Laicità


Togliendoci i vestiti immediatamente ci sono caduti anche dei veli che ci impedivano una più chiara comprensione di noi, del nostro corpo e del rapporto che abbiamo con la società e del ruolo che la società può avere nel condizionarci.

C’è forse voluto un po’ di coraggio la prima volta nel fare quel passo e poi tutta la costruzione che ci gravava sugli occhi, nella mente, nella coscienza si è dissolta come d’incanto. A conferma che, se vogliamo, spetta solo a noi recuperarci schietti e autentici come un impulso irrefrenabile da un certo punto in poi ci ha spinto ad essere. Una volta riconosciute, non siamo più stati in grado di sopportare le ipocrisie, di perpetuarle perché in certa parte ce ne sentivamo anche complici. Mi sono chiesto mille volte perché il nudo fosse visto come minaccia. Una volta nudista, ho ben visto che di sovvertire la società non me n’importava proprio nulla, e tutto quell’alone di mistero, di misticismo, di ineffabilità si è sciolto come la neve di luglio.

Vedo che da quando sono nudista sono cambiato moltissimo, come mentalità e come comportamento. Ho cambiato identità, come avessi recuperato qualcosa di me che mi era stato scippato, turlupinandomi con i laccetti di mille voci sussurrate, di ammonimenti e minacce. Ha vinto la mia testa dura. Ed ora sono contento. Gli altri facciano pure come vogliono: ne han facoltà, siamo in un paese libero e democratico. E per dirla fino in fondo: anche laico. Sì, perché i terrori del confessionale possono piegare la schiena a chiunque, se non si vedono alternative. E un sistema morale, storicamente consolidato e imperante (per il solo gusto dell’imperio, del dominio su altre persone, sulle coscienze, sulle menti – per poi riservarsi il privilegio di fare di nascosto quel che in palese si vieta) può agire sulle persone in modo totalizzante, plagiarle e piegarle, indottrinarle, martellare con slogan le menti fino a far perdere l’uso della critica e della ragione. Perché questo è stato fatto. E ce ne ricordiamo benissimo tutti.

E prendo un solo esempio. Ritorno ad Adamo ed Eva. Nei giorni scorsi, per puro caso e inaspettatamente, m’è capitato di rileggere l’episodio della Genesi. E mi sono sorpreso di un fatto che non avevo mai notato prima: e cioè che Adamo ed Eva provano vergogna della propria nudità nei confronti di Dio, ma non tra di loro! Un pensiero dopo l’altro ne ho tratto delle conseguenze: se una persona accetta Dio – liberissimo di farlo! ci mancherebbe – ne accetta il programma morale o quel che la Chiesa ha stabilito sia consono e giusto. Il catechismo riguarda i credenti, non chi a questo Dio (o alla miriade di altri) non crede. La società, che dall’Illuminismo si è costruita nella laicità, non può assumere per proprio il codice morale di un raggruppamento religioso. Se un cattolico, un buddista o chi altro non sopporta la vista di altre persone nude, in uno stato che si vuol definire laico, non può imporre loro il proprio sistema di valori, credenze, convinzioni. L’agire moralmente secondo un codice morale è una scelta che riguarda la persona, non lo stato. Lo stato ha le sue leggi – che dovrebbero essere ispirate a laicità. L’art. 726 del codice penale che punisce gli atti contro la decenza non è ispirato a laicità, perché prende a riferimento e assume come proprie le posizioni di un gruppo religioso, come ne fosse il difensore o la diretta emanazione politica (per uno stato laico dovrebbe essere indifferente quanto esso possa essere numeroso) Addirittura giunge all’aberrazione giuridica che punisce preliminarmente (e solo in questo caso!) la possibilità che possa accadere questa eventualità, punendo anche il solo fatto che qualcuno possa essere visto nudo dal pubblico: prevenire è meglio che curare!

Se la Bibbia stessa mi dice che Adamo ed Eva non provavano vergogna della propria nudità, come mai in seguito si è generalizzata la vergogna che essi provavano verso Dio anche nei confronti reciproci? Lo stato laico tiene fuori dai rapporti politico-sociali fra i cittadini il rapporto personale che questi hanno con Dio. Perché dunque la legge ha accolto come reato una generalizzazione che non esisteva nemmeno nelle fonti stesse della religione? Esiste un potere più grande della religione stessa? Parrebbe proprio di sì!

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 26 aprile 2016, in Atteggiamenti sociali con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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