Nudismo e naturismo: la grammatica!


Le due sponde

Le due sponde

Quello della contrapposizione tra nudismo e naturismo, dell’uso corretto dei due termini e della confusione che spesso viene fatta è un tema che ho già trattato più volte (“C’è nudismo e nudismo, facciamo chiarezza”, “Chi siamo, cosa siamo, è l’etichetta a farci diversi?”, “Le parole”, “Nudismo e naturismo: sinonimi o contrari?”, “Viaggi intersiderali”, “Nudismo: serve proprio una legge?”, “L’esempio e l’orgoglio”) e allora perché ritornarci sopra?

Premetto, innanzitutto, che a me personalmente per nulla m’infastidisce il fatto che ci si voglia definire naturista piuttosto che nudista anche quando, a mio parere, sarebbe più opportuno fare il contrario. Nel contempo, però, la mia insistenza sulla questione e la mia promozione all’utilizzo più ampio della parola nudismo al posto di quella di naturismo non sono discorsi sull’acqua fredda; perché direte voi?

Perché…

1)      L’uso eccessivo, abuso, della parola naturismo, adottandola anche in quei tanti casi che in realtà nulla hanno a che vedere con il naturismo, in quei casi in cui la natura proprio non si vede o la si vede solo con il lanternino, ha determinato una grande confusione che rende difficile perfino a chi è dell’ambiente riuscire a raccapezzarsi, figuriamo a chi è fuori dall’ambiente; la confusione non è di certo un bene e alla fine non ha fatto altro che danneggiare sia il movimento nudista che quello naturista:  per molte persone, e le comprendo benissimo… hanno perfettamente ragione, se sei nudo sei nudo e non naturale, se davanti a loro vai a definirti naturista anziché nudista quello che loro recepiscono è la tua vergogna nell’usare una parola che definisca esattamente quello che sei e/o stai facendo, cioè nudista / nudismo; se trasmetti vergogna evidentemente non puoi invogliare gli altri ad abbracciare il tuo stile di vita, se trasmetti vergogna non puoi che indurre gli altri a pensare che lo stare nudi sia cosa deplorevole.

2)      La contrapposizione forzata tra nudismo (inteso come atto volgare e impuro) e naturismo (inteso come atto sano ed esemplare), voluta da alcuni di coloro che, talvolta inopinatamente, si definiscono naturisti, incentivando la confusione di cui al punto precedente e trasmettendo un stavolta esplicito messaggio di nudo come cosa disdicevole, ha apportato ulteriori e notevoli danni sia al movimento nudista che a quello naturista: a seguito della logica comunicativa non verbale “di fatto un naturista, nell’accezione consolidata in ambito nudista, sta nudo quindi fa nudismo, per cui è a sua volta uno sporcaccione”.

3)      Volenti o nolenti tutti noi singoli partecipiamo al fare comunicazione sui due movimenti (nudista e naturista), non parliamo poi di cosa rappresentino in tal senso le comunità (forum e gruppi associativi), i blog, i siti, le associazioni e le federazioni. Quando si fa comunicazione non ci si può esimere dal tenere in debita considerazioni il come tecnicamente avvenga la comunicazione (mittente, messaggio in partenza, filtri, messaggio in arrivo, destinatario), non ci si può esimere dal tenere in debita considerazione le regole della comunicazione, tra le quali in primis la chiarezza dell’esposizione, la precisione dei termini, la corrispondenza tra le parole e i fatti, l’evitare di aggiungere filtri ai filtri che naturalmente già si elevano e sempre condizionano (alterano) il messaggio che arriva all’interlocutore.

Ohibò, direte voi, ma sono temi già trattati! Si l’avevo premesso all’inizio di questo articolo, ma nelle precedenti occasioni ho considerato principalmente  o solo l’aspetto logico e, se vogliamo, filosofico; ora, anche in considerazione di alcune precise obiezioni che nel frattempo mi sono state formulate, voglio trattare la questione sotto un’altra e ulteriore ottica, un’ottica che va a completare quanto detto in precedenza: quella della grammatica!

Partiamo da una delle obiezioni, che poi le raggruppa tutte, che mi è stata mossa in merito alle mie precedenti considerazioni: “Se usassi la parola nudismo, come faccio poi a spiegare la differenza tra nudismo ed esibizionismo? Di fatto gli esibizionisti stanno nudi, quindi sono nudisti!”

La risposta l’avrei anche già data (“Nudismo e naturismo: sinonimi o contrari?”) ma visto che, a quanto pare, o non è stata letta o non è stata recepita, da blogger ho il preciso dovere di ripetermi e cercare una migliore spiegazione. Se vogliamo, poi, già nella domanda si trova la risposta (si usano due termini diversi, indi la differenza è già in quell’usare due parole diverse, ognuna con un suo specifico significato), ma visto che evidentemente chi formula tali obiezioni non riesce a notarlo da blogger ho il dovere di ripetermi e aiutare la visione di ciò che risulta invisibile.

Prima di tutto è, però, opportuno precisare che, volendolo, tutto è opinabile: se rifiutiamo a priori l’esistenza di regole non scritte possiamo mettere in discussione qualsiasi cosa, se partiamo dal presupposto che nulla sia imprescindibile possiamo fare a meno di parlane, se non ci mettiamo mai in discussione possiamo risparmiarci il tempo di leggere. Non ho la pretesa d’avere la verità in mano, anzi sono convinto che raramente ci sia una verità, ma che il più delle volte si debba parlare di tante verità, una per ogni visione della cosa, talvolta però, come in questo specifico caso, ci sono parallelismi che rendono il discorso meno evanescente, meccanismi che ci permettono di limitarne i contorni.

L’assegnazione dei nomi alle condizioni avviene sulla base dell’aspetto esteriore della cosa (ad esempio: rosso, giallo, alto, basso, magro, grasso, peloso, glabro, capellone, pelato, pulito, sporco, nudo, vestito e via dicendo); la nominazione delle attività è invece cosa più complessa, raramente si fa riferimento all’aspetto esteriore e mai usandolo come unico o anche principale riferimento, si guarda, invece, alle finalità specifiche dell’azione.

Così è che il pastore che porta le vacche all’alpeggio, pur andando in montagna per espletare questo suo lavoro, non è un alpinista, che è invece colui che in montagna ci va per il solo gusto di andarci, per il piacere di salire o anche solo percorrere le montagne, cioè, come si usa definire le attività fisiche di tipo ludico, per sport.

Così è che il ladro che ogni volta sfugge agli inseguitori per il suo allenamento alla corsa non è un corridore, il quale è, invece, colui che corre per diletto o per agonismo.

Così non è ciclista l’operaio che, dentro la grande fabbrica, deve spostarsi con la bicicletta; non è pilota la persona che usa l’auto per andare a spasso; non è aviatore il passeggero di un aereo; non è studente colui che studia casualmente e raramente; non è fotoamatore il turista che scatta fotografie in ricordo delle proprie vacanze e via dicendo. Eppure ognuno di questi personaggi in quel dato momento utilizza un mezzo o una tecnica propri dell’altro, ma non basta questo a definirli alpinista, corridore, ciclista, pilota eccetera. Perché? Perché il fine per cui usano quel mezzo o quella tecnica non è legato al mezzo o alla tecnica, bensì ad altri fattori del tutto estranei al mezzo o alla tecnica (il pascolo, il furto, il lavoro e così via).

Orbene, perché mai, riferendosi allo stare nudi si dovrebbe cambiare tale regola non scritta, tale consuetudine enciclopedica millenaria? Chi sta nudo perché nudo ci si trova bene è nudista e non naturista o esibizionista. Naturista è colui che, anche ma non necessariamente attraverso la nudità, cerca un più intimo contatto con la natura. Esibizionista è colui che, anche ma non necessariamente attraverso la nudità, intende solo mettere in mostra (esibire) se stesso, il suo corpo e il suo ego. Per cui, invertendo i fattori, chi esibisce se stesso è un esibizionista, chi cerca l’integrazione con la natura è un naturista, chi, sentendo l’esigenza di liberarsi dalla costrizione delle vesti, tende a stare nudo il più possibile è un nudista. Non ci sono confusioni, non ci sono imprecisioni, non ci sono dubbi.

Alcuni, a difesa dell’utilizzo improprio della parola naturismo per riferirsi anche, ad esempio, al semplice stare nudi su di una spiaggia, accampano il fatto che per molti nudo equivale a sesso, quindi nudismo equivale a esibizione o scambismo, per cui è meglio evitare la parola nudismo e usare quella di naturismo che meno evoca la nudità. Errore! Nessuno s’è sognato di fare altrettanto per ognuna delle parole che abbiamo già visto (alpinismo, ladro, eccetera) e per tante altre che hanno dato luogo ad analoghe situazioni di trasposizione del significato; in tutti i casi non è la lingua a seguire le abitudini errate, gli utilizzi impropri che qualcuno fa delle parole, bensì sono le persone a doversi informare e/o istruire sull’uso corretto. Così nel caso del nudismo non ha senso cedere all’errore di chi lo interpreta malamente e nascondersi dietro un termine che non ha legami con la parola nudo. Così facendo si è fatto si che il nudismo dopo alcuni anni di crescita esponenziale non solo si sia fermato, ma abbia addirittura perso terreno e, quantomeno in Italia, sia dovuto tornare nel regno dell’ignoto, delle cose che si fanno ma non si dicono. Certo quel periodo storico è stato tale che è difficile muovere accuse a chi ha preferito nascondersi dietro la parola naturismo piuttosto che insistere su quella di nudismo, oggi, però, le cose sono indubbiamente cambiate: sebbene a livello legislativo non ci siano stati mutamenti, sebbene a livello istituzionale, salvo rare eccezioni, ci sia ancora ostracismo e repressione, a livello giuridico sono molti i giudici (eccetto quelli della Cassazione, sic!) che ritengono la nudità non più un oltraggio al pubblico pudore e a livello di popolo sono pochi quelli che si sentono offesi o anche solo disturbati dalla visione di altre persone nude.

Oggi, quindi, sarebbe quantomeno opportuno cercare di rimediare al forse inevitabile errore del passato, che errare è umano ma perseverare è diabolico, e recuperare all’uso corretto e corrente i termini nudismo e nudista. Comprendo che sia difficile cambiare la definizione di associazioni e federazioni (ma di fatto in molti casi queste si occupano realmente di naturismo e quindi non è necessario un cambiamento), comprendo che sia difficile indurre ora le persone, migliaia di persone, ad abbandonare, nelle molte situazioni che tali non sono, la parola naturismo per usare quella corretta di nudismo, ma se vogliamo il bene del nudismo (e alla fine anche di quel naturismo che usa il nudismo come mezzo per arrivare alle proprie finalità) dobbiamo quantomeno provarci.

“Pane al pane e vino al vino” recita un antico detto, proviamoci!

Essere nudi non è...

Prelevato da Facebook senza possibilità di risalire all’ideatore e riportare i dovuti crediti (sempre pronti a farlo se ci viene segnalato).

Informazioni su Emanuele Cinelli

Insegno per passione e per scelta, ho iniziato nello sport e poi l'ho fatto anche nel lavoro. Mi piace scrivere, sia in prosa che in versi, per questo ho creato i miei due blog e collaboro da tempo con riviste elettroniche. Pratico molto lo sport e in particolare quelli che mi permettono di stare a contatto con Madre Natura e, seguendo i suoi insegnamenti, lasciar respirare il mio corpo e il mio spirito.

Pubblicato il 22 settembre 2012 su Atteggiamenti sociali. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. Purtroppo le definizioni spesso non sono precise, però credo di capire perché le associazioni insistono sulla parola naturisti anziché usare quella più italiana ed appropriata di nudisti. Provo a dare la mia interpretazione: se mi metto nudo in casa per il piacere di stare nudo faccio e mi ritengo un nudista, se sul pattino a largo da occhi indiscreti mi metto nudo per il piacere di esserlo, faccio nudismo, ma se sto in un’associazione dove tutti, sia per il piacere di stare nudi in Compagnia che per ritrovarsi con un migliore contatto Tutti insieme con la natura, allora utilizzo quella famigerata parola di Naturista. Nella mentalità di queste associazioni il naturista è un passo avanti al nudista perché è di gran lunga più difficile spogliarsi in gruppo piuttosto che fare il ”nudista solitario”. Se utilizzo questo concetto sono nudista da sempre. Ma naturista solo da 16 anni. Spero di essermi spiegato, non per approvare una separazione tra le due parole, (io la penso come te), ma per interpretare il modo di pensare di tutti i club e le associazioni che si dichiarano naturiste e giammai nudiste!!!

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  2. Vorrei aggiungere questa osservazione. I miei genitori ultrà novantenne non si meravigliano se in una spiaggia deserta o quasi mi spoglio e mi faccio il bagno nudo con mia moglie, ma rimarrebbero scossi se raccontasse che sono stato a Valalta, un villaggio di 70 ettari dove si vive nudi, ci si incontra in piscina nudi, si pranza in ristorante nudi, ecc…

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  1. Pingback: Naturismo? Troppe regole! « Mondo Nudo

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