Divulgare il nudismo: aspettare o andare?


Foto di archivio


Ricordate il mio articolo “Sono stato a una festa”? Bene, dopo quella bellissima esperienza, dopo che lo scorso anno all’ultimo avevo dovuto rinunciare, quest’anno volevo fortemente ritornarci per rivivere quel sentimento di amicizia, quell’apertura che, per ora, solo poche comunità hanno materialmente mostrato nei confronti del mio modo di vivere che si estende al camminare in montagna. Qui, nel comune di Braone, ormai, se non proprio tutti, molti mi conoscono quantomeno di nome, sanno che i vestiti li indosso solo quando proprio non ne posso fare a meno, alcuni mi hanno anche incontrato durante le mie uscite sui monti della zona, e sanno che annualmente ci porto un gruppo di amici, a parte i gruppi dell’oratorio e di Campo Tres, uno dei pochissimi gruppi che qui salgono a fruire dei servizi dell’ottimo rifugio, hanno ben presente anche questo e lo considerano un bel punto di forza. Così desideravo anche che queste magnifiche persone potessero conoscere alcuni dei miei amici ed ho di conseguenza inserito questa uscita nel programma 2017 di VivAlpe, il programma nato e cresciuto per far conoscere, e magari provare, la normalità del camminare nudi.

Sebbene dovessero salire per conto loro essendo io impegnato in una perlustrazione alquanto impegnativa e lunga, tre amici hanno aderito e mi hanno raggiunto al Prandini. L’accoglienza è stata quella che mi aspettavo, la stessa che avevo ricevuto io due anni addietro, un’accoglienza sincera, assolutamente priva di finzioni, ma, come speravo (e pensavo), le cose sono andate anche oltre, quest’anno si è manifestato un certo interesse, mi, fintanto che ero l’unico arrivato, e ci, dopo che sono arrivati anche gli altri amici di Mondo Nudo, sono state formulate alcune domande, circostanziate, mirate, ma pur sempre importanti e rivelatrici. Il tutto è partito dall’affermazione pubblica di una signora “loro sono quelli che girano nudi qui sui nostri monti”, al che subito uno ha risposto “nudi, ma va, no, se incontrano i guardaparco?”, riprende il pallino la signora e: “che differenza c’è tra nudisti e naturalisti?” (beh si proprio così, come ho avuto modo di scrivere molti confondo naturisti e naturalisti, ancora prima che potessi farlo io qualcuno più informato ha corretto la domanda e spiegato la differenza tra naturisti e naturalisti), “ho sempre pensato che i naturisti fossero coloro che amano la natura!” (eh, eh, la signora ha perfettamente ragione e lo dico ormai da anni: questo è il vero senso etimologico della parola e, volenti o nolenti, non possiamo alterarlo a nostro discernimento, per altro il suffisso ista va applicato al carattere prettamente distintivo di un’attività, ti piace andare in moto sei motociclista, ti piace costruire modellini sei modellista, ti piace scalare le Alpi sei un alpinista, ami la natura sei un naturista, ti piace stare nudo sei un nudista, non ci si scappa).

Altre faccende spostano l’attenzione e il discorso cade, riprende un’ora dopo quando l’arrivo degli altri tre riattiva l’interesse: “scusate qui si chiedono alcune cose ed essendo io quella che fa le figure mi faccio avanti, perché camminate nudi?”, “c’è dietro una particolare filosofia?”, “che cosa avete voi di differente da noi?”. Qui, a parte la logica e perfetta, anche se un poco destabilizzante (per l’interlocutore), risposta di Cristina “niente”, si stava per avviare un discorso che poteva darci l’appiglio giusto per arrivare alla formulazione dell’invito: “venite, partecipate, osservate, percepite e, quando vorrete, provate”. Purtroppo le prime avvisaglie del temporale e lo spostamento dell’attenzione dell’interlocutrice verso altre questioni ci hanno interrotti, ma il seme è gettato, la prima ancora psicologica è stata generata, sarà poi facile riattivarla, sarà addirittura facile che si possa riattivare da sola.

Il resto della mattinata passa all’interno del rifugio ascoltando il rumore degli scrosci d’acqua, alternando chiacchiere di diverso genere e mangiando. Sul finire del pranzo una persona conosciuta in mattinata e con la quale già avevo parlato ma solo di montagna e trail, viene catturata da Riccardo che gli parla del mio lungo viaggio di TappaUnica3V, da qui nasce una richiesta di maggiori dettagli alla quale faccio seguire l’ovvio invito di venirmi a leggere sul mio blog. Nel frattempo il temporale si esaurisce e lascia il passo ad un debole sprazzo di luce e di sole, di comune accordo si decide di approfittarne per rientrare a valle prima che possa arrivare nuova pioggia. Io devo muovermi in direzione opposta a quella di tutti gli altri per cui ci salutiamo con il sottinteso augurio di vederci nuovamente, magari riprendendo il discorso rimasto in sospeso e portarlo all’invito anzidetto, per ora la certezza che qui possiamo continuare a venirci, che qui possiamo muoverci in libertà con ancor meno attenzioni e preoccupazioni di quelle che, purtroppo, ad oggi dobbiamo comunque sempre avere.

Qualcuno potrà osservare che siamo dovuti rimanere vestiti e che così abbiamo ceduto alla forza dei tessili, niente di più sbagliato: noi non abbiamo ceduto nulla a nessuno, abbiamo, così come tutti spesso fanno, solo volontariamente deciso di partecipare ad una festa in un contesto non nudista, a differenza di quanto molti fanno noi, però, ci siamo andati senza nasconderci dietro le nostre vesti, ci siamo andati con il preciso intento di farci individuare per “quelli che vengono nudi”, di poter parlare del nostro andare nudi, d’essere vestiti nel corpo ma nudi nell’animo e nelle parole. Così è stato e i risultati sono incontestabili, sono quei risultati che da almeno due anni ho capito essere raggiungibili solo smettendola di vivere nel terrore d’essere identificati come “quelli che stanno nudi”, smettendola di nascondersi, smettendola di predicare l’autodifesa del territorio attraverso l’obbligo assoluto della nudità, smettendola di aspettare che gli altri comprendano e abbraccino la scelta nudista, bisogna manifestarsi, accettare e promuovere la promiscuità (brutta parola che spesso viene utilizzata in modo negativo ma che qui devo necessariamente utilizzare nella sua positiva valenza), capire che solo la condivisione degli spazi può darci spazio, capire che se io obbligo gli altri avranno paura di perdere spazio, capire che non c’è la paura di vedere persone nude ma quella di doversi per forza mettere a nudo, comprendere che se io attivo un forte meccanismo di difesa gli altri a loro volta faranno lo stesso e saranno solo i grossi numeri, quelli che noi per ora non abbiamo, a fare la differenza e decretare il vincitore.

Dobbiamo muoverci, spostarci, alzare il nudo culo dalla salvietta, e portarlo, vestito ma nudo, tra quegli altri che, così come pretendiamo facciano loro, dovremmo smettere di chiamare “altri”. Sono persone, solo persone, persone che ancora devono scoprire quello che noi abbiamo già scoperto, così come noi potremmo dover scoprire cose che loro hanno già scoperto: tutti abbiamo sempre qualcosa da imparare da tutti, tutti abbiamo sempre limiti e paure, tutti abbiamo da comprendere e capire, tutti!

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 7 agosto 2017, in Atteggiamenti sociali, Nudismo e naturismo, Raduni, feste, pranzi e cene con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 10 commenti.

  1. Concordo completamente sul tuo punto di vista e sulla tua comunicazione.

    Un suggerimento se non fosse già stato fatto: non sarebbe il caso di parlarne in qualche trasmissione televisiva o radiofonica?

    Un cordiale saluto

    Elio

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  2. Mario Chigiotti

    Le mie riflessioni sul nudismo e sul naturismo:

    La Nudità è la condizione originaria e naturale del vivere umano, come lo è per tutte le altre specie viventi. Questa condizione originaria e naturale ha subito una coercizione di carattere religioso che oltre a snaturare un comportamento originariamente naturale ha modificato anche l’atteggiamento interiore dell’essere umano. Infatti ha immesso nella coscienza individuale e collettiva un condizionamento che si è perpetuato nel tempo assumendo una caratteristica comportamentale imperativa che ha violato l’originaria attitudine naturale umana. Questo processo ha favorito nella coscienza individuale e collettiva l’insorgenza di un atteggiamento apparentemente perbenista che ha favorito una ipocrisia di costume salvaguardata e perpetuata da regole ad hoc, definite morali ed affidate alla salvaguardia del codice penale. Nei popoli ove fino a qualche tempo fa non esisteva il tabù della nudità, il comportamento sociale era assolutamente normale ed equilibrato, senz’altro molto di più di quanto lo fosse nelle popolazioni cosiddette “tessili”. Ciò è dovuto al fatto che un corpo nascosto dal vestito, come del resto ogni altra cosa nascosta, può destare curiosità e nei comportamenti patologici immaginarne o scoprirne la nudità può provocare pericolosi e aberranti reazioni. Io credo anche che l’uso continuativo dei vestiti favorisca l’ipocrisia. Il vestito ci copre, ci maschera e questo ci può aiutare a presentarci diversi da ciò che realmente siamo. La nudità mostra il nostro vero aspetto, al di là della bellezza, della giovinezza, al di là e oltre ogni valutazione di carattere estetico. Nel mondo nudista non esiste un atteggiamento critico rivolto all’aspetto fisico. Del resto, da questo punto di vista, poco o nulla cambia rispetto al mostrarci nudi oppure con uno slip, per l’uomo, o un due pezzi per la donna. Ciò che conta, come dovrebbe avvenire anche fra i “tessili”, sono i valori interiori della persona. Io credo che dovremmo riflettere un po’ più profondamente su questo argomento e su queste affermazioni perché certi atteggiamenti comportamentali influiscono in maniera subdola sulla nostra personalità, influenzando la nostra naturale, libera e completa espressione. Potremmo così finalmente renderci conto di quanto sia bello e vivo il rapporto con la natura, con il mondo che ci circonda e con gli altri esseri umani. Vivremmo, illuminati da una luce interiore nuova, quel rapporto che per tutto il corso della nostra vita è stato ingabbiato dentro un comportamento dettato da regole esterne imposte a tutela di un perbenismo costruito ad hoc e molte volte destinato ad essere calpestato non appena se ne presenta l’occasione. Vorrei un mondo nel quale si potesse finalmente dire : Viva il Nudismo, Viva il Naturismo, Viva la Creazione con la sua completa estraneità ed immunità da condizionamenti umani e mascherate ipocrisie.

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    • Grazie Mario. Certo una nudità socialmente condivisa favorirebbe il recupero di atteggiamenti sociali più semplici e naturali (anche se utilizzo malvolentieri questa parola il cui significato è poco definibile e facilmente opinabile) e l’eliminazione di comportamenti quali la morbosità del corpo e la violenza sessuale, attenzione, però, a dare troppa valenza morale e comportamentale alla nudità e al vestito: da soli il primo di certo non può risolvere tutti i problemi sociali e il secondo non può crearli, dietro siamo sempre e comunque esseri umani con tutte le loro contraddizioni e limitazioni. Come un amico tessile che viene frequentemente alle mie escursioni notava, non basta spogliarsi delle vesti bisogna anche spogliarsi nell’animo e la seconda cosa è si facilitata dalla prima ma non necessariamente indotta, d’altra parte ci si può spogliare nell’animo anche senza doversi necessariamente spogliare nell’abito. Detto questo, l’argomento dell’articolo non è sul significato di nudismo, bensì sul come comunicarlo e manifestarlo, attestato che, allo stato attuale delle cose, sebbene molti siano propensi a condividere gli spazi, certo non può dirsi comunemente accettato e liberamente portabile, obiettivi che per essere raggiunti richiedono necessariamente la dovuta comunicazione e manifestazione, in assenza della quale potranno solo restare al punto in cui sono o addirittura diventare ancor più remoti visti i moti di opposizione che ciclicamente si risvegliano, specie a livello istituzionale.

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  3. Divulgare il nudismo: ovviamente andare!!!!

    La giornata di ieri più che mai mi ha convinta che la diffidenza nasce soprattutto dall’ignoranza.

    Avessimo esitato a salire alla festa del rifugio di cui l’anno scorso mi sono innamorata tutte le persone che conoscono almeno di nome Emanuele e i suoi amici di mondo nudo avrebbero continuato a farsi mille domande scettiche su chi siano quelle persone che non solo amano stare nudi, ma ci camminano anche con tanto di scarponi e zaino in spalla!

    E invece ieri il mito è diventato concreto e non ha spaventato, ma semplicemente incuriosito e la curiosità apre nella maggior parte dei casi la mente.

    Eccezion fatta della signora “che si fa le figure” non ho avuto personalmente altre occasioni di esporre apertamente le mie ragioni sul mio stile di vita o di chiaccherare del più e del meno con gli altri partecipanti e non saprò mai se per mia mancanza o se perchè non c’è stata davvero l’occasione.

    Forse mi sono isolata un po’ nel senso che non sapendo che fare e con la pioggia fuori mi sono seduta ad aspettare il pranzo con i miei amici e visto che il tavolo in cui ci siamo posizionati era proprio quello vicino alla porta dalla quale entravano spifferi di freddo non so se noi ci siamo messi vicini e isolati o semplicemente abbiamo fatto come tutti gli altri e ci siamo seduti vicino le persone conosciute senza pensarci troppo.

    Dopo pranzo ho fatto sfumare qualsiasi possibilità di una chiacchera perchè la sveglia presto e lo sforzo nella salita unita al delizioso pranzo abbondante (mai mangiato un agnello cosi buono!!!) mi hanno costretta a un breve sonnellino ristoratore prima di affrontare la discesa e, purtroppo, sono stata svegliata appena è spuntato il raggio di sole sotto il quale tutti hanno deciso di scendere prima di rischiare di prendere acqua scendendo.

    L’esperienza mi insegna che se ti trovi solo in un posto dove non conosci nessuno sei molto più spinto a conoscere e integrarti diversamente da quando ti muovo in “branco” e resti nella tua cerchia, ma la prossima volta spero di tirar fuori la mia solita faccia da “figure” e conoscere più gente.

    La percezione avuta però è stata sicuramente quella di accoglienza e non di fastidio della nostra presenza!

    Siamo nudisti, non lo abbiamo nascosto e abbiamo dato una bellissima dimostrazione di rispetto non facendoci trovare nudi sul sentiero o all’arrivo al rifugio. Ieri abbiamo piantato un seme, speriamo di averlo messo su terra buona e di vederlo germogliare e crescere.

    Sarebbe bello un giorno potersi sedere a pranzo nudi e vedere tutti a proprio agio con noi.

    Ma se questa è utopia sicuramente non è utopia farci conoscere e divulgare il nudismo come uno stile di vita sano e non deformato. Se ci nascondiamo diamo l’impressione di qualcosa di losco o non normale. Se ci apriamo agli altri dimostreremo che siamo normali e non facciamo niente di diverso di una persona che prende il sole col costume o che cammina in montagna con i pantaloncini e la maglietta.

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  4. Mario Chigiotti

    Grazie Emanuele per i contenuti del
    la tua risposta!

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  5. Potete provare ad invitare in escursione le persone più interessate al perché siete nudisti. Può essere un primo incontro con un nuovo (antico in verità) modo di scoprire il mondo.

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    • Certo che si e, infatti, lo facciamo da diversi anni:, senza contare che già il fatto di rendere pubbliche (e non solo attraverso il blog ma anche per mezzo di vari siti di eventi) le nostre attività è di fatto un invito e un invito esteso ad un numero ancor maggiore di persone rispetto a quello delle già interessate (che, per altro, ci sarebbe comunque da scoprire chi sono e questo lo si può fare solo muovendosi dal proprio piccolo mondo e andando in mezzo alla gente.). Abbiamo però rilevato che non basta, materialmente è pur sempre un aspettare che siano gli altri a venire da noi, e pur sempre un aspettare che siano gli altri a interessarsi al nudismo, non basta, non è sufficientemente coinvolgente, muove quei pochi che sono già interessati e noi abbiamo bisogno di numeri maggiori, di coinvolgere anche chi non è interessato a spogliarsi, anche perché non dobbiamo necessariamente convertire il mondo al nudo ma sicuramente dobbiamo far capire la normalità del nudo. Grazie del tuo contributo.

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  6. Arrivo un po’ in ritardo 😛
    Ottima accoglienza e valle splendida!
    Grazie mille a chi ci ha accolto 🙂

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