Il nudismo e il “turismo naturista”


Ho seguito quasi involontariamente l’approvazione della nuova legge sul turismo in Lombardia (PDL 236 – Politiche regionali in materia di turismo e attrattività del territorio lombardo), discussa il 15 e il 16 settembre scorsi e approvata. Alla vigilia della discussione (14 settembre) il consigliere regionale Marco Tizzoni, vice presidente del gruppo Maroni Presidente e Claudio Pedrazzini, presidente del gruppo Forza Italia hanno presentato tre emendamenti alla proposta di legge:

Emendamento 69Emendamento 70

Emendamento 71

Seguire in diretta l’approvazione di una legge è stato istruttivo (ora qui): il filtro con cui si giudica, si accoglie o si respinge una proposta è molto semplice:

1) deve confermare il potere, l’istituzione, e le seggiole;
2) deve portare denaro (pardon: deve favorire il progresso economico).

Le ragioni della presentazione degli emendamenti non fanno eccezione:

  • Essere i primi a dare delle norme, anzi a legittimare e “promuovere” il turismo naturista”, portandosi a casa un primato di innovazione e attenzione all’elettorato.
  • Considerarlo soprattutto dal punto di vista del vantaggio economico, come fonte di ulteriore ricchezza, demandando al singolo le motivazioni che lo inducono a spendere.

Avendo alle spalle l’esperienza con Mondo nudo e soprattutto il concetto basilare e ispiratore delle nostre uscite in montagna, delle discussioni e riflessioni che hanno portato alla definizione del progetto “Zona di contatto”, dei post qui pubblicati è apparsa chiarissima la differenza sostanziale fra “turismo naturista” e nudismo.

TURISMO NATURISTA

NUDISMO

Periodo limitato alle ferie o fine-settimana, in strutture a pagamento Tutto l’anno; nella natura o in casa; gratuito
Una recinzione impedisce la visibilità reciproca fra naturisti e non-naturisti, “difende” e “rispetta” chi non è naturista Favorisce il contatto fra nudisti e non-nudisti; la nudità è positiva per tutti
L’art. 726 c.p. (atti osceni) non è applicabile nei centri, poiché autorizzati Il nudismo non rientra nell’ambito di applicazione dell’articolo

La deroga all’articolo 726 presuppone che lo stare nudi generalmente sia un atto osceno, con l’eccezione dei centri autorizzati. Mi chiedo allora se – in linea teorica – l’istituzione di centri naturisti non sia apologia di reato. Mi chiedo anche come mai un atto sia osceno in generale e non-osceno in luoghi all’uopo adibiti: ci vedo un culto morboso dell’osceno, con tanto di autorizzazione legalizzata e fattura pagata. L’eccezione lascia supporre che di regola l’esser nudi rientri in qualche fattispecie di reato.

In sede di discussione, tre emendamenti sono stati ritirati dallo stesso proponente, senza fornire spiegazioni. Il primo di essi è stato però autorevolmente fatto proprio dall’Assessore Mauro Parolini (Nuovo Centro Destra): posto in votazione è stato approvato dal Consiglio e figurerà tra le finalità della legge (art. 2):

La Regione Lombardia «riconosce il turismo naturista, nel rispetto delle persone, della natura e dell’ambiente circostante, purché praticato in aree, spazi e infrastrutture, appositamente destinati, delimitati e segnalati con appositi cartelli e con altri efficaci mezzi di segnalazione.»

Ora sappiamo che la Regione Lombardia “riconosce” il “turismo naturista”. Col sottotesto: extra ecclesia nulla salus = con esclusione di tutte le forme di naturismo non espressamente autorizzate, di nudismo libero (o selvaggio), fuori dalle strutture. Ironicamente si può ipotizzare una spiegazione: «Perché non ci sono i bagni?»

Per la cronaca i tre emendamenti sono stati ripresi e riproposti dal consigliere Buffagni (Movimento 5 stelle). Durante la votazione dei singoli articoli sono stati posti in votazione e sistematicamente bocciati dall’assemblea.

Vedremo il testo definitivo della legge per avere conferma di quel che a caldo possiamo giudicare: l’emendamento Parolini è una formulazione di intenti, non impegna nessuno, ma comincia a gettare le fondamenta delle condizioni in cui il “naturismo” dovrebbe essere considerato. E non ha nulla a che fare col nudismo. Applica le ragioni del “vestitismo” a una struttura: invece di una foglia di fico abbiamo una siepe; invece di singole persone, “clienti” che pagano per poter stare nudi (per quanto questa frase possa suonare assurda e strampalata).

E questa siepe funziona anche sul piano linguistico – concettuale – ideologico: se i nudisti non temono di chiamare le cose col loro nome, i “naturisti” prendono dalla selva del vocabolario quella foglia che più si adatta: invece di nascondere davvero, palesa in tutta evidenza l’ipocrisia di chi vuole salvarsi la faccia, come se da nudisti, semplici e schietti, fosse compromessa in qualche misura la nostra rispettabilità.

Così facendo i naturisti stessi danno conferma della plausibilità delle argomentazioni dei tessili: che ci portiamo addosso delle oscenità, retaggio ancestrale, che dobbiamo nascondere. Non è che voglia cambiare la testa ai tessili, ma solo non voglio che le loro ragioni valgano anche per me. Che forti della legge, le possano estendere a tutta la società e totalitariamente ne facciano un dogma universale e irreversibile, sancito come sacro e quasi – e qui sta la beffa – spacciato per “naturale”, perché “così fan tutti”.

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 17 settembre 2015 su Motivazioni del nudismo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 12 commenti.

  1. Interpretazioni personali. Lontane dalla realtà e dalla volontà del testo. Vorrei dire altro ma non lo faccio, rispetto il modo di vedere le cose di tutti e il modo di pensare. Il mondo è bello perché vario ma mi chiedo come mai tutto andava bene fino a che erano Abruzzo, Veneto, Piemonte e Emilia Romagna a legiferare e in modo molto più restrittivo e problematico. Ripeto scrivo queste due righe non per polemica ma perché non mi piace a titolo personale questa interpretazione aggiustata al proprio volere. Punto.

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  2. Andrea Mirabilio

    Sappiamo bene quali siano le differenze tra le ideologie, da una parte e dall’altra e la realtà che spesso (quasi sempre) ci discrimina. Neanche a me piacciono le nature degli emendamenti citati che isolano, racchiudono in un recinto economico e culturale. Tuttavia l’aspetto positivo di queste leggi è che aprono uno spiraglio che prima non c’era. La gente parla di naturismo e nudismo, impara ad accettarne l’esistenza e la convivenza, anche se a distanza.
    Intanto cominciamo così, è pur sempre un progresso sociale, anche se imperfetto e diverso da come lo desidererei.
    Riporto l’esempio dell’Abruzzo, dove vivo: fino a un decennio fa era utopia immaginare di parlare apertamente di naturismo, di invitare amici a praticarlo, di ipotizzare e poi ottenere una spiaggia marina dedicata al naturismo. Oggi dopo due anni dalla legge, tanto lavoro dell’Anab e dei propri soci e sostenitori, tutto quanto detto è realtà. Da giugno a settembre abbiamo visto coppie, bambini, adolescenti, famiglie e tanti giovani in spiaggia. Ripeto, fino a poco tempo fa tutto era clandestino e si guardava al vicino di ombrellone come un pericolo o un depravato. Oggi è un ricordo.
    Il meglio non si può avere tutto e subito. Intanto cominciamo con impegno e dedizione…
    Andrea Mirabilio
    Segretario Anab
    Consigliere Fenait

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    • Ok, a parte che nella vostra legge regionale si evita di indicare le strutture e i luoghi autorizzati come gli unici luoghi ove si possa stare nudi, a parte che in Lombardia io di nudismo sono anni che ne parlo ovunque e con chiunque senza nessunissimo problema e in questi ultimi anni ne sento parlare senza problemi anche sui media, a parte queste e altre piccole considerazioni, mi risulta che in Abruzzo come in Veneto l’approvazione della legge non abbia determinato una crescita esponenziale delle opportunità (strutture e luoghi) dove stare nudi, che è il motivo fondante di tutte e tre le leggi. Se poi ci sono stati degli indotti positivi questo è indipendente dalla legge ma strettamente connesso al lavoro fatto da voi (lo dici tu stesso). Quindi, volendo una legge, e nessuno, nemmeno noi, nega che una legge potrebbe essere utile se ben fatta, mi chiedo perchè partire da qualcosa che peggiora la situazione preesistente invece di migliorarla o, quantomeno, lasciarla inalterata? Ci rendiamo conto che siamo gli unici a fare una cosa del genere, a vendersi (vorrei usare un francesismo ma soprassiedo) per ricevere noccioline in cambio di meloni?

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      • Ah, dimenticavo… che forse, più o meno consciamente, si voleva bloccare sul nascere il crescente movimento dell’escursionismo nudista e in particolare quello che, primi in Italia, noi abbiamo lanciato e creato? Perchè se questa legge sarà così come per ora appare essere questa sarà la conseguenza prima e inevitabile: io, noi, dovremo chiudere tale attività. Di più, visto che in Lombardia di strutture e luoghi non ce ne sono e non ci sono imprenditori motivati a crearli (io ne avevo uno ma da solo non bastava e in quattro anni di ricerca non ne sono saltati fuori altri), nudi ci si potrà stare (quasi) solo a casa propria.

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  3. Vittorio vediamola così, la legge parla di turismo naturista e di naturismo, noi siamo nudisti per cui ne restiamo esclusi ehehehe si, si , posizione alquanto al limite e probabilmente insostenibile di fronte a un fermo, ma visto che a questo punto ben poco possiamo farci prendiamola filosoficamente. Peccato solo che a novembre invece di presentare il programma 2016 sarò probabilmente (non avendo ancora in mano la legge mi resta comunque una speranza che, come si dice, è sempre l’ultima a morire) costretto ad annunciare l’interruzione di tutti i nostri eventi pubblici… ne gioiranno coloro che da tempo stavano a questo lavorando e che senza ritegno hanno più volte pubblicamente e aspramente criticato il nostro operato.

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  4. Andrea Mirabilio

    Perdonami Emanuele, ma le tue posizioni mi sembrano un pò estreme.
    Partiamo da un presupposto:
    – credo fosse pressoché impossibile che da una situazione italiana dove il nudismo è visto come un fatto quasi da “sciroccati” si potesse ottenere una norma che autorizzasse a star nudi sempre e comunque a discrezione del singolo. C’è qualcosa del genere in Spagna (limitatamente), ma altrove nel Mondo non mi sembra.
    – La legge lombarda, per quello che si può leggere negli articoli da te postati non limita il diritto alla nudità, ma cerca di creare una cornice regolamentare all’interno di strutture turistiche pubbliche o private. Tra l’altro segnalazioni, recinzioni o altro sono presenti in buona parte delle aree naturiste nel mondo;
    – Proprio in forza di tale legge (che ribadisco poteva essere molto meglio di quello che è stata approvata) si potranno chiedere agli enti locali di destinare aree alla pratica;
    – Anche il trekking naturista potrebbe beneficiarne. Proprio come accaduto a maggio a Marina di Camerota, si potrebbe chiedere il permesso ai Comuni all’interno dei quali insiste il tracciato per destinare il sentiero (anche solo temporaneamente) alla pratica naturista.
    Infine volevo esprime il mio disappunto nei confronti di tutti coloro che criticano un’operato senza mai essersi impegnati “sul campo” nel raggiungimento di un obbiettivo. E’ facile trovare punti deboli all’operato altrui in casi come questi, quando si è in minoranza, il sentimento pubblico generale è sostanzialmente indifferente se non proprio contrario, quando il politico di turno teme conseguenze negative se fa troppe concessioni ecc. Spesso l’alternativa è scegliere se ottenere poco o ottenere niente. E spesso per ottenere poco c’è comunque da fare un lavoro immane!

    P.S. Non è vero che in Abruzzo l’approvazione della legge non abbia determinato una crescita esponenziale delle opportunità dove stare nudi. Innanzitutto si partiva da zero! Ci sono stati articoli su tutti i quotidiani, ancora oggi interviste da giornali e TV (l’ultima domenica scorsa), una vasta accettazione del fenomeno, oltre una decina di esercizi commerciali convenzionati o creati dal nulla al servizio del naturismo, di cui una parte con la disponibilità alla pratica (seppur limitata) del nudismo, una spiaggia riconosciuta da un Comune (l’unica in tutto l’Adriatico) frequentata nella stagione estiva da migliaia di persone. Il tutto in due anni. E ripeto:si partiva da zero e dalla clandestinità.

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    • Gentilissimo Andrea,
      Sono due anni che approfitto della spiaggia alle Morge e del campeggio e no ti/vi ringrazierò mai abbastanza. Quest’anno non è stato possibile, ma sono contento che la vostra esperienza continua.
      L’anno scorso, proprio su questo blog, avevo definito quella spiaggia un “Luogo di dialogo”. Di nuovo non ti ringrazierò mai ababstanza per la genialata di come insieme alla sig.ra sindaco avete predisposto l’apertura della spiaggia. Non tanto per l’aumento dei metri, ma per l’assenza di siepi, per il fatto che i non-nudisti potessero vederci e farsi un’opinione a viso aperto e non dal buco della serratura, potessero parlarci, stare con noi e conoscerci. E questa idea geniale è diventata il mio programma personale e il mio atteggiamento e il mio scopo nelle uscite con Emanuele: una foto mi ritrae in una sella a 2000 metri che parlo con un altro escursionista. È una foto simbolo. Qualche minuto fa (erano le 6:30) ero sulla soglia di casa a bermi nudo il caffè (quest’anno dalle 6 alle 7 mi sono ritagliato il mio tempo in cui stare libero in giardino, incurante che i vicini mi possano vedere) e passa il solito netturbino. Avevo in frigo ancora una birra e gliel’ho portata, attraversando la strada. Ormai lo faccio da un po’ di volte. Credo che sia più sorpreso dal pensiero del piccolo dono che dalla vista di me. Episodi, se uno vuole, se li può moltiplocare nella sua vita quitidiana. Ma quell’apertura di sguardo verso chi non è nudista, quel nessuno imbarazzo per la propria nudità, anzi quel desiderio di dialogo me lo porto dietro dalle Morge. E vedo che è la via giusta. È una sensazione precisa, di cui mi fido e continuo. Poi non tutto esce in un articolo, in un post, in un “testo argomentativo” come dicono a scuola. Ma le idee, la sicurezza, e direi anche una certa efficacia espressiva (se non proprio argomentativa e convincente) mi viene da lì. Non tanto perché alle Morge fossi in vacanza, ma perché stavo facendo quasi le prove di un’utopia.
      Grazie. Immensamente.

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  5. L’articolo 2 è inquietante perché vieta attività naturiste spontanee e non organizzate, il che fa a pugni con i più elementari diritti civili.
    Non ho idea di come si possa vederlo diversamente se si è in buona fede, vieta attività naturali ampiamente praticate e irrigimentabili per definizione.

    Avremmo bisogno di uno Stephen Gough italiano, il livello di oppressione contro l’espressione della fisicità non è mai stato così alto, ci toccherà spostare il dibattito su un piano più alto.
    Che paese triste che siamo, che si consuma nel proprio specialissimo conservatorismo, dove l’espressione dell’individuo vale meno di zero.

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