troppe uova nel paniere. Il nudismo rompe. Il nudo è appetibile se spiato da un buco praticato dai monelli nelle assi delle cabine, da un diradamento lungo una siepe. Se il nudo in quanto tale non attira più, Play boy è costretto a chiudere, e così i locali di strip tease, molti studi pubblicitari dovrebbero riciclarsi, avendo perduto un passepartout adatto per mille prodotti; molte modelle (con la disoccupazione giovanile che c’è) dovrebbero cercarsi un altro lavoro.
Dove lo troviamo una panacea adatta a tutto, un altro peperoncino che piace a tutti?
Con la scusa della morigeratezza, la società ci chiude come pecore in uno stazzo e c’inculca il desiderio di evadere. E lo puoi anche fare, impunemente, se nessuno ti vede, se la fai da furbo, se non crei uno scandalo. La società ha delle regole per il comportamento in pubblico. Il nudo “artistico” è ammesso, è ammessa la (semi)nudità ammiccante che fa da zimbello per un altro messaggio che altrimenti non avrebbe la medesima verve attrattiva. Ma la vista del nudo vero e dal vivo è una violazione delle norme tacitamente condivise del buon costume (e del buon gusto, del bon ton, aggiunge il solito saputo, difensore dell’opinione pubblica, della classe, di un certo stile).
Il controsenso è che un divieto esplicito non esiste, un articolo di legge chiaro e inequivocabile non c’è.
Se il nudo fosse socialmente dannoso, sarebbe proibito e non ci sarebbe bisogno di spiegare alcunché. Sarebbe proibito anche in Francia, in Croazia, nei ghetti, in camera da letto, negli spogliatoi, nelle saune, alla visita militare, dal medico…
Sembra che la società si voglia difendere dalla vista del nudo vivo, vero e reale, pur riconoscendone l’implicita forza, l’arcano potere di catalizzare interesse, attenzione, propensione. Vien da pensare che nell’opinione comune il nudo non sia ritenuto gestibile in generale dalla società, sia una libertà con troppi rischi, perché può scatenare una forza della natura incontenibile e incontrollabile, che si ritene il singolo non sappia completamente gestire,  perché può esser l’occasione in cui può accadere l’irreparabile. Grazie! Bella fiducia!
Se il nudo è liberalizzato, addio privacy. Ma il livello di privacy non dipende da una scelta del singolo? Chiunque può raccontare del proprio stato di salute, dichiarare il proprio orientamento sessuale, mostrare il proprio estratto conto, confessare propri errori e “conquiste”. La nudità in pubblico non potrà mai essere imposta a tutti, ma sarà sempre una libera opzione, proprio perché il gradiente è stabilito dal singolo, esattamente come il vestire alla moda, avere gusti diversi. Il concetto stesso di “comune senso del pudore” è un’astrazione, una generalizzazione di comodo – la stessa espressione con la sua interpretazione massimalistica denuncia lo strapotere della maggioranza, non ammette eccezioni. O si vieta il nudo totalmente – e mi dovrete spiegar bene con quali motivazioni – oppure lo si lascia alla libera preferenza, all’opzione del singolo, al senso di affinità personale con le cose del mondo, come con qualsiasi altra questione che riguardi il gusto (estetico, morale…), e ciascuno confronterà la nudità con l’idea astratta e perfetta di come debbano andare le cose, con un’idea di ordine o di dover essere delle cose secondo il proprio personale concetto.
Pur non essendo in quanto tale vietato, una generica ostilità verso il nudo è però rientrata dalla finestra delle mezze parole, delle smorfie di disgusto, delle invettive, o dei sorrisi imbarazzati, delle posture impacciate, degli sguardi distolti. Come se fosse già tutto ovvio e scontato, come se gli spettatori andassero fieri della propria inossidabile posizione, di una certa qual distinzione e privilegio, di una certa posizione di vantaggio, che la nudità nuda e semplice invece (non so bene dov’è il nesso) farebbe vacillare.
Se il nudismo fosse generalizzato e tranquillamente accettato, sparirebbe la stessa parola, perché non sarebbe più un comportamento definito e riconoscibile, ma sarebbe inglobato nel continuum dell’agire quotidiano indifferenziato. Sarebbe solo una banale opzione vestimentale ristretta nell’ambito di un gusto personale, di una prerogativa di libera espressione individuale, di gestione della propria immagine pubblica.
Alla maggior parte della società piace che esistano dei limiti precisi in tutte le cose, chi più chi meno. Ma perché imporre questi limiti anche alle minoranze? Non m’importa di far parte di una minoranza, quando sono libero di esserlo e godo di eguali diritti e a mia volta non ledo gli altri nelle loro libertà e diritti, tra cui quello di associarsi a una maggioranza. E non m’importano le motivazioni di adesione a una maggioranza: fuga, rifugio, pigrizia, aiuto, puntello… Non voglio esser costretto a considerarmi menomato se non sono approvato, se non ho il consenso di tutti. Come individuo, con la mia testa unica e originale, sono senz’altro il polo estremo della minoranza. Ma d’altro lato sono anche orgoglioso di essere quello che sono, anzi, di essere molto originale: e non dovrei esserlo? che cosa devo alla società da adeguarmi ad essa pedissequamente, acriticamente? Solo per amor del quieto vivere?! Quando poi questa stessa società non esita a giudicarmi per quel che indosso, e basta che indossi qualcosa di sbagliato perché si traferisca il giudizio dal “peccato” al “peccatore”: non sono cioè gli abiti che indosso (o non indosso) ad esser sbagliati, ma sono piuttosto io, tutto-io come persona ad esser sbagliato, non ho tutte le rotelle a posto. E allora qualsiasi comportamento minimamente fuor d’asse mi può essere rinfacciato e usato per additare l’untore.
Ci viene insegnato a ragionar con la nostra testa, ma poi quando ragioniamo davvero, non tutto va bene, scatta l’anatema, lo stigma sociale, l’accusa d’eresia.
Che siano i nudisti le nuove streghe sul banco di una nuova inquisizione? valvola di sfogo delle tensioni e contraddizioni, dello stress e violenza che ciascuno ogni giorno s’ingoia?
Non ne ricavo un vantaggio tacciar di bigotto chi è libero di vederci non di buon occhio. Ma non mi spiego perché per primo costui abbia la pretesa che io la pensi come lui, che rinunci ai miei gusti in nome di un modello sociale maggioritario che non condivido (almeno su questo punto). Con tutto quello che il pensiero democratico, laico e liberale ci ha insegnato: rispetto e salvaguardia delle minoranze, libertà e diritti personali, legittima esplorazione di nuove strade (neue Wege, alla tedesca, nuove ondate (nouvelles vagues, alla francese) al viver sociale, all’espressione e realizzazione di sé: sospetto per quanto sa di massificazione, di percentuali totalitarie, di consultazioni plebiscitarie. Una società statica, uniforme, “massificante e monolitica” (per usare una terminologia politica di qualche anno fa) è destinata a collassare in se stessa, ad annegare nello specchio in cui si rimira.
Il nudismo è dirompente, sballa gli schemi, asseconda l’individuo nelle sue aspirazioni. Non siamo forse una società imperniata sull’individuo, centrata sulla persona nel suo contesto sociale e il suo corredo di libertà individuali e obblighi verso la collettività? Il nudismo rompe gli schemi imposti acriticamente, è critico soprattutto sulle imposizioni. Non è ben visto da chi teme di perdere il controllo sociale, la propria supremazia “morale”, il primato di esemplarità. Scardina la vox populi in nome delle libere scelte dell’individuo. Ha fiducia nell’intrinseca positività dell’essere umano, come individuo e come membro di una società. Non vuole imporsi, non vuol prevaricare. Reclama solo una possibilità per se stesso. Oggi la deve ancora rubare questa possibilità, estorcerla a chi arrogantemente la detiene, gliel’ha sequestrata in nome del “buon costume”.
Certo, la stessa esistenza del nudismo è un colpo al cuore al sistema. Pur senza intenzione. Il sistema non tollera di essere criticato, nemmeno per scelte che riguardano la sfera privata. Sa che certe libertà personali possono esser contagiose, espandersi, insinuare dei dubbi, fare tendenza e sovvertire le regole.
I nudisti non reclaman nient’altro che lo stato di natura, non sempre, non dovunque – almeno per ora – ma almeno nel tempo libero, nel proprio giardino, al mare, in montagna, in campagna. Ciò può contrastare con la cultura del resto della società. E come la natura non è soggetta al giudizio di una cultura, e sempre comunque vi sfugge e prevale, così nessuna cultura può arrogarsi il diritto di prevalere sulla natura, col rischio di generare “organismi naturali culturalmente modificati”.
E mille volte abbiam visto quanto costa ad una società contravvenire alle leggi, grandi e piccole, della natura.
Essere nudista cambia radicalmente l’atteggiamento di una persona nei propri confronti e nei confronti della società. Povera società, se si sente sotto accusa per la scelta nudista di alcuni dei suoi componenti. Tradisce un punto debole, una insospettabile vulnerabilità… per un’inezia, in fondo. Pur senza esplicita intenzione, è qui, in questa piaga mai sanata, che i nudisti affondano il coltello. Non è colpa dei nudisti se la società ha questa piaga, i nudisti ne sono guariti. Cercando di essere solo e semplicemente quello che sono, non sono crudeli, non è loro scopo infierire. Il nudismo non è una forma di critica sociale, di ribellione, ma positiva affermazione dell’uomo, dell’essere naturale ed armonico che è per natura, senza imposizioni, schemi, pastoie, concettualizzazioni sociali. Nudo e puro!
Chiediamoci perché si teme il nudismo, perché è ostracizzato dal consorzio sociale, ghettizzato. Senza volere diventa una scelta di campo, un discrimine netto, una critica non tanto velata, una ribellione della persona, che per sé, se costretto a una drastica scelta, preferisce seguir la natura piuttosto che correr dietro in mucchio alla società.

Boys & Girls, School Showers – update


Vecchio ma ancora attuale. Magari nelle scuote Italiane la doccia manco esiste, ma ci sono tante altre situazioni a cui si può ricondurre la questione: piscine e palestre, ad esempio.

All Nudist

Originally posted on May 6, 2008  (All-Nudist has MOVED to ALL-NUDIST.COM)

  No, I’m not advocating co-ed showers, so relax (just lost  a bunch of Google porn searchers there.  Off to muddier pastures, guys!).

This is kind of brain twister that has long intrigued me.  Let’s have some fun.

OK, boys and girls shower separately because they might be sexually stimulated by seeing each other nude, right?  So, what if there’s a gay guy in the boy’s shower, shouldn’t he be excluded for that reason?   Same goes for a lesbian in the girl’s shower, right?

So we put the gay guy in with the girls so he isn’t attracted to them but, the girls might enjoy looking at him.  Right again?  Same with the lesbian in the boy’s shower.  Hmm.  Can’t do that.

Now, we can’t put the gay guys together, nor the lesbians, that would NOT be…

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Raduno Nazionale 2015 de iNudisti


La comunità de iNudisti, di cui mi pregio essere ormai da lungo tempo uno dei membri dello staff, ripropone il suo ormai epico Raduno Nazionale. Quest’anno, però, vi si aggiunge un’importante novità: la Prima Settimana Nudista de iNudisti.

Importante per tutta la comunità nudista italiana dare il massimo supporto e, possibilmente, la massima partecipazione possibili sia per far riaprire al nudismo il campeggio in questione, sia per ringraziare il comune di aver rinnovato (proprio in funzione del raduno) l’autorizzazione al nudismo per la spiaggia con la speranza che possa diventare permanente e fare da traino a tante altre.

E’ altresì una partecipazione importante per spingere il concetto di vero nudismo: il nudismo sociale, ovvero il nudismo libero da vincoli che lo limitino a luoghi e condizioni specifiche.

Trovate tutti i dettagli sul forum de iNudisti.

Locandina

Prima uscita ON2015


L’attesa è stata trepida, forte la voglia di rivedere gli amici di tante belle escursioni, vivida la speranza di poterne conoscere di nuovi e, finalmente, il giorno è arrivato: oggi c’è stata la prima uscita del programma “Orgogliosamente Nudi” 2015, prima uscita in “Zona di Contatto”.

Quindici le registrazioni, tredici i partecipanti effettivi, un bel numero considerando la stagione ancora non perfettamente propizia alle escursioni e, soprattutto, alla nudità all’aperto. Anche le previsioni erano in opposizione e invece, come spesso accade, ancora per una volta la nostra fiducia è stata premiata: la mattina un bel sole caldo ha invitato alcuni alla nudità, solo verso l’una le nuvole coprono il cielo e s’alza un freddo vento, senza per altro inibire la regolare continuazione del programma previsto.

_DSC5388Con un leggero anticipo sul programmato, siamo tutti al parcheggio della Centrale di Fies e all’ora prevista siamo già in cammino. Passato il ponte che adduce alla centrale svoltiamo a destra per prendere e seguire la lunga ciclabile che unisce Arco a Pietramurata. Dopo poco un largo sentiero in lieve salita ci porta ad addentrarci nel biotopo della Marocche di Drò: vasto addensamento di massi dalle varie dimensioni creato da due imponenti frane avvenute diecimila anni or sono a seguito del ritiro dell’imponente ghiacciaio che hai tempi occupava l’attuale Val del Sarca e scendeva fino alle odierne colline moreniche del Garda.

Sopra di noi domina imponente la parete est del Monte Brento, la cui forma evidenzia nettamente l’immensa ferita lasciata dalle succitate frane. Poco più a sud l’Altopiano delle Coste con le sue lisce placche basali, volgendo lo sguardo a nord ecco, dietro il piccolo Dain di Pietramurata, svettare il Monte Casale. Sul versante opposto il Castello di Drena che domina la valle dall’alto di una rupe ricoperta di boschi, boschi che ricoprono tutto il versante sinistro orografico della valle.

_DSC5409Pian piano il comodo sentiero si addentra tra i massi, si alza un poco e poi ridiscende nei pressi di un laghetto artificiale, qui ritorna sui suoi passi per riprendere la direzione sud-nord, risale ancora e poi lungamente con moderata pendenza, prima in discesa e poi in salita attraversa per intero il vasto campo di frana. Ogni tanto piccole tabelle in legno descrivono mirabilmente le caratteristiche e i misteri di questo luogo affascinante, permettendo all’escursionista d’unire al piacere del cammino anche quello dell’informazione, anzi, oserei dire della formazione.

Un ultima più ripida salita ci porta alla sommità di un successivo costone, da qui lo sguardo spazia a sud sulla piana alluvionale e le case di Arco, a nord ora s’intravvede il gioiello azzurro del lago di Cavedine. Nostro programma era quello di raggiungerlo ma la strada da fare è troppa, si decide così di fermarsi qui, al bivio con il sentiero che porta direttamente al parcheggio di partenza.

Troviamo un posto per mangiare, l’alzare del vento ci consiglia un breve spostamento in luogo più riparato. Qui una bella conca erbosa contornata da un antico muretto a secco e da un grosso masso diviene l’ottimo teatro per il momento della lettura: Vittorio e Silvia si alternano nel recitare tre racconti a testa, tre racconti che sublimamente parlano del nudo, della felicità che nasce dallo stare nudi, della semplicità del gesto di togliersi i vestiti e con essi le barriere che ci isolano dal mondo circostante. Sei commoventi letture che, grazie alla maestria dei due amici lettori, inducono a profonda riflessione anche chi di noi al nudo è ormai avvezzo da tempo, molto tempo: è forse ora di rompere gli indugi, quegli indugi che anche oggi ci hanno fatto un poco trepidare all’avvicinarsi di una famiglia o al passaggio, sulla lontana strada, di ciclisti e pedoni, rompere gli induci e mostrare al mondo la nostra nudità con ancora maggiore sicurezza per trasmettere il messaggio di semplicità e spontaneità che solo attraverso una nudità sincera, una nudità sentita, una nudità piena, consapevole, assente da timori, solo attraverso questo si può pienamente trasmettere.

_DSC5521

Ripreso il cammino si abbandona il campo di frana per riportarsi nell’alveo della valle e rientrare alla Centrale di Fies. Inevitabile la sosta al vicino bar per le ultime chiacchiere della giornata. Alla prossima.

Grazie amici carissimi, grazie per questa fantastica ripresa del programma “Orgogliosamente Nudi”, grazie per sostenerci nell’impresa di mostrare alla società quanto possa essere bello e semplice camminare nudi. Un grazie particolare agli amici che (ancora) nudisti non sono ma camminano con noi per aiutarci a mostrare e dimostrare quanto sia semplice e facile la condivisione dello spazio tra nudisti e tessili, quanto sia inutile e sbagliato il concetto che le due realtà debbano vivere separate, quanto sia ingiusto esiliare il nudismo in piccole e limitate aree che, a quel punto, assumono inevitabilmente più l’aspetto di ghetti che di opportunità.

Grazie a…

_DSC5427Vittorio splendido collaboratore del blog e lettore sublime;
Silvia nuova graditissima amica e a sua volta magnifica lettrice;
Angelo ispiratore di nuove sconfinate strade nella diffusione del nudismo;
Marco e Francesca amici ormai di lunga data e fedelissime importanti presenze;
Luise la loro sempre più splendida e simpaticissima bambina;
Mara giunta tra noi lo scorso anno e subito diventata una importante sostenitrice;
Flora che, con il suo splendido sorriso, ha aggiunto freschezza a freschezza e fragranza a fragranza;
Thomas, Alessandro e Giuseppe nuovi ingressi e, speriamo, nuovi fedelissimi amici delle prossime escursioni.

Grazie, grazie a tutti.


Foto di Mara Fracella

Facebook censura, la Francia risponde!


Come ho avuto recentemente occasione di affermare: il tempo è giudice e giustiziere! Le politiche assurde, gli atteggiamenti indisponenti e presuntuosi, le regole inique e fuori tempo alla lunga sempre ammazzano chi le crea, è inevitabile, sarà un processo lungo e lento ma .. sarà!

Intanto già un giudice da ragione all’utente di Facebook … Facebook censura, la Francia risponde!

Spariti da Facebook!


La pagina Mondo Nudo è sparita da Facebook, e con essa quella di “Zona di Contatto”, è sparito anche il mio profilo personale e con esso sono svaniti nel nulla tutti i miei messaggi diretti e i miei post. Perchè?

Semplicemente perchè qualcuno ha segnalato come inappropriata la locandina del Raduno Nazionale 2015 de iNudisti (la vedete sotto), una locandina che sul mio profilo era stata pubblicata in visione limitata e questo vuol dire che chi l’ha segnalata è nella mia lista contatti di Facebook.

Locandina2rid

Ma non è tutto qui, quel qualcuno pare essersi preso cura di segnalarmi anche come spammer e/o come fake oppure Facebook stesso si è preso la libertà di ritenermi tale, per cui, sebbene fosse per chiunque, indi tanto più per lo staff di Facebook, facile appurare chi sono e che non sono ne spammer ne falso, ecco la sparizione dei miei messaggi (che mi hanno detto essere sostituiti dalla dicitura “spam”) e la sparizione del profilo, per la quale mi è  stato richiesto d’inviare dei documenti che attestino la mia vera identità, peccato che non abbiano accettato la scansione della Carta d’Identità considerata documento non valido. Forse perchè era una scansione, va beh, ci potrebbe stare (anche se la stessa mi era stata accettata in diversi uffici pubblici e in altre occasioni), stamattina ho inviato, come da loro istruzioni, le foto della Carta d’Identità e di me stesso con in mano la carta… la riposta che è arrivata or ora è, come potete vedere dall’immagine sotto, che non riconoscono valido il mio documento d’identità, il profilo resterà chiuso fino all’invio di un documento valido  però…. caso chiuso e non ho più modo di comunicare con loro!

Profilo irrimediabilmente chiuso e perso perchè evidentemente è quello che volevano visto che non possono disconoscere la validità di un documento d’identità rilasciato da un comune italiano, come, per altro, risulta dalle loro stesse istruzioni.

Fanculo Facebook, mi spiace solo per i contatti persi, per non poter chiudere il profilo e per le pagine da me create  che resteranno aperte e nessuno potrà chiuderle.

Aggiungo alcune considerazioni:

  • la foto in questione mostra si persone nude ma alla risoluzione in cui appare sul profilo FB i genitali risultano solo intuibili, tant’è che il filtro automatico di Facebook non l’aveva intercettata e censurata;
  • la foto era pubblicata con forti limitazioni alla visione, indi non era pubblica e non poteva apportare danni d’immagine a Facebook ne disturbare potenziali sponsor
  • un social network non è paragonabile a un forum, ma piuttosto a una casa in affitto e non mi risulta che ci siano proprietari che, nel stipulare un contratto d’affitto, impongano regole agli inquilini sul come gli stessi debbano viverci e presentarsi all’interno dell’appartamento;
  • a che pro metti a disposizione strumenti per limitare la visione dei post a chi pubblica e anche a chi riceve se poi questi strumenti vengono ignorati
  • ho una lunga esperienza in moderazione e amministrazione di comunità e sempre, prima di dare seguito ad una segnalazione con provvedimenti disciplinari, ci si preoccupa di vedere chi è il segnalatore, chi è il segnalato, ci sono sufficienti garanzie sull’attendibilità della segnalazione, può la segnalazione essere stata fatta per ripicca e via dicendo;
  • sempre i provvedimenti seguono la valutazione e mai la anticipano, vedasi la questione della verifica sulla veridicità della mia persona: profilo e messaggi non possono, e uso appositamente il possono, essere mascherati solo sull’ipotesi di una falsa identità di chi li ha generati (che per altro era nel mio caso facilmente verificabile come ipotesi sibillina e falsa);
  • infine, ma che ci resti a fare tra i miei contatti se ti infastidiscono i mie post (è già la terza foto che viene segnalata e sono quasi certo che si tratta della stessa persona), vattene fuori dai piedi o sporco pervertito. Si, pervertito, perchè chi risulta tanto infastidito dalla visione di corpi nudi è matematicamente un potenziale o materiale pervertito: perversione e malizia sono sempre nella testa di chi le vede; chi abbina a certe scene o condizioni solo e sempre perversione e malizia è perchè per LUI quelle cose possono essere solo perversione e malizia, perchè LUI le attuerebbe solo per perversione e malizia.

Ah, ultima cosa, le regole sono regole! Si vero ma quando lo stesso che le ha create le applica a sua discrezione (ho già dimostrato che ci sono migliaia di immagini pornografiche che non vengono censurate, ho già dimostrato che ci sono perfino pagine pornografiche che risultano sponsor di Facebook) decade ogni impegno morale al loro rispetto e poi… intanto le regole non sono entità rigide e irremovibili ma vanno necessariamente cambiate nel tempo e poi quando le regole sono inique, ingiuste e/o inadeguate c’è l’obbligo morale a disconoscercele e combatterle!

Nudo mi sento diverso


Quando ci mettiamo nudi, subito ci sentiamo diversi, quasi con un’altra identità, rispetto alla solita cui siamo abituati da vestiti. Non tanto per il senso di libertà, ma perché ci percepiamo, ci riscopriamo proprio un’altra persona fino ad allora come nascosta, ci sentiamo trasportati quasi in un altro mondo, punto zero di coordinate diverse che tracciano un nostro nuovo profilo.

Vedo la continuità del mio corpo, compatto e perfetto, così com’è fatto, per quello che è. Armonico in tutti i suoi organi: la mia salute, il mio equilibrio mentale. Mens sana…

Lo sguardo non è interrotto dal cambio colore fra la pelle e i bermuda, dal tessuto sintetico del costume da bagno – simboli di quanto noi si sia ancor a tutt’oggi ostaggio di altri, di una civiltà/società che proprio qui, col controllo della nostra intimità (dopo averla costruita come idea, differenziandola qualitativamente da altre parti del corpo e funzioni, attribuendole valori alti e profondi, ritenuti fondanti del relazionarci con gli altri) ci schiera sul palco dove al mercato si vendon gli schiavi, ci mette di noi stessi all’incanto: quanto siam disposti a pagare – sul piano sociale – per essere liberi dagli straccetti che dobbiamo portare, che immediatamente ci identificano come sudditi, inseriti in un sistema ben collaudato, che va bene per la stragrande maggioranza della società – che a questo punto diventa massa amorfa e plebea?

Se accettiam questo mercato, siam bell’e finiti. La natura ci ha fatti liberi, liberi corpi, libere menti. Il sole non fa differenze, batte su tutta la pelle, senza contare i centimetri, senza ombrar certe parti. Questa è la retta misura, dalla natura fissata, e non un nostro uso e costume. Una delle tante leggi non scritte, ma che pure egregiamente funzionano.

Più son consapevole della mia integrità e meno mi fa differenza l’esser nudo o vestito. E una volta recuperatomi quale mi vedo e mi sento, non temo lo sguardo curioso e stupito, l’esame indagatore, inquisitore, accusatore. Vistomi nudo una volta alla luce del sole, conservo di me questo concetto anche quando devo esser vestito. Certo son strambo! Piuttosto nudo rimango, che nulla ci perdo, piuttosto che prendere a prestito pudibondi straccetti per coprir le mie lubriche, volgari vergogne di ilota.

Integro e totale, libero e innocente, perché mamma m’ha fatto così, senza vendere a quarti il mio corpo al quieto viver civile, senza disegnarmi una mappa con zone decenti ed impure, senza peccati e desideri di trasgressione, sfido chiunque a dirmi che non sono nel giusto, nel mio giusto. Che tanto chiunque poi sa che non basta l’abito a coprirmi, a farmi frate con voti professi: appena qualcuno mi vede m’inquadra e sa che sono nudista, che mi sono indifferenti i vestiti; mistero come abbia fatto a superar le vergogne, il rossore spontaneo che a tutti di solito avvampa e tradisce. Perché quell’idea di me che poco a poco mi son costruito, conquistato vedendomi sempre più spesso nudo che sono e sempre rimango, non giudicato, non influenzato, incondizionato dallo sguardo pungente di anonimi altri, mi rimane negli occhi e parla di me: tranquillo, naturale, easy e disinvolto, senza le catene di stoffa che si portano tutti, i segni rossi di elastici che stringono gl’inguini e i fianchi.

Per noi stessi e per il mondo che ci circonda valgono pesi e misure diverse, ma da subito preferiamo quel che ci nasce dall’essere nudi perché più semplici e naturali – e tutto finisce lì, non esiste una rendicontazione sociale al nostro metterci nudi.

O sì? O siamo a tal punto condizionati? E perché non farcene un baffo?

Quella pelle luminosa che ora comincia ad abbronzarsi è nostra, è l’involucro esterno del nostro corpo e di tutto noi stessi. Nulla di più, nulla di meno di quel che noi siamo: corpi ed essenze, percezioni e concetti.

Perfetti così? Senza canoni estetici che cuban le pance rotonde, bilance che pesano il grasso in eccesso, pliche di pelle che ridondano in vita, sessi mosci messi fuori discorso, cicatrici che narran di nostre avventure. Il corpo nudo ci parla, tatuaggio di sé.

In mente ribollon pensieri, alcuni si tacitano, altri si seguono perché ancora immaturi, altri ancora son nuovi, evidenti e convincenti come un’intuizione. Lo sguardo ci percorre la pelle dalle spalle alla pancia, e poi giù sino al sesso, alle gambe. Ed è tutto. Son tutto.

Chi sono? Che mai, libero, trionfante nel sole, mi son sentito così! Se parte della nostra identità è calibrata sulla percezione che altri hanno di noi – o tale presumiamo per vera – allora, scandagliati da come gli altri pensiamo ci vedono, presentando ufficiale rapporto di noi, mettendo in non cale il giudizio (donde e comunque provenga, qual più qual meno ostentato), ci ritorna una foto di noi, pubblica, veritiera, impietosa (e quanto evidenti tutti i nostri difetti!)

Un lavorio della mente incessante valuta e scarta, accoglie e sospende, riflette sugli stessi giudizi, filtra persino i criteri e alla fine lascia perdere tutto di fronte al fatto compiuto, eloquente, evidente che siamo da nudi chi siamo per vero, ad un livello di vero che da soli tra noi, innanzitutto per noi, nel corpo scopriamo. E alla fine non si può giudicare… o lasciar che altri ci puntino il dito.

A noi rimane il senso nuovo che abbiamo di noi. Giudice unico la luce del sole – che non fa differenze (e non fa i nostri stessi distinguo). E come ci vediamo indorati di luce, coccolati dal suo tepore, così imponiamo al pensiero di porsi con la sua scienza da parte, perché non ci stiam riscattando da schiavi al mercato, né noi da noi stessi abbiamo offerto il nostro corpo sub asta al miglior offerente nell’arengo sociale. Siam noi, così come siamo. Punto e stop.

Eppure questo pórci nudi sul palco al mercato c’insegna tanto di noi, e sfidiamo a viso aperto chi ci vede come pòrci nudi nel brago. Corpi dediti al vizio e alla deboscia, in vendita quasi carcame e bestiame. E allora, sarà col vivere nostro e il fare concreto che recuperiam dal nostro profondo una dignità naturale che val più d’ogni lucubrar di sistemi sociali perfetti, di principi morali imposti con astuzia o con dolo, di utopie che chiunque a suo libito si può progettare.

Mi guardo, nudo nel sole, in un giorno dei miei, sul balcone di casa. E mi sento al mio posto. In testa una percezione quadrata di me, del mio corpo sano e vivente, senza ipoteche e pannolini da pesa.

Il traffico che sento per strada mi riporta crudamente al presente. Non odio il volgo profano (dei tessili) ma lasciatemi nudo a pensare, a vedermi chi sono, ad ascoltare pensieri che mi nascon da soli e mi cambian le viste.

Da nudo mi sento diverso, non so chi, non so quanto. Ma quanto più vero, ma quanto più me!

Divagando – Ai margini delle cose


(Ah! quanto vorrei tornare lì appresso e scivolarti intorno …)

Oggi ti scrivo sai? E ti scrivo perché un affetto non lo si prova ma lo s’indossa direttamente. Non c’è ragione a prescindere, ma sento tutto un gorgoglio, uno smottamento, un tellurico e tutto quel che frana diventa scrittura. Ti dirò cose meravigliose, ti dirò cose ingorde, ti annuncerò l’arrivo della tempesta e te la scatenerò quando più te l’aspetti. Sei bellissima, specie ai lati. Hai due orecchie perfette, conchiglie dal suono marino e dal sapore salmastro, anfore piene di schiume, tesori, pesciolini e Bernardi che lavorano alacremente su tutti quei bordi perimetrali che, levigati, formano le scodelle della tua fisionomia bordeggiante. Ah quanto vorrei tornare lì appresso e scivolarti intorno, costeggiando lubrico e muscolare, inumidendoti come una salvietta dalla cartilagine su, al soffice lobo giù. Costeggerei con l’avorio, come piace a te, serrando dolcemente qua fino a là, in una presa, in una dolce pressa allo sconquasso, fino alla fiamma che di ciò si alimenterà.

Non è tutto: amo i tuoi talloni, li reputo magici, insonni cuscini da stringere, ai quali appellarsi nelle notti uggiose ed inviolabili, quelle forme così rotondeggianti, un inno alla precisione, alla geometria più sfrenata che avverrà tra noi, un guardarli senza predicare, senza quell’ingordigia che sbrana anche il momento, creando, di un pasto da stuzzicare, un pasto mortale e trangugiatamente invissuto. I tuoi talloni per me, solo per me. Ma ci pensi che dono? Ma ci pensi quanto sia inutile la bocca, la lingua (se non per parlare, anzi, neanche), tutte le cose da dire e ridire negli anni (dette e stra-dette o stradette… che poi portano sempre lì)? Fammeli osservare amore, fa si che i miei occhi non continuino oltre, diciamo verso uno squallido polpaccio. Fa si che te li possa abbronzare con le capinere calde e radiose, impazzite: ora mi carico come batteria ed energizzo su di te.

Amo le tue narici e due sono perfino troppe che non vedo altri pertugi. Cosa vuoi che m’importi dell’interno, lo scoprirò (se dovrò) pian piano. Ora voglio sfiorare quei baratri di maestrale ad uscire, voglio sentirle sul mio collo sboffare di tutto il loro mugolìo, di tutta la loro arieggiante verità connaturata, di tutta l’esplosione d’intimità animale: siamo allo zoo e tu sei fiera, o no? Ma chi è che te le ha donate così … come dire … ecco, non si può dire (e qui, per un attimo eterno, si ritorna al limite che ha al parola).

A te non dirò altro, a te non dirò di più, a te non obbietterò che lo sterno, il tuo inguine, la tua bocca (se non a parole, sopporto solo le tue), a te il disgusto di essere coercitivi al banale. Diciamocelo chiaro una volta per tutte, in modo che sia confutabile rileggendo: amo le tue sopracciglia, le ciglia, le gote, il gomito l’omero, il radio, la palpebra eccetera, ma più di tutto amo quel che scrivo e per questo vengo con questa Mia che sei Tu.

Simone Belloni Pasquinelli

Imprenditore nudista (investire nel nudismo), una scelta difficile?


Non esistono cose impossibili ma solo cose che non si vogliono fare!

In queste ultime tre settimane ho avuto notizia di due strutture turistiche che, dopo un più o meno lungo periodo di apertura al nudo, sono tornate al tessile. Pochi giorni fa parlando con un ristoratore di eventi nudisti quest’ultimo si è subito trincerato dietro a varie considerazioni sostanzialmente similari alle stesse fatte dalle due strutture turistiche di cui sopra. Purtroppo, proprio in un momento in cui la sensibilità verso la causa dei nudisti e l’accettazione del nudo stanno crescendo, proprio in un momento in cui sarebbe opportuno tenere duro e battere il chiodo caldo, quelli sopra citati non sono i primi esempi di rifiuto imprenditoriale del nudismo, di chiusura verso il nudismo e, temo, non saranno nemmeno gli ultimi.

Seppure ci siano alcuni imprenditori illuminati che danno un margine di spazio agli eventi nudisti e al nudismo, appare difficile, molto difficile, decidere di investire sul nudismo e ancor più complicato rimanere fedeli alla decisione presa. Perché? Quali sono le obiezioni e le considerazioni messe in campo dagli imprenditori stessi? Vediamole!

“In Italia manca la mentalità naturista”

Parto da qui perché è da qui, dall’uso di questa parola “naturismo”, che hanno luogo tutte le incomprensioni di cui parleremo in seguito e hanno luogo tutti i principali problemi del movimento e dell’imprenditoria nudista. Finché si usano i termini in modo inopportuno le persone non potranno mai farsi delle idee chiare: il naturismo non è lo starsene nudi al sole, non è il passeggiare senza vestiti, questo è nudismo. Naturista non è la struttura che consente ai suoi ospiti di vivere in nudità, questa è nudista. Parlare di naturismo quando invero si vuol far riferimento allo stare nudi, cioè al nudismo, confonde chi non è molto addentro al settore, se poi consideriamo che spesso sono proprio i naturisti stessi a diffondere un’idea del nudismo, indi di riflesso del nudo, distorta e malsana ecco che la frittata è fatta. Proviamo a parlare come si deve parlare e usare, pertanto, la semplice e chiara parola di “nudismo”, sarà molto più facile farsi capire e far crescere la cultura e l’accettazione del nudo e del nudismo. È il nudo che infastidisce alcune persone, è il nudo che viene mal visto dalle istituzioni, è il nudismo che viene rifiutato!

Detto questo possiamo però fare anche un altro tipo di considerazione: ma è proprio necessaria una mentalità nudista affinché il nudo sia accettato socialmente? E’ proprio necessario che tutti o molti diventino nudisti per avere un investimento turistico sul nudismo? No, non è necessario, esattamente come non è stato necessario per permettere la libera circolazione dei tatuaggi, del piercing, delle minigonne, dei pantaloni a vita bassa, dei capelli lunghi maschili, delle teste pelate e via dicendo. Perché a differenza delle altre scelte quella del nudismo stenda ad essere accettata socialmente e istituzionalmente? Tralasciando l’ipotesi (forse azzardata ma non del tutto improponibile) che alla base ci sia la paura politica per il forte effetto decondizionante che il nudismo porta in se stesso, possiamo senz’altro affermare che ciò avviene perché i nudisti si sono autoesiliati nei ghetti, perché i nudisti si sono messi dalla parte del perdente, di chi ammette d’essere fuori luogo, perché i nudisti amano abbracciare il comodo (dal momento che giustifica l’inattività e le paure) vittimismo anziché uscire allo scoperto e darsi da fare a difesa del proprio ideale, della propria scelta di vita. Sta a chi propone un cambiamento sociale far sì che gli altri lo comprendano e lo condividano: è una incontrovertibile legge naturale!

 “C’è chi confonde una struttura nudista per un privè”

Embhè, per colpa di qualcuno devono rimetterci tutti? È sicuro che la confusione nasce da una cattiva, scarsa o addirittura mancata ricezione del messaggio inviato (anche l’assenza di un messaggio è pur sempre un messaggio), rimbocchiamoci le maniche e rilanciamo, aumentiamo, rinforziamo, miglioriamo l’informazione (e la formazione), senza però aspettare che siano gli altri a farlo, lo dobbiamo fare noi stessi, specie se siamo imprenditori che hanno deciso di investire nel nudismo. Se qualcuno fraintende basta fargli presente l’errore, imparerà e trasmetterà ad altri quello che ha imparato. Impedendo alle persone di evidenziare il proprio fraintendimento vuol dire non permettere a loro di rendersene conto, di imparare e di insegnare, vuol dire penalizzare la cosa giusta, la struttura nudista, che viene impedita, a favore di quella sbagliata, l’idea della struttura nudista come club privè, che permane.

“Il nudismo attira guardoni, curiosi, esibizionisti, scambisti eccetera”

Riembhè, intanto quanti sono realmente costoro? Di certo molti meno di coloro che di fronte a persone nude o le ignorano o si sentono coinvolti nella scelta. Perché i tanti che sono neutri o positivi al nudismo devono vedersi azzerati per dare peso solo ed esclusivamente ai pochi che al nudo guardano negativamente? Così stando le cose come possono i primi essere indotti a parlare in favore del nudismo, in vece dei nudisti? Come si può coinvolgere chi abbiamo escluso ed ignorato? Dall’altra parte chi si sente preso in così tanta considerazione si trova rafforzato, acquista sicurezza, aumenta sempre più il suo tono di voce, le sue pretese, ottiene credibilità e ascolto.

Poi, visto che spesso atteggiamenti considerati assolutamente normali in tutti i luoghi tessili (ad esempio il baciarsi o l’accarezzarsi o lo strusciarsi) vengano molto spesso additati come fuori luogo se attuati in ambiti nudisti, ci sarebbe da chiedersi se non siano i nudisti a essere un tantinello troppo sessuofobici? Non è che siano i nudisti a vedere malizia e malasanità dove non ce n’è?

A seguire ce lo vogliamo chiedere perché il nudo su alcuni ha un effetto indissolubilmente erotico? Non di certo per colpa del nudo in se stesso e dei nudisti, ma piuttosto perché i tabù della società tessile hanno creato una morbosa curiosità e una patologica attenzione per il nudo. Con un adeguato periodo di sopportazione e comprensione, l’esposizione alla nudità altrui risulterebbe curativa per tutti tali alterati rapporti con il nudo.

Infine dire “no al nudismo perché c’è chi lo usa male” è esattamente la stessa cosa che dire “eviriamo tutti gli uomini perché ci sono quelli che violentano le donne”, la stessa identica illogica e inconcepibile cosa!

“Abbiamo dato la possibilità a qualche associazione ma siamo rimasti sconcertati di quanto sia settario un raduno di soli tesserati”

Vero, verissimo, ma anche ineluttabile. Spetta all’imprenditore crearsi una clientela o spetta agli altri creargliela? Cosa possono fare le associazioni oltre che proporre ai propri iscritti uno o più raduni? Se l’imprenditore invece di attendere le associazioni è lui stesso a organizzare qualcosa coinvolgendole tutte insieme evidentemente le cose possono essere molto diverse. Un imprenditore non può e non deve essere passivo, esattamente come per l’ambito tessile vengono organizzati e proposti in continuazione eventi senza aspettare che siano i clienti a farlo, perché non fare lo stesso anche per l’ambito nudista?

“Si percepisce una certa competizione tra le associazioni“

Premesso che non si comprende cosa possa avere a che fare questo con la decisione d’investire o meno sul nudismo, osserviamo che la competizione è l’anima del commercio e le associazioni, seppur non imprese commerciali, devono pur sempre acquisire soci per poter sopravvivere. Per altro la competizione, lungi dall’essere un fattore negativo, è uno stimolo a fare di più e meglio. Anche le strutture turistiche, ricreative, della ristorazione, eccetera sono in competizione tra loro! Che male c’è?

“Nessun problema se ci prenotate l’intera struttura”, “siamo indecisi se accettare solo ospiti nudisti o ospiti in genere”

Perché mai o solo gli uni o solo gli altri? I nudisti non pretendono di togliere spazio ai non nudisti, chiedono solo di poter sfruttare da nudi quello spazio che, da vestiti, potenzialmente già occupano. Ai nudisti non disturba avere attorno persone vestite e a moltissimi tessili non disturba avere attorno persone nude (lo dimostrano diversi sondaggi effettuati da tessili in ambiti tessili e lo stiamo dimostrando noi di Mondo Nudo con i nostri eventi aperti a tutti). Evidente che con una scelta separatista l’investimento sul nudismo debba risultare perdente: la percentuale di nudisti è nettamente inferiore a quella dei non nudisti! La scelta corretta, l’unica vera scelta che si possa e si debba fare è quella della contemporanea condivisione degli spazi. “Se lo facessi perderei clienti.” Ci hai provato? Come si possono fare affermazioni assolutistiche senza prima provarci? Potrebbe essere vero, ma anche no: si stanno diffondendo sempre più le manifestazioni tessili dove ognuno può vestirsi come vuole, ivi compreso lo stare nudi (che è alla fine un modo di vestirsi), in una sola di tali manifestazioni c’è più nudità di quella che si possa avere in una decina di raduni nudisti messi tutti insieme. Siamo d’accordo è un rischio, ma lo è esattamente come lo sono tutte le decisioni che deve prendere un imprenditore, tutte, indistintamente tutte, se non si vuole rischiare è meglio fare altro.

Non esistono cose impossibili ma solo cose che non si vogliono fare!

“Dobbiamo dire che stiamo lavorando solo con persone tessili.”

In buona parte ho già risposto a tale obiezione possiamo però aggiungere ancora qualche osservazione.

Vogliamo chiederci perché mai un nudista dovrebbe scegliere una struttura italiana piuttosto che una francese o spagnola?

Cosa offre al nudista una struttura italiana?

Poche centinaia, ma a volte poche decine, di metri quadrati dove poter stare nudo e per il resto obbligatorio vestirsi. Anche dove c’è una spiaggia nudista, per altro raramente a diretto contatto con la struttura per cui raggiungibile solo con un trasferimento più o meno lungo e… tessile, questa è lunga al massimo duecento o trecento metri. Insomma non un vero soggiorno nudista ma solo una vacanza tessile con qualche momento di nudo. Salvo non volersi ridurre a fare l’animale in gabbia: starsene in camera (l’unico luogo ove la nudità è possibile 24 ore su 24) tutta la vacanza.

Cosa offre, invece, una struttura dei paesi limitrofi all’Italia?

Nudità quasi ovunque o addirittura ovunque, ivi compresi supermercati, bar e ristoranti. Spiagge o boschi o prati direttamente collegati alla struttura e con la possibilità di fare lunghe camminate nei dintorni restando in nudità. Insomma una vera vacanza nudista, un soggiorno dove restarsene nudi costantemente.

E vogliamo parlare dei costi? Sono stato quindici giorni in Toscana e quindici giorni in Corsica, beh la vacanza in Corsica, a parità di qualità dei servizi, mi è costata, nonostante il viaggio in nave, meno della metà di quanto mi sia costata quella in Toscana.

Come può un nudista scegliere per le sue vacanze o anche per un più breve soggiorno una struttura italiana piuttosto che una straniera?

Se in Italia si vuole investire sul nudismo è necessario mettersi in gioco affinché il nudismo diventi una realtà sociale, attivarsi per fare informazione, pretendere che la nudità sia legislativamente dichiarata normale, che si possa stare nudi ovunque o quantomeno nella maggior parte dei contesti. Se la nudità non diventa una normalità sociale, non si potrà mai proporre un turismo nudista, non si potrà mai avere un mercato nudista, non si potrà mai andare oltre all’attuale proposta di tessilismo con qualche momento di nudo. Il nudo non va proposto come alternativa allo stare vestiti, il nudo va proposto in affiancamento allo stare vestiti: due clienti, due economie, due entrate contemporanee.

Noi di “Mondo Nudo”, il blog che mette a nudo il mondo, ci stiamo muovendo in tal senso, abbiamo ideato un sistema (Zona di Contatto) per aiutare gli imprenditori che hanno investito sul nudismo o che vogliano provare ad aprire al nudismo o che intendano anche solo aiutare la causa del nudismo. E’, questo, un progetto finalizzato a stimolare la società nel recupero del giusto ed equilibrato rapporto con il nudo; un progetto che si propone, con accortezza e progressività, di portare il nudo e il nudismo in mezzo alla società tessile; un progetto per stimolare l’impresa italiana a comprendere quale sia la potenzialità del nudo correttamente proposto!

Ora ci servono gli imprenditori illuminati, imprenditori che ci affianchino in questo progetto, un progetto nel quale da soli possiamo fare ben poco, anche se, coerenti con le idee che andiamo proponendo, ci proveremo comunque.

Non esistono cose impossibili ma solo cose che non si vogliono fare!

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