Le cime di Cariadeghe (Serle – BS)


Tranquilla escursione ad anello attorno al conosciutissimo, vuoi per le tante grotte e doline vuoi come località per pic-nic domenicali, altopiano di Cariadeghe. Salvo che nel tratto di rientro, il percorso segue fedelmente la linea di cresta offrendo ampi scorci panoramici sia verso la montagna (Monte Baldo, monti della Val Sabbia, Creste di Caino, Nave e Lumezzane, monti della Val Trompia, monti della bergamasca, Monte Rosa) che verso la Pianura Padana e il Lago di Garda. La brevissima e facoltativa digressione per salire alla Corna di Caino presenta un tratto leggermente esposto e di facile arrampicata, comunque assistito da cordina metallica. Molte le essenze floreali che si possono incontrare in ogni momento dell’anno, nei periodi di massima fioritura oltre che trovarsi a camminare avvolti da una miriade di piccole corolle colorate, è anche possibile osservare le loro fasce di distribuzione in ragione dell’altimetria. I ristoranti e le trattorie dell’altopiano, insieme alla caratteristica agrigelateria, sono un gradito compendio di fine gita.

Dati tecnici

  • Zona geografica: Italia – Lombardia – Brescia
  • Classificazione SOIUSA: Alpi Sud-orientali – Prealpi Bresciane – Catena Bresciana Orientale
  • Partenza: parcheggio degli Alpini posto sul lato sudorientale dell’altopiano di Cariadeghe, di fronte al Rifugio Alpini di Serle
  • Arrivo: coincidente con il punto di partenza.
  • Quota di partenza: 805m
  • Quota di arrivo: 805m
  • Quota minima: 801m
  • Quota massima: 1168m
  • Dislivello positivo totale (calcolato con GPSies): 587m
  • Dislivello negativo totale (calcolato con GPSies): 587m
  • Lunghezza (calcolata con GPSies): 11,43km
  • Tipologia del tracciato: una buona parte di strade sterrate con tratti cementati, un breve tratto asfaltato e poi sentieri con un paio di brevi tratti resi scabrosi dal passaggio tra numerosi massi calcarei.
  • Difficoltà (vedi spiegazione): E2P (E2EPl con la salita alla Corna de Caì)
  • Tempo di cammino: 4 ore e 50 minuti
  • Segnaletica: segni bianco-rossi e qualche tabella su gran parte del percorso.
  • Rifornimenti alimentari e idrici: bar e negozi di Nuvolento o Serle, Rifugio Alpini di Serle a fianco del parcheggio (se aperto).
  • Rifornimenti idrici naturali: nessuno.
  • Punti di appoggio per eventuale pernottamento: agriturismi e B&B di Nuvolera, Nuvolento, Prevalle e Gavardo.
  • Possibilità di piantare tende (ovviamente per bivacco: singola notte e pronta rimozione al mattino): no.
  • Fattibilità del nudo (nella speranza e nella convinzione che la normalizzazione sociale della nudità farà presto diventare questa un’indicazione superflua): scarsa di giorno; ampia nella notte.

Profilo altimetrico e mappa

Si parte dolcemente su percorso liscio e asfaltato ma presto la pendenza aumenta con decisione e il fondo si fa meno comodo. Giunti sul primo crinale il profilo, grazie all’alternanza di salite e discese fra le quali si frappongono anche tratti pianeggianti, si addolcisce. Superati una serie di dossi e raggiunta la prima vetta segue una lunga discesa, inizialmente altalenante poi più secca per finire con un tratto dolce. Ora si riparte in salita con discreta e costante pendenza, segue una discesa sostanzialmente comoda che porta a una breve salita seguita da un tratto pressoché pianeggiante. Ciliegina sulla torta, quando si è molto prossimi all’arrivo, l’ultima breve ma secca salita alla quale segue una ripida e a tratti tecnica discesa che porta al pianetto dell’arrivo.

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GPSies - Altopiano di Cariadeghe – Giro delle Cime

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Relazione tecnica

img_8505Riprendere la strada di accesso al parcheggio e seguirla verso destra per ridiscendere i pochi metri che portano all’incrocio tra la strada di arrivo e quelle che entrano nell’altopiano. Prendere la strada asfaltata che sale a fianco della cinta del Rifugio Alpini di Serle (via del Zuf) e seguirla fedelmente. In corrispondenza di una grossa cascina (Italo Rusi), posta sulla sinistra della strada, inizia un ripidissimo tratto cementato alla cui sommità si perviene a un bivio. Seguire il cemento (via del Zuf) verso sinistra e con altri duri strappi, ignorando le diramazioni che portano alle varie case e cascine che costellano la zona, alzarsi tra prati. Dopo un tratto di salita decisamente più dolce si perviene a un altro bivio, andare a destra seguendo una ripida salita che porta in pochi metri ad altra curva stavolta verso sinistra. Quando la pendenza si smorza sensibilmente si perviene a un piazzale di terra con una grossa pianta nel mezzo, ignorando sia la strada che prosegue verso sinistra sia il piccolo sentiero posto qualche metro alla sua destra, prendere ancora più a destra una stretta stradina in terra battuta che procede verso nord. Superando due accentuate cunette si scende un poco per poi risalire in direzione di un evidente capanno da caccia e pervenire alla prospiciente Boca del Zuf.

img_0433Ignorando il sentiero che scende sul lato opposto della sella, si procede verso sinistra lungo il filo del crinale (che da qui in avanti delineerà in modo inequivocabile il nostro cammino, rendendo facile seguire il giusto percorso). Attraversata per intero la radura del capanno si imbocca un sentiero che sale nel bosco e, fatti pochi metri, esce nella radura di un altro capanno. Anche questa la si attraversa per intero riprendendo il sentiero nel bosco che prosegue, con traccia evidente anche se a tratti infastidita dalla vegetazione, con alternanza di piani e salite. Poco sotto la radura sommitale di un piccolo dosso erboso immerso nel bosco, la traccia scende leggermente a destra per tagliare, con un tratto delicato per il fondo scivoloso, a mezza costa il ripido pendio riportandosi presto sul filo del crinale in prossimità di una strada sterrata. Ignorando la strada si prosegue a destra per il sentiero, dopo un tratto nel bosco si perviene ad altro capanna da caccia posto alla sommità di una ripido dosso erboso. Oltrepassato il capanno si riprende il filo del nuovamente largo costone che, salvo brevi spostamenti per evitare alcune conche, superando dossi e sellette più o meno accentuati, con alternanza di salita, piani e discese, tenendosi per lo più accosti al suo limite destro, da qui si segue fedelmente fino alla vetta del Monte Ucia.

img_8850Sempre lungo il crinale si scende sul lato opposto, oltrepassata una sella (a sinistra una conca attrezzata con tavoli in legno posti in circolo), e fatto qualche metro in lieve salita salita, a destra si stacca una traccia che, perpendicolarmente alla linea di cresta, si dirige verso una rupe rocciosa (Corna de Caì), la si segue e in discese si perviene a due grossi massi che sbarrano la strada, nel mezzo una strettissima fessura permette, con qualche difficoltà (tenersi alti), di passare oltre. Per esile cresta di terra si oltrepassa la sella che separa la rupe dal corpo principale della montagna e per liscia placca rocciosa ci si alza a un canalino terroso che porta alla sommità della corna.

Ripreso il sentiero principale, si procede a destra scendendo lungo il filo del crinale per poi risalire all’anticima del Dosso del Lupo (antenna con annessa baracca di servizio). Tenendosi a destra dell’antenna si continua lungo il filo di cresta qui pianeggiante, dopo pochi metri si riprende la discesa superando un ripido tratto cosparso di piccole corna rocciose che rendono il cammino assai delicato. Ora il crinale piega decisamente a sinistra, lo si segue tenendosi un poco discosti dal filo dove il pendio sprofonda a picco nella valle di Nave, due tratti leggermente esposti si possono eventualmente evitare uscendo a sinistra della traccia. Il crinale piega a destra e la traccia ancora lo segue ma dopo pochi metri se ne allontana a sinistra aprendosi il varco nella fitta vegetazione per scendere man mano più ripidamente fino a immettersi su una più larga traccia che prosegue in piano verso sinistra. La traccia si allarga in una inerbata carrareccia e in discesa raggiungere una strada sterrata. A sinistra per detta strada, si lascia a destra un capanno (Roccolo del Gigora) e si scende lievemente fino ad incrociare altra sterrata che si segue a sinistra per risalire leggermente e pervenire alla sella delle Casine Ecie.

Il sentiero originale sale a destra seguendo una sterrata che dopo pochi metri, dove scavalca il filo del crinale per scendere sul versante che dà sulla valle di Nave, abbandona per entrare a sinistra, sul filo del crinale, nella radura di un capanno (Gioco Tordi) e attraversarla completamente per poi con leggera salita raggiungere, nei pressi di alcuni ruderi (Roccolo del Dragone Nuovo), un’altra strada in terra battuta. Avendo più volte trovato l’accesso al capanno del Gioco Tordi sbarrato da un’alta rete metallica, riporto di seguito il percorso alternativo che ho individuato e che tendo a percorrere. Dalla sella delle Casine Ecie andare a sinistra lungo la sterrata, oltrepassare la sbarra che, dopo pochi metri, la chiude e fatti altri pochi metri prendere a destra una larga traccia che penetra nel bosco. Dopo un tratto pianeggiante la traccia scende sulla destra al fondo di un piccolo valloncello per poi risalirlo verso sinistra seguendone il fondo largo e arrotondato e raggiungere la strada in terra battuta già detta e che, a destra, in pochi metri porta ai summenzionati ruderi.

img_0482Seguire la strada fino al suo termine dinnanzi alla radura di altro capanno, la si attraversa per intero seguendo sempre il filo del crinale, passando fra alcune roccette affioranti ci si alza un poco per poi obliquare leggermente a sinistra. La stretta traccia si apre il varco nella rigogliosa vegetazione (cespugliosa a sinistra, alberelli a destra) per poi uscire in un bel bosco pulito dove risale con lievissime curve sino ad altra breve fascia di folta vegetazione cespugliosa dalla quale si sbuca nella piccola e panoramica radura che forma la vetta del Monte Dragoncello.

Scendendo lungo il crinale verso sud si percorre tutto il tratto pulito e alla sua base, dopo essere un poco discesi nel bosco, si piega decisamente a destra per procedere con un tratto in piano. Dopo una breve e ripida discesa, si riprende la direzione sudovest riportandosi sul filo del crinale in corrispondenza di un’altra radura erbosa. La traccia continua fedelmente sul filo del crinale e porta a un’altra panoramica radura erbosa al sommo di un dosso. La si percorre per intero seguendo il filo del crinale, rientrati nel bosco ci si discosta un poco a sinistra del filo per scendere con maggiore decisione. Usciti dal bosco ci si ritrova sul filo del crinale che procede pianeggiante e pulito in direzione di alcuni prati, a sinistra si prende una traccia che scende nel bosco. Giunti ad una piana stradina terrosa, ignorando il sentiero che scende dritto, la si segue verso sinistra. La stradina quasi subito si stringe e diviene largo sentiero che, con alternanza di brevi salite e altrettanto brevi discese, porta al Fienile Canali dove, a destra, prendiamo una strada sterrata che con largo giro scende ad un’ampia zona prativa. A sinistra, sempre per strada sterrata, seguendo la recinzione dei detti prati, in discreta salita si perviene alla località Valpiana. Passando tra le prime casette e costeggiando sulla sinistra l’omonimo ristorante, ci si porta ad una strada asfaltata (via Valpiana) che si segue fedelmente. Alla base di una breve ripidissima salita ci si sposta a destra della strada per salire con minore pendenza a un largo piazzale sterrato (parcheggio auto). Prendere a destra una strada sterrata chiusa da una sbarra, dopo il primo tornante si sale per la strada ancora un poco fino a trovare sulla destra un’interruzione nel muro di sostegno, la si infila per seguire nell’erba una traccia di sentiero che, in leggerissima salita, va ad aggirare a sud la costruzione di un vecchio monastero. Una breve scala porta sulla piana sommità del Monte San Bartolomeo, percorrendola per intero e continuando l’aggiramento del monastero si riprende la strada sterrata poco prima abbandonata per seguirla in discesa fin poco oltre la prima larga curva a sinistra. Prendere a destra un sentiero che scende ripido nel bosco, quando la traccia si approssima al versante del monte che dà verso Serle prendere a sinistra altro sentiero che ripidissimo scende con lievi curve e due tornanti. Raggiunta una piana stradina in terra battuta, la si segue a sinistra pervenendo, dopo una curva a sinistra che immette in una breve ma ripida salita, alla strada asfaltata che si segue verso destra in discesa raggiungendo velocemente il parcheggio da cui si è partiti.

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Tabella di marcia

I tempi indicati sono stati personalmente verificati sul posto tenendo conto dell’effettuazione del giro in marcia continua (ovvero senza soste) e costante (ovvero senza sensibili variazioni di andatura) con una velocità media di 3,5km/ora (la velocità che un escursionista mediamente allenato può mantenere con costanza indipendentemente dalla pendenza del terreno). In alcuni casi le mie indicazioni temporali differiscono (solitamente in più) da quelle delle tabelle ufficiali.

Punto di passaggio Tempo del tratto (ore:min)
Parcheggio Alpini in Cariadeghe 0:00
Boca del Zuf 0:45
Monte Ucia 1:15
Sella delle Casine Ecie 0:45
Monte Dragoncello 0:30
Valpiana 0:45
Monte San Bartolomeo 0:30
Parcheggio Alpini in Cariadeghe 0:20
TEMPO TOTALE 4:50

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 15 gennaio 2017, in Itinerari escursionistici con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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